Centro Culturale Italo Romeno
Milano

 SULLE  ORME  DEGLI  DEI di Armando Santarelli

Dopo aver parlato tanto di Romania, torno con questo articolo all’altro mio amore, che ha preceduto quello per la patria di Eminescu: la Grecia. Della Grecia ho scritto poco (Monte Athos a parte) e tuttora mi chiedo perché. Credo di poter dare una prima risposta; il mio amore per la Romania è più fisiologico, carnale, terreno, legato a una natura forte e rigogliosa, che chiede di essere percorsa con emozione e un filo di inquietudine. E’ dunque un amore più immediato, più facile da raccontare, perché si nutre dei colori delle stagioni, di montagne e forre boscose, di pareti a strapiombo che precipitano nel letto di fiumi e torrenti; e poi, nella stessa misura, dei canti e dei versi del dor e della jale, del vigore concettuale dei letterati romeni, di una spiritualità sensibile, della comprensione per le sofferenze di un popolo oppresso da una storia dolorosa.

L’amore per la Grecia è invece misterioso, quasi assurdo, perché lo hai dentro prima ancora di calcarne il suolo. Sai soltanto che ha a che fare con un periodo storico ben definito, con un mondo denso di conquiste culturali e sociali; ma queste sono rappresentazioni – rifletti – com’è possibile che io senta di amare così intensamente un luogo che conosco solo attraverso i libri? Domanda che non pare affatto retorica quando torni alle pagine di Hölderlin, che pur non essendo mai stato in Grecia voleva risuscitare nel mondo moderno il culto degli dei; o a quelle di Keats, che non conosceva né la Grecia né il greco, ma era affascinato dai miti e da tutto ciò che promanava dall’antica Ellade…  

Romania. Un viaggio tra parole e musica, evento in occasione della Giornata della Lingua Romena, Villa Borromeo D’Adda

In occasione della Giornata della Lingua Romena, il Centro Culturale Italo Romeno con il sostegno del Comune di Arcore – Assessorato alla Cultura e in collaborazione con GRASP Milano – Global Romanian Society of Young Professionals Milano e la Chiesa ortodossa romena di Arcore hanno il piacere di invitarvi martedi 31 agosto 2021, dalle ore 19 45 alle 21 00  ad un incontro letterrario e musicale.

L’appuntamento che si svolgerà nella bellissima cornice di Villa Borromeo D’Adda di Arcore (MB) vedrà la partecipazione di Mariana PREDA (Amsterdam) con un recital al Flauto di Pan [Romanian Rhapsody no.1 (arrangement) – George Enescu, Childhood memories – C’era uno Volta nel West — Tema d’amore-Gabriel’s Oboe – Ennio Morricone, Quattro Divertimenti per flauto op. 127 – Paolo Miccio Lo Monaco, Romanian Folk Suite – Grigoras Dinicu/Bela Bartok].

Interverranno:

Ida GARZONIO: Romania negli anni’60. Momenti e ricordi in fotografia; Violeta POPESCU: Lingua romena – lingua neolatina. “Si dice romeno o rumeno?”; Cristina SERBAN – GRASP Milano: I vincitori della prima edizione del Concorso letterario e di disegno rivolto ai bambini e ragazzi romeni nati in Italia – bando avviato nel mese di giugno 2021 per iniziativa dell’associazione GRASP Milano – Global Romanian Society of Young Professionals con il sostegno da parte di Digi Mobil Italia.

L’amore per la Romania di Patrick Leigh Fermor (V)

Il romeno è ricco di parole che esprimono sfumature di tristezza; il lungo, trascinato monosillabo dor indica un’infelicità vaga, ansiosa, non focalizzata, una generica nostalgia (ma può anche assumere il significato specifico di desiderio amoroso frustrato): ‘Mi e dor’, ‘Ho dor’, cioè ‘Mi struggo’, senza alcun oggetto o motivo esplicito, è un’espressione che si trova spesso sulla bocca dei contadini. Un’altra parola, che ho sempre ritenuto la migliore per indicare un irreparabile abbattimento è zbucium; la depressione moldovalacca si condensa nell’assoluto sconforto di questo spondeo disperato: Mi e zbucium…”.

Paddy sa bene che la malinconia delle steppe, la nostalgia e la sehnsucht dei luoghi aperti non appartengono solo alla Romania; e tuttavia pensa che il sentimento espresso da parole come dor e zbucium, come pure dalle doine, sia tipicamente romeno. Innamorato di quelle nenie, di cui ha già parlato, ne ribadisce l’incanto: “La doină è un’emanazione dei campi, dei villaggi, delle pianure, infinitamente lenta e con lunghe pause e melodie inafferrabili, di una bellezza incantevole (…) Ci si ferma, si ascolta e si capisce come solo le scansioni e l’ordine imposti da queste trenodie rendano sopportabile l’incombente consapevolezza che tutte le cose che spezzano il cuore sono qui, e che tutte sono vane”.

L’amore per la Romania di Patrick Leigh Fermor (III)

Percorse altre miglia incontrando solo mandrie e carri trainati da robusti cavalli, dinanzi ai viaggiatori compare il gigantesco massiccio dei Carpazi, “che scalava il cielo sollevandosi come un’onda”. Più precisamente, sono i Monti Făgăraş, la selvaggia regione dei valacchi e dei peceneghi delle antiche cronache, luogo dove abbondano orsi e lupi. Arrivati nella città di Făgăraş, gli amici si rendono conto che i tempi della fuga si sono allungati pericolosamente, in particolare per Angéla. Invertendo la rotta, un meraviglioso paesaggio si offre alla vista: “Sulla sinistra, l’enorme massa dei monti si ergeva in un susseguirsi di ripide pieghe. Burroni alberati incidevano le alture pedemontane, mentre i versanti più alti erano fasciati di scure foreste da cui emergeva la roccia nuda, in una confusione di gobbe e picchi frastagliati. Lassù in cima, come sapevamo, una miriade di laghi e laghetti occhieggiavano verso il cielo…”. Sembra di essere dinanzi ad un dipinto, e ciò non deve stupire: Fermor fu anche un discreto pittore, e del pittore ha il senso delle forme, dei giochi di luce, del valore di uno scorcio o di un dettaglio.

Più avanti, seguendo per alcune miglia il corso del fiume Olt, due siti si impongono all’attenzione: i resti diroccati di Cârţa, la più antica costruzione gotica della Transilvania, abbazia cistercense del XIII secolo che Mattia Corvino soppresse a causa dell’immoralità dei monaci; e il campo di battaglia in cui Michele il Valoroso aveva sconfitto l’esercito del cardinale Andrea Báthory, principe di Transilvania, la cui testa fu offerta al vincitore da alcuni siculi.

Mezzo millennio di lingua romena. “La lettera di Neacșu di Câmpulung” 1521

La storia del primo documento in lingua romena, vecchio di 500 anni e conservato fino ai giorni nostri, inizia per caso, come tutte le storie belle, sorprendenti, che ti cambiano il corso della storia per sempre. Il documento originale venne conservato, dal suo ritrovamento fino ad oggi, nell’Archivio Nazionale della Romania del comune di Brasov, situato nella regione storica Transilvania che costituisce la parte centrale ed occidentale della odierna Romania. Quindi se vogliamo vederla da vicino per la sua unicità oppure consultarla in formato elettronico tramite questa organizzazione che mette a disposizione del pubblico una ricca raccolta di documenti medievali anteriori all’anno 1600, basta cercare la “Collezione di documenti Stenner – Serie 1 Slavo Romena numero 472”.

L’amore per la Romania di Patrick Leigh Fermor (II)

Dopo il solstizio d’estate, la meravigliosa campagna di Romania offre il meglio dei suoi tesori. Arrivano le pannocchie arrostite e le trote di montagna, le ciliegie, le fragole, le albicocche, gli squisiti meloni e i lamponi. Il gusto piccante della paprika viene attenuato dal cetriolo tagliato in scaglie finissime e dal selz spruzzato nei bicchieri di vino dove galleggiano pezzetti di ghiaccio ricavati dalla neve invernale conservata in grotte sotterranee. I carri stridono sotto il peso delle albicocche, eppure gli alberi ne sono ancora carichi; i frutti sono messi a fermentare in grossi tini, l’odore dolciastro si spande ovunque, e già a mezzogiorno lo spirito distillato comincia ad abbattere, come un cecchino, un contadino dopo l’altro.

L’amore per la Romania del più grande scrittore di viaggi del Novecento: Patrick Leigh Fermor [1]

Con questa pubblicazione si apre il riassunto-commento di Armando Santarelli – che avrà cadenza settimanale – a due eccezionali libri di viaggio, Fra i boschi e l’acqua e La strada interrotta, nei quali l’inglese Patrick Leigh Fermor, considerato il maggiore travel writer del Novecento, dedica alla Romania pagine straordinarie. E’ a questo scrittore che dobbiamo le indimenticabili parole che troviamo nel secondo dei libri citati: “Tutto ciò che aveva a che fare con la Romania iniziò a emanare un incanto contraddittorio e potente”.

In uscita: “I confini dell’autofilosofia di Cioran” di Irina Turcanu, ed. Rediviva 2021

Il breve studio dedicato al pensiero di Emil Cioran intende proporre una lettura inedita della filosofia del pensatore romeno naturalizzato francese. Non più poeta, né filosofo, ma sulla scia dell’autofiction, genere letterario molto diffuso negli ultimi decenni, si cerca di cogliere gli elementi organici e biografici del pensiero cioraniano. Impossibile, dunque, fare astrazione della condizione di esule di Cioran. Cosa significa scrivere in un’altra lingua? In che modo una cultura diversa dalla propria incide sulla produzione di un pensatore? Se la condizione dell’esule, da un lato, svincola, attraverso lo sradicamento, dagli obblighi della tradizione, dall’altro spinge a una ricerca continua di uno spazio proprio, in cui piantare nuove radici. In Cioran questo spazio, questo terreno è rappresentato dalla lingua. Ma rinunciare a scrivere nella propria lingua madre, cosa produce? Di nuovo, quali libertà concede e quali forzature ne conseguono?

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Pagini de istorie românească în Italia: Legiunea Voluntarilor Români din Italia 1918

O pagină frumoasă de istorie din lupta românilor pentru Reîntregire o reprezintă înființarea în mod oficial la 15 octombrie 1918, a Legiunii Române din Italia, constituită din ofițeri şi soldați de etnie română, proveniți din fostul Imperiu Austro-Ungar, aflați pe teritoriul Italiei în calitate de prizonieri de război luați de armata italiană în luptele duse cu armata austro-ungară. Această inițiativă a fost rezultatul unui efort diplomatic şi politic fără precedent, în special în anii 1917 și 1918, desfășurat în principal în cancelariile occidentale, la Londra, Roma şi Paris. Această unitate s-a constituit din voluntarii de naționalitate română selectați din rândul prizonierilor de război austro-ungari care au ajuns pe teritoriul italian. Legiune constituită cu scopul de a lupta, de această dată, împotriva imperiului austro-ungar, alături de armata italiană. Italia și România au avut în pragul și în prima fază a Primului Război Mondial o politică externă similară în mai multe aspecte. Ambele țări la începutul războiului făceau parte dintr-o alianță care s-a dovedit un obstacol pe drumul împlinirii dezideratelor naționale. În aprilie 1915, Italia a semnat la Londra un tratat secret cu Anglia, Franţa şi Rusia. Tratatul ceda Italiei o porțiune însemnată din teritoriul Austriei în schimbul intrării sale în război de partea Aliaţilor. Pe 23 martie, Italia declara război Austro-Ungariei. De-abia un an mai târziu (august 1916) avea să declare război şi Germaniei. Regatul României dupã doi ani de neutralitate a pãrãsit Puterile Centrale și s-a aliat la 4/17 august 1916 Antantei, prin semnarea cu aceasta a convențiilor politice și militare.

In uscita: Storia della Transilvania di Ioan Aurel POP e Ioan BOLOVAN, edizioni Rediviva Milano

La casa editrice Rediviva è lieta di annunciare nell’anno del Centenario della Grande Unione della Romania (1918-2018), l’uscita del volume: “Storia della Transilvania” di Ioan Aurel Pop e Ioan Bolovan, 434 p., edizione illustrata (300 fotografie), collana Culture si Civiltà, traduzione dal romeno Maria Floarea POP. Il progetto editoriale e stato sostenuto dal Centro Culturale Italo Romeno e dall’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, attraverso il programma delle traduzioni TPS. Il volume verrà presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato, 12 maggio 2018, ore 18 00, dagli due autori Ioan Aurel Pop e Ioan Bolovan.

Giornata di studio su Daniil Sandu Tudor e il cenacolo esicasta romeno del “Roveto Ardente”- Roma 27 febbraio 2018 – Ponteficia Università Antonianum

“IL ROVETO CHE ARDE E NON CONSUMA” è il tema prescelto per questa giornata di studio, organizzata dall’Associazione “Insieme per l’Athos – onlus”, che si svolgerà a Roma martedi, 27 febbraio p.v., dalle ore 16,30 alle ore 19,00 presso la Pontificia Università “Antonianum”, in via Merulana 124, Roma. Sandu Tudor, giornalista e scrittore romeno, fondatore di riviste di mistica come “Il Fiore Ardente” (“Floarea de foc”) e “La fede” (“Credința”) era stato l’animatore del Movimento denominato “Il Roveto Ardente” (“Rugul Aprins”), che aveva raccolto intorno a se, agli inizi degli anni ’40 del secolo scorso, scrittori, artisti, musicisti ed tanti altri intellettuali laici ed eclesiastici tra cui Vasile Voiculescu, Ion Marin Sadoveanu, Mircea Vulcănescu, Tudor Vianu, Paul Constantinescu.

Ioan Aurel POP “La coscienza latina dei Romeni negli autori italiani del Rinascimento”

Nel panorama dei molti autori stranieri che hanno descritto lo spazio carpato-danubiano, gli scrittori italiani risultano i più numerosi e i più circostanziati nell’aver notato, sin dal tardo Medioevo, che i Romeni erano di origine romana (italica o italiana), in quanto eredi dell’antica colonia edificata oltre il Danubio e i Carpazi dall’imperatore Traiano. Gli autori italiani, per evidenti ragioni fonetiche, compresero che i Romeni parlavano una lingua romanza. Inoltre essi osservarono, in virtù di affinità culturali, che i Romeni avevano ancora costumi e abitudini romani. Ma i dettagli più interessanti e più sottili emersi dagli scritti degli autori italiani sui Romeni sono altri tre: 1) i Romeni si chiamavano tra di loro romani e nominavano la loro lingua romanesca; 2) gli stranieri chiamavano i Romeni col nome di Valacchi, in modo analogo al nome dato agli Italiani; 3) i Romeni pretendevano di discendere dagli antichi romani ed erano orgogliosi di questa loro nobile origine.

Un passato che non si dimentica

Dopo la Rivoluzione dell’89, il Popolo Romeno volta pagina, cercando in ogni modo di cancellare il ricordo di un regime dittatoriale durato quasi cinque decenni. In effetti chi avrebbe voluto rivivere e raccontare un passato così buio? Questo periodo è stato spesso identificato con l’assenza di libertà, di cibo, l’impossibilità di viaggiare e conoscere (…)

Gli italiani di Craiova – gli artigiani

Gli artigiani italiani sono emigrati attirati dalle opportunità lavorative che il nostro paese offriva in quel periodo. I lavoratori qualificati italiani arrivano in Romania alla fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo attratti dagli alti stipendi e dalla possibilità di fare buoni affari.

Storia di’un emigrazione italiana in Oltenia

L’integrazione, nel caso degli italiani, sul territorio romeno è stata facilitata dall’affinità della lingua, dei costumi e del clima.
La zona di emigrazione, all’inizio prevalentemente contadina e seguita dopo anche da quella urbana (…).

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Universitatea din Lugano: Conferinta “România – martiri creștini ai perioade comuniste”

In cadrul simpozionului la care a participat un numeros public, studenti, cercetatori din Elvetia, Italia, Franta, Argentina, China etc. jurnalisti -Violeta Popescu – a prezentat conferința: Martirii creștini ai perioadei comuniste, aducând în prim plan represiunea comunistă de după al doilea razboi mondial în Romania, curajul si mărturisirea creștină de care au dat dovadă mii și mii de oameni arestați, de la importante personalitati ale culturii, figuri eclesiastice până la marturisirea de credință a unor oameni simpli.
In cadrul conferintei au fost expuse argumente precum: instaurarea regimului comunist in Romania, represiunea începută imediat dupa anul 1945, harta închisorilor comuniste si centrele de exterminare, experimentul Pitesti etc.

Draga Italia

Aceste rânduri surprind câteva frânturi dintr-o viaţă. O viaţă de om, ca oricare altul, cu grijile şi cu bucuriile lui, aşa cum sunt milioane aici, în peninsulă.

Ce mă face diferit de majoritatea cetăţenilor tăi este că eu nu m-am născut la tine în casă. Sunt român şi am venit aici într-un moment din viaţa mea, când căutam o şansă mai bună ca să-mi împlinesc visele. Iar tu m-ai primit. M-ai lăsat să-mi găsesc locul şi să-mi construiesc o viaţă nouă, departe de familia mea şi de ţara mea, dar compensând cu promisiunea lucrurilor frumoase pe care le voi putea realiza aici.

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