Centro Culturale Italo Romeno
Milano

9 febbraio 1975. L’inaugurazione della statua di Dimitrie Cantemir presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano

Nov 10, 2023

Eccellenze, Chiarissimi professori, cari amici,

Sono grato per l’invito di dare una testimonianza sull’inaugurazione della statua di Dimitrie Cantemir nel Cortile dei Magni Spiriti della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, 48 anni fa.

In occasione dell’anniversario dei 350’anni della nascita dell’erudito romeno vorrei precisare che l’idea di collocare la statua dell’erudita principe Dimitrie Cantemir alla Biblioteca Ambrosiana di Milano è stata di due docenti dell’Università Cattolica: il Professor Ovidiu Drimba, che insegnava Letteratura romena, ed il Professor Padre Mircea Clineț, docente di Lingua romena alla Facoltà di Lettere. La loro iniziativa è stata abbracciata dai Monsignori Enrico Galbiati ed Angelo Paredi, dottori dell’Ambrosiana, e poi realizzata con il concorso dell’Ambasciata di Romania di Roma.

Padre Mircea Clineț, figlio di madre ortodossa romena e padre cattolico, viveva l’ecumenismo in modo esistenziale, sempre preoccupato di spiegare i punti di vista dell’Oriente e dell’Occidente cristiani, con l’intento di trovare le necessarie convergenze. Nei suoi corsi di Teologia Orientale alla Facoltà Teologica di Milano – ed ho partecipato ad alcuni – aiutava gli studenti a capire che le Chiese Cattolica e Ortodossa si scoprono “Chiese sorelle”, come aveva affermato il Papa Paolo VI nella Bolla Anno Ineunte del 1967 (Tomos Agapis, Roma-Istambul, 1971, p. 390). Al corso di Lingua romena della Cattolica sottolineava sempre la latinità della lingua romena e la dimostrava spiegando la sua etimologia e la struttura grammaticale.

E’ lui che ha mediato uno scambio di riviste e dei professori di Storia della Chiesa, Ioan Rămureanu di Bucarest e Luigi Prosdocimi di Milano, tra la Cattolica ed il Patriarcato Romeno ed ha ottenuto dal magnifico rettore Giuseppe Lazzati la borsa di studio che ha reso possibile il mio arrivo a Milano.

Il Profesor Ovidiu Drimba, insegnava letteratura romena sia all’Università di Torino che alla Cattolica di Milano. Impressionava con il largo orizzonte sulla storia della letteratura, della cultura e della civiltà, non solo in Romania, ma anche a livello europeo e universale. Ne danno testimonianza i suoi libri: Literatură, cultură, civilizație (Editura Saeculum, 2004), Istoria culturii si civilizatiei (in 4 volumi, Editura Stiintifica si Enciclopedica, 1984-1995; ristampata in 13 volumi, Editura Saeculum – Vestala, 1998-2008), Pagini despre cultura europeană (Editura Publicom, 1945), Studi e saggi di letteratura universale Istoria literaturii universale (vol. I-II, Editura Didactică și Pedagogică, 1968-1971; Editura Saeculum – Vestala, 2001-2002), Dicționar de literatură universală (Editura Saeculum, 1996), Incursiuni in civilizatia omenirii (vol. I-III, Casa de Editura Multi Press, 1993-1997). Non a caso, in un volume a lui dedicato post mortem viene chiamato “Lo studioso che ha donato alla Romania la cultura del mondo” (Constantin Mustață – Un fiu al Marii Uniri”: OVIDIU DRIMBA – Savantul care a dăruit României cultura lumii, Saeculum Vizual, 2016). In Italia ha pubblicato tre volumi sulla letteratura romena: La Letteratura romena (Milano, Editoriale Vita, 1973), Letteratura romena contemporanea (Rizzoli-Larousse, 1978) e La Letteratura romena in Italia (Bulzoni, 1980).

Con tale background culturale e con questa larga visione della cultura degli iniziatori, ha avuto luogo la cerimonia dell’inaugurazione della statua in bronzo di Dimitrie Cantemir nel Cortile della Biblioteca Ambrosiana, alla quale ho avuto onore di partecipare. Era martedì, 8 luglio 1975, quando, la statua, opera dello scultore romeno Ion Irimescu (1903-2005), ha cominciato a dare testimonianza silenziosa di questo insigne figlio del popolo romeno.

Nell’invito all’evento di allora si legge: “L’Ambasciata di Romania e la Biblioteca Ambrosiana hanno l’onore di invitare la S. V. alla cerimonia dello scoprimento, nel cortile d’onore della Biblioteca Ambrosiana, della statua dell’insigne storico e letterato romeno Dimitrie Cantemir, Principe di Moldavia”. Nell’agenda della Parrocchia ortodossa romena appena costituita il 9 febbraio 1975 trovo scritto da me in romeno: “Inaugurazione della statua di Cantemir alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Ha parlato il Signor Ambasciatore Ionașcu e Mons. Paredi, prefetto dell’Ambrosiana. Presenti alcuni romeni”, ma anche amici italiani tra i quali l’amico Professor Cesare Alzati, il quale partecipa oggi come relatore.

I romeni presenti hanno vissuto il momento con particolare gioia, perché in un periodo in cui in Romania, come negli altri Paesi dell’Europa dell’Est, si era imposto l’unico pensiero dell’ideologia al potere, alla Biblioteca Ambrosiana di Milano venivano messi in evidenza i valori della cultura autentica che superano l’ideologia del tempo. Erano contenti che finalmente sentivano parlare in Occidente di un autentico rappresentante della cultura del loro Paese. Gli oratori hanno espresso parole di particolare apprezzamento per la vasta cultura del poco fortunato principe moldavo.

Infatti, sul piano politico il Principe Dimitrie Cantemir è stato sfortunato, perché, nel 1693, alla morte del padre Costantino, sale sul trono moldavo, ma dopo un mese fu costretto a dimettersi, e venne inviato come ostaggio a Costantinopoli. Lo stesso succede nel 1710, quando è rimesso sul trono della Moldavia, ma dopo meno di due anni, essendosi alleato con Pietro il Grande contro Turchi, a seguito della sconfitta dei russi, è costretto a vivere da rifugiato in Russia, dove muore.

Però nei lunghi anni trascorsi a Costantinopoli, il nostro Principe trasforma la situazione di “ostaggio” in opportunità di affermarsi sul piano culturale.

In Patria aveva ricevuto, dalla sua colta madre Ana Bantăs, una buona educazione e, dal monaco Geremia Cacavela, solide conoscenze di letteratura e filosofia, di lingua greca e lingua latina, nelle quali era capace di scrivere.

A Costantinopoli viene educato, come principe, in scienze profane e religiose islamiche. E diventa uno dei maggiori letterati ottomani del suo tempo.

Le sue opere lo presentano come un buon conoscitore delle civiltà antica, occidentale e orientale, ma anche come poliglotta che utilizza, oltre al greco e latino, anche le lingue romena, turca, italiana, polacca, araba e persiana.

Historia incrementorum atque decrementorum Aulae othomanicae (Ascesa e declino dell’Impero ottomano) (1705), fa del cristiano ortodosso Dimitrie Cantemir il primo non-musulmano che scrive un’opera enciclopedica in latino sulla storia dell’impero ottomano, opera che lo rende famoso e che rimane punto di riferimento per la materia fino alla metà del XIX secolo. Certo, nel quadro della storia universale egli inserisce anche la storia del suo popolo.

Hronicul vechimii Româno-Moldo-Vlahilor (“Storia dell’antichità dei romeno-moldo-valacchi”) e la Descriptio Moldaviae (1714, 1769) costituiscono le prime opere moderne di storiografia romena. Alcuni lo considerano “un rappresentante dell’umanesimo in Moldavia” (Dan Simonescu și Corina Nicolescu, Cultura medievală, p. 1513). Infatti, per la Descriptio Moldaviae, nel 1714 riceve il titolo di membro onorifico dell’Accademia di Berlino, un secolo e mezzo prima della fondazione dell’Accademia Romena nel 1866.

Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti (VIII, p. 777, 778) lo considera “uno fra i più eruditi orientalisti del secolo…, tipico esempio di erudizione enciclopedica settecentesca”. Viene citato da Voltaire (Histoire de Charles XII, pp. 220-221), Victor Hugo (La légende des siècles, I, p. 5), Lord Byron (Oeuvres complètes 4. Don Juan, p. 209, 226-227). George Călinescu considera che, tra gli scrittori che preparano la lingua romena ad entrare nella fase più moderna, c’è anche Dimitrie Cantemir, il quale introduce moltissimi neologismi per esprimere nozioni di logica, psicologia e letteratura (G. Călinescu, Istoria Literaturii române, Ed, Nagard, Milano, p. 67).

Il suo nome si trova sulla facciata della biblioteca Sainte-Geneviève di Parigi, accanto a quelli di Boileau, Fénélon, Leibnitz, Addison, Hamilton, Fleury, e Newton (foto I nel vol. Dimitrie Cantemir, Ed. Scientifica, Bucarest, 1973) e la sua statua di Milano lo situa tra i “magni spiriti” della cultura universale.

Dimitrie Cantemir ha scritto in romeno in Moldavia, in greco, latino e in turco a Costantinopoli ed in russo in Russia. Per chi vive in diaspora, egli rimane uno splendido esempio di integrazione nella società in cui vive, senza dimenticare le origini romene, sempre aperto all’universale. In una conferenza del 1943 su Eternità e storicità nella cultura romena, il filosofo Constantin Noica afferma che la tensione tra le due dimensioni nella coscienza romena viene espressa nel XVI secolo dal Principe della Valacchia Neagoe Basarab nella sua opera Învățături către fiul său Teodosie (Insegnamenti al suo figlio Teodosie), nel XVIII secolo dal Principe della Moldavia Dimitrie Cantemir nelle sue opere Descriptio Moldaviae e Hronic al Vechimei Moldo-Vlahilor e nel XX secolo dallo scrittore e filosofo Lucian Blaga nell’opera Spațiul mioritic (Spazio mioritico) . Noica dice del personaggio che celebriamo: “esperto in questioni orientali per l’Occidente, Dimitrie Cantemir è, nel suo tempo, il primo europeo dell’Oriente…Tuttavia, né gli successi nell’Occidente, né la situazione eccezionale che ha in Oriente non lo faranno dimenticare che è romeno” (Constantin Noica, Istoricitate și eternitate, Ed. Capricorn, 1989, p. 31; Conferenza Ce e etern și ce e istoric în cultura românească, Revista Fundațiilor Regale, 1943, septembrie, nr. 9, pp. 527-541).

La manifestazione di oggi, con la partecipazione del Chiarissimo Professor Ioan Aurel Pop, presidente dell’Accademia Romena delle Scienze, il foro più alto della cultura romena, rende omaggio a colui che  la storia ha registrato come “letterato, storico, filosofocompositoremusicologo, musicista, linguistaetnografo e geografo moldavo”.

A Dimitrie Cantemir, scomparso trecento anni fa, il 21 agosto 1723, facciamo eterno ricordo.

 

Biblioteca Ambrosiana, Milano, 09.09.2023

Arciprete Traian Valdman

Vicario Eparchiale emerito della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

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