Elementi di storia romena

Nov 14, 2008

Elementi di storia romena

La Romania è situata al centro dell’Europa, nella parte a nord della Penisola Balcanica, e il suo territorio confina con i Monti Carpazi, con il Danubio e con il Mar Nero.
Il territorio romeno è stato abitato sin dai tempi antichi. Per questo, le ricerche svolte dagli archeologi romeni a Bugiuleşti, nella zona Vâlcea, hanno condotto al ritrovamento di una reliquia umana, risalente all’inizio del Paleolitico Inferiore (circa 2 milioni di anni a.C.).
All’inizio del secondo millennio, quando l’Era del Paleolitico faceva spazio all’Era del Bronzo, delle tribù della Tracia di origine indoeuropea si stabilirono accanto alle popolazioni che abitavano già nel Bacino Carpato-Balcanico. Dal tempo dei Traci, si può parlare di un fenomeno ininterrotto di creazione del popolo romeno.
Strabo – un geografo e storico rinomato all’epoca dell’imperatore Augusto, ci informa che “anche i daci avevano quella stessa lingua e quei gesti”. Inizialmente, essendo lo stesso popolo, l’unica differenza tra i daci e i traci era la zona nella quale risiedevano: i daci, principalmente, abitavano sulle montagne e sull’altopiano della Transilvania; i traci nel Bacino del Danubio.
Il Re Burebista (82 – fino a circa il 44 a.C.) riuscì a riunire le tribu’ traco-daciche per la prima volta, e creò un regno forte e potente.
Ma la Dacia raggiunse l’apogeo del suo potere sotto il regno di Decebal (87-106 d.C.). Questi (Decebal) venne sconfitto dall’imperatore Traiano (98-117 d.C.), il quale trasformò il regno in una provincia romana denominata Dacia.
La colonna di Traiano, innalzata a Roma, e il mausoleo di Adamclisi (nella Dobrogea) raccontano di queste vicende militari, che furono la conseguenza della massiccia e sistematica colonizzazione dei nostri territori che vennero annessi al nuovo impero.
Successivamente, la Provincia fu sottoposta a un complesso processo di romanizzazione, il cui elemento di base erano le tasse e l’adozione definitiva della lingua latina. I Romeni sono oggi i discendenti certi dell’Impero Romano d’Oriente; la lingua romena è una delle più grandi eredi della lingua latina, accanto alla Francia, l’Italia, la Spagna, la Romania è l’oasi della latinità in questa parte dell’Europa.
Non appena la simbiosi tra daci e romani fu realizzata,venne portata a termine nel VI-VII sec., attraverso la formazione del popolo romeno. Tra il II e il IV sec., i daco-romani adottarono il cristianesimo nella sua forma latina; in seguito, nei sec. VI-VII, quando il processo di formazione del popolo romeno giunse a conclusione, la nazione si addentrò nella storia come una nazione cristiana.
Nei sec. IV-XIII, il popolo romeno dovette far fronte alle ondate di popoli migratori – “goti”, “unni”, “gepizi”, “avari”, “slavi”, “cumani”, “sassari” – che attraversarono il territorio della Romania.
All’inizio del X sec., fonti bizantine, slave e ungare, e più tardi fonti occidentali, accennarono all’esistenza di un’entità statale della popolazione romena – Cnezate si Voievodate (antica forma di organizzazione statale) – che vide la nascita in Transilvania e Dobrogea, poi, nei sec. XII-XIII, anche nei territori ad est e a sud dei Carpazi. Il tratto specifico della storia romena dal Medio Evo fino all’epoca moderna è che i romeni hanno vissuto in tre principati vicini ma autonomi – Valacchia, Moldavia e Transilvania.
Nella seconda metà del XIV secolo, una nuova minaccia si abbattè sul territorio romeno: l’Impero Ottomano.
Da soli o in alleanza con le zone rumene cristiane vicine, vale a dire con i signori degli altri principati romeni vicini, Mircea cel Batran dalla Valacchia (1386-1418) e Vlad Ţepeş ( Dracula nella leggenda medievale – 1456-1462 ), come anche Ştefan cel Mare si Sfânt (1457-1504), il signore della Moldavia, e Iancu de Hunedoara, il signore della Transilvania (1441-1456), condussero ardue battaglie di difesa contro i turchi, impedendo loro l’espansione verso il centro dell’Europa. Nonostante questo, l’intera Penisola Balcanica divenne territorio turco. Di conseguenza, la Moldavia e la Valacchia furono accerchiate e dovettero riconoscere la sovranità dell’Impero Ottomano per un periodo di oltre tre secoli. La Transilvania divenne un principato autonomo nel 1541, ma riconobbe ugualmente la sovranità dell’Impero Ottomano, come gli altri due territori romeni.
Il tributo pagato al sultano aveva lo scopo di garantire il mantenimento dell’autonomia interna, ma a quei tempi anche la protezione da altri nemici forti. La Valacchia e la Moldavia, detenendo il loro statuto autonomo, hanno continuato, dopo la caduta dell’Impero Bizantino, a coltivare le tradizioni culturali bizantine e hanno annesso accanto a loro, nello stesso tempo, il mantenimento della religione ortodossa orientale.
La fine del XVI secolo fu dominata dalla personalita’ di Mihai Viteazul. Questi divenne signore della Regione Romena (Valacchia) nel 1593. Egli riusci’, dopo ardue battaglie (Călugăreni, Giurgiu), a riottenere l’indipendenza del suo paese. Nel 1599-1600, per la prima volta nella storia, riunì tutti i territori occupati dai romeni, proclamandosi ‘Principe del Territorio Romeno, della Transilvania e dell’intera Moldavia’. Senonchè, purtroppo, questa unione fu di breve durata, dal momento che Mihai Viteazul venne assassinato nel 1601.
Il Trattato di pace turco-austriaco di Karlowitz (1699) sancisce l’annessione della Transilvania e la organizza come un principato autonomo dell’Impero Austriaco (dal 1765 diventa un grande principato, guidato da un governatore).
L’Impero Ottomano, nel tentativo di difendere la vecchia posizione, introdusse in Moldavia (1711) e nel Territorio Romeno (1716), un regime fanariot (capi presi da Fanar) che sarebbe durato fino al 1821, e sotto il quale la Porta Sublime nominò per quei due principati dei sovrani greci, reclutati a Fanar, un quartiere di Istanbul, che erano considerati uomini di fiducia dai turchi.
Fissati i confini tra i tre grandi imperi (Ottomano, Austriaco, Russo), con l’accordo di tutti e tre, il Territorio Romeno e la Moldavia divennero, nel giro di 150 anni, non solo territori di confronto, ma anche di battaglia, per i quali gli eserciti degli imperi si scontrarono.
L’Austria e la Russia hanno combattuto per molti anni contro l’Impero Ottomano (1710-1711, 1716-1718, 1735-1739, 1768-1774, 1787-1792, 1806-1812, 1828-1829, 1853-1856): queste battaglie hanno avuto luogo sul suolo romeno e sono state accompagnate ogni volta dall’occupazione militare straniera.
Dopo la guerra russo-turca del 1806-1812, la Russia ha annesso la parte orientale della Moldavia, il territorio tra le sorgenti di Nistru e Prut, denominato più tardi Basarabia (1812-1918).
Dal 5 al 17 gennaio 1859 in Moldavia, e dal 24 gennaio al 5 febbraio 1859, nel Territorio Romeno, i romeni elessero il colonnello Alexandru Ioan Cuza, come unico signore, realizzando, di fatto, l’unione tra quei due principati.
Lo stato nazionale romeno, così costituito, nasce tra il 24 gennaio e il 5 febbraio 1862, con il nome di Romania, e la capitale viene stabilita a Bucarest.
Assistito da Mihail Kogălniceanu, il suo più vicino consiliere, Alexandru Ioan Cuza iniziò un programma di riforme che contribuì alla modernizzazione della società romena e della struttura statale, tra cui ricordiamo: la Legge sulla secolarizzazione del patrimonio dei monasteri (1863), la riforma agraria, che liberò i contadini dal peso dei debiti feudali rendendoli anche proprietari della terra (1864), il codice penale, il codice civile (1864), la legge sull’educazione, il cui principio era che l’educazione scolastica primaria divenisse obbligatoria e gratuita (1864), la fondazione delle Università di Iasi (1860), e di Bucarest (1864).
Il 14-26 marzo 1881, la Romania si proclamò regno e Carol I di Hohenzollern Sigmaringen fu incoronato re della Romania.
All’inizio del XX secolo, i romeni erano un popolo con più di 12 milioni di abitanti, dei quali circa la metà era sotto la dominazione straniera.
A quel tempo, in Transilvania, i romeni soffrivano per le gravi conseguenze dell’accordo attraverso il quale lo stato ungaro si ristabiliva dopo più di tre secoli di collasso, durante i quali fu creata l’unione austro-ungarica (1867).
La Transilvania perse lo statuto autonomo che aveva avuto sotto la dominazione austriaca e fu incorporata all’Ungheria.
Budapest proclamò l’esistenza di una sola nazionalità in Ungheria, quella magiara, destinata a distruggere il patrimonio etno-culturale delle altre popolazioni, forzandole a diventare ungheresi.
Il periodo 1878-1914 fu un periodo di stabiltà e progresso per la Romania. La politica si polarizzò intorno ai due maggiori partiti – conservatore ( Lascăr Catargiu, Petre Carp, Gheorghe Grigore Cantacuzino, Titu Maiorescu ) e liberale ( Ion C. Bratianu, Dimitrie Sturza, Ion I. C. Brătianu ). Nell’agosto 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale, la Romania dichiarò la sua neutralità.
Due anni più tardi, dal 14 al 27 agosto 1916, si avvicinò ad Alazi, il quale aveva promesso un appoggio per raggiungere l’unità nazionale. Il governo condotto da Ion I.C. Brătianu dichiarò guerra all’Austria – Ungheria.
L’adunata nazionale dalla Transilvania, convocata ad Alba Iulia dal 18 novembre al primo dicembre 1918, votò, in presenza di più di 100.000 delegati, l’unione della Transilvania e di Banat (zona a ovest della Romania di oggi) con la Romania.
Nell’estate del 1917, nelle grandi battaglie di Mărăşeşti, Mărăşti e Oituz i romeni respinsero i tentativi delle potenze centrali di difendersi, scossero la Romania con la guerra, e occuparono il resto del suo territorio.
Il 15-28 novembre 1918, il Consiglio Nazionale di Bucovina votò a Cernăuţi l’unione di quelle province con la Romania.
Una grave crisi nell’estate del 1940 portò all’abdicazione del re Carol II, in favore di suo figlio, Mihai I (6 settembre 1940). In quel periodo si realizzò l’assunzione del regno da parte del generale Ion Antonescu (che era diventato maresciallo nell’ottobre 1941).
Il 30 dicembre 1947, il re Mihai I fu costretto ad abdicare e in quei giorni venne proclamata la Repubblica Popolare. Si instaurò la dittatura di un unico partito, basata su una sorveglianza onnipotente e omnipresente e sulla forza della repressione.
Alla morte di Gheorghe Gheorghiu-Dej (1965), il leader comunista all’epoca del dopoguerra, la conduzione del partito, che tempo dopo coincise anche con la conduzione dello stato, fu monopolizzata da Nicolae Ceauşescu. In un breve periodo, egli riuscì a concentrare nelle proprie mani (e in quelle del clan guidato da sua moglie, Elena Ceauşescu) tutte le fonti di potere del partito comunista e quelle dell’intero apparato statale.
La dittatura della famiglia Ceauşescu, una tra le più insensate forme di governo totalitarista nell’Europa del XX secolo, basata sul culto della personalità, il cui fregio, di fatto patologico, ha avuto come risultato, tra gli altri, la distorsione dell’economia e il degrado della vita sociale e morale, isolò il Paese dal resto della comunità internazionale. Le risorse del Paese furono illecitamente impiegate per la costruzione di un assurdo progetto gigante, generato dalla megalomania del dittatore. Questo ha contribuito, allo stesso tempo, al drammatico abbassamento del livello di vita della popolazione e all’aggravarsi della crisi del regime.
Il 22 dicembre 1989, la dittatura fu rovesciata, a costo del sacrificio di più di 1000 vite.
La vittoria della rivoluzione ha aperto la strada verso la riabilitazione della democrazia, del sistema politico pluralista, per il ritorno ad un’economia di mercato e per la reintegrazione del Paese nello spazio economico, politico e culturale europeo.