Valeriu Gafencu, il santo delle carceri comuniste della Romania

Mag 2, 2012

Testimoniare Gesù dalle carceri comuniste

Valeriu Gafencu 1921-1952

Valeriu Gafencu il santo delle carceri comuniste della Romania

Valeriu Gafencu è nato il 24 gennaio del 1921 in Moldavia, nella località Singerei, in provincia di Balti. Suo padre, Vasile Gagencu ha lavorato come deputato nella Camera dei deputati, l’assemblea parlamentare che nel 1918 votò l’unificazione della Moldavia con la Romania. Dopo l’occupazione della Moldavia da parte dei bolsevichi, nel giugno del 1940 egli è stato deportato in Siberia ed è morto da lì a poco.

Il giovane Valeriu Gafencu è arrivato nel carcere di Tirgu Ocna (città della Romania, ricca di depositi salini) nel dicembre 1949, dopo aver sperimentato le carceri di Aiud ( dove fu incarcerato tra il 1941 e il 1944 dal regime dittatoriale di Antonescu – duce della Romania) e di Pitesti (carcere dove ebbe luogo la terribile rieducazione comunista conosciuta in Romania sotto il nome: “il fenomeno Pitesti”, processo considerato da Soljenitin – romanziere russo, anticomunista, premio Nobel per la letteratura – il più grande orrore del XX secolo).

A causa delle torture e del duro regime nelle carceri comuniste, Valeriu Gafencu è stato trasferito nel sanatorio antitubercolare all’interno del carcere di Tirgu Ocna, in uno stato di salute gravisssimo. Aver vissuto per altri due anni in queste condizioni (fino al 18 febbraio del 1952) può essere considerato un vero miracolo.

Il prezzo che pagò per essersi opposto sia moralmente che spiritualmente al regime comunista fu la perdita della salute. Infatti, la tubercolosi polmonare, delle ossa, dei linfonodi, le malattie reumatiche e la mancanza di cibo gli hanno completamente devastato il corpo.

Il suo viso nonostante tutto era rimasto strano, avvolto in una luce ultraterrena, tutto questo essendo testimoniato piu tardi da tutti quelli che hanno avuto l’onore di stargli vicino nell’ultimo “atto” della sua vita. La sua anima e la sua mente erano inseparabili nella preghiera.

Nell’ultimo anno di vita, l’emottisi (espettorato di sangue associato a forte tosse, dovuto alla malattia) lo aveva ridotto in fin di vita. Questo suo malessere era ben visibile a tutti, ma in realtà la luce della sua santità andava al di là del suo corpo infermo e sofferente e riusciva a tranquillizzare anche gli altri detenuti.

Con questo viso da santo – che non trova una spiegazione umana, perché è risaputo che la malattia porta depressione trasformazione del viso – è andato nel mondo dell’aldilà.

Conosceva il giorno della sua morte

Con moltissime piaghe sul corpo causate dalla tuberculosi – che suppuravano ininterrottamente – Gafencu ha aspettato la sua morte con una serenità che faceva paura persino alle guardie carcerarie (ai boia, come venivano chiamate le guardie nelle carceri comuniste). Il suo corpo era diventato in poco tempo il tempio dello Spirito Santo. E siccome era molto credente, Dio gli aveva svelato il giorno della sua morte.

Il 2 febbraio del 1952 ha chiesto ai suoi compagni di cella di procurargli un cerro e una camicia bianca e di conservarli fino al 18 di febbraio dello stesso anno.

Ha voluto che gli sia messo in bocca, nella parte destra, un piccolo crocefisso ( che sembra gli fu regalato dalla fidanzata), questo per poter essere riconosciuto nel caso di una futura riesumazione.

Il 18 febbraio, tra le ore 14,00 e le ore 15,00, dopo momenti intensi di preghiera ( con il viso trasfigurato), Gafencu ha pronunciato le sue ultime parole: “Oh mio Dio, aiutami a liberare il mio spirito e toglimi la libertà che mi sta incatenando l’anima.”

Davanti alla barella, sulla quale il suo corpo privo di vita fu messo a riposare, per poi essere portato in una fossa comune ( la fossa dei malati di tubercolosi), erano venuti a pregare tutti i detenuti del carcere. Invece, il boia Petre Orban ha lasciato il carcere per l’intera giornata, per permettere ai detenuti di dire addio a Gafencu. Valeriu Gafencu si era rivelato l’uomo del sacrificio totale.

Ha salvato la vita al pastore Wurmbrand pagando con la propria vita

Uno dei malati del sanatorio, che adorava e ammirava in tutto e per tutto Valeriu Gafencu, è stato Victor Leonida Stratan. Quest’ultimo aveva ricevuto in carcere un pacco con degli antibiotici ( la streptomicina), grazie all’ intervento speciale della sua famiglia.

Siccome il suo stato di salute era migliore di quello di Gafencu, gli ha donato le sue medicine, felice di potergli salvare la vita.

Gafencu ha preso le medicine, ma il giorno seguente ha fatto sapere a Stratan che aveva deciso di darle al pastore Wurmbrand, dicendo che anche lui si trovava in uno stato di salute molto grave. Salvargli la vita avrebbe contribuito allo sviluppo del cristianesimo, perche Wurmbrand era un personaggio molto conosciuto, di fama internazionale e con grandi doti comunicative.

Stratan si era arrabbiato e aveva espresso il suo disaccordo. Ma Gafencu gli aveva detto con delicatezza che una volta regalatogli le medicine, erano diventate di sua proprietà e lui poteva scegliere di usarle secondo le sue esigenze.

Infatti, gli antibiotici sono stati assunti dal pastore Wurmbrand, la cui vita fu salvata. Ma passato poco tempo da quel episodio, il pastore stava per compiere un gesto simile, regalando le punture destinate a lui ad un altro detenuto malato.

Valeriu Gafencu ha passato la sua giovinezza in piena santità. Sono sicuro che, se il grande vescovo e martirio Ioan Suciu avesse conosciuto Valeriu Gafencu in carcere, lo avrebbe paragonato a Pier Giorgio Frassati, il santo italiano del nostro secolo. La giovinezza di questo santo fu descritta in un libro dallo stesso vescovo, con lo scopo di fare da guida ai giovani cristiani della Romania. Spero davvero che anche Valeriu Gafencu fara da guida per i giovani rumeni e non solo.

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Prendendo come punto di riferimento Valeriu Gafencu, il simbolo della vita legionaria nelle carceri, tutti gli atri che fanno parte della categoria dei rinnegati non sono altro che dei pigmei.

(il sacerdote Liviu Branzas – Il raggio dentro la catacomba)

Traduzione a cura della dott.ssa Monica Pastinaru