Ho pagato per leggere Galimberti e scopro di leggere Noica, Giulia Sissa o chi sa chi? Questo fatto, di per sé commerciale, attraverso il quale vengo semplicemente “fregato”, mi sembra l’epifania brutale di tutta l’ingiustizia implicata nel plagio
Ho pagato per leggere Galimberti e scopro di leggere Noica, Giulia Sissa o chi sa chi? Questo fatto, di per sé commerciale, attraverso il quale vengo semplicemente “fregato”, mi sembra l’epifania brutale di tutta l’ingiustizia implicata nel plagio
La rinuncia al romeno da parte di Cioran ha segnato il suo distacco, in quanto intellettuale, dalla Romania, un distacco che si è realizzato in entrambi i sensi:
l’autore si è allontanato ideologicamente dai pensatori romeni, ma anche essi
L’inconveniente di essere nati. Emil Cioran già dai primi scritti si mostra come sostenitore e critico dell’Occidente. Egli si trova vicino all’Occidente del passato ed alle sue gloriose imprese, mentre l’Occidente del suo presente gli sembra caduto in un inesorabile letargo.
Così titola la collana di poesie di Ana Blandiana, una delle più raffinate poetesse romene ed è da quell’albero che nascono i talentuosi frutti come le opere del pittore Madalin Ciuca.
Se la cultura letteraria romena moderna seppre raggiungere livelli di qualità e di espressione fra I più alti in Europa fin dalla fine del secolo scorso si deve in maniera sostanziale all’opera di un precoce e grande poeta e letterato: Mihai Eminescu.
Se da una parte l’immigrazione dei romeni in Italia in questi anni ha avuto come motore principale la ricerca di un’occupazione stabile e la ricerca di un futuro migliore, dall’altra gli imprenditori italiani e le società più importanti hanno intrapreso un percorso diverso rispetto alla vecchia delocalizzazione italiana in Romania degli anni ’901
La Romania può vantare fra i più belli dell’Europa Centrorientale: vette alpine, altopiani, terreni carsici che si confondono nelle stepe, pianure sterminate e lunghe coste, dalle infinite gradazioni. Fra i più spettacolari ci sono Carpazi e il Delta del Danubio, la palude più estesa in Europa.
Lo scambio dei flussi migratori ha origini antiche. La domanda che ci si deve porre è: “Romeni in Italia o italiani in Romania?”. Un tempo i flussi migratori tra Romania e Italia avevano una tendenza inversa a quella attuale: fin dai tempi dell’Impero Austro-Ungarico erano intere comunità del Trentino, del Friuli o del Veneto a trasferirsi in Romania e in particolare nelle sue regioni geograficamente più vicine all’Italia. Di molte di queste comunità, in cerca di un futuro migliore, si è perso il ricordo 1.
“Racconti dall’Epoca d’Oro”, scritta da Cristian Mungiu – il direttore di “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” – in sei parti, prodotto da diversi registi, con ogni segmento ricreando in maniera sardonicamente divertente uno mito urbano che fioriva durante il regime repressivo del dittatore Nicolae Ceausescu, la cosiddetta età d’oro della storia romena.
Dopo la caduta del regime Ceauşescu, la realtà riguardante l’immigrazione cambia in maniera paradossale. Non si può più parlare di un esilio forzato, costretto da una realtà durissima come quella della dittatura comunista del regime Ceausescu. Dopo tanti anni vissuti come in una galera, in una chiusura da tanti punti di vista, una volta strada aperta, i romeni hanno cominciato a provare l’esperienza dell’Occidente, per alcuni con tanti rischi. Non è un segreto per nessuno la ragione per quale tanti romeni hanno lasciato il paese: la ricerca di una una vita migliore dal punto di vista economico.
A questa minoranza storica appartiene anche il valoroso scrittore Dieter Schlesak, nato nel 1934 a Sighişoara, a non più di 100 chilometri dalla cittadina natale di Capesius. Tutti e due erano “sassoni”, cioè discendenti di quei coloni che i re di Ungheria avevano portato dalla Germania e che
Il pubblico presente al convegno 26 maggio 2010, Pallazzo delle Steline di Milano; Foto: Cornel Toma, Adevarul...
Anche in Italia si può parlare di resistenza attraverso la cultura, infatti, a Roma nel 1957, un importante gruppo d’intellettuali romeni ha messo le basi della Società Accademica Romena per meglio affermare i valori culturali e scientifici portati dalla diaspora. Questa Accademia, con un’esistenza di tredici anni ed un’attività culturale e scientifica prodigiosa, raggruppava nomi di riferimento dell’esilio culturale romeno.
In Romania, il momento del modernismo che ha coinciso con l’apice economico-finanziario del paese che aveva un reddito nazionale, negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale, maggiore rispetto a quello del Belgio, ha generato un notevole adeguamento alla modernità dell’intera società e cultura nazionale; questa operazione non fu però fatta senza rimpianti e fu accettata come un male necessario, spesso in contraddizione con lo “spirito romeno” e avvolte generando echi xenofobi o addirittura antisemitici, dovuti all’origine non sempre “molto ariana” di alcuni dei suoi protagonisti.
L’architettura romena, espressione viva della nostra latinità, è sensibilmente differente sia dai prodotti simili dei paesi neo-latini, circoscritti al mondo occidentale e cattolico, sia da quelli dei vicini slavi e magiari. L’architettura romena, rappresentata per la prima volta sulla Colonna di Traiano a Roma, vero atto di nascita del popolo romeno, è una delle testimonianze della straordinaria continuità
La presenza romena in Italia pone in luce che il percorso di integrazione ha bisogno di un maggiore supporto pubblico e di un clima sociale più aperto
Questo agile volume (100 pagine in italiano e altrettante in romeno) presenta a un ampio pubblico, oltre che agli studiosi, la situazione effettiva dei romeni in Italia e le possibili prospettive. Per questo scopo si sono mobilitate Caritas di Romania e Caritas Italiana che, dopo una ricerca triennale, hanno voluto confrontare il loro punto di vista con le strutture pubbliche, le organizzazioni sociali, l’opinione pubblica dei due Paesi e i diretti interessatI.
Anche in Italia si può parlare di resistenza attraverso la cultura, infatti, a Roma nel 1957, un importante gruppo d’intellettuali romeni ha messo le basi della Società Accademica Romena
Anche in Italia si può parlare di resistenza attraverso la cultura, infatti, a Roma nel 1957, un importante gruppo d’intellettuali romeni ha messo le basi della Società Accademica Romena
L’umanità ha perso settimana scorsa un altro studioso di livello internazionale, Matei Călinescu (soffriva di cancro). Il critico e teorico letterario M. Călinescu (n. 15 giugno 1934, Bucarest – d. 24 giugno 2009, Bloomington, Indiana, SUA) ha fatto parte del “secondo esilio”, cioè degli intellettuali romeni scapati negli anni ’60-’70 a causa della dittatura comunista.
Il libro di Claudio Magris risponde, nella nostra opinione in maniera esemplare, ad una domanda di massimo interesse per la ‘questione romena’ in Europa: “Culturalmente, la Romania fa parte dello spazio centroeuropeo e/o di quello balcanico?” In Danubio, nell’evocata maniera di presentare la romenità con le sue dovute sfumature, la risposta è implicita: entrambi i mondi ci si ritrovano, nel loro antagonismo e nella loro complementarietà, in quanto, per concludere con le parole dello scrittore, “questo crogiolo di stirpi e di civiltà è un brodo primordiale della nostra storia” (Danubio, p. 428).
Questo libro si occupa in modo specifico della Romania, la ‘sorella latina d’Oriente’ come veniva definita dagli scrittori italiani del Risorgimento. La presenza di mano d’opera qualificata proveniente dalle province venete, e soprattutto dalla Carnia e dall’alto bellunese, divenne insostituibile per lo sviluppo del Paese danubiano impegnato nella costruzione di uno Stato moderno su modello occidentale.
Le vie principali della capitale moldava, come viale Stefano il Grande e la Piazza della Grande Assemblea Nazionale, fra bandiere romene e dell’Unione europea, si sono riempite di manifestanti che inneggiavano alla caduta del comunismo, alla Romania ed all’Europa. La manifestazione è stata sedata con un morto; gruppi di manifestanti sono entrati in molti edifici pubblici devastandoli.
I legami di Claudio Magris con la cultura romena si circoscrivono ai lati cardinali della sua personalità creatrice: quello di germanista, quello di specialista della problematica mitteleuropea e, indubbiamente, quello di scrittore e saggista di apertura universale.
Sarebbe auspicabile, inoltre, un dialogo maggiore sui problemi legati alla immigrazione romena in Italia tra gli uomini di cultura italiani e romeni, al di là dell’adesione a comuni messaggi di «solidarietà antirazzista», sovente non accuratamente formulati. A questo scopo ci si deve augurare anche da parte romena una uscita dalla «torre d’avorio» e un superamento della frequente oscillazione tra chiusura nazionalista e indifferentismo sociale.
La storia recente registra rapidi cambiamenti, i paesi ex comunisti sono stati poi integrati a tempi abbastanza brevi nell’Unione Europea e, quindi, questi paesi – che sembravano così lontani, molto più lontani dell’effettivo numero di chilometri che ci distanziano – sono diventati improvvisamente vicini, nel caso dell’Italia prima per l’emigrazione d’imprenditori italiani soprattutto nella fascia occidentale della Romania, poi con l’afflusso di romeni in Italia, particolarmente nella fascia nord-orientale della Penisola
Tra il 22 dicembre 1989 ed il 31 dicembre 2006, la Romania ha attraversato un processo di ricostruzione istituzionale, legislativo, economico, politico e sociale che mirava alla modernizzazione del paese. La transizione post-comunista rappresentava una delle strade possibili che portavano ad una struttura funzionale dell’economia di mercato e ad un sistema democratico basato sullo stato di diritto.
Nato il 12 luglio 1912 nel villaggio Pantelimon, vicino a Bucarest, in una famiglia ebrea, Nicolae Steinhardt è stato condannato dai servizi segreti romeni, nel 1959, a 13 anni di lavoro forzato perché aveva rifiutato di deporre testimonianza contro lo scrittore e filosofo Constantin Noica.
I romeni hanno preso il posto degli albanesi quali “uomini neri” nell’immaginario collettivo specie dopo l’ingresso della Romania nell’Unione Europea e il conseguente massiccio afflusso in Italia di romeni di etnia rom. I media continuano a non fare alcuna distinzione tra romeni e rom (anche nei casi in cui i rom non sono romeni ma originari di altre aree dell’Europa Orientale) e quindi deformano gravemente la realtà. Originariamente, nei confronti dei romeni prevaleva una certa stima soprattutto per la loro capacità di lavoro e la loro facilità nell’apprendere l’italiano.
Con l’insediamento del cosi-detto “governo democratico” il 6 marzo 1945, assistiamo alla nascita del regime ateo-comunista in Romania. Come accaduto nell’Unione Sovietica il regime comunista si oppose alla Chiesa cristiana romena considerandola come un’istituzione ostile per l’ideologia atea. In questa situazione la Chiesa ortodossa romena, la maggiore confessione in Romania, aveva due alternative: combattere apertamente contro il regime comunista oppure adottare un atteggiamento di moderata chiusura e di coabitazione.