Centro Culturale Italo Romeno
Milano

ADDIO, CARA VALENTINA

Ott 22, 2026

Mi considerava un grande amico: un onore, per me. Ed era un piacere e un insegnamento continuo ascoltare Valentina, la sua voce seria e calma, i suoi giudizi autorevoli, sinceri, alieni da ogni ipocrisia.
Una voce che negli ultimi due anni si era fatta sempre più essenziale, poi sempre più breve e incerta, infine flebile e sincopata. Mai rassegnata però, perché Valentina ha lottato con fierezza, sino alla fine, contro una grave patologia. Solo una volta l’ho sentita pronunciare parole di sconforto: “Armando, questa non è vita, questa non è vita”.
Si riferiva alle sue condizioni fisiche, ma anche all’impossibilità di continuare a utilizzare, come avrebbe voluto, quelle doti intellettuali che l’avevano condotta a concepire e realizzare un eccezionale corredo didattico per lo studio della lingua romena da parte degli italiani. Due dizionari linguistici, due grammatiche straordinarie: risultati di cui andava orgogliosa, ma senza alcuna ostentazione.
Del grande Dizionario romeno-italiano, italiano-romeno, pubblicato dalla Hoepli nel 2023, diceva: “È nato come necessità, in quanto da tempo non veniva pubblicato un dizionario italiano-romeno aggiornato. Ma io l’ho concepito anche come un impegno morale verso i miei studenti e verso la comunicazione fra le nostre culture”.
E a proposito della professione di insegnante presso l’Università di Milano, svolta dal 1995 al 2019, ha scritto: “Perché mi piace insegnare? Non solo perché si promuove la conoscenza, ma perché dinanzi ai giovani si prova una gioia immensa quando si riesce a farli pensare e li vedi scoprire le cose da soli. E poi perché insegnare implica una reciprocità, anche i docenti imparano dagli studenti”.
Valentina aveva una grande onestà intellettuale, e la dimostrava in ogni occasione. Quando le dissi che volevo realizzare una versione in prosa della Mioriţa, mi scrisse: “Armando, attento. Lo spirito mioritico ha radici nelle grandi civiltà antiche. Ciò non significa sottovalutare il magnifico valore artistico e morale della ballata romena; significa dire che certi miti, certi simboli, sono comuni a diverse aree geografiche e culturali. Ciò che li distingue è il modo in cui vengono trasmessi e interpretati. Se mi leggessero certi romeni!”
Un altro esempio della sua sincerità: avevo letto alcune opere di Norman Manea, fra le quali lo splendido romanzo Il ritorno dell’huligano, e le manifestai il mio entusiasmo per lo scrittore romeno emigrato in America. Lei non mi fece sconti. Stabilì un parallelismo con Nicolae Steinhardt, che Manea aveva criticato, e replicò: “Ciò che separa Norman Manea da Steinhardt è l’effetto opposto del trauma: uno viene portato verso l’amarezza, il fatalismo e la paura, l’altro verso il perdono, la fede e il coraggio. Manea è di uno scetticismo amaro, non ha a cuore la romenità; Steinhardt, invece, ama profondamente la Romania e il popolo romeno”.
Quando la ringraziai per avermi chiarito, in una lunghissima mail, le motivazioni che potevano aver indotto Eminescu ad assumere posizioni antisemite – che il poeta collocava in un determinato contesto sociale ed economico – tenne subito a precisare che aveva soltanto espresso il suo giudizio, “perché io non sono né una storica né una letterata”.
Con Valentina, tutto ebbe inizio quando chiesi il suo indirizzo email a Violeta Popescu, che mi aveva parlato di lei in termini molto lusinghieri. Le scrissi, e Valentina, a dispetto degli impegni universitari e il lavoro al grande dizionario (che aveva appena iniziato) mi rispose dopo poche ore. Naturalmente, la ringraziai per la gentilezza e la celerità della risposta, e lei: “Il fatto di rispondere subito è un’abitudine formatasi nell’infanzia, perché mio padre, fra le tante cose, mi ha insegnato che rispondere in un certo modo è d’obbligo. In più, mi ha insegnato che se faccio qualcosa non devo necessariamente aspettarmi di essere ricambiata, e che solo così il gesto non sarà per me un peso”.
Nell’email successiva le posi una domanda sulle differenze tra il balcanico e l’occidentale – forse non il modo migliore di proseguire una corrispondenza appena iniziata – e lei replicò così: “Potremmo riferirci ai due poli (Ovest, Est) della civiltà europea. C’è una differenza culturale e spirituale tra i due spazi. L’Est conserva sempre un certo mistero, riflesso indubitabile del cristianesimo ortodosso, mentre l’Occidente, sotto l’influsso dei protestanti, ha perso questo mistero, trasformandolo in una confessione pubblica”.
Scoprii presto che Valentina possedeva una qualità rara. Se le chiedevi qualcosa, anche su una questione difficile, non si dava pace finché non era riuscita a fornire una risposta. Avevo un’amica romena con un doppio nome; lei stessa non sapeva spiegare come mai i genitori lo avessero scelto, né lo ricordavano questi. Chiesi a Valentina se fosse in grado di dare una spiegazione, se quel nome potesse essere collegato, per esempio, a un personaggio letterario, a una persona famosa, a un’attrice, a una scrittrice. Dalla sua risposta appresi che aveva interpellato tre studiose sue amiche, ricevendo un paio di risposte, una delle quali ci convinse pienamente. Tutto questo, in appena due giorni!
Quando le parlai del romanzo che stavo scrivendo e che avrebbe avuto come protagonista una badante romena, le confidai che alcuni romeni non si erano mostrati entusiasti dell’idea. Valentina mi incoraggiò: “Armando, se senti questo tema come tuo, se conosci la situazione delle badanti non esitare. Eliade parla dei libri non scritti, di un immenso numero di pagine belle e non di rado geniali che sono state sacrificate al nulla, perse, perché gli autori non si sono decisi neppure ad iniziare, impegno che poi può trascinare il resto, i loro pensieri, le loro esperienze. E ti dirò: quando avrai scritto il romanzo cercheremo di tradurlo in romeno”. Sarebbe andata effettivamente così. La traduttrice sarebbe stata Adina Teodorescu; a lei, alla sua bellissima traduzione, saremmo arrivati proprio grazie a Valentina.
Naturalmente, nelle email successive finirono per prevalere le sue conoscenze linguistiche; ma insieme a queste ci scambiavamo notizie sulla nostra vita, sui nostri cari, sulle letture che facevamo, su ciò che accadeva nel mondo. Col tempo, la nostra corrispondenza divenne un’abitudine piacevole e istruttiva. Si faceva sempre più evidente la concordia sulle questioni sociali e culturali, mentre crescevano la fiducia, la familiarità, la confidenza.
Un giorno, forse il più lieto e aereo nei lunghi anni della nostra amicizia, le dissi: “Senti Valentina, se un domani qualcuno andrà a spulciare le nostre email, penserà di sicuro: ‘Questi due sono stati amanti!’”
Ricordo le sue genuine risate, e poi l’affermazione che condivideva quel pensiero, perché entrambi sapevamo quanto ogni nostra email fosse condita dall’affetto più schietto e profondo.
Ora la piangiamo tutti. Per quanto mi riguarda, mi ritrovo nelle parole che Cioran ha scritto nei Quaderni 1957-1972: “La prova che qualcuno è stato importante per voi è che vi sentite diminuiti quando muore. Si subisce una perdita di realtà – di colpo si esiste di meno”.
Non solo noi, è la Romania ad aver perduto una delle sue più importanti esponenti nel campo della cultura. Una studiosa che non aspirava alla gloria, che non cercava visibilità, che non era interessata a premi, onorificenze e omaggi. A lei importavano il lavoro, i risultati, la possibilità di aggiungere qualcosa di personale alla conoscenza. Non era scortesia, la sua, quando declinava un invito o rinunciava a un riconoscimento. Si era comportata sempre allo stesso modo, senza mostrare preferenze, e voleva essere coerente con quella scelta.
Valentina è stata una delle persone più vere che io abbia mai conosciuto. Adesso sarà ricordata per sempre per l’impegno che ha profuso a favore di una Patria della quale sapeva riconoscere i pregi come i difetti, e che ha servito e amato dal profondo del cuore.

11 ottobre 2026
Armando Santarelli

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