Romania. Studio crimini comunismo: bilancio e prospettive

Feb 2, 2011

FOTO: La prigione di Sighet

Studio crimini comunismo: bilancio e prospettive

A 21 anni dal crollo della dittatura comunista in Romania, il docente universitario Ioan Stanomir, presidente esecutivo dell’Istituto per l’investigazione dei crimini del comunismo e la memoria dell’esilio romeno (IICCMER), presenta per Radio Romania Internazionale il bilancio 2010 dell’ente che, nella forma attuale, funzione da novembre 2009.

L’IICCMER è incaricato a esaminare la memoria del regime comunista nel nostro Paese e le sue conseguenze e, ovviamente, anche la relazione con l’esilio, prevalentemente quello costituitosi dopo l’insediamento del regime in Romania, nel 1945-1946.

ll Consiglio scientifico dell’IICCMER è presieduto dal politologo Vladimir Tismaneanu, docente di scienze politiche all’Università statunitense di Maryland, che ha diretto anche la Commissione per l’analisi della dittatura comunista in Romania. Nel 2006, la Commissione ha elaborato il rapporto in base al quale il capo dello stato Traian Basescu ha condannato il comunismo come regime illegittimo e criminale.

I principali progetti svolti dall’Istituto puntano sulla ricerca, ma anche sulla legislazione o l’istruzione, quest’ultimo un aspetto molto importante per la giovane generazione, che non deve mai dimenticare gli orrori del comunismo, spiega il docente Ioan Stanomir.

“Siamo partner della Fondazione Konrad Adenauer di Germania, che promuove i valori della dignità umana e della democrazia. Abbiamo tentato di concepire insieme una serie di progetti destinati a un pubblico giovane – dai licei all’università. E ricorderei due di questi progetti: in primo luogo, si tratta dei nostri sforzi di preparare i docenti che insegnano la storia del comunismo nei licei e i nostri dipartimenti si impegnano continuamente per aggiornarli e metterli in contatto con i più recenti studi; un secondo progetto, fondamentale a nostro avviso, è quello che noi chiamiamo la ”Carovana cinematografica”, che praticamente rovescia la filosofia comunista degli anni anni ’50, quando le carovane cinematografiche andavano in giro in tutto il Paese per fare il lavaggio del cervello della popolazione negli ambienti rurali e avvicinarla alla nuova ideologia dominante. Noi ci proponiamo uno scenario esattamente contrario e queste carovane fanno il giro dei licei di Bucarest e del Paese, per consentire ai giovani di mettersi in contatto con le produzioni cinematografiche dell’Europa centrale, che hanno come tema il comunismo”, rileva il nostro ospite.

Sarebbe possibile esportare una simile iniziativa anche tra le comunità romene all’estero, attraverso gli Istituti culturali romeni? “Sarebbe ideale che questa iniziativa rivesta una dimensione europea. Noi siamo stati modesti dall’inizio e abbiamo fatto tutto passo per passo. Per i nostri connazionali all’estero, assumersi un’identità profonda, che includa anche il passato comunista, è un fattore vitale, che convincerebbe i nostri partner europei che non abbiamo a che fare con cittadini capaci di fare solo alcuni lavori, il più delle volte umili, ma con una nazione che ha un passato complicato che si assume e che tratta con spirito critico.”

Nel 2010, l’Istituto ha promosso anche presentazioni di libri e mostre. Alla Fiera internazionale del libro Gaudeamus, organizzata dal 18 al 22 novembre da Radio Romania, l’Istituto ha lanciato, tra l’altro, il terzo volume, intitolato “Il crollo”, della serie “Le principali correnti del marxismo”, del noto filosofo e storico polacco Leszek Kolakowski, ma anche i volumi “L’anatomia del risentimento”, coordinato dal prof. Vladimir Tismaneanu e “Gli insegnamenti della storia” del grande politico e diplomatico Grigore Gafencu (1892-1957), al quale peraltro l’Istituto ha dedicato anche la mostra “Un destino” a Bucarest. Grigore Gafencu è stato un esponente di spicco dell’esilio romeno durante gli anni bui del comunismo, insediato in Romania dall’Unione sovietica tramite il grande broglio elettorale del 1946.

“Vogliamo ridare progressivamente al pubblico romeno l’immagine di Grigore Gafencu come un paradigma per l’esilio romeno. Per noi, è un obbligo fondamentale rendere onore alla memoria dell’esilio democratico romeno e l’IICCMER svolge un’attività persistente e impegnativa per mettere negli archivi e inventariare i fondi, per poter poi accogliere calorosamente tutti gli studiosi del Paese e dall’estero che si rivolgono a noi. Inoltre, è in corso la digitalizzazione di questi archivi, per consentire all’esilio romeno di riprendere il posto che si merita nel concerto degli esili democratici europei. Il nostro istituto, sia per denominazione che per missione, guarda da una parte all’interno del Paese, ma anche all’estero: l’esilio – la vecchia emigrazione, costituitasi dopo il 1945, e la nuova emigrazione, che ha scelto questa strada, per motivi economici o politici. Dobbiamo essere onesti e ricordare che, dopo il 1990, almeno nei primi anni dopo la Rivoluzione del 1989, c’è stato un secondo esilio romeno, provocato soprattutto dalle marce dei minatori su Bucarest a giugno 1990. Dobbiamo ricordare che, senza le grandi voci dell’esilio romeno, riunite attorno a Radio Free Europe, la Voce dell’America, BBC, Radio France o Deutsche Welle, allora la tragedia del popolo romeno non sarebbe stata conosciuta. Quindi, dobbiamo tantissimo all’esilio romeno”, aggiunge il prof. Ioan Stanomir.

Un’iniziativa importante contemplata dall’IICCMER è un accordo col Fondo Hoover degli Stati Uniti, per rimpatriare una parte notevole dei documenti – retaggio importante dell’esilio democratico.

Ottimi rapporti di collaborazione sono stati allacciati con i centri culturali ceco, ungherese e polacco di Bucarest, con le ambasciate di Svizzera, Stati Uniti, Francia o Germania. La Fondazione Konrad Adenauer è diventata partner dell’Istituto perchè ha creduto che la sua attività copre esattamente i suoi obiettivi prefissi e raggiunti nello spazio tedesco, da esportare quindi a livello globale ed europeo: la promozione di una cultura della memoria e dello stato di diritto e, da questo punto di vista, il generoso sostegno della Fondazione Konrad Adenauer consente all’Istituto di portare a termine le iniziative educazionali già ricordate. Inoltre la Fondazione ha finanziato anche alcune delle manifestazioni che l’IICCMER ha dedicato alla giustizia in transizione e alla transizione democratica dopo il 1990, quindi da tutti i punti di vista il partenariato è un modello di cooperazione in spirito europeo, aggiunge ancora il presidente esecutivo dell’IICCMER.

“L’Istituto ha rapporti di collaborazione con le istituzioni simili della Polonia e della Repubblica Ceca e lavora per allacciare relazioni con l’Istituto della Rivoluzione dell’Ungheria, lavora anche con l’analoga istituzione della Germania e vuole avviare una collaborazione anche con gli studiosi che indagano il passato comunista nei Paesi baltici. Inoltre, si contemplano dei partenariati in aree geografiche con simili esperienze di transizione da regimi autoritari e totalitari alla democrazia – l’Istituto della riunificazione in Corea del Sud e l’Istituto per la riconciliazione del Sudafrica. Quindi, ci proponiamo di avere un approccio globale e di avere una visione degna di un Paese europeo, con impegni che superano i suoi confini”, dice ancora il prof. Ioan Stanomir.

Nel 2011 saranno continuati i progetti importanti realizzati finora: pedagogia della memoria, progetti educativi, editoriali e di ricerca, pubblicazione di enciclopedie del regime comunista, un nuovo volume delle esperienze carcerarie e maggiori sforzi per integrare nel circuito museale la prigione di Ramnicu Sarat (sud). Durante il regime comunista fu il posto in cui patirono sofferenze inimmaginabili esponenti dell’elite politica romena. In questo progetto sarà allargata la collborazione con la Fondazione Corneliu Coposu, intitolata al grande politico democristiano che sopravvisse a 17 anni di reclusione nelle orrende carceri comuniste e successivamente in domicilio coatto. Si è spento nel 1995. Corneliu Coposu, come ricorda il prof. Ioan Stanomir, fu una di quelle personalità colpite duramente negli anni del comunismo, che però sono riuscite a mantenere la serenità, nonostante le orrende esperienze attraversate.

Molto importante per l’IICCMER è riconoscere la dignità di tutte le vittime dei regimi totalitari e la collaborazione con le istituzioni dedicate allo studio della Shoah resta una priorità essenziale, ha concluso il presidente esecutivo dell’IICCMER.

Fonte: www.rri.ro

Iuliana Anghel