Movimenti studenteschi del 1956/ Rapporto sulla dittatura comunista in Rmania (5)

Dic 24, 2009




Già nella primavera 1956 il partito era al corrente di qualche insofferenza nelle Università. Non era nulla di sconvolgente, ma bastava a giustificare l’allarme delle autorità il fatto che si tenessero incontri dove talora si formulavano aperte critiche al governo. Alle elezioni per i rappresentanti nell’UTC o in organizzazioni studentesche i candidati per davvero sostenuti dal partito trovavano difficoltà e ottenevano percentuali insoddisfacenti. Scoppiata la rivoluzione in Ungheria il quadro siaggravò.

Già il 27 ottobre a Timişoara gli studenti organizzarono un grande meeting pubblico al quale parteciparono oltre 3.000 persone: vi si dibatterono questioni come la presenza (illegale) di truppe russe in Romania, l’uso di detenuti politici per i lavor al Canale, l’auspicabile riduzione degli obblighi imposti ai contadini non collettivizzati. Fu eletto un Comitato studentesco incaricato di seguire il trattamento che il governo avrebbe riservato a un memorandum di richieste che si era deciso di inviare a Bucarest. La risposta non tardò.

Il giorno stesso 2.000 studenti vennero arrestati, contro 900 la Securitate aprì un inchiesta, seguì l’apertura di un fascicolo penale per 30 di questi. Il 22 novembre erano già pronte le sentenze che andavano dagli 8 anni a qualche mese di carcere. Timide manifestazioni di solidarietà con la rivoluzione ungherese all’Università di Cluj (corteo fino al cimitero cittadino con segni di lutto e coccarde ungheresi) terminarono con processi e condanne a diversi anni di carcere.

Si ebbe una manifestazione anche a Bucarest il 5 novembre (ma alcuni degli organizzatori erano stati arrestati il giorno prima) il cui scopo era chiedere al governo l’adozione di misure simili a quelle proposte da Timişoara. Anche a Bucarest vi furono arresti. Fra gli arrestati vi era anche Paul Goma, il quale fu poi condannato a una pena relativamente lieve (2 anni per “agitazione pubblica”) alla quale vennero però aggiunti per via amministrativa altri due anni di domicilio forzato.

In tutto gli scoordinati movimenti studenteschi del 1956 portarono conseguenze penali per circa 2.000 persone. Molti studenti vennero poi extra- matricolati nei due anni successivi.

Tornato a Bucarest, in effetti, Ceauşescu dimostrò di non avere imparato nulla dall’esperienza di Valea Jiului e non vi fu alcun cambiamento nella sua politica. Anzi, con la decisione, presa al finale degli anni 70 di pagare per intero il debito estero della Romania, Ceauşescu si considerò in grado di accentuare la sua sfida la paese imponendogli un regime di vita sempre più duro. Quando con due decreti dell’ottobre 1981 venne razionata la vendita del pane e ne venne addirittura proibito l’acquisto fuori del distretto di residenza, si verificarono disordini in alcuni complessi industriali. L’incidente maggiore fu provocato da minatori, questa volta a Motru, nel distretto di Gorj. La rivolta assunse, al contrario che in Valea Jiului, un corso violento, in quanto i minatori occuparono e in parte incendiarono la sede locale del partito. Intervenne l’esercito.

Un decreto del 13 settembre 1983 prescrisse diminuzioni di salario nel caso non si fosse rispettato il piano economico su scala nazionale. A partire da questo momento fino alla fine dl regime si sono registrati altri scioperi, anche se tutti di piccole dimensioni e soprattutto completamente indipendenti fra loro.

L’ultima protesta operaia fu anche la maggiore ed ebbe luogo a Braşov presso l’industria di veicoli pesanti ‘Bandiera rossa’. Fu anche la prima protesta operaia di cui l’Occidente prese notizia tanto da aprire gli occhi di fronte alla miseria che ormai marcava la vita dei rumeni. A ciò contribuì il fatto, mai accaduto prima, che anche parte della popolazione di Braşov si unì al corteo degli scioperanti, i quali erano arrivati in centro città e avevano occupato la sede del partito.

La rivolta venne domata e seguirono le abituali repressioni, ma è fondata l’idea che la rivolta di Braşov sia stato l’inizio di una mobilitazione morale che sfociò poi negli avvenimenti del dicembre 1989.

a cura di Davide Zaffi