La casa memoriale di Constantin Brancusi

Ott 5, 2012

Sul padre della scultura moderna, Constantin Brancusi, il romeno che ha rivoluzionato in mondo della scultura nella prima parte Novecento, sono stati scritti soprattutto lavori esegetici. Sulla parte “romena” della sua biografia si sa, probabilmente, di meno. Nato 136 anni fa, il 19 febbraio 1876, a Hobita, in provincia di Gorj, nel sud – ovest della Romania, Brancusi ha vissuto la sua infanzia da semplice contadino. La casa in cui è nato – tipica dell’archittettura contadina della regione dell’Oltenia – è in piedi anche oggi e funziona come museo.

Doina Banu, museografo presso la Casa Memoriale “Constantin Brancusi” di Hobita, fa da guida per Radio Romania Internazionale.

Questa casa risale a circa 180 anni fa. All’epoca era considerata una casa benestante, poichè contava tre stanze. Nella prima camera, il soggiorno, dormivano i genitori e i sette figli. Si dormiva di traverso, su un letto grandissimo, rivestito di una coperta e di tappeti tipici dell’Oltenia con modelli geometrici molto belli. Nella stanza si trova, inoltre, un armadio con l’elemento decorativo del sole, e un cofanetto che veniva offerto in dote alle giovani quando si sposavano, riempito di tessuti lavorati a mano. Sempre in questo spazio si trova anche il telaio della madre dello scultore”, spiega Doina Banu.

Nella seconda camera, una volta la cucina, i membri della famiglia mangiavano al tavolo rotondo a tre piedi, seduti su sedie simili, rotonde, sempre a tre piedi. Questo tavolo tradizionale dell’Oltenia, ispirò ulteriormente lo scultore nella creazione del suo “Tavolo del silenzio” (in romeno “Masa tacerii”), monumento in calcare che si trova a Targu Jiu, capoluogo della provincia di Gorj. Infine, la terza stanza era una dispensa per gli alimenti.

Il padre di Constantin Brancusi, Nicolae, fu intagliatore del legno e praticava anche l’agricoltura sui suoi campi di sette ettari. Il futuro scultore aveva 9 anni alla morte del padre, dopo di che i sette bambini furono allevati dalla madre.

Constantin Brancusi visse a Hobita fino all’età di undici anni. Fino allora seguì le prime due classi elementari a Pestisani, nelle vicinanze del villagio natale. A undici anni, orfano di padre e molto disobbediente, fuggì da casa per la prima volta e si recò a Targu Jiu, dove lavorò come tintore di lana. Ad un certo punto la madro lo trovò e lo riportò a Hobita, dove rimase per un pò, prima di fuggire nuovamente, questa volta in una città più lontana, a Slatina. Qui, Brancusi lavorò come garzone in un’osteria. Da quel momento, ritornò a Hobita soltanto in visita. L’ultima volta che il grande scultore tornò a casa fu nel 1938, dopo aver realizzato il Complesso di Targu Jiu”, ha spiegato Doina Banu.

Dopo aver seguito i corsi della Scuola di Arti e Mestieri di Craiova e quella delle Belle Arti di Bucarest, Constantin Brancusi cominciò a rendersi noto anche negli ambienti artistici del Paese come uno scultore di profilo classico. Però, la sua vocazione lo spinse verso l’originalità assoluta. Questa cosa accadde a Parigi, dove Brancusi giunse all’inizio del Novecento, e diventò celebre anche per le tradizioni a cui rimase legato.

Aveva un piccolo tavolo nel suo atelier, dove offriva agli amici uova a occhio di bue, polenta, crauti e grappa di prugne. Per i pranzi che offriva venne chiamato il “principe – contadino”. A Hobita, di solito, veniva da solo. Però, nel 1922, fu accompagnato da un’amica irlandese, dal nome Eileen, che vestì in un abito popolare romeno. Per lei, lo scultore organizzò un pranzo contadino sulla collina di Cioaca, dove voleva costruirsi una casa. Durante il pranzo, Brancusi preparò delle castagne lesse e e offrì del vino in vasi di terracotta. L’irlandese rimase affascinata dal suono dei vasi quando venivano riempiti di acqua o vino. Chiedendo a Brancusi cosa fosse quel suono, egli rispose: “è la voce della terra, dell’amore”. Quando Eileen partì, Brancusi le regalò alcuni vasi e le disse di andare in quel grande villaggio chiamato Parigi e raccontare come vivono i suoi amici di Hobita”, ha concluso Doina Banu, museografo presso la Casa Memoriale “Constantin Brancusi” di Hobita.

Il grande artista si spense nel 1957 a Parigi. Tra le sue celebri sculture ricordiamo la Signorina Pogany, Uccello nello spazio o la Colonna senza fine.

fonte: rri.ro