Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Nicolae Dabija. Un uomo, un amico, uno scrittore – ricordi, testimonianze, omaggi

Apr 14, 2021

 

È scomparso un grande letterato e tutta la letteratura piange la sua morte. È scomparso uno scrittore e l’Unione degli Scrittori piange la sua scomparsa. È scomparso un grande accademico, l’Accademia delle Scienze di Moldova e di Romania piange la sua scomparsa. È scomparso un grande uomo, l’intera umanità piange la sua scomparsa. Ma quando a morire non è solo uno scrittore, un accademico, un intellettuale, ma un uomo come Nicolae Dabija, piange l’intera comunità spirituale romena.” (l’incipit dell’elogio funebre dedicato a Nicolae Dabija da parte dell’amico Ioan Aurel Pop, Presidente dell’Academia Romena di Bucarest)

 

Tantissimi eventi si stanno organizzando in tutto il mondo, soprattutto in Moldova e Romania, nella sua memoria perché purtroppo il virus ci ha portato molta sofferenza e ci ha rubato da poco anche Nicolae Dabija.

Anche in Italia è stato organizzato qualche giorno fa un evento dall’iniziativa dell’Associazione Italia-Moldova, rappresentata dal presidente Gian Luca Del Marco e la casa editrice Graphe.it Edizioni, evento-commemorazione pensato “per dare sfogo ai nostri nostri ricordi emotivi verso il grandissimo poeta, scrittore, storico e politico Nicolae Dabija e per ricordare l’uomo che ha intersecato le nostre vite e che ha lasciato un segno tangibile nel destino del suo intero popolo, per continuare a mandare avanti il suo lavoro, quello che aveva tanta importanza per lui – la promozione della cultura romena all’estero.” (Gian Luca Del Marco)

Per onorare la sua opera – civica, letteraria e politica – sono intervenuti all’evento due Ambasciatori in Italia e alcune delle personalità del mondo della cultura che hanno avuto l’onore di incontrarlo e di condividere con lui conoscenze, amicizie, visioni, principi e letteratura.

Una presentazione esaustiva, completa di ricordi personali e percezioni popolari, particolareggiata sul ruolo storico e letterario, ci introduce alla conoscenza del fenomeno Dabija attraverso le parole autentiche, affettuose e per la prima volta pronunciate in lingua italiana dall’Ambasciatore della Repubblica Moldova in Italia, Anatolie Urecheanu:

“Apprezzo molto il fatto che questo evento sia dedicato ad un pubblico italiano perché l’opera letteraria di Nicolae Dabija porta in se un potenziale eccezionale ed è in grado di rappresentarci anche oltre lo spazio nazionale. Un grande scrittore, nonché un personaggio pubblico notevole in tutto lo spazio culturale nazionale che abbiamo in comune, quello della Repubblica Moldova e della Romania. Sono convinto che con le sue opere – poesia, prosa, giornalismo, storia, libri di testo – Nicolae Dabija continuerà a contribuire alla promozione dei nostri contatti culturali con Italia e con altri Paesi.

Ho incontrato Nicolae Dabija per la prima volta nel 1976, io ero un adolescente e lui un giovane poeta che girava per i villaggi insieme ad altri giovani scrittori per far conoscere le loro opere. Quello che mi ha impressionato di più in lui è stato, a parte la poesia, la comunicazione viva ed interattiva. Ho il ricordo di quel momento letterario come di un evento straordinario, sincero e pieno di emozioni positive. Il fatto di averlo conosciuto personalmente è stato per me in qualche modo un punto di riferimento e mi ha spinto a seguire le sue creazioni letterarie, ma anche le sue performance civiche e la sua attività pubblica.

Nicolae Dabija è stato un poeta pieno di ispirazione, uno scrittore di prosa epica, ha dedicato tutta la sua vita per l’affermazione dell’identità nazionale e per parlare ad alta voce delle verità storiche vietate per decenni in Moldova durante la dominazione sovietica. Per comprendere meglio la sua opera dobbiamo conoscere le sofferenze e le frustrazioni che ha subito vivendo in un Paese totalitario, profondamente ateistico, sistematicamente indottrinato ed ideologicamente proclamato per insultare la memoria collettiva e riscrivere la storia, cioè totalmente opposto ai valori cristiani nazionali sui quali era basata la società nazionale tradizionale di Bessarabia prima dell’occupazione sovietica. La Repubblica di Moldova è uno stato giovane, che si è separata della Russia annunciando il suo desiderio di libertà. Il suo romanzo “Compito per domani” tradotto in più lingue compreso l’italiano è una prova incontestabile in questo senso. Riguardo al patriota contemporaneo Nicolae Dabija desidero menzionare che in qualità di capo redattore della rivista settimanale “Letteratura ed Arte” e come deputato del Parlamento alla fine degli anni ’80 ha avuto un ruolo importante nella lotta per la nascita delle Repubblica di Moldova, così viene percepito Nicolae Dabija dalla maggioranza dei suoi connazionali.”

L’ambasciator moldavo conclude visivamente emozionato con un citato del critico letterario romeno Constantin Ciopraga: “collegato attraverso mille fili al fenomeno Bessarabia, nella sua complessità un oratore, un rapsodo, un evocatore Nicolae Dabija continua a fianco di altri il canto troppo presto interrotto di Alexei Mateevici.” (il suo predecessore, prete, soldato e poeta martire, l’autore delle parole dell’Inno Nazionale della Repubblica Moldova).

Gian Luca Del Marco infrange con delicatezza il silenzio commemorativo alla fine delle parole dell’Ambasciatore Urecheanu usando un verso di Grigore Vieru (poeta moldavo tradotto e pubblicato anche in Italia):

Abito alla periferia di una canzone” (dalla poesia Io abito, antologia “Orfeo nasce nell’amore”, 2010, Graphe.it)

Così Dabija ha vissuto ed ha lottato per tutta la vita, dalla “periferia”, cercando di spingersi verso il centro della sua comunità costruendo “ponti” sui due fiumi, il Prut ed il Nistro, che delimitano i confini della Repubblica Moldova verso la Romania e verso l’Ucraina, spingendosi oltre e seminando nel corso della sua attività un’infinità di germogli che sono sbocciati in bellissimi esempi di continuità della sua missione identitaria.”

A condividere ed a completare le riflessioni sulla personalità di Nicolae Dabija interviene l’Ambasciatore di Romania in Italia, George Bologan, che gli sottolinea il lato patriotico e spirituale:

“Credo fortemente che eventi come questo devono avere l’obbiettivo prima di tutto di generare esempi, di cogliere l’infusione di patriottismo, responsabilità ed entusiasmo trasmessa da Nicolae Dabija, che forse ci manca e che gli scrittori dell’aldilà del Prut ci trasmettono. Mi ricordo quando una volta Dabija citando Goethe diceva che per la libertà bisogna lottare ogni giorno – si trattava di un suo invito di combattere per la libertà e la verità, invito che rimane valido anche oggi. Ma le parole che più di tutte mi hanno impressionato è il suo esempio d’amore per la patria – “quando ho letto la Santa Scrittura ho capito che Dio ama coloro che lottano per la verità ed io ho desiderato allora di essere uno dei graditi dal Signore […] ho l’impressione che domani saremmo insieme ed il buon Dio ci deve dar ragione

La sua forza risiedeva proprio nell’altissimo livello spirituale, ma sapeva calarsi fino al livello più umile e quotidiano dei suoi lettori con l’unico desiderio di essere vicino alle loro necessità, per questo motivo il popolo moldavo ha sentito fortemente la sua scomparsa.”

Con voce commossa ed afflitta, Gian Luca Del Marco coinvolge il docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il professore Cristian Luca, in uno dei ricordi sulla grande capacità di iniziative e progetti di Dabija – la partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino con la presentazione del suo capolavoro “Compito per domani”.

“Ci siamo lasciati prima della Pandemia con la promessa di vederci quest’anno a Venezia, alla presentazione del suo libro. Purtroppo dopo la sua scomparsa si può dire troppo poco per ricordare un grande uomo … aggiungerei alcuni punti di riferimento della carriera di Nicola Dabija ed anche alcune considerazioni personali. Una personalità poliedrica, che ha dato molto sia per sua terra d’origine sia per la cultura romena complessivamente, membro corrispondente dell’Academia delle Scienze di Moldova, membro onorario dell’Academia di Romania ed membro dell’Academia Europea delle Scienze, delle Arti e delle Lettere di Parigi, membro dell’Unione degli Scrittori, ma soprattutto capo redattore del settimanale “Letteratura ed arte”, rivista che ha contribuito in modo determinante alla nascita culturale e nazionale dei romeni della Bessarabia come uno dei vettori più importanti della riconquista e della diffusione della cultura romena in Moldova sotto il regime sovietico.

Per la sua esemplare competenza di condotta e dedizione professionale, l’academico Nicolae Dabija è stato anche un apprezzato docente universitario, contribuendo notevolmente alla formazione di tante generazioni di intellettuali e letterati ed all’affermazione dell’identità romena e alla promozione dei valori nazionali nella cultura e nella pubblica istruzione della Bessarabia e della Romania.

Mi piace ricordare che è stato, fra tanti altri incarichi civili, uno dei pilastri dell’Organizzazione non governativa di cultura del Forum Democratico dei romeni della Repubblica di Moldova ed anche Presidente del Movimento del Consiglio Nazionale 2, con notevoli attività di promozione della cultura romena nella Bessarabia. Fra i tanti riconoscimenti ottenuti durante la sua carriera, menziono l’Ordine Stella della Romania nel grado di Commendatore e l’Ordine di merito culturale nel grado di Grande Ufficiale.

Aggiungo una considerazione personale che mi sta molto a cuore: lo conobbi personalmente e scopri una personalità di ampie vedute, sempre pronto a scavare il significato più profondo, ne parlammo a lungo e trovai in lui un interlocutore affabile dotato di un naturale buonsenso ed equilibrio, un intelligenza celata dietro un’innata modestia, con un’inestimabile capacità empatica, sensibile e partecipe attivo alle tematiche che più ci interessavano – la storia delle terre romene, la memoria storica, le persecuzioni e le deportazioni subite dai romeni durante il regime stalinista, il futuro della nazione. Intriso di un patriottismo sano, convinto e genuino, inclusivo, di pari dignità e fratellanza, guardava al futuro con realismo, senza sbilanciarsi sugli obbiettivi da raggiungere e con la consapevolezza che la forza della nazione risiede nell’unità e nella coesione.

Dalle tante considerazioni della critica, mi piace leggere quella del critico letterario Ion Rotaru in particolare, per dare il senso della profondità e dell’importanza della sua opera: “Dabija è colui che assunse la responsabilità civica e morale negando al poeta il diritto di sbagliare e dedicando tutto se stesso agli imperativi della storia, propugnatore dell’identità culturale romena, autore elegiaco ha tramutato il poeta in palladino della rinascita nazionale lasciando in secondo piano, oppresso dall’indole declamatoria e malinconica, uno stato d’animo sublimale in un’interiorità che trasforma la confessione in un’immediatezza della visione, un’evasione dalle gerarchie nazionali stereotipate del pensiero canonico.”

Concludo con poche parole riguardanti al fenomeno della rivista “Letteratura ed arte”, che ha fatto storia e continua a farla – come diceva la figlia di Dabija “un settimanale che per molti romeni della Bessarabia è stata la prima pubblicazione che ha dato inizio alla rinascita nazionale e ha portato il ripristino della lingua romena con caratteri latini.”

Se il passaggio alla democrazia della Repubblica Moldova è avvenuto senza vittime è merito anche di Nicolae Dabija che ha coinvolto la nazione a lottare per l’indipendenza attraverso l’affermazione della lingua materna e della cultura romena. Gian Luca Del Marco da voce ai suoi pensieri sugli innumerevoli viaggi di fine agosto in Repubblica Moldova per la Giornata Nazionale della Lingua Romena, impressionato ogni anno dai tanti eventi che venivano messi in atto da Nicolae Dabija ovunque sul territorio, con una partecipazione emotiva talmente forte che coinvolgeva tutti i presenti. E riguardo a questo genere di eventi contribuisce alla sua riflessione portando altri dati la fondatrice del Festival Internazionale “Europa in versi” di Como, Laura Garavaglia:

Se è vero che la grandezza morale e l’onestà intellettuale di una persona vanno di pari passo con la modestia, questa affermazione è più che mai vera per Nicolae Dabija perché non era solo un fine poeta, scrittore, critico letterario, ma anche un uomo davvero impegnato in prima persona per il suo Paese. Aldilà dei suoi meriti e le onorificenze ricevute, era un uomo dai modi gentili, un nobiluomo d’altri tempi, con uno sguardo sempre attento su tutto e per tutti, con una parola misurata sempre pronta a consolare.

La sua poesia, che amo e apprezzo tantissimo, unisce questa valenza morale e civile con una grande capacità lirica, che riesce ad evitare qualsiasi retorica, qualsiasi accento demagogico. Metteva spesso nelle sue poesie un brillante senso di un’ironia intelligente, perché aveva una fiducia incondizionata nella parola poetica. Grandissimo narratore, nel suo “Compito per domani” racconta una bellissima storia d’amore sullo sfondo dei drammatici eventi della dittatura sovietica.

Ho un ricordo bellissimo di lui, durante il Festival di Poesia di Como: stava scrivendo continuamente, ovunque andasse, su un taccuino e allora gli chiesi: “Nicolae, cosa stai scrivendo? E lui mi rispose che stava annotando tutto, ulteriormente le sue annotazioni le ha trasformate in uno splendido articolo sulla prestigiosa rivista “Letteratura ed arte”, sotto forma di reportage di tutti i momenti che aveva vissuto al Festival.”

Laura Caravaglia ci legge nei pensieri e ci esaudisce il desiderio di sentire la poesia dedicata da Nicolae Dabija alla città di Como:

La città si trova tra le montagne, sulle rive del Lago di Como,

                  Chiara come una lacrima di Dio.

                  Tutto qui respira poesia, Como stessa è una poesia non scritta.

                  Al Festival di Poesia di Como è stato detto

                  che la poesia salverà il Mondo.

                  Ed ora il Mondo ha un dovere: salvare la poesia.

                  In questa città ho incontrato lettori che venivano da lontano

                 per ascoltare poesia.

                 Se la porti nel cuore, la poesia è ovunque.

                Se non la porti con te, non è da nessuna parte.

                Aiutiamola a raggiungere l’anima di tutti, a cui appartiene,

                dove deve tornare per non andarsene più.”

 

Nicolae Dabija è rimasto anche nel cuore di Roberto Russo, il direttore di Graphe.it Edizioni:

Ho scoperto la grandezza di Nicolae Dabija incontrandolo di persona per il lancio del romanzo “Compito per domani” a Chisinau: era una persona che ti metteva a tuo aggio, riuscivi a parlare di tutto con lui spiegandoti nei minimi dettagli la sua cultura, la sua storia. Ho apprezzato molto la sua umanità che traspare anche nei suoi scritti. Ricordo il pranzo offerto da Nicolae alla sede della rivista “Letteratura ed arte” nell’occasione della Giornata della Lingua Romena, uno dei momenti più belli e particolari di convivialità e di una lingua che fa da trasmissione di cultura e soprattutto di valori di comunanza. Alla fine è questo il lascito fondamentale di Nicolae, assieme a tutti i suoi pensierini che ogni volta faceva a chiunque incontrava.

Vorrei ricordare un passaggio di “Compito per domani”, in cui uno dei personaggi rimane l’ultimo custode di una lingua e non può morire fino a quando non riesce a trasmetterla – il messaggio di Nicolae per noi è il “compito che ci affida per domani”: continuare a trasmettere la lingua, la cultura, la conoscenza.”

Nicolae Dabija citava spesso il suo caro amico, il letterato Vincenzo Bianchi, dalle quali parole si intuisce la sofferenza per la sua perdita:

“L’amicizia che mi legava, che mi lega ancora a Dabija, e l’essenza della creatività poetica che lui trasmetteva, mi avvolgevano nella forma del senso profondo della poesia. Adesso, mentre parlo, gli trasmetto un abbraccio felice … lui usava la poesia anche in politica, non per convincere le persone ma per trasmettere l’idea di autonomia e della libertà, i suoi comizi non erano comizi politici, ma comizi di poesia. Abbiamo discusso tante volte della lingua italiana, della sua fluidità ritmica che fa nascere il senso poetico; e lui amava l’assomiglianza della ritmicità poetica delle due lingue, l’italiano ed il romeno. Credo fermamente che la poesia abbassa i confini e la prova è stata la nostra profonda amicizia basata sulla condivisione profonda della poesia. Ringrazio il grande poeta ed il grande amico, che non è più fisicamente in questa dimensione della vita, ma spiritualmente rimane tramite la poesia.”

La Docente di Lingua e letteratura romena e traduttrice di Nicolae Dabija in italiano, Olga Irimciuc:

Vorrei parlarvi di un altro aspetto che caratterizzava Nicolae Dabija, della sua capacità di comunicare con i giovani. Ho potuto osservare, quando ha visitato la Scuola Europea di Varese, la sua abilità di destare curiosità nei suoi giovani interlocutori, e con quella semplicità che definisce soltanto le grandi personalità ha dato risposte chiare e sagge alle loro curiosità, riuscendo a commuoverli, ad affascinarli con la sua storia e la sua poesia, nonostante la comunicazione avvenisse tramite un interprete di lingua italiana. Ed è riuscito ad entrare nei loro cuori fino al punto da farli desiderare di portare avanti il suo lavoro sulla verità storica e sul diritto di libertà di parola. In realtà, i grandi uomini non se ne vanno mai, ma restano tra di noi sotto forma del loro operato.”

Ognuno di noi che ha conosciuto Dabija, personalmente o attraverso le sue opere, ha un “compito per domani”, quello di continuare la strada iniziata da lui, quello di continuare a pensare con spirito lirico e poetico ed agire con fermezza, con decisione, di diffondere e promuovere la lingua e la cultura romena nel Mondo.

Nicolae Dabija è stato a Torino a novembre del 2018 per presentare l’edizione italiana del libro Compito per domani (ed. Graphe.it, Perugia, 2018, traduzione di Olga Irimciuc) e ha dichiarato all’interno dell’intervista rilasciata alla rivista interculturale bilingue “Orizzonti culturali Italo Romeni”:

Dalle nostri parti si usa dire che tutte le strade portano a Roma. Per noi l’Italia è un simbolo del nostro passato comune, però anche del futuro, strettamente collegato alla nostra adozione all’interno della famiglia dei popoli europei. Considerando che i romeni si trovano bene in Italia, e che gli italiani hanno un atteggiamento di fratellanza nei confronti dei romeni, si può affermare che i fili che ci uniscono non sono ancora spezzati. Vorrei che gli italiani contribuissero al cambiamento di mentalità nei confronti dei romeni che lavorano in Italia. Noi siamo un popolo latino, alla ricerca di se stesso. Spero che, con l’aiuto dell’Italia e di altri Paesi latini, possiamo riconquistare il nostro posto nella famiglia dei popoli europei, un posto ottenuto con dignità. E questo libro ha la sua missione, il lettore si ritroverà dentro le sue pagine.”

 

Articolo a cura di Lorena Curiman