In uscita il volume “Musica per lupi” di Dario Fertilio

Giu 8, 2010

FOTO: la carcera Pitesti

‘Musica per lupi’ di Dario Fertilio: l’agghiacciante racconto di torture e sevizie nella Romania comunista.

Musica per lupi narra la storia del più orrendo esperimento carcerario condotto fra il 1949 e il 1952 in un carcere speciale di Pitesti, a nord di Bucarest.
Le torture volte alla rieducazione di giovani oppositori del regime sfociarono in un culmine demoniaco senza precedenti, affine alle 120 giornate di Sodoma del marchese de Sade, poi riprese in un celebre film da Pasolini. L’idea di fondo era quella della “rieducazione” con il fine di creare “uomini nuovi”.
Pitesti rappresenta qualcosa di imparagonabile e unico nella storia del Novecento: non l’annientamento ideologico e biologico come ad Auschwitz; non lo sterminio pratico e di massa come nei gulag sovietici; e neppure la rieducazione forzata e spietata come in Vietnam o Cambogia.
Si tratta piuttosto di una tortura ininterrotta, attuata di giorno e di notte secondo regole precise, e concepita come un fine in se stesso. Anziché affidare l’esperimento a squadre di “scienziati” del tipo Mengele, venne deciso di lasciare carta bianca a un gruppo di detenuti guidati da Eugen Turcanu, in possesso di eccezionale acutezza mentale, prestanza fisica e capacità di leadership.
Nel 1952, quando le prime notizie sull’”esperimento Pitesti” cominciarono a filtrare, per evitare uno scandalo vennero incriminati gli autori (Turcanu in testa): il processo sanzionò la pena di morte per i responsabili, senza toccare gli alti mandanti.
Il segreto di Pitesti venne così gelosamente sepolto nella tomba di Turcanu, e ancor oggi (benché in Romania si stia cercando ora di girare un film sull’argomento) il tabù è intatto.
Titolo: Musica per lupi. Il più terribile atto carcerario nella Romania del dopoguerra.


Autore: Dario Fertilio

Editore: Marsilio
Euro: 15.00

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Conosciamo i Gulag, conosciamo Polt Pot, conosciamo anche le purghe staliniste. Di Pitesti, invece, fino a ieri non sapevamo nulla. La storia, in Romania, è stata per molti anni un tabù nazionale. A raccontarla in Italia è ora il giornalista Dario Fertilio in Musica per lupi, un saggio asciutto e documentato da poco pubblicato da Marsilio.


Venuto alla luce intorno nel 1952, l’agghiacciante esperimento carcerario di Pitesti fu subito messo a tacere dal regime comunista. Come racconta Fertilio nel saggio, la dittatura di Bucarest fece presto a liberarsi dallo scandalo: i responsabili furono processati e fucilati.
Dell’incubo concentrazionario, non se ne seppe più nulla. I mandanti, invece, rimasero al potere per decenni, confidando che la storia gli desse ragione. Per fortuna, non fu così.

La storia ha davvero del raccapricciante: nella Romania comunista dell’immediato dopoguerra, un manipolo di prigionieri di un carcere speciale guidati da uno spietato galeotto di nome Eugen Turcanu inflisse torture sistematiche e ripetute a migliaia di oppositori al regime filosovietico instauratosi a Budapest subito dopo la seconda guerra mondiale.
“Sospensioni al soffitto con pesi da 40 chili per ore e giorni consecutivi; torture agli occhi dei detenuti per mezzo della esposizione prolungata alla luce elettrica; strappo dei capelli alle radici; rottura delle dita delle mani e dei piedi; tortura con il metodo della goccia cinese; nutrizioni forzate a base di sale con divieto di bere; cozzi procurati delle teste, al modo delle incornate tra cervi; bruciature delle piante dei piedi; percosse alle tibie per mezzo di barre metalliche”. L’elenco delle sevizie è lungo e potrebbe continuare. L’obiettivo, invece, era uno solo: “annientare l’anima dei detenuti”.