Cavour e l’unità nazionale della Romania

Giu 7, 2011

Cavour e l’unità nazionale della Romania

Marco Baratto

Scritto in occasione del secondo centenario della nascita di Cavour (1810 -2010) e del 150°anniversario dell’Unità’ d’Italia (1861 – 2011) e della Proclamazione dei Principato di Romania (1862-2012)

Il 10 Agosto 2010 cadeva il secondo centenario della nascita di Cavour, probabilmente , non avrebbe gradito che in occasione del secondo centenario della nascita si spendessero troppe parole e soprattutto troppi elogi . Sicuramente non avrebbe gradito che gli si ricordasse Il suo senso del dovere , la sua concezione della politica come strumento per il bene comune e non , come strumento per raggiungere interessi – più o meno leciti – di parte o personali, la passione e il suo concetto di “Nazione” come un’entità da servire in modo disinteressato. Probabilmente , avrebbe passato questo giorno, come molti altri , vale a dire sul posto di lavoro, pronto e aperto ad introdurre tutte quelle riforme che avrebbero potuto non solo accrescere la ricchezza dello Stato cosciente che accrescendo la ricchezza della Nazione si sarebbero elevato il tenore di vita dell’intera collettività. Da buon liberale , rifuggiva ogni forma di visione massimalista o integralista , riconoscendo alla religione una funzione importante dal punto di vista etico nell’educazione e nella formazione delle coscienze. Cavour non è solo l’artefice del Risorgimento italiano ma fu un grande riformatore che seppe dare impulso agli Stati Sardi. Già nel 1842 promosse la costituzione dell’Associazione Agraria che si proponeva di promuovere le migliori tecniche e politiche agrarie, per mezzo anche di una Gazzetta. Cavour, impegnassimo nell’attività di gestione soprattutto della sua tenuta iniziò un’attività di miglioramenti nei settori dell’allevamento e dell’uso di macchine agricole , triplicando, in poco tempo le rese dei terreni. Convinto assertore del principio secondo cui “Il Risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico’ e molta parte della sua attività politica seguirà questo indirizzo, basti pensare all’importante attività diretta non solo a sistemare le finanze del Regno uscito indebolito dopo la I guerra d’indipendenza, ma a far passare in Parlamento una serie di trattati commerciali con il Belgio, l’Inghilterra, l’Olanda, la Svizzera e la Francia che permettono di inserire il piccolo Stato Piemontese nell’ambito più vasto della politica europea, unico modo questo per non restare chiusi in un provincialismo regionale e per fare del Piemonte lo stato “guida” della causa italiana. Ma, l’interesse del grande statista non fu limitato, al pari di Giuseppe Mazzini, a quanto accadeva nelle Nazioni dell’Europa occidentale e, al pari del grande ligure, non furono meno le simpatie che lo statista piemontese ebbe nei confronti della causa nazionale romena che, al pari di quella italiana, si trovava a vivere una riscoperta ed un desiderio di unificazione nazionale.

LA ROMANIA TRA DIVISIONE E VOGLIA DI UNITA’

La situazione dell’attuale territorio della Romania era per certi versi simile, a quella che si era realizzata nella penisola italiana. Il movimento “romantico” contribuì al rafforzamento del desiderio di unificazione. Un sentimento ancor più accesso in quanto i romeni si trovarono al centro degli interessi dell’Austria, dell’Impero Turco e della Russia. La Transilvania, dopo la fine della dominazione ottomana, si trovarono all’inizio del XVII secolo a divenire parte integrante dell’Impero e nel 1711 questo controllo divenne sempre più pressante tanto dei principi locali, vennero progressivamente sostituiti da funzionari nominato da Vienna e, anche la relativa autonomia che questa regione aveva fino allora goduta venne del tutto cancellata sotto il regno di Leopoldo II che respinse le richieste di riconoscere la nazione romena al pari delle altre nazionalità che formavano l’Impero. Non meno difficoltosa era la situazione dei rumeni di Valacchia e Moldavia. In entrambi i casi l’impero ottomano aveva affidato a partire dal 1716 (anno della morte dell’ultimo voivoda di Valacchia) l’amministrazione dei due principati a gospodari nominati per un triennio e scelti tra le famiglie greche di Costantinopoli o fanarioti. In Valacchia Moldavia sotto il regime fanariota le condizioni della popolazione restò sempre miserabile nonostante qualche piccola riforma introdotta come ad esempio l’abolizione della servitù della gleba, avvenuta nel 1756 per merito di Costantino Mavrocordato. Le cose, nei due principati, iniziarono a modificarsi solamente a partire dal 1774 con l’entrata in scena dell’Impero Russo. Ha seguito del trattato di Kuçiuk – Kainarge, la Russia, infatti, l’accordo consentiva che “i ministri della corte imperiale di Russia di intervenire in favore dei principati” Anche l’Austria mostrava interesse verso quella regione e nel 1775 la parte settentrionale della Moldavia, la Bucovina, entrò a far parte direttamente dell’impero di Vienna. Nel 1792 a seguito del trattato di Iasi, l’impero ottomano, fu obbligato a cedere alla Russia i territori moldavi oltre il fiume Dnestr corrispondenti all’attuale territorio della Trasnistria. La spartizione dei territori dei principati di Moldavia e Valacchia tra i due imperi a danno degli ottomani venne completata con il trattato di Bucarest del 1812 quando la Russia si annetté la Besserabia. I territori dei principati, furono ancora per diversi anni al centro della contesa tra Russia e Turchia fino al trattato di Adrianopoli, che siglato alla fine della guerra russo-turca del 1828 -1829, sancì per i Principati di Moldavia e Valacchia di un sistema politico – amministrativo che, seppur caratterizzato da una forte egemonia russa, la formulazione del Regolamentul Oragnic che pur garantiva una serie di autonomia, non permetteva quella reale indipendenza sia dall’Impero Ottomano dei quali i Principati erano almeno formalmente ancora parte e dall’altro dalla Russia che si ergeva protettrice dei popoli cristiani.

I MOTI DEL 1848

Al pari dell’Italia anche la Romania venne interessata dal vento rivoluzionario del 1848 che in ogni parte dell’Europa sollevava le nazionalità oppresse che erano in cerca di una propria Patria. In Romania “ i movimenti insurrezionali del 1848, vedevano avanzare richieste diverse da regione a regione. In Valacchia, si chiedeva la fine del protettorato russo e del “Regolamento Organico”, e la sua sostituzione con la alzarono a turno…Così, anche noi romeni ci alzammo solo in parte e a turno”.Divisioni e beghe tra i rivoluzionari romeni, tanto simili a quelle tra italiani, fecero fallire entrambi i movimenti insurrezionali del 1848, 1849 e 1853 e furono giudicate con severità sia da Mazzini sia dal romeno Constantin Rossetti. Il primo, nel 1850, nello scritto “Foi et Avenir” sosteneva “mancanza di organizzazione, di unità, lotte meschine tra i vari gruppi politici sono all’origine del fallimento della nostra impresa”. Mentre, nella contemporanea “Cronica politica” di Constantin Rossetti, emerge un’interessante parallelismo, infatti, il patriota romeno sosteneva: -Milano, Venezia, Roma e le altri parti d’Italia, invece di sollevarsi insieme tutte d’un colpo, rovesciando tutti gli imperatori, di proclamare la Repubblica Italiana, una sola stanza e un solo governo popolare e repubblicano, si alzarono a turno cosi anche noi romeni ci alzammo solo in parte e a turno – “.

LA GUERRA DI CRIMEA E LA PACE DI PARIGI

Alla metà del XIX secolo l’intera Europa, guardava all’impero ottomano come al “malato d’Europa” e tutte le potenze continentali erano pronte a spartirsi i vari territori che ancora erano sottomessi alla Sublime Porta in particolare l’attenzione e le mire dei principali Stati europei erano puntati sui Balcani e sulla regione danubiana dove, tra l’altro si erano registrati anche tentativi insurrezionali. La Russia, in particolar modo, vedeva la possibilità di aumentare la propria influenza nel mondo balcanico. Nel 1853 l’occupazione da parte della Russia dei Principati di Moldavia e Valacchia (che anche se formalmente autonomi erano ancora parte della Porta) provoca la razione immediata dell’impero ottomano. Contemporaneamente i governi di inglese, francese, austriaco, prussiano e svedese iniziarono trattative per la creazione di una coalizione antirussa che mirasse a limitare l’espansione degli czar verso i Balcani. In questa guerra, che avrebbe coinvolto, ben presto una buona parte dell’Europa, anche il Regno di Sardegna. Cavour era, infatti, cosciente che solo facendo rientrare lo Stato Sardo sulla scena europea si potevano attirare non solo le simpatie delle varie cancellerie europee ma, anche porre la “questione italiana” al centro delle discussioni tra le potenze europee. Solo in cosi facendo il Piemonte “piccolo per territorio” seppe acquistare “credito nei Consigli d’Europa”. . Cavour sapeva anche che la partita con l’Austria, per quanto riguardava l’Italia la si giocava anche sullo scacchiere balcanico e che occorreva, come sosteneva Mazzini, stringere alleanze con “Coi popoli aggiogati forzatamente al carro dell’Austria, coi popoli che devono essi pure rivendicarsi libertà e indipendenza.”. Questa idea di vedere uniti gli interessi italiani a quelli dei romeni che anelavano all’unità al pari dei popoli della penisola avrebbe portato, Cavour a sostenere, durante la conferenza di Pace avvenuta a Parigi al termine della Guerra di Crimea gli interessi delle popolazioni transivane e moldo-valacche.

CAVOUR: LA QUESTIONE RUMENA E LA SITUAZIONE ITALIANA AL TAVOLO DELLA PACE

Questa coscienza di legare gli interessi italiani alle rivendicazioni delle popolazioni ancora oppresse, e in particolare alle popolazioni rumene era presente non solo in Cavour o Mazzini ma anche in molti altri intellettuali e uomini del risorgimento come Cesare Correnti e anche se in termini diversi in Carlo Cattaneo. Tale coscienza si era andata accrescendo soprattutto dopo che l’Austria, nel corso della guerra di Crimea, aveva abbandonato la posizione di neutralità e, senza dichiarare formalmente guerra all’Impero Russo, aveva occupato militarmente i principati di Moldavia e Valacchia che seppur tecnicamente formassero due stati separati e vassalli della Sublime Porta entravano, in questo modo nella zona di influenza di Vienna. Un simile atteggiamento austriaco, non solo era considerato da Cavour inaccettabile sotto il profilo morale ma, rappresentava agli occhi dello statista la ripresa di una politica espansionista di Vienna che avrebbe potuto interessare anche la penisola italiana e mettere in discussione lo stesso processo di unificazione dell’Italia e, nell’immediato la possibilità di unire il Regno di Sardegna al Lombardo – Veneto. L’ulteriore allargamento dell’influenza austriaca nell’Europa orientale, inoltre poteva rappresentare per il Piemonte e per la diplomazia di Cavour il banco di prova per dimostrare come una piccola nazione potesse sedere e trattare al pari delle altre nazioni del continente. Ma, proprio la mossa azzardata dell’Imperatore austriaco nei confronti dei Principati di Moldavia e Valacchia fu uno dei motivi che permisero a Cavour di porre l’attenzione della questione italiana al centro del dibattito del Congresso di Parigi . Infatti, la situazione dei Principati di Moldavia e Valacchia che, è bene ricordare erano un protettorato Russo dipendente dall’Impero Ottomano e al momento della Pace di Parigi occupati militarmente dall’Austria furono uno dei punti chiave di tutte le trattative del Congresso . Per Cavour , porre la questione rumena e della sorte dei principati fu il mezzo attraverso il quale , non solo dimostrare la sua personale amicizia con i patrioti rumeni molti dei quali avevano trovato rifugio e ascolto presso la capitale sabauda , ma anche di parlare dei problemi italiani facendo leva sulla questione delle nazionalità. Inoltre, in un primo tempo, la soluzione dell’autonomia e dell’unità dei Principati danubiani avrebbe anche permesso di iniziare , per via diplomatica, il processo di aggregazione della Penisola italiana. Negli incontri che Cavour ebbe prima dell’apertura del Congresso di Parigi , con i rappresentanti del Governo Inglese e di quello Francese, infatti, emerse l’ipotesi formulata da Napoleone III durante un colloquio riservato che i territori dei Principati di Moldavia e Valacchia sarebbero stati assegnati al Duca di Modena e alla Duchessa di Parma con la contestuale annessione di questi due stati italiani al Piemonte di Vittorio Emanuele II . Pur tenendo fermo l’interesse della causa nazionale italiana all’interno del congresso di Parigi, Cavour , fu tra i più accessi sostenitori della causa nazionale romena convinto che l’unità nazionale dell’Italia non poteva , in virtù del principio di nazionalità, essere disgiunto dalla causa nazionale rumena. La Romania ,unita, libera ed indipendente, sarebbe stata, nella visione europea di Cavour, non solo un atto dovuto nei confronti dei tanti patrioti che speravano nell’indipendenza di una Patria , ma sarebbe stata un argine sia all’espansionismo Austriaco e Russo sia un sorta di cuscinetto nei confronti della Turchia, infatti “Se non li riuniamo (i Principati n.d.r.) , se non costituiamo un potere forte e compatto, essi resteranno immersi nella corruzione e nel disordine come in passato…Sarebbe una vera vergogna per l’Europa lasciare questi paesi in preda all’anarchia ed agli intrighi Russi e Turchi” .

CAVOUR E LA ROMANIA DOPO IL CONGRESSO DI PARIGI

La posizione intransigente dell’Austria sulle questioni italiane, la fermezza dell’Inghilterra sulla situazione dei Principati Danubiani e le forti critiche mosse da alcuni parlamentari, indussero Cavour a rientrare a Torino “senza avere in saccoccia il più piccolo ducato di questo mondo” .Se sul piano delle compensazioni territoriali il Piemonte usciva perdente dalla Pace di Parigi, sicuramente grazie all’abilità e alla finezza diplomatica di Cavour, il Regno di Sardegna usciva vincitore. Infatti, numerose furono le attestazioni di stima verso il Regno che i plenipotenziari di tutta Europa resero verso questa nazione ma soprattutto fondamentale rappresentò il consolidarsi dell’amicizia verso la Francia che sarà fondamentale per il compimento del disegno risorgimentale. Non meno importati furono i successi nel campo della politica internazionale , dove il Piemonte si mostro si attento alla causa nazionale italiana ma senza tralasciare i vincoli di fraterna amicizia che e simpatia che si era andato costruendo e che si sarebbero dimostrati utili quando il Regno di Sardegna fosse stato pronto ,anche militarmente, a divenire il motore propulsivo dell’unificazione italiana. Consapevole che la tutela e la promozione la risoluzione della questione italiana passava anche attraverso la soluzione dell’unificazione rumena, Cavour, proseguì anche dopo il congresso di Parigi a sostenere l’azione dei patrioti rumeni, che anelavano, al pari degli italiani, ad avere uno stato libero e indipendente. Su questo argomento la risposta del congresso di Parigi fu molto deludente, infatti, se da un lato il Principato di Valacchia e quello di Moldavia , venivano liberate dall’occupazione militare austriaca , dall’altro non solo veniva riconfermata la loro divisione ma anche il ritorno sotto la protezione ottomana che si era impegnata nei confronti delle potenze europea a “conservare ai detti Principati una amministrazione indipendente e nazionale, nonché la piena libertà di culto, di legislazione, di commercio e di navigazione. […]” . Tale dichiarazione venne accompagnata da una promessa del Sultano di convocare dei “consigli per costituire le rappresentanze sociali al fine di decidere l’organizzazione definitiva dei due Principati” . Insoddisfatto delle decisioni prese dal congresso di pace di Parigi sia per quanto riguardava il Piemonte sia per quanto ricordava la situazione in Moldavia e Valacchia , Cavour si mise immediatamente all’opera per migliorare quanto deciso al termine degli accordi di pace. Reputava infatti, strategico, anche per il Piemonte e successivamente per l’Italia che si giungesse ad una soluzione definitiva per i Principati danubiani, in quanto, riteneva fondamentale per la pace in Europa la creazione di una nazione rumena. L’occasione per riproporre l’intera questione venne nel Gennaio 1857 quando si riunì a Costantinopoli la conferenza degli ambasciatori delle potenze che avevano preso parte al Congresso di Parigi. Non pochi furono i problemi che si posero immediatamente all’attenzione del rappresentante Piemontese Giacomo Durando . Infatti, se da un lato la Sublime Porta aveva provveduto, come prevedevano gli accordi di Parigi , a convocare delle assemblee dei due principati per discutere in merito al futuro dei due stati, dall’altro aveva anche sapientemente dalle stesse tutti quegli elementi che al giudizio di Costantinopoli, potessero rappresentare istanze unitarie o indipendentiste. Questo fece in modo che i due organismi deliberassero non tanto come speravano i patrioti rumeni, quanto piuttosto nel senso del mantenimento dello status quo e quindi secondo le indicazioni di Costantinopoli. Il congresso degli ambasciatori quindi si trovò difronte tra l’accettare le conclusioni portate dal governo ottomano , il quale forte delle deliberazione delle assemblee di Valacchia e Moldavia , premeva per il mantenimento della suo protettorato sui Principati oppure denunciare l’imbroglio portato avanti dal governo di Costantinopoli e richiedere , come sostenuto da Francia, Piemonte e Russia alla convocazione di nuove assemblee . Anche questa volta, le manovre Ottomane d’intesa con Vienna riuscirono a vanificare gli sforzi dei patrioti Moldavi e Valacchi e anche per una seconda volta il protettorato della Porta sui Principati Danubiani sembrava salvo. Cavour, preso a intensificare i propri rapporti con la Francia di Napoleone III non mancava di seguire gli sviluppi nei Principati e nell’Agosto del 1857, la Francia, il Piemonte e l’Inghilterra, riescono ad ottenere l’annullamento delle elezioni in Valacchia e in Moldavia e la convocazioni di nuove Assemblee dove finalmente il fronte degli indi pentisti rumeni riesce ad ottenere la maggioranza. Le due Assemblee decisero anche l’unificazione dei due principati in un’unica entità statale denominata “Principati Riuniti di Moldavia e Valacchia” al cui capo si sarebbe stato posto un sovrano straniero la cui scelta sarebbe stata affidata ad una conferenza con i rappresentanti delle nazioni che presero parte alla guerra di Crimea. A questo incontro il rappresentante del Regno di Sardegna , Marchese di Villamaria ricevette , sulla questione dei Principati da Cavour istruzioni precise e che consistevano nel sostenere la proposta francese di unità e indipendenza delle due nazioni senza urtare troppo la Prussia e l’Inghilterra . Dopo quattro mesi di intenso dibattito si giunse ad un accordo che rappresentava un compromesso tra le posizioni franco – piemontesi e dall’altro quelle austriache . Infatti, nella risoluzione finale, la Valacchia e la Moldavia ottenevano l’indipendenza dal Impero Ottomano ma avrebbero continuato a essere due entità statali separate rette due ospodari . La mancata unificazione nazionale sia territoriale sia politica scontentarono parecchio i patrioti rumeni che speravano di veder realizzato il proprio sogno di ricongiungimento almeno tra i romeni assaggiati all’impero ottomano . Anche Cavour , si mostrò , piuttosto insoddisfatto del risultato e , in una dura lettera al Marchese di Villamaria , non ebbe problemi ad affermare che “Nell’affare dei Principati, tutte le Potenze hanno fatto una brutta figura. e anzi che stabilirvi la tranquillità, vi hanno seminato la rivoluzione. Meno male che la Sardegna è la meno colpevole di tutte, e che noi siamo scontenti del presente, e aspettiamo con desiderio che suoni l’ora del risveglio di tutte le nazionalità oppresse” . Le notizie delle decisioni prese dagli ambasciatori sulla sorte dei principati suscitarono , nei patrioti rumeni, rabbia e sconforto ma , anche espressioni di fraterna amicizia a Cavour, considerato il vero avvocato della causa rumena nei congressi internazionali. . Dopo un primo momento di smarrimento i nazionalisti del principati di Valacchia e Moldavia eletti nelle assemblee cercarono di trovare una soluzione che , pur rispettando almeno formalmente le risoluzioni internazionali, potevano soddisfare le volontà di dare unità ai popoli rumeni. In particolare grazie all’opera di uomini come Stefan Catargiu e di Joan Manu si decise che, se non si poteva giungere ad un unità territoriale, forzando gli accordi internazionali , si sarebbe potuta raggiungere un unione personale facendo eleggere come Principe di ciascuno stato la stessa persona . La scelta unanime dell’assemblea Moldava e di quella Valacca ricadde su colonnello Alexandru Cuza eroe delle rivoluzione del 1848 , e per questo fortemente avversato dall’Austria che senza riuscire tentò di invalidare l’elezione che invece venne legittimata dal riconoscimento di Francia, Russia e Regno di Sardegna . Dopo poco meno di un mese, il 12 Marzo 1859, Cavour, per sottolineare, non solo il riconoscimento da parte del Piemonte del nuovo stato ma anche l’amicizia verso i patrioti rumeni , presentò in parlamento un disegno di Legge che prevedeva l’istituzione di un consolato generale del Regno di Sardegna a Bucarest. La sconfitta austriaca in italia ,realizzate sei nel corso del 1859, e la proclamazione del Regno d’Italia del 17 Marzo 1861 diedero ancora una volta l’esempio e la fiducia nei patrioti rumeni e permisero a Cuza di proclamare il 5 Febbraio 1862 i Principato di Romania .

I PATRIOTI RUMENI E LA MORTE DI CAVOUR

I primi mesi di vita del nuovo stato italiano , proclamato il 17 Marzo 1861, non furono per Cavour sereni anzi, le nuove problematiche nate dopo l’unità e la questione di Roma impegnarono sia fisicamente sia intellettualmente il grande statista piemontese. Il 29 Maggio 1861 , nel corso di una delle tante riunioni che occupavano la giornata dello statista, Cavour venne colto da malore e dovette essere immediatamente curato . Ogni tentativo praticato dal medico di fiducia il Dottor Rossi non servirono a molto e il quadro clinico dell’illustre personaggio, dell’artefice dell’unità d’Italia e come abbiamo visto anche grande sostenitore della causa nazionale rumena andarono progressivamente peggiorando . Il 4 Giugno la situazione peggiorò ulteriormente tanto che venne chiamato , come lo stesso Cavour aveva richiesto, Padre Giacomo da Poirino che impartì al Conte l’estrema unzione e l’assoluzione in articulu mortis ancora con un residuo di forze il grande statista ebbe il tempo di dire “«Frate, Frate, libera Chiesa in libero Stato!». Alle 7 del mattino del 6 Giugno 1861 Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, nobile dei Marchesi di Cavour cessava di vivere.

Unanime fu il dolore per la morte del grande statista i sovrani di tutta Europa , che ne conoscevano le grandi doti intellettuali e ne apprezzavano la finezza diplomatica sapevano che con Cavour moriva un grande politico europeo che era riuscito in pochi anni a trasformare un piccolo stato, in una grande nazione continentale in grado di divenire il centro propulsore dell’unificazione italiana. Ma anche la gente comune rimase colpita, ed addolorata , in quanto era cosciente che avrebbe perso una figura divenuta familiare e che con la tipica riservatezza si era attirato numerose simpatie e amicizie.

I patrioti rumeni, che vedevano in Cavour, non solo un sincero amico ma anche un difensore della causa nazionale rumena in tutto il corso del periodo in cui, al pari degli italiani, cercavano la tanto desiderata unità e libertà furono profondamente turbati dalla notizia della morte del Conte . I patrioti rumeni indirizzarono al giornale La Perseveranza di Milano una accorata lettera nella quale tra l’altro sottolineavano “la morte del Cavour fece nel nostro Paese un impressione che dura ancora, I rumeni non dimenticarono l’eloquenza e l’amore da lui posto a difendere i loro diritti al congresso di Parigi, ne le prove di sincera amicizia che n’ebbero in ogni occasione. Quindi èche questa perdita irreparabile per l’Italia, viene dai Rumeni tenuta come lor propria” . L’Assemblea della Valacchia e successivamente la Commissione Centrale decretarono che con la morte di Cavour “ La Romania perde , in quest’uomo di Stato, uno dei suoi più generosi benefattori, uno dei suoi difensori più ardenti”

CONCLUSIONI

La figura di Cavour, è spesso un’immagine, tra le tante presenti nei nostri libri di testo, eppure, la sua vita, il suo senso del dovere, il servire al di sopra di ogni interesse personale, la correttezza nello svolgere il proprio lavoro, qualunque esso sia. Insegnamenti che gli uomini che hanno fatto l’Italia hanno messo in pratica e che noi dobbiamo conservare e tramandare alle prossime generazioni. Soprattutto al pari di Mazzini e di Garibaldi , anche Cavour, può essere sicuramente annoverato non solo uno dei Padri della nazione italiana e un personaggio che fu determinante per la causa nazionale italiana , ma un uomo e uno statista il cui amore per la giustizia , e l’amore per le libertà dei vari popoli oppressi travalicò i confini nazionali fino a divenire un alfiere della libertà dei popoli. Se infatti, Mazzini fu l’apostolo della libertà , il cui pensiero infiammò le giovani generazioni d’Europa, e Garibaldi il combattete della libertà, l’uomo che non smise mai di correre in aiuto delle nazionalità oppresse, Cavour fu l’abile stratega, l’uomo che grazie all’abilità diplomatica seppe tessere minuziosamente la tela della libertà. In particolar modo , e per quanto riguarda la Romania, Cavour, fu anche un avvocato della causa nazionale dello stato danubiano colui il quale seppe unire e capire l’importanza che la causa nazionale italiana poteva essere vinta solo assieme alla causa dei popoli rumeni. Ricordare, oggi, l’impegno di Cavour verso la Romania , significa cercare di riannodare i legami tra i protagonisti del risorgimento italiano e la storia romena permettendo di saldare ancor di più i legami che uniscono l’Italia alla Romania.