Bucarest. Il Museo del Contadino Romeno

Giu 7, 2012

Il Museo del Contadino Romeno, fondato il 5 febbraio 1990, è il continuatore della tradizione museale che risale al 1875, quando fu costituita, presso il Museo Nazionale delle Antichità, la prima sezione di arte tessile ‘opere realizzate in campagna’, in seguito alla proposta del critico letterario Titu Maiorescu. Il 11 ottobre 1906, grazie all’impegno di parecchie pesonalità del tempo, venne inaugurato un museo autonomo dell’arte popolare romena. Come direttore è stato nominato Alexandru Tzigara-Samurcaş, eminente storico d’arte, grazie a cui l’istituzione si guadagno uno status scientifico e culturale di prestigio.

Successivamente, nel 1912, nel luogo della ex Zecca e del Palazzo Mavrogheni, fu posta ‘la pietra fondamentale’ del Museo Nazionale d’Arte. Nel documento di fondazione, firmato dal re Carol I e messo nel fondamento dell’edificio, si affermava che il museo è stato necessario ‘per onorare l’arte ancestrale con una sede degna del suo significato’. La progettazione e la direzione dei lavori sono state affidate all’architetto N. Ghica-Bude.

Il Museo del Contadino Romeno si iscrive nella famiglia europea dei Musei delle Arti e delle Tradizioni Popolari e comprende collezioni molto ricche di oggetti. Ospitato in un edificio-monumento storico, stile neo-romeno, mette in prattica una museografia molto speciale, grazie alla quale nel 1996, ha avuto l’onore di aggiudicarsi il trofeo EMYA- European Museum of the Year Award.

Lo stile originale di esposizione si estende anche nelle pubblicazioni del museo, attraverso le azioni tipo Il Museo Missionario, La Scuola del Villaggio, o negli eventi espositivi, concerti, conferenze,ecc. Il museo ospita, insieme alla mostra permanente, anche mostre temporanee, fiere.

Horia Bernea ha fondato la più importante istituzione di cultura tradizionale romena – Il Museo del Paesano Romeno, organizzato a secondo di tutte le esigenze della museistica contemporanea.

ll museo, che Bernea ha reinventato, sintetizza la cultura tradizionale romena in una scenografia inovvativa e cosi venne nominato Il museo Europeo dell’anno nell’ 1996.

Nell’ 1997, il pittore avvertiva il pericolo che “i romeni diventassero sincroni con gli occidentali” , rischiando cosi di perdere l’identità’ e di dimenticare i radici.

“D’avanti un mondo minacciato della dissoluzione, forzato a negare i punti di riferimento fondamentali dell’essere, l’artista, l’uomo di cultura in generale deve partecipare al senso di sacrificio che ha salvato il mondo. Lo deve salvare” , scriveva Bernea.

Horia Bernea, figlio dell’etnologo Ernes Bernea, e’ nato il 14 settembre 1938. Dopo aver studiato matematica e fisica, segue la Scuola Tecnica di Architettura ed il Istituto Pedagogico – Disegno.

Nel 1990 viene nominato direttore dello Museo del Contadino Romeno e nel 1994 riceve dalla Fondazione Culturale Romena il premio per il contributo avuto al ricupero delle tradizioni spirituali della civilizzazione dei paesani. Più avanti riceve anche il grande premio “George Apostu”

Nella primavera dell’anno 1993, il Museo del Contadino venne aperto con una mostra permanente, ispirata del segno della Croce. Un anno più tardi si aprono anche le sale d’esposizione con delle icone.

IL Museo si è sviluppato con difficoltà nei primi anni. Le collezioni iniziano ad arricchirsi, grazie alle donazioni vengono acquistate delle opere molto valorose.

Nel 1994 l’uomo di cultura George Bernea riceve da parte dalla Fondazione Culturale Romena il premio per il contributo avuto nel ricupero delle tradizioni spirituali della civilizzazione dei paesani e in seguito il premio “George Apostu”.

Nel 1995, quando si celebrarono 5 anni di esistenza dell museo, venne stampato l’album “Villages roumains-les gens et les choses2, il primo libro che conteneva immagini dal mondo dei paesini romeni. Coordinato dal pittore Bernea, l’album è uscito con l’appoggio dell’Ambasciata di Francia a Bucarest e fa nascere una serie di reazioni dalla parte dell’elite culturale romena.

Tra 1998 e 1999, Horia Bernea vive a Roma dove, insieme a Teodor Baconsky, teologo e diplomato (in quei temi èra Ambasciatore di Romania di Santa Sede) realizza un’ampia testimonianza sulla “Roma bizantina: Roma caput mundi”, una guida soggettiva della Città Eterna, sostenuto dei dialoghi, note, fotografie, acquerelli e disegni. Riesce a creare un fine mescolo impartendo da punto di vista culturale due sensibilità orientali aperte, dove la pane ed il vino della romanità, bruciate dello spirito della tradizione bizantina si assottigliano nella carne e nel sangue della Eterna Europa.

L’album è stato stampato dalla casa editrice “Humanitas” – come un omaggio, dopo l’improvvisa e tragica morte dell’artista, all’età di solo 62 anni nel dicembre del 2000 – diventando cosi un vero e proprio testamento spirituale.

Horia Bernea è morto a Parigi, il 4 dicembre del 2000 ed e sepolto nella chiesa Mavrogheni, vicino al Museo del Contadino Romeno.

Traduzione a cura di Ana Maria Glomnicu