Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Vlad Scolari “Ho respirato la Romania da lontano..”

Mar 3, 2012

Vlad Scolari è un giovane e prometentte artista con origini romene e italiane ma nato e cresciutto in Italia. Diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano collabora come regista e attore con diverse compagnie milanesi e nazionali sia in qualità di attore che di regista e drammaturgo. Ho conosciutto Vlad Scolari in occasione del debutto del suo spettacollo teatrale “Iona” ospitato del Teatro Elfo Puccini a Milano nel mese di febbraio. Lo abbiamo incontrato e intervistato sui diversi argomenti e aspetti che riguradano la sua attività artistica.


Raccontaci un po’ dei tuoi esordi e come hai capito che volevi fare teatro in una maniera proffessionale…

Ho cominciato l’attività teatrale all’età di sette anni, a Genova, in una scuola che si chiama La Quinta Praticabile, dove sono stato allievo di Modestina Caputo, Aldo Amoroso e Giorgio Albertazzi. All’età di quattordici anni scrissi un testo che misi in scena assieme ai miei colleghi e amici della Scuola e da lì iniziai ad interessarmi anche alla regia e alla scrittura di testi drammatici. Durante gli anni del Liceo continuai quindi a scrivere, dirigere o anche solo interpretare vari spettacoli assieme alla piccola e giovanissima compagnia che avevamo formato. Dopo il Liceo decisi di continuare l’attività teatrale e partecipai ai provini alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi dove fui ammesso e dove mi diplomai nel 2009.

Nato e cresciuto in Italia in una famiglia mista, mama romena e il padre italiano…quindi da lontanto come sei riuscito a stare in contatto con la cultura romena e conoscere il paese da dove proviene la tua mama? Tra’altro ti voglio fare i complimenti per il fatto che parli benissimo lingua romena…

In seguito, parallelamente agli impegni lavorativi come attore e regista, sentivo l’esigenza di tornare a creare qualcosa di mio da un punto di vista artistico. Il problema era: che cosa scegliere e proporre? Immediatamente pensai all’altra metà della mia formazione culturale che non avevo mai approfondito: la parte romena. Mia mamma è romena, mi ha insegnato a parlare la sua lingua, sono cresciuto a fianco al suo bagaglio culturale, tra le conversazioni dei suoi amici romeni nel mondo, ho respirato la Romania da lontano. In Italia imperversa un’enorme ignoranza riguardo alla cultura e storia di questo grande popolo. Mi è sembrato quindi doveroso da parte mia, italo romeno, attingere a quella cultura sia nello scopo di renderla più nota ai miei concittadini italiani sia per continuare l’infinito percorso di conoscenza personale.

Il primo autore romeno scelto e portato in scena e stato Panait Istrati. Da dove è spuntata l’idea di fare uno spettacollo usando i suoi scritti riuniti nello spettacolllo: Verso un’altra fiamma’ (sottotitolo, “Confessioni di un perdente”), andato in scena l’anno scorso al Teatro della Tosse di Genova. Hai messo in scena testi anche se non scritti espressamente per il teatro..

Mi sono messo a pensare agli autori e personaggi con cui tramite la mia famiglia e le amicizie romene ero entrato in contatto. Il primo a venirmi in mente è stato Panait Istrati. Durante le estati che passavo a Bucarest mi capitava spesso di andare alla Radio Romania Cultural, dove lavorava una cara amica di mia mamma Camelia Stanescu Ursuleanu, grande amante e conoscitrice dell’opera di Istrati. Mi misi a leggere tutto quello che riuscivo a recuperare e ad ascoltare i vari radiodrammi creati dalla Radio Romena e capii la forza e la potenza di questo personaggio che ancora oggi ha molto da dire soprattutto in quest’epoca alla ricerca di nuovi valori morali e politici. Mi sono identificato in Istrati, mi ha appassionato e convinto delle sue idee e così è stato anche per i miei compagni d’avventura: il musicista Federico Branca Bonelli e l’attrice/cantante Alice Protto. Con loro abbiamo creato un “concerto teatrale” o “radiodramma” interamente suonato e sonorizzato dal vivo, dove si alternano parti di testo e musiche della tradizione romena e non solo. Ho curato personalmente la realizzazione del testo, assemblando in maniera originale gli scritti di Istrati tratti da “Confessione per sconfitti”.

Lo spettacolo ha debuttato lo scorso Novembre 2011 al Teatro della Tosse a Genova e replicherà a Pavia i prossimi 30 e 31 Marzo 2012 Marzo al Teatro Motoperpetuo.

Da Panait Istrati un passo più avanti a Marin Sorescu, poeta, drammaturgo e saggista romeno. Lo spettacollo “Iona” ha avuto il suo debutto ma anche e i suoi meritati applausi a Milano nel mese di gennaio 2012..Racontacci un po’ il lavoro per lo spettacolo “Iona”, la scelta dell’attore, la musica…

In seguito ho sentito l’esigenza di confrontarmi anche con una drammaturgia vera e propria, per iniziare a scoprire e condividere anche col pubblico italiano la grande drammaturgia romena. Nella mia infanzia a casa aprivo sempre il libro di poesie di Marin Sorescu e mi ricordo che amavo molto la sua apparente leggerezza e la sua profonda ironia. Seguendo le tracce di uno dei pochi autori romeni che conoscevo scoprii e lessi Iona e me ne innamorai. Assieme all’attore Marco Bonadei abbiamo deciso quindi di affrontarlo nonostante la grande complessità del testo o forse proprio per questo. Abbiamo dapprima affrontato un’intensa analisi del testo per continuare con una serie di improvvisazioni e arrivare all’allestimento dove abbiamo scelto di utilizzare il minimo indispensabile per dare modo al testo di emergere in tutta la sua ricchezza. Per le musiche mi sono rivolto di nuovo a Federico Branca Bonelli, che ha colto e capito bene le atmosfere del testo e ha creato un sottofondo musicale per ogni parte del dramma registrando e arrangiando da solo vari strumenti e affrontando il lavoro in maniera totalmente originale.


E’perchè “Iona”?

Credo che Iona sia un testo fruibile da un pubblico molto vasto e indifferenziato e che possa essere accolto molto bene dal pubblico italiano, poiché il suo autore è per me un grandissimo poeta a livello internazionale e soprattutto perché Iona, come dice anche Sorescu, siamo tutti noi.


Come ha ricevuto il pubblico i tuoi spettacoli? e quale messaggio spera di trasmettere con questi spettacoli?

Entrambi gli spettacoli hanno avuto un pubblico misto romeno e italiano di tutte le età e condizioni. Alla base del mio intento c’era ovviamente l’esigenza di far emergere da questi spettacoli quelli che sono i messaggi universali più che quelli strettamente legati alle particolarità della cultura romena. Ho tentato di affrontare questi lavori nell’ottica di rendere partecipe all’unisono un pubblico così misto, sottolineando quelle che sono le cose che ci uniscono in quanto esseri umani e non evidenziando le differenze tra cittadini di paesi diversi. Fino a prova contraria siamo europei e latini. Io mi sento europeo e latino e non soltanto italo romeno.

Il tuo lavoro artistico sta diventando anche un porta voce dei valori letterari romeni meno conosciuti in Italia…

Lo spirito con cui lavoro non è quindi quello della conservazione della propria identità culturale di provenienza ma al contrario cerco di realizzare i miei lavori per un pubblico europeo, misto, che viaggia, che emigra, che va e vuole andare aldilà dei propri confini, che vuole approfondire la propria e altrui storia. Se poi, per quel che riguarda altre culture, questa missione può sembrare difficile o conflittuale, per la cultura romena non è così complesso. L’unica distanza che riesco a vedere è quella della poca divulgazione della cultura del mio paese materno qui in Italia.La cultura romena è, per me, parte integrante e fondamentale nella storia della cultura europea, bisogna solo farla conoscere, renderla nota in modo che possa esprimersi in tutta la sua grandezza e bellezza.


Come si potrebbe tradurre l’idea di appartenenzza a due culture? é una fortuna? un dovere che va a essere esprimato ?

Io ho la fortuna di appartenere a due paesi, il che è una grande ricchezza, indubbiamente. Sono stato, come dire, spinto “dalla vita” a conoscere anche un’altra cultura ma credo che, in un mondo che comunica a chilometri di distanza con un semplice click e va sempre più mischiandosi, sia doveroso per tutti incuriosirsi e conoscere altre storie e altri mondi, specialmente quelli a noi più vicini.

Un messaggio per chi ‘ti legge’ e viene a vedere i tuoi spettacoli..

Per quel che riguarda la mia attività, il teatro, vissuto sia come attore sia come regista e autore, è e vuole continuare ad essere il mio lavoro e la mia passione. Tento, quindi, di esprimere attraverso il mio mestiere quelle che sono le mie idee e la mia “missione” nei confronti della società in cui vivo, convinto che conoscere altri popoli attraverso la loro cultura e letteratura sia il mezzo più nobile e migliore possibile per arrivare a conoscerle davvero.

Grazie per la disponibilità con l’augurio di una proficua e duratura carriera

Violeta Popescu

febbraio 2012

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