Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Viorel Boldis: nella lingua di Dante, come seconda lingua

Lug 4, 2011

Viorel Boldis: nella lingua di Dante, come seconda lingua

Irina Turcanu

Provocatorio in “Rap… sodie migranti”, edito da Centro Studi “Tindari Patti”. Commuovente nella prosa de “Il fazzoletto bianco”, TopiPittori Editore. Anticonformista, con molta probabilità, nell’impostazione degli articoli di giornale che hanno segnato l’inizio della sua carriera. Camaleontico, fluido, contrassegnato da grande carisma quando è chiamato a parlare in pubblico. Sono questi gli stralci che si possono cogliere quando si incontra Viorel Boldis, di persona o attraverso i suoi scritti. Conosciamolo meglio però, attraverso le sue proprie parole.

Sono numerose le soddisfazioni che la letteratura ti ha portato. Come nasce la tua passione per la parola, per la scrittura?

Io sono figlio di contadini, cresciuto in un piccolo paesino tra le colline della Transilvania Nord occidentale. Posso affermare con certezza che la mia infanzia era di per sé una poesia, così come lo era tutta la natura intorno a me da quelle parti. Mi ricordo che portavo sempre un libro con me, da qualsiasi parte andavo, tanto che mio padre mi prendeva in giro: non era molto normale per lui che un contadino avesse tutta questa passione per la lettura. Leggevo tanto da ragazzo… Mi ero innamorato della poesia e, a dieci anni, conoscevo a memoria decine e decine di poesie dei nostri poeti (romeni) classici: Eminescu, Bacovia, Blaga, Minulescu, Cosbuc, etc. Mi ero offerto volontario per tenere pulita e in ordine la piccola biblioteca della scuola, soltanto per stare tra i libri. Tuttora ho presente quel profumo meraviglioso dei libri ingialliti dal passare degli anni. Ho cominciato a scrivere poesie appena ho imparato a scrivere… Credo di avere ancora qualche quaderno con i miei primi ‘versi’!

Prima di tutto sei un poeta, o un giornalista?

Non sono un giornalista, o perlomeno non sono un giornalista di professione. Ho fatto questo lavoro per un certo periodo nella Romania dei primi anni dopo la rivoluzione del 1989. Mi piaceva anche e avrei potuto fare carriera (ero persino diventato capo redattore di un quotidiano a Oradea, la mia città), però poi sono dovuto scappare dalla Romania proprio per ‘colpa’ del giornalismo, ma questa è un’altra storia.

Le tue poesie sono disponibili sia in romeno che in italiano – entrambe scritte di tuo pugno. Qual è la lingua nella quale le pensi e che differenze ci sono, secondo te, tra la sonorità romena e quella italiana? Quali giochi linguistici concedono l’una e l’altra?

Posso risponderti con certezza che ogni poesia la scrivo nella lingua in cui la penso: se l’ho pensata in romeno, la scrivo in romeno, se l’ho pensata in italiano, la scrivo in italiano. Non potrebbe essere altrimenti. Già di per sé il poeta riesce a creare abbastanza confusione nella sua mente, da fare nascere ogni tanto dei versi stralunati, immaginati cosa ne verrebbe fuori se questi versi li pensassi in una lingua e li scrivessi in un’altra! Io le mie poesie non le traduco mai dall’italiano al romeno o viceversa: le riscrivo! Per quanto mi riguarda l’italiano è una delle lingue più ‘cantabili’ al mondo. L’italiano canta per eccellenza, il romeno INcanta… per discendenza, perché mia madre ha fatto ah! quando mi ha partorito, e non oh! Quindi adoro la lingua italiana, la amo, ma l’amore riesco a farlo solo con la lingua romena! Per quanto riguardano i giochi linguistici, devo dire con tutta l’onestà che mi riescono meglio in romeno, lo parlo da una vita romeno, mentre l’italiano ha ancora tanti segreti da svelarmi.

“Il fazzoletto bianco” è una novella che ha riscontrato un grandissimo successo. Illustrata, potrebbe apparire come dedicata ai bambini, ma in verità racchiude una certa sottigliezza di sentimenti molto più affine con un pubblico adulto. Tu, in quanto scrittore, per quale pubblico l’hai pensata? E quanto di autobiografico c’è tra le sue pagine?

A dire la verità, quando l’ho scritta non ho pensato per quali lettori la stavo scrivendo. Prima di metterla sulla carta, la raccontavo agli incontri di poesia con i lettori, sia ai ragazzi sia agli adulti, insieme ad altre storie della mia infanzia, della mia terra d’origine. È apparsa in questo formato illustrato per ragazzi, per puro caso: Antonella Toffolo, che era una scrittrice e illustratrice di libri per ragazzi, si era innamorata di questa storia e mi ha chiesto il permesso di illustrala. Purtroppo, lei si è spenta prima che il libro venisse stampato.

Grazie, Viorel.

Grazie a voi.

Viorel Boldis è nato a Oradea, nel nord ovest della Transilvania, in Romania. Vive e lavora in Italia dal 1995. Autore di racconti e poesie, ha vinto numerosi premi letterari, fra i quali: Culture a confronto Brescia 2000 e 2003; Premio Eks&Tra 2005; Penna Nera 2006; Sono partito dall’altra parte del mondo per incontrarti 2009; finalista Premio Tindari Patti 2009; Menzione particolare Premio Nosside 2009. Sue poesie sono state pubblicate in varie antologie e riviste. Ha pubblicato; Da solo nella fossa comune Gedit Edizioni 2006; Amir Sinnos 2009; Rap… sodie migranti Centro Studi Tindari Patti 2009. Partecipa a vari reading e slam di poesia, a incontri, dibattiti e seminari sulla letteratura migrante.

Autore: Irina Turcanu

http://www.balcanicaucaso.org/Media/Multimedia/Viorel-Boldis-poeta-migrante

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