Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Evento online: la ricezione del volume “Diario della felicità” di Nicu Steinhardt in Italia

Apr 8, 2021

Le Edizioni Rediviva di Milano organizzano un nuovo appuntamento online, il 23 aprile 2021 alle ore 20:30, dedicato al libro di Steinhardt “Diario della felicità” (ed. Rediviva, 2017).

Sono passati 30 anni dalla sua prima pubblicazione (ed. Dacia, 1991, a cura di Virgil Ciomos): è uno dei libri più letti in Romania, che ha cambiato la vita di molti lettori e ha mostrato a tutti noi il vero significato della parola libertà. “Jurnalul fericirii” (Diario della felicità) è stato pubblicato in traduzione italiana (1995, ed. Il Mulino) e poi anche in francese e in spagnolo.

Si parlerà dell’impatto di questo libro sui lettori italiani insieme agli scrittori e giornalisti Armando SANTARELLI, Antonio BUOZII e Dario FERTILIO.

Per le Edizioni Rediviva modera l’incontro Irina Turcanu, scrittrice e giornalista.

Il “Diario della felicità” è un libro che ebbe un destino drammatico prima della caduta del regime nel 1989. Scritto tra il 1969 e il 1971, fu confiscato dalla Securitate il 14 dicembre 1972, ma nel 1975 fu restituito all’autore. Nel frattempo Steinhardt aveva riscritto il volume. Successivamente inviò copie delle due versioni a diversi amici, tra cui Monica Lovinescu e Virgil Ierunca.

Nicu Steinhardt (1912-1989) è una figura di spicco nel panorama culturale romeno del Novecento. Nel 1959 fu processato e condannato a tredici anni di reclusione per essersi rifiutato di collaborare con il regime. All’uscita dalla prigione, riprese una proficua attività letteraria che lo portò a pubblicare diversi libri e centinaia di articoli. Diventato monaco nel 1980 col nome Nicolae Delarohia, Steinhardt fu accolto benevolmente al monastero Rohia della regione Maramureș. Da lì si sposterà comunque periodicamente a Bucarest e passerà dall’attività di traduttore a quella, intensissima, di saggista e cronista letterario, musicale e artistico, attività testimoniata dai sei libri pubblicati (con tagli operati dalla vigile censura) e dalle centinaia di saggi, articoli, note, cronache, riflessioni apparsi in varie riviste.

Tutto intorno a questo libro è rivestito di straordinario, a partire dall’esperienza di vita dell’autore – ebreo convertito al cristianesimo e battezzato in galera – e a continuare con la storia del manoscritto che sta alla base del libro. Esistono, di fatto, due manoscritti in romeno di questo libro: il primo, confiscato inizialmente dalla Securitate (la famigerata polizia segreta romena durante gli anni della dittatura comunista) e poi restituito all’autore; il secondo, più esteso, interamente riscritto da Steinhardt dopo la confisca del primo. Entrambi sono stati, in seguito, da lui completati, corretti e nascosti. L’attuale edizione riproduce la prima delle due versioni.

(…) Per uscire da un universo concentrazionario che non deve essere necessariamente un lager, una prigione o un’altra forma di carcere, poiché la teoria si applica a qualsiasi tipo di prodotto del totalitarismo, esiste la soluzione mistica della fede.

Sono entrato cieco in prigione ed esco vedente; sono entrato viziato, coccolato, esco guarito dalle arie, dalle pretese, dalla presunzione; sono entrato scontento, esco conoscendo la felicità; sono entrato nervoso, permaloso, sensibile alle sciocchezze, esco indifferente a tutto ciò; il sole e la vita volevano dire poco, adesso so assaporare la più piccola fettina di pane; esco ammirando soprattutto il coraggio, la dignità, l’onore, l’eroismo; esco riappacificato: con quelli verso cui ho sbagliato, con i miei amici e nemici e anche con me stesso. Perciò sto in ginocchio e ringrazio Gesù Cristo promettendogli di fare il possibile per comportarmi, d’ora in poi, con distacco di fronte a tutte le avversità, gli ostacoli, le provocazioni; sarò solo allegro, sempre riconoscente per ogni gioia, ogni parolina buona che non sia bestemmia e imprecazione e desidererò piuttosto la morte che commettere peccati che gridano vendetta al cielo. N. Steinhardt

Più che situarsi al suo centro quale «io narrante», Steinhardt sembra distillarsi e diffondersi dappertutto nel microcosmo – creato per meglio amalgamarlo – come sostanza viva e miracolosa, con la sua incrollabile fede in Dio, negli uomini, nella libertà. Perché – e questo pare il supremo insegnamento del diario – nessuna prigione al mondo (e neppure il mondo intero, prigione più grande del carcere) può impedire all’uomo di pensare e di avere fede. La fede vince la paura e fa diventare l’uomo libero, libero e felice. Gheorghe Carageani

Ileana Mălăncioiu, membro corrispondente dell’Accademia Romena e nota personalità del mondo letterario romeno, considerava il Diario della felicità come il libro più importante pubblicato in Romania dopo il 1989.

https://www.facebook.com/events/802149720508345

www.rediviva.it

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