Le saline della Romania – Ocnele Mari

Nov 7, 2012

Foto: salina Turda

Le saline della Romania – Ocnele Mari

‘meglio intingere nel sale e guardare il sole, che intingere nel burro e guardare la terra

detto popolare

La parola buona è come il sale nel cibo. Non t’immischiare in tutto come il sale nel cibo.

Anche se mangi un sacco di sale assieme ad una persona, continui a non conoscerla abbastanza.

Non è l’arte saper cucinare, è l’arte saper aggiustare di sale. Parole vecchie, parole sagge, parole salate: parole sentite dagli anziani, parole che si usano in situazioni di umorismo oppure per attirare l’attenzione, per consigliare o per trarre una conclusione, parole usate senza conoscere molto bene il significato, l’intento e l’origine di queste espressioni.

La presenza delle ‘parole salate’ nel vocabolario romeno è dovuta ai numerosi giacimenti di sale che si trovano sul territorio del paese, al loro sfruttamento massiccio e all’attaccamento degli abitanti a questa preziosa fonte di nutrimento, rimedio di salute, di commercio e, negli ultimi anni, anche di turismo. La descrizione del minerale in due parole è ingiusta e incompleta perché nessuno si aspetta, guardando una

zolla di sale, di scoprire una varietà di colori, di vene sinuose, di luci e ombre mischiate apposta per creare un tappeto immenso di disegni unici, foggiati abilmente e minuziosamente dal più grande artigiano mai esistito – la Natura. Ancora più interessanti e sorprendenti sono il tocco e la carezza dello strato, quando lucido e liscio alla perfezione, quando ruvido e imperfetto, a seconda delle condizioni climatiche che hanno portato alla sua formazione.

Senza accorgermene come e quando, inizio a cercare nella memoria tutte le informazioni che conosco sul mistero dell’origine e dell’intero processo di valorizzare del piccolo granello di sale. Con l’aiuto dei ricordi e dell’immaginazione, rivedo la salina dell’infanzia, la Salina Targu Ocna, collocata nel cuore della Moldova, nella pittoresca vallata del Trotus, dove trascorrevo diverse ore al giorno durante le vacanze ad esplorare le tantissime sale della miniera e ad osservare ogni pezzettino di sale bianco, grigio e nero staccato dalle pareti e lasciato intenzionalmente per terra dai custodi (credevo io con la mente di bambino) per una conoscenza più approfondita sotto vari aspetti: tatto, odore, anche sapore, ovviamente anche la semplice respirazione dell’aria salata purificata, che entrava nella pelle e nei polmoni, cosi forte e specifica delle saline, che bastava respirarla una sola volta per non dimenticarla più per tutta la vita. Più tardi, ho scoperto, o meglio o capito consapevolmente, le spiegazioni riguardo l’importanza ed i benefici per la salute: il microclima costante e la temperatura intorno ai tredici gradi, l’aria carica di particelle ionizzate, ricche di oligoelementi, diodi di carbonio e sale, aiutano le difese immunitarie del corpo umano nella lotta contro I microorganismi , cura le malattie come l’asma, rinite, sinusite, reumatismo.

Molte persone con problemi respiratori ritornano a casa più sani e più riposati soltanto dopo qualche giorno trascorso nelle saline, ma anche le persone sane possono trovare li dentro sollievo, nelle giornate torride d’estate, e tanti divertimenti. Ogni salina della Romania impressiona per un aspetto particolare -dalle forme inedite delle pareti e luoghi di culto alle gallerie d’arte e dotazioni moderne: campi di calcio, tennis, parchi giochi per bambini, spazi allestiti per eventi festivi, ristoranti.

Le più famose e frequentate dai turisti, sia come semplici destinazioni turistiche sia per i loro benefici curativi, sono le saline Turda, Slanic Prahova, Targu Ocna, Praid, Ocnele Mari. La storia, la religione e le terapie si uniscono la dentro – le ex miniere di sale sono diventate con il tempo centri di cura per il corpo e per lo spirito. Parlando di spirito e ricordandomi di quella che mi è rimasta veramente nel cuore, che mi ospita ogni volta che ho l’occasione di visitarla e che continua a sorprendermi come se la guardassi sempre per la prima volta, mi fermo un attimo con il pensiero, e con l’aiuto dell’immaginazione e delle cognizioni che ho di questa salina, per rivedere Ocnele Mari, in tutto il suo splendore e la sua grandezza.

Ocnele Mari

è un paesino nella provincia di Valcea e uno dei più vecchi collocamenti umani in questa zona della Oltenia, dovuto anche all’importante giacimento di sale. Sotto queste colline si trova un massiccio di sale di circa 600 metri di spessore, che rappresenta la principale fonte naturale del posto e che è stata

sfruttata dai tempi antichi, da cui ha preso il nome anche il paesino (‘ocna’ significa miniera di sale, ‘mare’ significate grande). La salina Ocnele Mari si trova a sette km da Valcea ed è stata aperta al pubblico nel 2009, ha una superficie di 20.000 metri quadrati e la lunghezza della galleria d’accesso è di 13.000 metri.

Vicino alla miniera sono stati scoperti i resti di una fortezza dei Daci, vecchia di oltre 2.000 anni – la fortezza Buridava. Ma la scoperta più importante è il ritrovamento dell’iscrizione ‘Bur’ su un pezzo di ceramica, che potrebbe significare il nome Buridava o addirittura Burebista. Su un altro pezzo di terracotta sono state trovate le scritte ‘Reb’ e ‘Mark’, che ci conducono ai geto-daci. Non meno importante è la scrittura, sempre su un vaso di terracotta, Basileo Thamarcos Epoiei, che è stato dimostrato di essere stato un re locale, contemporaneo con l’Imperatore romano Octavian Augustus. L’estrazione del sale si faceva anche durante l’occupazione dei romani, la prova è data dalla scoperta dei resti di un castro romano nelle vicinanze, che controllava questa zona. Lo sfruttamento del sale aveva un carattere stagionale (dalla primavera all’autunno) assicurando però i bisogni dello Stato per la durata di un anno intero. Per il suo sale, la Dacia era tanto importante per l’Impero Romano, quanto per il suo oro.

L’avventura dell’esplorazione di questa salina inizia con un breve percorso attraversato in pullman,

dall’ingresso in superficie fin dentro il grembo del monte di sale, ma una volta che arrivi nella prima sala, dai pareti lucidi di sale, non sai bene dove guardare per primo e più in fretta, per paura di perderti qualche piccolo dettaglio: i disegni misteriosi con i quali la natura si è divertita a crearli, le luci artificiali sistemate in modo da mettere in evidenza ancora di più la bellezza del minerale, schizzi e spiegazioni riguardo le sue qualità e la sua estrazione, sparse ad ogni passo per approfondire la conoscenza dell’importanza che ha il sale nella nostra vita di tutti i giorni, i divertimenti di varia natura per i più piccoli ed i più grandi – un mondo completamente diverso da quello che abbiamo lasciato in superficie. Durante la permanenza dentro la salina, ad una temperatura intorno ai tredici quindici gradi, quindi ben coperti, si respira l’aria salata, I polmoni si gonfiano delle particelle salutare e la sensazione di leggerezza e rilassamento del corpo e della mente ti fanno perdere la nozione del tempo. In più, i chioschi che servono te caldo, i ristoranti con i cibi specifici romeni, i cinema, i musei con oggetti curiosi usati in passato per l’estrazione del sale, la chiesetta con oggetti di culto scolpiti nel sale ed i campi per varie attività sportive, ti fanno rimpiangere, quando arriva il momento di lasciare il mondo sotterraneo, il ritorno al mondo in superficie, con la promessa di riandare al più presto a rivivere questa favola. Sulla via di ritorno, mentre mi lascio dondolare dal movimento ritmico del pullman, mi ricordo l’originedella parola ‘salario’: il termine arriva dal latino ‘salarium’, perché i legionari romani erano pagati con il sale per i loro servizi. Poi, vado ancora più indietro nel tempo, all’infanzia, quando ascoltavo con diletto la favola fantastica di Petre Ispirescu, ‘Il sale nel cibo’, e mi meravigliavo, ogni volta che la sentivo, che un Re possa dare cosi tanta importanza a questo ingrediente nel suo cibo, perché preferiva e apprezzava la saggezza della figlia più piccola, quando li confessava che lo amava come ‘il sale nel cibo’.

Non per niente, il popolo romeno mantiene dai tempi lontani un’abitudine, usata soprattutto in campagna,

quella di ricevere gli ospiti con pane e sale, una pratica antica legata al rituale dell’ospitalità e del dono,

simbolo di abbondanza, di armonia, di amicizia e segno di ricevimento degli ospiti, nella propria casa, con grande onore.

Il detto popolare ‘meglio intingere nel sale e guardare il sole, che intingere nel burro e guardare la terra’ evidenzia molto bene la differenza tra la ricchezza e la povertà e le scelte che facciamo nella vita e le sue conseguenze.

dott.ssa Lorena Curriman