Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Gellu Naum – La Quinta essenza

Lug 10, 2010

dott.ssa Maria Floarea Pop

Il surrealismo come modus vivendi

La casa editrice Editing Edizioni che promuove in Italia la poesia straniera, ha pubblicato anche uno dei fondatori del surrealismo, il poeta romeno Gellu Naum con l’antologia bilingua La quinta essenza, a cura di Geo Vasile a cui appartengono la prefazione, la bibliografia e la traduzione. Gellu Naum è una delle personalità della letteratura romena che ha adottato la poesia e soprattutto il surrealismo come modo di vita, come una grande responsabilità, pur rimanendo uno spirito libero. Libero nel linguaggio, libero nei suoi “scenari metafisici” stile Dalì, di un’incredibile umanità e forza come una tempesta che rompe gli stereotipi, i sistemi, i principi, per arrivare al di là dell’apparenza, sulla “sponda azzurra” dove tutto è nuovo e vero. Leggendo le poesie di Gellu Naum non si incorre negli esperimenti surrealisti astratti, ma si vive un’inaspettata realtà caotica in un complicato gioco di sentimenti e immagini.
gellu-naum
La prefazione scritta dall’italianista, traduttore e critico letterario Geo Vasile offre come un alfabeto per questo inedito “idioma poetico” creato dal complesso poeta. La selezione delle poesie dà l’occasione di seguire il percorso poetico dal volume La descrizione della torre del 1975, L’altra parte del 1980, alla Sponda azzurra del 1990, La faccia e la sopraffaccia del 1994, fino all’Asceta alla baracca di tiro (2000) tracciando la parabola della vita del poeta. Lo studio di Geo Vasile, così denso e articolato lascia poco spazio di riflessione sulla poesia di Gellu Naum. E siccome il poeta non amava le interpretazioni dei critici, ci rimane soltanto una via per parlare di Naum: quella della poesia di questo mondo così bello, di un’umanità che tante volte è stata paragonata a quella di René Magritte: “Il silenzio stillava da me come una clorofilla o viceversa/esso sottolineava la mia presenza togliendole ogni sua condizione preordinata/ confessava la mia adesione ad un nuovo e strano principio/le cui prove s’erano svuotate d’ogni giustificazione anche negativa”. La sua ars poetica è piuttosto un rifiuto di rinchiudere il vissuto in una forma, un’intromissione nell’ordine naturale delle cose: “se non mi sbaglio commettevo qualche poema il che sarebbe/quasi la stessa cosa anche se evitavo di proposito di farlo/insomma c’è da discutere ancora ma a me i pohemi mi sono sempre/sembrati pregni di qualcosa/che non mi ha mai interessato”,  “ecco perché preferivo gli iniziali  vaneggiamenti non intenti a diventare/ pohemi né agire come tali essi almeno riflettevano in gran parte le mie naturali/ tendenze decifravano un senso oltre qualunque infiltrazione/della soggezione” (Le mattinate con la signorina pesce). Non esistono riferimenti nel suo universo poetico, tutto è da vivere con un amore  nuovo: “Oh mi fermai presso di te/come un albero che sta fermo/e solo le nostre foglie disperate tentano di attacarsi al cielo”(Le perline) , “sul lembo di marciapiede nella fermata del tram/dove i nostri grandi riferimenti l’amhore e la morhte / partoriranno il topolino metà bianco metà rosso metà nero” (Orbitali). C’è una grande distanza dall’amore romantico che viene quasi deriso in questo mondo in cui l’uomo è sul punto del collasso, in un’eterna apocalisi, vissuta con indiferenza, senza tragicità, in cui anche i morti partecipanno.

Nella “sponda azzurra” le cose succedono nella naturalezza primordiale (“Talvolta le cose hanno l’aria di chi si getti nel vuoto verso un/ eterno riposo con il punto di partenza in un movimento maldestro”), dove la poesia e l’amore trovano il parossismo in un attimo di morte: “sentiamo lo schianto della carne e delle ossa in una scordata ingenuità da noi solo rare volte raggiunta” (Appena allora).

Demolendo ogni canone letterario o  ideologico, la poetica di Gellu Naum è dedicata alla libertà e all’ amore, con un linguaggio “di pietra” che va al di là della semplice parola: “Parlando un altro linguaggio ad una stessa voce/ dal di là dei confini affliti della fronte/ed affascinati dalle nostre proprie voci/ puntelliamo la personale compatta utopia /su tutto ciò che è da sempre eccessivo/ e chi potrebbe definire tutto ciò se non come/l’atroce alchimia che ci assicura la nascita.” (La doppia conoscenza della pietra piatta).

Gellu Naum – poeta, prosatore, drammaturgo e traduttore, nasce a Bucarest il 1 agosto 1915 e si spegne nel 2001 dopo una lunga e brillante cariera letteraria. I suoi numerosi volumi spaziano da un genere letterario ad altro su tematiche molto varie, dalla poesia al teatro, dalla letteratura per i bambini con I libri di Apolodor, al romanzo Zenobia, tradotto in diverse lingue. Negli anni ‘90 e 2000 viene proposto per il Premio Nobel per l’estrema proteicità e vastità della sua opera, ma anche per come è riuscito sotto il regime comunista a “mantenere un’inalterata attitudine morale durante tutto il periodo del regime totalitario, quando ha preferito tacere anzichè fare dei compromessi. Negli anni più difficili lui ha continuato a fare dei doni meravigliosi alla cultura romena, con le sue pièces teatrali, le sue traduzioni e i suoi memorabili libri per i bambini” (estratto dalla lettera di nominalizzazione al Nobel firmata da Ana Blandiana- presidentessa del Centro Romeno PEN). Gellu Naum ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il Premio Europeo per la Poesia (Munster, Germania, 1999) per l’edizione bilingua tedesco-romena Discorso per le pietre, e il Premio Mondiale per la Poesia della Repubblica di Zair nel 1992.

Come lo definisce il critico letterario Al. Stefanescu, Gellu Naum non è un poeta surrealista “di altri tempi”, ma sempre all’ avanguardia della poesia. Conoscendo il surrealismo proprio alla fonte, nel gruppo di Andrè Breton a Parigi, Gellu Naum si è poi fatto promotore in Romania della cosiddetta seconda ondata del surrealismo insieme a D. Trost, Gherasim Luca, Paul Păun şi Virgil Teodorescu.