Dialogo con la scrittrice romena Nora Iuga a Bookcity Milano

Ott 1, 2014

Dialogo con Nora Iuga sull’amore, la seduzione, l’ispirazione e la creazione a Bookcity Milano

Intervista di Florentina Niţă

Una tarda serata autunnale piovosa e un tema intrigante per l’appuntamento stabilito nel programma della maratona letteraria Bookcity Milano 2013 dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia hanno favorito l’incontro con una personal ità d’eccellenza della letteratura romena, alla presenza di un pubblico numeroso, nella Biblioteca della Società d’Incoraggiamento d’Arte e Mestieri, in via santa Marta, non lontano dalla piazza del Duomo.

”Fare l’amore con lo sguardo e con le parole”, l’argomento dell’evento, costituisce anche l’essenza del romanzo La sessantenne e il giovane (titolo originale: Sexagenara şi tânărul) scritto da Nora Iuga e presentato dall’autrice stessa, in un dialogo accompa gnato da letture in lingua romena e traduzioni in italiano. Il volume, pubblicato per la prima volta nel 2000 e poi in altre tre edizioni successive, ha riscontrato un grande successo in Romania ed è stato tradotto in più lingue. La versione italiana, edita da Nikita Edizioni (Firenze) nel 2011, e curata da Ileana M. Pop, presente anche stasera per facilitare il dialogo con la scrittrice, è ormai esaurita nelle librerie.

Nora Iuga, pseudonimo di Eleonora Almosnino, è una poetessa romena, tradut trice dal tedesco e scrittrice, nata il 4 gennaio 1931 a Bucarest, una figura di rilievo del panorama culturale romeno. La scrittrice ultraottantenne dimostra alla sua età un’impressionante vivacità fisica e intellettuale che tutti i presenti notano sin dalla sua prima apparizione. È uno stato d’animo che si traspone nella sua scrittura, nella quale l’innocenza dell’anima si rispecchia nella crudele realtà ma non accetta la sconfitta, si ribella contro il destino che col passare del tempo gli segna l’esistenza: «Guardo nello specchio / vedo una fanciulla / vado a scuola / e ho mille rughe».

Peraltro, “L’Europa e l’amore” è stato anche il tema del recente convegno letterario organizzato presso l’Institut français Milano al Festival de Littérature Européenne, dove Nora Iuga ha avuto l’occasione di intervenire durante i dibattiti su uno degli argomenti che le stanno più a cuore:

Sono molto felice che mi si stia dando l’occasione di parlare dell’amore. Perché negli ultimi dieci anni, durante gli incontri in Germania, mi è stato sempre chiesto di parlare di Ceauşescu, della Securitate e di quanto sia stata grande la mia sofferenza durante il comu nismo. Devo confessarvi con tutta la sincerità che un vero scrittore si offende tantissimo, quando viene considerato grande solo se vittima, e non interessa a nessuno la sua opera e quando l’assegnazione dei premi viene fatta in base alla sofferenza che ha vissuto e non al suo valore1.

Il dialogo della serata, condotto con eleganza e raffinatezza dal critico letterario e saggista Marco Dotti sull’opera, considerata “un’autobiografia onirica”, svela anche dei particolari della vita dell’autrice, confessioni sincere e senza pudore, quasi alla stessa maniera della protagonista del romanzo, in un tentativo di conquistare, questa volta, il pubblico. Aprendo per un attimo una porta segreta, la scrittrice ci offre, implicitamente, anche una chiave di lettura del suo libro:

Da sempre ho avuto un segreto desiderio, quando rimanevo da sola, di sentire uno sconosciuto bussare per chiedermi qualcosa. Allora pensavo a che cosa sarebbe potuto succedere se gli avessi aperto la porta per accoglierlo. Sognavo di parlargli, di dargli delle informazioni. Avevo proprio questo bisogno di parlare con uno sconosciuto. Perché avevo sperimentato in prima persona che noi, donne, abbiamo il coraggio di svelarci più facilmente davanti a uno sconosciuto. Ecco quindi che così è nato il mio libro. Anna, che è il mio alter ego, si ritrova faccia a faccia con un personaggio maschile di 25 anni più giovane di lei. Quindi lei comincia a raccontargli tutto ciò che le passa per la mente, in modo disordinato, sulla base dei ricordi, senza seguire una linea logica. Si tratta di una serie di banalità, questioni di natura sociale, storica, anche di filosofia, di litigi tra poeti. E ogni tanto, questa donna, che sa fare il gioco dell’amore, accenna qualche sottile allusione per acchiapparlo nella sua rete in modo tale che lui si senta attratto dalla sua intelligenza. Perché, naturalmente, non ha altre possibilità di attra zione ormai2.

L’amore è un concetto importante nell’opera di Nora Iuga, sia quando si tratta di poesia sia quando si tratta di narrativa. In qualche modo anche le traduzioni espri mono l’amore verso le parole e i sentimenti dell’altro, perché solo così si possono trasmettere in un’altra lingua. Questa preferenza viene considerata soprattutto neces saria e normale nel caso del poeta, come modellatore di anime: Io non penso che l’amore sia semplicemente il tema principale della mia poesia, ma credo che sia il tema principale di qualunque poeta. Ci possiamo chiedere chi è arrivato per primo: il poeta o l’innamorato? Io sono assolutamente convinta che i poeti siano i più grandi maestri nel dare lezioni d’amore e che il genere umano abbia impar ato ad amare dai poeti. Se non fosse stato per i poeti, gli esseri umani avrebbero continuato ad amarsi come gli animali, cioè guidati dall’istinto3.

Nora Iuga ha esordito nel 1968, all’età di 37 anni, con il volume di poesia Vina nu e a mea [La colpa non è mia]. Rievoca sempre con tanto piacere però i primi impulsi poetici ed erotici dell’età puberale. Si coglie l’occasione per fare un discorso più generale su questi sentimenti contraddittori e il loro ruolo ispiratore per l’atto creativo:

Mi piace molto ricordarmi dell’infanzia. Avevo dodici anni ed era primavera. Erano gli anni dell’esplosione della pubertà. E lo dico perché la pubertà ti lancia auto maticamente in uno stato poetico, senti di avere dentro un’esuberanza e non sai da dove proviene. Ed è praticamente la prima volta in cui sperimenti uno stato d’innamoramento, senza però avere il soggetto. Allora non me ne rendevo conto. Invece, adesso, ne sono consapevole. Allora, per la prima volta, ho avuto l’ispirazione. Non conoscevo questo sentimento. Solo più tardi, quando mi sono innamorata per la prima volta e ho cominciato a desiderare il corpo di un uomo, ho provato una sensazi one molto simile, che sarebbe l’eccitazione. Ed è lì che ho sentito questa grande vicinanza tra queste due cose, del fatto che si basa sul desiderio di raggiungere un certo atto, che nella poesia si produce grazie all’ispirazione, mentre nell’amore grazie all’eccitazione4.

Se l’amore e la poesia si incontrano, si attraggono, si confondono in questa maniera, allora diventa interessante scoprire in che rapporto si trovano col passare degli anni. Con molta disinvoltura Nora Iuga confessa il suo sentirsi giovane interior mente, il suo stato di perenne innamoramento, senza il desiderio di compimento, che, in fondo, non è necessariamente dovuto:

Se penso a questa giovinezza che sento di avere dentro di me, nonostante la mia età, devo riconoscere di avere avuto la grande fortuna di nascere in una famiglia di artisti, a partire già dai nonni. E quindi i miei geni sono al 100% geni d’artista. Ora io non mi vergogno di dire che, alla mia età, ultraottantenne, sento comunque la fiamma dell’amore. Naturalmente, questo non vuole dire che io abbia il desiderio di finaliz zare questo amore. Perché, in fondo, l’eros non richiede necessariamente di portare al termine l’atto d’amore5.

L’affermazione, per quanto si voglia singolare, diventa ancora più convincente quando si cominciano a leggere alcuni brani, scelti con cura per la loro significativa carica di raffinata sensualità. Senza insistere sulle modalità di espressione, che solo la lettura dell’intero romanzo e un’analisi approfondita di certi significati suggeriti dalle parole o gesti possono evidenziare, sotto l’aspetto artistico vorrei sottolineare la drammaticità del testo nel monologo del personaggio femminile, che si potrebbe mettere in scena. Va ricordato che Nora Iuga, in passato aspirante attrice, in qualche modo ha trasmesso nella narrazione la sua passione, come un amore insoddisfatto e inconfessato. Tramite Anna riesce a interpretare il ruolo di abile seduttrice, costruito magnificamente come una rete sottile e interpretato con passione in un lungo mono logo davanti a un unico interlocutore. È come se fosse una rivincita per una partita persa.

Gli incontri con personalità culturali romene di spicco, come quelle di stasera, che si traducono in importanti contributi per gli scambi culturali internazionali, sono anche per noi, i romeni residenti all’estero, eccezionali occasioni per avvicinarci alla vita culturale in patria. Ne approfitto quindi e, alla fine del dibattito, chiedo a Nora Iuga un giudizio sul panorama letterario della Romania di oggi.

Credo che abbiamo una generazione numerosa e valida di giovani scrittori, alcuni di loro molto bravi e che hanno qualcosa da dire. Purtroppo cominciano a “cantare in coro”, assomigliando l’uno all’altro. E questo fenomeno si diffonde come la peste. Va detto che una letteratura che diventa uniforme, senza eccellenze e voci distinte, origi nali, non evolve bene. Spero che se ne accorgano e che in breve tempo cambino direzi one, che ognuno vada per la sua strada6.

Confesso la mia preferenza costante per la poesia classica e mi chiedo quanta voglia di fare questo genere di versificazione ci sia ancora. La risposta arriva inesorabile:

Non scrive più nessuno in questo modo. La poesia moderna ha rinunciato a tutto: all’immagine, al ritmo, al colore, alla metafora. Non esprime più nessuna idea, è banalizzata, appiattita, senza sostanza. Così lo è anche la narrativa. La stessa tendenza si risente negli altri paesi con tradizione culturale: di svuotamento del testo dalla sua essenza artistica. Si scrive come si parla o si cammina per la strada. In questo modo, per fare un esempio: «Sto seduto al tavolo con il mio amico Nicu. Lui beve birra e io vino. È passato un uccello vicino davanti alla finestra. Lui si alza e va via»7.

E un tale “capolavoro” si venderebbe?

1 Assolutamente sì! Soprattutto i giovani preferiscono questo genere di anti-poesia8.

Per quanto riguarda la poesia in forma fissa, se volessi curare oggi un volume di sonetti, per esempio, potrei trovare in Romania una casa editrice disposta a pubbli carlo?

Ma perché vuole rimanere a questo genere di poesia così sfavorevole, così svalu tato? Riscontrerebbe sicuramente difficoltà con le case editrici perché loro sanno che la gente non è più abituata a questo tipo di libri e non li compera. Io non ho mai fatto poesia in forma fissa. Abbiamo un sonettista di grande valore a Braşov, si chiama Adrian Munteanu, lo conosco bene. L’anno scorso ha ricevuto un premio internazio nale, se non ricordo male. È noto soprattutto all’estero, però da noi è meno apprez zato, per lo stesso motivo. Voi siete dei veri poeti, solo che siete arrivati in ritardo e ora vi trovate in controcorrente. Dovete assolutamente uscire da questa rigidità9.

Non mi stupisce affatto la risposta, so che la poesia di Nora Iuga è considerata altamente modernista e non-conformista, ma preferisco puntare ancora sul signifi cato dell’affermazione. Promuovere il non-valore a scopi commerciali non le sembra però una mancanza di responsabilità nei confronti della Poesia?

Certo. Ed è anche molto pericoloso, perché i giovani che si avvicinano ora alla poesia si abituano e rimarranno a questi livelli. D’altra parte, tu, come artista, non puoi più offrire niente, perché non interessa a nessuno. Il trend è però questo10.

La sua opera gode di grande successo di pubblico. Per i giovani poeti una di loro: parola dello scrittore Mircea Cărtărescu. Quali sono i rapporti con la critica letteraria?

Sono stata tradotta in francese, tedesco, spagnolo, italiano e sloveno. Sono fiera del fatto che il mio romanzo Sexagenara şi tânărul sia stato ripubblicato dalla casa editrice Polirom nella collana «Capolavori della letteratura universale». In Romania mi si rimprovera spesso che la mia poesia e la narrativa si leggano con una certa difficoltà. Sono convinta che tra 10-20 anni sarò finalmente capita nel mio paese11.

È conosciuta come poeta, romanziera e traduttrice. Che genere la attira di più? Da quando ho cominciato a scrivere prosa, non riesco più a comporre poesia a sé stante. Scrivo piuttosto delle poesie che continuano l’una nell’altra, formando un tutt’uno. Questo stile si chiama poema-romanzo 12.

A cosa sta lavorando in questo momento?

Sto lavorando a un romanzo che sarà una cronica di una famiglia emigrata dalla Spagna nel XVI secolo. La seguirò lungo tre generazioni. Credo che sarà uno dei più importanti romanzi che io abbia mai scritto 13.

Che impressioni si porta a casa dal Bookcity Milano 2013?

Sono rimasta davvero impressionata dalla partecipazione numerosa di stasera e dall’interesse dimostrato verso di me e la mia opera. Non è cosa da poco tenendo conto soprattutto della mia età 14.

1. N. Iuga, Intervista a cura di Florentina Niţă, moderatore Marco Dotti, Festival Internazionale di Letteratura “Bookcity, Milano”, 2a edizione, Milano, 23 novembre 2013 (trad. dal romeno di Ileana M. Pop).

2 N. Iuga, Intervista cit.

3. N. Iuga, Intervista cit.

4 N. Iuga, Intervista cit.

5 N. Iuga, Intervista cit.

6 N. Iuga, Intervista cit.

7 N. Iuga, Intervista cit.

8 N. Iuga, Intervista cit.

9 N. Iuga, Intervista cit.

10 N. Iuga, Intervista cit.

11 N. Iuga, Intervista cit.

12. N. Iuga, Intervista cit.

13. N. Iuga, Intervista cit.

14. N. Iuga, Intervista cit.

Intervista pubblicata nel Annuario del Centro Culturale Italo-Romeno: Impronte culturali romeni in Italia, II, Rediviva, 2014