Gli italiani di Craiova – gli artigiani

Gli italiani di Craiova – gli artigiani

A differenza degli agricoltori, di cui si è parlato nell’articolo precedente, che sono emigrati in Romania per motivi di lavoro per colpa di una grave crisi agraria, gli artigiani italiani sono emigrati attirati dalle opportunità lavorative che il nostro paese offriva in quel periodo. I lavoratori qualificati italiani arrivano in Romania alla fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo attratti dagli alti stipendi e dalla possibilità di fare buoni affari.

In questo periodo si verifica la presenza di un gran numero di lavoratori specializzati nel campo dello sfruttamento forestale e delle costruzioni. Lo sfruttamento forestale e la lavorazione del legno sono i due settori che hanno utilizzato al massimo la manodopera straniera. Nel settore dei lavori pubblici la manodopera straniera è stata usata soprattutto per la costruzione delle ferrovie, delle strade e dei ponti. Ma su quest’aspetto la Romania non è stato l’unico paese, anche in altri paesi dell’Europa sono stati assunti lavoratori specializzati e artigiani stranieri per la costruzione degli sterrati delle ferrovie.

Fin dall’inizio del suo mandato, Carol I ha voluto dotare il Paese di una vasta rete di linee ferroviarie. Nel 1868 è entrata in vigore la legge ideata da lui per la costruzione e lo sfruttamento delle ferrovie, la linea Suceava – Iasi – Roman essendo concessa alla compagnia austriaca Offenheim e la linea Roman – Bucarest – Varciorova a quella tedesca Straussberg. Quest’ultima ha assunto anche lavoratori italiani. Nel 1898 l’ingegniere responsabile dei lavori per la linea Caineni – Ramnicu Valcea si è messo d’accordo con l’operaio italiano Miscetti Pasquale per far arrivare dall’Italia venticinque operai, di cui aveva bisogno per concludere i lavori. Ma lui porta in Romania centotrentuno persone bisognose di lavorare, tanti di questi si vedono invece costretti a far ritorno a casa perché non c’era lavoro per tutti. Nel 1892 vengono impiegati duecentocinque operai italiani specializzati per la linea Craiova – Calafat.

L’esigenza sempre più grande di legno, a livello nazionale, da utilizzare per le traverse delle ferrovie, per i cantieri navali, per le cartiere e i mobilifici, alla quale si aggiunge anche la grande richiesta di legname, a livello europeo, ha provocato un’enorme campagna di diboscamento e trasporto del legname verso i centri di lavorazione. I grossi e rapidi redditi ottenuti dallo sfruttamento e dalla lavorazione del legno hanno accelerato l’ingresso dei monopoli stranieri nel settore forestale. In questo periodo sono nate grandi compagnie che hanno ottenuto il diritto di sfruttare le foreste statali e private, per esempio: le ditte Gaetz – Negoiu, Lotru, SA Ungaro – Romena. Le ditte straniere assumevano operai dall’estero, come ad esempio la ditta Oltul che sfruttava le foreste della regione Oltenia, nel 1905 era autorizzata a portare operai dall’estero. Nel marzo 1913 la stessa società chiede il permesso di soggiorno per motivi di lavoro per ottocento lavoratori, tra cui anche italiani provenienti dal Nord Italia. Nel frattempo le richieste di legname da esportare aumentano, soprattutto sotto forma di tavole di legno prefabbricate. Di conseguenza aumenta la modernizzazione dei macchinari impiegati nella lavorazione del legno. Nel 1864, l’ingegnere ceco Carol Novac ottiene il monopolio sullo sfruttamento forestale e la lavorazione del legno e sviluppa il trasporto del legno sul fiume Olt (Oltenia). Nel 1883 a Brezoi si costituisce la società Lotru, che aveva come obbiettivi principali lo sfruttamento delle foreste del bacino Lotru e nel 1907 chiede il permesso di soggiorno per duemila operai austro-ungari, italiani e macedoni. Ma il Ministro dell’interno ha concesso soltanto la metà dei permessi richiesti, l’altra metà rimpiazzata da lavoratori locali. Le mansioni degli operai italiani erano abbattere gli alberi con le seghe, trasportare e lavorare il legno. Alcuni di loro avevano contratti di lavoro di cinque mesi all’anno, per il trasporto del legno sull’acqua. All’inizio del XX secolo si eseguono dei lavori per adattare il letto del fiume a questa pratica e migliorare la tecnica del trasporto sull’acqua del legname, con l’introduzione di una zattera guidata da due persone che si servivano di un pezzo di acciaio chiamato spancs per manovrarla. Nel 1904, a Brezoi, l’imprenditore assume quaranta operai italiani per questo lavoro.

Nel 1920 dalla fusione di più società nasce la Carpatina Brezoi. Nel 1894 l’italiano Olivotto, sposato con Maria Roselini di Udine, trova lavoro nella zona forestale Brezoi come guardiano e ulteriormente come mastro. Sono stati tanti lavoratori italiani che hanno trovato lavoro in questa zona del distretto Valcea, ma a differenza degli agricoltori, quando è calato il lavoro sono tornati nel loro paese, assieme agli ingegneri e ai mastri.

Gli operai specializzati italiani hanno eccelso nei lavori pubblici, la città di Craiova abbonda in costruzioni progettate e costruite da loro.

Perresutti Giovanni Battista è stato un ingegnere e costruttore, nato nel 1880 a Pinzano al Tagliamento in Italia ed è morto nel 1953 a Craiova. Ha studiato a Udine e si è laureato come ingegnere in costruzioni all’Università di Padova. A Craiova ha fondato una scuola di costruzioni pubbliche, con lavoratori italiani, per formare muratori e carpentieri romeni. Esistono dei bellissimi palazzi costruiti dagli ingegneri Perresutti e Dalla Barba. Nel 1900 Craiova era la città più ricca dell’Oltenia ed i costruttori italiani erano molto richiesti. Gli imprenditori italiani Olivero e Albertozzi lavoravano con muratori, carpentieri e scalpellatori italiani. Il Palazzo amministrativo e la Banca commerciale di Craiova sono stati progettati dagli architetti italiani Vignali e Gambara e costruiti da squadre di lavoratori italiani. I palazzi Davidedescu e Vorvoreanu sono stati costruiti da italiani portati al lavoro dall’imprenditore italiano Pasuttini. Il ponte di metallo sul fiume Jiu che ha sostituito quello vecchio di legno è stato lavorato dal carpentiere italiano Zampol Celeste.

Gli operai specializzati italiani hanno portato con loro sul territorio romeno anche mestieri sconosciuti fino a quel momento: fonditore di candele, tavoliere, litografo.

Bibliografie:

1. D.A.J.N. Vâlcea, Prefectura Vâlcea, serv. adm. dosar 33/1898 f.135-139

2. D.A.J.N. Dolj, Prefectura Dolj, serv. adm., dosar 191/18925, f.4

3. D.A.J.N. Vâlcea, Prefectura Vâlcea, serv. adm. dosar 25/1907 f.4

docente Rodica MIXICH

Traduzione a cura di Lorena CURIMAN

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