Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Uno strega Est-Europeo

Ott 26, 2021

UNO STREGA EST-EUROPEO

Mi è dispiaciuto molto per Ana Blandiana, il cui splendido romanzo, Applausi nel cassetto, si inserisce di diritto nella grande letteratura; è un’opera in cui dolorosa realtà e trasposizione metaforica, narrazione e saggismo, ricordi e fantasmi della memoria si integrano e si potenziano a vicenda.

Detto questo, la vittoria di Georgi Gospodinov nel Premio Strega Europeo 2021 col romanzo Cronorifugio è meritatissima. (Preciso che nutro molte riserve sui premi letterari, ma lo Strega Europeo viene deciso da una giuria di scrittori qualificatissima, e non c’è Casa Editrice che tenga…). Cronorifugio è infatti un’opera geniale, con un messaggio quasi escatologico: la memoria del passato funge da drammatico – ma anche tragicomico – strumento di salvezza (l’autore è un maestro nella tecnica di mostrare cambi di idee nel corso della narrazione), scrigno prezioso dell’io reale o immaginario che siamo stati, perché “il passato non è solo quello che ti è capitato. A volte è quello che ti sei solo inventato”.

Va detto che sia il romanzo di Blandiana, sia quello di Gospodinov non sono di facile lettura; meglio così. Alfonso Berardinelli sostiene da tempo che la democrazia del romanzo, la prassi che offre a tutti la possibilità o l’illusione di essere scrittori, rischia di uccidere il romanzo stesso. Quanto allo stile e alla sostanza, i due libri sono molto diversi fra di loro, ma tendono alla medesima conclusione, ovvero ad evitare, nella forsennata corsa tecnologica in cui siamo trascinati, di essere tentati dalla domanda: “Passato: chi era costui?” E giocando un po’ con un passato intramontabile, possiamo dire che Gospodinov assume il ruolo di un Tiresia nostalgico e malinconico che in virtù della memoria del tempo mira ad ammonirci sui mali del presente. Blandiana è una Mnemosine che, come una Cloto misericordiosa, tesse le trame dolorose dei giorni vissuti nella prigione della menzogna totalitaria, riscattandoli col filo indistruttibile della scrittura.

Dunque, vince lo scrittore bulgaro, e che cosa dichiara? Di ispirarsi a Borges, Brodskij, Andersen e… sua nonna! Sì, ai racconti della sua baba, perché “contro la crisi di senso che stiamo attraversando, non solo in Europa ma in generale come esseri umani”, uno dei possibili rimedi consiste “nel tornare a scaldare i cuori con le storie, le storie di tutti, non solo dei grandi scrittori (…) Difficilmente se qualcuno ha pianto per La piccola fiammiferaia sarà in grado di commettere un crimine. Una società che non racconta più storie è come se soffrisse di un grave Alzheimer sociale”.

Parole piene di speranza e di verità, la verità che promana dal suo romanzo, di cui lo stesso autore dice: “Mentre scrivevo credevo che Cronorifugio fosse un romanzo distopico, invece via via è diventato realistico”. E ancora, un’affermazione che rallegra tutti quelli che, come me, amano la Romania e più in generale la letteratura dell’est Europa: “Noi narratori dell’Europa orientale abbiamo sulle spalle uno zaino di storie che non sono state ancora raccontate”. Nessun dubbio, in proposito: ogni scrittore, in fondo, resta figlio del suo tempo e del suo Paese, di luoghi dove le storie del quotidiano esplodono in epifanie aurorali e magiche; e l’Europa dell’est, come hanno dimostrato in passato tutti gli scrittori di questa grande area geografica e culturale, è piena di luoghi e di storie ancestrali e misteriose, che spiegano o all’opposto si rivelano in contraddizione con ciò che si è oggi, e proprio per questo rivestono un interesse (oltre che una piacevolezza) eccezionale.

Con tanti saluti al postmoderno autentico o  scimmiottato, al distopico, all’Avant-pop, che ovviamente hanno piena cittadinanza nel mondo della letteratura, ma che prima o poi sono destinati a lasciare il passo allo spazio letterario nel quale torneremo sempre: quello di una forma esplicitamente realistica, del distopico-non distopico, perché tale non vuole essere (come nel romanzo di Gospodinov), della memoria del passato che lacera ma insegna, delle storie vissute sulla propria pelle, che da sempre dimostrano una potenza e una carica eversiva che nessuna narrazione visionaria, nessuna metafiction, nessun volenteroso Connettivismo potrà mai possedere.

Armando Santarelli