Cristo è Risorto! Padre Gheorghe Calciu Dumitreasa nella carcere di Aiud, Romania, 1982

Apr 13, 2020

 

(…) Mi trovavo da sette mesi in completo isolamento in una cella nel carcere di Aiud. Era prima di Pasqua. Nella cella non avevo nulla, solo un vaso d’acqua e una tavola di legno per dormire di notte, insieme ad una coperta.  Di giorno stava sollevata sul muro mentre la sera veniva abbassata. (…) Ora torno al mio episodio, accaduto a Pasqua. Mi ero preparato durante la Quaresima. Ho purificato la mia anima quanto più possibile, ero diventato sordo agli insulti, insensibile ai colpi, corazzato contro la fame, riscaldato dalla preghiera interiore. La notte in cui ho saputo che era arrivata la Pasqua, a mezzanotte, ho sentito il suono delle campane di Aiud.

La loro vibrazione penetrava molto, mi avvolgeva spiritualmente. Ciò che voglio dire è che non era una vibrazione come se tu fossi vicino ad essa, ma stava arrivando attraverso i muri. Come se fosse un messaggio inviato dal mondo esterno, quel mondo che celebrava la risurrezione del Signore. In quel momento ho cantato “Cristo è risorto!” All’inizio, solo con la mente, poi ho sentito il bisogno di cantarlo non ad alta voce ma abbastanza forte per sentire me stesso. Ci fu un silenzio profondo e ogni movimento nelle celle risonava all’esterno, lungo il corridoio e, naturalmente, la guardia mi sentì cantare, venne da me e mi insultò. E ho deciso di smettere di cantare per non disturbare quella Notte santa della Risurrezione.

Mi sono ricordato tutto ciò che era accaduto nella mia infanzia. I ricordi più cari, durante questo periodo di isolamento, sono stati i ​​miei rapporti con gli studenti del Seminario teologico e i ricordi della mia infanzia. Quello che risentivo fortemente era l’innocenza – l’innocenza dell’infanzia e l’innocenza di quei giovani che mi avevano sostenuto durante le mie prediche pubbliche. Il giorno seguente la guardia cambiò alle 7:00 del mattino. Nella nostra sezione – esisteva una suddivisione dei detenuti comuni – erano in tutto sei guardie (era una sezione molto più grande). Si misero in fila l’uno dopo l’altro. La guardia in servizio entrava in fila, accanto agli altri, mentre la guardia che rimaneva apriva la porta. Dovevamo stare di fronte al muro. Esso entrò e verificò se tutto fosse in ordine. Non vi era permesso di voltarci verso la porta finché non si sentiva la serratura.

Quella mattina di Pasqua non sono rimasto con il volto verso il muro, come avrei dovuto. Ho visto la guardia … Se hai visto un bel diavolo, quest’uomo era davvero un bel diavolo. Certo, era un ragazzo di campagna, un ragazzo alto e magro, con gli occhi azzurri, assolutamente angelico, con una figura molto bella, sempre vestito elegantemente, con la sua divisa. Gli altri si presentavano al lavoro più sporchi. Lui invece era sempre molto pulito, molto elegante. Ma aveva una crudeltà inspiegabile. È difficile capire come mai una persona di una bellezza così angelica possa essere così crudele! Se quest’uomo non picchiava 5-6 detenuti ogni suo turno di lavoro probabilmente non si sentiva bene. In generale, in prigione, sotto terrore, sotto paura, è più facile sopportare la propria tortura invece di ascoltare i gridi di un altro che viene torturato. Quando sentivi le urla…La maggior parte di loro erano prigionieri soggetti alla legge penale. Pochissimi erano prigionieri politici. Urlavano quando venivano picchiati. Noi tacevamo, e non gridavamo mai. Ma loro urlavano e la tua immaginazione iniziava ad amplificare… Immaginavi cose orribili. Era un dolore che ti infliggeva l’anima e avresti preferito essere tu quello torturato, solo per non sentire le grida dell’altro. Questo aguzzino era tra le persone che provava piacere nel torturare gli altri.

Quella mattina quando lui aprì la porta, ho pregato Dio tutta la notte. Forse ho ripetuto centinaia, migliaia di volte: Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Migliaia di volte per entrare nella mia mente e nel mio cuore la verità della Risurrezione. Mi sono messo di fronte alla porta quando lui è entrato e li ho detto “Cristo è risorto!” L’aguzzino mi guardò, girò la testa e guardò quelli dietro di lui. Si è voltato verso di me e disse “È veramente risorto!”

Fu come se qualcuno mi avesse colpito in testa. Ho capito allora che non era stato lui a dirmi “È veramente risorto!”, ma l’angelo del Signore. Colui che, in piedi vicino alla tomba, disse alle donne mirofore: “Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Eccolo, Risorto. Vieni a vedere dove lo hanno messo”. Attraverso la sua bocca l’angelo confermò la risurrezione, perché avevo bisogno di questa conferma e perché Dio voleva confermare la verità di questa risurrezione attraverso la bocca del mio nemico. La mia cella era immersa nella luce. E la mia gioia era così grande, che le seguenti cinque-sei ore, fino a mezzogiorno, quando arrivò il cibo, le ho trascorse in luce e gioia spirituale. Nel carcere fui affidato a un colonnello politico che mi dava ordini speciali, nel senso negativo della parola, non in quello buono. Quando era ubriaco il colonnello non si mostrava ad essere cattivo. Invece quando era sobrio era un uomo crudele.

Per la mia fortuna, era più ubriaco che sobrio. Verso mezzogiorno l’ho sentito arrivare sul corridoio. I suoni sui corridoi irrompevano in modo straordinario. Ho avvertito i suoi passi, li riconoscevo, perché l’udito in silenzio diventa più acuto nel capire ogni mossa, quindi sapevi chi stava arrivando e quali erano le sue intenzioni. Mi sono immaginato con le spalle attaccate al muro, affrontandolo, guardandolo negli occhi e dicendoli: “Cristo è risorto!” Ma non era più come la prima volta. Non c’era più alcun impulso interiore. Era come se fossi davanti ad uno spettacolo di teatro. Intendo dire che ci conoscevamo reciprocamente e io sapevo cosa mi avrebbe detto mentre lui sapeva quello che stavo per dirgli. Conosceva la mia testardaggine, io conoscevo la sua abilità, la sua scarsa immaginazione, alla quale dovevo reagire con precisione. Mi bastava. Ho detto: “Cristo è risorto!” e lui mi guardò e disse: “Tu l’hai visto?”. Gli dico: “Colonnello, non l’ho visto quando è risorto, ma credo nella verità della risurrezione per l’autorità di coloro che lo hanno visto, per gli apostoli, per i discepoli, per i martiri, per i milioni di cristiani che sono morti glorificando Cristo, attraverso i tormenti o attraverso la morte, la vera testimonianza che Cristo è risorto. Lei ha visto il Polo Nord? Credi in virtù dell’autorità di tanti scienziati. Non hai nemmeno visto Stalin o Marx nella foto, ma credi in loro per l’autorità dei comunisti che ne parlano”.

Più parlavo e più logicamente sostenevo il mio argomento, più il mio cuore si rattristava e la luce iniziava a scomparire della mia cella. Perché stavo cercando di usare la logica umana per discutere di una verità che non avrebbe dovuta essere discussa. Il semplice pronunciare di “Cristo è Risorto!” bastava per convincerlo o per perderlo. E ho capito che avevo peccato e che Dio mi aveva abbandonato. L’angelo che aveva detto “È veramente risorto” e che aveva portato la luce nella cella, era partito…

 

Fonte. Învierea Domnului cu părintele Gheorghe Calciu – Închisoarea Aiud, anul 1982. La Resurrezione del Signore con padre Gheorghe Calciu – Il carcere di Aiud, 1982. https://www.youtube.com/watch?v=OOBZVwxzeqM

Note e traduzione a cura di Violeta Popescu

  1. Padre Gheorghe Calciu Dumitreasa (1925-2006) è nato a Mahmudia [Delta del Danubio] nella provincia di Tulcea, in una famiglia povera con 11 figli. è uno dei più rinomati padri testimoni delle carceri comuniste in Romania, dissidente, dimostrando sempre una profonda fede e devozione verso la Chiesa Ortodossa e il popolo romeno. Dopo più di 20 anni passati nelle diverse prigioni comuniste della Romania, padre Gheorghe Calciu affermava: “In cella, senza Dio, senza preghiera e senza perdono non si sopravvive”. Durante la prigionia è stato maltrattato e umiliato, poi, più tardi, in libertà, è stato inseguito da tanti agenti della Securitate. Padre Gheorghe Calciu Dumitreasa ha percorso l’intero gulag romeno, per la prima volta tra il 1948-1964 e poi nel 1979 fu fi nuovo arrestato come conseguenza delle sue prediche rivolte ai giovani e delle critiche riportate al regime per la demolizione delle chiese a Bucarest.
  2. Padre Gheorghe Calciu Dumitreasa fu arrestato per la seconda volta nel 1979. Durante la Quaresima del 1978, nella chiesa del seminario – chiesa Radu Vodă di Bucarest – padre Calciu cominciò a predicare apertamente ai giovani che accorrevano ad ascoltarlo. I suoi discorsi portavano non solo un messaggio di speranza ma anche di vigorosa opposizione all’ateismo e all’indottrinamento del regime. In seguito, nel marzo 1979 per tre mesi, fu rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Jilava poi riceve la pena più pesante: dieci anni di prigione e la confisca di tutti i beni e viene spostato nel carcere di Aiud, dove verrà liberato soltanto nel 1983. Qui fu sottoposto a gravi torture che gli furono inflitte per cento giorni consecutivi; a intervalli di 10-15 giorni, veniva portato in celle di isolamento, dove restava al buio senza acqua né cibo. Torturato e tenuto in isolamento, padre Gheorghe Calciu Dumitreasa entra in sciopero della fame per 26 giorni, per ottenere il diritto di emigrare per sua moglie e suo figlio.
  3. Di solito padre Gheorghe Calciu Dumitreasa parlava poco della tortura a cui fu sottoposto durante il suo lungo periodo di detenzione. Non voglio raccontare tutto ciò – confessava spesso – vorrei presentare come la Providenza Divina ha funzionato a mio favore.

 

Padre Calciu Dumitreasa (1925-2006)