La storia del Tesoro romeno

Nov 8, 2012

Quest’anno si compiono novantotto anni da quando il Tesoro della Romania è stato affidato alla Delegazione della Russia Imperiale (14/29 dicembre 1916), con lo scopo di essere restituito al nostro paese alla fine della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di oggetti di patrimonio e di 91,2 tonnellate d’oro, stimate oggi ad un valore di 3,2 miliardi di euro, sotto forma di monete e lingotti d’oro.

I beni di valore della Romania sono stati trasportati in Russia per essere protetti dai tedeschi, che avevano occupato una parte della Romania e che sarebbero potuti entrare in possesso anche del tesoro, dovendo, in base agli accordi stabiliti, essere restituiti alla Romania. Trasferito a Mosca durante la Prima Guerra Mondiale, il Tesoro della Romania non e mai stato completamente rimpatriato e le ufficialità russe durante i novantaquattro anni hanno accettato la discussione su questo tema soltanto sporadicamente e contestualmente.

Proponiamo ai lettori la storia del Tesoro romeno, con lo scopo di far conoscere la verità storica di un momento importante nella storia del popolo romeno.

La storia del Tesoro romeno

Ad agosto 1916, scoppiata la Prima Guerra Mondiale, la Romania è entrata a far parte dall’alleanza fra Inghilterra, Francia, Italia e Russia. Nel momento in cui gli Imperi Centrali hanno occupato il territorio della Romania , il governo romeno si è stabilito a Iasi (Moldova) cosi come anche la Banca Nazionale della Romania ha spostato la sua sede sempre li. La sicurezza delle sue riserve, costituita da metalli preziosi, non poteva essere però assicurata in quel posto, motivo per il quale il governo romeno ha deciso di trasferirle a Mosca per affidarle in custodia alla Russia. Sono stati presi in considerazione anche altri posti, il Regno Unito o Scandinavia, ma sono stati esclusi perché sono stati messi in conto dei possibili attacchi dei sottomarini tedeschi durante il loro trasporto.

L’11 dicembre 1916, il generale Mosolov ha firmato, in nome del governo della Russia, un atto di garanzia riguardo alla sicurezza del Tesoro Nazionale della Romania per ‘la parte del trasporto ed il deposito a Mosca’. Secondo il protocollo romeno russo del 14 dicembre 1916, firmato dal generale Mosolov ed il Ministro delle Finanze della Romania M. Antonescu, il Governo Imperiale della Russia garantiva il trasporto, la custodia ed il rientro del Tesoro in Romania.

Secondo i termini del protocollo, sono stati caricati 27 vagoni di treno contenenti 1738 casse con lingotti ed oggetti in oro, per un valore di 314.580.456,84 lei in oro ed altre due casse contenenti i gioielli della Regina Maria, per un valore di 7.000.000 lei in oro – per essere trasportate sotto scorta a Mosca.

Il valore totale di questo primo carico è stato di 321.580.456,84 lei in oro. Siccome, per colpa della guerra, i rischi erano in aumento in Romania, un secondo carico di tre vagoni, contenenti 188 casse, è partito da Iasi il 27 luglio 1917.

Il 27 luglio 1917 pure i fondi della Banca dei Risparmi della Romania, contenuti in 1621 casse con i depositi e gli investimenti della Banca, ma anche i gioielli, le collezioni d’arte e vari oggetti preziosi, con un valore totale di 6.500.000.000,00 lei in oro (oppure 7.500.000.000,00 lei in oro secondo alcuni documenti), sono stati trasferiti a Mosca con 21 vagoni e depositati sotto la garanzia del governo russo (riguardo, ancora, il trasporto, la custodia ed i rientro in Romania) alla Tesoreria dello Stato Russo.

Il 5 agosto 1917, gli ufficiali romeni e russi hanno firmato a Mosca un verbale riguardo la sistemazione di un nuovo deposito al Kremlino, secondo il quale la custodia e la restituzione dell’intero Tesoro in Romania sono stati garantiti dal Governo della Russia.

Perfino un inventario del deposito è stato compilato: 3.549 casse che contenevano le intere riserve in oro della Banca Nazionale della Romania, i gioielli della Regina Maria della Romania, i conti attivi della Banca di Credito e dei Risparmi appartenenti ai privati, consistenti in gioielli, titoli, documenti, testamenti, quadri ecc. Il totale globale è stato stimato a 8.416.417.177,93 lei in oro (oppure 9.416.417.177,93 lei in oro secondo alcune fonti). Per avere accesso al deposito erano necessari due codici numerici. Il primo codice numerico è stato affidato al rappresentante della Banca Nazionale della Romania, l’altro è stato trattenuto dai rappresentanti russi.

In più ai lingotti d’oro e agli atti di valore, il Tesoro mandato a Mosca comprendeva anche l’Archivio di Sato della Romania, gli archivi storici di Brasov, quadri provenienti dalla Galleria Nazionale dello Stato Romeno, dai musei e da varie collezioni private, oggetti appartenenti al ‘Monte di pietà’, collezioni di manoscritti e libri rari, la collezione numismatica dell’Accademia Romena, collezioni d’oggetti rari d’oro, d’argento e pietre preziose provenienti dal Museo Nazionale di Antichità, come anche i tesori storici e medievali dei monasteri e delle chiese dall’Oltenia, Muntenia e Moldova e delle cattedrali di Iasi e Bucarest.

Dopo la rivoluzione bolscevica del novembre 1917, il Console generale della Romania in Russia informa i governi alleati che il suo paese rischia di perdere il controllo sul suo Tesoro e cerca un modo per spostarlo in America. Però a gennaio 1918, dopo l’arrivo delle truppe romene in Basarabia, il governo sovietico dichiara guerra alla Romania, arrestando l’incaricato degli affari della Romania e l’intero organico della delegazione. La risoluzione dei Commissari del Popolo del 13 gennaio 1918 ha dichiarato il Tesoro ‘intangibile per l’oligarchia romena’ e prometteva che questo ‘sarà restituito al popolo romeno’. Questa risoluzione è stata firmata da Lenin ed è tuttora valida.

Gli interessi della Romania erano rappresentati allora dal Consolato Generale della Francia, che era entrato in possesso del codice numerico della Romania e dei documenti originali dell’Inventario. In questa qualità, il Console generale della Francia, assistito dal suo omologo inglese, è intervenuto il 1 febbraio 1918 presso il Commissario del Popolo dell’Unione Sovietica , incaricato per gli affari esteri, rappresentato dal signor Fritsche, con lo scopo di accordare protezione al Tesoro. Come risposta, il Commissario del Popolo, incaricato per gli affari esteri, ha chiesto al Console generale della Francia di consegnare il codice numerico del deposito. Il Console si è rifiutato ed ha elaborato un verbale di contestazione. Il 14 marzo 1918 il signor Fritsche ha sanzionato la richiesta del Console ed ha chiesto, a suo turno, di trasmettere , almeno temporaneamente, il codice numerico della Romania, per aprire le porte del deposito e proponeva l’ispezione del Tesoro in presenza del Console francese. Lui ha mandato al Consolato della Francia una garanzia scritta seconda la quale ‘i valori del governo romeno depositati secondo i verbali ufficiali saranno mantenuti intatti’. Dando corso a queste stipulazioni, il codice numerico della Romania è stato affidato ai rappresentanti sovietici, che hanno sottratto subito otto casse dal deposito, sostenendo che queste appartenevano all’Unione Sovietica, dopodiché il codice numerico è stato trasmesso al Console generale della Francia. Le otto casse contenevano titoli bancari emessi dalla Banca Nazionale della Romania con un valore di 1.350.000 lei in oro (oppure 1.920.00 lei in oro, secondo altre fonti).

Ad agosto 1918, il Console generale della Francia essendo stato arrestato dalle autorità sovietiche, il codice numerico del tesoro è stato trasmesso al Consolato generale della Danimarca, che rappresentava gli interessi della Francia. A quella data, gli interessi della Romania erano rappresentati dal Consolato generale della Norvegia. A febbraio 1919, il Console generale della Danimarca ha consegnato il codice numerico al Ministero degli Affari Esteri francese, ulteriormente restituito alla Romania, nel 1926.

Il problema della restituzione del Tesoro della Romania è stato evocato durante i negoziati di pace trattati a Parigi negli anni 1910-1920, durante le Conferenze Internazionali di Genova (1922) e Lausanne (1922), come anche durante le conversazioni romeno sovietiche di Copenhagen (1920), di Londra (dicembre 1920-gennaio 1921), di Varsavia (settembre 1921) e di Vienna (marzo-aprile 1924). A dispetto della decisione presa alla Conferenza economica internazionale di Genova, secondo la quale il Governo dell’Unione Sovietica doveva restituire al Governo della Romania i valori depositati a Mosca, non è stato fatto nulla in questo senso.

A giugno 1935, in seguito al ristabilimento, nel 1934, dei rapporti diplomatici tra Bucarest e Mosca, 1436 casse con documenti storici, atti fondiari, titoli di proprietà, libri, pratiche ed altri documenti privati, sono state restituite dal Governo dell’Unione Delle Repubbliche Sovietiche Socialiste, con una ripartizione di diciassette vagoni (senza la possibilità di paragonare questo carico con l’inventario originale, come prevede il ‘Rapporto riguardo l’arrivo a Bucarest degli archivi restituiti nel 1935 dal Governo sovietico’, datato 28 giugno 1935). All’apertura delle casse, si è scoperto che erano state forzate e messe a soqquadro e che i beni privati, soprattutto i gioielli, mancavano.

Una seconda parte della restituzione del Tesoro della Romania è avvenuta nel 1956, quando gli oggetti di valore artistico e storico sono stati riaffidati al Museo Nazionale di Storia della Romania, all’Istituto di Archeologia di Bucarest e alla Banca Nazionale. Il verbale sovietico del 6 agosto 1956 riguardo la restituzione dei beni storici al Governo della Repubblica Popolare Romena stipula che tutti i beni di valore, con carattere artistico e storico, della Romania, depositati nell’ Unione Delle Repubbliche Sovietiche Socialiste, sono stati identificati, esaminati ed inventariati. Quest’inventario è stato paragonato più tardi dai romeni con gli oggetti restituiti effettivamente. Secondo una fonte d’informazione, 39.320 oggetti d’arte di provenienza romena sono stati restituiti, in particolare: 1350 disegni e quadri, 156 icone, 418 tappeti, 495 oggetti religiosi o assimilati ad essi, 33.068 monete, 2.465 medaglie e 1307 altri oggetti. Complessivamente, questi oggetti corrispondevano ad una quantità poco più di 33 kilogrammi d’oro e 690 kilogrammi d’argento.

In Russia sono rimaste circa 91,2 tonnellate d’oro, valutate oggi all’incirca in 13 miliardi di lei oppure 3,2 miliardi di euro, secondo i dati presentati dalla Banca Nazionale della Romania nel 2011. Questa quantità d’oro era composta al 90% di monete d’oro e al 10% d’oro fine, sotto forma di lingotti.

A settembre 2012, l’argomento del Tesoro Romeno è stato messo in discussione nuovamente nell’ambito dell’Assemblea Parlamentare Europea, che ha deciso di adottare una risoluzione per imporre alla Russia di continuare i negoziati con gli stati europei, tra cui anche la Romania, riguardo la restituzione dei beni, delle proprietà e dei valori culturali confiscati abusivamente da questi. Secondo la delegazione della Romania, per la prima volta il Consiglio Europeo evidenzia esplicitamente questo fatto e prende in considerazione un emendamento inserito nella parte finale della risoluzione dalla rappresentanza romena.

Articolo a cura della dott.sa Lorena Curriman e Violeta Popescu