La Ciulendra di Liviu Rebreanu. Recensione di Aurelia Rosa Iurilli

Ago 23, 2020

La Ciuleandra di Liviu Rebreanu Trad. italiana Alessio Colarizzi Graziani, Alina Monica Turlea, ed. Rediviva- 2020

Ben mostra il film omonimo il gesto pausato di Mădălina-ragno che  rimirandosi nella specchiera pettina i capelli lisci secondo la moda dell’epoca. La bella  figura gracile e quieta, spicca nel bianco chiarore della stanza. Puiu le gironzola attorno nello spazio, nero, dominato il movimento nervoso, a scatti, allucinato. Puiu paziente-pizzicato-tarantolato sta finendo di assorbire il veleno del ragno, sta cadendo nella sua rete. Il ragno lo ipnotizza, lo affascina, lo attrae al suo centro.

La scena è metaforica. L’incantesimo è iniziato a Vărzari, …un villaggio a un’ora circa da Măneşti. Sull’aia dietro la squallida locanda i giovani ballano in festosi cerchi concentrici. Puiu rapito dal ritmo saltellante s’intreccia alla danza. “La ciuleandra –definisce l’autore-  è manifestazione di una adorazione suprema, anzi delle danze religiose che terminavano con mutilazioni o sacrifici umani…(Rebreanu, 136). Un corteo si snoda verso la casa di Cibele, la casa dei boschi, nell’antica Frigia.  Stridule grida frammisti a canti accompagnano la danza orgiastica dei coribanti.

“… seguitemi

         alla casa di Cibele in Frigia, ai boschi suoi di Frigia

         dove suona voce di cimbali e alto grido di timpani, 

         dove il flautista frigio canta denso sul flauto curvo

         e la Menadi scacciano il capo circonfuso di edera

         compiendo il sacro rito con ululati acuti

         …” (Catullo, 261)

              

Così, Catullo nel Carme LXIII. È canto dedicato a Attis e Cibele la Dea Mater che dona ai mortali  raccolti ricchi e abbondanti. Flauti e tamburelli alienano le menti e stordiscono sino alla follia,  sino a provocare la auto-flagellazione, la visione del proprio sangue…

 …risulta confermato e chiarito che il simbolismo del morso, della vergine errante, delle                     

         eroine e delle dee impiccate nel mito dell’altalena rituale in uno scenario acquatico e      

         vegetale –tutti elementi cosi importanti del più antico tarantismo- appaiono nel mondo    

         greco in contesti mitico-rituali destinati visibilmente a dare orizzonte di deflusso e di   

         risoluzioni a reali disordini psichici di adolescenti e… (De Martino, 237)

 

Un ragno tende e tesse la sua tela ancorandola a sterpi e sterpaglie  rimaste sull’aia dopo la cernita del raccolto, negli angoli delle stanze, …

Talvolta il ragno – Lycosa taranta(1)- pizzica, morde, forse se aggredito.

Il malcapitato, molto più spesso la malcapitata, perde il senno che ritrova dopo aver ballato e ballato per giorni, sino allo sfinimento, pizzicando il suolo con passi svelti e febbrili, intramezzati con alte grida imploranti …

Poi, il male si ripresenterà la prossima estate. In entrambi i casi (di Catullo, di De Martino(2)) –ma i miti si intrecciano, superpongono, biforcano, serpeggiano, identificano-, si allude a feste stagionali, agricole, bacchiche. Feste che celebravano le messi, ringraziamento alla Dea Cerere-Cibele la Dea Mater  ossia “Colei che Presiede la Vita” in tutte le sue manifestazioni.  Madre del ciclo vitale: inverno-morte del seme, primavera-resurrezione e rinascita, verde germoglio promessa di raccolto abbondante metafora di discendenza e continuità, sopravvivenza del genere umano.

Uno stato di alienazione contagiosa circola tra il soggetto protagonista ossia il tarantolato-sacerdote e conduttore del rito, e la comunità che andando in processione o girando in cerchio prende parte al cerimoniale,  quasi  si trattasse di fedeli di questo culto orgiastico, come lo erano le menadi e i sacerdoti coribanti.

Or bene.

Ragioniamo che questo stato d’animo primaverile di alito di vita nuova e ringraziamento è comune all’area mediterranea e rimanda allo stesso mitico origine. Allora, è naturale che in ogni dove si esterni in modo simile  con danze, sfilate, canti. E simili sono anche gli strumenti musicali impiegati: a percussione e a fiato come  letto nel Carme di Catullo. Ossia strumenti ad azione purificatrice e risanatrice.

Ma personalmente mi preme segnalare un parallelo molto peculiare tra il ballo ciuleandra,  del cui stato ipnotico e  descrizione idilliaca leggo in questo romanzo La Ciuleandra, e La Pizzica Salentina(3). Intanto va avanti con la lettura, il lettore  resta affascinato e ammaliato, come intrappolato nella sottile ragnatela di parole che Liviu Rebreanu dispiega per cercar di definire la danza che si profila come personaggio centrale del romanzo. L’annuncio del signor Farranga preludia  il dramma: “È  qualcosa come una tarantella collettiva o come una danza di guerra di un clan selvaggio”.

E da questo punto in poi la Danza Ciuleandra si impone alla narrazione quale personaggio imperioso di  forza travolgente che mantiene la tensione passionale sino all’apice di questa malia; scena drammatica durante la quale  i due giovani Puiu e Andrei si riferiscono a lei come a qualcosa temibile e seducente, qualcosa –una malattia, una pazzia infelice?-  che rapisce la ragione, strega l’intelletto. Chiara dunque l’indagine psicologica condotta dall’autore in questo romanzo(4).

La ciuleandra è movimento rapido e agile.

La pizzica è vivace, veloce.

Come su un tamburo, ventre teso della madre terra, i piedi dei ballerini della ciuleandra battono veloci, dinamici; i tarantolati pizzicano  con furia.

Il cerchio,  spazio sacro o perimetro cerimoniale che formano i danzatori romeni è felice: “…, chi non ha veduto la Ciuleandra non può immaginare cosa sia l’ebbrezza della danza!” (Rebreanu, 133) E ancora: … i  piedi percuotono la terra con maggior vigore, il vortice ricomincia, più serrato, più ostinato, di nuovo si arrotola e si srotola e alla fine si ammassa in un groviglio di corpi sfranti. Così, là, alcuni minuti, non so per quanto tempo, nello stesso folle ritmo, ragazzi e ragazze si dimenano, tremano, scalpitano. Più volte l’ardore della passione è trafitto da urla prolungate, quasi sgorgate dalla notte dei tempi o da… tutti i ballerini fonderanno i cuori nella vampata suprema di una passione sfrenata. (Rebreanu, 135).

Ancora scandisce Catullo nel canto su citato:

e la schiera errante della Dea passa come volando:là è bello andare in fretta fremendo, danzando». (Catullo, 261)

 

Alienamento, stordimento meridiano provocato  dal sole e chiarore estivo. Il ballo della taranta si svolge(5) in area sacra appositamente apparecchiata sia all’interno che all’esterno della abitazione, cosi come l’aia è per  la ciuleandra; il soggetto tarantato predilige avere in mano e sventolare nastri o fazzoletti di colori sgargianti;  le camicie delle ballerine della ciuleandra ostentano ricami colorati. E cosi come ha descritto Rebreanu la danza campagnola di Vărzari passione sfrenata, (Rebreanu, 135) cosi la pizzica mostra affinità fra tarantismo e coribantismo. (De Martino, 245).

Ad entrambe danze conviene la definizione data da Platone potenza catartica del movimento ritmico e della musica. (De Martino, 245). I lăutari sono musicisti di speciale tecnica(6);  i musicanti della pizzica hanno abilità e intuizione per scegliere il ritmo adeguato per ogni ragno-taranta e persona-tarantata. I pazienti, morsi da –più o meno immaginarie-  tarante di diverso colore, mostrano leggere differenze comportamentali, per tanto non vanno curati tutti con il medesimo ritmo. Karen Lüdtke nel suo testo –già tesi di laurea-  Balla coi ragni riporta una intervista a Francesco Greco, tarantolato, nel 1999. Riguardo agli strumenti musicali e al ritmo egli confessa: …la fisarmonica non ti fa il suono che ti fa l’organetto…. , perché se uno prendeva la fisarmonica, la musica non era uguale a quella. Con il tamburo è la stessa cosa. Se uno suona e basta, non provi niente. Io so riconoscere se uno è esperto a suonare, se suona il ritmo di questa musica, di questa malattia. Si capisce se uno le sa queste cose. ( Lüdtke, 95)

Altrettanto, come  alle tarantolate d’estate per la stessa data si ripresenta il ri-morso, raptus o mania dell’avvelenamento, succede  anche a  Puiu: …,anche oggi dopo tanti anni, al solo ricordo mi sento pervaso da una terribile passione. (Rebreanu, 135). E il ricordo lo perseguita sino a diventare mania incantatrice: …, nella profondità della mente [egli] si diceva che bisognava cercare ancora di ricordare quella maledetta melodia. … I frammenti di melodia però adesso lo inseguivano come tante api eccitate. (Rebrenau, 159).

La conversazione tra Puiu e Andrei Leahu pone l’accento sulla malattia raptus o isterismo collettivo che il ritmo della ciuleandra contagia, e la sensualità della danza: Sembra che l’uomo impazzisca ballando la sciuleandra, dico sul serio!  E ancora:  …, quasi tutti i giovanotti che ballano la sciuleandra si sposano. È là che ognuno sceglie la ragazza che gli piace, si stringono e, infuocati, ballano fino a che non perdono la testa. Così è questa danza, signore! (Rebreanu, 157).

Torno ora, a conclusione, al simbolo dello specchio con il quale ho iniziato questo scritto, e con fina intuizione cinematografica ha evidenziato il regista nel suo film. In questa scena, Madeleine e Puiu  indossano abiti eleganti, preparati per recarsi a un convegno mondano. Ma gli sguardi tra i due sembrano dire altro, forse un represso desiderio di entrambi. Lento,  l’occhio della cinepresa inquadra i personaggi, gira intorno per la camera, indugia sugli oggetti. Sosta sul fiammifero che accende un candelabro di pesante argento e la mano che lo rovescia…

Il simbolo dello specchio viene da molto antico e  fu poi elemento importante nei riti femminili di iniziazione, nel mondo greco e latino… sino ad affiorare nel tarantismo. Ancora spiega De Martino: …anche il simbolismo dello specchio, operante nel più antico tarantismo, accenna, sia pure in parte, alla stessa sfera. La prima scena della liturgia della Villa dei Misteri(7) raffigura una giovane donna seduta che si acconcia i capelli, mentre un erote le regge uno specchio: è l’atto iniziale delle mistiche nozze –la toletta da sposa-, cui seguiranno gli altri momenti di iniziazione e infine la danza orgiastica. Ora il momento dell’abbigliamento nuziale e dello specchio  come strumento di mistica civetteria è ricorrente nel tarantismo, e le tarantate ancor oggi si abbigliano come «spose di S. Paolo» rappresentano…  (De Marino, 239)

 

A maniera di conclusione

La mia intuizione tutta personale di accostare ciuleandra e pizzica salentina è scaturita dalla lettura del romanzo La Ciuleandra. Cosa successa in questa primavera di isolamento forzato. Senza ammiratori e senza fedeli che ringraziano è sbocciata la verde stagione, e adesso è inaridita sul finir dell’estate. Ora la mia mente ripercorro il mito, e la sensualità di vita che esso veicola. Penso all’immagine che il testo originale propone e ai testi delle pizziche per lo più in dialetto(8) che anche scongiurano l’amore. Molto in sordina, come se fosse sfondo scenografico scorre la problematica della pazzia, il morso del ragno.  Vinto oramai  questo timore resta la follia ritmica, quella contagiata dagli strumenti musicali, quasi gli stessi che invoca Catullo.

Perché in questi strumenti si è rifugiato il mito di Cibele-Cerere e in questi perdura.

Vale.

 

Cassano delle Murge, agosto 2020

 

Note

  • Ragno, musica e ballo. Ballare, suonare la taranta, ma più usato pizzica opizzica- pizzica. Tarantato o  tarantolato e il suo femminile tarantata o tarantolata si  riferisce alla  persona pizzicata dalla taranta.
  • Tanto il lavoro di De Marino La terra del rimorso quanto quello di Lüdtke Balla coi ragni citato più avanti sono esperienze di campo. De Martino e la sua equipe furono in  Salento durante l’estate del 1959; Lüdtke compì la sua ultima visita alla cappella di San

Paulo in Galatina nel 2007.

  • Pizzica pugliese e più particolarmente pizzica salentina è ritmo ancor più veloce della tarantella. Il richiamo del tamburello, più spesso tamburello a sonagli è irresistibile; imperioso desiderio o invito alla danza imprime in chi lo ascolta.
  • Indagine psicologica. Sono in auge, al tempo di Rebreanu, studi e esperimenti di psicologia;  sua incidenza e manifestazioni nel comportamento umano. Degno di  particolare attenzione è la relazione salute  mentale e salute fisica. Importante, allora,

analizzare  i gradi di parentela, o addirittura incesti conclamati, nella ascendenza di un individuo. Alla luce di questa problematica leggiamo cap. XIX, pag. 130 sino alla conclusione: … girovagare per i villaggi, cercando una contadinella graziosa per un  boiardo che l’avrebbe presa in sposa (Rebreanu, 131). Policarp Farranga è cosciente dell’insania mentale che pesa su Puiu, e il medico Ursu ne sta avendo il sentore. A riguardo, nella quarta di copertina l’editore riporta frammenti dei lavori di critica  letteraria di  Gorge Călinescu e Eugen Lovinescu che dovutamente segnalano  la

componente  psicologica che si riscontra nel romanzo di Rebreanu.

  • Correggo: si svolgeva. Superato oramai il fatto di isterismo femminile-povertà- ignoranza  evidenziato da Ernesto De Martino,  rimane vivo l’incantesimo musicale,   l’isteria  collettiva, piacevole contagio provocato dal richiamo del tamburello durante il

Festival   della Taranta a Melpignano. Del fenomeno tarantismo sopravvive la danza e la musica,  e il racconto del mito.

Lăutari: illuminante e  necessaria è la  nota che a riguardo i traduttori aggiungono a piè   di   pagina.

Villa dei Misteri. Villa romana; rimane un po’ fuori del nucleo abitativo  di Pompei, la città distrutta dall’eruzione del Vesuvio nell’anno 79.

  • Le pizziche, canti popolari regionali usano la lingua locale, i dialetti.

 

Bibliografia

Catullo. 1986. I Canti. Rizzoli. Milano.

De Martino, Ernesto. 2015. Cap. III Il simbolismo dell’aiôresis in La terra del rimorso. Il

Saggiatore.  Milano.

Lüdtke, Karen. 2011. Balla coi ragni. La tarantola tra crisi e celebrazioni. Edizioni Pagina. Bari.

Rebreanu, Liviu. 2020. La Ciuleandra. Trad. italiana Colarizi Graziani, Turlea. Rediviva

Edizioni. Milano.