Mihai Eminescu, il poeta vate 1850-1889

Mihai Eminescu, il poeta vate (Botoşani, 15 gennaio 1850 – Bucarest, 15 giugno 1889)

«Gli orizzonti se ne vanno come istanti, dimenando le lor ali, e mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
solo solo con l’affanno, unico mio compagno!»

Trad. Geo Vasile

La Festa Nazionale della Cultura Romena, celebrata il 15 gennaio, in contemporanea con il giorno di nascita del sommo poeta Mihai Eminescu è festeggiata negli ambienti culturali di tutta Italia.

I 164 anni passati dalla nascita del poeta vengono ricordati con letture di poesie e poemi, frammenti di corrispondenza tra lui e l’amata Veronica Micle; si creano dibattiti e discussioni attorno alla sua opera in onore del grande poeta vate.

Mihai Eminescu è il poeta simbolo della cultura letteraria romena in patria e all’ester è considerato il più importante scrittore della Romania e il riformatore della moderna lingua romena. Le sue opere più famose includono il poema – capolavoro Luceafărul (Espero), Mai am un singur dor (Mi resta un sol desio), e le 5 Scrisori (Epistole).

E’ riuscito a porsi come interprete del periodo in cui visse ed erede di una lunga tradizione. E’ anche influenzato dalle idee culturali europee dell’epoca; non si limita a continuare la tradizione ma la rinnova attraverso il suo contributo. Crea un tipo di verso filosofico nel quale concilia l’astratto con un tipo di espressione musicale, percepito attraverso le sensazioni.

La sua poesia attinge prevalentemente alle fonti popolari, in particolare religiose, della cultura romena, ma si è nutrita anche del romanticismo tedesco e francese, della filosofia di Kant e Schopenhauer. Essa costituisce una sorta di spartiacque tra la letteratura romantica e la moderna letteratura romena e comprende lunghi poemi filosofici – improntati al pessimismo – elegie e idilli amorosi, roventi satire sociali e politiche, suggestive leggende epiche.

La narrativa di Eminescu è attraversata da temi ricorrenti, per lo più di matrice romantica: l’occultismo, la poetica del doppio e il procedimento, del rispecchiamento infinito di testi, che cancella talvolta le tracce e i contorni degli intrecci. L’elemento unificatore che attraversa tali testi è dato dalla prospettiva del narratore che racconta in prima persona storie in cui è simultaneamente testimone e protagonista, alla continua ricerca della propria identità.

Bisogna sfatare, comunque, il luogo comune secondo cui la poesia di Eminescu sarebbe tutta romanticamente triste e schopenhauerianamente pessimista; anche il paragone con Leopardi, consueto e perfino abusato, rende solo una parte dell’animo del grande artista romeno, il quale, benché nutrito di severi studi filosofici a Vienna e a Berlino, sa essere anche incantato come un fanciullo davanti alla bellezza della natura, dei monti, della foresta, delle acque, del cielo stellato; e che, inoltre, non perde mai la sua profonda fede nella missione del popolo, dei pastori, dei contadini, di quegli umili eroi che, lottando per secoli, hanno saputo conservare la propria lingua e le proprie tradizioni contro mille invasioni e contro mille dominazioni.

Musa ispiratrice è Veronica Micle, una poetessa e scrittrice romena. Oltre che per la propria opera poetica, di genere romantico, è ricordata per la tumultuosa e tragica storia d’amore con Mihai Eminescu. Pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Rendez-vous, nel 1872; nello stesso anno conobbe Eminescu, mentre si trovava a Vienna. Rimandi al rapporto fra Eminescu e Micle si ritrovano nell’opera di entrambi a partire dal 1875. Dopo la morte di Eminescu, nel 1889, Micle si ritirò in un monastero dove scrisse il volume Dragoste şi Poezie (Amore e poesia), in cui raccolse poesie proprie e poesie di Eminescu dedicate a lei. Il 3 agosto si suicidò, ingerendo dell’arsenico, nel monastero di Văratec a meno di 3 mesi dalla morte di Eminescu.

La poetessa romena, con la quale Eminescu inizia una relazione, nonostante fosse sposata, diventerà la sua più fedele ammiratrice e sostenitrice, con grandi influenze sulla sua attività letteraria. La loro relazione finisce soprattutto per i pettegolezzi, le calunnie e la malvagità umana della società romena che non vedeva bene la loro unione, molti degli scrittori già famosi hanno ridotto al minimo il nome e il talento della giovane poetessa, che ha pagato con caro prezzo il suo amore sincero e passionale per Eminescu. Veronica, donna ferma e coraggiosa, si riferisce a Eminescu come «unico motivo del mio dolore e della mia felicità». In una delle tante lettere scritte a Veronica, Eminescu dichiara: «Non amerò mai più un’altra donna». Famose le loro lettere d’amore, nelle quali concentrano delirio e amore, felicità e sofferenza, abbandono e tristezza.

Così soave rassomigli

Il bianco fiore del ciliegio,

E angelo, tu, fra la gente,

Incontro alla mia vita sorgi.

Appena sfiori il tappeto

La seta suona quando muovi,

E dalla testa fino ai piedi,

Leggera come sogno voli.

Di tra le pieghe del vestito

A mo’ di fermo marmo spicchi,

Mi pende l’anima ai tuoi occhi

Di lacrime a sorte ricchi.

Oh, vago sogno di amore,

Soave sposa delle fiabe,

Più non sorrider! Il sorriso

Mi svela quanto tu sei dolce

E puoi col fascino notturno

Per sempre gli occhi abbuiarmi,

Con caldi sussurri di labbra,

Con fredde braccia ad abbracciarmi.

(‘Così soave …’)

***

In questo mondo ci son donne

Con gli occhi fonte di faville

Per quanto siano loro sublimi

Non sono come te, non sono!

Che tu puoi sempre rischiarare

La vita di quest’anima mia,

Sei più brillante d’ogni stella,

Amore mio, mio amore! (‘Perche non vieni’)

***

Te ne vai ed io ho ben capito

Di non tener dietro al tuo passo,

Per me perduta in eterno,

Della mia anima, tu sposa !

A me la colpa vista averti,

E mai me la perdonerò,

L’azzurro sogno sconterò,

La destra sporta nei deserti.

E a me risorgerai, icona

Della per sempre Immacolata,

Sulla tua fronte la corona –

Dove te ne vai? Quando verrai?

(Così soave …)

Considerato il più grande poeta romeno di tutti i tempi, il grosso pubblico italiano lo conosce ben poco; così come, del resto, ben poco conosce gli altri scrittori e poeti romeni e, in genere, quelli dell’Europa centro-orientale: ungheresi, polacchi, ucraini.

Il Centro Culturale sarebbe onorato se anche un solo lettore si sentisse invogliato a cercare le poesie di Mihail Eminescu per scoprire, in esse, quei tesori di liricità, d’immaginazione, di sogno potente e malinconico che le pervadono e che rapiscono il lettore in una dimensione “altra”, fatta di pura bellezza e di contemplazione.

VITA

Di agiata famiglia rurale, ebbe un’adolescenza vagabonda. La rivista tran silvana Familia gli pubblicò nel 1866 i primi versi, di fattura tradizionale, cambiando in Eminescu il vero nome del poeta, che era Eminovici. Da Vienna, dove il padre lo aveva inviato nel 1869 a completare gli studî, mandò poesie già mature aConvorbiri Literare, la maggiore rivista del tempo, e così entrò in rapporti col circolo ‘Junimea’ e col suo influente animatore e maestro, Titu Maiorescu. Rientrato in patria si dovette adattare a fare il bibliotecario a Iaşi, l’ispettore scolastico e il giornalista. Le tare di famiglia, il durissimo lavoro, la vita disordinata, la forte contrastata passione per la poetessa Veronica Micle lo condussero alla pazzia e alla morte, all’età di 39 anni.

OPERE

Oltre al poema Luceafărul (‘Lucifero’, 1883; trad. it. L’astro, 1927) e alla considerevole produzione lirica, si ricordano le novelle Sărmanul Dionis (‘Il povero Dionigi’, 1872) e Cezara (1876), il poema Memento mori (post. 1903) e il romanzoGeniu pustiu (‘Genio solitario’, post. 1904; trad. it. 1989). In Romania si è conclusa nel 1989 la monumentale pubblicazione (16 voll.) dell’opera di E., cominciata dal Perpessicius nel 1939.

Per maggiori informazioni consultare i siti : www.rri.ro , www.babel.ro , www.mihaieminescu.eu

Claudia Bolboceanu

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