Centro Culturale Italo Romeno
Milano

La Quaresima – viaggio spirituale verso la Settimana Santa e la Resurrezione

Mar 24, 2021

   “Se abbiamo peccato, faremo la quaresima perché abbiamo peccato. Se non abbiamo peccato, faremo la quaresima per non peccare. Diamo quello che abbiamo, la quaresima, e riceviamo quello che non abbiamo, una vita senza peccato.”

   Con queste parole il Padre Archimandrita Makarios, dal monastero di Simonos Petras del Monte Athosla Santa Montagna dell’Ortodossia – definisce il periodo dell’anno liturgico considerato il più intenso ed il più difficile per i cristiani ortodossi: la grande Quaresima di Pasqua. Grande perché è lunga sette settimane, quest’anno inizia il 15 marzo e finisce il primo maggio, quaranta giorni più la Settimana Santa. Grande per il significato della più grande ricorrenza cristiana, della vittoria della vita sulla morte. Grande per il sacrificio e la dedizione dei credenti, per la rinuncia volontaria simbolica al cibo, per il raccoglimento profondo nella preghiera e nella meditazione.
   Il Monte Athos ospita lo Stato Monastico Autonomo nel territorio autonomo greco con statuto speciale per motivi di carattere spirituale e religioso, autogovernato dalla Sacra Comunità, presieduta a rotazione da uno dei monaci ortodossi rappresentanti dei venti monasteri, sotto la giurisdizione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Un posto misterioso, come d’altronde anche il mistero della fede, isolato per volontà dei custodi di questa fede – già i sentieri impervi e scoscesi da percorrere a piedi seleziona i curiosi ed i poco convinti fedeli che vogliono raggiungerlo – chiuso totalmente al sesso femminile (nonostante il Parlamento Europeo ha criticato il divieto di ingresso per le donne come una violazione della parità tra sessi e della libertà religiosa dei cittadini e delle cittadine, senza però riuscire a modificare la situazione) per la tradizione millenaria dell’ingresso di soltanto una donna, la Vergine Maria, alla quale è dedicato l’intero sito, quindi aperto solo per pochi giorni a turisti maschi dotati esclusivamente di un rigoroso permesso di soggiorno.
   I monaci di origine diversa di tutto il mondo vivono in meditazione, preghiera e solitudine estrema e custodiscono icone e manoscritti antichi, patrimonio universale dell’Unesco. Il contributo alla tradizione unica di questo luogo da parte dei cristiani ortodossi romeni è riconosciuto a livello internazionale, come cita Armando Santarelli in un’osservazione di A History of the Athonite Commonwealth
Senza il supporto dei romeni, è verosimile che molti dei monasteri (athoniti) non sarebbero sopravvissuti sino ai nostri giorni”.
   Santarelli, autore del volume “La montagna di Dio. Viaggio spirituale al monte Athos“, mette in evidenza, in un’intervista condotta dal Centro culturale italo-romeno di Milano, il ruolo contributivo reciproco delle due realtà ortodosse, il popolo romeno e la comunità monacale del Monte Sacro:
Se Voivodi e Metropoliti romeni si sono rivelati di un’ammirevole munificenza, il Monte Athos ha sensibilmente influito, a sua volta, nella realtà storico-religiosa della Romania, favorendo, la creazione di molte comunità monastiche e lo sviluppo, o il consolidamento, di quella tradizione spirituale. […] L’elemento che distingue la Romania da altre Nazioni ortodosse – l’innata religiosità dei romeni aveva già dato vita a forme primigenie di preghiera del cuore con la nascita degli “esicasteri paesani”, centri di vita spirituale sorti intorno a piccoli insediamenti monastici o siti eremitici. […] Nelle dorsali montane e nelle immense foreste carpatine, i romeni, scrive Padre Balan, “hanno vissuto come in una grandiosa cattedrale, come in un meraviglioso esicastero naturale”. Uno scrittore che ama la Romania – “Ecco, quando ho messo piede in Romania per la prima volta (molto più tardi rispetto ad altri Paesi europei e mondiali), ho provato l’emozione che ci pervade tornando nella terra natale dopo una lunga assenza. Ovunque posassi lo sguardo, qualcosa di familiare, di semplice e di estatico, di trasparente e misterioso allo stesso tempo.”
   Santarelli combatte dalla parte della comunità religiosa romena che chiede di essere riconosciuto come monastero la skiti Prodromu (Sfȃntului Ioan Botezătorul) al pari degli altri monasteri grechi, serbi, bulgari e russi presenti sul Monte, in quanto la maggioranza della popolazione romena è di osservanza ortodossa e la partecipazione storica è stata significativa.
   La Romania è un Paese prevalentemente ortodosso, per circa l’85 % della popolazione. La religiosità ortodossa, ha una forte caratterizzazione liturgica e la Quaresima è un periodo di digiuno, forte come intensità e concentrazione sul rapporto personale con Dio tramite meditazione e preghiere continue finalizzate alla leggerezza mentale, forte come rinuncia volontaria al cibo finalizzata alla leggerezza corporale, l’insieme di corpo e mente rivolta alla vita terrena equilibrata e idealizzata dal credo religioso.
   Durante i quaranta giorni di Quaresima, il cristiano romeno si prepara con molta fede a vivere la Resurrezione e rinuncia ai piaceri del mondo, come fece Cristo quando si ritirò nel deserto per quaranta giorni prima di intraprendere la sua missione pubblica. Perciò la quaresima vuole imitare la vita umana di Gesù, ma l’obbiettivo non è quello di seguire alla lettera il digiuno totale di cibo ed acqua seguendo l’esempio divino, ma costituisce un’impresa ancora più ardua: la vittoria della razione sui vizi mettendo in primo piano le virtù spirituali e morali.
   Quaresima è eliminare ciò che è superfluo, ciò che è “in più”, in vari aspetti quotidiani della vita, nel cibo, nel parlare, lasciando posto a più essenzialità, più silenzio, più ascolto, più preghiera.
   Quaresima è invito ad investire le nostre energie fisiche e mentali, più del solito, nell’amore del prossimo con atti di empatia e carità, nella beneficienza con i ricavi delle proprie rinunce durante questo periodo – meno cibo per la purificazione del nostro corpo più cibo per i bisognosi – nel tempo maggiore dedicato alla lettura di testi religiosi e alla meditazione con la rinuncia alla visione della televisione ed agli incontri mondani – infatti stando alle regole della chiesa ortodossa questo è un periodo che ricorda le sofferenze di Cristo e quindi non appropriate alle feste che sono vietate, come anche matrimoni e battesimi.
   Quaresima è umiltà, “calma i sensi, frena i desideri, pulisce e mette le ali all’anima”, come ci ha insegnato il filosofo e teologo “bocca d’oro” Giovanni Crisostomo d’Antiochia, dalle doti retoriche orientate alla morale che gli hanno prefissato il nome: “Quaresima? Dimostratela con i fatti. Come? Se vedete un povero, abbiate pietà di lui; un nemico, fate pace con lui; un amico circondato da una buona fama, non invidiatelo; una bella donna, non girate la testa per guardarla. Non solo la vostra bocca ed il vostro stomaco dovrebbero digiunare, ma anche gli occhi, le orecchie, i piedi, le mani e tutto il vostro corpo. Le vostre mani devono digiunare rimanendo pulite da furti e ingordigia, i piedi senza correre incontro a brutte situazioni e peccati, gli occhi senza guardare le bellezze altrui, la bocca dovrebbe digiunare da imprecazioni e parolacce.”
   Quaresima è preghiera pura, “dirla con la bocca, comprenderla con la mente e sentirla nel cuore”, con queste parole ci introduce alla sapienza sacra il padre spirituale di tutta la Romania, Cleopa di Sihastria, i quali insegnamenti insegnano anche come praticare la quaresima: con riserbo e allegria, mai con tristezza – il nostro Redentore ci ha ordinato di fare non solo la quaresima in segretezza, lontano dall’ammirazione della gente, ma anche la carità e la preghiera, come tutte le opere di bene, così come lui stesso ha detto: “Badate bene che le vostre azioni benefiche non siano fatte davanti alla gente, che non siano viste da tutti, altrimenti non avrete nessun appagamento da parte del Vostro Padre dei Cieli” (Matteo, 6,1).
   Quaresima è il numero simbolico che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al Cielo.
   Quaresima è motivo di gioia, serenità e piacere perché non è una punizione di Dio. Durante questo periodo non bisogna mai essere tristi, letargici o soli, dobbiamo imparare ad apprezzare tutto quello che ci circonda, imparare ad amare la natura e le persone.
   Quaresima è digiuno e la tradizione ortodossa romena impone un digiuno severo necessario per il raggiungimento dello stato equilibrato tra mente e corpo necessario per la connessione con la divinità e per il ritorno al Paradiso, dal quale Adamo è stato cacciato proprio per non aver saputo digiunare dal frutto proibito, infatti stando al calendario bizantino l’inizio della quaresima parte dal giorno in cui Adamo ha dovuto lasciare il Paradiso. Come simbolo del digiuno dall’Albero della Conoscenza, il digiuno quaresimale ci accompagna fino alla Settimana Santa prima della Resurrezione e quindi ad una nuova vita paradisiaca e senza peccato.
   La prima settimana di quaresima, di grande importanza per i fedeli quanto l’ultima settimana, entrambe chiamate Settimana Santa, inizia con un digiuno totale di due giorni nei quali i fedeli si nutrono soltanto d’acqua e poco pane la sera, come simbolo di preparazione per il resto della quaresima e di attesa per la unione con Dio alla fine del digiuno attraverso la Comunione. Nel resto dei giorni della quaresima fino all’ultima settimana il digiuno di cibo prevede pasti senza carne e pesce ed i loro derivati, senza prodotti lattiero-caseari, uova e alcol, ma il pesce è consentito per la Festa dell’Annunciazione e la Domenica delle Palme.
   Il menù quaresimale è composto dai prodotti della terra, nella loro forma più naturale e meno elaborata in cucina: verdure fresche o conservate, bollite o arrostite, condite con spezie ed olio, a fianco il riso pilaf orientale con la sua particolare cottura per assorbimento del liquido, cotto in forno e senza mai mescolare; legumi secchi misti cucinati sotto forma di passati o paté da spalmare accompagnati da insalate di patate, cipolla ed olive; come dessert frutta fresca, esiccata o marmellate. Piatti vegani, che per quaranta giorni ci mettono in sesto il corpo, ci alleggeriscono dalla pesantezza dei cibi che tutto l’anno consumiamo in fretta, senza dare troppo importanza agli ingredienti malsani o alle quantità sempre maggiori rispetto alle vere necessità, abitudine giustificata dallo stress, dai problemi, dalla disconnessione con il nostro organismo.
   Se per i cristiani l’astinenza dalla carne è una particolarità della Quaresima, per i monaci rappresenta una rinuncia per tutta la vita, non soltanto per simboleggiare il fatto che Adamo era vegetariano nel Giardino dell’Eden o perché non si evince che Gesù avesse mangiato la carne, ma per dimostrare che la loro intera vita non è altro che una Quaresima perenne in virtù della loro lealtà e del loro credo cristiano.
   La fine della Quaresima è segnata dalla Settimana Santa e dalla Confessione, perché è lavoro sprecato se eseguiamo con passione e sacrificio la Quaresima e non confessiamo i peccati, questa operazione è più importante del sacrificio fisico che non funzionerebbe al meglio senza una mente libera da azioni poco morali o sbagli consapevolizzati tardi. Altre tanto importanti durante la Quaresima, insieme alla purificazione della mente e del corpo sono gli atti di carità, senza i quali non si raggiungerebbe lo stato di benessere spirituale necessario per celebrare la Santa Pasqua.


   Auguriamo a tutti i credenti ortodossi e non un buon inizio ed un riuscito proseguimento di Quaresima per arrivare alla Settimana Santa, preparati al più grande miracolo della storia dell’umanità!

Articolo a cura di Lorena Curiman