Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Gheorghe Iancu, ballerino e coreografo

Apr 30, 2009

Penso che la chiave del successo sia nella fortuna d’incontrare artisti geniali e poter lavorare con loro…

 

Il suo nome fa parte dell’impero della danza contemporanea, ha danzato sulle scene di tutti i grandi teatri del mondo: la Scala di Milano, l’Arena di Verona, La Fenice di Venezia, l’Opera Garnier di Parigi, il Teatro Bolshoi di Mosca, il Covent Garden di Londra, e poi New York, Madrid, Tokyo ecc. La danza occupa la sua vita da più di 30 anni. La sua agenda è sempre strapiena d’impegni artistici…

Sì, tutti questi grandi nomi per dire che la mia vita è la danza, oppure La Danza è la mia Vita. Non so come sarebbe stata la mia vita senza il balletto. Ho iniziato a ballare quando avevo nove anni ed eccomi qui, tuttora, nel mondo della danza. Posso dire che fin dall’inizio della mia carriera, tutte le tappe della vita artistica sono state importanti ed ognuna di esse mi ha cresciuto ed arricchito professionalmente. Ci sono stati dei momenti belli ma anche difficili, che mi hanno insegnato sempre qualcosa di buono. La danza, come la vita, è ricca di fantasia, piena di armonia e ha un linguaggio universale, è un sogno di gioia, che si realizza ogni giorno, sembra che non finisca mai. La danza fa conoscere la “magia” che nasce dal desiderio di condividere qualcosa, è un movimento che nasce dal cuore, è una “creazione”, alla fine è “ARTE”, l’arte di far parlare il corpo, di renderlo comunicativo e sensibile.

 

Gheorghe Iancu

Gheorghe Iancu

Come si definisce Gheorghe Iancu? E’ conosciuto come una persona molto esigente, che non si risparmia per niente.

Un artista! L’esigenza credo sia molto importante quando si tratta dell’Arte. Per me, il balletto non è una professione ma la ragione di esistere, di vivere, anche perché non ho un orario fisso di lavoro, uno che inizia ad una certa ora e finisce dopo otto ore lavorative. Allenamento, prove, viaggi… richiedono una vita centrata sulla danza. La danza occupa la mia mente, i miei pensieri, la danza per me vuol dire lavoro e tanto lavoro, vuol dire misura e giustamente anche soddisfazione. Come hai accennato prima, viaggio molto, ma i viaggi fanno parte del mio lavoro e quando viaggio non penso più alla fatica di andare da un aereo all’altro, ma li considero parte di questo mio ritmo trepidante di lavoro, oramai parte della mia vita. Ho avuto una vita artistica che mi ha obbligato a studiare e sforzare me stesso per essere sempre il migliore. Penso che questo è un buon principio per andare avanti e non essere mai contenti di se stessi. Io mi amo raramente e spero sempre che mi ami il pubblico.

Parlando della sua terra di origine, è nato a Bucarest sotto un segno zodiacale fortunato, sua madre, a nove anni l’aveva portato a ballare. Si ricorda quei primi momenti?

Non si possono dimenticare! A nove anni, mia madre, una donna meravigliosa, mi ha preso per la mano e mi ha portato a fare un’audizione. Era più il sogno di mia madre che io diventassi un ballerino. Lei è rimasta molto colpita dopo aver visto qualche spettacolo e desiderava tanto che anche suo figlio seguisse quella strada artistica. Oggi si può dire che ha avuto ragione. Ha fatto lei per me una scelta così bella… Era molto fiera di me e, anche se i tempi erano duri, non risparmiava nulla per la mia educazione, lavorava tanto per mantenermi a scuola. In quel periodo, il liceo di coreografia si trovava in un palazzo stupendo, nella via Lemnea di Bucarest. Quando ho iniziato a danzare non facevo parte di quei bambini, che sapevano già che carriera avrebbero fatto. Mi ricordo che facevo fatica nei primi sei mesi, non mi piaceva, non capivo tante cose, mi lamentavo. Ma poi, pian piano è arrivata quella scintilla di cui avevo bisogno per continuare.

Sono grato ai miei genitori, provengo da una famiglia semplice con valori e principi sani. La mia fortuna è il fatto che ho avuto al momento opportuno le persone giuste per indirizzarmi sulla strada giusta. I miei primi passi verso questo mondo magico del balletto li ho fatti con l’aiuto del professor Constantin Marinescu, mentore di tanti ballerini. Mi ha dato fiducia in me stesso. Da lui ho appreso l’arte della danza, la disciplina, ho imparato che se ti avvicini alla perfezione diventi più libero. Il mio debutto, a neanche 19 anni, è stato sulla scena dell’Opera Romena di Bucarest, quando il maestro Danovski, avverando il mio sogno, mi diede la possibilità di interpretare il personaggio di Siegfried ne “Il Lago di Cigni” di Ciaikovskij. Ora penso che il maestro Danovski sia stato un visionario.

Ho visto che ricorda sempre il nome di Miriam Raducanu, una grande ballerina romena, con una speciale dote artistica. Fa parte anche lei dagli incontri fortunati della sua vita?

Assolutamente si! È un dovere ricordare il suo nome. Lei ha perfezionato il mio stile, mi ha introdotto nel mondo, era una vera artista, molto particolare. Mi ha fatto sentire la musica di Bach, Mozart e mi ha fatto conoscere il grande Picasso. Le cose buone fatte seriamente in gioventù diventano più tardi dei grandi valori. Mi ha insegnato la danza contemporanea, ho avuto la grande fortuna di studiarla con Miriam Raducanu, con la quale mi sono esibito in “Nocturne” al teatro Tandarica di Bucarest e poi in tournée in Romania e in Italia. E’ stato un privilegio per me conoscere in quel periodo i grandi nomi del balletto romeno: Magdalena Popa, Sergiu Stefanski, Irinel Liciu, Gabriel Popescu, Rodica Simion, Ileana Iliescu, Marinel Stefanescu, Valentina Massini e molti altri che sono arrivati sui palcoscenici internazionali. Sono fiero di essere un prodotto della scuola romena di balletto.

In breve tempo ha ricevuto lo status di primo ballerino all’Opera Romena di Bucarest. Sono arrivati anche i primi premi. Come sono andate le cose?

Ero ancora allievo quando ho partecipato per due volte al Concorso di Varna, vincendo una medaglia di bronzo ed una d’argento. Poi sono entrato nel corpo di ballo dell’Opera Romena dove ho avuto un lungo repertorio, fino alla mia partenza in Italia. In quel periodo mi sono perfezionato con i maestri Semionov del Teatro Bolshoi di Mosca e Omrihin del Teatro Kirov (ora Marinskij) di San Pietroburgo. La capacità dei miei maestri non è stata solo quella di insegnarmi a ballare, ma anche quella di farmi avvicinare a un ideale. Tutti desideravano trasmettere e donare qualcosa e gran parte di loro ci sono riusciti.

In quegli anni sono iniziati i contatti con l’Italia. A Reggio Emilia c’era il maestro Marinel Stefanescu che, insieme all’ étoile Liliana Cosi, avevano fondato da poco l’ Associazione di Balletto Classico. Da Bucarest a Reggio, un ponte solido verso la sua decisione di stabilirsi in Italia. All’inizio era una gavetta.

Certo, poi l’Italia è uno dei paesi più belli del mondo. Direi che sono arrivato per la prima volta in Italia per caso. Non sognavo di uscire, avevo un repertorio, ero un ballerino senza nessuna pretesa. Era venuta una proposta per una tournée in Italia e, come per tutti, la parola Italia significava una cosa meravigliosa dal punto di vista artistico. Erano tempi quando non si poteva uscire, come oggi, per visitare un paese straniero. Sono rimasto affascinato dall’Italia, dalla sua arte e cultura, che per me, in quegli anni, voleva dire Michelangelo, Raffaello, la Colonna Traiana. Nel 1977, il mio primo contatto con la compagnia Stefanescu-Cosi, e poi sono seguiti anni prolifici con tante tournée e più di 150 spettacoli. Un debutto di grande forza, molto apprezzato dal pubblico e dai mass-media, non facile.

A Bucarest dovevo tornare ogni tanto per mantenere il mio contratto con l’Opera Romena e questo fino agli anni Ottanta. Tutti gli artisti che lavoravano all’estero erano subordinati ad ARIA (Associazione di Impresariato Artistico), associazione che tratteneva gran parte dei soldi degli artisti. In questo periodo ho avuto un infortunio ad una gamba e sono dovuto tornare a Bucarest d’urgenza, sempre in quel periodo dovevo fare il militare (ma io non volevo) e ancora… i miei viaggi frequenti all’estero “battevano all’occhio” di qualcuno. Insomma ci voleva una decisione da prendere in gran fretta e, arrivato quel momento… una persona mi ha detto che il giorno tale, ad un’ora precisa, dovevo passare la frontiera. E così fu, sono salito in macchina e partito senza batter ciglio. In quegli anni, grazie ai contratti artistici, sono riuscito a comprarmi una macchina, marca Dacia (il sogno di tutti i romeni).

Il suo arrivo in Italia ha aperto delle grandi opportunità artistiche…E’ riuscito a cogliere i più bei momenti della sua vita? E’ stato baciato dalla fortuna, come si dice?

Si, quel momento mi ha aperto generosamente delle grandi porte, la prima è stata quella della Scala di Milano, dove ho avuto il mio debutto accanto alla celebre ballerina Carla Fracci. L’incontro con Carla è stato il più importante della mia giovinezza artistica: negli anni ’80 il Teatro Alla Scala era la sua casa, ed io sono stato accolto nella sua casa, dove poi ho partecipato a tutte le stagioni, tutti gli spettacoli, all’inizio quasi esclusivamente con Carla e poi, più avanti, anche per conto mio. Sono andato in tournée in tutta l’Italia e nei teatri più famosi del mondo. Tra i tanti spettacoli cito quelli a me più cari: Il lago dei cigni, Giselle, Romeo e Giulietta, Il pomeriggio di un fauno, La vedova allegra, Silphide ecc. Siamo stati per anni la coppia della quale la stampa estera diceva che illuminavano la scena come la Torre Eiffel. Nello stesso periodo c’era Nureyev e Margot Fontaine, il famoso duo del balletto classico.

 

Intervista tratta dal volume “Personalità romene in Italia”, di Violeta Popescu, Edizioni dell’Arco, Milano 2008.

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