“Colinde”, canti natalizi romeni scelti e tradotti da Ida Garzonio, edizioni Dario Memo, 1966

Dic 23, 2020

INTRODUZIONE

Le colinde sono canti natalizi popo­lari romeni. Il nome, che sulle prime ci pare esotico e strano, è derivato dal latino calendae, nel quale le vocali, per influsso dell’antico bulgaro, hanno cambiato colorazione. Ciò sta a ricordarci che la festività natalizia anticamente coincise e a poco a poco sostituì le feste pagane del solstizio invernale. Per questo non ci si meraviglierà se accanto alle immagini tradizionali del Nata­le troveremo immagini primaverili o comunque legate alla terra, alla natura. Le colinde vengono cantate da pic­coli gruppi di fanciulli o giovani che hanno preparato nelle sagrestie delle chiese di campagna o nei fienili più isolati il loro repertorio e che la sera della vigilia si recano di casa in casa con una stella di carta trasparente illuminata all’interno da un lucignolo. Essi bus­sano alle porte o lanciano un richiamo dalla finestra e iniziano a cantare:

Buongiorno alla Vigilia

che è il meglio del Natale

che ha agnelli, maialini

seguiti dai bambini,

buona gente!

Dacci nocciole

che son più buone,

dacci noci

 che son più dolci,

dacci mele

che abbiamo fame,

che siamo colindatori!

Ospite, vivi sano,

e riempici la bisaccia di cibi,

salute padroncina,

riempici la sacca,

dacci il pane consacrato,

per mondarci la bocca.

Vi auguriamo come si usa

botte piena di cavoli,

e un vaso di acquavite

che scivola in gola!

Quanti chiodi tengono insieme la casa

tanti zecchini vi vengan sulla tavola!

E rallegratevi

e invitate anche noi!

In dono ricevono non solo frutta secca, ma anche ciambelle e dolciumi appo­sitamente confezionati dalle massaie. E come i gruppetti fanno a gara a cantare bene così le donne di casa gareggiano nell’arte culinaria e nella prodigalità. I “colindatori” più bravi si cimentano in canti più lunghi e nelle melodie più difficili, cantano a una voce divisi in due gruppi a strofe alterne, fanno del loro meglio per meritarsi i doni e le lodi degli ospiti.

Il   repertorio raccolto in questi ultimi centocinquant’anni è vasto e ricchissimo sia per i contenuti che per le melodie. Il musicista ungherese Béla Bartòk che fece più di un viaggio di studi in Romania (soprattutto nelle zone confinanti con l’Ungheria) e che raccolse preziosissimo materiale di ogni genere, ritenne tanto interessanti le colinde da lui incise e trascritte nel 1913 che ne fece un volume con uno studio introduttivo che pubblicò in tedesco a Vienna nel 1935.

Per quanto riguarda il contenuto le colinde ci presentano aspetti tanto ete­rogenei e difformi da lasciarci al primo momento disorientati. Non sempre ade­riscono, come i canti natalizi occiden­tali, al tema della Natività. Si va dalle peripezie della Vergine prima di giun­gere alla grotta, al canto di alleluia per la nascita di Gesù, al compianto di Maria per la Crocifissione; dalle leggende dei Santi alla storia di Adamo e da argo­menti tratti dagli apocrifi a elementi più propriamente pagani o di interesse so­ciale. Vi sono colinde in cui non è fatto neppure cenno alla Natività e si parla invece della lotta tra il leone ed altri animali, della favola del sole che si è innamorato della luna e vuole sposarla. Né mancano colinde nelle quali la na­tura con i suoi spettacoli è la vera pro­tagonista.

A volte la leggenda di un santo, la parola dell’apocrifo e l’elemento profano tratto dalla favolistica si fondono dan­doci un canto ricco di motivi e complesso, non di rado difficile da decifrare. Spesso la colinda è preceduta dalla dedica e si conclude con gli auguri; in alcuni casi gli auguri, come abbiamo visto, vengono fatti in un canto introduttivo.

Alcuni testi sono altamente poetici per la bellezza delle immagini, per l’origi­nalità dell’intuizione, per il vigore espres­sivo. E tutti conservano una freschezza che deriva loro da una semplice rappre­sentazione delle cose e dei fatti nel loro valore essenziale senza complicazioni e sovrastrutture. Il loro fascino consiste nel fatto che trattano i temi più alti con tanta familiarità da ridurli ad una di­mensione domestica senza per altro spo­gliarli della loro dignità.

1 –

Alzatevi grandi boiari!

Bianchi fiori!

Alzatevi contadini e aratori!

Bianchi fiori!

Che vengono a voi i colindatori

la notte, prima dei galli cantori,

e vi portano il Signore

che vi purghi da ogni errore.

Un Signore appena nato

tutto di fiori di giglio ornato,

Il Signore Iddio vero

sole di raggi risplendente.

Alzatevi grandi boiari!

Alzatevi contadini e aratori!

Che nel cielo si è levata

una stella di re dorata,

stella cometa scintillante

che porta gioia alle genti.

Ecco il mondo che fiorisce

ecco la terra ringiovanisce.

Cantan nel bosco le tortorelle

alla finestra le rondinelle

e un colombo bello e splendente

è venuto a voi da ponente

bianco fiore vi ha portato

e sul cuscino ve l’ha lasciato.

Egli vi augura che viviate

e per molti anni vi rallegriate,

e come gli alberi rifioriate

e come quelli fruttifichiate.

 

– 2 –

Voi luci dell’alba,

perchè già spuntate?

Il gallo non ha cantato

il prete non ha suonato.

Voi luci dell’alba!

I giovani non han terminato

di cantare il Natale,

e noi ancora vaghiamo,

di paese in paese

per mezzo mondo.

Voi luci dell’alba!

Che abbiamo veduto

sopra quegli alti monti

due aquile grigie:

le ali sbattevano,

voi luci dell’alba!

E perché le sbattevano?

Per una mela d’oro,

voi luci dell’alba!

Noi abbiamo veduto

due aquile grigie

che si azzuffavano.

Perché si azzuffavano?

Per raggi d’oro,

voi luci dell’alba!

 

– 3 –

Da quando il Signore è nato

e il mondo è stato creato

e il cielo si è innalzato

Dio con splendore l’ha adornato

tutto di stelle

piccole e belle

e una corona fra quelle,

raggi, Signore, fra le stelle.

Nel giardino dorato

c’è una scala

tutta di cera

e il Signore vi discende

di quando in quando

alle feste solenni,

chierichetti gli fanno ala

e in mano tengon messali

e del Signore le glorie cantano.

 

– 4 –

Nel mezzo del cielo,

bianchi fiori di melo,

c’è un albero celeste,

ai lembi carico di frutti

al centro colorato

sulla cima dorato.

Ma là chi ci sta?

Stanno quattro rondinelle

e tessono le luci;

luci bianche come cera

per illuminare la terra!

Molta strada ho percorso,

sempre strada di nove giorni

l’ho percorsa in due giorni!

che il mio cavallo ho fiaccato

portando il Santo Signore.

Al fiume Giordano

alla corte di Adamo,

son venute quattro colombelle

con voce di ragazzi:

— Levati, levati nostro Signore

e fa’ alzare le serve

a scopare le stanze

a stender le mense

a riempire i bicchieri,

con la punta delle trecce,

coi lembi delle gonne,

quanta polvere scoperanno

in mare la getteranno;

il mare diventa più grande,

vediamo che cosa hanno ammucchiato:

han raccolto due buoi scuri

con le corna tutte d’oro!

E sulla cima delle corna

piccola culla di sicomoro,

e nella culla chi è coricato?

Il figlio della Madonna fasciato

con fascia di seta

tessuta da una principessa.

Passate, Re Magi, e riposate.

— Non siam venuti a riposare,

ma siam venuti a raccontare

dove sulla terra

è nato il Figlio Santo?

Nel giardino coi fiori bianchi

con una mano coglieva fiori

con l’altra faceva mazzi

e li portava ai boiari al villaggio.

Chi ascolta la colinda

che Dio 1o benedica

e tutti coi loro ospiti

che Dio li benedica;

e benedica anche me,

forse vi ho ben cantato.

 

– 5 –

Al tronco del pero

Alleluia al Signore!

brilla una stella,

ma sotto il pero c’è un letto d’abete

da molti artefici lavorato,

al fondo con tuoni,

ai sostegni con fulmini,

le frange con cera santa,

fusa e attorcigliata.

E nel letto chi è coricato

e giace meraviglioso

e dorme un sonno greve?

È coricato un Dio!

piccino e grazioso

e col viso leggiadro

fasciato da una regina

con fasce di seta.

La cuffia è di cotone

con tre fiori sulla cuffia

uno è il fiore di mirra

l’altro è la vite del vino

uno è la spiga di grano.

Ed ecco vennero le rondinelle

brunette, belle,

sempre cantarono, svolazzarono,

ma il figlio non svegliarono.

Le rondinelle volarono,

sul mare si abbandonarono

e tutte raccolsero

goccioline sulle ali,

pietruzze sulle penne,

e quando vennero al figlio

con le ali lo spruzzarono

con le pietre lo colpirono!

Il Figlio santo si destò

e allora le maledisse:

“Rondinella fatti il nido

nel luogo peggiore;

sul solaio dei poveri,

alla trave della grondaia,

che lo tormenti il fumo

come i ragazzi i pensieri

i pensieri di sposare

ragazze da maritare!”

La dedichiamo alla salute!

 

– 6 –

Sotto i lembi del cielo

Bianchi fiori!

all’ombra della nube,

una superba mensa è imbandita

sull’erba rinverdita.

Ma alla mensa chi siede?

Dio, che tutto vede;

e Natale

il vecchio,

e Giovanni

San Giovanni,

ed Elia

Sant’Elia,

e tutti i santi insieme

si trovavano in allegria;

e bevevano e brindavano

e bellamente si rallegravano.

Ma quando gettavano gli occhi

di lontano vedevano

l’Arcangelo Michele

che veniva con gran schiera

veloce correndo

su un cavallo schiumante

e a Dio si inginocchiava.

Quando a lui si avvicinava,

così gli diceva:

– Bevi Signore, ti rallegri

e con tutti i santi parli,

con i diavoli mi son battuto

e nella lotta son caduto,

che il santo cielo ho perduto.

San Pietro si è addormentato

i  diavoli la chiave gli han rubato

e nel cielo sono entrati

e tutto l’han depredato.

Han preso la luna

e la luce,

e l’alba e i raggi,

e le stelle e il sole,

quello stocco da giudizio

che giudica tutto il mondo;

tutto in braccio han caricato

e nell’inferno l’han posto.

Il cielo tutto s’abbuiò

e nell’inferno forte s’illuminò.

Il cielo piangeva

e l’inferno rideva.

Dammi Giovanni ed Elia

in aiuto, Signore,

per scacciarli dal cielo

e ficcarli nell’inferno

e prendere indietro

le cose che han rapito

e nell’inferno han sistemato.

Ha preso Giovanni a battezzare

ed Elia a tuonare

a tuonare e folgorare

e i diavoli a disperdere.

Giovanni girava battezzando

Elia li disperdeva tuonando,

in tutto il cielo si volgeva

che giusto all’inferno arrivava,

prese la luna

e la luce,

e l’alba e i raggi,

e le stelle e il sole,

quello stocco da giudizio

che giudica tutto il mondo,

tutti nelle braccia li prese

e in cielo li ripose.

Bello il cielo brillava

cupo nell’inferno si abbuiava.

Il cielo rideva

e l’inferno piangeva.

Ospite stammi sano

e in grazia di Cristo.

 

– 7 –

La vita dell’uomo

il fiore di campo!

Quanti fiori son sulla terra

tutti vanno alla tomba;

 

ma il fiore di ranuncolo

sta alla porta del paradiso

a giudicare i fiori,

che han fatto dei profumi?