Centro Culturale Italo Romeno
Milano

L’Italia attraverso gli occhi di un uomo fuori dal comune…

Lug 22, 2026

L’Italia attraverso gli occhi di un uomo fuori dal comune…

Esistono libri di viaggio che si limitano a catalogare luoghi e monumenti, ed esistono libri capaci di trasformare la geografia in destino. Le mie Italie di Stelian Țurlea appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria.

Sarebbe già un grande privilegio leggere un libro di viaggio attraverso gli occhi di uno scrittore. Altrettanto grande è il privilegio di godere dello spirito di osservazione di un giornalista. Ma poter ritrovare entrambi, uniti nello stesso sguardo e nella stessa coscienza, ampliati da una cultura immensa e da una profonda capacità di comprensione, è molto più di quanto un lettore possa sperare.

Ecco perché considero questo libro un autentico gioiello, un’opera che non rispetta alcuna regola: non è un diario di viaggio, non è un reportage giornalistico, non è un romanzo, ma nemmeno una cronaca. È molto di più. Grazie alla sua cultura, alla sua esperienza e, soprattutto, alle sue qualità umane, l’autore fonde tutte queste caratteristiche in un crogiolo che appartiene soltanto a lui, nel quale è libero di parlare di ogni luogo e di ogni persona con empatia ma anche con lucidità, senza inventare né abbellire la realtà, donando tuttavia ai suoi racconti quella mitezza e quell’indulgenza proprie di chi ha visto molto, ha imparato a comprendere e, spesso, a perdonare le fragilità dell’umanità.

L’autore non visita l’Italia come un turista, bensì come un pellegrino mosso dal desiderio di conoscere, privo di pregiudizi e di aspettative, se non quelle dettate dall’emozione, che non manca mai nell’incontro con le sue pagine.

Ogni pagina è sostenuta da una vasta cultura che non viene mai ostentata, ma si intuisce tra le righe come una musa discreta e benevola. L’autore richiama la storia, la letteratura, la filosofia, la pittura e l’architettura con una naturalezza che ricorda la conversazione raffinata di un salotto colto. È quasi impossibile non immaginarlo mentre dialoga serenamente con i grandi spiriti dell’Europa.

Stelian Țurlea scrive con la sensibilità di un saggista e l’attenzione di un romanziere. Le sue descrizioni non intendono semplicemente riprodurre la realtà con lo sguardo di un osservatore qualsiasi, ma cercano l’anima di ogni luogo visitato. Roma appare come una straordinaria sovrapposizione di epoche che convivono miracolosamente; la Colonna Traiana diventa occasione di riflessione sulla stessa identità romena, mentre Napoli viene raccontata nella sua costante oscillazione tra bellezza e precarietà, tra esuberanza e tragedia.

Uno dei maggiori pregi del volume è il rifiuto di un entusiasmo superficiale. L’autore ammira, ma nello stesso tempo problematizza la realtà che descrive. Non idealizza l’Italia né la trasforma in uno scenario esotico. Ne osserva le contraddizioni, il degrado, gli eccessi del turismo, la povertà, l’affollamento; eppure tutto ciò viene inserito in una prospettiva profondamente umana, nella quale la bellezza non esclude l’imperfezione.

Il linguaggio è elegante, limpido e ricco di immagini memorabili. I periodi ampi seguono il ritmo di una lenta passeggiata attraverso le città italiane, e il lettore ha l’impressione di avanzare accanto all’autore, senza fretta, fermandosi davanti a una colonna, a una chiesa o a una fontana per ascoltare non soltanto la spiegazione storica, ma anche l’eco interiore suscitata dall’incontro con quel luogo.

Le mie Italie è, sotto l’apparenza di un libro dedicato all’Italia, una meditazione sulla memoria, sulla continuità della cultura europea e sul modo in cui i grandi capolavori dell’arte plasmano l’animo di chi sa davvero contemplarli. In un’epoca dominata dal viaggio rapido e dalla fotografia istantanea, Stelian Țurlea propone un altro modo di guardare il mondo: uno sguardo accompagnato dalla lettura, nel quale l’ammirazione si intreccia costantemente con la riflessione.

Il libro si rivolge a un lettore dalla mente e dal cuore aperti, consapevole, come lo stesso autore, che ogni luogo custodisce una storia che affonda profondamente nelle stratificazioni del tempo e che richiede pazienza, desiderio e capacità di comprensione per essere davvero colta. E che, anche così, ogni nuovo incontro con quel luogo rivela qualcosa di inedito. La memoria, come la vita, si deposita per strati nel corso dei secoli; non bastano una vasta cultura o una grande esperienza: occorrono anche una sensibilità fuori dal comune, una spiritualità d’altri tempi e una penna d’oro capace di fondere tutto questo sulla pagina.

Questo volume va sfogliato, letto e assaporato lentamente, con la calma di una passeggiata in una città antica. È un libro che lascia nel lettore non solo il desiderio di scoprire l’Italia, ma anche il bisogno di interrogarsi sulla storia, sulla bellezza, sulla caducità del mondo e della vita e, talvolta, perfino sulla propria identità.

Per quanto mi riguarda, riconosco di aver ritrovato, ancora una volta, la mia profonda ammirazione per questa penna straordinaria, dalla quale non smetterò mai di imparare. Una penna capace di trasformare qualsiasi angolo del mondo e qualsiasi frammento di vita in qualcosa di universale ed eterno, come una fonte della memoria e dell’emozione alla quale tornare, di tanto in tanto, con semplicità e gratitudine.

Un romanziere che non perde mai la lucidità del giornalista e un giornalista con l’anima del romanziere, attento non soltanto ai dettagli esteriori, ma anche alle emozioni, ai sentimenti, alle contraddizioni, alla bellezza e alla bruttezza, a tutto ciò che abita le profondità misteriose dell’essere umano e che inevitabilmente si riflette nelle grandi e piccole opere destinate a sopravvivere al tempo.

Ingrid Beatrice Coman-Prodan

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