Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America di Nicoleta Presură Călina, 2026

Giu 2, 2026

Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America
Recensione del volume: “Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941). Dai grandi palcoscenici del mondo, alla cattedra di canto del Chicago Musical College”, di Nicoleta Presură Călina (Editura Vasiliana, Iași, 2026) 

         Attraverso la straordinaria figura di Aurelia Kitzu, legata all’Italia per quasi trent’anni, facciamo ancora una volta memoria condivisa tra Romania e Italia. Questo grazie a un’opera che vede per la prima volta una biografia così ricca e approfondita, firmata dalla professoressa Nicoleta Presură Călina. Ci sono infatti pagine della storia culturale e artistica che, nonostante la loro sfolgorante bellezza passata, rischiano di svanire nelle pieghe del tempo. È il paradosso della memoria locale e internazionale: personalità che hanno calcato i più grandi palcoscenici del mondo finiscono, a volte, per essere quasi assenti dalla coscienza delle loro città o Paese d’origine. A colmare questo grande vuoto giunge oggi il rigoroso volume dell’autrice Nicoelta Presură, un’operazione di alto valore risarcitorio nei confronti della memoria dell’artista. Il volume è il frutto di un importante progetto scientifico: l’opera è stata infatti elaborata durante un soggiorno di ricerca svolto presso l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, attraverso il programmana nazionale di borse di studio «Nicolae Iorga». Una sinergia istituzionale che ha permesso di ridare vita alla figura di Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941), straordinario mezzosoprano, la cui parabola artistica rappresentaun legame profondo e indissolubile tra la Romania, l’Europa della grande lirica e gli Stati Uniti. L’autrice sceglie di aprire il volume con un suggestivo “percorso attraverso i documenti e la stampa dell’epoca”, introducendo il lettore nel contesto d’origine dell’artista. La prima parte del libro è un affresco storico della Craiova del XIX secolo, una città in pieno fermento artistico,animata da spettacoli teatrali e musicali d’avanguardia. È qui che affondano le radici di Aurelia, nata all’interno della prestigiosa e colta família Chițu –legata a personalità illustri della storia romena come Gheorghe Chițu (1828-1897), Marin Chițu (1830-1891) e Petre Chițu (1843-1914) – un ambienteche ha certamente stimolato la sua sensibilità e il suo talento.
Per chi lavora da anni per tessere ponti culturali tra la Romania e l’Italia,la traiettoria di Aurelia Kitzu è di un fascino magnetico. La sua formazione si consolida proprio nella patria del belcanto, dove approda per frequentare il prestigioso Conservatorio di Milano, perfezionandosi sotto la guida del celebre maestro Antonio Sangiovanni (lo stesso insegnante diun’altra stella assoluta della lirica romena, Elena Teodorini). Il percorso artistico di Aurelia Kitzu si colloca in un momento storico di straordinaria transizione per l’opera lirica, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Attraverso le sue interpretazioni, possiamo tracciare un quadro chiarissimo del suo profilo vocale e stilistico:Aurelia Kitzu è un’artista che affonda le sue radici nella gloriosa scuola del Belcanto italiano, ma possiede la modernità psicologica e la duttilità vocale per imporsi nel nascente repertorio Verista e Wagneriano. Il fatto che nel 1892 interpreti Leonora di Guzman ne La favorita di Gaetano Donizetti ci dice tantissimo sulla sua caratura tecnica. Il ruolo di Leonora è uno dei capi saldi del repertorio per mezzosoprano del tardo belcanto: richiede una linea di canto nobile, legatissimi impeccabili, agilità calibrate. La sua voce di mezzosoprano possedeva la flessibilità e l’estensione necessarie per la purezza del Belcanto donizettiano, ma la sua intelligenza scenica e la robustezza del timbro le hanno permesso di traghettare quella tecnica impeccabile dentro le nuove correnti del Verismo pucciniano e della riforma wagneriana. È proprio questa sintesi perfetta tra la vecchia, gloriosa scuola e la nuova sensibilità del Novecento che l’ha resa una “formatrice di talenti” così autorevole e ricercata, trent’anni dopo, al Chicago Musical College. 

 Il volume della Presură ha il grande merito di rintracciare l’inizio assoluto di questa bellissima carriera: il debutto di Aurelia Chițu avviene infatti a soli ventuno anni, nel 1887, sul palcoscenico del Teatro Arena Garibaldi di Livorno, dove interpreta il ruolo di Leonora ne Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Si tratta, di fatto, della prima notizia storica sul suo debutto musicale; una prova di precoce maturità vocale che trova immediata conferma l’anno successivo, nel 1888, quando l’artista si esibisce sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Venezia, dove la stampa musicale dell’epoca ne loda pubblicamente la “voce piena di vitalità”.
Ed è proprio scavando negli archivi della stampa specializzata dell’epoca chela ricerca della Presură tocca vertici di assoluto valore documentario, portando alla luce preziosi trafiletti della storica Gazzetta Musicale di Milano diretta da G. Ricordi.  I documenti d’archivio arretrano la presenza scaligera di Aurelia Kitzu già alla primavera del 1894, anno del suo memorabile debutto sul massimo palcoscenico milanese. In quella stagione d’oro, la Kitzu si impose all’attenzione delle severe platee milanesi affrontando capolavori del calibrodi Die Walküre (La Valchiria) di Richard Wagner e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, fino ad essere scelta tra i protagonisti nella prima assoluta dell’opera Fior d’Alpe di Alberto Franchetti, su libretto di Leopoldo Pullè (15 marzo 1894). In quell’occasione storica, la Kitzu interpretò il ruolo di Ghita, dividendo il prestigioso palcoscenico con vere e proprie leggende del tempo, come il celebre soprano Cesira Ferrani. Le recensioni della Gazzetta Musicale di Milano ne consacrarono il successo, lodando espressamente la Kitzu, applaudita come una “signora che cantò con simpatica voce di mezzosoprano”. Le cronache dell’epoca restituiscono l’importanza del contesto in cui la Kitzu si muoveva: il numero del 6 dicembre 1897 annunciava i programmi del Teatro alla Scala per la stagione di primavera 1898, svelando un cartellone in cui il nome di Aurelia Kitzu brillava accanto a quelli di altre leggende assolute del canto romeno e internazionale, come il celebre soprano Hariclea Darclée, prima Tosca di Puccini e il tenore Gabriel Gabrielescu che fu il protagonista nell’ Opera Edgar di Puccini. Da Milano inizia una interessante carriera internazionale. Già nel 1892 la ritroviamo a Roma, protagonista nell’opera Ivan, dove la storica rivista Il Teatro Illustrato e la musica popolare diretta di E.Sonzogno, ne loda la «bellissima presenza» e l’efficacia scenica. Proprio il 1892 rappresenta anche l’anno del suo ultimo incontro con il pubblico della sua terra: sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Bucarest, la Kitzu interpreta il ruolo di Leonora – La favorita di Gaetano Donizetti. Un evento rimasto nella storia del teatro lirico romeno:dopo il secondo atto, l’artista si esibì cantando due canzoni in lingua romena indossando con orgoglio il costume tradizionale, un gesto di profondo amore perle proprie radici. Un passo cruciale è rappresentato dal Covent Garden di Londra: qui, nei mesi di giugno e luglio del 1894, Aurelia Kitzu brilla nel complesso ruolo di Mrs. Quickly nel Falstaff di Giuseppe Verdi.Le cronache londinesi registrarono la sua apparizione come un’ ottima «presentazione», ma fu la Gazzetta dei Teatri a offrire il ritratto più profondo, considerandola come un’«artista eminentemente moderna». Questa modernità la accompagnerà attraverso i successia Venezia (La Fenice), Torino, Verona, Genova, nelle grandi capitalidell’America Latina (come L’Avana e Buenos Aires), fino al Metropolitan Opera House di New York e alla Chicago Opera House.

Una cosa interessante di questo volume è che l’autrice non si limita a ricostruire la dimensione pubblica della diva, ma restituisce con grandede licatezza anche il profilo della vita personale e sentimentale di Aurelia. Un aspetto privato che si intreccia irrimediabilmente, ancora una volta, con la storia d’Italia. Nel pieno della sua maturità artistica, Aurelia si unisce in matrimonio con il celebre basso italiano Vittorio Arimondi – una figura di primissimo piano nelpanorama lirico, noto storicamente per essere stato scritturato alla Scala di Milano nel 1893 per la prima rappresentazione mondiale assoluta del Falstaff di Verdi, in cui sostenne la parte di Pistola. Le nozze tra i due artisti vengono celebrate il 12 dicembre 1896 a Varese, in Lombardia, quando Aurelia ha 30 anni. Da quel momento, la vita sentimentale e quella professionale diventano una cosa sola: tra la fine del 1896 e l’inizio del 1897, i due sposi condivideranno il palco canteranno insieme al Teatro Regio di Torino.
Il legame di Aurelia con la Penisola si interrompe solo nel 1915, anno della loro definitiva partenza per gli Stati Uniti. La loro ultima residenzaitaliana fu a Roma. Il 20 ottobre 1915, i coniugi Arimondi si imbarcano dal porto di Napoli sul piroscafo Ducadi Genova, approdando a New York il successivo 3 novembre. Aurelia ha vissuto in Italia in modo continuativo dal 1886 al 1915: per quasi trent’anni è rimasta profondamente legata alla terra italiana, ai suoi teatri eal suo popolo, unita da un vincolo indissolubile di arte e d’amore attraverso il matrimonio con Arimondi.
Il volume esplora magistralmente anche gli ultimi decenni di vita dell’artista negli Stati Uniti. Prima a New York e successivamente a Chicago, Aurelia Kitzu si distingue come formatrice di talenti dell’opera. Il libro racconta i suoiinizi attraverso l’apertura di uno studio privato, dove teneva lezioni e importanti conferenze di approfondimento sulle opere celebri, fino al coronamento di questa missione pedagogica nel 1925, anno in cui assume la cattedra presso il Dipartimento di Canto del prestigioso Chicago Musical College. In questa veste, continuerà a tramandare la grande scuola vocale europea fino alla sua scomparsa, avvenuta a Chicago nel 1941.

Arricchito da una preziosa sezione di Addenda con immagini rare di una vita interamente dedicata all’arte, questo volume – giustamente definito un’opera di “archeologia musicale” – non è una semplice biografia. È un viaggio affascinante che unisce erudizione d’archivio esensibilità interpretativa. Restituisce al patrimonio culturale univerale la memoria di una donna e di un’artista straordinaria che, con il suo talento e la sua determinazione, ha dimostrato come la musica sia il più potente e duraturo linguaggio universale.   

Mi congratulo vivamente con l’autrice per questo straordinario lavoro documentario e per il prezioso recupero di un’artista quasi dimenticata nello spazio lirico universale. Questo volume rappresenta un nuovo, fondamentale tassello nella storia culturale che unisce i nostri due Paesi nel segno dell’eccellenza: una celebrazione di grandi voci a cavallo tra Ottocento e Novecento che meritano, oggi più che mai, di essere riscoperte, studiate e consegnate alla memoria collettiva. 

Violeta Popescu
Milano

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