Punti di vista. I romano cattolici della Moldavia. Ceangăi/Csango (1)

Punti di vista. I romano cattolici della Moldavia. Ceangăi/Csango (1)

 

I ROMANO CATTOLICI DELLA MOLDAVIA

 

Poco tempo fa sul sito CulturaRomena.it abbiamo pubblicato la protesta manifestata dall’Associazione Romano-Cattolica Dumitru Martinas di Bacau (Romania) riguardo alla mostra ‘Csango’ organizzata a Bologna. Il Centro Culturale Italo-Romeno ha solidarizzato con il punto di vista espresso dall’Asociazione Dumitru Martinas. Di seguito presentiamo un materiale in due parti realizzato dalla stessa Associazione, tradotto dalla dott.ssa Maria Pop, che riguarda la storia dei romano-cattolici della Moldavia denominati impropriamente ‘ceangăi’.

www.culturaromena.it/Home/tabid/36/articleType/ArticleView/articleId/727/Protesta-romena-contro-la-Mostra-Csango-a-Bologna.aspx

In base alla documentazione storica, gli antenati dei cattolici della Moldavia sono arrivati dalla Transilvania. I motivi della loro partenza sono stati di natura sociale, politica, economica, militare e religiosa. Mentre gli ungheresi, i „siculi”(secui) e i „sashi”(sassoni) facevano parte delle „nazioni privilegiate”, i romeni erano più che altro „tollerati” nello spazio della Transilvania, senza essere considerati uguali nei diritti.

A partire dal XVIII secolo, la maggioranza degli emigrati dalla Transilvania stabilitosi in Moldavia erano romeni. Per questo dunque, il fenomeno della migrazione dalla Transilvania verso la Moldavia è conosciuto nel XVIII secolo sotto il nome di profugium Valachorum”.

I romeni dalla Transilvania hanno scelto la dimora in Moldavia in virtù dell’esistenza nel tempo di numerosi legami solidi con lo spazio extracarpatico in tutti i campi della vita spirituale, culturale, economica e sociale.

Per quanto riguarda l’identità, gli abitanti cattolici della Moldavia affermano tutt’oggi la loro identità romena, anche se la loro origine è un tema controverso in „certi ambienti”. Col tempo, dopo lunghe ricerche, è venuta a crearsi una ricca bibliografia, soprattutto ad opera dei ricercatori ungheresi all’inizio, ma poi anche dei ricercatori romeni.

Il punto di partenza delle ricerche scientifiche ungheresi sono gli scritti del prete „siculo” Zöld Péter, rifugiato in Moldavia nella seconda metà del XVIII secolo, dove i cattolici presenti in Moldavia sono chiamati „ceangai-magiari”. In questo modo il prete crea un’innovazione linguistica dall’accostamento di due termini: il „ceangău”, utilizzato allora in Transilvania, e „magiaro”, usato per i cattolici moldavi, con il senso di „abitante della Terra Ungherese (Tara Ungureasca) come veniva chiamata a volte la Transilvania. Il nuovo termine rimanda ad una comunità, cioè ai cattolici della Moldavia, e crea in questo modo un falso etnonimo and implicitamente un falso problema etnico in Moldavia.

Il prete Zöld Péter ricorda anche il fatto che tutti gli abitanti cattolici dalla Moldavia parlano sia romeno che ungherese, (dunque erano bilingui in conseguenza del „processo di siculizzazione”), anche se un ungherese un po’ diverso, e che le loro „vesti erano romeni, economiche e lavorate dalle mogli”.

Si ribadisce che la divulgazione errata del termine „ceangău” sotto forma di „ceangăi-magiari”ad opera del prete Zöld Péter come etnonimo dell’intera comunità cattolica della Moldavia, ha portato alla ricerca delle origini di una presunta etnia con questo nome, cosa che ha suscitato già dall’inizio conclusione controverse e irrilevanti dal punto di vista scientifico.

Nelle condizioni di una forte esposizione mediatica sul piano pubblicistico, scientifico, politico e diplomatico della „problematica dei cattolici di Moldavia” (i „ceangai”), si può notare anche l’affermazione della loro origine romena, a partire dal secolo al XIX secolo. Il XX secolo porterà alla luce anche le prime opere sull’origine romena dei cattolici della Moldavia.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati una serie di scritti sulla storia ed etnografia dei cattolici moldavi trattando in maniera scientifica l’origine e l’identità di questa comunità. Tra questi ricordiamo: Ion H. Ciubotaru, Catolicii din Moldova. Universul culturii populare,(I cattolici dalla Moldavia. L’universo della cultura popolare) Iaşi, Editura Presa Bună, vol. I, 1998, vol. II, 2002, vol. III, 2005; Anton Coşa, Cleja. Monografie etnografică, (Una monografia multietnica), Bucureşti, Editura SemnE, 2001; Liviu Pilat, Comunităţi tăcute. Satele din parohia Săbăoani (secolele XVII-XVIII) (Comunità silenziose. I villaggi dalla parrocchia Săbăoani nei secoli XVII-XVIII) , Bacău, Editura „Dumitru Mărtinaş”, 2002; Anton Coşa, Catolicii din Moldova în izvoarele Sfântului Scaun (secolele XVII-XVIII) (I cattolici dalla Moldavia nelle fonti della Santa Sede nei sec. XVII-XVIII), Iaşi, Editura Sapienţia, 2007; Anton Coşa, Comunităţile catolice din judeţul Bacău, (Le comunità cattoliche dalla provincia di Bacău), Editura Magic Print, 2007 ecc.

Sono state pubblicate una serie di monografie delle località con abitanti cattolici in Moldavia, tra cui Cleja, Faraoani, Gioseni, Nicolae Bălcescu, Luizi-Călugăra, Mărgineni, Oituz, Pildeşti, Săbăoani ecc. Un altro percorso scientifico sull’identità dei cattolici dei villaggi della provincia di Bacau è stato concluso e pubblicato sempre nel 2002 in uno studio specialistico realizzato dal Centro di Sociologia Urbana e regionale CURS presso l’Università di Bucarest: Satele cu „ceangăi din Moldova. Identitate şi cultură” (I villaggi di „ceangai” dalla Moldavia. Identità e cultura; indagine di opinione). La ricerca sociologica ha beneficiato anche di uno „studio storico preliminare” sui romano-cattolici dalla Moldavia, scritto dallo storico Anton Coşa.

Si insiste anche in quest’occasione sull’utilizzo ingiustificato del termine „ceangău” denominando i cattolici dalla Moldavia. Non si può parlare di una minorità etnica nel caso degli abitanti cattolici dalla Moldavia, ma di una minorità religiosa che ha beneficiato della religione cattolica come elemento unificante.

L’errata generalizzazione del termine „ceangău” all’intera comunità cattolica della Moldavia ha avuto importanti conseguenze sul piano identitario, anche se gli abitanti cattolici non l’hanno mai fatto proprio. Loro non si sono mai chiamati „ceangăi”.

Purtroppo lo stereotipo cattolico = ungherese e ortodosso =romeno è stato ripreso in numerosi lavori e pubblicazioni magiare, dando vita ad una falsa minorità etnica che deve essere „salvata” da una pretesa „assimilazione”.

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