4 marzo 1977. Il terremoto di Bucarest – 55 secondi di incubo

4 marzo 1977. Il terremoto di Bucarest – 55 secondi di incubo

Il terremoto di Bucarest – 55 secondi di incubo

La Romania è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo. Insieme all’Italia e alla Grecia rappresenta l’area geologicamente più instabile d’Europa.

Uno dei terremoti più distruttivi degli ultimi decenni nel mondo, con più di mille morti a partire dagli anni ’70 è stato il terremoto di Vrancea, Romania, che si scatenò alle 21:20 locali di venerdì 4 marzo 1977 nell’area a nord dei Balcani ed è stato chiamato il Terremoto di Bucarest, essendo stata la capitale della Romania fortemente colpita da questo tragico evento. L’energia distruttiva scatenata dal sisma è stata paragonata a quella della forza di dieci bombe atomiche. Infatti, tra le 1.570 vittime che causò, ben 1.424 vivevano nella città e tra queste c’erano il famoso attore Toma Caragiu, il poeta Anatol E. Baconski, la cantante Doinea Badea, la poetessa Veronica Porumbacu, il critico Mihai Petroveanu, lo storico Mihai Gafita, il pianista Tudor Dumitrescu. Ha avuto una magnitudo di 7,2 gradi della scala Gutenberg-Richter e il suo ipocentro è stato individuato nel distretto di Vrancea ad una profondità di 94 km. A livello nazionale, circa 35.000 edifici sono stati danneggiati, danni che sono stati calcolati ammontare ad una cifra di 2 miliardi di dollari, con 11.300 feriti.

A Bucarest 33 grandi palazzi sono andati distrutti completamente (molti di questi erano stati costruiti prima della Seconda guerra mondiale e mai restaurati) e più di 130 sono stati gravemente colpiti.

“Si sentiva un rumore come un fischio forte. La casa si muoveva e si piegava in una posizione strana come una nave sulle onde quando c’è la tempesta. Faceva su e giù troppo veloce. Tanti palazzi non c’erano più. Tante persone scomparse. Dopo giorni e giorni hanno trovato feriti e morti. Tanti sono rimasti senza tetto sopra la testa. Tutti si ricordano con paura questa data del 4 marzo 1977. In Romania ci sono stati anche altri terremoti dopo il 1977, ma nessuno così grande come questo”.

“Per un momento mi è sembrato di vedere la morte con gli occhi, vedevo i balconi cadere, uno dopo l’ altro. E’ stato terribile”.

“Facevo fatica a credere a quello che vedevo: ovunque i palazzi si muovevano, si piegavano da una parte e dall’altra come gli alberi durante una tempesta. La prima ondata è stata in verticale, per alcuni secondi si è fermato tutto e sembra essere finito, ma ha ripreso subito in orizzontale. Ho sentito dei forti tuoni che sembravano arrivare dappertutto, sempre più forti e vicini. Una follata di vento con odore acre di bruciato che mi ha scaraventato al suolo. Le luci della città si sono spente di colpo e ho avuto la sensazione che fosse crollata interamente. Si vociferava che Bucarest era sparita dalla faccia della terra”.

Alcuni si sono precipitati fuori impauriti, altri sono rimasti paralizzati dentro le case per lo shock e altri ancora spinti dallo stesso terrore si sono gettati dai piani alti nel vuoto …

Nelle prime ore dopo il terremoto, regna la confusione, la paura, un caos infernale. Le autorità, per la mancanza della corrente elettrica, non possono comunicare e non prendono misure di salvataggio delle vittime e di sicurezza dei sopravvissuti. Moltissima gente aiuta di propria spontanea volontà per mettere in salvo le vittime, lavorando senza sosta a turni per ore e ore.

L’aria della mattina del 5 marzo 1977 era piena di polveri dalle costruzioni crollate, il tempo in Romania si era fermato alle 21:22 del giorno prima … un tragico evento rimasto impreso nella memoria collettiva per sempre …

Il detto popolare romeno “una disgrazia non arriva mai da sola” prova anche questa volta la sua veridicità: purtroppo il terremoto ha colpito tanti monumenti storici valorosi e altrettante opere artistiche, ma fu anche un pretesto per la distruzione di circa 1/3 dell’abitato, delle chiese “scomode” per il dittatore come la Chiesa Enei e palazzi come la ex sede dell’Unione degli Artisti Plastici (Casa Architetto Grigore Cerchez), per far posto al cosiddetto Centro Civico (il quartiere centrale), in stile neo-stalinista, voluto da Nicolae Ceausescu, che, pare, fosse rimasto colpito dall’architettura di Pyongyang durante una visita di stato. Con il pretesto di mettere in salvo e custodire le opere d’arte comprese le collezioni private, sono state sequestrate tutte le opere degli edifici pubblici, dei musei e delle case memoriali.

Articolo a cura di Lorena Curiman

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