1 Dicembre. La Romania celebra la festa nazionale. I romeni e gli italiani nel 1918

1 Dicembre. La Romania celebra la festa nazionale. I romeni e gli italiani nel 1918

Il processo di unificazione dei romeni, reso definitivo tramite l’atto pubblico del 1 dicembre 1918, per il quale oggi si festeggiano 94 anni, significa la più importante pagina di svolta della storia romena. La grandezza di questo processo, che è stato la spinta per il coronamento dell’unità nazionale, è data dal fatto che questo avvenimento storico assai imponente non è stato l’opera di un politico e nemmeno di un partito o governo, ma raffigura per eccellenza l’operato dell’intera nazione romena, manifestato mediante il documento firmato ad Alba-Iulia.

L’atto politico è stato il risultato della politica estera romena e della partecipazione della Romania alla Prima Guerra Mondiale, tra il 1916 e il 1918, accanto alla Francia, Inghilterra, Russia e agli Stati Uniti. Nel contesto dello smembramento degli imperi multinazionali, Ottomano e Asburgico, della rivoluzione bolscevica in Russia e della proclamazione del presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson sui diritti delle nazioni, sulle rovine di questi imperi nacquero nuovi stati nazionali.

“Avevamo ormai quello che fu chiamato la Grande Romania. Un paese che aveva più che raddoppiato la sua superficie e popolazione e che includeva la maggioranza dei parlanti di lingua romena”, ricordava lo storico Neagu Djuvara.

Dovunque si siano trovati i romeni, nell’anno di grazia 1918, hanno lottato con tutte le loro forze per l’identificazione di questa realtà storica: il popolo romeno è stato convocato all’unione.

Sono stati fatti tanti sforzi anche da parte dei romeni che in quel momento si trovavano fuori dai confini del paese, ma nonostante ciò pronti a darsi anima e corpo per l’unificazione, con lo stesso entusiasmo che animavano i romeni rimasti nelle vecchie provincie storiche.

Secondo gli atti del periodo prima del 1918, in Italia vivevano all’incirca qualche migliaio di romeni. Questo numero cosi grande di romeni è giustificato soprattutto dalle conseguenze che ha portato lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Una buona parte dei romeni dal Regno della Romania si è diretta a quei tempi verso l’Italia, non essendo molto contenti dell’armistizio di Focsani del dicembre 1917 e di quello di pace di Bucarest del maggio 1918.

La maggior parte dei romeni che vivevano in Italia proveniva dalla Transilvania e una minoranza da altri territori romeni. Com’è noto, una volta scoppiata la Prima Guerra Mondiale, decine e decine di romeni sono state mobilitate nell’esercito austro ungarico e tanti di questi romeni sono stati mandati nelle zone di combattimento italiane. Ma ben presto capiscono che non c’è nessun interesse da parte loro di combattere per la vittoria delle Forze Centrali per il semplice motivo che contravveniva al loro ideale di unificazione della Transilvania con il Regno della Romania.

Dalle testimonianze di quei tempi si viene a sapere che tantissimi soldati ed ufficiali hanno disertato ed è proprio per questo motivo che, alla fine della guerra, in Italia si trovava un numero cosi grande di prigionieri di guerra romeni, sparsi dappertutto nei campi di concentramento. Una buona parte di loro ha chiesto alle autorità italiane l’ammissione di arruolamento nelle squadre militari che avrebbero combattuto per la liberazione della Transilvania e della Bucovina. Nel 1916 la percentuale di prigionieri austro-ungarici di nazionalità romena presenti in Italia era assai rilevante e concentrata soprattutto nei campi del Nord Italia. Secondo le stime del Ministero della Guerra erano cosi suddivisi ben 3.600 nel campo di Mantova, 2.000 a Cavarzere, 800 rispettivamente a Ostiglia e Chiaravalle. Le pressanti domande per l’utilizzo di prigionieri di guerra provenivano da tutta l’Italia e in particolare dai proprietari terrieri dell’intera penisola. I soldati prigionieri furono utilizzati con continuità nei lavori agricoli e in misura ridotta, anche nell’industria.

Per la durata di tutto l’anno 1918, i romeni che vivevano in Italia hanno divulgato vari manifesti per far conoscere il loro ideale. In questo senso, a Roma è nata addirittura un’organizzazione centrale:

‘L’associazione degli aromeni della Transilvania, Banat e Bucovina’ e come presidente era Simion Mandrescu.

Lo stesso tipo di organizzazioni si costituisce anche in altri paesi europei. Sono state istituite associazioni e comitati speciali ‘Pro-Romeni’ e ‘Pro-Romania’ nelle citta: Roma, Torino, Napoli. di cui faceva parte un gran numero di personaggi politici, scientifici e culturali italiani.

Insieme, romeni ed italiani, hanno coordinato una serie di riunioni pubbliche tramite le quali hanno espresso esplicitamente il forte desiderio della libertà e dell’indipendenza della nazione romena. Altre riunioni pubbliche sono state avviate anche a Roma, Milano, Torino, Genova.

Un evento molto importante lo ha rappresentato il Convegno delle nazioni sottomesse, che si è svolto a Roma, al quale ha preso parte anche una delegazione romena. Per determinare una più veloce disfatta austriaca, tra l’8 e l’11 aprile 1918, il Governo italiano aveva convocato a Roma diversi rappresentanti delle nazionalità sottomesse dell’Impero Austro-Ungarico. Erano presenti italiani, serbi, croati, polacchi ma anche i romeni. In rappresentanza delle province romene sottoposte alla Duplice Monarchia vi prendevano parte insigni intellettuali, con importanti meriti nella lotta per l’affermazione dei diritti dei connazionali: i prof. Simion Mândrescu incaricato come: ‘Presidente della Società dei Romeni di Transilvania, del Banato e Bucovina’), G. Mironescu, il senatore Drăghicescu, il deputato Lupu. Il Comitato romeno, costituito da sedici membri, è stato riconosciuto dal governo italiano come unica rappresentanza nazionale, sul territorio italiano, per la difesa degli interessi legittimi di tutti i romeni.

Da ricordare il rolo importante svolto in Italia in quel periodo da due personaggi diventati esponenti degli interessi dei romeni in Italia: Simion Mândrescu, docente di lingua e letteratura tedesca all’Università di Bucarest e George G. Mironescu docente presso l’Università di Bucarest, tutti e due impeganti a diffondere nella stampa le notizie che si riferivano agli sforzi compiuti del paese nella prima guerra mondiale.

L’ottima collaborazione fra i romeni e gli italiani a quella data ha generato anche l’Assemblea popolare del 25 agosto 1918, che si è svolta a Roma, nel Foro di Traiano. Hanno preso parte a quell’assemblea deputati di venti città italiane e sessanta associazioni patriottiche, rappresentanti del governo, personalità pubbliche, migliaia di persone. I giornalisti italiani hanno dato ampio spazio a quest’enorme manifestazione.

Il giornale italiano ‘il Messaggero’ ha scritto riguardo a quest’evento: ‘ la manifestazione in onore della Romania è stata veramente imponente’ (…), ‘ una dimostrazione vera e propria di fiducia e speranza nella sorte di questo popolo coraggioso, ma cosi tanto messo a dura prova (…)’.

Parallelamente, hanno iniziato a prendere forma anche gli sforzi che si stavano facendo riguardo la formazione di una squadra militare romena sul territorio italiano, già avvenuta per metà in seguito a una forte intesa tra la commissione speciale dei prigionieri di guerra e il ministero di competenza. In tal modo, è stato messo a disposizione un certo numero di ufficiali e graduati romeni concentrati in un accampamento particolare, nella località Cittaducale della regione Lazio, con l’intento di essere addestrati per mettere le basi di un gruppo di unità militare romene, sotto la diretta autorità del comandamento supremo italiano.

Grazie al coinvolgimento diretto del Ministro della guerra italiano, Vittorio Zuppelli, fu costituita nel mese di giugno 1918 la “Legione Romena d’Italia”, posta sotto il comando del generale di brigata Luciano Ferigo e sede ad Avezzano. Il piano messo a punto da Ferigo prevedeva che da tutti i campi di prigionia i soldati romeni venissero radunati nel centro abruzzese, inquadrati militarmente e forniti di tutto il necessario equipaggiamento bellico. La sede di questa squadra militare si trovava ad Avezzano, nella regione Abruzzo.

Alla fine della guerra, nello spazio italiano si sono formati altri due reggimenti romeni, ‘Horia’ e ‘Closca’, che però non sono mai stati attivati per colpa della fine della prima conflagrazione mondiale, che ha portato ai romeni il coronamento dell’Unione.

Ogni anno, all’inizio di dicembre si celebra la Festa nazionale della Romania, che ricorda la formazione, il 1 dicembre 1918, dello stato nazionale romeno moderno. Dopo la partecipazione del piccolo Regno della Romania alla Prima Guerra Mondiale (1916-1918), nel 1918 le regioni storiche nelle quali i romeni formavano la maggioranza della popolazione – la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania – decisero la loro unione con la Romania. Così, il 1 dicembre 1918, con l’unione della Transilvania, si concluse il lungo processo dell’unità nazionale dei romeni.

Dopo la caduta del regime totalitario di Ceausescunel 1989, il 1 dicembre è ridiventato la festa nazionale del popolo romeno.

Violeta Popescu

Bibliografie:

1. V. Fl. Dobrinescu, Ion Pătroiu, Gheorghe Nicolescu, Relatii politico-diplomatice şi militare româno-italiene (1914 – 1947), Ed. Intact, Craiova, 1999

3. Eliza Campus, Din politica externă a României 1913–1947, Ed. Politică, Bucureşti, 1980

4.Camil Muresanu, In templul lui Ianus, Editura Cartimpex, Cluj Napoca 2002

5. Marco Baratto: Le vicende della Legione Romena d’Italia, http://italiaromania.blogspot.it

6. Lector univ. dr. Dorel BUŞE*: LEGIUNEA VOLUNTARILOR ROMÂNI DIN ITALIA, DIN PRIMUL RĂZBOI MONDIAL

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