Romania e Italia uno sguardo comune

FOTO. Parcul Luigi Cazzavillan (1852-1903) din Bucuresti

Romania e Italia uno sguardo comune

(…) Per potersi amare durevolmente, bisogna conoscersi. Finora troppo ci siamo contentati di discorsi alle base della colonna Traiana senza curarci ne gli uni ne gli altri di approfondire le nostre conoscenze intorno alla storia, all’evoluzione, e alla cultura dei due popoli che si sono finora amati istintivamente senza però conoscersi abbastanza (…)

Ramiro Ortiz, discorso in occasione dell’inaugurazione dell’Istituto di Cultura Italiana a Bucarest

Bucarest 2 aprile 1933

Tra la Romania e l’Italia esiste da sempre un’affinità costantemente riconosciuta da entrambe le parti. Basati sulla latinità e su una profonda e lunga tradizione, i rapporti romeno-italiani hanno raggiunto oggi la fase di eccellenza caratteristica per le grandi amicizie. Per conseguenza, la latinità e stata coltivata durante i secoli ed è rimasta un mezzo importante per mantenere la propria identità romena e sviluppare i rapporti italo-romeni.

I romeni sono l’unico popolo romanico (oltre il piccolo gruppo dei romandi/romanci) che ha conservato nel suo nome il ricordo di Roma. Essi si sono sempre chiamati tra loro (rumâni o, dal XVI secolo in poi, români, mentre gli altri li chiamavano valacchi, vlachi, blachi, con altre varianti che tutte significavano „romanici” o parlanti di una lingua neolatina. Questa eredità dei romeni fu il risultato della conquista della Dacia dell’imperatore Traiano (98-117), tra gli anni 101-106 d.C. e della creazione in quel luogo di una provincia romana. Cosi, l’impronta della latinità si è conservata per sempre nella zona dei Carpazi e del Basso Danubio.

Una caratteristica degli scambi culturali italo-romeni è la comune base di ideali, avviata soprattutto durante il periodo delle rivoluzioni del 1848, ma anche dopo, quando si svilupparono molte amicizie tre la personalità culturale italiane e romene, accumulandosi un vero capitale di solidarietà.

I grandi passi compiuti al livello sociale, culturale e soprattutto politico, dalla Piccola Unione del 1859 alla proclamazione del Regno di Romania nel 1880, culmina nel 1918 con l’Unione di tutti i romeni in un unico stato sovrano, la “Grande Romania”. Per la prima volta nella sua storia, lo spazio romeno si trova a doversi confrontare da pari a pari con l’Occidente. Durante ilXX secolo, grazie al dialogo con la cultura occidentale, i romeni hanno dato alla spiritualità universale nomi illustri come Constantin Brancusi, George Enescu, Mircea Eliade o Eugene Ionesco. Tutti hanno portato con loro la tradizione cultuale romena, l’identità del loro popolo, l’originalità della creazione popolare e colta che le ha preceduta.

La rete d’amicizia e di simpatia esistente tra romeni e italiani ha generato azioni importanti, fatti di grande solidarietà, ambiti larghi di ricerca riguardando la parte latina, aspetti comuni della storia e cultura, con un vertice nel periodo interbellico, periodo molto particolare in questa evoluzione culturale. Molte di queste iniziative non si sono svolte per via istituzionale, ci sono state tante azioni private che hanno avuto come motivazione il sentimento di una reciprocità d’ideali e di valori. L’appello a queste radici culturali rappresenta la base per le future ricerche, una conoscenza durevole dell’identità altrui e alla fine, uno specchio nel quale ci possiamo guardare con serenità.

L’origine latina del romeno e la somiglianza con l’italiano furono oggetto di studio anche da parte di vari umanisti italiani, a partire da Poggio Bracciolini e Flavio Biondo, fino a Giulio Pomponio Leto e Antonio Bonfini. Loro sono stati i primi a far conoscere, nell’Europa Occidentale, la latinità del romeno.

Un importante aspetto di questo capitolo dei rapporti culturali romeno-italiani rimane quello delle amicizie tra gli intellettuali romeni e quelli italiani.

Ricordiamo in questo contesto la profonda simpatia che gli uni e gli altri esprimono per i valori comuni dei nostri popoli. Per quanto riguarda la parte italiana facciamo riferimento a Giovenale Vegezzi-Ruscalla, il più animato tra gli italiani filo-romeni del tempo. Dopo gli studi di filologia romanza diventa professore a Torino, dove insegna anche la lingua romena. Pubblica numerosi articoli sui Principati romeni e sui romeni e analizza alcune affinità tra il romeno e l’italiano con i suoi dialetti e inizia a tradurre dalla poesia romena.

Un nome di grande risonanza con importanti contributi culturali in romania è stato il giornalista Luigi Cazzavillan arrivato nei Principati in qualità di corrispondente di guerra. il suo nome è collegato alla fondazione di alcuni giornali come Universul e Frăția romano – italiana, giornale nel quale ha cercato di mettere in evidenza gli aspetti comuni di questi due popoli. Il giornale Universul è diventato il più importante quotidiano romeno indipendente per oltre 60 anni. Una via nel centro di Bucarest porta il suo nome.

La Romania lo ha designato cittadino onorario e membro d’onore dell’Accademia romena. Usa tutte le occasioni per ricordare sempre il suo padre e la sua simpatia per la romania. Gheorghe Asachi è tra i primi poeti romeni che collaborò ad un giornale italiano – il Giornale del Campidoglio (Roma, 26 dicembre 1811). Ricordiamo anche il nome di Ion Heliade Radulescu, uomo politico, letterato, militante per l’unità nazionale, che ha dedicato al problema della lingua romena due pubblicazioni apparse nel 1841: “Breve grammatica della lingua romeno-italiana” e “Parallelismo fra la lingua romena e italiana”.

Alla fine del XIX secolo sono molti i giovani che si avviano a studiare in Italia. Si creano anche dei legami a livello d’Ambasciata e la cultura italiana si diffonde nelle grandi città della Romania. Ha contribuito a questo anche l’istituzione, nel 1913, di una Cattedra di Letteratura all’Università di Bucarest, diretta dal professore italiano Ramiro Ortiz. La prima metà del XX secolo è stata marcata nella direzione degli stessi rapporti culturali di Ramiro Ortiz, personalità commovente nella storia delle relazioni culturali italo-romene. La persona di cultura italiana inizia la sua carriera universitaria in Romania sotto il titolo di docente, e nel 1913 è stato nominato professore titolare alla cattedra che ha mantenuto fino alla fine dell’anno 1933, essendo collega di grandi uomini di cultura romena da quel periodo: Nicolae Iorga, Vasile Parvan, Dimitrie Onciul, Pompiliu Eliade, Ion Bianu, Simion Mehedinti, Ovid Denususianu, Constantin Radulescu-Motru, Simion Mandrescu, George Murnu, Iuliu Valaori ecc.

Da non trascurare il ruolo importante dato all’insegnamento della lingua romena in Italia. Il primo corso di lingua, letteratura e storia romena è stato presentato nel 1863 all’Università di Torino dal professore Giovenale Vegezzi Ruscalla, l’animatore della Società Neolatina e membro dell’Accademia Romena. Il suo corso sarà ripreso, più tardi, da Mario Ruffini (1930-1966). L’iniziativa istituzionale appartiene a Nicolae Iorga, grazie al quale iniziano da parte della Romania le pratiche ufficiali per la creazione di letterati di lingua romena in Italia. Tra i titolari sono stati anche: Claudiu Isopescu (Roma), Petru Iroaie (Palermo), Ramiro Ortiz (Padova), Gheorghe Caragata (Firenze) e Teodor Onciulescu (Napoli).

La diplomazia culturale italo-romena nel periodo interbellico si è concentrata molto sull’insegnamento reciproco della lingua che ha costituito un’importante capitolo. Degne di essere nominate sulla linea istituzionale, sono le due importanti iniziative culturali: L’Accademia di Romania e L’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

Molte sono le testimonianze, più o meno letterarie, degli intensi rapporti tra la Romania e l’Italia, rapporti che vanno intensificandosi continuatamente anche perché i romeni resteranno sempre affascinati dall’Ttalia, come fonte delle loro antiche origini, come depositaria di un patrimonio storico e culturale non soltanto da vedere e ammirare, ma da seguire come modello.

A cura della dott.ssa Violeta Popescu

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