Marinel Stefanescu, ballerino, coreografo, scenografo, pittore

Marinel Stefanescu, ballerino, coreografo, scenografo, pittore

Il ruolo dell’arte così come lo vedo io, e che nella mia vita significa balletto, le coreografie, e alla fine i miei quadri – riguarda l’elevazione dello spirito umano…

Ballerino, coreografo, scenografo, pittore. Una carriera di successo, iniziata in Romania, continuata in Svizzera e da tre decenni in Italia. Dove ha trovato il tempo necessario per realizzarsi su tutti questi piani? Deriva, forse, questa energia dal fatto che nel suo lungo e proficuo percorso ha ricercato sempre l’armonia e la bellezza trasmessa con tanto amore al suo pubblico?

Direi che mi sono concesso all’arte, mi sono dedicato all’arte, sentivo di doverlo fare; nell’arte non ci sono frontiere, la mia creazione è stata dipendente da alcuni momenti; la musica in particolar modo mi ha sempre ispirato. La dedizione all’arte significa dare il meglio di te stesso, io sono salito sul palcoscenico per la prima volta all’età di 5 anni – e quello è stato il mio destino, non ho conosciuto nient’altro, la mia vita si è svolta su queste coordinate… non ho fatto caso nel mio lavoro cos’è la moda, non sono stato mai interessato a questo aspetto, legato a ciò che crea un attimo di brillantezza. Sono stato sempre interessato a quel che il mio lavoro artistico poteva trasmettere, ovunque portassi il messaggio di una vera arte, pura come la vedo io, che non ha nessuna connessione con un breve periodo di tempo, e non è sottoposta ad alcun contesto; il messaggio dell’arte è eterno. Il ruolo dell’arte così come lo vedo io, e che nella mia vita significa balletto, le coreografie, e alla fine i miei quadri – riguarda l’elevazione dello spirito umano, il suo innalzamento. L’affermazione di Dostoevskij, La bellezza salverà il mondo è un motto e una convinzione assoluta nel mio lavoro artistico.

 

Lei appartiene ad una generazione brillante del balletto romeno, nomi noti in Romania e poi all’estero. Pensa sia stata una generazione particolare?

Ci sono state più fasi nello sviluppo del balletto romeno, ognuna con una tappa differente. Direi che ci sono state tre generazioni speciali e famose appartenenti al balletto romeno… dovuto ai nostri illustri maestri: Anton Romanovschi, Floria Capsali, Liciu Penescu, Nicolae Iacobescu, Trixi Checais, Oleg Danovski, Bela Balog, Ion Grama – grandi professori di danza romena, Gelu e Ida Matei. Sono stati talenti che si sono imposti fino alla creazione di uno statuto ben definito del corpo di balletto nazionale. La nuova sede dell’Opera Romena, edificata nel 1953 ha offerto una cornice più ricca ad un’attività già esistente e particolarmente preziosa.

 

Il fatto che ricorda Floria Capsali, una personalità della nostra cultura romena, lo percepisco come un gesto di ammirazione, essendo il suo nome ormai sinonimo della danza e del balletto…

Assolutamente! E’ stato un passo importante del balletto romeno. Floria Capsali è venuta dall’Occidente con un’ottima preparazione artistica. Nella sua scuola privata di balletto si sono formati, tra gli altri, Marie Jean Livezeanu, Mimi Tutunaru, ai quali si aggiungono più tardi Gabriel Negri, Oleg Danovski, Gabriel Popescu, Trixi Checais, Gelu Matei, Petre Bodeut, Mitita Dumitrescu, Bela Balogh, ovvero coloro che hanno posto le basi del balletto romeno nel 1950. Floria Capsali è stata la direttrice dell’Opera Romena e molto importante è il fatto che sia stata lei ad organizzare la scuola di balletto (scuola statale) dove si sono formati e continuano a formarsi intere generazioni di ballerini. Direi che i primi geni del balletto – e lo affermo sulla mia propria responsabilità, sono stati Irinel Liciu e Gabriel Popescu. E poi nomino Gelu Matei, Oleg Danovski, Stere Popescu, Trixi Checais, Nicolae Bozoaca, Ion Grama, Bojdar Petrov, Ion Alexe, Eugen Marcu, Gheorghe Cotovelea, Pusa Niculescu, Alecsa Dumitrache Mezincescu, Papa Tausinghe-Raducanu, Mimi Bardezian, Larisa Solban – Cluj, Rina Constantin, Simona Stefanescu, Suzi Rumter, Valentina Massini, Gheorghe Constantinescu, queste sono le generazioni che, tramite l’arte pura e il puro talento, hanno segnato momenti importanti nella storia del balletto romeno.

 

In questo contesto, le chiederei qual’è lo status della scuola romena di balletto in relazione ad altre scuole europee? Cosa ha significato l’avvicinamento nei confronti del balletto russo? Si crea ancora confusione quando si dice che il balletto romeno è associato quel russo?

Noi abbiamo potuto relazionarci solo con le scuole dell’Est, perché non avevamo tanti contatti con l’Occidente capitalista. Però, il fatto che le relazioni con il grande “amico” dell’Oriente fossero ben strette ha avuto sul balletto romeno un’azione benefica. Avevamo professori russi, oppure cresciuti nella scuola del balletto russo, come Mihail Mihailovici Gabovici, che è stato il partner della famosa Ulanova; Anton Romanovski, un polacco che è stato solista nella Compagnia di Djaghilev. Era un contatto con un altro mondo, è vero, sempre comunista, ma come artisti eravamo interessati alla scuola della tradizione del balletto; erano delle opportunità molto importanti andare e conoscere questa realtà del balletto russo; il contatto con i grandi coreografi, ballerini russi, era una ricchezza professionale;

 

Ha ricordato il nostro grande ballerino Gabriel Popescu, artista di fama internazionale. Una parte dell’opinione pubblica sapeva che era suo zio. Si può dire che lei abbia fatto i primi passi di danza sotto gli occhi esigenti dell’artista? Ha avuto un’eredità artistica in famiglia?

Quando sono nato io, nel dicembre del 1946, il ballerino Gabriel Popescu, che era il fratello di mia madre, era già in piena affermazione artistica. Certo, quando hai nella famiglia un artista sei associato a questa immagine. Nella mia famiglia non mancava il senso artistico, mia madre, i miei nonni erano delle persone sensibili. Mia nonna sapeva suonare il pianoforte. Sono nato in quegli anni difficili del dopoguerra, il giorno dopo Natale. Le radici della mia famiglia sono in Oltenia. Mio padre era mugnaio. Come ad altre centinaia di altre famiglie, il processo della collettivizzazione, della nazionalizzazione ci ha portato tanta povertà. Quando sono nato io, mio padre andava al lago Greaca, sul Danubio, e per un crivello di farina di granturco riceveva in cambio un sacco di iuta pieno di pesce. Fino a due anni ho mangiato polenta e pesce; mia madre era disperata, è andata dal dottore a chiedere se la mia crescita non ne avrebbe risentito…. E il dottore le ha detto: Signora, sarà un genio perché il pesce è ricco di fosforo! Già all’età di cinque anni sono rimasto affascinato da questo mondo artistico, da quello che significava il mondo dello spettacolo, le luci, la musica. Gabriel Popescu non mi ha indirizzato verso il balletto, nel senso di qualcosa da insegnarmi in modo speciale, però ha visto il mio talento; mi ricordo che venivano a casa nostra ospiti, artisti stranieri, e mi chiedevano di ballare davanti a loro e lui era molto contento.

 

Cosa ricorda del periodo di studi trascorso al Liceo di Coreografia di Bucarest? Che ruolo attribuisce all’istruzione, non solo relativa al balletto, ma anche scientifica, che ha avuto in quegli anni? Durante tutto il liceo lei ha beneficiato di un’importante borsa attribuita dalle autorità per grandi risultati ottenuti a scuola…

La scuola, così come la ricordo, io era straordinariamente ben organizzata, aveva tutte le dotazioni necessarie, aule in buono stato, collegio e soprattutto un gruppo di professori molto ben preparati, con un’ottima istruzione, cultura e tanta motivazione e voglia di imparare da parte degli alunni. La borsa Lenin, così si chiamava, la prendevano solo quelli che provenivano da una famiglia con un reddito modesto e avevano il massimo dei voti a scuola. I miei genitori erano dei lavoratori; l’ideologia di quel tempo incoraggiava la classe proletaria; questo non significava che io e la mia famiglia avessimo qualche legame con la politica. Se mio padre fosse salito di un solo gradino sociale, io non avrei preso la borsa.

 

La sua adolescenza è caratterizzata da prove difficili, l’arresto dei genitori, i tentativi di escluderla dalla scuola. A causa della Rivoluzione in Ungheria nel 1956, furono arrestati numerosi intellettuali e artisti romeni, tra i quali anche Gabriel Popescu, il che influì negativamente sulla sua vita e su quella della sua famiglia…

E’ stato un complotto politico di cui è caduto vittima anche lo zio Gabriel Popescu, così come altri artisti; era una direttiva interna del partito comunista. L’episodio ha avuto effetti negativi per un lungo periodo. E’ stato arrestato in quella brutta situazione anche mio padre, che ha avuto un alterco con uno dei poliziotti. Dopo poco tempo è seguita mia madre, ed io sono stato espulso dalla scuola; immaginati due bambini lasciati soli a casa, io avevo 12 anni e mia sorella 7 anni; i genitori sono stati incarcerati per sei mesi; durante questo periodo, per poter sopravvivere ho dovuto lavorare in un cantiere, in una zona vicino a dove abitavamo e dove si costruiva un nuovo edificio. Si prendeva cura di noi un amico di famiglia. Era un lavoro che cominciava alle 6:30 e durava fino alle 15; con i soldi guadagnati compravo pane e latte! Dopo qualche tempo, in seguito all’intervento dei russi, mio zio è stato graziato e poco tempo dopo è partito in tournée a Parigi, dove è anche rimasto, continuando la carriera in Occidente come ballerino, coreografo e professore. Per me è stata un’esperienza molto dura.

 

Con tutte queste difficoltà, il grande talento e una buona istruzione hanno significato una grande spinta per andare avanti. Al primo confronto a livello internazionale, il concorso di Varna del 1968, ha vinto la medaglia d’oro, alla pari con il ballerino russo Mihail Barishnikov…è stata una grande vittoria per lei e per la scuola romena di balletto.

Mi ricordo che ho partecipato al concorso con grandi emozioni dovute al fatto che non ero sicuro di questa partenza per Varna fino all’ultimo giorno. Mi sono allenato di nascosto con la complicità della preside del liceo Ester Magiar, una persona importante, che mi ha sempre sostenuto. Le emozioni legate a questa mia partecipazione erano causate dalle stesse difficoltà attraversate dalla mia famiglia. Quando ho partecipato a Varna ero vicino all’esame di maturità. Mi ricordo che avevo avuto nel concorso il numero 13!!! Mi sono allenato con la professoressa Gabriela Ionita, che mi ha aiutato moltissimo nella preparazione al concorso. Riguardo alla medaglia d’oro, la notte dopo il concorso gli organizzatori hanno dovuto dividerla e spartirla a entrambi. I russi non erano abituati a vedere vincere anche altri concorrenti provenienti da altri paesi.

 

Mi sembra veramente una cosa terribile! L’entrata come primo ballerino all’Opera di Bucarest non è stata scevra da ostacoli. Ha avuto il coraggio di mettere in atto una protesta che ha avuto come effetto un mese di sciopero a Iasi. Si è reso conto del rischio?

Assolutamente! Le autorità a quel tempo non mi volevano a Bucarest, anche se meritavo la posizione. Quello che mi ostacolava continuava a essere la storia della mia famiglia. Mi hanno mandato come solista all’Opera di Iasi. Ho sentito tutto come una grande ingiustizia; così, arrivato a Iasi ho protestato con uno sciopero, dormendo per un mese nella stazione ferroviaria della città. Ho rifiutato di presentarmi all’Opera di quella città. Io ho sempre detestato la formalità e le convenzioni e ho pensato che solo un gesto estremo potesse cambiare qualcosa nella mia situazione. E in qualche modo è stato proprio così. Mi ricordo che in quel mese di sciopero a Iasi veniva alla stazione un poliziotto che mi sorvegliava… Chi altro pensava di fare uno sciopero in quel periodo? Le persone avevano paura anche della loro ombra. Dopo mi hanno richiamato a Bucarest. Come primo ballerino all’Opera ho avuto un vasto repertorio: ho danzato sui palcoscenici dei teatri più importanti della Romania nel primo debutto all’opera, Il piccolo mago. Quegli anni sono stati molto proficui dal punto di vista artistico. Ricordo che nell’arco di un anno ho avuto 18 debutti!

 

Per poter riuscire a lasciare il paese per le tournée e per la borsa di studio ha chiesto addirittura un incontro con il capo dello stato, Nicolae Ceausescu… Era l’ultima possibilità a cui poteva ricorrere in quel momento?

Inevitabilmente arrivavano proposte per portare gli spettacoli all’estero, poi l’idea del perfezionamento era molto importante. Dopo Varna, nel 1969 ho ricevuto il premio per la migliore interpretazione al primo concorso Internazionale di balletto a Mosca. Per 47 volte ho fatto i bagagli per andare a partecipare ai concorsi, e altrettante volte sono ritornato con loro a casa. Solo alla quarantottesima sono riuscito a lasciare il paese. Un impresario famoso a quel tempo mi ha visto durante gli spettacoli e mi ha chiesto di partecipare in Croazia ad uno spettacolo. Ha messo in chiaro la sua decisione: o viene Marinel Stefanescu, oppure non viene nessuno da Bucarest! Allora l’unica soluzione era quella di andare in udienza da Ceausescu per chiedergli di lasciarmi libero… fino ad allora mi aveva visto in uno spettacolo. Ho affrontato direttamente il problema e gli ho raccontato che non posso uscire dal paese, che mi si impedisce questa cosa e che devo andare all’estero con gli spettacoli, che ho avuto una borsa in Russia ecc. Ha messo la mano sulla cornetta del telefono e ha chiamato un ufficio dove si scioglievano questi misteri. Non ho scelto di andare al Teatro Bolshoi, come era l’usanza all’epoca, ho scelto il Teatro Puskin di Leningrado. Dopo due mesi di allenamento al Teatro Puskin, mi hanno introdotto in moltissimi spettacoli; i russi a quel tempo non avevano ballerini nobili, preparati per lo stile classico. Sono seguite tante tournée dove eravamo ben pagati, in più il pubblico russo, entusiasta dei suoi artisti, faceva dei regali molto costosi e di vario tipo: televisori, frigoriferi. A quel tempo si ricevevano 300 rubli a ogni spettacolo. La ballerina Ulanova, artista del popolo russo, guadagnava 580 rubli!! Dopo che mi stabilii all’estero, mi è stato chiesto di restituire anche i soldi della borsa avuta in Russia.
Un percorso pieno di gloria che parte da Bucarest, passa per Mosca e poi per la Svizzera, a Zurigo dove lei è stato primo ballerino. Com’è stato, dal punto di vista artistico, il periodo trascorso in Svizzera?

E’ stato un periodo pieno dal punto di vista artistico! Sono stati 5 anni di attività artistica all’Opera di Zurigo, è stato un buon periodo, con tanti spettacoli, continuavo con il recital classico. Ho avuto come partner di danza Alicia Alonso, Tessa Beaumont, Magdalena Popa, Iliana Iliescu, Natalia Makarova, Liane Daydé, Ekaterina Maximova. Avevo ricevuto tanti inviti a Moscova, Odessa, Kiev ecc. Nel decennio 1966 – 1976 mi sono esibito sul palcoscenico dei teatri di tradizione più rappresentativi del balletto. Per me è cominciata una carriera di balletto internazionale. Mi è venuta l’idea di stabilirmi in Occidente.

Intervista tratta dal volume “Personalità romene in Italia”, di Violeta Popescu, Edizioni dell’Arco, Milano 2008

Ileana Iliescu e Marinel Stefanescu - Giselle - Adolph Adam - 1972

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Ileana Iliescu e Marinel Stefanescu - Don Quijote - Ludwig Mincus - 1970

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