La poesia romena del Novecento

Docente Diana Pavel Cassese

La generazione degli anni ’60, definita dal famoso saggista romeno Edgar Papu “la generazione senza maestri e senza libri”(perché i comunisti avevano imprigionato tanti intellettuali, scrittori ecc. e avevano ritirato loro libri; in cambio, secondo il modello sovietico, il regime comunista provava di istituire a Bucarest una Scuola di letteratura “Mihai Eminescu”, con lo scopo di indottrinare e ’guidare’ il popolo, secondo le linee del partito. Certi poeti affermati negli anni Sessanta (Ana Blandiana, Nichita Stanescu) hanno superato le costrizioni ideologiche e letterarie e hanno rifondato l’idea stessa del fare poesia. Loro hanno recuperato la “ricetta di poesia” dei poeti modernisti. Per questo i poeti della seconda metà del Novecento sono stati denominati anche i “neomodernisti”(=i nuovi modernisti).
Fa parte proprio di questa generazione Nichita Stanescu (1933-1983), in Romania il più amato poeta, su quale pure lo scrittore M. Cartarescu dichiarava al Festival di Mantova (2008): “è l’unico grande vero poeta romeno contemporaneo. Non ho mai avuto coraggio di dargli del tu, gli ho sempre dato del Lei!” Lirica di Nichita è caratterizzata da lirismo, ermetismo, invenzione metaforica, autoreferenzialità. É una poesia monologica, orfica, concisa, non narrativa, privilegiando l’immagine e il verso libero. I versi non offrono accessibilità al pubblico, né una comunicazione diretta, ma uno spazio elitario, riservato a coloro che già sanno come ricercarlo. N. Stanescu debutto, nel 1960, con la raccolta Il senso dell’amore (Sensul iubirii), che è passato da una lirica sentimentale a un’intima meditazione sull’essere, operando una „essenziale rivoluzione antropocentrica” (Bruno Mazzoni, Letteratura della Romania, Il segno dei Gabrielli Editori). Il volume Nonparole è un signale che per la sua generazione le parole avevano esaurito ormai le loro potentialità espressive, erano come bruciate, svuotate/private dal senso. Altri volumi: Diritto al tempo, 11 Elegie, Lode a Tolomeo, Epica Magna, Nodi e segni. Nichita Stanescu si è affermato come il più autentico ed originale poeta degli ultimi anni.
La poetessa Ana Blandiana, un pseudonimo di Otilia Valeria Coman, nata nel 1942, è stata ricompensata nel 2005 col premio speciale Giuseppe Acerbi. I suoi versi hanno coltivato con orgoglio il proprio spazio di fuga di fronte al reale degradato e alle intrusioni della politica comunista: uno spazio di comunione lirico-metafisica con il mito e la tradizione (Segue la tradizione e scrive con la maiuscola all’inizio di ogni verso). Durante la Cortina di ferro, per poter essere autenticamente “poeta”, occorreva un atto estremo, di rifondazione del senso. Nel difficile contesto comunista, la poesia si è trovata a essere investita di una valenza allotrie rispetto alla contemporanea poesia dell’Occidente: la poesia diventava un serbatoio di verità nascoste, mentre l’autore riacquistava il ruolo, dimesso da secoli, di poeta theologus (concetto assai diverso dall’idea del poeta-vate, in auge nel primo Novecento italiano). Così si spiega la presenza dell’Io in quasi tutte le poesie di Ana Blandiana; questo “io lirico richiama automaticamente dietro di sé l’io grammaticale e spesso anche quello autobiografico”.(spiega Ana Blandiana in una intervista a Biancamaria Frabotta). Nei versi di Ana Blandiana appaiono l’occhio e l’atto di guardare: “esiste, chiarisce la poetessa, in questo sguardo lo stupore che produce la catarsi (Katharsis) di cui parlavano gli antichi e che presuppone la contemplazione della realtà, ma esiste anche la capacità di costruire una visione (o di cadere preda del miraggio di una visione) a cui la realtà serve al massimo da pretesto.” Ana Blandiana e la sua famiglia hanno subito la tremenda persecuzione del regime comunista. A parte i volumi di poesia, ha scritto anche saggi (Io scrivo, tu scrivi, lei scrive), prosa fantastica (Le quattro stagioni-volume respinto dalla censura per “tendenze antisociali”), appunti di viaggio (Il più bello tra i mondi possibili). Nel 1984 pubblicava i componimenti Eu cred (Credo), Cruciada copiilor, delimitari (Crociata dei bimbi, delimitazioni), Totul (Il Tutto). A quest’ultimo- una lista di sostantivi che denunciavano l’universo concentrazionario della dittatura di Ceausescu- il quotidiano inglese The independent dedica un’intera pagina, con la spiegazione delle valenze connotative del testo, a causa dei quali le viene vietato di pubblicare. La traduzione italiana di quei quattro poemi “storici” in quanto espressione della resistenza romena, che circoleranno in migliaia di copie manoscritte, in uno spazio in cui la letteratura del samizdat non è di fatto esistita, compare nel volume di M. Cugno, La poesia romena del Novecento,1996. Altre traduzioni in italiano: Ana Blandiana, L’ora di sabbia, Ed. Saval, 1987, M. Cugno – Marin Mincu, Nuovi poeti romeni, Vallecchi, 1998, Ana Blandiana. L’ombra delle parole, nel volume Poeti della Malinconia, Donzelli, 2001.
È una delle personalità più originali e significative nel panorama della poesia di dopo la seconda guerra mondiale …
Volumi: Diritto al tempo (1965)
poesie belle: ARS POETICA, EMOZIONE D’AUTUNNO

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