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	<title>Violeta Popescu | Cultura Romena</title>
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	<description>Progetto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</description>
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	<title>Violeta Popescu | Cultura Romena</title>
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		<title>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 16:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio (&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230; Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</p>
<p>(&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230;</p>
<p>Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino ad oggi, è stata generosamente donata dalle sue collezioni dalla prestigiosa Archivio Storico Ricordi di Milano e pubblicata sulla copertina del volume: Elena Teodorini. Una diva europea tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala di Milano, editrice Rediviva, 2026, dedicato alla grande artista nell&#8217;anno del Centenario della sua scomparsa (1926–2026).<br />
Riportarla alla luce costituisce un vero motivo di orgoglio nazionale e offre una nuova prospettiva sull&#8217;affascinante personalità del grande soprano Elena Teodorini, nata a Craiova nel 1857, figura leggendaria del mondo lirico internazionale. Prima cantante romena a calcare a soli 22 anni il palcoscenico del Teatro alla Scala, la Teodorini ha lasciato un&#8217;eredità lirica straordinaria, con una carriera eccezionale divisa tra la gloria del palcoscenico lirico e la passione per la pedagogia, essendo stata il soprano che ha fondato ben cinque scuole di canto: a Milano, Parigi, Bucarest, Buenos Aires e Rio de Janeiro.<br />
Datata intorno al 1885, la fotografia in formato &#8220;Cabinet Card&#8221; ritrae Elena Teodorini nel pieno apogeo della sua carriera lirica sui palcoscenici italiani e internazionali. Aveva debuttato a soli 22 anni alla Scala ed era già stata protagonista in tre opere in prima mondiale: nel 1881 in “Cordelia” di Stefano Gobatti, al Teatro Comunale di Bologna; nel 1882 in “Bianca di Cervia” (alla Scala) di A. Smareglia; e sempre nel 1882 nell&#8217;opera “Il violino di Cremona” di Giulio Litta (alla Scala). Elena Teodorini era una presenza costante nella stampa dell&#8217;epoca, elogiata con articoli su Il Teatro Illustrato e la Gazzetta Musicale. Queste cronache laudative, particolarmente rilevanti per la ricezione dell&#8217;artista, insieme a litografie e riproduzioni di copertine di riviste illustrate dell&#8217;epoca che recano la sua immagine, documentano l&#8217;immenso prestigio ottenuto dalla Teodorini nei principali circuiti musicali del mondo, offrendo al lettore il ritratto vivido di una diva che ha dominato la scena lirica internazionale.<br />
L&#8217;artista non indossa il costume di un personaggio d&#8217;opera, bensì un superbo e autentico costume tradizionale della regione dell&#8217;Oltenia, la sua terra natale. La fotografia a figura intera è stata realizzata presso il celebre studio &#8220;Pilotti &#038; Poysel&#8221;, situato nel centro di Milano, l&#8217;atelier dove erano soliti farsi ritrarre i grandi artisti dell&#8217;epoca. Questa immagine estremamente personale fu dedicata a Giulio Ricordi, una delle personalità più importanti e influenti del mondo musicale del tempo, direttore della celebre casa editrice Ricordi e mentore di geni del calibro di Giacomo Puccini. Il fatto che Elena Teodorini abbia scelto di inviare al grande editore una fotografia che la ritrae in abiti tradizionali rumeni conferma ancora una volta il profondo legame che il soprano manteneva con le proprie origini, nonché il rispetto reciproco e la stretta collaborazione con la direzione della più grande casa editrice musicale d&#8217;Italia.<br />
A quel tempo, i grandi soprani erano soliti posare nei più rinomati studi fotografici dell&#8217;epoca, offrendo in seguito questi ritratti autografati ad ammiratori e personalità influenti, come parte del culto della personalità e della promozione della propria immagine pubblica. Elena Teodorini si trovava già a Milano dal 1871 quando, all&#8217;età di 14 anni, arrivò per studiare al Conservatorio di Milano, dove nel 1876 ottenne il grande premio di canto.<br />
Nata a Craiova, proveniva da una dinastia di artisti visionari della Romania, essendo figlia degli attori Teodor e Maria Teodorini, coloro che posero le basi del teatro di Craiova. Attraverso il proprio prestigio e con i propri mezzi, ha sostenuto giovani cantanti, ha promosso corsi di canto e ha organizzato numerosi concerti di beneficenza, contribuendo in modo concreto allo sviluppo della vita musicale nazionale.<br />
La Teodorini ha introdotto nel suo repertorio brani in lingua romena, aprendo la strada a una progressiva valorizzazione della produzione lirica nazionale. Tra i brani eseguiti nell&#8217;ambito dei concerti in Romania figurava anche la celebre „Mândruliță de la munte” di George Ștephănescu. Sebbene indiretto rispetto alla fondazione dell&#8217;istituzione statale, il suo apporto fu cruciale: preparò il terreno culturale e sociale affinché Bucarest potesse ospitare un&#8217;Opera stabile e riconosciuta, l&#8217;Opera Rumena, che sarebbe nata formalmente nel 1921.<br />
Profondamente legata alle sue radici, nel periodo delle stagioni tra il 1886 e il 1888, il grande soprano utilizzò le ingenti somme guadagnate sui principali palcoscenici lirici del mondo per restaurare il Teatro di Craiova, l&#8217;edificio costruito dai suoi genitori. All&#8217;inaugurazione del teatro di Craiova, nel 1886, Elena Teodorini offrì una meravigliosa dichiarazione d&#8217;amore per la sua città natale. Visibilmente commossa e „soffocata dalle lacrime”, come riportava il giornale Voința Națională del 18 marzo 1886, la Teodorini rispose dal balcone alla folla che la acclamava con entusiasmo, pronunciando queste parole: „Nella mia carriera ho avuto grandi soddisfazioni, ma nessuna mi ha resa così orgogliosa come questa dimostrazione d&#8217;amore&#8230; sarò per sempre fiera di essere rumena e di essere nata a Craiova.”<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con il pubblico romeno era una realtà vissuta e testimoniata pubblicamente in ogni occasione. Una prova in tal senso è rappresentata dalla lettera piena di gratitudine che il grande soprano inviò alla stampa di Bucarest, colpita dalla calorosa accoglienza ricevuta in patria. Il giornale „Românul” registrava nel giugno 1886 questo momento di profonda carica emotiva, pubblicando le righe inviate da Elena Teodorini: «Signor Direttore, La prego di voler gentilmente inserire nel Suo giornale le seguenti righe: Tra le numerose manifestazioni di simpatia che mi sono state riservate nel corso della mia carriera artistica, nessuna mi ha profondamente commossa quanto l&#8217;accoglienza affettuosa che mi hanno tributato ieri i miei compatrioti. Profondamente riconoscente, li ringrazio di cuore. La prego di gradire l&#8217;assicurazione della mia più alta stima, Elena Teodorini».<br />
Apprezzata da Giulio Ricordi e dai più grandi compositori dell&#8217;epoca, e considerata una vera diva la cui attività si rifletteva costantemente sulle pagine di riviste come la „Gazzetta Musicale di Milano” o Il Teatro Illustrato, la Teodorini usò la sua influenza internazionale per portare a Bucarest innumerevoli voci di primo piano della lirica italiana e mondiale.Ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione dell&#8217;Opera Rumena e nella formazione della prima generazione di artisti lirici romeni.<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con l&#8217;abito e la cultura popolare ha continuato a portare frutti lungo tutto l&#8217;arco della sua vita. Una prova eloquente e decisamente emozionante si ebbe durante la tournée in Romania del 1924, quando il grande soprano ritornò in patria insieme alla sua brillante allieva brasiliana, Bidú Sayão, che avrebbe interpretato la celebre „Doina Oltului”.</p>
<p>Violeta Popescu </p>
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		<title>Soprana Elena Teodorini la Milano (1885): Mândria costumului tradițional într-o fotografie de arhivă</title>
		<link>https://culturaromena.it/elena-teodorini-la-milano-1885-mandria-costumului-traditional-romanesc-intr-o-fotografie-de-arhiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 22:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evenimente]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[(…) Fiică a Craiovei sunt înainte de toate fiică a României și oricât ași rătăci prin țări străine, puteți fi siguri că tot Româncă am rămas… Această imagine remarcabilă, total inedită și complet necunoscută publicului din România până în prezent, a fost dăruită cu generozitate din colecțiile sale de către prestigioasa Arhivă Istorică Ricordi din [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>                                       <em>(…) <em>Fiică a Craiovei sunt înainte de toate fiică a României și oricât ași rătăci prin     țări străine, puteți fi siguri că tot Româncă am rămas…</em><em></em></em></p>
<p>Această imagine remarcabilă, total inedită și complet necunoscută publicului din România până în prezent, a fost dăruită cu generozitate din colecțiile sale de către prestigioasa Arhivă Istorică Ricordi din Milano și publicată pe coperta volumului: &#8220;Elena Teodorini. Una diva europea tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala di Milano&#8221;, editura Rediviva, 2026, dedicat marii artiste în anul Centenarului morții sale (1926–2026).</p>
<p> Aducerea ei la lumină constituie un adevărat motiv de mândrie națională și oferă o nouă perspectivă asupra personalității fascinante a marii soprane, Elena Teodorini, născută la Craiova în 1857, o personalitate legendară a lumii lirice internaționale. Prima cântăreață româncă care a urcat la doar 22 de ani pe scena de la Teatro alla Scala, Teodorini a lăsat în urmă o moștenire lirică extrarodinară, cu o carieră excepțională care s-a împărțit între gloria scenei lirice și pasiunea pentru pedagogie, fiind soprana care a deschis cinci școli de canto, la Milano, Paris, București, Buneos Aires, Rio de Janeiro.<br />
Datată în jurul anului 1885, fotografia de tip „Cabinet Card” o înfățișează pe Elena Teodorini în plin apogeu al carierei sale lirice pe scele italiene și internaționale. Debutase la doar 22 de ani la Scala și era deja protagonista în trei opere în premieră mondială: în 1881 – „Cordelia” de Stefano Gobatti, la Teatro Comunale din Bologna; în 1882 – „Bianca di Cervia” (la Scala) de A. Smareglia; și tot în 1882 în opera „Il violino di Cremona” de Giulio Litta (la Scala). Elena Teodorini era o prezență constantă în presa vremii, fiind elogiată cu articole în Il Teatro Illustrato și Gazzetta Musicale. Aceste cronici laudative, deosebit de relevante pentru receptarea artistei, alături de litografii și de reproduceri ale copertărilor unor reviste ilustrate de epocă ce îi poartă imaginea, documentează prestigiul imens obținut de Teodorini în principalele circuite muzicale ale lumii, oferind cititorului portretul viu al unei dive care a dominat scena lirică internațională.<br />
Artista nu poartă costumul vreunui personaj dintr-o operă, ci un superb și autentic costum tradițional din regiunea Olteniei, zona sa natală. Fotografia în mărime naturală a fost realizată la celebrul studio „Pilotti &#038; Poysel”, situat în centrul orașului Milano, atelierul unde își făceau portretele marii artiști ai vremii. Această imagine extrem de personală i-a fost dedicată lui Giulio Ricordi, una dintre cele mai importante și influente personalități din lumea muzicală a vremii, director al faimoasei edituri Ricordi și mentor al unor genii precum Giacomo Puccini. Faptul că Elena Teodorini a ales să îi trimită marelui editor o fotografie care o înfățișează în straie populare românești confirmă încă o dată legătura profundă pe care soprana o menținea cu originile sale, dar și respectul reciproc și strânsa colaborare cu conducerea celei mai mari case de editură muzicală din Italia.<br />
 La acea vreme, marile soprane obișnuiau să pozeze în cele mai renumite studiouri fotografice ale epocii, oferindu-le ulterior aceste portrete cu autograf admiratorilor și personalităților influente, ca parte a cultului personal și a promovării propriei imagini publice. Elena Teodorini se afla deja la Milano din 1871, când la vârsta de 14 ani a venit să studieze la Conservatorul din Milano, iar în 1876 a obținut marele premiu de canto.<br />
Elena Teodorini rămâne în istorie drept prima artistă a României care a urcat pe scena de la Teatro alla Scala din Milano (1880) și Royal Opera House – Covent Garden din Londra (1886), deschizând drumul multor altor artiști români la Scala, printre care Hariclea Darclée (prima Tosca de Puccini) și Gabriel Gabrielescu, pe care însuși Puccini l-a ales să interpreteze rolul Edgar în opera Edgar, la Teatro alla Scala. Legată profund de rădăcinile sale, ea a lăsat prin acest portret un testament vizual emoționant al atașamentului său față de patria natală.<br />
Născută la Craiova, ea provenea dintr-o dinastie de artiști vizionari ai României, fiind fiica actorilor Teodor și Maria Teodorini, cei care au pus bazele teatrului de la Craiova. Prin propriul prestigiu și prin mijloacele sale, a susținut tineri cântăreți, a promovat cursurile de canto și a organizat numeroase concerte de binefacere, contribuind în mod concret la dezvoltarea vieții muzicale naționale.<br />
Teodorini a introdus în repertoriu piese în limba română, deschizând calea către o valorificare progresivă a producției lirice naționale. Printre piesele interpretate în cadrul concertelor din Romania se număra și celebra „Mândruliță de la munte” de George Ștephănescu,<br />
Deși indirect în raport cu înființarea instituției de stat, aportul său a fost așadar unul decisiv: a pregătit terenul cultural și social pentru ca Bucureștiul să poată găzdui o Operă stabilă și recunoscută, Opera Română, care avea să ia naștere în mod formal în anul 1921.<br />
Profund legată de rădăcinile sale, în perioada stagiunilor din 1886–1888, marea soprană a folosit sumele impresionante câștigate pe marile scene lirice ale lumii pentru a restaura Teatrul din Craiova, clădirea ridicată de părinții săi. La inaugurarea teatrului din Craiova, în anul 1886, Elena Teodorini a oferit o minunată declarație de dragoste pentru orașul său natal. Vizibil mișcată și „sufocată de lacrimi”, cum consemna ziarul Voinţa Naţională din 18 martie1886, Elena Teodorini a răspuns de la balcon mulțimii care o aclama cu entuziasm, rostind aceste cuvint: „În cariera mea am avut mari satisfacții, dar niciuna nu m-a făcut atât de mândră precum această demonstrație de dragoste&#8230; voi fi pentru totdeauna mândră că sunt româncă și că sunt născută la Craiova. Atașamentul profund al Elenei Teodorini față de publicul românesc era o realitate trăită și mărturisită public cu fiecare ocazie. O dovadă în acest sens o reprezintă scrisoarea plină de recunoștință pe care marea soprană a trimis-o presei bucureștene, impresionată de primirea triumfală ce i se oferise acasă. Ziarul „Românul” consemna în iunie 1886, acest moment de o profundă încărcătură emoțională, publicând rândurile trimise de Elena Teoodrini: Sâmbătă seara am primit următoarea scrisoare de la domnișoara Teodorini: «Domnule Director, Vă rog să binevoiți a insera cu amabilitate în ziarul Dumneavoastră următoarele rânduri: Printre numeroasele manifestări de simpatie care mi-au fost rezervate în cursul carierei mele artistice, niciuna nu m-a mișcat atât de profund precum primirea călduroasă pe care mi-au rezervat-o ieri compatrioții mei. Profund recunoscătoare, le mulțumesc din suflet. Vă rog să primiți asigurarea celei mai înalte stime a mele, Elena Teodorini».<br />
Apreciată de Giulio Ricordi, de marii compozitori ai vremii,  și considerată o adevărată divă a cărei activitate era reflectată constant în paginile revistei „Gazzetta Musicale di Milano” sau Il Teatro Illustrato, Teodorini și-a folosit influența internațională pentru a aduce la București nenumărate voci de prim rang ale liricii italiene și mondiale.<br />
Ea a avut un rol fundamental în fondarea Operei Române și în formarea primei generații de artiști lirici români.<br />
 Legătura profundă a Elenei Teodorini cu portul și cultura populară a continuat să dea roade de-a lungul întregii sale vieți. O dovadă elocventă și de-a dreptul emoționantă a avut loc în timpul turneului din România din anul 1924, când marea soprană a revenit în patrie alături de strălucita sa elevă braziliană, Bidú Sayão care avea sa interpreteze celebra „Doina Oltului”. </p>
<p>Violeta Popescu<br />
Milano </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée.  “Prima Tosca” în memoria orașului Milano</title>
		<link>https://culturaromena.it/166-de-ani-de-la-nasterea-sopranei-hariclea-darclee-prima-tosca-in-memoria-orasului-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée “Prima Tosca” în memoria orașului Milano Lumea operei internaționale celebrează 166 de ani de la nașterea uneia dintre cele mai strălucitoare legende ale liricii mondiale: soprana Hariclea Darclée (1860-1939), născută la Brăila la data de 10 iunie. Darclée a fost artista care a marcat tranziția crucială [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée<br />
“Prima Tosca” în memoria orașului Milano</p>
<p>Lumea operei internaționale celebrează 166 de ani de la nașterea uneia dintre cele mai strălucitoare legende ale liricii mondiale: soprana Hariclea Darclée (1860-1939), născută la Brăila la data de 10 iunie.  Darclée a fost artista care a marcat tranziția crucială de la tehnica vocală de belcanto tradițional către moderna școală veristă, punând bazele unei doctrine vocale care a influențat definitiv arta secolului al XX-lea. Ductilitatea și muzicalitatea sa extraordinare i-au permis să abordeze un repertoriu uriaș, ce cuprindea 58 de roluri din operele a 31 de compozitori (12 clasici și 19 tineri contemporani). De la Mozart, Rossini și Donizetti, până la veriștii epocii sale, Darclée a dat viață multor personaje în premieră absolută, devenind muza unora dintre cei mai mari compozitori ai lumii. Printre marile capitale ale muzicii care i-au marcat destinul, orașul Milano ocupă un loc de onoare. Legătura dintre marea soprană și metropola italiană a început pe 26 decembrie 1890, când Hariclea Darclée a debutat la Teatro alla Scala în opera „Le Cid” de Jules Massenet, interpretând magistral rolul Chimène. Din acest moment, orașul a devenit reședința ei pentru următoarele patru decenii, o perioadă locuind în Via Cernaia 2, Milano (1890-1910), loc unde avea să-l crească și pe fiul ei, Ion Hartulari, devenit mai târziu compozitor.<br />
Astăzi, orașul Milano îi păstrează vie memoria prin două repere culturale fundamentale:<br />
Placa memorială amplasată în Via Cernaia nr. 2 (locul unde artista a locuit), un proiect de realizat de Primăria orașului Milano și  Centrul Cultural Italo-Român în cadrul inițiativei oficiale &#8220;Milano è Memoria&#8221;, prin care marea soprană a fost inclusă oficial în Panteonul personalităților ilustre ale orșului, ale Italiei.<br />
Volumul inedit de documente, intitulat „Hariclea Darclée. La Diva della Lirica che incantò artisti e pubblico” („Diva liricii care a încântat artiștii și publicul”), semnat de Ida Garzonio și apărut la editura Rediviva din Milano, o lucrare de referință care scoate la lumină mărturii prețioase despre viața sa din Italia.<br />
Este un fapt deja cunoscut pentru toată lumea, că marea noastră soprană Hariclea Darclee (1860-1939), de la a cărei naștere se împlinesc 166 de ani,  a fost prima interpretă a rolului Floria Tosca din istoria operei de Giacomo Puccini. Premiera a avut loc pe 14 ianuarie 1900 la Teatro Costanzi din Roma, unde Hariclea Darclée a urcat pe scenă alături de tenorul Emilio De Marchi și baritonul Eugenio Giraldoni. La acel moment, Hariclea Darclee, era deja o artistă consacrată în lumea liricii internaționale, și raportul ei artistic cu Giacomo Puccini, înregistrează debutul chiar în Opera Manon Lescaut, la reprezentația dată la Opera Teatro alla SCALA din Milano în februarie 1893 (în prima reprezentație de la Teatro Regio din Torino, protagonista rolului principal fusese soprana Cesira Ferrani). Premiera de la Teatro Costanzi a fost marcată de tensiuni extreme. Așa cum subliniază Ida Garzonio în volumul publicat la editura Rediviva, atmosfera din epocă era puternic zdruncinată de revoltele sociale (precum cele din Milano, din 1898) și de scandaluri politice. Chiar la începutul spectacolului, zvonul existenței unei bombe în teatru a creat panică în foaier, determinându-l pe dirijorul Leopoldo Mugnone să suspende temporar reprezentația și să coboare cortina. Din fericire, alarma s-a dovedit falsă, ordinea a fost restabilită, iar spectacolul a continuat în fața unei săli arhipline, din care nu lipseau Regina Margareta și elita aristocratică și politică a Romei. Triumful a fost colosal. Revista muzicală L’Opera i-a dedicat prima pagină cu titlul: „Cele mai mari glorii ale artei italiene: Hariclea DARCLEE”, descriind emoția de nedescris din sală, printr-o evocare extraordinară a interpretării sopranei noastre, cea care a făcut publicul să se ridice în picioare la premiera din 14 ianuarie 1900, în mijlocul unor aplauze interminabile, deoarece „Vissi d’arte” înfăptuise un miracol, după cum scrie autorul.„Teatrul Costanzi strălucea de lumini și bijuterii, întreaga elită romană fiind reunită pentru un botez al artei, un botez care a contribuit la renașterea faimei unuia dintre cei mai mari și iubiți muzicieni ai noștri: Giacomo Puccini. Tosca era prezentată pentru prima dată publicului în versiunea lirică a lui Puccini, iar așteptările erau extrem de mari (&#8230;).<br />
Va rămâne în memoria fiecăruia dintre noi care am asistat la acea minunată interpretare și am auzit-o pe Hariclea Darclée suspinând și plângând în aria „Vissi d’arte” – cu o voce până atunci neegalată, cu un suspin care ne-a smuls lacrimile. Nu vom putea niciodată, dar niciodată, uita acel strigăt care ne-a izbucnit din piept, acel ropot al momentului, aplauzele frenetice și infinite. Este adevărat, Curtea [Familia Regală] era prezentă, însă entuziasmul ne-a făcut să uităm de eticheta regală. „Vissi d’arte” înfăptuise un miracol.Hariclea Darclée posedă, fără îndoială, cea mai frumoasă voce de soprană care s-a auzit vreodată. Printre toate sopranele active astăzi în teatrul liric internațional, vocea ei nu are egal: ca caracter, culoare, acea sonoritate catifelată care mângâie și vibrează până în fibrele cele mai profunde ale sufletului; uniformitatea registrelor și întinderea sa vocală sunt incomparabile. Niciodată nu se mai auzise o voce atât de puternică, expresivă și emoționantă, înzestrată cu un asemenea farmec și o asemenea dulceață ca cea a Haricleei Darclée. Iar acea mezza-voce a ei, atât de bogată și de frumoasă ca sunet, reușește să cucerească orice vastitate teatrală, orice maiestate orchestrală; fascinația ei cucerește, emoționează și înnobilează, fără comparație cu artiști contemporani sau din trecut. Datorită acestor calități de neegalat, Hariclea Darclée a știut să exceleze în întregul repertoriu operistic italian și internațional (&#8230;)”.</p>
<p>În martie 1900, producția a ajuns la Milano, pe scena de la La Scala, sub bagheta magistrală a lui Arturo Toscanini.Criticul muzical Alfredo Colombani, într-un amplu articol pe prima pagină a ziarului Corriere della Sera, a aclamat genialitatea sopranei în a masca dificultățile colosale ale partiturii:„Puccini a făcut minuni&#8230; A reușit să dea viață muzicală figurii protagonistei&#8230; Câte dificultăți prezintă acest rol! Doar Doamna Darclée ni le-ar putea povesti – doar ea reușește să le mascheze, să le depășească cu naturalețe! [&#8230;] Ei i se datorează cel mai emoționant moment al serii, când a trebuit să repete aria Vissi d’arte, vissi d’amore&#8230;, aclamată cu entuziasm de toți pentru minunata finețe&#8230;” Ecourile succesului au răsunat ani la rând în toată Italia.  La Gazzetta di Venezia», din 27 dicembre 1905 aduce în atenție succesul pe care opera Tosca îl are la Teatrul La Fenice, cu aceleași elogii la adresa primei interprete a rolului Floria Tosca, creatoare a acestui rol, aplaudată îndelung  de publicul prezent. (….) Doamna Darclée a fost creatoarea rolului Tosca lui Puccini. La Roma, la Milano, pretutindeni, și chiar aseară, în fața acelui public magnific care a umplut La Fenice de sus până jos, grațioasa artistă a disimulat dificultățile enorme ale teribilului rol al protagonistei – dificultăți scenice singulare pentru frământătoarea teroare a Floriei Tosca în actul uciderii lui Scarpia, pentru compasiunea și respectul pe care le exprimă față de cel mort, pentru sfâșierea inimii în momentul în care iubita realizează infama înșelăciune a lui Scarpia (…) (…) Doamna Darclée și-a etalat plenitudinea vocală cu măiestria celei care nu poate măsura și, de fapt, nu măsoară; a cântat aria Vissi d’arte e di amore în mijlocul aplauzelor insistente, la fel cum a accentuat energic duetul frământat cu Cavaradossi din actul III. (…) Apreciată în mod deosebit de Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Alfredo Catalani sau Giacomo Puccini, Hariclea Darclée a împărțit scena cu titani ai operei precum Enrico Caruso, Titta Ruffo sau Francesco Tamagno. A cântat până în anul 1918, fiind până în ultima clipă deplină stăpână pe mijloacele sale vocale uimitoare.</p>
<p>La 166 de ani de la nașterea sa, prezența sa în memoria colectivă a orașului Milano — vizibilă prin placa de pe Via Cernaia 2 și documentată în paginile editurii Rediviva — reprezintă un act permanent de dreptate culturală. Este o reverență continuă în fața unei artiste excepționale a cărei voce, „catifelată și vibrantă până în fibrele cele mai profunde ale sufletului”, a schimbat cursul istoriei operei.</p>
<p>Violeta Popescu<br />
Milano </p>
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		<title>Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America di Nicoleta Presură Călina, 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 12:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America Recensione del volume: &#8220;Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941). Dai grandi palcoscenici del mondo, alla cattedra di canto del Chicago Musical College&#8221;, di Nicoleta Presură Călina (Editura Vasiliana, Iași, 2026)           Attraverso la straordinaria figura di Aurelia Kitzu, legata all’Italia per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America<br />
Recensione del volume: &#8220;Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941). Dai grandi palcoscenici del mondo, alla cattedra di canto del Chicago Musical College&#8221;, di Nicoleta Presură Călina (Editura Vasiliana, Iași, 2026) </p>
<p>         Attraverso la straordinaria figura di Aurelia Kitzu, legata all’Italia per quasi trent&#8217;anni, facciamo ancora una volta memoria condivisa tra Romania e Italia. Questo grazie a un&#8217;opera che vede per la prima volta una biografia così ricca e approfondita, firmata dalla professoressa Nicoleta Presură Călina. Ci sono infatti pagine della storia culturale e artistica che, nonostante la loro sfolgorante bellezza passata, rischiano di svanire nelle pieghe del tempo. È il paradosso della memoria locale e internazionale: personalità che hanno calcato i più grandi palcoscenici del mondo finiscono, a volte, per essere quasi assenti dalla coscienza delle loro città o Paese d&#8217;origine. A colmare questo grande vuoto giunge oggi il rigoroso volume dell&#8217;autrice Nicoelta Presură, un&#8217;operazione di alto valore risarcitorio nei confronti della memoria dell&#8217;artista.  Il volume è il frutto di un importante progetto scientifico: l&#8217;opera è stata infatti elaborata durante un soggiorno di ricerca svolto presso l&#8217;Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, attraverso il programmana nazionale di borse di studio «Nicolae Iorga». Una sinergia istituzionale che ha permesso di ridare vita alla figura di Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941), straordinario mezzosoprano, la cui parabola artistica rappresentaun legame profondo e indissolubile tra la Romania, l’Europa della grande lirica e gli Stati Uniti. L&#8217;autrice sceglie di aprire il volume con un suggestivo &#8220;percorso attraverso i documenti e la stampa dell&#8217;epoca&#8221;, introducendo il lettore nel contesto d&#8217;origine dell&#8217;artista. La prima parte del libro è un affresco storico della Craiova del XIX secolo, una città in pieno fermento artistico,animata da spettacoli teatrali e musicali d&#8217;avanguardia. È qui che affondano le radici di Aurelia, nata all&#8217;interno della prestigiosa e colta família Chițu –legata a personalità illustri della storia romena come Gheorghe Chițu (1828-1897), Marin Chițu (1830-1891) e Petre Chițu (1843-1914) – un ambienteche ha certamente stimolato la sua sensibilità e il suo talento.<br />
 Per chi lavora da anni per tessere ponti culturali tra la Romania e l’Italia,la traiettoria di Aurelia Kitzu è di un fascino magnetico. La sua formazione si consolida proprio nella patria del belcanto, dove approda per frequentare il prestigioso Conservatorio di Milano, perfezionandosi sotto la guida del celebre maestro Antonio Sangiovanni (lo stesso insegnante diun&#8217;altra stella assoluta della lirica romena, Elena Teodorini). Il percorso artistico di Aurelia Kitzu si colloca in un momento storico di straordinaria transizione per l&#8217;opera lirica, a cavallo tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento. Attraverso le sue interpretazioni, possiamo tracciare un quadro chiarissimo del suo profilo vocale e stilistico:Aurelia Kitzu è un&#8217;artista che affonda le sue radici nella gloriosa scuola del Belcanto italiano, ma possiede la modernità psicologica e la duttilità vocale per imporsi nel nascente repertorio Verista e Wagneriano. Il fatto che nel 1892 interpreti Leonora di Guzman ne La favorita di Gaetano Donizetti ci dice tantissimo sulla sua caratura tecnica. Il ruolo di Leonora è uno dei capi saldi del repertorio per mezzosoprano del tardo belcanto: richiede una linea di canto nobile, legatissimi impeccabili, agilità calibrate. La sua voce di mezzosoprano possedeva la flessibilità e l&#8217;estensione necessarie per la purezza del Belcanto donizettiano, ma la sua intelligenza scenica e la robustezza del timbro le hanno permesso di traghettare quella tecnica impeccabile dentro le nuove correnti del Verismo pucciniano e della riforma wagneriana. È proprio questa sintesi perfetta tra la vecchia, gloriosa scuola e la nuova sensibilità del Novecento che l&#8217;ha resa una &#8220;formatrice di talenti&#8221; così autorevole e ricercata, trent&#8217;anni dopo, al Chicago Musical College. </p>
<p> Il volume della Presură ha il grande merito di rintracciare l&#8217;inizio assoluto di questa bellissima carriera: il debutto di Aurelia Chițu avviene infatti a soli ventuno anni, nel 1887, sul palcoscenico del Teatro Arena Garibaldi di Livorno, dove interpreta il ruolo di Leonora ne Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Si tratta, di fatto, della prima notizia storica sul suo debutto musicale; una prova di precoce maturità vocale che trova immediata conferma l&#8217;anno successivo, nel 1888, quando l&#8217;artista si esibisce sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Venezia, dove la stampa musicale dell&#8217;epoca ne loda pubblicamente la &#8220;voce piena di vitalità&#8221;.<br />
Ed è proprio scavando negli archivi della stampa specializzata dell&#8217;epoca chela ricerca della Presură tocca vertici di assoluto valore documentario, portando alla luce preziosi trafiletti della storica Gazzetta Musicale di Milano diretta da G. Ricordi.  I documenti d&#8217;archivio arretrano la presenza scaligera di Aurelia Kitzu già alla primavera del 1894, anno del suo memorabile debutto sul massimo palcoscenico milanese. In quella stagione d&#8217;oro, la Kitzu si impose all&#8217;attenzione delle severe platee milanesi affrontando capolavori del calibrodi Die Walküre (La Valchiria) di Richard Wagner e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, fino ad essere scelta tra i protagonisti nella prima assoluta dell&#8217;opera Fior d&#8217;Alpe di Alberto Franchetti, su libretto di Leopoldo Pullè (15 marzo 1894).  In quell&#8217;occasione storica, la Kitzu interpretò il ruolo di Ghita, dividendo il prestigioso palcoscenico con vere e proprie leggende del tempo, come il celebre soprano Cesira Ferrani. Le recensioni della Gazzetta Musicale di Milano ne consacrarono il successo, lodando espressamente la Kitzu, applaudita come una &#8220;signora che cantò con simpatica voce di mezzosoprano&#8221;. Le cronache dell&#8217;epoca restituiscono l&#8217;importanza del contesto in cui la Kitzu si muoveva: il numero del 6 dicembre 1897 annunciava i programmi del Teatro alla Scala per la stagione di primavera 1898, svelando un cartellone in cui il nome di Aurelia Kitzu brillava accanto a quelli di altre leggende assolute del canto romeno e internazionale, come il celebre soprano Hariclea Darclée, prima Tosca di Puccini e il tenore Gabriel Gabrielescu che fu il protagonista nell&#8217; Opera Edgar di Puccini. Da Milano inizia una interessante carriera internazionale. Già nel 1892 la ritroviamo a Roma, protagonista nell&#8217;opera Ivan, dove la storica rivista Il Teatro Illustrato e la musica popolare diretta di E.Sonzogno, ne loda la «bellissima presenza» e l&#8217;efficacia scenica. Proprio il 1892 rappresenta anche l&#8217;anno del suo ultimo incontro con il pubblico della sua terra: sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Bucarest, la Kitzu interpreta il ruolo di Leonora &#8211;  La favorita di Gaetano Donizetti. Un evento rimasto nella storia del teatro lirico romeno:dopo il secondo atto, l&#8217;artista si esibì cantando due canzoni in lingua romena indossando con orgoglio il costume tradizionale, un gesto di profondo amore perle proprie radici. Un passo cruciale è rappresentato dal Covent Garden di Londra: qui, nei mesi di giugno e luglio del 1894, Aurelia Kitzu brilla nel complesso ruolo di Mrs. Quickly nel Falstaff di Giuseppe Verdi.Le cronache londinesi registrarono la sua apparizione come un&#8217; ottima «presentazione», ma fu la Gazzetta dei Teatri a offrire il ritratto più profondo, considerandola come un&#8217;«artista eminentemente moderna». Questa modernità la accompagnerà attraverso i successia Venezia (La Fenice), Torino, Verona, Genova, nelle grandi capitalidell&#8217;America Latina (come L&#8217;Avana e Buenos Aires), fino al Metropolitan Opera House di New York e alla Chicago Opera House.</p>
<p>Una cosa interessante di questo volume è che l&#8217;autrice non si limita a ricostruire la dimensione pubblica della diva, ma restituisce con grandede licatezza anche il profilo della vita personale e sentimentale di Aurelia. Un aspetto privato che si intreccia irrimediabilmente, ancora una volta, con la storia d&#8217;Italia. Nel pieno della sua maturità artistica, Aurelia si unisce in matrimonio con il celebre basso italiano Vittorio Arimondi – una figura di primissimo piano nelpanorama lirico, noto storicamente per essere stato scritturato alla Scala di Milano nel 1893 per la prima rappresentazione mondiale assoluta del Falstaff di Verdi, in cui sostenne la parte di Pistola. Le nozze tra i due artisti vengono celebrate il 12 dicembre 1896 a Varese, in Lombardia, quando Aurelia ha 30 anni. Da quel momento, la vita sentimentale e quella professionale diventano una cosa sola: tra la fine del 1896 e l&#8217;inizio del 1897, i due sposi condivideranno il palco canteranno insieme al Teatro Regio di Torino.<br />
Il legame di Aurelia con la Penisola si interrompe solo nel 1915, anno della loro definitiva partenza per gli Stati Uniti. La loro ultima residenzaitaliana fu a Roma. Il 20 ottobre 1915, i coniugi Arimondi si imbarcano dal porto di Napoli sul piroscafo Ducadi Genova, approdando a New York il successivo 3 novembre. Aurelia ha vissuto in Italia in modo continuativo dal 1886 al 1915: per quasi trent&#8217;anni è rimasta profondamente legata alla terra italiana, ai suoi teatri eal suo popolo, unita da un vincolo indissolubile di arte e d&#8217;amore attraverso il matrimonio con Arimondi.<br />
Il volume esplora magistralmente anche gli ultimi decenni di vita dell&#8217;artista negli Stati Uniti. Prima a New York e successivamente a Chicago, Aurelia Kitzu si distingue come formatrice di talenti dell&#8217;opera. Il libro racconta i suoiinizi attraverso l&#8217;apertura di uno studio privato, dove teneva lezioni e importanti conferenze di approfondimento sulle opere celebri, fino al coronamento di questa missione pedagogica nel 1925, anno in cui assume la cattedra presso il Dipartimento di Canto del prestigioso Chicago Musical College. In questa veste, continuerà a tramandare la grande scuola vocale europea fino alla sua scomparsa, avvenuta a Chicago nel 1941.</p>
<p>Arricchito da una preziosa sezione di Addenda con immagini rare di una vita interamente dedicata all&#8217;arte, questo volume – giustamente definito un&#8217;opera di &#8220;archeologia musicale&#8221; – non è una semplice biografia. È un viaggio affascinante che unisce erudizione d&#8217;archivio esensibilità interpretativa. Restituisce al patrimonio culturale univerale la memoria di una donna e di un&#8217;artista straordinaria che, con il suo talento e la sua determinazione, ha dimostrato come la musica sia il più potente e duraturo linguaggio universale.    </p>
<p>Mi congratulo vivamente con l&#8217;autrice per questo straordinario lavoro documentario e per il prezioso recupero di un&#8217;artista quasi dimenticata nello spazio lirico universale. Questo volume rappresenta un nuovo, fondamentale tassello nella storia culturale che unisce i nostri due Paesi nel segno dell&#8217;eccellenza: una celebrazione di grandi voci a cavallo tra Ottocento e Novecento che meritano, oggi più che mai, di essere riscoperte, studiate e consegnate alla memoria collettiva. </p>
<p>Violeta Popescu<br />
Milano </p>
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		<title>&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 11:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva Pubblicato nella collana Rosa dei venti dalla casa editrice Rediviva Edizioni di Milano, il volume “Un’apocalisse allegra” (390 p.) rappresenta una preziosa sintesi dell’esperienza umana e intellettuale di Nicolae Dimache, medico e scrittore. L’opera, impreziosita in copertina dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva </p>
<p>Pubblicato nella collana Rosa dei venti dalla casa editrice Rediviva Edizioni di Milano, il volume “Un’apocalisse allegra” (390 p.) rappresenta una preziosa sintesi dell’esperienza umana e intellettuale di Nicolae Dimache, medico e scrittore. L’opera, impreziosita in copertina dal suggestivo acquerello di Anne-France Launay raffigurante “Il Danubio alle Porte di Ferro”, trae linfa dalle vicende di quanti scelsero l’esilio per salvaguardare la propria dignità e libertà.Ispirato dall&#8217;esperienza personale dell&#8217;autore e dalle storie di molti connazionali che hanno scelto l&#8217;esilio per preservare dignità e libertà, il libro trasforma il distacco dalla patria in una narrazione pervasa da una &#8220;metafisica dell&#8217;ascesa&#8221;. Il romanzo descrive il percorso esistenziale del protagonista, il giovane neurologo Traian Nasta, che nel 1969 lascia avventurosamente la Romania per stabilirsi, tra difficoltà e incertezze, in Italia. I grandi cambiamenti e il contatto con l&#8217;Italia innescano un costante processo di ristrutturazione spirituale dell’identità di Traian. Attraverso questa narrazione, Dimache trasfigura il distacco dalla patria in un cammino di rinascita, ponendo il libro come un paradigma della gioia di vivere e della consapevolezza della propria esistenza. L’autore stesso ha lasciato la Romania in gioventù per l’incompatibilità con il regime comunista. Stabilitosi in Italia, ha ripreso gli studi medici affermandosi come stimato endocrinologo, senza mai abbandonare la passione per le grandi sfide: nel suo percorso figurano spedizioni alpinistiche epiche, come quella sul Gurja Himal del 1985 e l’impresa sul Broad Peak. Questi momenti di confronto estremo con la natura selvaggia e il superamento dei limiti umani sono diventati materia viva per la sua profonda riflessione letteraria.</p>
<p>Nicolae Dimache. Laureato alla Facoltà di Medicina di Bucarest nel 1966, emigra in Italia nel 1969: si specializza in endocrinologia a Pavia e pratica medicina interna nel nord Italia. Viaggia in tutto il mondo e racconta questi viaggi nei suoi libri “Uno sguardo oltre l’orizzonte” (2009) e “Vulcani, fiumi sacri e dei di pietra” (2013). Appassionato di montagna, compie numerose ascensioni e gite di sci alpinismo nei Carpazi, nelle Alpi, in Himalaya e in Karakorum, che descrive nel libro “Oameni și munți” (Uomini e montagne). O apocalipsă veselă (Un’apocalisse allegra) è il suo primo romanzo.Già apprezzato dal pubblico, Dimache si conferma con questa nuova uscita presso Rediviva Edizioni come una voce autorevole capace di unire il rigore dello scienziato alla tempra dell&#8217;esploratore. Oggi l&#8217;autore vive a Roma con la moglie Ioana, circondato dall&#8217;affetto della sua famiglia, continuando a tessere legami culturali tra la sua terra d&#8217;origine e l&#8217;Italia attraverso la letteratura e il dialogo interculturale.</p>
<p>Titolo: Un’apocalisse allegra<br />
Autore: Nicolae Dimache<br />
Editore: Rediviva Edizioni (Milano)<br />
Collana: Rosa dei venti<br />
Copertina: Acquerello di Anne-France Launay (Il Danubio alle Porte di Ferro)<br />
ISBN: 978-88-97908-87-6<br />
Pagine: 390<br />
Prezzo: Euro 18,00<br />
Sito Web: www.redivivaedizioni.it</p>
<p>Bucarest, 21 giugno 1969<br />
        Traian Nasta si svegliò improvvisamente da un sonno agitato da incubi. Guardò l’orologio. Erano le sei del mattino e doveva sbrigarsi. Si alzò dal letto, andò in bagno e fece una doccia calda poi lasciò scorrergli addosso getti di acqua fredda. L’intensa sensazione di freddo lo risvegliò dal torpore. Aveva dormito fino a tardi, dopo un’interminabile giornata passata a sistemare le cose essenziali del suo viaggio. In realtà, aveva iniziato a preparare la partenza settimane prima, ma ogni giorno aggiungeva o toglieva qualcosa: una mappa, un documento. Tutto pareva indispensabile, ma doveva tenere conto del peso complessivo del bagaglio e della capacità limitata dello zaino. Le ripetute prove di avventura simulata tracciavano gli ostacoli imprevisti. Era chiaro che non poteva prevedere tutto. “Spero di risolverli spontaneamente man mano che si presenteranno”, si disse. “Naturalmente ho bisogno di molta fortuna, questo non è un viaggio<br />
di piacere”. Aveva deciso di lasciare la sua Romania per sempre. Aveva 28 anni e si sentiva fisicamente e mentalmente in forma. Traian si era laureato Magna Cum laude alla Facoltà di Medicina di Bucarest. Era ben preparato ed era diventato l’assistente preferito del professor Ion Stoicescu, un neurologo romeno di fama internazionale. Presa la decisione, il giovane dottor Nasta aveva studiato a lungo le possibilità di fuga dal “paradiso comunista”, ognuna delle quali presentava vantaggi e svantaggi. Fin dall’inizio aveva escluso di richiedere un passaporto per un Paese occidentale. Come medico, non aveva alcuna possibilità di riuscita. Rischiava più di un rifiuto: la domanda avrebbe attirato l’attenzione dei servizi di sicurezza, la Securitate, che avrebbero potuto metterlo sotto sorveglianza. Traian scoprì che le sue alternative di fuga erano di fatto ridotte a due. La prima era quella di navigare in barca nel Mar Nero verso la<br />
Turchia. La seconda, attraversare il Danubio fino in Jugoslavia, e di seguito una lunga marcia che si sarebbe conclusa in Italia o in Austria. (…) </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Soprana Elena Teodorini celebrată la Salonul Internațional de Carte de la Torino</title>
		<link>https://culturaromena.it/soprana-elena-teodorini-celebrata-la-salonul-international-de-carte-de-la-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 14:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evenimente]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[
           Sâmbătă, 16 mai 2026, Pavilionul României din cadrul celei de-a 38-a ediții a Salonului Internațional de Carte de la Torino a găzduit prezentarea volumului în limba italiană dedicat legendarei soprane Elena Teodorini (1857-1926). Publicată cu ocazia centenarului dispariției marii artiste, lucrarea a apărut prin colaborarea și cu sprijinul Arhivelor Istorice RICORDI din Milano, al Arhivei Teatro alla Scala și al Operei Române din Craiova, la editura Rediviva din Milano (www.rediviva.it).   ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Soprana Elena Teodorini</p>
<p>celebrată la Salonul Internațional de Carte de la Torino</p>
<p>la o sută de ani de la moartea sa </p>
<p>           Sâmbătă, 16 mai 2026, Pavilionul României din cadrul celei de-a 38-a ediții a Salonului Internațional de Carte de la Torino a găzduit prezentarea volumului în limba italiană dedicat legendarei soprane Elena Teodorini (1857-1926). Publicată cu ocazia centenarului dispariției marii artiste, lucrarea a apărut prin colaborarea și cu sprijinul Arhivelor Istorice RICORDI din Milano, al Arhivei Teatro alla Scala și al Operei Române din Craiova, la editura Rediviva din Milano (www.rediviva.it).   </p>
<p>Evenimentul editorial a avut loc în prezența autoarei, Violeta Popescu, și a muzicologului Vittoria Licari de la Conservatorul de Muzică din Milano, oferind publicului o incursiune fascinantă în viața și cariera uneia dintre cele mai importante figuri ale scenei lirice internaționale de la sfârșitul secolului al XIX-lea și începutul secolului al XX-lea. </p>
<p>Participarea României la acest prestigios târg internațional, desfășurat în perioada 14–18 mai 2026, este organizată de Institutul Cultural Român, prin Centrul Național al Cărții și Institutul Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneția. Prezența României cu un stand propriu și un program dens de evenimente literare constituie o oportunitate strategică pentru reprezentarea și promovarea valorilor culturii și civilizației românești în spațiul italian și internațional. Evenimentul s-a bucurat de înaltul patronaj al Ambasadei României în Republica Italiană și al Consulatului General al României la Torino, subliniind importanța diplomației culturale în consolidarea legăturilor istorice dintre România și Italia, țară care a devenit pentru Elena Teodorini o a doua casă.</p>
<p>             Apariția acestui volum la editura Rediviva din Milano, are o semnificație deosebită, fiind publicat în anul centenarului morții marii artiste, ca un gest necesar de recuperare a memoriei unei dive care a strălucit pe marile scene ale lumii, de la Scala din Milano până la teatrele din America de Sud. Cartea reconstituie cu rigurozitate istorică parcursul artistic al marii artiste lirice românce, născută la Craiova într-o familie de artiști, Teodor și Maria Teodorini, de la plecarea la Conservatorul din Milano în 1871, până la întoarcerea definitivă în țară în primăvara anului 1924 și decesul său la București în 1926. </p>
<p>Volumul propune o reconstrucție critică și documentară detaliată a întregului parcurs uman, artistic și profesional al artistei, dezvoltat printr-un sistem organic de capitole care împletesc biografia, istoria teatrului, recepția critică și activitatea pedagogică. Figură centrală a scenei lirice internaționale la răscrucea dintre secolele al XIX-lea și al XX-lea, Elena Teodorini s-a afirmat ca protagonistă în cinci opere în premieră mondială, pe marile scene europene, dar și în America de Sud, bucurându-se de recunoașterea și aprecierea din partea publicului, a presei și a iubitorilor de muzică lirică. Cariera sa lirică s-a desfășurat pe parcursul a aproximativ două decenii, din 1876, până la începutul secolului al XX-lea, când s-a retras treptat de pe scenă, urmând apoi, o a doua etapă esențială a vieții sale artistice, ca profesoară de canto, activă în Europa și în America de Sud, și ca fondatoare de școli de canto la Milano, București, Paris, Buenos Aires și Rio de Janeiro. Un spațiu generos în cadrul volumului, este dedicat imaginii publice a artistei și receptării sale critice internaționale. Lucrarea valorifică numeroase articole de epocă în care Elena Teodorini a fost elogiată de presa din Italia, România, Brazilia, Argentina, Austria, Portugalia, precum și de marile jurnale din Londra, Madrid și Barcelona. Aceste articole elogioase, deosebit de relevante pentru receptarea artistei, alături de litografii și de reproduceri ale coperților unor reviste ilustrate de epocă care îi poartă imaginea, documentează prestigiul imens obținut de Teodorini în principalele circuite muzicale ale lumii, oferind cititorului portretul viu al unei dive care a dominat scena lirică internațională.</p>
<p>Milano 18 mai 2026</p>
<p>www.culturaromena.it </p>
<p>www.rediviva.it </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926) una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale</title>
		<link>https://culturaromena.it/anniversario-a-99-anni-dalla-morte-del-soprano-romeno-elena-teodorini-1857-1926-una-carriera-di-prestigio-sulla-scena-lirica-italiana-e-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 18:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926), una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale “(…) Elena Teodorini. Questo è uno dei nomi più illustri di cui si onora il teatro lirico contemporaneo (…) sono le prime parole che leggiamo nella prestigiosa rivista musicale italiana dell’epoca, Il Teatro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926), una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale</p>
<p>“(…) Elena Teodorini. Questo è uno dei nomi più illustri di cui si onora il teatro lirico contemporaneo (…) sono le prime parole che leggiamo nella prestigiosa rivista musicale italiana dell’epoca, Il Teatro Illustrato di Milano, edizione del 1885, diretta da Edoardo Sonzogno (1836 &#8211; 1920), grande editore musicale italiano. La rivista era nota per i suoi ritratti dedicati ai grandi maestri e agli artisti celebri, per le vedute e gli schizzi di scene teatrali, i disegni di teatri monumentali, i costumi di scena e altri ornamenti legati al mondo del teatro.</p>
<p>Uno dei numeri della rivista, con la copertina e un’intera pagina, è dedicato al soprano Elena Teodorini, che in quel momento si trovava in un periodo di grande ascesa artistica in Italia e sui principali palcoscenici della lirica internazionale.</p>
<p>(…) Un merito particolare della signora Teodorini – scrive l’editore milanese – è quello di interpretare, con la stessa sensibilità artistica e valore, qualsiasi ruolo del repertorio drammatico, riuscendo a eccellere in tutti i generi con grande abilità; dalla Figlia del Risorgimento a L’ebrea di Fromental Halévy, quanti personaggi ha incarnato con una forza artistica impareggiabile? Teodorini possiede il prezioso dono di combinare il tesoro di una voce magnifica – ampia nei registri gravi, omogenea nel centro e vibrante negli acuti – con un talento musicale e drammatico di prim’ordine. Numerose corone d’alloro e fiori le sono già stati offerti come tributo a questa eminente cantante, ma, essendo ancora giovane, avrà l’opportunità di raccoglierne molti altri, in onore suo e dell’arte che Teodorini nobilita con il suo splendore (…)”</p>
<p>Un bellissimo elogio, che mette in luce il prestigio di cui godeva Elena Teodorini nel mondo lirico italiano. Non solo è stata la prima artista romena a intraprendere studi musicali in Italia, ma anche la prima soprano a calcare il palcoscenico del Teatro alla Scala, a soli 22 anni, nel 1879 (prima della soprano Hariclea Darclée, che debuttò qui nel 1890). Allo stesso tempo, è stata una pioniera nella fondazione di numerose scuole e accademie di canto a Milano, Parigi, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Bucarest.</p>
<p>Il 26 febbraio 1926, Elena Teodorini si spense a Bucarest, lasciando un’eredità artistica profondamente legata alla città di Milano e all’Italia, dove visse per oltre due decenni (1871 &#8211; ca. 1903).</p>
<p>Nata il 25 marzo 1857 a Craiova in una famiglia di artisti, Elena Teodorini era figlia di Theodor e Maria Teodorini e nipote degli attori Ion Vlădicescu e Raluca Stavrescu. La grande artista Aristizza Romanescu era sua cugina di primo grado. Aveva solo 14 anni quando lasciò la sua città natale, Craiova, per studiare pianoforte al Conservatorio di Milano. In breve tempo, grazie al suo talento e alla sua vocazione, divenne una pianista da concerto molto apprezzata, avendo iniziato lo studio dello strumento già all’età di sei anni. Durante i suoi studi al Conservatorio di Milano, scoprì la sua passione per il canto e decise di intraprendere anche questa strada.</p>
<p>Nel 1879, Elena Teodorini fece il suo debutto sul prestigioso palcoscenico del Teatro dal Verme di Milano, nel ruolo di Maria nell’opera La Fille du Régiment di Gaetano Donizetti. Successivamente, fu scritturata per interpretare il ruolo della protagonista Rachel nell’opera La Juive di Fromental Halévy, su libretto di Eugène Scribe, rappresentata per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1835.</p>
<p>Alla Scala di Milano, la soprano Teodorini debuttò nella stagione musicale 1879/1880 e vi tornò per tre stagioni consecutive. Nel 1879-1880 interpretò il ruolo di Margherita nell’opera Faust di Charles Gounod; nella stagione 1881-1882 cantò in tre rappresentazioni delle opere Gli Ugonotti (nel ruolo di Valentina) e Erodiade di Jules Massenet (1881). Tornò nuovamente alla Scala nella stagione 1892-1893 per interpretare il ruolo di Lucrezia nell’opera Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, ispirata all’omonima tragedia di Victor Hugo, la cui prima rappresentazione alla Scala risaliva al 1833.</p>
<p>Dai documenti dell’epoca, sappiamo che Elena Teodorini fu la prima interprete del ruolo di Bianca nell’opera Bianca da Cervia di Antonio Smareglia, su libretto di Francesco Pozza, la cui prima assoluta si tenne al Teatro alla Scala il 7 febbraio 1882.</p>
<p>Nel decennio 1880-1890, il nome di Elena Teodorini compare sui manifesti di numerose rappresentazioni al Teatro Costanzi di Roma. Uno dei ruoli che interpretò in prima assoluta fu quello nell’opera Mala Pasqua, rappresentata per la prima volta il 9 aprile 1890 al Teatro Costanzi. Quest’opera in tre atti, composta da Stanislao Gastaldon su libretto di Giovanni Domenico Bartocci-Fontana, era basata sul dramma Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga, adattato dall’autore dalla sua omonima novella.</p>
<p>Accanto a Elena Teodorini, che interpretava il ruolo di Carmela, si esibì il tenore Giuseppe Russitano nel ruolo di Turiddu. Mala Pasqua andò in scena a Roma per tre volte, per un totale di quattro rappresentazioni. Alla prima, tra il pubblico erano presenti la principessa Odescalchi, Lina Crispi (moglie del primo ministro Francesco Crispi) e numerosi rappresentanti dell’aristocrazia romana. Nonostante lo scetticismo della critica, l’opera ottenne il favore del pubblico, ed Elena Teodorini fu lungamente applaudita in tutte e quattro le rappresentazioni.</p>
<p>Le informazioni sulla performance e sul successo di Elena Teodorini emergono anche dai resoconti relativi ai ruoli che ha interpretato nei teatri di Madrid, Barcellona, Lisbona, Vienna, Montevideo, Rio de Janeiro, ecc. Un’opera particolarmente ben accolta in Portogallo fu I Doria di Augusto Machado, con libretto di A. Ghislanzoni, la cui prima ebbe luogo il 15 gennaio 1887 al Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, con la soprano Teodorini nel ruolo di Leonora. L’opera fu ricevuta con grande entusiasmo dal pubblico, al punto che il suo compositore, Augusto Machado, ordinò a Milano la stampa di un’edizione speciale della partitura di I Doria, da regalare a ciascun interprete principale. Sulla copertina del fascicolo 293 dell’11 febbraio 1897 troviamo una fotografia di Elena Teodorini, a testimonianza del prestigio e del riconoscimento della sua carriera. Era apprezzata per la profondità espressiva e la potenza della sua voce, che confermavano il suo status di artista di primo piano nel panorama lirico internazionale.</p>
<p>Si ritirò dalle scene liriche intorno al 1900, ma continuò a cantare: il 16 maggio 1901 si esibì a Parigi accompagnata al pianoforte da George Enescu in un recital di arie e lieder di Fauré, Schumann, Grieg e Schubert.</p>
<p>Da Milano, dove già insegnava canto, si trasferì a Parigi, dove nel 1908 fondò l’Accademia Lirica Romena (sulla facciata dell’edificio che ospitava l’Accademia è oggi presente una targa commemorativa). In seguito, si spostò in Sud America, dove nel 1915 divenne direttrice del Conservatorio Governativo di Buenos Aires e nel 1918 fondò l’Escola Superior de Canto “Ars et Vox” a Rio de Janeiro. La sua carriera didattica fu apprezzata tanto in Europa quanto in Sud America, al pari della sua carriera di cantante lirica.</p>
<p>Pur essendo lontana dalla Romania, mantenne sempre un forte legame con la sua città natale, Craiova. Un resoconto della Gazeta de Transilvania racconta che nel 1888 più di 100 persone l’attesero alla stazione ferroviaria di Craiova. La sera, membri di diverse associazioni locali, accompagnati da fiaccole e musica, si recarono alla sua residenza, dove il presidente della società “Ajutorul”, D. Grecescu, le diede il benvenuto tra le acclamazioni della folla. Profondamente commossa, Elena Teodorini si affacciò al balcone per ringraziare i suoi concittadini e dichiarò con orgoglio di essere romena e, soprattutto, di essere originaria di Craiova. Il giorno successivo fu nuovamente celebrata in occasione del concerto che tenne in città. Secondo la Gazeta de Transilvania, prima di partire per Vienna per alcuni concerti, avrebbe dovuto esibirsi a Craiova in uno spettacolo benefico a favore dei poveri. Si ricorda inoltre l’apprezzamento ricevuto dalla Casa Reale, che le donò un diadema in segno di riconoscimento. [Lavinia Dumitrașcu, Realități craiovene în paginile Gazetei de Transilvania 1886-1894].</p>
<p>Il suo contributo alla realizzazione delle prime stagioni musicali presso l’Opera Română di Bucarest è commemorato con un busto dell’artista, situato nel foyer dell’edificio</p>
<p>La sua carriera da soprano e mezzosoprano durò circa vent’anni, dopodiché si dedicò all’insegnamento per altri due decenni, fino alla sua morte. Si esibì sui più grandi palcoscenici d’Italia, d’Europa e del Sud America. La sua voce si adattava perfettamente sia ai ruoli drammatici che a quelli operistici, potendo spaziare tra mezzosoprano e contralto grazie a un’estensione vocale eccezionale. Fu inoltre molto apprezzata per le sue qualità sceniche.</p>
<p>Nel 1877, a soli 20 anni, debuttò come solista accanto al tenore Armando di Gondi nell’opera Maria di Rohan di Gaetano Donizetti, al Teatro Civico Tosello della città di Cuneo. Nei due anni successivi, le furono affidati diversi ruoli da mezzosoprano nei teatri lirici di Roma, Livorno, Pisa, Napoli, Chieti, Palermo, Bologna e altre città. Il Teatro Civico Tosello di Cuneo fu la sua prima esperienza come soprano in Italia.</p>
<p>Elena Teodorini è presente con registrazioni nel volume 4 della Harold Wayne Collection (1902-1904). Questo album, pubblicato nel 2011, include registrazioni storiche di artisti lirici di fama dell’epoca. Tra i brani interpretati da Elena Teodorini in questa collezione ci sono: “Habanera” dall’opera Carmen di Georges Bizet; “Rondo” da Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti; “Preghiera” da La Gioconda di Amilcare Ponchielli; “Parla Waltz” di Luigi Arditi; e “M’odi, ah m’odi” da Lucrezia Borgia. La Harold Wayne Collection, Vol. 4 (1902-1904) fa parte di una serie di registrazioni storiche restaurate e ripubblicate, che includono interpretazioni dei grandi cantanti lirici dell’inizio del XX secolo.</p>
<p>Nel 2026, anno in cui si celebreranno i 100 anni dalla morte di Elena Teodorini, il Centro Culturale Italo-Romeno di Milano intende avviare una serie di eventi insieme a istituzioni italiane e romene, per riportare alla memoria dei contemporanei la figura della soprano Elena Teodorini, una personalità di rilievo della cultura e dell’arte romena che ha vissuto in Italia per oltre due decenni. Elena Teodorini ha dato un contributo significativo alla storia della lirica italiana, essendo considerata non solo una delle più importanti artiste liriche del XIX secolo, ma anche una pioniera, grazie alle sue iniziative di fondare scuole e accademie di canto, sia in Europa che in Sud America, in un’epoca che presentava molte difficoltà e barriere.</p>
<p>Violeta Popescu</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UNA LINGUA E-ROMENA? di Armando Santarelli</title>
		<link>https://culturaromena.it/una-lingua-e-romena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 20:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[ogliamo davvero impoverire la lingua che Norman Manea, nell’esilio statunitense, non volle mai abbandonare, perché rappresentò sempre, per lui, uno strumento di salvezza, «il rifugio infantile della sopravvivenza?»
La lingua che invece Cioran lasciò a favore del francese, ma rimpiangendola - come leggiamo nei Cahiers 1957-1972 - così: «La straordinaria lingua romena! Ogni volta che torno a immergermi in essa (o meglio, che ci penso, perché, ahimè, non la uso più), ho la sensazione di aver commesso una criminale infedeltà a distaccarmene. La sua facoltà di dare a ogni parola una sfumatura di intimità, di farne un diminutivo; un addolcimento di cui beneficia persino la morte: morţişoara… C’è stato un tempo nel quale in questo fenomeno non vedevo che una tendenza a sminuire, svilire, degradare. Ora invece mi sembra un segno di ricchezza, un bisogno di conferire a ogni cosa un “supplemento d’anima”».]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Dizionario enciclopedico delle lingue dell’uomo (2007), straordinaria opera del francese Michel Malherbe, stima in circa 3.000 le lingue parlate attualmente nel mondo. Tuttavia, se consideriamo anche quelle meno importanti, arriviamo ad un numero compreso fra le 6.500 e le 7.000; un dato davvero sorprendente è che delle migliaia di lingue in uso ai nostri giorni non più di 150 sono scritte.<br />
È fin troppo evidente che il mondo linguistico come oggi lo conosciamo è stato delineato dalle dinamiche della storia umana. L’evoluzione di una lingua tiene conto di diversi fattori, ma uno è preponderante rispetto agli altri: la lingua si forma e segue il destino della comunità che la utilizza. Le lingue di società piccole e incapaci di allargare la propria influenza rimangono patrimonio esclusivo di quelle comunità e rischiano continuamente di scomparire; le lingue di grandi Potenze sono invece destinate a prevalere e a diffondersi.<br />
Gli idiomi che si sono affermati nel mondo, e che gratifichiamo con l’espressione “lingue di cultura”, non sono dunque quelli più “nobili”, o più elevati, o più comprensibili, ma quelli parlati da popolazioni capaci di estendere il loro dominio a genti e culture diverse; è stata la forza politica e militare di Roma a fare del latino la lingua dei sudditi dell’Impero.<br />
Com’è noto, le lingue del mondo sono classificate in famiglie linguistiche; gli idiomi ricompresi in ciascuna famiglia hanno in comune analogie di vocabolario, di grammatica e di fonetica, oltre a una parentela storica accertata. Tutti sappiamo che il romeno e l’italiano fanno parte del gruppo delle lingue indoeuropee, così denominate perché diffuse in un’area estesa dall’India all’Europa; è un gruppo che oggi conta 200 lingue parlate da circa tre miliardi e mezzo di persone.<br />
Ma quando, e come si è formata la lingua romena? Sintetizzando secoli di ricerche e di studi effettuati con criteri storici, linguistici e filologici, possiamo affermare con sufficiente margine di scientificità che:<br />
1) la formazione del popolo e della lingua romena sono andate di pari passo;<br />
2) l’area in cui è avvenuto questo processo, come sostenuto dalla maggior parte degli specialisti, è situata sia a nord sia a sud del Danubio, ovvero in uno spazio formato dalla Romania antiqua (quella conquistata da Traiano, praticamente la Dacia, la Mesia e la Pannonia) e la Romania nova (quella in cui si era esteso l’uso del latino, lingua che la popolazione autoctona mantiene sebbene non più soggetta ai romani).<br />
Più precisamente: i romani avevano contatti con le genti traco-geto-daciche già prima della conquista di Traiano, ed è certamente plausibile che alcune parole latine fossero penetrate nella cultura locale. Dopo la conquista, i romani occupano le terre daciche per 165 anni; non c’è dubbio che in questo periodo il latino diventi la lingua preponderante, perché parlata dai dominatori, che oltretutto provengono da una civiltà per molti aspetti più avanzata.<br />
Nel 271 d.C. si verifica il ritiro di Aureliano, ma il latino non scompare dall’uso; anche la cristianizzazione dello spazio tra i Carpazi e il Danubio, che si consolida dopo l’Editto di Milano sulla libertà di culto del 313 d.C., contribuisce alla conservazione di parole latine.<br />
È verosimile che, in tutto questo arco di tempo, siano esistiti più nuclei di popolazione che contribuirono alla persistenza della latinità sul piano linguistico. Sentiamo il filologo Alexandru Niculescu: «Nelle zone carpato-danubiane e danubiano balcaniche i romeni sono riusciti a creare, mediante concentrazioni e dispersioni successive e frequenti delle loro comunità, una continuità mobile, in uno spazio formato dalla Romania antiqua e dalla Romania nova. Il suo risultato è la lingua romena» (Individualitatea limbii romȃne ȋntre limbile romanice 2, Editura Stiinţifică şi Enciclopedică, 1978).<br />
È la stessa conclusione cui era giunto il grande linguista e filologo Alexandru Rosetti in Istoria limbii române, I: Limba latină (1938-1940): «La lingua romena è la lingua latina parlata ininterrottamente nella parte orientale dell’Impero Romano che comprendeva le provincie danubiane romanizzate (Dacia, Pannonia Meridionale, Dardania, Mesia Superiore ed Inferiore) dal momento della penetrazione della lingua latina in queste province e sino ai nostri giorni».<br />
Dunque, alla luce degli studi suddetti, e di altri più recenti, è da respingere la teoria che ipotizza una sparizione della lingua latina dopo il ritiro dei romani e una nuova latinizzazione del romeno a partire dal secolo XIII.<br />
Certamente, dopo il VI secolo, con la migrazione degli slavi, il romeno aggiunge molte parole di questa etnia al proprio vocabolario; altre, come sappiamo, verranno dal francese, dal turco, dal greco, dall’ungherese, dal tedesco, dall’italiano. Tuttavia, non solo il nucleo di base del latino rimane prevalente, ma come specifica il presidente dell’Accademia Romena Ion Aurel Pop, nei secoli XVIII-XIX, a seguito della crescita della cultura, la lingua romena arricchisce il suo vocabolario latino con neologismi e regole grammaticali. Il prof. Pop e altri storici insistono sul fatto che, già nei secoli XIV-XVI, la romanità dei romeni e la latinità della lingua romena era evidente non solo ai romeni, ma anche agli stranieri che venivano in contatto con loro.<br />
Andando oltre la questione delle origini, arriviamo ad alcune realtà che si profilano come una minaccia per le nostre lingue, per la loro indubbia varietà e ricchezza. Innanzitutto c’è il dato di fatto dell’invadenza dell’inglese, lingua della globalizzazione e delle innovazioni tecnologiche. Nessun problema per le nuove e intraducibili voci create dallo sviluppo tecnologico e scientifico. Diverso è il discorso per gli anglicismi, il cui uso ingiustificato penalizza i corrispondenti vocaboli romeni e italiani; perché dovremmo usare la parola location invece di sito, luogo, area, spazio, smart working (espressione che non esiste altrove!) per telelavoro, devolution per decentramento, lecture per conferenza?<br />
La seconda minaccia nasce dall’onnipresenza dei social, che diffondono una lingua gergale e sgrammaticata. Il problema principale riguarda, ovviamente, la cosiddetta generazione Z, i nativi digitali, formatisi in un contesto culturale che comporta un uso spesso brutale e ripetitivo del linguaggio del web. Tuttavia – e ciò può sembrare paradossale &#8211; su questo punto i linguisti e i filologi si mostrano meno preoccupati, perché lingue strutturate come le nostre hanno sempre mostrato una buona capacità di tenuta nei confronti delle novità che investono soprattutto la lingua parlata.<br />
Il dato certo è che ogni giorno perdiamo una o più parole del nostro lessico. Se da una parte è un fenomeno del tutto normale, dall’altra è impossibile non sottolineare quanto esso si sia accentuato negli ultimi decenni. È innegabile che oggi si faccia un largo uso di quelli che potremmo chiamare e-romeno, e-taliano, ovvero di un linguaggio fatto di espressioni tronche, frasi secche ed elementari. Viene altresì spontaneo collegare questo parlare basico con l’astrattezza, l’approssimazione, il menefreghismo di certi comportamenti; quando trascuriamo o scacciamo le parole della cultura e dei sentimenti è un intero pezzo di mondo a fuggire da noi.<br />
A complicare la questione, il fatto che i nostri idiomi sono bistrattati non solo dalla gente comune, ma anche da chi ha una grande visibilità e possibilità di influenzare la lingua scritta e parlata; i politici, i personaggi dello spettacolo, ma anche alcuni giornalisti, non si impegnano abbastanza per tenere alto lo standard della lingua che usano dinanzi a milioni di telespettatori o utenti di internet.<br />
E c’è di peggio: persino il mondo della cultura non contribuisce a migliorare le cose; è noto che le Case Editrici, tramite i loro editor (non sarebbe meglio chiamarli curatori editoriali?) tendono ad addomesticare i testi che scelgono di pubblicare, spesso semplificandone la sintassi o il vocabolario, nel timore che possano risultare retorici, superati, indigesti.<br />
Non sto dicendo che scrittori e operatori culturali debbano rinunciare a innovare, ad esprimere il proprio stile, a emanciparsi da fraseologie e costrutti che la realtà costringe a un tramonto fisiologico; ogni generazione si lascia alle spalle una fetta del lessico utilizzato dalla precedente. Il problema è che, a prescindere dal fatto linguistico, la contrazione di un idioma rappresenta un danno per il nostro pensiero, per la nostra ricchezza interiore. Le parole sono idee, sono i mattoni del nostro edificio mentale e culturale, e quanto più materiale linguistico si possiede tanto più varie e complete risulteranno le costruzioni che saremo in grado di ricavarne.<br />
Vogliamo davvero impoverire la lingua che Norman Manea, nell’esilio statunitense, non volle mai abbandonare, perché rappresentò sempre, per lui, uno strumento di salvezza, «il rifugio infantile della sopravvivenza?»<br />
La lingua che invece Cioran lasciò a favore del francese, ma rimpiangendola &#8211; come leggiamo nei Cahiers 1957-1972 &#8211; così: «La straordinaria lingua romena! Ogni volta che torno a immergermi in essa (o meglio, che ci penso, perché, ahimè, non la uso più), ho la sensazione di aver commesso una criminale infedeltà a distaccarmene. La sua facoltà di dare a ogni parola una sfumatura di intimità, di farne un diminutivo; un addolcimento di cui beneficia persino la morte: morţişoara… C’è stato un tempo nel quale in questo fenomeno non vedevo che una tendenza a sminuire, svilire, degradare. Ora invece mi sembra un segno di ricchezza, un bisogno di conferire a ogni cosa un “supplemento d’anima”».<br />
«Ogni degradazione individuale o nazionale», scrisse il grande Joseph de Maistre, «è immediatamente annunciata da una degradazione rigorosamente proporzionale del linguaggio». E Wittgenstein affermava che «i confini del nostro linguaggio costituiscono quelli del nostro mondo personale».<br />
Lo studio della storia, le buone letture, il ritorno ai temi e alle composizioni scolastiche, un corretto modo di parlare e di scrivere: tutte cose fattibili, che ci salverebbero dallo stupido e grave errore di consegnarci a una lingua omologata, impoverita, immiserita.</p>
<p>31 agosto 2022</p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Editura Rediviva din Milano participă cu șapte publicații de istorie și literatură română la Târgul Internațional de Carte de la Torino</title>
		<link>https://culturaromena.it/editura-rediviva-din-milano-prezenta-cu-sapte-volume-de-istorie-si-literatura-romaneasca-la-targul-international-de-carte-de-la-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2022 11:02:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evenimente]]></category>
		<category><![CDATA[Publicații]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Editura Rediviva din Milano propune cititorilor la actuala ediție a Târgului Internațional de Carte de la Torino o serie de volume de istorie și literatură românească, menite să contribuie la cunoașterea culturii române în Peninsulă.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Editura Rediviva din Milano propune cititorilor la actuala ediție a Târgului Internațional de Carte de la Torino o serie de volume de istorie și literatură română, menite să contribuie la cunoașterea culturii române în Peninsulă. </em></p>
<p><strong>Cele șapte proiecte editoriale sunt incluse în cadrul colecțiilor Caiete românești [Quaderni romeni] și Culturi și civilizații [Culture e civiltà]</strong> apărute în perioada 2019-2022.  Atenția editurii Rediviva a fost acordată a trei mari clasici literaturii române: <strong>Ioan Slavici, Liviu Rebreanu și Duliu Zamfirescu,</strong> prin publicarea volumelor: <strong>Moara cu noroc</strong> [Il mulino fortunato], în traducerea lui Irina Țurcanu; <strong>Viața la țară. Tănase Scatiu</strong> [La vita in campagna. Tănase Scatiu] de Duiliu Zamfirescu, în traducerea lui Ingrid Beatrice Coman Prodan, <strong>Ciuleandra </strong>[La Ciuleandra], <strong>Amândoi [Tutti e due]</strong> de Liviu Rebreanu,  în traducerea lui Alessio Colarizzi Graziani și Alina Monica Turlea, apărute în perioada 2020-2022.</p>
<p>Tot în cadrul colecției Quaderni romeni a apărut și volumul [Romania. Un viaggio nella memoria, 1957-1967. Un decennio dificile]  de <strong>Ida Garzonio,</strong> un volum care reunește amintirile autoarei legate de România și traducerile  sale literare realizate în anii &#8217;60 din literatura și poezia română (Mihail Sadoveanu, Nina Cassian, Anatol E. Baconsky etc.)</p>
<p>Și colecția <em>Culturi și civilizatii</em> se îmbogățește cu două importate volume semnate de <strong>istoricul și academicianul Ioan Aurel Pop: Identitatea românească</strong> [L’identità romena], în traducerea lui Violeta Popescu,  prefață prof. Cesare Alzati și recenta traducere <strong>De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate, [Dai romani ai romeni. Elogio della latinità</strong>], în traducerea lui Ida Garzonio și Violeta Popescu, prefață prof. Bruno Mazzoni.</p>
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<p>România participă în perioada 19-22 mai la Târgul de Carte de la Torino cu un stand naţional având ca motto: &#8220;Romania, il coraggio di fare letteratura &#8211; România curajul de a scrie literatură&#8221; menit să promoveze nu doar literatura română contemporană, ci şi lucrări ale autorilor români din domeniile filosofiei, istoriei, criticii literare etc., apărute în limba italiană în ultimii trei ani.</p>
<p>Tema ediţiei din acest an este &#8220;Cuori selvaggi / Inimi nestăvilite&#8221;.</p>
<p>Standul României este situat în Pavilionul 1, B44-C43, al complexului expoziţional Lingotto Fiere.</p>
<p>Organizatori: Institutul Cultural Român prin Centrul Naţional al Cărţii, Institutul Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneția. Accademia di Romania in Roma.</p>
<p>Patronaje: Ambasada României în Republica Italiană, Consulatul General al României la Milano.</p>
<p><strong>Editura Rediviva împlinește 10 ani de activitate editorială, fiind un proiect al Centrului Cultural Italo Român, fondat în anul 2008 la inițiativa unui grup de scriitori, traducători, profesori români și italieni.</strong></p>
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		<title>O apariție de excepție la Editura Rediviva din Milano: publicarea în limba italiană a volumului “De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate” de Ioan Aurel Pop</title>
		<link>https://culturaromena.it/o-aparitie-de-exceptie-la-editura-rediviva-din-milano-publicarea-in-limba-italiana-a-volumului-de-la-romani-la-romani-pledoarie-pentru-latinitate-de-ioan-aurel-pop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 09:39:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evenimente]]></category>
		<category><![CDATA[Interferențe]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[Colecția "Culturi și civilizații" a editurii Rediviva din Milano își îmbogățește catalogul cu o nouă publicație de excepție: “De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate” [Dai romani ai romeni. Elogio della latinità] de Ioan Aurel Pop, istoric, profesor și președinte al Academiei Române, menită să contribuie la cunoașterea istoriei și culturii românești în Italia. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Colecția &#8220;Culturi și civilizații&#8221; a editurii Rediviva din Milano își îmbogățește catalogul cu o nouă publicație de excepție: “De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate” [Dai romani ai romeni. Elogio della latinità] de Ioan Aurel Pop, istoric, profesor și președinte al Academiei Române, menită să contribuie la cunoașterea istoriei și culturii românești în Italia. </em></strong></p>
<p>Traducerea volumului este realizată de Ida Garzonio și Violeta Popescu și apare în cadrul colecției <em>Culture e civiltà,</em> care cuprinde alte două lucrări ale istoricului Ioan Aurel Pop: <em>L’identità romena</em>”, 2019 [Identitatea românească] și <em>Storia della Transilvania</em>, 2018 [Istoria Transilvaniei], coautor împreună cu istoricul Ioan Bolovan. Prezentul proiect editorial apare cu sprijinul Centrului Cultural Italo Român din Milano și va fi prezentat la cea de a XXXIV-a ediție a Târgului Internațional de Carte de la Torino, pe 21 mai, ore 12 00, la standul României organizat de Institutul Cultural Român, Institutul de Cultură și Cercetare Umanistică din Veneția împreună cu Accademia di Romania in Roma.  Cu o prefață semnată de prof. Bruno Mazzoni, un nume reprezentativ al românisticii italiene, traducerea volumului de față reprezintă prima ediție publicată în anul 2019 la editura Litera, București-Chișinău.</p>
<p>Prin tematică și conținut, publicația de față care va ajunge acum și în rândul cititorilor italieni, se adaugă pe linia altor importante volume publicate de Adolf Armbruster sau Eugenio Coșeriu, propunându-și să explice problema identității etnice și lingvistice a românilor, într-un context universal, cu intenția de a o face accesibilă și publicului larg. Academicianul Ioan-Aurel Pop continuă prin studiile și publicațiile sale, tradiția cercetărilor promovate de istoricii români care s-au ocupat de istoria poporului român, asemenea lui Dimitrie Onciul, Ioan Bogdan, Nicolae Iorga, Ioan Lupaş, Silviu Dragomir, Alexandru Lapedatu, Gheorghe. I. Brătianu sau David Prodan etc., care au slujit cu onestitate și profesionalism meseria de istoric. Istoricul și profesorul Ioan Aurel Pop ne îndeamnă și în volumul de față la o analiză profundă, critică și onestă a trecutului. Trecutul românilor trebuie în mod obligatoriu judecat în contextul vremii, potrivit cu ceea ce scria Nicolae Iorga, istoria românilor trebuie să fie analizată în contextul european al vremii și printr-o analiză comparativă cu realitățile și evoluția națiunilor din Occident.</p>
<p>(&#8230;)<strong> Este o carte care s-ar cuveni să devină lectură de căpătâi în toate școlile românești &#8211; scrie Irina  Petraș</strong> &#8211; Recurgând la o bibliografie mai mult decât impresionantă, reformulând pe înțeles adevăruri pe care publicul larg întârzie să le asimileze (…) Rod al unei prelungi și pasionate cercetări, cartea e mai mult decât necesară în vremurile de primejdioasă dezorientare pe care le trăim. Deși „romanitatea lumii și, implicit, romanitatea românilor sunt realități verificate de generații întregi de savanți” și ele nu pot fi „schimbate, negate, acceptate, minimalizate sau exagerate după bunul plac al cuiva sau după gustul unor epoci”, căci „originea unui popor nu se perimează, nu se adaptează și nu se schimbă în funcție de vremuri, de guvernanți sau de mode”, latinitatea, constantă a istoriei noastre, e periodic contestată de „ignoranți, răuvoitori sau inamici ai românilor”. Latinitatea ocupă şi astăzi un loc foarte important în lume, romanii au fost „mari cuceritori, dar şi mai buni organizatori, iar mai presus de ambele au fost legislatori”. Vasile Pârvan scria: „Îi slăvim pe daci pentru vitejia lor şi îi binecuvântăm pe romanii cuceritori, căci datorită lor ne-am născut noi, miracolul românesc”. Academicianul Ioan Aurel Pop arată că termenul <em>miracol</em> nu se referă „atât la modul de formare a românilor ca popor, cât la modul de dăinuire aici, «în calea năvălitorilor».</p>
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<p><strong>Apartenența românilor la latinitate &#8211; afirmă istoricul Ioan Aurel Pop </strong> &#8211; calitatea lor de membri ai marii familii a popoarelor romanice incumbă o anumită zestre istorică și indică o formă de evoluție. Aceste realități nu reprezintă un merit al românilor, dar îi așază pe români în rând cu lumea, le stabilește convergențe și explică multe realizări ale lor. Latinitatea românilor nu este un lucru de laudă și nici unul de rușine, ci este o simplă realitate, aceea de a fi înrudiți, lingvistic și cultural, cu italienii, cu spaniolii, cu francezii, cu portughezii etc. (&#8230;) Românii sunt urmașii romanității orientale și singurii reprezentanți actuali ai acesteia, iar mărturia supremă a acestui fapt este chiar limba lor, din care face parte și numele lor, purtător în sine al amintirii Romei. Românii sunt romanii de la Dunăre și de la Carpați, așa cum francezii sunt romanii dintre Alpi, Atlantic și Pirinei, doar că românii au păstrat nu numai limba latină (transformată, firește), ci și numele romanilor“.</p>
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<p><strong>Ioan-Aurel Pop</strong> este un istoric român, profesor universitar și președinte al Academiei Române. Director al Centrului de Studii Transilvane al Academiei Române, a condus şi Institutul Cultural Român din New York (S.U.A.), precum și Institutul Român de Cultură și Cercetare Umanistică din Veneția (Italia). Din martie 2012, este Rectorul Universității Babeș-Bolyai din Cluj-Napoca. Din 2015, este președintele Comitetului Național al Istoricilor din România și reprezentantul României în Comitetul Internațional de Științe Istorice. Membru în diverse academii și organizații științifice naționale și internaționale, visiting professor al unor universităţi din S.U.A., Franţa şi Italia, acad. prof.  Ioan-Aurel Pop este, de asemenea, autor a peste cincizeci (50) de cărți, tratate și manuale, și a peste trei sute (300) de studii și articole, publicate la edituri de prestigiu și în periodice din peste 20 de țări din Europa, America și Asia. Temele predilecte de cercetare fac parte din domeniul istoriei medievale și moderne timpurii: instituții ale Transilvaniei, relații între Țările Române, națiunea medievală, raporturi româno-maghiare, paleografia latină și limba latină ca limbă a izvoarelor.</p>
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<p><strong>REDIVIVA –</strong> este prima editură românească fondată în Italia (2012), un proiect al Centrului Cultural Italo Român (constituit în anul 2008), asociație de voluntariat cultural, rodul inițiativei unui mic grup de intelectuali români și italieni. Este un proiect care își propune să contribuie la cunoașterea istoriei si culturii românești în Peninsulă, prin publicarea de volume în traducere în limba italiană, română sau bilingve (româno-italiene), de literatură, istorie, poezie, didactică, filosofie, eseu, cataloage de artă.  In cei câțiva ani de la fondarea sa, Rediviva numără circa 80 de titluri, în cele opt colecții propuse de grupul editorial. Editura participă la importante târguri de carte din Italia, fiind invitată pentru prezentări in biblioteci, universități, institute italiene sau în cadrul unor manifestări cu profil intercultural, organizate în diferite orașe ale Italiei, dată fiind deschiderea editurii înspre publicarea nu doar a unor autori români, italieni, cât și unor autori străini care trăiesc în Italia (brazilieni, algerieni, s.a.)</p>
<p>Autor: Ioan Aurel Pop<br />
Titlul în italiană: <em>Dai romani ai romeni. Elogio della latinità</em></p>
<p>Traducere: Ida Garzonio; Violeta Popescu</p>
<p>Anul: 2022<br />
Colecția: «Culture e civiltà»<br />
N. pagini: 340<br />
Limba: italiană</p>
<p>Prețul: euro 17,00<br />
Prima ediție în limba română: București, Editura Litera, 2019</p>
<p>Prefață: Bruno Mazzoni</p>
<p>Tehnoredactare și grafică copertă: Gabriel Popescu ISBN: 978-88-97908-50-0</p>
<p>Biroul <strong>Editurii Rediviva, 13 mai 2022</strong></p>
<p><strong>            <a href="https:/">www.culturaromena.it</a></strong></p>
<p><strong>            <a href="http://www.rediviva.it/">www.rediviva.it</a></strong></p>
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