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	<title>Italiano | Cultura Romena</title>
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	<description>Progetto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</description>
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	<title>Italiano | Cultura Romena</title>
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		<title>Serata di gala anniversaria a Bucarest “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua morte</title>
		<link>https://culturaromena.it/gala-anniversaria-bucarest-opera-in-biblioteca-omaggio-a-elena-teodorini-a-100-anni-dalla-sua-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 08:45:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA Gala anniversaria “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua scomparsa e presentazione del volume biografico dedicato alla prima romena alla Scala di Milano.  Bucarest, 16 aprile 2026. La Biblioteca Metropolitana di Bucarest (BMB) celebra otto anni di attività ininterrotta del progetto “Opera in Biblioteca” con un evento di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>COMUNICATO STAMPA</b><b></b></p>
<h2 class="p1"><b>Gala anniversaria “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua scomparsa e presentazione del volume biografico dedicato alla prima romena alla Scala di Milano. </b><b></b></h2>
<h2 class="p3">Bucarest, 16 aprile 2026. La Biblioteca Metropolitana di Bucarest (BMB) celebra otto anni di attività ininterrotta del progetto “Opera in Biblioteca” con un evento di grande valore simbolico. L’edizione di quest’anno è dedicata al centenario della scomparsa della leggendaria <a href="chatgpt://generic-entity?number=0"><span class="s1">Elena Teodorini</span></a>, personalità che ha segnato la storia della lirica mondiale.</h2>
<h2 class="p3">L’evento sarà onorato dalla presenza del pronipote dell’artista, il prof. dott. <a href="chatgpt://generic-entity?number=1"><span class="s1">Florin Popențiu Vlădicescu</span></a>, che evocherà la memoria della sua illustre antenata e condividerà con il pubblico il significato dell’eredità culturale lasciata dalla famiglia Teodorini. Il momento centrale della manifestazione sarà la presentazione del volume <i>“Elena Teodorini, la prima soprano romena alla Scala di Milano”</i>. L’opera rappresenta il risultato di una collaborazione tra prestigiose istituzioni: l’Archivio Ricordi di Milano, l’Opera Romena di Craiova (città natale della diva) e il Centro Culturale Italo-Romeno.</h2>
<h2 class="p3">Il libro costituisce un ponte culturale tra Romania e Italia, documentando il successo straordinario della prima voce romena che conquistò il “tempio” della musica milanese, aprendo la strada alle generazioni d’oro di artisti romeni che le sono succedute. La Gala anniversaria riunirà sul palco un ensemble d’eccellenza composto da soprani, mezzosoprani, tenori e bassi, che interpreteranno celebri arie in omaggio alla “uccello magico” dell’opera romena. L’accompagnamento al pianoforte sarà affidato a Liana Mareș e Cosmin Pătrana.</h2>
<h2 class="p3">«Siamo onorati di celebrare otto anni di musica in biblioteca insieme al prof. dott. Florin Popențiu Vlădicescu. La presenza del pronipote di Elena Teodorini e la presentazione di questo volume, realizzato con il prezioso contributo dell’Archivio Ricordi di Milano, trasformano questa Gala in un momento storico per la cultura nazionale», ha dichiarato il direttore generale della BMB, Ramona Mezei.</h2>
<h2 class="p1"><b>Ospiti d’onore: </b><b></b>Prof. dott. Florin Popențiu Vlădicescu (pronipote di Elena Teodorini), Ramona Mezei (Direttore Generale BMB).</h2>
<h2 class="p1"><b>Partecipano: </b><b></b>Daniela Ciociea, Alin Stoica, Ștefan Lamatic e altri 12 solisti di prestigio.</h2>
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		<title>In uscita presso Edizioni Rediviva di Milano il volume di poesia &#8220;L’ultimo muro&#8221; (Ultimul zid) di Aura Christi</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-edizioni-rediviva-di-milano-il-volume-di-poesia-lultimo-muro-ultimul-zid-di-aura-christi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Publicații]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Edizioni Rediviva di Milano annuncia l’uscita del volume di poesia L’ultimo muro (Ultimul zid) di Aura Christi, pubblicato nella collana “Phoenix”, nella traduzione dal romeno curata da Giada Chetti. Aura Christi è un’autrice già presente nel catalogo di Edizioni Rediviva con due volumi di poesia precedentemente pubblicati: La sfera del freddo. Dall’inferno, con amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><b>Edizioni Rediviva di Milano annuncia l’uscita del volume di poesia L’ultimo muro (Ultimul zid) di Aura Christi, pubblicato nella collana “Phoenix”, nella traduzione dal romeno curata da Giada Chetti. Aura Christi è un’autrice già presente nel catalogo di Edizioni Rediviva con due volumi di poesia precedentemente pubblicati: <i>La sfera del freddo. Dall’inferno, con amore</i> (2015) e <i>Il genio del cuore</i> (Milano, 2019), entrambi con la traduzione a cura di Maria Floarea Pop. </b>La complessità dello stile di Aura Christi si muove tra spirito giocoso e semplicità, passando da un registro ludico latente a un equilibrio di impronta classica. La poetessa utilizza, con maestria, diversi stili letterari dando così vita a una grande opera poetica definita “una poesia di grande forza lirica e di immaginazione debordante” (Adam J. Sorkin, Stati Uniti d’America), “un uso compiuto dei più diversi mezzi stilistici, ben pensati e collocati nel punto giusto” fino a creare “un capolavoro di questo genere di Poesia” (Hans Dama, Germania).</p>
<p>La felicità, il dialogo con Dio, l’amore, la vita e la morte vengono trattati come un insieme perfetto, la riscoperta dell’essere come entità spirituale, questi sono temi centrali, universali che dominano la poesia di Aura Christi, animata dai valori più alti. “Ecco, in forma molto succinta, un esempio ammirevole di un raro coraggio poetico e iniziatico: il reinsediamento di una poetessa che officia, nella lingua di Eminescu, i grandi temi della poesia europea – eternamente moderni, fertili a chiunque possieda ingegno –, e anche il coraggio, direi profetico, di scoprire sé stessi fino in fondo.” (Nicolae Breban)</p>
<p><b>Aura CHRISTI</b> (Romania, Repubblica di Moldavia), insignita del Premio dell’Accademia Romena, e poetessa, romanziera, saggista ed editrice. Ha pubblicato piu di 60 libri tra poesie, romanzi e saggi, in Romania e all’estero. Le sue poesie sono state tradotte in 21 lingue. Ha ricevuto piu di 20 premi in Romania e all’estero. E caporedattrice della rivista <i>Contemporanul. Ideea Europeană </i>(<i>Il Contemporaneo. L’idea europea</i>). L’associazione degli Scrittori Israeliani di Lingua Romena e il Centro Culturale Israelo‑Romeno l’hanno designata “Persona dell’Anno 2017”, ha ricevuto il Premio “Opera Omnia” e la medaglia d’argento “Riconoscenza ebrea” per il volume <i>Psalmi </i>(<i>Salmi</i>) e <i>Planeta Israel </i>(<i>Pianeta Israele</i>). Nel 2020 le e stato conferito il Premio di eccellenza per il contributo internazionale alla poesia assegnatole al Gala dei Premi della Settimana Internazionale di Poesia e d’Arte del fiume Miluo in Cina. L’anno successivo le e stato conferito il Gran Premio per la Poesia “Sfântu Gheorghe” del Festival Internazionale di Poesia “Drumuri de spice” (“Vie delle spezie”) a Uzdin in Voivodina (Serbia).  <i>Opere tradotte in italiano: Sfera frigului • Din infern, cu dragoste/ La sfera del freddo · Dall’inferno con amore</i>, poesie, prosa autobiografica, saggi, traduzione italiana a cura di Maria Floarea Pop, Casa editrice Rediviva, Milano (2015); <i>Elegie nordiche/ Elegii nordice</i>, poesie, edizione bilingue romeno‑italiano, traduzione italiana a cura di Geo Vasile, Casa editrice Aracne, Roma (2017); <i>Orbita del Dio · Orbita zeului</i>, edizione bilingue romeno‑italiana, traduzione italiana a cura di Ștefan Damian e Francesco Corsi, Casa editrice Aracne, Roma (2018); <i>Il genio del cuore/ Geniul inimii</i>, romanzo in versi, traduzione italiana a cura di Maria Floarea Pop, prefazione di Francesco Corsi, Casa editrice Rediviva (2019); <i>Giardini austeri/ Grădini austere</i>, traduzione italiana a cura di Cinzia Demi, postfazione di Alessandro Pertosa, Casa editrice Puntoacapo (2024). https://aurachristi.ro/english-presentation/<i>(Dalla prefazione di Christian W. Schenk)</i></p>
<p>„La poesia di Aura Christi si può analizzare rapportandola ad altri grandi poeti europei e russi. Al di là di Blaga (per la visione metafisica) e di Rilke (per la raffinatezza formale e il pensiero poetico), è presente un’affinità elettiva con Marina Cvetaeva, soprattutto nei sonetti dedicati alla Mamma, alla morte e al silenzio. A livello romeno, si può parlare di una continuazione del filone tragico e solenne della poesia interbellica (Arghezi, Barbu), passato attraverso il filtro del tardo modernismo e ripulito da ogni ostentazione ideologica. Si può comparare, per il tono e la verticalità, a Emily Dickinson, sebbene Aura Christi abbia un lirismo più puro, più interiorizzato, meno polemico. Inoltre, la forma fissa e la severità del tono l’avvicina ai poeti italiani come per esempio Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, soprattutto nella ricerca laconica del dolore e della trascendenza attraverso il linguaggio.</p>
<p><i>L’ultimo muro</i> è, in sostanza, un volume di testimonianza spirituale e di resurrezione poetica. Senza stridori, senza falso pathos, senza concessioni dell’epoca, Aura Christi riesce a creare un’opera di resistenza lirica, degna delle grandi tradizioni poetiche europee. In un panorama letterario dominato dal relativismo e dal minimalismo postmoderno, questo volume si presenta come una liturgia poetica seria, verticale, ben ordinata, posta al margine di un abisso che non ci inghiottirà finché resterà anche una sola parola detta sotto il segno della verità. È, al tempo stesso, un libro sulla morte e sull’amore, sull’identità e sull’esilio, sulla Madre e su Dio, sui Genitori, sul Papà, sui muri e sugli orizzonti: un libro non offre soluzioni, ma offre senso. E, forse, in periodi come il nostro, la poesia non deve salvare nulla; è sufficiente che mantenga una luce accesa!” (Christian W. Schenk)</p>
<p>Titolo: L′ultimo muro<br />
Titolo originale: Ultimul zid<br />
Autore: Aura Christi<br />
Traduzione dal romeno: Giada Chetti<br />
Pagine: 184 p.<br />
Collana: Phoenix<br />
ISBN: 978-88-97908-86-9<br />
Prezzo: € 14,00<br />
Pubblicazione: 25 Marzo 2026</p>
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		<title>O seară de muzică lirică românească la Conservatorul din Como</title>
		<link>https://culturaromena.it/o-seara-de-muzica-lirica-romaneasca-la-conservatorul-din-como/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 20:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[O seară deosebită de muzică lirică a avut loc sâmbătă, 14 martie 2026, la Auditoriumul Conservatorului de Muzică din Como, unde studenții clasei de canto liric, sub îndrumarea sopranei și profesoarei Doina Dinu, au adus în fața publicului pagini din creația unor mari compozitori români ai secolelor al XIX-lea și al XX-lea.Concertul a oferit publicului [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="p1">O seară deosebită de muzică lirică a avut loc sâmbătă, 14 martie 2026, la Auditoriumul Conservatorului de Muzică din Como, unde studenții clasei de canto liric, sub îndrumarea sopranei și profesoarei Doina Dinu, au adus în fața publicului pagini din creația unor mari compozitori români ai secolelor al XIX-lea și al XX-lea.Concertul a oferit publicului o incursiune în universul muzicii românești, prin lucrări vocale și camerale care reflectă bogăția stilistică și culturală a acestei tradiții. Programul a inclus lucrări ale unor compozitori reprezentativi precum <span class="s1">George Enescu (1881–1955)</span>, figura centrală a muzicii românești și una dintre personalitățile majore ale culturii muzicale europene, <span class="s1">George Stephănescu (1843–1925)</span>, considerat unul dintre fondatorii operei românești, <span class="s1">Eduard Caudella (1841–1924)</span>, compozitor și pedagog care a contribuit la dezvoltarea școlii muzicale românești, și <span class="s1">Tudor Flondor (1862–1908)</span>, cunoscut pentru paginile sale vocale inspirate din spiritul tradiției românești.Au fost interpretate, de asemenea, lucrări semnate de <span class="s1">Tiberiu Brediceanu (1877–1968)</span>, compozitor și folclorist preocupat de valorificarea patrimoniului muzical popular, <span class="s1">Aurel Eliade (1870–1941)</span>, autor de lieduri și pagini vocale de mare sensibilitate, precum și de <span class="s1">Gherase Dendrino (1901–1973)</span>, celebru pentru opereta <i>„Lăsați-mă să cânt”. R</i>epertoriul serii a inclus și lucrări ale compozitorilor <span class="s1">Filaret Barbu (1903–1984)</span>, autor de operete foarte apreciate, <span class="s1">Cornel Trăilescu (1926–2019)</span>, reprezentant al generației moderne de compozitori români, precum și ale lui <span class="s1">George Grigoriu (1927–1999)</span>.</h2>
<h2 class="p3"><span class="s2">Protagoniștii serii au fost </span>studenții clasei de canto liric<span class="s2"> acompaniați la pian de </span>Shin Ae Jin<span class="s2">. </span>La finalul concertului, vizibil emoționată, soprana și profesoara de canto <span class="s1">Doina Dinu</span>, stabilită în Italia de peste patru decenii, a mărturisit: „Este pentru prima dată când organizez un concert de muzică lirică dedicat compozițiilor marilor muzicieni români, interpretate de studenții mei de la clasa de canto a Conservatorului. Pentru mine a fost o mare emoție să văd acești tineri artiști descoperind și interpretând muzica unei tradiții atât de bogate.”</h2>
<h2></h2>
<h2 class="p1"><span class="s1">Soprana Doina Dinu</span>, născută la București, a absolvit Conservatorul din orașul natal, unde a studiat <span class="s1">canto și vioară</span>, perfecționându-se ulterior la <span class="s1">Weimar</span>, la <span class="s1">Accademia Chigiana din Siena</span> cu maestrul Giorgio Favaretto și la <span class="s1">Milano</span> cu maestrul Manfredi Argento. Laureată a unor prestigioase concursuri internaționale, între care <span class="s1">„Tito Schipa”</span> (Lecce), <span class="s1">„Francisco Viñas”</span> (Barcelona) și <span class="s1">Luciano Pavarotti International Singing Competition</span> (Philadelphia), a desfășurat o importantă carieră internațională pe scene din Europa, Asia și Statele Unite. A cântat în teatre de prestigiu precum <span class="s1">Opera Națională din Beijing</span>, unde a interpretat <i>La Bohème</i> de Puccini alături de <span class="s1">Luciano Pavarotti</span>, <span class="s1">Teatro La Fenice din Veneția</span>, <span class="s1">Teatro Bellini din Catania</span>, precum și în importante instituții lirice din Marsilia, Lyon, Genova, Bilbao sau Basel. În paralel cu activitatea artistică, Doina Dinu s-a dedicat pedagogiei vocale, fiind <span class="s1">profesoară de canto liric</span> la Institutul „F. Vittadini” din Pavia, la <span class="s1">Conservatorul „Giuseppe Verdi” din Torino</span> și la <span class="s1">Conservatorul din Como</span>, unde în prezent este titulara clasei de canto liric. A susținut numeroase <span class="s1">masterclass-uri internaționale</span>, în special în Italia, România, Elveția și China.</h2>
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			</item>
		<item>
		<title>Elena Teodorini, la prima voce romena alla Scala: un volume a Milano a cento anni dalla morte</title>
		<link>https://culturaromena.it/elena-teodorini-la-prima-voce-romena-alla-scala-un-volume-a-milano-a-cento-anni-dalla-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 16:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del centenario della morte di Elena Teodorini (1926–2026), la casa editrice Rediviva di Milano pubblica il volume: “Elena Teodorini. Una diva tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala” di Ida Garzonio e Violeta Popescu, 280 pagine, un progetto editoriale realizzato dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, che ha beneficiato del sostegno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell&#8217;ambito del centenario della morte di Elena Teodorini (1926–2026), la casa editrice Rediviva di Milano pubblica il volume: “Elena Teodorini. Una diva tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala” di Ida Garzonio e Violeta Popescu, 280 pagine, un progetto editoriale realizzato dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, che ha beneficiato del sostegno e della collaborazione dell’Archivio Storico Ricordi di Milano e dell’Opera Romena di Craiova. </strong>Il libro ricostruisce con rigore storico il percorso artistico della grande cantante romena, nata a Craiova in una famiglia di artisti, Teodor e Maria Teodorini, dalla partenza per il Conservatorio di Milano nel 1871 fino al ritorno definitivo in patria nella primavera del 1924 e alla morte a Bucarest, il 26 febbraio 1926. Il volume propone un’articolata ricostruzione critica e documentaria dell’intero percorso umano, artistico e professionale della cantante, sviluppato attraverso un sistema organico di capito<strong>li e approfondimenti che intrecciano biografia, storia teatrale, ricezione critica e attività pedagogica. Figura centrale della scena lirica internazionale tra XIX e XX secolo, Teodorini si afferma nei maggiori teatri europei e d’oltreoceano, diventando una delle protagoniste più autorevoli del suo tempo. Il volume ne segue l’evoluzione vocale, scenica e profes</strong>sionale, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto nella diffusione della scuola di canto italiana e nella costruzione di una carriera artistica internazionale. Pubblicato nel quadro delle iniziative per il centenario della scomparsa, il lavoro<em>, </em>restituisce il ritratto di un’artista capace di unire eccellenza interpretativa, visione culturale europea e profondo impegno nella formazione delle nuove generazioni, offrendo un contributo di grande valore alla storia del teatro musicale tra Ottocento e Novecento.</p>
<p>Come sottolinea <strong>Maria Pia Ferraris</strong> in apertura del volume, un contributo fondamentale alla ricostruzione dell’attività artistica di Elena Teodorini proviene <strong>dall’Archivio Storico Ricordi.</strong> Attraverso il suo saggio, la consulente scientifica dell’Archivio mette in luce il valore delle fonti conservate – lettere, fotografie, recensioni, documenti editoriali e materiali iconografici – che consentono di seguire la formazione milanese della cantante, i primi successi, l’affermazione sui palcoscenici italiani ed esteri e i rapporti con l’editore Giulio Ricordi, testimoniando la stima artistica e umana che legava Elena Teodorini al più importante centro editoriale musicale dell’epoca. Il volume approfondisce inoltre il legame profondo tra l’artista e la sua città natale grazie al contributo di <strong>Antoniu Zamfir</strong><strong>, manager dell’Opera Romena di Craiova</strong>, dedicato al Festival Internazionale “Elena Teodorini”. Nato nel 1992, il festival è presentato come un vero ponte culturale verso l’Europa e il mondo, volto a valorizzare la scuola di canto romena, a sostenere i giovani interpreti e a restituire a Craiova un ruolo attivo nella vita musicale internazionale, nel solco dell’eredità artistica e culturale lasciata dalla grande cantante.</p>
<p>Nel saggio introduttivo, la <strong>professoressa e musicologa </strong><strong>Vittoria Angela Licari</strong><strong> sottolinea la straordinaria modernità della visione pedagogica di </strong><strong>Elena Teodorini</strong>. Licari evidenzia come l’approccio didattico della cantante fosse ampio e innovativo, molto al di sopra degli standard diffusi in Italia per gran parte del Novecento. Dopo il progressivo ritiro dalle scene, l’artista si dedicò con intensità all’insegnamento, fondando scuole di canto a Milano e poi in Europa e in America Latina e sviluppando un metodo basato sulla cura dell’emissione vocale, sulla preparazione completa dell’interprete e sulla consapevolezza espressiva e psicologica del personaggio.</p>
<p>Elena Teodorini fu il primo soprano romeno a salire sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, nel marzo 1880, nel ruolo di Margherita nel <em>Faust</em> di Charles Gounod, all’età di soli ventidue anni. <strong>Da questo prestigioso debutto prese avvio la sua brillante carriera internazionale di soprano. Fu inoltre la prima cantante romena a esibirsi al Covent Garden di Londra nel 1888</strong>. La sua carriera lirica si sviluppò nell’arco di circa vent’anni, dal 1877 fino ai primi anni del Novecento, quando si ritirò progressivamente dalle scene. Da allora ebbe inizio una seconda, fondamentale stagione della sua vita artistica come grande insegnante, attiva in Europa e in America del Sud, e come fondatrice di scuole di canto a Milano, Bucarest, Parigi, Buenos Aires e Rio de Janeiro.</p>
<p><strong>Il volume ricostruisce la vita e l’opera del soprano, dalla nascita a Craiova agli studi musicali a Milano</strong><strong>, f</strong>ino alla carriera internazionale. I primi passi sulla scena lirica, con il debutto al Teatro di Cuneo e le successive apparizioni alla Scala, segnano l’inizio di un’ascesa artistica che la porta a interpretare ruoli principali e numerose prime mondiali. Elena Teodorini fu una delle ultime grandi cantanti del XIX secolo dotata di una voce ampia, flessibile e drammatica, capace di coprire con naturalezza il registro basso del contralto fino a quello più alto del soprano. Il suo repertorio comprendeva oltre quaranta titoli tra opere e operette, spaziando dai ruoli di contralto e mezzosoprano a quelli di soprano lirico e drammatico. Questa versatilità le permetteva di interpretare figure tra loro molto diverse, dall’Armando en travesti nella <em>Maria di Rohan</em> di Donizetti a Valentina negli<em> Ugonotti</em> di Meyerbeer, passando per Rachele ne <em>La Juive</em>, Eboli in <em>Don Carlos</em>, Leonora nella<em> Favorita</em>, Santuzza in <em>Cavalleria rusticana</em>, Maria nella <em>La Figlia del reggimento</em> e Rosina nel<em> Barbiere di Siviglia</em>.</p>
<p><strong>Nella sua carriera si distinse come protagonista in numerose prime mondiali, confermandosi una delle artiste più celebri del suo tempo:</strong><strong>1882 – <em>Bianca da Cervia</em>, Teatro alla Scala di Milano; 1882 – <em>Il violino di Cremona</em>, Teatro alla Scala di Milano: 1887 – <em>I Doria</em>, Teatro Nacional de São Carlos, Lisbon; 1890 – <em>Mala Pasqua!</em></strong><strong>, Teatro Costanzi di Roma, opere oggi pressoché dimenticate, ma che ai suoi tempi riscossero notevole successo</strong>.</p>
<p>Il volume segue in modo puntuale i trionfi scenici, la progressiva affermazione nei grandi centri lirici e la partecipazione a numerose prime mondiali, offrendo una cronologia ragionata della sua attività e una lettura critica dell’evoluzione vocale e interpretativa. Ampio spazio è inoltre dedicato all’immagine pubblica dell’artista e alla sua fortuna critica internazionale, ricostruita attraverso la stampa italiana, europea e sudamericana, le riviste illustrate, le litografie e le testimonianze giornalistiche che documentano il prestigio raggiunto da Teodorini nei principali circuiti musicali dell’epoca. <strong>La consacrazione internazionale trova uno dei suoi momenti più significativi nel successo londinese al Royal Opera House nel 1886, analizzato attraverso le principali cronache britanniche, e nel grande gala celebrativo a New York, che confermò definitivamente la statura mondiale</strong> dell’artista. Particolare attenzione è dedicata alla sua attività di insegnante e fondatrice di scuole di canto in Europa – a Milano, Bucarest e Parigi – e in America Latina, a Buenos Aires e Rio de Janeiro, con un approccio didattico innovativo, basato sulla cura dell’emissione vocale, sulla preparazione completa dell’interprete e sulla consapevolezza espressiva e psicologica del personaggio. Ampio spazio è dedicato all&#8217;immagine pubblica dell&#8217;artista e alla sua fortuna critica internazionale. Il volume valorizza numerosi articoli d&#8217;epoca in cui Elena Teodorini fu elogiata dalla stampa di <strong>Italia, Romania, Brasile, Argentina, Austria, Portogallo</strong>, oltre che dalle grandi testate di <strong>Londra, Madrid e Barcellona</strong>. Questi testi di rara bellezza, insieme a litografie e riviste illustrate, documentano l&#8217;immenso prestigio raggiunto dalla Teodorini nei principali circuiti musicali del mondo, offrendo al lettore il ritratto vivido di una diva che ha dominato la scena lirica mondiale.</p>
<p>Il percorso si apre infine alla riscoperta contemporanea della figura di Elena Teodorini, testimoniata anche dalla sua presenza nelle più autorevoli pubblicazioni di riferimento, tra cui la Guide de l’Opera e si concentra sul rapporto profondo con la Romania, sul ruolo svolto nella nascita della tradizione lirica nazionale e sul suo contributo alla costruzione dell’Opera Romena di Bucarest, nonché sul legame con le istituzioni culturali e con la Casa Reale. Nel suo insieme, il volume restituisce il profilo completo di una grande diva europea tra Ottocento e Novecento, capace di unire una straordinaria carriera internazionale a una visione moderna della formazione dell’interprete e a un duraturo impegno per la crescita culturale delle nuove generazioni.</p>
<p><strong>Pubblicato nella collana Memorie e composto da 290 pagine, integra fonti testuali e iconografiche,</strong> offrendo una ricca documentazione visiva: fotografie della cantante in costume di scena, alcune con dedica a Giulio Ricordi, immagini in costume popolare della regione Oltenia, ritagli di giornali d’epoca, libretti d’opera e copertine di riviste storiche come <em>Il Teatro Illustrato</em>, <em>La Gazzetta Musicale</em> e <em>Occidente</em>, molte delle quali con la foto di Elena Teodorini a testimonianza del prestigio internazionale della cantante. Il libro, frutto di un progetto di ricerca lungo e condiviso, ripercorre la formazione, il debutto e la carriera internazionale di Teodorini attraverso fonti d’archivio, cronache giornalistiche e documenti internazionali, restituendo il profilo umano, artistico e pedagogico della cantante. Le autrici, Ida Garzonio e Violeta Popescu, sottolineano come il progetto rappresenti una tappa significativa nella riscoperta e valorizzazione delle grandi personalità romene che hanno contribuito alla storia della lirica italiana e internazionale. Il lavoro segue idealmente il progetto precedente dedicato a Hariclea Darclée, prima Tosca di Puccini, consolidando un filo culturale che collega Romania, Italia e il mondo.</p>
<p><strong>Rediviva edizioni</strong></p>
<p><strong>Milano</strong></p>
<p><a href="http://www.rediviva.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.rediviva.it&amp;source=gmail&amp;ust=1773334262653000&amp;usg=AOvVaw1Eimg7HBklfNg8d52WPeU3"><strong>www.rediviva.it</strong></a></p>
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		<title>Le mie amiche romene, il dor, l&#8217;autunno della vita di Armando Santarelli</title>
		<link>https://culturaromena.it/le-mie-amiche-romene-il-dor-lautunno-della-vita-di-armando-santarelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 15:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; È uno stato d’animo piuttosto amaro, quello che mi pervade da qualche tempo. È fatto di ricordi, di nostalgia, di consapevolezza del tempo andato, di qualcosa che si è perduto. Quando va così, ad affiorare è un sottile dolore; altre volte, un dolore misto a uno strano, pacato piacere. Nella lingua italiana non abbiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>È uno stato d’animo piuttosto amaro, quello che mi pervade da qualche tempo. È fatto di ricordi, di nostalgia, di consapevolezza del tempo andato, di qualcosa che si è perduto.</p>
<p>Quando va così, ad affiorare è un sottile dolore; altre volte, un dolore misto a uno strano, pacato piacere. Nella lingua italiana non abbiamo un sostantivo adeguato per esprimere questo sentimento; l’ho trovato, invece, nel romeno, ed è uno dei vocaboli più straordinari delle lingue del mondo: è il termine <em>dor</em>.</p>
<p><em>Dor</em>, una parola quanto mai ricca di sovrapposizioni semantiche. <em>Dor</em>, il sentimento che nasce dal fondo metafisico dell’animo romeno e che è riflesso nell’<em>ethos</em>, nelle tradizioni, nel folclore, nella poesia, nel tesoro dei canti popolari della Romania. <em>Dor</em>: forse un’espressione un po’ “consumata” dall’edonismo, dalla virtualità e dalla superficialità del mondo odierno? No, perché il <em>dor</em> ha a che fare con l’essenza della vita; è il <em>dor</em> a impedirci di rompere i ponti col nostro vissuto e condurci agli stati d’animo che, a differenza della felicità, ci hanno messo alla prova, temprato, reso più umani.</p>
<p>È tramite il <em>dor</em> che le cose materiali e spirituali del passato tornano a noi rivestite di un “supplemento d’anima” (per dirla alla Cioran). Ma la voce <em>dor</em> ha molti altri significati: è il sentimento di un perenne spaesamento, è esondazione del proprio dolore verso il mondo, è attaccamento verso qualcosa di perduto, è nostalgia o afflizione per l’assenza di una persona, per la lontananza dal proprio villaggio, dalla propria gente, dalla patria.</p>
<p>Penso, onestamente, che non avrei mai indagato la conoscenza di questa e altre perle della cultura romena, se non avessi tanto a cuore la Romania. In tale processo, hanno rivestito una parte rilevante le mie prime amiche romene, che qui intendo ringraziare e omaggiare.</p>
<p>In esse ho trovato sempre qualcosa di fraterno: sono felicemente romene e felicemente legate all’Italia. Ovviamente diverse fra di loro, è un comprensibile <em>dor de ţară</em> ad accomunarle: amano la propria terra di un sano patriottismo, e sono orgogliose di poterne diffondere i valori, la cultura, la spiritualità, la bellezza. Sono tutte donne del fare: abitano il presente, e invece di perdersi nel mare delle contraddizioni nostrane si sono concentrate sulle conquiste e le qualità che condividiamo, operazione che gli italiani non avrebbero saputo fare meglio.</p>
<p>Valentina è stata la prima a parlarmi di un fenomeno di cui ignoravo la portata: «Eravamo geto-daci, un ceppo dei Traci. I romani conquistano le nostre terre, poi, dopo 165 anni, si ritirano. Arrivano goti, unni, avari, slavi, magiari, sassoni, mongoli, turchi, ma noi parliamo ancora latino!». Valentina non ha mai amato pubblicità e onori; a contare, per lei, è l’etica e la professionalità del lavoro. Venticinque anni di insegnamento nell’Università Statale di Milano, dieci anni di impegno quotidiano per il massimo dizionario nelle nostre lingue, e due eccezionali grammatiche per lo studio del romeno. Sin dal nostro primo contatto, non abbiamo mai smesso di scambiare conversazioni intessute delle più varie riflessioni, curiosità, notizie, aneddoti sul mondo culturale della Romania.</p>
<p>Luiza mi immerse in un istante nel mondo del villaggio romeno, inviandomi il brano di un’intervista al critico letterario Dan C. Mihăilescu: «Tutto quello che non possiede la marca dello spirituale, della normalità e della fede, non vincerà. Per quel che riguarda noi, i romeni, questo vale ancora di più, perché non dimentichiamolo, la prima domanda che il contadino romeno ti faceva quando ti incontrava sulle stradine del paese, per identificarti, era: “Al cui eşti tu?” Non possiamo spezzare definitivamente le nostre radici cristiane e romene. Sono convinto che sarà sempre così. Il paese romeno non morirà, non importa quanto siamo tentati a pensarlo oggi, considerando quanto sia assalito dalla volgarizzazione. C’è una santa caparbietà nelle persone che non lasciano morire il paese».</p>
<p>Di Violeta vorrei ricordare, anzitutto, il gesto che ha segnato l’inizio della nostra amicizia. Quando le scrissi per dirle che volevo acquistare <em>I principi della Corte-Antica</em>, lo straordinario capolavoro di Mateiu Ion Caragiale, mi fornì tutti i dettagli, poi, nel pacco inviatomi, inserì gratuitamente altri due volumi, <em>Andiamo in Romania</em> (splendida introduzione al patrimonio culturale, storico e paesaggistico romeno) e <em>Tra oblio e memoria</em> (intensa testimonianza della condizione carceraria, ad opera di Micaela Ghiţescu). Violeta è una persona riservata, sobria, misurata, caratteristiche che non le hanno impedito di realizzare le più concrete ed encomiabili iniziative a favore della conoscenza della cultura romena.</p>
<p>Ad Afrodita mi rivolsi per la prima volta inviandole il commento al <em>Jurnalul fericirii</em> di Steinhardt. Dopo aver risposto che era contenta di pubblicarlo, mi invitò subito a continuare la collaborazione con <em>Orizzonti culturali italo-romeni</em>, la rivista bilingue che ha fondato e tuttora dirige, e che è assurta a un assoluto rilievo nel panorama letterario dei nostri Paesi.</p>
<p>Adina ha tradotto gratuitamente, e in modo eccellente, il mio romanzo dedicato a una badante; inoltre, mi ha avvicinato al cinema romeno e all’artista che ha affermato «essere romeno è una meraviglia del mondo». È Dan Puric, l’attore e mimo che fa della resistenza la massima virtù del popolo romeno, che parla della fierezza derivante dalla comune base etnica, linguistica e religiosa, che ha commemorato più volte i martiri ed eroi imprigionati, torturati e uccisi nelle carceri comuniste.</p>
<p>Quanto a Tatiana, la sua cifra umana si riassume in una parola e in un comportamento assai raro: generosità. La donna più munifica che io abbia conosciuto è moldova, aggettivo di nazionalità che per lei equivale a “romena”. La difficile, ma non impossibile riunificazione, o meglio l’unificazione europea, avviene tutti i giorni a casa sua, dove se arriva un ospite inatteso nessuno si scompone, perché la generosità della padrona di casa ha contagiato tutta la famiglia. Tatiana organizza incontri culturali, e si fa in quattro pur di non mancare una riunione letteraria o sociale, alle quali partecipa recando sorrisi, conoscenza e il pane caldo che prepara mentre studia o accudisce alla sua allegra tribù.</p>
<p>Gabriella mi ha aperto le porte dell’Accademia di Romania e dato molti utili consigli nello studio della cultura romena.</p>
<p>Elena &#8211; capace di coniugare l’umiltà con l’importante e delicata responsabilità di Presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia &#8211; mi ha aiutato più volte, e mi ha “lanciato” sulle pagine della <em>Gazeta Românească</em>.</p>
<p>Doina; quando le chiesi notizie sulla cucina moldava, in modo che potessi parlarne con cognizione di causa nel romanzo che stavo scrivendo, rispose così: «Armando, non sai quale emozione mi procuri quando mi chiedi di aiutarti in questo modo, “obbligando” me stessa a cercare significati che la vita nasconde proprio in virtù della loro scontata evidenza. Mi hai detto che nel tuo romanzo parlerai di uno dei più tipici dolci romeni, la plăcintă, che ha conservato non solo l’etimo, ma anche l’antica ricetta della “placenta” del tempo dei romani. Ma la tua eroina è nata in Moldavia, dove le plăcinte vengono chiamate “poale-n brâu”. Le “poale” si riferiscono alla parte sporgente del vestito lungo (o del grembiule tradizionale, chiamato <em>catrintza</em>) che le donne moldave vestivano. Quando dovevano cucinare, per essere più agili nei movimenti sollevavano le maniche dei vestiti e anche gli angoli, i lembi delle <em>catrintze</em> (quindi le “poale”) e le piegavano all’altezza della cintola (appunto, nel “brâu”). Quindi, è dal gesto che facevano le nostre brave massaie che deriva il nome “poale-n brâu”».</p>
<p>Le mie brave amiche romene, quelle che ho nominato e molte altre; sono state loro a permettermi di familiarizzare con la Romania prima ancora che ne facessi esperienza diretta.</p>
<p>A tutte queste persone esprimo la mia sincera riconoscenza, perché hanno contribuito a rendere più bella e ricca la mia esistenza. Penso spesso a quanto di buono abbiamo fatto e continuiamo a fare insieme, e provo esattamente <em>quello stato d’animo, </em>un piacere misto al dolore per il tempo andato, un sentimento che mi fa sentire ancor più solidale con la terra romena, la sua storia, il suo popolo, e che mi conforta nel malinconico autunno della mia vita.</p>
<p><strong>Foto. Vasile Nicoara</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gala Lirica a Craiova dedicata al Centenario della morte del soprano Elena Teodorini (1926–2026)</title>
		<link>https://culturaromena.it/gala-lirica-a-craiova-dedicata-al-centenario-della-morte-del-soprano-elena-teodorini-1926-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 17:35:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[ Nel centenario della morte del grande soprano Elena Teodorini, l&#8217;Opera Română Craiova organizza, il 27 febbraio 2026 presso il Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221;, l&#8217;evento celebrativo PRIMA LA SCALA. In un’epoca in cui i grandi palcoscenici mondiali sembravano irraggiungibili per gli artisti provenienti da lontano, la voce di Elena Teodorini ha cambiato la storia: prima grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-path-to-node="4"><strong> Nel centenario della morte del grande soprano Elena Teodorini, l&#8217;Opera Română Craiova organizza, il 27 febbraio 2026 presso il Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221;, l&#8217;evento celebrativo PRIMA LA SCALA. In un’epoca in cui i grandi palcoscenici mondiali sembravano irraggiungibili per gli artisti provenienti da lontano, la voce di Elena Teodorini ha cambiato la storia: prima grande interprete romena a calcare il celebre palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, ha iscritto in modo indelebile il nome del suo Paese nel patrimonio della lirica europea. L&#8217;evento si terrà esattamente nel giorno in care ricorrono i 100 anni dalla scomparsa della leggendaria artista e rappresenta un solenne atto di memoria. </strong><b>Sotto la direzione musicale del maestro Bruno Nicoli, la serata riunirà pagine celebri del repertorio lirico internazionale, in un percorso artistico che evoca il cammino dalle origini craiovene fino alla consacrazione sui grandi palcoscenici mondiali. </b><strong>Cast e Direzione Artistica: Renata Vari, Mariana Bulicanu, Licia Toscano; Voice-over: Anca Țecu; Orchestra e Coro dell&#8217;Opera Română Craiova; Regia artistica: Arabela Tănase; Scenografia: Răsvan Drăgănescu</strong></h2>
<h2 data-path-to-node="4"><strong>L’evento, organizzato da Opera Română Craiova, si inserisce nel programma della Stagione 2025/2026 ed è realizzato con la prestigiosa collaborazione di: Archivio Storico Ricordi (Milano), Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, Fondazione &#8220;Elena Teodorini&#8221;, G.R.C., Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221; di Craiova. Con il sostegno del Comune di Craiova e del Consiglio Comunale. Il programma della serata proporrà un percorso simbolico — dalle origini all’affermazione, fino alla consacrazione e al trionfo — riunendo le arie celebri e i momenti orchestrali tratti dai grandi titoli del repertorio in cui la Teodorini ha brillato sulle scene mondiali. </strong><b></b><b>PRIMA LA SCALA non è solo un evento celebrativo, ma una testimonianza vivente dell’identità culturale di Craiova e della grandezza di una voce leggendaria.</b></h2>
<h2>https://www.operacraiova.ro/ro/stagiune/prima-la-scala~s471/</h2>
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		<item>
		<title>125 anni dalla prima di Tosca di Puccini: omaggio a Hariclea Darclée al Teatro Regio di Torino</title>
		<link>https://culturaromena.it/125-anni-dalla-prima-di-tosca-di-puccini-omaggio-a-hariclea-darclee-al-teatro-regio-di-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 15:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[125 anni dalla prima di Tosca di Puccini: omaggio a Hariclea Darclée al Teatro Regio di Torino Importanti reperti legati alla prima Tosca, in mostra al Teatro Regio di Torino  Il Consolato Generale della Romania a Torino  ha celebrato la Festa Nazionale della Romania in un luogo di straordinaria rilevanza culturale: il Teatro Regio di Torino, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong><em>125 anni dalla prima di Tosca di Puccini: omaggio a Hariclea Darclée al Teatro Regio di Torino </em></strong></h1>
<h1><strong><em>Importanti reperti legati alla prima Tosca, in mostra al Teatro Regio di Torino</em></strong></h1>
<h1></h1>
<h2><strong> </strong>Il Consolato Generale della Romania a Torino  ha celebrato la Festa Nazionale della Romania in un luogo di straordinaria rilevanza culturale: il Teatro Regio di Torino, storico luogo della lirica piemontese. <strong>La serata ha incluso un momento particolarmente significativo dedicato alla storia della lirica italiana, ricordando la prima rappresentazione dell’opera <em>Tosca</em> di Giacomo Puccini, al Teatro Regio, avvenuta il 20 febbraio 1900. </strong>Non a caso la celebrazione si è svolta in questo tempio della musica: solo poche settimane dopo la prima mondiale al Teatro dell’Opera di Roma, il 14 gennaio 1900, l’opera di Giacomo Puccini venne rappresentata anche al Teatro Regio di Torino, il 20 febbraio 1900, suscitando<em> grande attesa ed entusiasmo,</em> come testimoniano i giornali dell’epoca. Il Teatro Regio di Torino fu per Hariclea Darclée, nata a Brăila nel 1860,  un luogo di grandi successi e affetto sincero: ogni volta che vi tornava, il pubblico la accolse con entusiasmo, elogiando la sua voce straordinaria, la presenza scenica e la raffinata sensibilità musicale.</h2>
<h2>Durante la serata ufficiale, la pianista Siniziana Mircea ha eseguito con raffinata sensibilità <em>Vissi d’arte, vissi d’amore</em>, omaggio a Puccini e alla sua indimenticabile prima interprete.</h2>
<h2 class="p1"><b>La dott.ssa Violeta Popescu ha presentato al pubblico una preziosa selezione di immagini e fotografie d’epoca legate alla figura del grande soprano Hariclea Darclée, ripercorrendone la straordinaria carriera internazionale. Ha inoltre ricordato che la città di Milano rende omaggio all’artista con una targa commemorativa in via Cernia 2, l’abitazione in cui Darclée visse per vent’anni</b>.</h2>
<h2>Nel prestigioso luogo della lirica piemontese, ha ricordato come la Romania abbia offerto alla storia dell’opera italiana e internazionale un contributo indelebile: la voce straordinaria di Hariclea Darclée, scelta da Giacomo Puccini per interpretare per la prima volta il ruolo di Floria Tosca nella sua opera <em>Tosca</em>.  <strong>Il Teatro Regio di Torino fu per Hariclea Darclée un luogo di grandi successi e affetto sincero: ogni volta che vi tornava, il pubblico la accolse con entusiasmo, elogiando la sua voce straordinaria, la presenza scenica</strong>e la raffinata sensibilità musicale.</h2>
<h2></h2>
<h2>Un segno tangibile del legame artistico di quel <strong>periodo è oggi conservato al Teatro Regio: un portafoglio in pelle con monogramma in brillanti e rubini, donato da Darclée al celebre tenore torinese Francesco Tamagno</strong>, uno dei più importanti interpreti verdiani di fine Ottocento. All’interno, un autografo datato 13 luglio 1896 testimonia la stima reciproca tra due giganti della lirica internazionale. Nel fondo storico <strong>del Teatro si conservano</strong> <strong>le eleganti cartoline realizzate da Ricordi di Milano</strong> in occasione dalla prima rappresentazione dell’opera, testimonianze artistiche rare e di grande valore documentario. <strong>A queste si aggiunge una splendida cartolina autografata da Hariclea Darclée e dedicata a Giacomo Puccini</strong>, <strong><em>Al Maestro Illustre e geniale G. Puccini,</em></strong><em> <strong>ammiratrice profonda ed affezionata,</strong> <strong>H. Darclée</strong></em><strong>, </strong>ulteriore prova del rapporto professionale che legava la celebre soprano al compositore italiano.</h2>
<h2><strong>In occasione del 125° anniversario della prima di <em>Tosca</em>, il Consolato Generale di Romania a Torino ed il Centro Culturale di Milano  ringraziano sentitamente il Teatro Regio di Torino, nella persona del Sovrintendente Mathieu Jouvin ed in particolare l&#8217;Archivio Storico per la proficua collaborazione, che ha permesso di visionare dei cimeli così preziosi.</strong></h2>
<h2></h2>
<h2>Altre informazioni: <strong>Nel 125° anniversario della prima mondiale di <em>Tosca</em>, Teatro Regio di Torino condivide un ricordo prezioso: quello della sua prima interprete, il soprano romeno Hariclea Darclée (1860-1939) , definita da Puccini stesso «la mia prima e splendida Tosca» in una celebre cartolina autografa</strong>. <strong>La rappresentazione torinese del 20 febbraio 1900, fu accolta con grande entusiasmo dalla città: la <em>Gazzetta del Popolo</em> scriveva nel febbraio di quell’anno:</strong><strong> “<em>Eleganza del pubblico elettrizzato, palpitante, impaziente, caloroso</em>…</strong>» «La loro arte squisita e il valore eccezionale…»  La prima al Teatro Regio di Torino, che ha goduto della partecipazione degli stessi interpreti principali e la direzione del maestro Alessandro Pomè, ricevette un’accoglienza calorosa, come riportato nel libro di Ida Garzonio, dedicato a Hariclea Darclée.  Secondo alcuni critici dell&#8217;epoca, nonostante la presenza di una claque che disturbava parte del pubblico,  il successo dell’opera fu comunque unanime e caloroso. Come riportato negli Atti del Convegno di Lucca del 2008, il recensore anonimo della <strong><em>Gazzetta del Popolo</em> sottolinea che il trionfo di <em>Tosca</em> a Torino, </strong>era dovuto alla sua impostazione drammaturgica coerente: un dramma forte, vigoroso e potente, in cui la musica di Puccini si armonizzava perfettamente con la trama, creando un’opera di intensa teatralità italiana</h2>
<h2>Milano</h2>
<h2>28 novembre 2025</h2>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia. 150 anni dalla sua nascita</title>
		<link>https://culturaromena.it/leredita-letteraria-di-regina-maria-di-romania-in-italia-150-anni-dalla-sua-nascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 16:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia. Il 29 ottobre, si celebra l’anniversario della nascita della Regina Maria di Romania — [Maria di Sassonia Coburgo Gotha, Duchessa di Edimburgo, nata il 29 ottobre 1875, a Eastwell Park] una delle figure più amate e luminose della storia romena.In questa giornata, ricordata non solo in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia.</p>
<p>Il 29 ottobre, si celebra l’anniversario della nascita della Regina Maria di Romania — [Maria di Sassonia Coburgo Gotha, Duchessa di Edimburgo, nata il 29 ottobre 1875, a Eastwell Park] una delle figure più amate e luminose della storia romena.In questa giornata, ricordata non solo in Romania ma anche in Inghilterra e in altri Paesi, vogliamo ricordare anche l’amore speciale che la Regina Maria nutrì per l’Italia, terra che visitò in due occasioni: nel 1919–1920 e poi nel 1924. A testimonianza di questo legame profondo, ricordiamo tre importanti pubblicazioni italiane della Regina Maria di Romania, stampati a Roma nel 1921, e Milano, 1923, 1936-1938. Subito dopo la Grande Guerra Mondiale, in occasione del suo viaggio in Italia, si nota un crescente interesse da parte delle case editrici italiane nel pubblicare i testi della Regina Maria, riconoscendo in lei una voce autentica. Tale interesse non fu casuale: attraverso la sua scrittura e la sua presenza pubblica, la Regina Maria svolse un ruolo di diplomazia culturale, facendo conoscere in Europa – e non solo in Italia – la storia di un Paese rinato dall’eroismo e dai sacrifici del suo popolo.</p>
<p>MARIA REGINA DI ROMANIA. &#8220;LA MIA TERRA”, pubblicato a Roma nel 1921 da “Romania. Rassegna Italo-Romena”.<br />
MARIA REGINA DI ROMANIA. &#8220;DAL MIO CUORE AL LORO CUORE”, edito a Milano nel 1923 da Edizioni Modernissima, con traduzione autorizzata dalla stessa Regina, a cura di Pinetta Gerla Antohi e Dr. Jean Antohi. L’edizione, arricchita da eleganti disegni originali, è una vera opera d’arte tipografica.<br />
MARIA DI ROMANIA. &#8220;IL MIO DIARIO DI GUERRA &#8211; LA STORIA DELLA MIA VITA&#8221; due volumi, pubblicati da Mondadori, a Milano tra il 1936 e il 1938 nella traduzione di Mario Borsa.</p>
<p>Il diario della Regina Maria, dal titolo originale <em>The story of my life</em>, fu pubblicato contemporaneamente a Londra e New York negli anni 1934-1936. In italiano venne stampato negli anni 1936-1938 in due volumi: “<em>Maria di Romania. La Storia della mia vita” e “Maria di Romania. Il mio diario di guerra</em>” presso la casa editrice Mondadori, nella traduzione di Mario Borsa, giornalista e scrittore italiano che per qualche tempo visse a Londra, poi, per due decenni, fu corrispondente da Milano per il quotidiano <em>The Times</em>. La nuova ripubblicazione nel 2022, presso Rediviva  di Miano, a cura di Silvia Storti Shelyta, [revisione e adattamento del testo], riunisce il diario in un unico volume di 900 pagine, diviso in cinque parti: <em>Infanzia; La giovinezza; Inizio del matrimonio; 1906-1914; Gli anni della guerra.</em></p>
<p>Subito dopo la Grande Guerra Mondiale, in occasione del suo viaggio in Italia, si nota un crescente interesse da parte delle case editrici italiane nel pubblicare i testi della Regina Maria, riconoscendo in lei una voce autentica. Tale interesse non fu casuale: attraverso la sua scrittura e la sua presenza pubblica, la Regina Maria svolse un ruolo di diplomazia culturale, facendo conoscere in Europa – e non solo in Italia – la storia di un Paese rinato dall’eroismo e dai sacrifici del suo popolo.</p>
<p>I viaggi compiuti in Italia sono stati per la Regina Maria sono stati un vero rifugio dopo gli anni di grande sofferenza della Grande Guerra.L’Italia le appariva come una terra «pittoresca, poetica e malinconica», capace di destare sogni ed emozioni profonde. Per la Regina Maria di Romania, l’Italia non era soltanto un paese da visitare, ma un’esperienza estetica e sentimentale: «pittoresca, poetica e malinconica», una terra che parlava all’anima, risvegliando la sua sensibilità artistica e il suo spirito poetico.Durante il suo primo viaggio in Italia, la Regina Maria scriveva nel suo diario: &#8220;L’Italia mi incanta sempre in modo diverso rispetto agli altri luoghi, nulla può eguagliare il suo fascino e il suo pittoresco&#8221;.</p>
<p>In modo del tutto eccezionale, perfino i funerali della Regina Maria furono filmati da uno studio italiano.Il documentario realizzato dallo Studio Luce Cinecittà di Roma fu trasmesso successivamente, il 3 agosto 1938, all’interno del giornale di attualità italiana Giornale Luce B1351. In un giorno d’estate, il 18 luglio 1938, si spegneva la Regina Maria di Romania.<br />
Il suo &#8220;ultimo viaggio&#8221; fu ripreso proprio dallo Studio Luce Cinecittà di Roma – una testimonianza rara e preziosa, tanto più significativa oggi, nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dalla nascita della grande regina. È l’unica registrazione conosciuta che restituisce la solennità e l’emozione di quel momento storico, in cui un’intera nazione dava l’ultimo saluto a una delle figure più amate e rispettate della famiglia reale.</p>
<p>Violeta Popescu</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: &#8220;Fede, vita, diplomazia. Con la Romania nel cuore&#8221;.  Mons. Miguel Maury Buendía in dialogo con Diana Turconi</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-fede-vita-diplomazia-con-la-romania-nel-cuore-mons-miguel-maury-buendia-in-dialogo-con-diana-turconi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 12:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[In uscita presso Rediviva: &#8220;Fede, vita, diplomazia. Con la Romania nel cuore&#8221;. Mons. Miguel Maury Buendía in dialogo con Diana Turconi Rediviva Edizioni è lieta di annunciare la pubblicazione del libro Fede, Vita, Diplomazia. Con la Romania nel cuore di Monsignor Miguel Maury Buendía, 280 pagine con prefazione del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Il volume, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>In uscita presso Rediviva: &#8220;Fede, vita, diplomazia. Con la Romania nel cuore&#8221;. Mons. Miguel Maury Buendía in dialogo con Diana Turconi</h1>
<p>Rediviva Edizioni è lieta di annunciare la pubblicazione del libro <em>Fede, Vita, Diplomazia. Con la Romania nel cuore</em> di Monsignor Miguel Maury Buendía, 280 pagine con prefazione del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Il volume, frutto di un’ampia intervista concessa alla <span class="s1"><b>scrittrice e diplomatica Diana Turconi</b></span>, offre al lettore una prospettiva inedita sulla rinomata diplomazia della Santa Sede. Basato sulla rigorosa formazione dei rappresentanti pontifici e sulle relazioni con gli Stati del mondo intrattenute in nome della pace e dei valori che la sostengono, il libro rappresenta anche una preziosa testimonianza su eventi di grande rilievo che la storia non ha ancora completamente chiarito – scrive la Turconi a proposito dell’opera. Il libro ripercorre la lunga carriera internazionale di Monsignor Buendía, dalle missioni in diversi Paesi fino al servizio in Romania, dove è stato Nunzio Apostolico dal 2015 al 2023, svolgendo un ruolo chiave nella preparazione della visita di Papa Francesco nel 2028. Il volume è arricchito da fotografie che documentano i momenti più significativi della vita del Nunzio Apostolico.</p>
<p><em>Fede, Vita, Diplomazia</em> racconta le tre dimensioni fondamentali del percorso biografico di Mons. Buendía: la fede, il servizio e la diplomazia. Attraverso queste pagine emerge un uomo di Chiesa e di dialogo, capace di unire l’esperienza spirituale con il servizio al prossimo e la promozione del dialogo tra culture e comunità diverse.<br />
Così come afferma Monsignor Buendía:“La fede non va data per scontata: è un dono che non tutti ricevono, che può perdersi se trascurato, o ritrovato se lasciamo parlare il cuore con la mente e la viviamo insieme ad altri credenti. Ha una dimensione oggettiva, che riceviamo dalla Chiesa, e una dimensione più esistenziale, che consiste nel riconoscere la presenza e l’azione di Dio nella nostra vita. È vivere una relazione di fiducia amorosa, consapevoli del divario tra Creatore e creatura. Questa fede, praticata giorno per giorno, dona luce, pace e sicurezza, trasformando la vita in un’avventura spirituale appassionante.”</p>
<p>“Chi vorrà percorrere fino al termine la conversazione – scrive nella sua Lettera il Cardinale Pietro Parolin a Monsignor Miguel Maury Buendía – potrà verificare in modo diacronico quanto, in sintesi, si può dire della missione del Nunzio Apostolico. Essa è finalizzata, innanzitutto, al consolidamento della comunione tra le Chiese particolari e la Chiesa Universale, rendendo visibile ed effettiva la sollecitudine del Successore di Pietro per le Chiese locali (…).È una missione, quella del Rappresentante Pontificio, oggi più che mai decisiva – come Ella testimonia – perché porta alle Chiese e agli Stati ai quali è mandato gli insegnamenti del Papa, in special modo quelli sulla dignità di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, e sui diritti dei più poveri, quelli sulla pace, la fraternità fra i popoli ed il rispetto della libertà religiosa, e quelli a favore di un’economia ispirata a criteri di equità ed inclusività, tale da consentire il progresso spirituale e materiale di ciascuno. Ad arricchire tale servizio concorre anche l’attività volta a favorire l’intesa e la concordia fra le Nazioni, che un Nunzio Apostolico, non avendo interessi propri di natura ideologica, politica o economica da difendere, né velleità di dominio, favorisce, promuovendo il dialogo anche tra i più lontani o tra coloro che si trovano divisi da profonde inimicizie. Tale servizio reso alla Chiesa e al mondo risulta tanto più efficace e luminoso quanto più – come Ella ricorda – è costantemente alimentato dalla preghiera e dalla meditazione della Parola di Dio e quanto più si incarna in uno stile di vita che lasci trasparire la luce del Vangelo, anzitutto attraverso quelle qualità umane e spirituali che rendono la figura del Rappresentante Pontificio una chiara ed eloquente testimonianza in grado di suscitare la salutare domanda sul Signore Gesù ed attrarre alla vita buona del Vangelo” (Dal Vaticano, 21 giugno 2023).</p>
<p>Monsignor Miguel Maury Buendía (nato nel 1955 a Madrid) è stato ordinato sacerdote nel 1980. Ha conseguito lauree in Geografia e Storia a Madrid e in Teologia Dogmatica a Salamanca, oltre a un dottorato in Diritto Canonico presso l’Angelicum di Roma. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1987, ha prestato servizio in Ruanda, Uganda, Marocco, Nicaragua, Egitto, Slovenia, Macedonia e Irlanda, oltre a collaborare con la Segreteria di Stato per i Balcani. Nel 2008 è stato nominato arcivescovo titolare di Italica e Nunzio Apostolico in Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 2015 Papa Francesco lo ha nominato Nunzio Apostolico in Romania e nella Repubblica di Moldova; dal 2023 è Nunzio Apostolico in Gran Bretagna.<br />
Diana Turconi, diplomatica, giornalista e scrittrice, è autrice di opere teatrali, prosa e interviste storico-letterarie, tra cui Io sono il bersaglio, un libro di dialoghi con lo scrittore e accademico Geo Bogza.</p>
<p><strong>Titolo: Fede. Vita. Diplomazia. Con la Romania nel cuore</strong><br />
Monsignor Miguel Maury Buendía in dialogo con Diana Turconi<br />
Collana SPIRITUALITÀ<br />
2025 by Rediviva Edizioni, Milano, www.rediviva.it<br />
280 pagine<br />
In copertina: Il Monastero Curtea de Argeș<br />
ISBN: 978-88-97908-81-4<br />
Euro 19,00</p>
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		<title>In un’aria più tersa: un commento a &#8220;Su dolci corde di silenzio&#8221;, di Armando Santarelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 07:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[In un’aria più tersa: un commento a Su dolci corde di silenzio Quando, nei primi giorni di luglio del 2024, mi ha telefonato Valentina Negriţescu, alla quale mi lega una lunga e profonda amicizia, non immaginavo certamente ciò che mi avrebbe proposto. Aveva tradotto in lingua italiana tre o quattro poesie che le erano particolarmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un’aria più tersa: un commento a <em>Su dolci corde di silenzio</em></p>
<p>Quando, nei primi giorni di luglio del 2024, mi ha telefonato Valentina Negriţescu, alla quale mi lega una lunga e profonda amicizia, non immaginavo certamente ciò che mi avrebbe proposto.</p>
<p>Aveva tradotto in lingua italiana tre o quattro poesie che le erano particolarmente care. Ecco, Valentina mi chiedeva umilmente che cosa pensassi della sua traduzione, perché – precisava – il ritmo che una poesia assume in un altro idioma può essere valutato meglio da una persona di madrelingua. Naturalmente, elogiai l’idea di tornare a gustare le poesie della memoria, e mi limitai ad apportare alla sua traduzione la fluidità, e se possibile la musicalità, che la stessa Valentina mi richiedeva. Tutto sembrò concludersi lì.</p>
<p>Valentina, però, aveva preso gusto alla cosa, e dopo qualche giorno mi chiese se fossi disposto a continuare la collaborazione. Devo dire la verità: all’inizio non ero sicuro di accettare, un po’ per pigrizia, un po’ perché temevo di non essere all’altezza del compito che si prospettava. Poi, due fattori lavorarono rapidamente per farmi cambiare idea. Il primo è il mio amore per la Romania. Il secondo si impose con la medesima forza: fu l’intervento, quasi contemporaneo, di mia moglie e di Violeta Popescu, che pronunciarono, incredibilmente, le stesse parole: “Armando, non puoi dire di no a Valentina”.</p>
<p>Così, lei continuò ad inviarmi poesie, e pian piano anch’io mi appassionai, com’era inevitabile che accadesse. Perché? Per più motivi: innanzitutto perché Valentina aveva ribadito che avrebbe scelto e tradotto, in primis, le belle poesie imparate in gioventù e nella prima maturità. Mi parve subito una scelta meritoria, un’operazione che si prospettava piena di nostalgia, di ricordi struggenti, di una cultura autentica, quella che ha contribuito a plasmarci per come siamo.</p>
<p>Il secondo motivo appartiene alla poesia in sé, alla poesia come genere letterario. Non si può resistere alla bellezza del verso poetico, alle sue armonie, alla capacità di suscitare emozioni, pensieri, reminiscenze, amori. Come confermato dalla scienza, la poesia e la musica sono due fra i più potenti attivatori di emozioni e di sentimenti che abbiamo a disposizione. Per Iosif Brodskij, il poeta russo premio Nobel per la letteratura nel 1987, la poesia è <em>un imperativo biologico</em>, una necessità esistenziale. È un concetto che prima di lui aveva espresso proprio un poeta romeno, Benjamin Fondane, tragicamente scomparso ad Auschwitz nel 1944, per il quale “la poesia è un bisogno e non un piacere, un’azione e non una distensione”.</p>
<p>In terzo luogo, la stessa Valentina illustrò un altro aspetto della sua felice decisione. Come scrive Harieta Topoliceanu nella <em>Prefazione</em>, il florilegio poetico scelto dall’autrice è motivato anche “dalla volontà di offrire al lettore italiano l’opportunità di conoscere alcuni dei poeti più rappresentativi della letteratura romena e di accostarsi ad alcune delle loro liriche”.</p>
<p>Ma le note positive insite nella scelta effettuata da Valentina non erano finite. Infatti, la sua idea aveva trovato in precedenza, e senza che lei lo sapesse, una voce molto autorevole. In un delizioso volume edito dalla Casa Editrice <em>il Mulino</em> nel novembre 1984 e intitolato <em>Rimembri ancora</em>, il romanziere e critico letterario Paolo Di Paolo aveva sottolineato alcune indiscutibili verità circa le poesie della memoria. Con l’intento di chiarire al lettore il motivo per cui amare da grandi le liriche studiate a scuola, Di Paolo scrive: “È raro tornare da adulti alle poesie incontrate da studenti. Eppure, sarebbe bello scoprire come risuonano in noi. E accorgersi che la vita le ha rese più leggibili, più emozionanti, più preziose”.</p>
<p>Come non essere d’accordo? Personalmente, mi commuovo ogni volta a rileggere, o ripetere a memoria, poesie come <em>Alla sera</em> di Ugo Foscolo, <em>Il sabato del villaggio</em> e <em>A Silvia</em> di Leopardi, <em>L’assiuolo</em>, <em>Il gelsomino notturno</em> e <em>L’aquilone</em> di Pascoli, <em>Pianto antico</em> e <em>Nevicata</em> di Carducci, <em>La sera fiesolana</em>, <em>I pastori</em> e <em>La pioggia nel pineto</em> di D’Annunzio, <em>La madre</em> di Ungaretti, <em>Maestrale</em> di Montale, <em>Nessuno</em> di Quasimodo, <em>La capra</em> di Saba, <em>Autunno</em> di Cardarelli.</p>
<p>Non è soltanto una questione di cari ricordi, di liriche che sono rimaste in noi per la loro musicalità, di versi che ogni tanto ripetiamo per il piacevole ritmo che li contraddistingue. Infatti – scrive sempre Di Paolo &#8211; può succedere che “una poesia che sembrava suonare a vuoto si carichi di senso, si completi in noi, diventi finalmente e interamente leggibile. I giorni anche amari che abbiamo alle spalle la completano, rendono visibile il disegno, come in quei giochi enigmistici che richiedono di unire i puntini”.</p>
<p>Il processo di cui parla Di Paolo è certamente quello che ha condotto Valentina Negriţescu a scegliere le settantacinque poesie che fanno parte del florilegio <em>Su dolci corde di silenzio</em>. Non è un caso che vi troviamo poesie semplici e accattivanti, poesie più complesse e profonde, e composizioni il cui senso va oltre la bellezza formale; né è un caso che tutti i poeti presenti nel volume rivestano una grande importanza nel panorama letterario romeno, e non solo in quello. In questo senso, non si rivelano soltanto utili, ma illuminanti, i profili biografici tracciati con lodevole accuratezza da Mariana Adameşteanu e Carla Caccia.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, la lettura e la rifinitura delle liriche scelte da Valentina non ha fatto che ribadire il valore, la peculiarità, la varietà della poesia romena. Una piacevole sorpresa è venuta dall’approfondimento della poesia di Topîrceanu, letterato mai tradotto in italiano. La conferma più gradita porta il nome di Lucian Blaga: un nucleo di sentimenti, esperienze, pensieri, a volte indistinti e misteriosi, altre volte toccati dal fascio di luce che illumina e chiarisce il senso del tutto: le lacrime concesse al primo uomo dal Dio misericordioso, le eternità che sbocciano dalla dolce nostalgia del canto di una donna, la luce interiore che accresce l’enigma della vita, mentre il poeta evita di <em>schiacciare la corolla delle meraviglie del mondo</em>.</p>
<p>Parlando in termini più generali, spira dalla raccolta una certa malinconia, un’amara condizione di spirito, la disillusione del poeta sull’impossibilità di essere felici, perché, come leggiamo in <em>Palinodia</em> di Duiliu Zamfirescu, <em>la nostra sorte è di essere / la chimera del desiderio di essere</em>. È anche il pensiero di Minulescu in <em>Romanza negativa</em>: siamo <em>passeggeri sul treno / che sono saliti senza biglietti</em>. Ed è ancora la riflessione di Nina Cassian, quando, in <em>Volevo restare a settembre</em>, scrive: <em>Ma a me sono destinate, / a quanto pare, partenze più tragiche. / Mi è dato strapparmi ai paesaggi / col cuore impreparato, / come mi è dato lasciare l’amore / quando ho ancora da amare…</em></p>
<p>Ugualmente dolente è <em>Notte di maggio</em> di George Topîrceanu, poesia che dona un ritratto tenerissimo dell’umile calzolaio che cade in un sonno dove si materializza il sogno fiabesco di lui che diventa <em>bello come un tenente</em>, inizia a ballare con una splendida signorina e immagina di baciarla. E allora gli pare di potersi ribellare al suo umile destino, conciona la folla come un vero oratore, consumando il suo trionfo e la sua vendetta. Ma ahimè, il giorno di quel trionfo è ancora lontano, e intanto il povero ciabattino si è addormentato…</p>
<p>Non solo malinconia, però, nel florilegio scelto da Valentina Negriţescu. <em>Estate</em> di George Coşbuc è una lirica vibrante di immagini, di colori, di suoni. Ma anche in altre poesie sentiamo risuonare voci naturali e meravigliose. Nella <em>Ballata dell’usignolo</em>, Ion Pillat riporta <em>il canto selvaggio di passione e nostalgia</em> dell’uccello più amato dai poeti. E nella simpatica, divertente <em>L’accelerato</em>, poesia di Topîrceanu, è un pulcino di cinciallegra a risolvere l’enigma del rimbombo, del fumo e dello strano fischio che altri uccelli <em>arruffati, allarmati e inorriditi</em> non riescono a decifrare: <em>Cosa dovrebbe essere? Non è niente / è passato l’accelerato…</em>”. Siamo dinanzi alla magia semplice ed efficacissima della poesia; i versi di Topîrceanu mi hanno ricordato la lirica di Ugo Betti in cui una folata di vento libera una nuvoletta rimasta impigliata sulla cima di un campanile.</p>
<p>La scelta delle liriche dei poeti più moderni è ugualmente efficace. Nelle loro poesie cogliamo il mistero dell’esistenza, la precarietà della vita, il disinganno espresso spesso con ironia, a volte con inevitabile tristezza, ma sempre senza rancore. Per esempio, in <em>Nodo 13</em> di Nichita Stănescu: <em>Non saprò mai / quando ho vissuto, / perché ho vissuto lo dimenticherò / come l’occhio spezzato dimentica la luce</em>. O come leggiamo in Ana Blandiana, nelle cui poesie (e nel nostro caso in <em>Ogni tanto</em>), gli amori, gli oggetti cari, i paesaggi conosciuti schiudono spazi immaginari che, tradotti in versi, diventano emozioni capaci di consolare, di mitigare le afflizioni della vita:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ogni tanto dentro di me si fa silenzio</em></p>
<p><em>come se la storia si fosse fermata.</em></p>
<p><em>È come un’immensa luce</em></p>
<p><em>su una pianura infinita, un misto di gioia e di spavento,</em></p>
<p><em>come se mi trovassi innanzi a Dio.</em></p>
<p><em>So che dura solo per un secondo, ma sento</em></p>
<p><em>che potrebbe sempre essere così,</em></p>
<p><em>se avessi abbastanza forza</em></p>
<p><em>di partire convinta di tornare,</em></p>
<p><em>come partono gli uccelli</em></p>
<p><em>in ogni autunno</em></p>
<p><em>verso la vita di dopo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Settantacinque poesie, una raccolta senza soverchie ambizioni, ma sufficiente per riavvicinarci alla nostalgia per il verso poetico, all’eufonia e al senso del genere letterario che da tempi immemorabili ci fa innamorare, ci trasforma, modifica la nostra sostanza, ci trasporta, come scrive Nichita Stănescu, <em>in un’aria più tersa</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Armando Santarelli</p>
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