<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Italiano | Cultura Romena</title>
	<atom:link href="https://culturaromena.it/category/italiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://culturaromena.it</link>
	<description>Progetto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Jun 2026 16:08:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2020/05/cropped-LogoCulturaRomena-32x32.jpg</url>
	<title>Italiano | Cultura Romena</title>
	<link>https://culturaromena.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</title>
		<link>https://culturaromena.it/elena-teodorini-a-milano-1885-lorgoglio-del-costume-tradizionale-romeno-in-una-fotografia-darchivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 16:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=6028</guid>

					<description><![CDATA[Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio (&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230; Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</p>
<p>(&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230;</p>
<p>Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino ad oggi, è stata generosamente donata dalle sue collezioni dalla prestigiosa Archivio Storico Ricordi di Milano e pubblicata sulla copertina del volume: Elena Teodorini. Una diva europea tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala di Milano, editrice Rediviva, 2026, dedicato alla grande artista nell&#8217;anno del Centenario della sua scomparsa (1926–2026).<br />
Riportarla alla luce costituisce un vero motivo di orgoglio nazionale e offre una nuova prospettiva sull&#8217;affascinante personalità del grande soprano Elena Teodorini, nata a Craiova nel 1857, figura leggendaria del mondo lirico internazionale. Prima cantante romena a calcare a soli 22 anni il palcoscenico del Teatro alla Scala, la Teodorini ha lasciato un&#8217;eredità lirica straordinaria, con una carriera eccezionale divisa tra la gloria del palcoscenico lirico e la passione per la pedagogia, essendo stata il soprano che ha fondato ben cinque scuole di canto: a Milano, Parigi, Bucarest, Buenos Aires e Rio de Janeiro.<br />
Datata intorno al 1885, la fotografia in formato &#8220;Cabinet Card&#8221; ritrae Elena Teodorini nel pieno apogeo della sua carriera lirica sui palcoscenici italiani e internazionali. Aveva debuttato a soli 22 anni alla Scala ed era già stata protagonista in tre opere in prima mondiale: nel 1881 in “Cordelia” di Stefano Gobatti, al Teatro Comunale di Bologna; nel 1882 in “Bianca di Cervia” (alla Scala) di A. Smareglia; e sempre nel 1882 nell&#8217;opera “Il violino di Cremona” di Giulio Litta (alla Scala). Elena Teodorini era una presenza costante nella stampa dell&#8217;epoca, elogiata con articoli su Il Teatro Illustrato e la Gazzetta Musicale. Queste cronache laudative, particolarmente rilevanti per la ricezione dell&#8217;artista, insieme a litografie e riproduzioni di copertine di riviste illustrate dell&#8217;epoca che recano la sua immagine, documentano l&#8217;immenso prestigio ottenuto dalla Teodorini nei principali circuiti musicali del mondo, offrendo al lettore il ritratto vivido di una diva che ha dominato la scena lirica internazionale.<br />
L&#8217;artista non indossa il costume di un personaggio d&#8217;opera, bensì un superbo e autentico costume tradizionale della regione dell&#8217;Oltenia, la sua terra natale. La fotografia a figura intera è stata realizzata presso il celebre studio &#8220;Pilotti &#038; Poysel&#8221;, situato nel centro di Milano, l&#8217;atelier dove erano soliti farsi ritrarre i grandi artisti dell&#8217;epoca. Questa immagine estremamente personale fu dedicata a Giulio Ricordi, una delle personalità più importanti e influenti del mondo musicale del tempo, direttore della celebre casa editrice Ricordi e mentore di geni del calibro di Giacomo Puccini. Il fatto che Elena Teodorini abbia scelto di inviare al grande editore una fotografia che la ritrae in abiti tradizionali rumeni conferma ancora una volta il profondo legame che il soprano manteneva con le proprie origini, nonché il rispetto reciproco e la stretta collaborazione con la direzione della più grande casa editrice musicale d&#8217;Italia.<br />
A quel tempo, i grandi soprani erano soliti posare nei più rinomati studi fotografici dell&#8217;epoca, offrendo in seguito questi ritratti autografati ad ammiratori e personalità influenti, come parte del culto della personalità e della promozione della propria immagine pubblica. Elena Teodorini si trovava già a Milano dal 1871 quando, all&#8217;età di 14 anni, arrivò per studiare al Conservatorio di Milano, dove nel 1876 ottenne il grande premio di canto.<br />
Nata a Craiova, proveniva da una dinastia di artisti visionari della Romania, essendo figlia degli attori Teodor e Maria Teodorini, coloro che posero le basi del teatro di Craiova. Attraverso il proprio prestigio e con i propri mezzi, ha sostenuto giovani cantanti, ha promosso corsi di canto e ha organizzato numerosi concerti di beneficenza, contribuendo in modo concreto allo sviluppo della vita musicale nazionale.<br />
La Teodorini ha introdotto nel suo repertorio brani in lingua romena, aprendo la strada a una progressiva valorizzazione della produzione lirica nazionale. Tra i brani eseguiti nell&#8217;ambito dei concerti in Romania figurava anche la celebre „Mândruliță de la munte” di George Ștephănescu. Sebbene indiretto rispetto alla fondazione dell&#8217;istituzione statale, il suo apporto fu cruciale: preparò il terreno culturale e sociale affinché Bucarest potesse ospitare un&#8217;Opera stabile e riconosciuta, l&#8217;Opera Rumena, che sarebbe nata formalmente nel 1921.<br />
Profondamente legata alle sue radici, nel periodo delle stagioni tra il 1886 e il 1888, il grande soprano utilizzò le ingenti somme guadagnate sui principali palcoscenici lirici del mondo per restaurare il Teatro di Craiova, l&#8217;edificio costruito dai suoi genitori. All&#8217;inaugurazione del teatro di Craiova, nel 1886, Elena Teodorini offrì una meravigliosa dichiarazione d&#8217;amore per la sua città natale. Visibilmente commossa e „soffocata dalle lacrime”, come riportava il giornale Voința Națională del 18 marzo 1886, la Teodorini rispose dal balcone alla folla che la acclamava con entusiasmo, pronunciando queste parole: „Nella mia carriera ho avuto grandi soddisfazioni, ma nessuna mi ha resa così orgogliosa come questa dimostrazione d&#8217;amore&#8230; sarò per sempre fiera di essere rumena e di essere nata a Craiova.”<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con il pubblico romeno era una realtà vissuta e testimoniata pubblicamente in ogni occasione. Una prova in tal senso è rappresentata dalla lettera piena di gratitudine che il grande soprano inviò alla stampa di Bucarest, colpita dalla calorosa accoglienza ricevuta in patria. Il giornale „Românul” registrava nel giugno 1886 questo momento di profonda carica emotiva, pubblicando le righe inviate da Elena Teodorini: «Signor Direttore, La prego di voler gentilmente inserire nel Suo giornale le seguenti righe: Tra le numerose manifestazioni di simpatia che mi sono state riservate nel corso della mia carriera artistica, nessuna mi ha profondamente commossa quanto l&#8217;accoglienza affettuosa che mi hanno tributato ieri i miei compatrioti. Profondamente riconoscente, li ringrazio di cuore. La prego di gradire l&#8217;assicurazione della mia più alta stima, Elena Teodorini».<br />
Apprezzata da Giulio Ricordi e dai più grandi compositori dell&#8217;epoca, e considerata una vera diva la cui attività si rifletteva costantemente sulle pagine di riviste come la „Gazzetta Musicale di Milano” o Il Teatro Illustrato, la Teodorini usò la sua influenza internazionale per portare a Bucarest innumerevoli voci di primo piano della lirica italiana e mondiale.Ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione dell&#8217;Opera Rumena e nella formazione della prima generazione di artisti lirici romeni.<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con l&#8217;abito e la cultura popolare ha continuato a portare frutti lungo tutto l&#8217;arco della sua vita. Una prova eloquente e decisamente emozionante si ebbe durante la tournée in Romania del 1924, quando il grande soprano ritornò in patria insieme alla sua brillante allieva brasiliana, Bidú Sayão, che avrebbe interpretato la celebre „Doina Oltului”.</p>
<p>Violeta Popescu </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée.  “Prima Tosca” în memoria orașului Milano</title>
		<link>https://culturaromena.it/166-de-ani-de-la-nasterea-sopranei-hariclea-darclee-prima-tosca-in-memoria-orasului-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 16:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=6019</guid>

					<description><![CDATA[166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée “Prima Tosca” în memoria orașului Milano Lumea operei internaționale celebrează 166 de ani de la nașterea uneia dintre cele mai strălucitoare legende ale liricii mondiale: soprana Hariclea Darclée (1860-1939), născută la Brăila la data de 10 iunie. Darclée a fost artista care a marcat tranziția crucială [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>166 de ani de la nașterea sopranei Hariclea Darclée<br />
“Prima Tosca” în memoria orașului Milano</p>
<p>Lumea operei internaționale celebrează 166 de ani de la nașterea uneia dintre cele mai strălucitoare legende ale liricii mondiale: soprana Hariclea Darclée (1860-1939), născută la Brăila la data de 10 iunie.  Darclée a fost artista care a marcat tranziția crucială de la tehnica vocală de belcanto tradițional către moderna școală veristă, punând bazele unei doctrine vocale care a influențat definitiv arta secolului al XX-lea. Ductilitatea și muzicalitatea sa extraordinare i-au permis să abordeze un repertoriu uriaș, ce cuprindea 58 de roluri din operele a 31 de compozitori (12 clasici și 19 tineri contemporani). De la Mozart, Rossini și Donizetti, până la veriștii epocii sale, Darclée a dat viață multor personaje în premieră absolută, devenind muza unora dintre cei mai mari compozitori ai lumii. Printre marile capitale ale muzicii care i-au marcat destinul, orașul Milano ocupă un loc de onoare. Legătura dintre marea soprană și metropola italiană a început pe 26 decembrie 1890, când Hariclea Darclée a debutat la Teatro alla Scala în opera „Le Cid” de Jules Massenet, interpretând magistral rolul Chimène. Din acest moment, orașul a devenit reședința ei pentru următoarele patru decenii, o perioadă locuind în Via Cernaia 2, Milano (1890-1910), loc unde avea să-l crească și pe fiul ei, Ion Hartulari, devenit mai târziu compozitor.<br />
Astăzi, orașul Milano îi păstrează vie memoria prin două repere culturale fundamentale:<br />
Placa memorială amplasată în Via Cernaia nr. 2 (locul unde artista a locuit), un proiect de realizat de Primăria orașului Milano și  Centrul Cultural Italo-Român în cadrul inițiativei oficiale &#8220;Milano è Memoria&#8221;, prin care marea soprană a fost inclusă oficial în Panteonul personalităților ilustre ale orșului, ale Italiei.<br />
Volumul inedit de documente, intitulat „Hariclea Darclée. La Diva della Lirica che incantò artisti e pubblico” („Diva liricii care a încântat artiștii și publicul”), semnat de Ida Garzonio și apărut la editura Rediviva din Milano, o lucrare de referință care scoate la lumină mărturii prețioase despre viața sa din Italia.<br />
Este un fapt deja cunoscut pentru toată lumea, că marea noastră soprană Hariclea Darclee (1860-1939), de la a cărei naștere se împlinesc 166 de ani,  a fost prima interpretă a rolului Floria Tosca din istoria operei de Giacomo Puccini. Premiera a avut loc pe 14 ianuarie 1900 la Teatro Costanzi din Roma, unde Hariclea Darclée a urcat pe scenă alături de tenorul Emilio De Marchi și baritonul Eugenio Giraldoni. La acel moment, Hariclea Darclee, era deja o artistă consacrată în lumea liricii internaționale, și raportul ei artistic cu Giacomo Puccini, înregistrează debutul chiar în Opera Manon Lescaut, la reprezentația dată la Opera Teatro alla SCALA din Milano în februarie 1893 (în prima reprezentație de la Teatro Regio din Torino, protagonista rolului principal fusese soprana Cesira Ferrani). Premiera de la Teatro Costanzi a fost marcată de tensiuni extreme. Așa cum subliniază Ida Garzonio în volumul publicat la editura Rediviva, atmosfera din epocă era puternic zdruncinată de revoltele sociale (precum cele din Milano, din 1898) și de scandaluri politice. Chiar la începutul spectacolului, zvonul existenței unei bombe în teatru a creat panică în foaier, determinându-l pe dirijorul Leopoldo Mugnone să suspende temporar reprezentația și să coboare cortina. Din fericire, alarma s-a dovedit falsă, ordinea a fost restabilită, iar spectacolul a continuat în fața unei săli arhipline, din care nu lipseau Regina Margareta și elita aristocratică și politică a Romei. Triumful a fost colosal. Revista muzicală L’Opera i-a dedicat prima pagină cu titlul: „Cele mai mari glorii ale artei italiene: Hariclea DARCLEE”, descriind emoția de nedescris din sală, printr-o evocare extraordinară a interpretării sopranei noastre, cea care a făcut publicul să se ridice în picioare la premiera din 14 ianuarie 1900, în mijlocul unor aplauze interminabile, deoarece „Vissi d’arte” înfăptuise un miracol, după cum scrie autorul.„Teatrul Costanzi strălucea de lumini și bijuterii, întreaga elită romană fiind reunită pentru un botez al artei, un botez care a contribuit la renașterea faimei unuia dintre cei mai mari și iubiți muzicieni ai noștri: Giacomo Puccini. Tosca era prezentată pentru prima dată publicului în versiunea lirică a lui Puccini, iar așteptările erau extrem de mari (&#8230;).<br />
Va rămâne în memoria fiecăruia dintre noi care am asistat la acea minunată interpretare și am auzit-o pe Hariclea Darclée suspinând și plângând în aria „Vissi d’arte” – cu o voce până atunci neegalată, cu un suspin care ne-a smuls lacrimile. Nu vom putea niciodată, dar niciodată, uita acel strigăt care ne-a izbucnit din piept, acel ropot al momentului, aplauzele frenetice și infinite. Este adevărat, Curtea [Familia Regală] era prezentă, însă entuziasmul ne-a făcut să uităm de eticheta regală. „Vissi d’arte” înfăptuise un miracol.Hariclea Darclée posedă, fără îndoială, cea mai frumoasă voce de soprană care s-a auzit vreodată. Printre toate sopranele active astăzi în teatrul liric internațional, vocea ei nu are egal: ca caracter, culoare, acea sonoritate catifelată care mângâie și vibrează până în fibrele cele mai profunde ale sufletului; uniformitatea registrelor și întinderea sa vocală sunt incomparabile. Niciodată nu se mai auzise o voce atât de puternică, expresivă și emoționantă, înzestrată cu un asemenea farmec și o asemenea dulceață ca cea a Haricleei Darclée. Iar acea mezza-voce a ei, atât de bogată și de frumoasă ca sunet, reușește să cucerească orice vastitate teatrală, orice maiestate orchestrală; fascinația ei cucerește, emoționează și înnobilează, fără comparație cu artiști contemporani sau din trecut. Datorită acestor calități de neegalat, Hariclea Darclée a știut să exceleze în întregul repertoriu operistic italian și internațional (&#8230;)”.</p>
<p>În martie 1900, producția a ajuns la Milano, pe scena de la La Scala, sub bagheta magistrală a lui Arturo Toscanini.Criticul muzical Alfredo Colombani, într-un amplu articol pe prima pagină a ziarului Corriere della Sera, a aclamat genialitatea sopranei în a masca dificultățile colosale ale partiturii:„Puccini a făcut minuni&#8230; A reușit să dea viață muzicală figurii protagonistei&#8230; Câte dificultăți prezintă acest rol! Doar Doamna Darclée ni le-ar putea povesti – doar ea reușește să le mascheze, să le depășească cu naturalețe! [&#8230;] Ei i se datorează cel mai emoționant moment al serii, când a trebuit să repete aria Vissi d’arte, vissi d’amore&#8230;, aclamată cu entuziasm de toți pentru minunata finețe&#8230;” Ecourile succesului au răsunat ani la rând în toată Italia.  La Gazzetta di Venezia», din 27 dicembre 1905 aduce în atenție succesul pe care opera Tosca îl are la Teatrul La Fenice, cu aceleași elogii la adresa primei interprete a rolului Floria Tosca, creatoare a acestui rol, aplaudată îndelung  de publicul prezent. (….) Doamna Darclée a fost creatoarea rolului Tosca lui Puccini. La Roma, la Milano, pretutindeni, și chiar aseară, în fața acelui public magnific care a umplut La Fenice de sus până jos, grațioasa artistă a disimulat dificultățile enorme ale teribilului rol al protagonistei – dificultăți scenice singulare pentru frământătoarea teroare a Floriei Tosca în actul uciderii lui Scarpia, pentru compasiunea și respectul pe care le exprimă față de cel mort, pentru sfâșierea inimii în momentul în care iubita realizează infama înșelăciune a lui Scarpia (…) (…) Doamna Darclée și-a etalat plenitudinea vocală cu măiestria celei care nu poate măsura și, de fapt, nu măsoară; a cântat aria Vissi d’arte e di amore în mijlocul aplauzelor insistente, la fel cum a accentuat energic duetul frământat cu Cavaradossi din actul III. (…) Apreciată în mod deosebit de Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Alfredo Catalani sau Giacomo Puccini, Hariclea Darclée a împărțit scena cu titani ai operei precum Enrico Caruso, Titta Ruffo sau Francesco Tamagno. A cântat până în anul 1918, fiind până în ultima clipă deplină stăpână pe mijloacele sale vocale uimitoare.</p>
<p>La 166 de ani de la nașterea sa, prezența sa în memoria colectivă a orașului Milano — vizibilă prin placa de pe Via Cernaia 2 și documentată în paginile editurii Rediviva — reprezintă un act permanent de dreptate culturală. Este o reverență continuă în fața unei artiste excepționale a cărei voce, „catifelată și vibrantă până în fibrele cele mai profunde ale sufletului”, a schimbat cursul istoriei operei.</p>
<p>Violeta Popescu<br />
Milano </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America di Nicoleta Presură Călina, 2026</title>
		<link>https://culturaromena.it/una-biografia-in-prima-assoluta-aurelia-kitzu-chitu-arimondi-1866-1941-tra-romania-italia-e-america-di-nicoleta-calina-presura-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 12:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=6005</guid>

					<description><![CDATA[Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America Recensione del volume: &#8220;Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941). Dai grandi palcoscenici del mondo, alla cattedra di canto del Chicago Musical College&#8221;, di Nicoleta Presură Călina (Editura Vasiliana, Iași, 2026)           Attraverso la straordinaria figura di Aurelia Kitzu, legata all’Italia per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una biografia in prima assoluta. Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941) Tra Romania, Italia e America<br />
Recensione del volume: &#8220;Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941). Dai grandi palcoscenici del mondo, alla cattedra di canto del Chicago Musical College&#8221;, di Nicoleta Presură Călina (Editura Vasiliana, Iași, 2026) </p>
<p>         Attraverso la straordinaria figura di Aurelia Kitzu, legata all’Italia per quasi trent&#8217;anni, facciamo ancora una volta memoria condivisa tra Romania e Italia. Questo grazie a un&#8217;opera che vede per la prima volta una biografia così ricca e approfondita, firmata dalla professoressa Nicoleta Presură Călina. Ci sono infatti pagine della storia culturale e artistica che, nonostante la loro sfolgorante bellezza passata, rischiano di svanire nelle pieghe del tempo. È il paradosso della memoria locale e internazionale: personalità che hanno calcato i più grandi palcoscenici del mondo finiscono, a volte, per essere quasi assenti dalla coscienza delle loro città o Paese d&#8217;origine. A colmare questo grande vuoto giunge oggi il rigoroso volume dell&#8217;autrice Nicoelta Presură, un&#8217;operazione di alto valore risarcitorio nei confronti della memoria dell&#8217;artista.  Il volume è il frutto di un importante progetto scientifico: l&#8217;opera è stata infatti elaborata durante un soggiorno di ricerca svolto presso l&#8217;Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, attraverso il programmana nazionale di borse di studio «Nicolae Iorga». Una sinergia istituzionale che ha permesso di ridare vita alla figura di Aurelia Kitzu (Chițu) Arimondi (1866–1941), straordinario mezzosoprano, la cui parabola artistica rappresentaun legame profondo e indissolubile tra la Romania, l’Europa della grande lirica e gli Stati Uniti. L&#8217;autrice sceglie di aprire il volume con un suggestivo &#8220;percorso attraverso i documenti e la stampa dell&#8217;epoca&#8221;, introducendo il lettore nel contesto d&#8217;origine dell&#8217;artista. La prima parte del libro è un affresco storico della Craiova del XIX secolo, una città in pieno fermento artistico,animata da spettacoli teatrali e musicali d&#8217;avanguardia. È qui che affondano le radici di Aurelia, nata all&#8217;interno della prestigiosa e colta família Chițu –legata a personalità illustri della storia romena come Gheorghe Chițu (1828-1897), Marin Chițu (1830-1891) e Petre Chițu (1843-1914) – un ambienteche ha certamente stimolato la sua sensibilità e il suo talento.<br />
 Per chi lavora da anni per tessere ponti culturali tra la Romania e l’Italia,la traiettoria di Aurelia Kitzu è di un fascino magnetico. La sua formazione si consolida proprio nella patria del belcanto, dove approda per frequentare il prestigioso Conservatorio di Milano, perfezionandosi sotto la guida del celebre maestro Antonio Sangiovanni (lo stesso insegnante diun&#8217;altra stella assoluta della lirica romena, Elena Teodorini). Il percorso artistico di Aurelia Kitzu si colloca in un momento storico di straordinaria transizione per l&#8217;opera lirica, a cavallo tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento. Attraverso le sue interpretazioni, possiamo tracciare un quadro chiarissimo del suo profilo vocale e stilistico:Aurelia Kitzu è un&#8217;artista che affonda le sue radici nella gloriosa scuola del Belcanto italiano, ma possiede la modernità psicologica e la duttilità vocale per imporsi nel nascente repertorio Verista e Wagneriano. Il fatto che nel 1892 interpreti Leonora di Guzman ne La favorita di Gaetano Donizetti ci dice tantissimo sulla sua caratura tecnica. Il ruolo di Leonora è uno dei capi saldi del repertorio per mezzosoprano del tardo belcanto: richiede una linea di canto nobile, legatissimi impeccabili, agilità calibrate. La sua voce di mezzosoprano possedeva la flessibilità e l&#8217;estensione necessarie per la purezza del Belcanto donizettiano, ma la sua intelligenza scenica e la robustezza del timbro le hanno permesso di traghettare quella tecnica impeccabile dentro le nuove correnti del Verismo pucciniano e della riforma wagneriana. È proprio questa sintesi perfetta tra la vecchia, gloriosa scuola e la nuova sensibilità del Novecento che l&#8217;ha resa una &#8220;formatrice di talenti&#8221; così autorevole e ricercata, trent&#8217;anni dopo, al Chicago Musical College. </p>
<p> Il volume della Presură ha il grande merito di rintracciare l&#8217;inizio assoluto di questa bellissima carriera: il debutto di Aurelia Chițu avviene infatti a soli ventuno anni, nel 1887, sul palcoscenico del Teatro Arena Garibaldi di Livorno, dove interpreta il ruolo di Leonora ne Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Si tratta, di fatto, della prima notizia storica sul suo debutto musicale; una prova di precoce maturità vocale che trova immediata conferma l&#8217;anno successivo, nel 1888, quando l&#8217;artista si esibisce sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Venezia, dove la stampa musicale dell&#8217;epoca ne loda pubblicamente la &#8220;voce piena di vitalità&#8221;.<br />
Ed è proprio scavando negli archivi della stampa specializzata dell&#8217;epoca chela ricerca della Presură tocca vertici di assoluto valore documentario, portando alla luce preziosi trafiletti della storica Gazzetta Musicale di Milano diretta da G. Ricordi.  I documenti d&#8217;archivio arretrano la presenza scaligera di Aurelia Kitzu già alla primavera del 1894, anno del suo memorabile debutto sul massimo palcoscenico milanese. In quella stagione d&#8217;oro, la Kitzu si impose all&#8217;attenzione delle severe platee milanesi affrontando capolavori del calibrodi Die Walküre (La Valchiria) di Richard Wagner e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, fino ad essere scelta tra i protagonisti nella prima assoluta dell&#8217;opera Fior d&#8217;Alpe di Alberto Franchetti, su libretto di Leopoldo Pullè (15 marzo 1894).  In quell&#8217;occasione storica, la Kitzu interpretò il ruolo di Ghita, dividendo il prestigioso palcoscenico con vere e proprie leggende del tempo, come il celebre soprano Cesira Ferrani. Le recensioni della Gazzetta Musicale di Milano ne consacrarono il successo, lodando espressamente la Kitzu, applaudita come una &#8220;signora che cantò con simpatica voce di mezzosoprano&#8221;. Le cronache dell&#8217;epoca restituiscono l&#8217;importanza del contesto in cui la Kitzu si muoveva: il numero del 6 dicembre 1897 annunciava i programmi del Teatro alla Scala per la stagione di primavera 1898, svelando un cartellone in cui il nome di Aurelia Kitzu brillava accanto a quelli di altre leggende assolute del canto romeno e internazionale, come il celebre soprano Hariclea Darclée, prima Tosca di Puccini e il tenore Gabriel Gabrielescu che fu il protagonista nell&#8217; Opera Edgar di Puccini. Da Milano inizia una interessante carriera internazionale. Già nel 1892 la ritroviamo a Roma, protagonista nell&#8217;opera Ivan, dove la storica rivista Il Teatro Illustrato e la musica popolare diretta di E.Sonzogno, ne loda la «bellissima presenza» e l&#8217;efficacia scenica. Proprio il 1892 rappresenta anche l&#8217;anno del suo ultimo incontro con il pubblico della sua terra: sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Bucarest, la Kitzu interpreta il ruolo di Leonora &#8211;  La favorita di Gaetano Donizetti. Un evento rimasto nella storia del teatro lirico romeno:dopo il secondo atto, l&#8217;artista si esibì cantando due canzoni in lingua romena indossando con orgoglio il costume tradizionale, un gesto di profondo amore perle proprie radici. Un passo cruciale è rappresentato dal Covent Garden di Londra: qui, nei mesi di giugno e luglio del 1894, Aurelia Kitzu brilla nel complesso ruolo di Mrs. Quickly nel Falstaff di Giuseppe Verdi.Le cronache londinesi registrarono la sua apparizione come un&#8217; ottima «presentazione», ma fu la Gazzetta dei Teatri a offrire il ritratto più profondo, considerandola come un&#8217;«artista eminentemente moderna». Questa modernità la accompagnerà attraverso i successia Venezia (La Fenice), Torino, Verona, Genova, nelle grandi capitalidell&#8217;America Latina (come L&#8217;Avana e Buenos Aires), fino al Metropolitan Opera House di New York e alla Chicago Opera House.</p>
<p>Una cosa interessante di questo volume è che l&#8217;autrice non si limita a ricostruire la dimensione pubblica della diva, ma restituisce con grandede licatezza anche il profilo della vita personale e sentimentale di Aurelia. Un aspetto privato che si intreccia irrimediabilmente, ancora una volta, con la storia d&#8217;Italia. Nel pieno della sua maturità artistica, Aurelia si unisce in matrimonio con il celebre basso italiano Vittorio Arimondi – una figura di primissimo piano nelpanorama lirico, noto storicamente per essere stato scritturato alla Scala di Milano nel 1893 per la prima rappresentazione mondiale assoluta del Falstaff di Verdi, in cui sostenne la parte di Pistola. Le nozze tra i due artisti vengono celebrate il 12 dicembre 1896 a Varese, in Lombardia, quando Aurelia ha 30 anni. Da quel momento, la vita sentimentale e quella professionale diventano una cosa sola: tra la fine del 1896 e l&#8217;inizio del 1897, i due sposi condivideranno il palco canteranno insieme al Teatro Regio di Torino.<br />
Il legame di Aurelia con la Penisola si interrompe solo nel 1915, anno della loro definitiva partenza per gli Stati Uniti. La loro ultima residenzaitaliana fu a Roma. Il 20 ottobre 1915, i coniugi Arimondi si imbarcano dal porto di Napoli sul piroscafo Ducadi Genova, approdando a New York il successivo 3 novembre. Aurelia ha vissuto in Italia in modo continuativo dal 1886 al 1915: per quasi trent&#8217;anni è rimasta profondamente legata alla terra italiana, ai suoi teatri eal suo popolo, unita da un vincolo indissolubile di arte e d&#8217;amore attraverso il matrimonio con Arimondi.<br />
Il volume esplora magistralmente anche gli ultimi decenni di vita dell&#8217;artista negli Stati Uniti. Prima a New York e successivamente a Chicago, Aurelia Kitzu si distingue come formatrice di talenti dell&#8217;opera. Il libro racconta i suoiinizi attraverso l&#8217;apertura di uno studio privato, dove teneva lezioni e importanti conferenze di approfondimento sulle opere celebri, fino al coronamento di questa missione pedagogica nel 1925, anno in cui assume la cattedra presso il Dipartimento di Canto del prestigioso Chicago Musical College. In questa veste, continuerà a tramandare la grande scuola vocale europea fino alla sua scomparsa, avvenuta a Chicago nel 1941.</p>
<p>Arricchito da una preziosa sezione di Addenda con immagini rare di una vita interamente dedicata all&#8217;arte, questo volume – giustamente definito un&#8217;opera di &#8220;archeologia musicale&#8221; – non è una semplice biografia. È un viaggio affascinante che unisce erudizione d&#8217;archivio esensibilità interpretativa. Restituisce al patrimonio culturale univerale la memoria di una donna e di un&#8217;artista straordinaria che, con il suo talento e la sua determinazione, ha dimostrato come la musica sia il più potente e duraturo linguaggio universale.    </p>
<p>Mi congratulo vivamente con l&#8217;autrice per questo straordinario lavoro documentario e per il prezioso recupero di un&#8217;artista quasi dimenticata nello spazio lirico universale. Questo volume rappresenta un nuovo, fondamentale tassello nella storia culturale che unisce i nostri due Paesi nel segno dell&#8217;eccellenza: una celebrazione di grandi voci a cavallo tra Ottocento e Novecento che meritano, oggi più che mai, di essere riscoperte, studiate e consegnate alla memoria collettiva. </p>
<p>Violeta Popescu<br />
Milano </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva</title>
		<link>https://culturaromena.it/unapocalisse-allegra-nicolae-dimache-racconta-lesilio-la-montagna-e-la-liberta-nel-nuovo-libro-edito-da-rediviva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 11:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5993</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva Pubblicato nella collana Rosa dei venti dalla casa editrice Rediviva Edizioni di Milano, il volume “Un’apocalisse allegra” (390 p.) rappresenta una preziosa sintesi dell’esperienza umana e intellettuale di Nicolae Dimache, medico e scrittore. L’opera, impreziosita in copertina dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un’apocalisse allegra&#8221;: Nicolae Dimache racconta l&#8217;esilio, la montagna e la libertà nel nuovo libro edito da Rediviva </p>
<p>Pubblicato nella collana Rosa dei venti dalla casa editrice Rediviva Edizioni di Milano, il volume “Un’apocalisse allegra” (390 p.) rappresenta una preziosa sintesi dell’esperienza umana e intellettuale di Nicolae Dimache, medico e scrittore. L’opera, impreziosita in copertina dal suggestivo acquerello di Anne-France Launay raffigurante “Il Danubio alle Porte di Ferro”, trae linfa dalle vicende di quanti scelsero l’esilio per salvaguardare la propria dignità e libertà.Ispirato dall&#8217;esperienza personale dell&#8217;autore e dalle storie di molti connazionali che hanno scelto l&#8217;esilio per preservare dignità e libertà, il libro trasforma il distacco dalla patria in una narrazione pervasa da una &#8220;metafisica dell&#8217;ascesa&#8221;. Il romanzo descrive il percorso esistenziale del protagonista, il giovane neurologo Traian Nasta, che nel 1969 lascia avventurosamente la Romania per stabilirsi, tra difficoltà e incertezze, in Italia. I grandi cambiamenti e il contatto con l&#8217;Italia innescano un costante processo di ristrutturazione spirituale dell’identità di Traian. Attraverso questa narrazione, Dimache trasfigura il distacco dalla patria in un cammino di rinascita, ponendo il libro come un paradigma della gioia di vivere e della consapevolezza della propria esistenza. L’autore stesso ha lasciato la Romania in gioventù per l’incompatibilità con il regime comunista. Stabilitosi in Italia, ha ripreso gli studi medici affermandosi come stimato endocrinologo, senza mai abbandonare la passione per le grandi sfide: nel suo percorso figurano spedizioni alpinistiche epiche, come quella sul Gurja Himal del 1985 e l’impresa sul Broad Peak. Questi momenti di confronto estremo con la natura selvaggia e il superamento dei limiti umani sono diventati materia viva per la sua profonda riflessione letteraria.</p>
<p>Nicolae Dimache. Laureato alla Facoltà di Medicina di Bucarest nel 1966, emigra in Italia nel 1969: si specializza in endocrinologia a Pavia e pratica medicina interna nel nord Italia. Viaggia in tutto il mondo e racconta questi viaggi nei suoi libri “Uno sguardo oltre l’orizzonte” (2009) e “Vulcani, fiumi sacri e dei di pietra” (2013). Appassionato di montagna, compie numerose ascensioni e gite di sci alpinismo nei Carpazi, nelle Alpi, in Himalaya e in Karakorum, che descrive nel libro “Oameni și munți” (Uomini e montagne). O apocalipsă veselă (Un’apocalisse allegra) è il suo primo romanzo.Già apprezzato dal pubblico, Dimache si conferma con questa nuova uscita presso Rediviva Edizioni come una voce autorevole capace di unire il rigore dello scienziato alla tempra dell&#8217;esploratore. Oggi l&#8217;autore vive a Roma con la moglie Ioana, circondato dall&#8217;affetto della sua famiglia, continuando a tessere legami culturali tra la sua terra d&#8217;origine e l&#8217;Italia attraverso la letteratura e il dialogo interculturale.</p>
<p>Titolo: Un’apocalisse allegra<br />
Autore: Nicolae Dimache<br />
Editore: Rediviva Edizioni (Milano)<br />
Collana: Rosa dei venti<br />
Copertina: Acquerello di Anne-France Launay (Il Danubio alle Porte di Ferro)<br />
ISBN: 978-88-97908-87-6<br />
Pagine: 390<br />
Prezzo: Euro 18,00<br />
Sito Web: www.redivivaedizioni.it</p>
<p>Bucarest, 21 giugno 1969<br />
        Traian Nasta si svegliò improvvisamente da un sonno agitato da incubi. Guardò l’orologio. Erano le sei del mattino e doveva sbrigarsi. Si alzò dal letto, andò in bagno e fece una doccia calda poi lasciò scorrergli addosso getti di acqua fredda. L’intensa sensazione di freddo lo risvegliò dal torpore. Aveva dormito fino a tardi, dopo un’interminabile giornata passata a sistemare le cose essenziali del suo viaggio. In realtà, aveva iniziato a preparare la partenza settimane prima, ma ogni giorno aggiungeva o toglieva qualcosa: una mappa, un documento. Tutto pareva indispensabile, ma doveva tenere conto del peso complessivo del bagaglio e della capacità limitata dello zaino. Le ripetute prove di avventura simulata tracciavano gli ostacoli imprevisti. Era chiaro che non poteva prevedere tutto. “Spero di risolverli spontaneamente man mano che si presenteranno”, si disse. “Naturalmente ho bisogno di molta fortuna, questo non è un viaggio<br />
di piacere”. Aveva deciso di lasciare la sua Romania per sempre. Aveva 28 anni e si sentiva fisicamente e mentalmente in forma. Traian si era laureato Magna Cum laude alla Facoltà di Medicina di Bucarest. Era ben preparato ed era diventato l’assistente preferito del professor Ion Stoicescu, un neurologo romeno di fama internazionale. Presa la decisione, il giovane dottor Nasta aveva studiato a lungo le possibilità di fuga dal “paradiso comunista”, ognuna delle quali presentava vantaggi e svantaggi. Fin dall’inizio aveva escluso di richiedere un passaporto per un Paese occidentale. Come medico, non aveva alcuna possibilità di riuscita. Rischiava più di un rifiuto: la domanda avrebbe attirato l’attenzione dei servizi di sicurezza, la Securitate, che avrebbero potuto metterlo sotto sorveglianza. Traian scoprì che le sue alternative di fuga erano di fatto ridotte a due. La prima era quella di navigare in barca nel Mar Nero verso la<br />
Turchia. La seconda, attraversare il Danubio fino in Jugoslavia, e di seguito una lunga marcia che si sarebbe conclusa in Italia o in Austria. (…) </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Serata di gala anniversaria a Bucarest “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua morte</title>
		<link>https://culturaromena.it/gala-anniversaria-bucarest-opera-in-biblioteca-omaggio-a-elena-teodorini-a-100-anni-dalla-sua-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 08:45:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5973</guid>

					<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA Gala anniversaria “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua scomparsa e presentazione del volume biografico dedicato alla prima romena alla Scala di Milano.  Bucarest, 16 aprile 2026. La Biblioteca Metropolitana di Bucarest (BMB) celebra otto anni di attività ininterrotta del progetto “Opera in Biblioteca” con un evento di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>COMUNICATO STAMPA</b><b></b></p>
<h2 class="p1"><b>Gala anniversaria “Opera in Biblioteca”: omaggio a Elena Teodorini a 100 anni dalla sua scomparsa e presentazione del volume biografico dedicato alla prima romena alla Scala di Milano. </b><b></b></h2>
<h2 class="p3">Bucarest, 16 aprile 2026. La Biblioteca Metropolitana di Bucarest (BMB) celebra otto anni di attività ininterrotta del progetto “Opera in Biblioteca” con un evento di grande valore simbolico. L’edizione di quest’anno è dedicata al centenario della scomparsa della leggendaria <a href="chatgpt://generic-entity?number=0"><span class="s1">Elena Teodorini</span></a>, personalità che ha segnato la storia della lirica mondiale.</h2>
<h2 class="p3">L’evento sarà onorato dalla presenza del pronipote dell’artista, il prof. dott. <a href="chatgpt://generic-entity?number=1"><span class="s1">Florin Popențiu Vlădicescu</span></a>, che evocherà la memoria della sua illustre antenata e condividerà con il pubblico il significato dell’eredità culturale lasciata dalla famiglia Teodorini. Il momento centrale della manifestazione sarà la presentazione del volume <i>“Elena Teodorini, la prima soprano romena alla Scala di Milano”</i>. L’opera rappresenta il risultato di una collaborazione tra prestigiose istituzioni: l’Archivio Ricordi di Milano, l’Opera Romena di Craiova (città natale della diva) e il Centro Culturale Italo-Romeno.</h2>
<h2 class="p3">Il libro costituisce un ponte culturale tra Romania e Italia, documentando il successo straordinario della prima voce romena che conquistò il “tempio” della musica milanese, aprendo la strada alle generazioni d’oro di artisti romeni che le sono succedute. La Gala anniversaria riunirà sul palco un ensemble d’eccellenza composto da soprani, mezzosoprani, tenori e bassi, che interpreteranno celebri arie in omaggio alla “uccello magico” dell’opera romena. L’accompagnamento al pianoforte sarà affidato a Liana Mareș e Cosmin Pătrana.</h2>
<h2 class="p3">«Siamo onorati di celebrare otto anni di musica in biblioteca insieme al prof. dott. Florin Popențiu Vlădicescu. La presenza del pronipote di Elena Teodorini e la presentazione di questo volume, realizzato con il prezioso contributo dell’Archivio Ricordi di Milano, trasformano questa Gala in un momento storico per la cultura nazionale», ha dichiarato il direttore generale della BMB, Ramona Mezei.</h2>
<h2 class="p1"><b>Ospiti d’onore: </b><b></b>Prof. dott. Florin Popențiu Vlădicescu (pronipote di Elena Teodorini), Ramona Mezei (Direttore Generale BMB).</h2>
<h2 class="p1"><b>Partecipano: </b><b></b>Daniela Ciociea, Alin Stoica, Ștefan Lamatic e altri 12 solisti di prestigio.</h2>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Edizioni Rediviva di Milano il volume di poesia &#8220;L’ultimo muro&#8221; (Ultimul zid) di Aura Christi</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-edizioni-rediviva-di-milano-il-volume-di-poesia-lultimo-muro-ultimul-zid-di-aura-christi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Publicații]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5965</guid>

					<description><![CDATA[&#160; Edizioni Rediviva di Milano annuncia l’uscita del volume di poesia L’ultimo muro (Ultimul zid) di Aura Christi, pubblicato nella collana “Phoenix”, nella traduzione dal romeno curata da Giada Chetti. Aura Christi è un’autrice già presente nel catalogo di Edizioni Rediviva con due volumi di poesia precedentemente pubblicati: La sfera del freddo. Dall’inferno, con amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><b>Edizioni Rediviva di Milano annuncia l’uscita del volume di poesia L’ultimo muro (Ultimul zid) di Aura Christi, pubblicato nella collana “Phoenix”, nella traduzione dal romeno curata da Giada Chetti. Aura Christi è un’autrice già presente nel catalogo di Edizioni Rediviva con due volumi di poesia precedentemente pubblicati: <i>La sfera del freddo. Dall’inferno, con amore</i> (2015) e <i>Il genio del cuore</i> (Milano, 2019), entrambi con la traduzione a cura di Maria Floarea Pop. </b>La complessità dello stile di Aura Christi si muove tra spirito giocoso e semplicità, passando da un registro ludico latente a un equilibrio di impronta classica. La poetessa utilizza, con maestria, diversi stili letterari dando così vita a una grande opera poetica definita “una poesia di grande forza lirica e di immaginazione debordante” (Adam J. Sorkin, Stati Uniti d’America), “un uso compiuto dei più diversi mezzi stilistici, ben pensati e collocati nel punto giusto” fino a creare “un capolavoro di questo genere di Poesia” (Hans Dama, Germania).</p>
<p>La felicità, il dialogo con Dio, l’amore, la vita e la morte vengono trattati come un insieme perfetto, la riscoperta dell’essere come entità spirituale, questi sono temi centrali, universali che dominano la poesia di Aura Christi, animata dai valori più alti. “Ecco, in forma molto succinta, un esempio ammirevole di un raro coraggio poetico e iniziatico: il reinsediamento di una poetessa che officia, nella lingua di Eminescu, i grandi temi della poesia europea – eternamente moderni, fertili a chiunque possieda ingegno –, e anche il coraggio, direi profetico, di scoprire sé stessi fino in fondo.” (Nicolae Breban)</p>
<p><b>Aura CHRISTI</b> (Romania, Repubblica di Moldavia), insignita del Premio dell’Accademia Romena, e poetessa, romanziera, saggista ed editrice. Ha pubblicato piu di 60 libri tra poesie, romanzi e saggi, in Romania e all’estero. Le sue poesie sono state tradotte in 21 lingue. Ha ricevuto piu di 20 premi in Romania e all’estero. E caporedattrice della rivista <i>Contemporanul. Ideea Europeană </i>(<i>Il Contemporaneo. L’idea europea</i>). L’associazione degli Scrittori Israeliani di Lingua Romena e il Centro Culturale Israelo‑Romeno l’hanno designata “Persona dell’Anno 2017”, ha ricevuto il Premio “Opera Omnia” e la medaglia d’argento “Riconoscenza ebrea” per il volume <i>Psalmi </i>(<i>Salmi</i>) e <i>Planeta Israel </i>(<i>Pianeta Israele</i>). Nel 2020 le e stato conferito il Premio di eccellenza per il contributo internazionale alla poesia assegnatole al Gala dei Premi della Settimana Internazionale di Poesia e d’Arte del fiume Miluo in Cina. L’anno successivo le e stato conferito il Gran Premio per la Poesia “Sfântu Gheorghe” del Festival Internazionale di Poesia “Drumuri de spice” (“Vie delle spezie”) a Uzdin in Voivodina (Serbia).  <i>Opere tradotte in italiano: Sfera frigului • Din infern, cu dragoste/ La sfera del freddo · Dall’inferno con amore</i>, poesie, prosa autobiografica, saggi, traduzione italiana a cura di Maria Floarea Pop, Casa editrice Rediviva, Milano (2015); <i>Elegie nordiche/ Elegii nordice</i>, poesie, edizione bilingue romeno‑italiano, traduzione italiana a cura di Geo Vasile, Casa editrice Aracne, Roma (2017); <i>Orbita del Dio · Orbita zeului</i>, edizione bilingue romeno‑italiana, traduzione italiana a cura di Ștefan Damian e Francesco Corsi, Casa editrice Aracne, Roma (2018); <i>Il genio del cuore/ Geniul inimii</i>, romanzo in versi, traduzione italiana a cura di Maria Floarea Pop, prefazione di Francesco Corsi, Casa editrice Rediviva (2019); <i>Giardini austeri/ Grădini austere</i>, traduzione italiana a cura di Cinzia Demi, postfazione di Alessandro Pertosa, Casa editrice Puntoacapo (2024). https://aurachristi.ro/english-presentation/<i>(Dalla prefazione di Christian W. Schenk)</i></p>
<p>„La poesia di Aura Christi si può analizzare rapportandola ad altri grandi poeti europei e russi. Al di là di Blaga (per la visione metafisica) e di Rilke (per la raffinatezza formale e il pensiero poetico), è presente un’affinità elettiva con Marina Cvetaeva, soprattutto nei sonetti dedicati alla Mamma, alla morte e al silenzio. A livello romeno, si può parlare di una continuazione del filone tragico e solenne della poesia interbellica (Arghezi, Barbu), passato attraverso il filtro del tardo modernismo e ripulito da ogni ostentazione ideologica. Si può comparare, per il tono e la verticalità, a Emily Dickinson, sebbene Aura Christi abbia un lirismo più puro, più interiorizzato, meno polemico. Inoltre, la forma fissa e la severità del tono l’avvicina ai poeti italiani come per esempio Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, soprattutto nella ricerca laconica del dolore e della trascendenza attraverso il linguaggio.</p>
<p><i>L’ultimo muro</i> è, in sostanza, un volume di testimonianza spirituale e di resurrezione poetica. Senza stridori, senza falso pathos, senza concessioni dell’epoca, Aura Christi riesce a creare un’opera di resistenza lirica, degna delle grandi tradizioni poetiche europee. In un panorama letterario dominato dal relativismo e dal minimalismo postmoderno, questo volume si presenta come una liturgia poetica seria, verticale, ben ordinata, posta al margine di un abisso che non ci inghiottirà finché resterà anche una sola parola detta sotto il segno della verità. È, al tempo stesso, un libro sulla morte e sull’amore, sull’identità e sull’esilio, sulla Madre e su Dio, sui Genitori, sul Papà, sui muri e sugli orizzonti: un libro non offre soluzioni, ma offre senso. E, forse, in periodi come il nostro, la poesia non deve salvare nulla; è sufficiente che mantenga una luce accesa!” (Christian W. Schenk)</p>
<p>Titolo: L′ultimo muro<br />
Titolo originale: Ultimul zid<br />
Autore: Aura Christi<br />
Traduzione dal romeno: Giada Chetti<br />
Pagine: 184 p.<br />
Collana: Phoenix<br />
ISBN: 978-88-97908-86-9<br />
Prezzo: € 14,00<br />
Pubblicazione: 25 Marzo 2026</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>O seară de muzică lirică românească la Conservatorul din Como</title>
		<link>https://culturaromena.it/o-seara-de-muzica-lirica-romaneasca-la-conservatorul-din-como/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 20:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5956</guid>

					<description><![CDATA[O seară deosebită de muzică lirică a avut loc sâmbătă, 14 martie 2026, la Auditoriumul Conservatorului de Muzică din Como, unde studenții clasei de canto liric, sub îndrumarea sopranei și profesoarei Doina Dinu, au adus în fața publicului pagini din creația unor mari compozitori români ai secolelor al XIX-lea și al XX-lea.Concertul a oferit publicului [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="p1">O seară deosebită de muzică lirică a avut loc sâmbătă, 14 martie 2026, la Auditoriumul Conservatorului de Muzică din Como, unde studenții clasei de canto liric, sub îndrumarea sopranei și profesoarei Doina Dinu, au adus în fața publicului pagini din creația unor mari compozitori români ai secolelor al XIX-lea și al XX-lea.Concertul a oferit publicului o incursiune în universul muzicii românești, prin lucrări vocale și camerale care reflectă bogăția stilistică și culturală a acestei tradiții. Programul a inclus lucrări ale unor compozitori reprezentativi precum <span class="s1">George Enescu (1881–1955)</span>, figura centrală a muzicii românești și una dintre personalitățile majore ale culturii muzicale europene, <span class="s1">George Stephănescu (1843–1925)</span>, considerat unul dintre fondatorii operei românești, <span class="s1">Eduard Caudella (1841–1924)</span>, compozitor și pedagog care a contribuit la dezvoltarea școlii muzicale românești, și <span class="s1">Tudor Flondor (1862–1908)</span>, cunoscut pentru paginile sale vocale inspirate din spiritul tradiției românești.Au fost interpretate, de asemenea, lucrări semnate de <span class="s1">Tiberiu Brediceanu (1877–1968)</span>, compozitor și folclorist preocupat de valorificarea patrimoniului muzical popular, <span class="s1">Aurel Eliade (1870–1941)</span>, autor de lieduri și pagini vocale de mare sensibilitate, precum și de <span class="s1">Gherase Dendrino (1901–1973)</span>, celebru pentru opereta <i>„Lăsați-mă să cânt”. R</i>epertoriul serii a inclus și lucrări ale compozitorilor <span class="s1">Filaret Barbu (1903–1984)</span>, autor de operete foarte apreciate, <span class="s1">Cornel Trăilescu (1926–2019)</span>, reprezentant al generației moderne de compozitori români, precum și ale lui <span class="s1">George Grigoriu (1927–1999)</span>.</h2>
<h2 class="p3"><span class="s2">Protagoniștii serii au fost </span>studenții clasei de canto liric<span class="s2"> acompaniați la pian de </span>Shin Ae Jin<span class="s2">. </span>La finalul concertului, vizibil emoționată, soprana și profesoara de canto <span class="s1">Doina Dinu</span>, stabilită în Italia de peste patru decenii, a mărturisit: „Este pentru prima dată când organizez un concert de muzică lirică dedicat compozițiilor marilor muzicieni români, interpretate de studenții mei de la clasa de canto a Conservatorului. Pentru mine a fost o mare emoție să văd acești tineri artiști descoperind și interpretând muzica unei tradiții atât de bogate.”</h2>
<h2></h2>
<h2 class="p1"><span class="s1">Soprana Doina Dinu</span>, născută la București, a absolvit Conservatorul din orașul natal, unde a studiat <span class="s1">canto și vioară</span>, perfecționându-se ulterior la <span class="s1">Weimar</span>, la <span class="s1">Accademia Chigiana din Siena</span> cu maestrul Giorgio Favaretto și la <span class="s1">Milano</span> cu maestrul Manfredi Argento. Laureată a unor prestigioase concursuri internaționale, între care <span class="s1">„Tito Schipa”</span> (Lecce), <span class="s1">„Francisco Viñas”</span> (Barcelona) și <span class="s1">Luciano Pavarotti International Singing Competition</span> (Philadelphia), a desfășurat o importantă carieră internațională pe scene din Europa, Asia și Statele Unite. A cântat în teatre de prestigiu precum <span class="s1">Opera Națională din Beijing</span>, unde a interpretat <i>La Bohème</i> de Puccini alături de <span class="s1">Luciano Pavarotti</span>, <span class="s1">Teatro La Fenice din Veneția</span>, <span class="s1">Teatro Bellini din Catania</span>, precum și în importante instituții lirice din Marsilia, Lyon, Genova, Bilbao sau Basel. În paralel cu activitatea artistică, Doina Dinu s-a dedicat pedagogiei vocale, fiind <span class="s1">profesoară de canto liric</span> la Institutul „F. Vittadini” din Pavia, la <span class="s1">Conservatorul „Giuseppe Verdi” din Torino</span> și la <span class="s1">Conservatorul din Como</span>, unde în prezent este titulara clasei de canto liric. A susținut numeroase <span class="s1">masterclass-uri internaționale</span>, în special în Italia, România, Elveția și China.</h2>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elena Teodorini, la prima voce romena alla Scala: un volume a Milano a cento anni dalla morte</title>
		<link>https://culturaromena.it/elena-teodorini-la-prima-voce-romena-alla-scala-un-volume-a-milano-a-cento-anni-dalla-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 16:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5951</guid>

					<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del centenario della morte di Elena Teodorini (1926–2026), la casa editrice Rediviva di Milano pubblica il volume: “Elena Teodorini. Una diva tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala” di Ida Garzonio e Violeta Popescu, 280 pagine, un progetto editoriale realizzato dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, che ha beneficiato del sostegno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell&#8217;ambito del centenario della morte di Elena Teodorini (1926–2026), la casa editrice Rediviva di Milano pubblica il volume: “Elena Teodorini. Una diva tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala” di Ida Garzonio e Violeta Popescu, 280 pagine, un progetto editoriale realizzato dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, che ha beneficiato del sostegno e della collaborazione dell’Archivio Storico Ricordi di Milano e dell’Opera Romena di Craiova. </strong>Il libro ricostruisce con rigore storico il percorso artistico della grande cantante romena, nata a Craiova in una famiglia di artisti, Teodor e Maria Teodorini, dalla partenza per il Conservatorio di Milano nel 1871 fino al ritorno definitivo in patria nella primavera del 1924 e alla morte a Bucarest, il 26 febbraio 1926. Il volume propone un’articolata ricostruzione critica e documentaria dell’intero percorso umano, artistico e professionale della cantante, sviluppato attraverso un sistema organico di capito<strong>li e approfondimenti che intrecciano biografia, storia teatrale, ricezione critica e attività pedagogica. Figura centrale della scena lirica internazionale tra XIX e XX secolo, Teodorini si afferma nei maggiori teatri europei e d’oltreoceano, diventando una delle protagoniste più autorevoli del suo tempo. Il volume ne segue l’evoluzione vocale, scenica e profes</strong>sionale, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto nella diffusione della scuola di canto italiana e nella costruzione di una carriera artistica internazionale. Pubblicato nel quadro delle iniziative per il centenario della scomparsa, il lavoro<em>, </em>restituisce il ritratto di un’artista capace di unire eccellenza interpretativa, visione culturale europea e profondo impegno nella formazione delle nuove generazioni, offrendo un contributo di grande valore alla storia del teatro musicale tra Ottocento e Novecento.</p>
<p>Come sottolinea <strong>Maria Pia Ferraris</strong> in apertura del volume, un contributo fondamentale alla ricostruzione dell’attività artistica di Elena Teodorini proviene <strong>dall’Archivio Storico Ricordi.</strong> Attraverso il suo saggio, la consulente scientifica dell’Archivio mette in luce il valore delle fonti conservate – lettere, fotografie, recensioni, documenti editoriali e materiali iconografici – che consentono di seguire la formazione milanese della cantante, i primi successi, l’affermazione sui palcoscenici italiani ed esteri e i rapporti con l’editore Giulio Ricordi, testimoniando la stima artistica e umana che legava Elena Teodorini al più importante centro editoriale musicale dell’epoca. Il volume approfondisce inoltre il legame profondo tra l’artista e la sua città natale grazie al contributo di <strong>Antoniu Zamfir</strong><strong>, manager dell’Opera Romena di Craiova</strong>, dedicato al Festival Internazionale “Elena Teodorini”. Nato nel 1992, il festival è presentato come un vero ponte culturale verso l’Europa e il mondo, volto a valorizzare la scuola di canto romena, a sostenere i giovani interpreti e a restituire a Craiova un ruolo attivo nella vita musicale internazionale, nel solco dell’eredità artistica e culturale lasciata dalla grande cantante.</p>
<p>Nel saggio introduttivo, la <strong>professoressa e musicologa </strong><strong>Vittoria Angela Licari</strong><strong> sottolinea la straordinaria modernità della visione pedagogica di </strong><strong>Elena Teodorini</strong>. Licari evidenzia come l’approccio didattico della cantante fosse ampio e innovativo, molto al di sopra degli standard diffusi in Italia per gran parte del Novecento. Dopo il progressivo ritiro dalle scene, l’artista si dedicò con intensità all’insegnamento, fondando scuole di canto a Milano e poi in Europa e in America Latina e sviluppando un metodo basato sulla cura dell’emissione vocale, sulla preparazione completa dell’interprete e sulla consapevolezza espressiva e psicologica del personaggio.</p>
<p>Elena Teodorini fu il primo soprano romeno a salire sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, nel marzo 1880, nel ruolo di Margherita nel <em>Faust</em> di Charles Gounod, all’età di soli ventidue anni. <strong>Da questo prestigioso debutto prese avvio la sua brillante carriera internazionale di soprano. Fu inoltre la prima cantante romena a esibirsi al Covent Garden di Londra nel 1888</strong>. La sua carriera lirica si sviluppò nell’arco di circa vent’anni, dal 1877 fino ai primi anni del Novecento, quando si ritirò progressivamente dalle scene. Da allora ebbe inizio una seconda, fondamentale stagione della sua vita artistica come grande insegnante, attiva in Europa e in America del Sud, e come fondatrice di scuole di canto a Milano, Bucarest, Parigi, Buenos Aires e Rio de Janeiro.</p>
<p><strong>Il volume ricostruisce la vita e l’opera del soprano, dalla nascita a Craiova agli studi musicali a Milano</strong><strong>, f</strong>ino alla carriera internazionale. I primi passi sulla scena lirica, con il debutto al Teatro di Cuneo e le successive apparizioni alla Scala, segnano l’inizio di un’ascesa artistica che la porta a interpretare ruoli principali e numerose prime mondiali. Elena Teodorini fu una delle ultime grandi cantanti del XIX secolo dotata di una voce ampia, flessibile e drammatica, capace di coprire con naturalezza il registro basso del contralto fino a quello più alto del soprano. Il suo repertorio comprendeva oltre quaranta titoli tra opere e operette, spaziando dai ruoli di contralto e mezzosoprano a quelli di soprano lirico e drammatico. Questa versatilità le permetteva di interpretare figure tra loro molto diverse, dall’Armando en travesti nella <em>Maria di Rohan</em> di Donizetti a Valentina negli<em> Ugonotti</em> di Meyerbeer, passando per Rachele ne <em>La Juive</em>, Eboli in <em>Don Carlos</em>, Leonora nella<em> Favorita</em>, Santuzza in <em>Cavalleria rusticana</em>, Maria nella <em>La Figlia del reggimento</em> e Rosina nel<em> Barbiere di Siviglia</em>.</p>
<p><strong>Nella sua carriera si distinse come protagonista in numerose prime mondiali, confermandosi una delle artiste più celebri del suo tempo:</strong><strong>1882 – <em>Bianca da Cervia</em>, Teatro alla Scala di Milano; 1882 – <em>Il violino di Cremona</em>, Teatro alla Scala di Milano: 1887 – <em>I Doria</em>, Teatro Nacional de São Carlos, Lisbon; 1890 – <em>Mala Pasqua!</em></strong><strong>, Teatro Costanzi di Roma, opere oggi pressoché dimenticate, ma che ai suoi tempi riscossero notevole successo</strong>.</p>
<p>Il volume segue in modo puntuale i trionfi scenici, la progressiva affermazione nei grandi centri lirici e la partecipazione a numerose prime mondiali, offrendo una cronologia ragionata della sua attività e una lettura critica dell’evoluzione vocale e interpretativa. Ampio spazio è inoltre dedicato all’immagine pubblica dell’artista e alla sua fortuna critica internazionale, ricostruita attraverso la stampa italiana, europea e sudamericana, le riviste illustrate, le litografie e le testimonianze giornalistiche che documentano il prestigio raggiunto da Teodorini nei principali circuiti musicali dell’epoca. <strong>La consacrazione internazionale trova uno dei suoi momenti più significativi nel successo londinese al Royal Opera House nel 1886, analizzato attraverso le principali cronache britanniche, e nel grande gala celebrativo a New York, che confermò definitivamente la statura mondiale</strong> dell’artista. Particolare attenzione è dedicata alla sua attività di insegnante e fondatrice di scuole di canto in Europa – a Milano, Bucarest e Parigi – e in America Latina, a Buenos Aires e Rio de Janeiro, con un approccio didattico innovativo, basato sulla cura dell’emissione vocale, sulla preparazione completa dell’interprete e sulla consapevolezza espressiva e psicologica del personaggio. Ampio spazio è dedicato all&#8217;immagine pubblica dell&#8217;artista e alla sua fortuna critica internazionale. Il volume valorizza numerosi articoli d&#8217;epoca in cui Elena Teodorini fu elogiata dalla stampa di <strong>Italia, Romania, Brasile, Argentina, Austria, Portogallo</strong>, oltre che dalle grandi testate di <strong>Londra, Madrid e Barcellona</strong>. Questi testi di rara bellezza, insieme a litografie e riviste illustrate, documentano l&#8217;immenso prestigio raggiunto dalla Teodorini nei principali circuiti musicali del mondo, offrendo al lettore il ritratto vivido di una diva che ha dominato la scena lirica mondiale.</p>
<p>Il percorso si apre infine alla riscoperta contemporanea della figura di Elena Teodorini, testimoniata anche dalla sua presenza nelle più autorevoli pubblicazioni di riferimento, tra cui la Guide de l’Opera e si concentra sul rapporto profondo con la Romania, sul ruolo svolto nella nascita della tradizione lirica nazionale e sul suo contributo alla costruzione dell’Opera Romena di Bucarest, nonché sul legame con le istituzioni culturali e con la Casa Reale. Nel suo insieme, il volume restituisce il profilo completo di una grande diva europea tra Ottocento e Novecento, capace di unire una straordinaria carriera internazionale a una visione moderna della formazione dell’interprete e a un duraturo impegno per la crescita culturale delle nuove generazioni.</p>
<p><strong>Pubblicato nella collana Memorie e composto da 290 pagine, integra fonti testuali e iconografiche,</strong> offrendo una ricca documentazione visiva: fotografie della cantante in costume di scena, alcune con dedica a Giulio Ricordi, immagini in costume popolare della regione Oltenia, ritagli di giornali d’epoca, libretti d’opera e copertine di riviste storiche come <em>Il Teatro Illustrato</em>, <em>La Gazzetta Musicale</em> e <em>Occidente</em>, molte delle quali con la foto di Elena Teodorini a testimonianza del prestigio internazionale della cantante. Il libro, frutto di un progetto di ricerca lungo e condiviso, ripercorre la formazione, il debutto e la carriera internazionale di Teodorini attraverso fonti d’archivio, cronache giornalistiche e documenti internazionali, restituendo il profilo umano, artistico e pedagogico della cantante. Le autrici, Ida Garzonio e Violeta Popescu, sottolineano come il progetto rappresenti una tappa significativa nella riscoperta e valorizzazione delle grandi personalità romene che hanno contribuito alla storia della lirica italiana e internazionale. Il lavoro segue idealmente il progetto precedente dedicato a Hariclea Darclée, prima Tosca di Puccini, consolidando un filo culturale che collega Romania, Italia e il mondo.</p>
<p><strong>Rediviva edizioni</strong></p>
<p><strong>Milano</strong></p>
<p><a href="http://www.rediviva.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.rediviva.it&amp;source=gmail&amp;ust=1773334262653000&amp;usg=AOvVaw1Eimg7HBklfNg8d52WPeU3"><strong>www.rediviva.it</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mie amiche romene, il dor, l&#8217;autunno della vita di Armando Santarelli</title>
		<link>https://culturaromena.it/le-mie-amiche-romene-il-dor-lautunno-della-vita-di-armando-santarelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 15:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5943</guid>

					<description><![CDATA[&#160; È uno stato d’animo piuttosto amaro, quello che mi pervade da qualche tempo. È fatto di ricordi, di nostalgia, di consapevolezza del tempo andato, di qualcosa che si è perduto. Quando va così, ad affiorare è un sottile dolore; altre volte, un dolore misto a uno strano, pacato piacere. Nella lingua italiana non abbiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>È uno stato d’animo piuttosto amaro, quello che mi pervade da qualche tempo. È fatto di ricordi, di nostalgia, di consapevolezza del tempo andato, di qualcosa che si è perduto.</p>
<p>Quando va così, ad affiorare è un sottile dolore; altre volte, un dolore misto a uno strano, pacato piacere. Nella lingua italiana non abbiamo un sostantivo adeguato per esprimere questo sentimento; l’ho trovato, invece, nel romeno, ed è uno dei vocaboli più straordinari delle lingue del mondo: è il termine <em>dor</em>.</p>
<p><em>Dor</em>, una parola quanto mai ricca di sovrapposizioni semantiche. <em>Dor</em>, il sentimento che nasce dal fondo metafisico dell’animo romeno e che è riflesso nell’<em>ethos</em>, nelle tradizioni, nel folclore, nella poesia, nel tesoro dei canti popolari della Romania. <em>Dor</em>: forse un’espressione un po’ “consumata” dall’edonismo, dalla virtualità e dalla superficialità del mondo odierno? No, perché il <em>dor</em> ha a che fare con l’essenza della vita; è il <em>dor</em> a impedirci di rompere i ponti col nostro vissuto e condurci agli stati d’animo che, a differenza della felicità, ci hanno messo alla prova, temprato, reso più umani.</p>
<p>È tramite il <em>dor</em> che le cose materiali e spirituali del passato tornano a noi rivestite di un “supplemento d’anima” (per dirla alla Cioran). Ma la voce <em>dor</em> ha molti altri significati: è il sentimento di un perenne spaesamento, è esondazione del proprio dolore verso il mondo, è attaccamento verso qualcosa di perduto, è nostalgia o afflizione per l’assenza di una persona, per la lontananza dal proprio villaggio, dalla propria gente, dalla patria.</p>
<p>Penso, onestamente, che non avrei mai indagato la conoscenza di questa e altre perle della cultura romena, se non avessi tanto a cuore la Romania. In tale processo, hanno rivestito una parte rilevante le mie prime amiche romene, che qui intendo ringraziare e omaggiare.</p>
<p>In esse ho trovato sempre qualcosa di fraterno: sono felicemente romene e felicemente legate all’Italia. Ovviamente diverse fra di loro, è un comprensibile <em>dor de ţară</em> ad accomunarle: amano la propria terra di un sano patriottismo, e sono orgogliose di poterne diffondere i valori, la cultura, la spiritualità, la bellezza. Sono tutte donne del fare: abitano il presente, e invece di perdersi nel mare delle contraddizioni nostrane si sono concentrate sulle conquiste e le qualità che condividiamo, operazione che gli italiani non avrebbero saputo fare meglio.</p>
<p>Valentina è stata la prima a parlarmi di un fenomeno di cui ignoravo la portata: «Eravamo geto-daci, un ceppo dei Traci. I romani conquistano le nostre terre, poi, dopo 165 anni, si ritirano. Arrivano goti, unni, avari, slavi, magiari, sassoni, mongoli, turchi, ma noi parliamo ancora latino!». Valentina non ha mai amato pubblicità e onori; a contare, per lei, è l’etica e la professionalità del lavoro. Venticinque anni di insegnamento nell’Università Statale di Milano, dieci anni di impegno quotidiano per il massimo dizionario nelle nostre lingue, e due eccezionali grammatiche per lo studio del romeno. Sin dal nostro primo contatto, non abbiamo mai smesso di scambiare conversazioni intessute delle più varie riflessioni, curiosità, notizie, aneddoti sul mondo culturale della Romania.</p>
<p>Luiza mi immerse in un istante nel mondo del villaggio romeno, inviandomi il brano di un’intervista al critico letterario Dan C. Mihăilescu: «Tutto quello che non possiede la marca dello spirituale, della normalità e della fede, non vincerà. Per quel che riguarda noi, i romeni, questo vale ancora di più, perché non dimentichiamolo, la prima domanda che il contadino romeno ti faceva quando ti incontrava sulle stradine del paese, per identificarti, era: “Al cui eşti tu?” Non possiamo spezzare definitivamente le nostre radici cristiane e romene. Sono convinto che sarà sempre così. Il paese romeno non morirà, non importa quanto siamo tentati a pensarlo oggi, considerando quanto sia assalito dalla volgarizzazione. C’è una santa caparbietà nelle persone che non lasciano morire il paese».</p>
<p>Di Violeta vorrei ricordare, anzitutto, il gesto che ha segnato l’inizio della nostra amicizia. Quando le scrissi per dirle che volevo acquistare <em>I principi della Corte-Antica</em>, lo straordinario capolavoro di Mateiu Ion Caragiale, mi fornì tutti i dettagli, poi, nel pacco inviatomi, inserì gratuitamente altri due volumi, <em>Andiamo in Romania</em> (splendida introduzione al patrimonio culturale, storico e paesaggistico romeno) e <em>Tra oblio e memoria</em> (intensa testimonianza della condizione carceraria, ad opera di Micaela Ghiţescu). Violeta è una persona riservata, sobria, misurata, caratteristiche che non le hanno impedito di realizzare le più concrete ed encomiabili iniziative a favore della conoscenza della cultura romena.</p>
<p>Ad Afrodita mi rivolsi per la prima volta inviandole il commento al <em>Jurnalul fericirii</em> di Steinhardt. Dopo aver risposto che era contenta di pubblicarlo, mi invitò subito a continuare la collaborazione con <em>Orizzonti culturali italo-romeni</em>, la rivista bilingue che ha fondato e tuttora dirige, e che è assurta a un assoluto rilievo nel panorama letterario dei nostri Paesi.</p>
<p>Adina ha tradotto gratuitamente, e in modo eccellente, il mio romanzo dedicato a una badante; inoltre, mi ha avvicinato al cinema romeno e all’artista che ha affermato «essere romeno è una meraviglia del mondo». È Dan Puric, l’attore e mimo che fa della resistenza la massima virtù del popolo romeno, che parla della fierezza derivante dalla comune base etnica, linguistica e religiosa, che ha commemorato più volte i martiri ed eroi imprigionati, torturati e uccisi nelle carceri comuniste.</p>
<p>Quanto a Tatiana, la sua cifra umana si riassume in una parola e in un comportamento assai raro: generosità. La donna più munifica che io abbia conosciuto è moldova, aggettivo di nazionalità che per lei equivale a “romena”. La difficile, ma non impossibile riunificazione, o meglio l’unificazione europea, avviene tutti i giorni a casa sua, dove se arriva un ospite inatteso nessuno si scompone, perché la generosità della padrona di casa ha contagiato tutta la famiglia. Tatiana organizza incontri culturali, e si fa in quattro pur di non mancare una riunione letteraria o sociale, alle quali partecipa recando sorrisi, conoscenza e il pane caldo che prepara mentre studia o accudisce alla sua allegra tribù.</p>
<p>Gabriella mi ha aperto le porte dell’Accademia di Romania e dato molti utili consigli nello studio della cultura romena.</p>
<p>Elena &#8211; capace di coniugare l’umiltà con l’importante e delicata responsabilità di Presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia &#8211; mi ha aiutato più volte, e mi ha “lanciato” sulle pagine della <em>Gazeta Românească</em>.</p>
<p>Doina; quando le chiesi notizie sulla cucina moldava, in modo che potessi parlarne con cognizione di causa nel romanzo che stavo scrivendo, rispose così: «Armando, non sai quale emozione mi procuri quando mi chiedi di aiutarti in questo modo, “obbligando” me stessa a cercare significati che la vita nasconde proprio in virtù della loro scontata evidenza. Mi hai detto che nel tuo romanzo parlerai di uno dei più tipici dolci romeni, la plăcintă, che ha conservato non solo l’etimo, ma anche l’antica ricetta della “placenta” del tempo dei romani. Ma la tua eroina è nata in Moldavia, dove le plăcinte vengono chiamate “poale-n brâu”. Le “poale” si riferiscono alla parte sporgente del vestito lungo (o del grembiule tradizionale, chiamato <em>catrintza</em>) che le donne moldave vestivano. Quando dovevano cucinare, per essere più agili nei movimenti sollevavano le maniche dei vestiti e anche gli angoli, i lembi delle <em>catrintze</em> (quindi le “poale”) e le piegavano all’altezza della cintola (appunto, nel “brâu”). Quindi, è dal gesto che facevano le nostre brave massaie che deriva il nome “poale-n brâu”».</p>
<p>Le mie brave amiche romene, quelle che ho nominato e molte altre; sono state loro a permettermi di familiarizzare con la Romania prima ancora che ne facessi esperienza diretta.</p>
<p>A tutte queste persone esprimo la mia sincera riconoscenza, perché hanno contribuito a rendere più bella e ricca la mia esistenza. Penso spesso a quanto di buono abbiamo fatto e continuiamo a fare insieme, e provo esattamente <em>quello stato d’animo, </em>un piacere misto al dolore per il tempo andato, un sentimento che mi fa sentire ancor più solidale con la terra romena, la sua storia, il suo popolo, e che mi conforta nel malinconico autunno della mia vita.</p>
<p><strong>Foto. Vasile Nicoara</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gala Lirica a Craiova dedicata al Centenario della morte del soprano Elena Teodorini (1926–2026)</title>
		<link>https://culturaromena.it/gala-lirica-a-craiova-dedicata-al-centenario-della-morte-del-soprano-elena-teodorini-1926-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 17:35:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://culturaromena.it/?p=5927</guid>

					<description><![CDATA[ Nel centenario della morte del grande soprano Elena Teodorini, l&#8217;Opera Română Craiova organizza, il 27 febbraio 2026 presso il Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221;, l&#8217;evento celebrativo PRIMA LA SCALA. In un’epoca in cui i grandi palcoscenici mondiali sembravano irraggiungibili per gli artisti provenienti da lontano, la voce di Elena Teodorini ha cambiato la storia: prima grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-path-to-node="4"><strong> Nel centenario della morte del grande soprano Elena Teodorini, l&#8217;Opera Română Craiova organizza, il 27 febbraio 2026 presso il Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221;, l&#8217;evento celebrativo PRIMA LA SCALA. In un’epoca in cui i grandi palcoscenici mondiali sembravano irraggiungibili per gli artisti provenienti da lontano, la voce di Elena Teodorini ha cambiato la storia: prima grande interprete romena a calcare il celebre palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, ha iscritto in modo indelebile il nome del suo Paese nel patrimonio della lirica europea. L&#8217;evento si terrà esattamente nel giorno in care ricorrono i 100 anni dalla scomparsa della leggendaria artista e rappresenta un solenne atto di memoria. </strong><b>Sotto la direzione musicale del maestro Bruno Nicoli, la serata riunirà pagine celebri del repertorio lirico internazionale, in un percorso artistico che evoca il cammino dalle origini craiovene fino alla consacrazione sui grandi palcoscenici mondiali. </b><strong>Cast e Direzione Artistica: Renata Vari, Mariana Bulicanu, Licia Toscano; Voice-over: Anca Țecu; Orchestra e Coro dell&#8217;Opera Română Craiova; Regia artistica: Arabela Tănase; Scenografia: Răsvan Drăgănescu</strong></h2>
<h2 data-path-to-node="4"><strong>L’evento, organizzato da Opera Română Craiova, si inserisce nel programma della Stagione 2025/2026 ed è realizzato con la prestigiosa collaborazione di: Archivio Storico Ricordi (Milano), Centro Culturale Italo-Romeno di Milano, Fondazione &#8220;Elena Teodorini&#8221;, G.R.C., Teatro Nazionale &#8220;Marin Sorescu&#8221; di Craiova. Con il sostegno del Comune di Craiova e del Consiglio Comunale. Il programma della serata proporrà un percorso simbolico — dalle origini all’affermazione, fino alla consacrazione e al trionfo — riunendo le arie celebri e i momenti orchestrali tratti dai grandi titoli del repertorio in cui la Teodorini ha brillato sulle scene mondiali. </strong><b></b><b>PRIMA LA SCALA non è solo un evento celebrativo, ma una testimonianza vivente dell’identità culturale di Craiova e della grandezza di una voce leggendaria.</b></h2>
<h2>https://www.operacraiova.ro/ro/stagiune/prima-la-scala~s471/</h2>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
