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	<title>Tradizioni | Cultura Romena</title>
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	<title>Tradizioni | Cultura Romena</title>
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	<item>
		<title>     In uscita: &#8220;Su dolci corde di silenzio. Florilegio di poesia romena&#8221;. Traduzione di Valentina Negrițescu, a cura di Armando Santarelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 15:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160;        Edizioni Rediviva è lieta di presentare, nella collana Phoenix, il volume: Su dolci corde di silenzio. Florilegio di poesia romena (Milano, 2025), 226 pagine, in edizione bilingue romeno-italiano.       La raccolta non si configura come una classica antologia: la traduttrice Valentina Negrițescu la definisce infatti un florilegio poetico, una selezione libera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>       </strong><strong>Edizioni Rediviva è lieta di presentare, nella collana Phoenix, il volume: <em>Su dolci corde di silenzio. Florilegio di poesia romena</em> (Milano, 2025), 226 pagine, in edizione bilingue romeno-italiano.</strong></h3>
<h3>      La raccolta non si configura come una classica antologia: la traduttrice Valentina Negrițescu la definisce infatti un <em>florilegio poetico</em>, una selezione libera e personale, ma animata da un profondo amore per la poesia e dal desiderio di offrire al lettore italiano l’opportunità di incontrare alcune delle voci più rappresentative della poesia romena, che propone al lettore italiano 75 liriche di 27 autori, da Vasile Alecsandri e Mihai Eminescu fino a Nichita Stănescu, Marin Sorescu e Ana Blandiana. La raccolta è impreziosita da note biografiche di Mariana Adameșteanu e Carla Caccia, che accompagnano ciascun autore con preziosi riferimenti storici e letterari, arricchendo il viaggio poetico del lettore.</h3>
<h3>      Il presente volume &#8211; <strong>come ricorda nella prefazione Harieta Topoliceanu</strong> &#8211; che prende titolo da un noto verso di Lucian Blaga (“pe coarde dulci de liniște”- “su dolci corde di silenzio”), racchiude una selezione di settantacinque liriche in versione bilingue, in originale con traduzione italiana a fronte, appartenenti a ventisette autori che ricoprono un ampio arco temporale e stilistico della tradizione lirica romena. Il percorso prende avvio da figure centrali come Vasile Alecsandri e Mihai Eminescu, considerati veri e propri pilastri fondatori della poesia nazionale romena, e si snoda attraverso le voci significative di fine Ottocento e del primo e secondo Novecento, da Alexandru Macedonski, Alexandru Vlahuță, Duiliu Zamfirescu, George Coșbuc, Dimitrie Anghel, Ștefan Octavian Iosif, fino a Tudor Arghezi, Ion Minulescu, Octavian Goga, George Bacovia, Vasile Voiculescu, George Topârceanu, Ion Pillat, Păstorel Teodoreanu, per arrivare alle tendenze pi. sperimentali e alle espressioni mature della modernità poetica, rappresentate da autori quali Ion Barbu, Ion Vinea, Lucian Blaga, Tristan Tzara, Emil Botta, Magda Isanos, Ștefan Augustin Doinaș, Nina Cassian, Nichita Stănescu, Marin Sorescu e Ana Blandiana. Il criterio che ha guidato la selezione dei testi è di natura eminentemente personale e formativa: ogni poesia è legata al percorso biografico e accademico della traduttrice, in un dialogo continuo con le voci degli autori che hanno segnato la sua esperienza di studentessa e, successivamente, di docente.</h3>
<h3>La traduttrice Valentina Negriţescu, italianista di formazione e per anni docente e lettrice di lingua romena presso l’Università degli Studi di Milano, ha affrontato questa sfida con notevole competenza filologica e con una sensibilità letteraria particolarmente acuta. Al suo fianco, Armando Santarelli, romanziere e saggista, ha contribuito con esperienza e rigore alla rifinitura delle versioni italiane, partecipando attivamente al processo di revisione e affinamento. […]</h3>
<h3><em> </em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>“Oh, anima, in quale petto canterai</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>anche tu una volta al di là dei secoli</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>su dolci corde di silenzio,</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>su un’arpa notturna &#8211; la nostalgia stroncata</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>e la gioia di vita infranta? Chi lo sa?</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>Chi lo sa?”</em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>da Silenzio di Lucian Blaga</em></h3>
<h3><em> </em></h3>
<h3></h3>
<h3>Titolo: Su dolci corde di silenzio. Florilegio di poesia romena</h3>
<h3>Traduzione di Valentina Negrițescu</h3>
<h3>A cura di Armando Santarelli</h3>
<h3>Collana Phoenix</h3>
<h3>2025 by Rediviva Edizioni, Milano</h3>
<h3><a href="http://www.rediviva.it">www.rediviva.it</a></h3>
<h3>226 pagine</h3>
<h3>In copertina: <em>Primavera</em> di Nicolae Grigorescu. Museo d’arte di Constanța</h3>
<h3>ISBN: 978-88-97908-82-1</h3>
<h3>Euro, 15 00</h3>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Colinde&#8221;, canti natalizi romeni scelti e tradotti da Ida Garzonio, edizioni Dario Memo, 1966</title>
		<link>https://culturaromena.it/colinde-canti-natalizi-romeni-scelti-e-tradotti-da-ida-garzonio-edizioni-dario-memo-1966/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 20:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Le colinde sono canti natalizi popo­lari romeni. Il nome, che sulle prime ci pare esotico e strano, è derivato dal latino calendae, nel quale le vocali, per influsso dell’antico bulgaro, hanno cambiato colorazione. Ciò sta a ricordarci che la festività natalizia anticamente coincise e a poco a poco sostituì le feste pagane del solstizio invernale. Per questo non ci si meraviglierà se accanto alle immagini tradizionali del Nata­le troveremo immagini primaverili o comunque legate alla terra, alla natura. Le colinde vengono cantate da pic­coli gruppi di fanciulli o giovani che hanno preparato nelle sagrestie delle chiese di campagna o nei fienili più isolati il loro repertorio e che la sera della vigilia si recano di casa in casa con una stella di carta trasparente illuminata all’interno da un lucignolo. Essi bus­sano alle porte o lanciano un richiamo dalla finestra e iniziano a cantare:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>INTRODUZIONE</p>
<p>Le <em>colinde</em> sono canti natalizi popo­lari romeni. Il nome, che sulle prime ci pare esotico e strano, è derivato dal latino <em>calendae</em>, nel quale le vocali, per influsso dell’antico bulgaro, hanno cambiato colorazione. Ciò sta a ricordarci che la festività natalizia anticamente coincise e a poco a poco sostituì le feste pagane del solstizio invernale. Per questo non ci si meraviglierà se accanto alle immagini tradizionali del Nata­le troveremo immagini primaverili o comunque legate alla terra, alla natura. Le <em>colinde</em> vengono cantate da pic­coli gruppi di fanciulli o giovani che hanno preparato nelle sagrestie delle chiese di campagna o nei fienili più isolati il loro repertorio e che la sera della vigilia si recano di casa in casa con una stella di carta trasparente illuminata all’interno da un lucignolo. Essi bus­sano alle porte o lanciano un richiamo dalla finestra e iniziano a cantare:</p>
<h3>Buongiorno alla Vigilia</h3>
<p><em>che è il meglio del Natale </em></p>
<p><em>che ha agnelli, maialini </em></p>
<p><em>seguiti dai bambini,</em></p>
<p><em>buona gente!</em></p>
<p><em>Dacci nocciole</em></p>
<p><em>che son più buone, </em></p>
<p><em>dacci noci</em></p>
<p><em> che son più dolci, </em></p>
<p><em>dacci mele </em></p>
<p><em>che abbiamo fame,</em></p>
<p><em>che siamo colindatori! </em></p>
<p><em>Ospite, vivi sano,</em></p>
<p><em>e riempici la bisaccia di cibi, </em></p>
<p><em>salute padroncina, </em></p>
<p><em>riempici la sacca, </em></p>
<p><em>dacci il pane consacrato,</em></p>
<p><em>per mondarci la bocca. </em></p>
<p><em>Vi auguriamo come si usa </em></p>
<p><em>botte piena di cavoli, </em></p>
<p><em>e un vaso di acquavite </em></p>
<p><em>che scivola in gola!</em></p>
<p><em>Quanti chiodi tengono insieme la casa </em></p>
<p><em>tanti zecchini vi vengan sulla tavola! </em></p>
<p><em>E rallegratevi</em></p>
<p><em>e invitate anche noi!</em></p>
<p>In dono ricevono non solo frutta secca, ma anche ciambelle e dolciumi appo­sitamente confezionati dalle massaie. E come i gruppetti fanno a gara a cantare bene così le donne di casa gareggiano nell’arte culinaria e nella prodigalità. I “colindatori” più bravi si cimentano in canti più lunghi e nelle melodie più difficili, cantano a una voce divisi in due gruppi a strofe alterne, fanno del loro meglio per meritarsi i doni e le lodi degli ospiti.</p>
<p>Il   repertorio raccolto in questi ultimi centocinquant’anni è vasto e ricchissimo sia per i contenuti che per le melodie. Il musicista ungherese Béla Bartòk che fece più di un viaggio di studi in Romania (soprattutto nelle zone confinanti con l’Ungheria) e che raccolse preziosissimo materiale di ogni genere, ritenne tanto interessanti le <em>colinde</em> da lui incise e trascritte nel 1913 che ne fece un volume con uno studio introduttivo che pubblicò in tedesco a Vienna nel 1935.</p>
<p>Per quanto riguarda il contenuto le <em>colinde</em> ci presentano aspetti tanto ete­rogenei e difformi da lasciarci al primo momento disorientati. Non sempre ade­riscono, come i canti natalizi occiden­tali, al tema della Natività. Si va dalle peripezie della Vergine prima di giun­gere alla grotta, al canto di alleluia per la nascita di Gesù, al compianto di Maria per la Crocifissione; dalle leggende dei Santi alla storia di Adamo e da argo­menti tratti dagli apocrifi a elementi più propriamente pagani o di interesse so­ciale. Vi sono <em>colinde </em>in cui non è fatto neppure cenno alla Natività e si parla invece della lotta tra il leone ed altri animali, della favola del sole che si è innamorato della luna e vuole sposarla. Né mancano <em>colinde</em> nelle quali la na­tura con i suoi spettacoli è la vera pro­tagonista.</p>
<p>A volte la leggenda di un santo, la parola dell’apocrifo e l’elemento profano tratto dalla favolistica si fondono dan­doci un canto ricco di motivi e complesso, non di rado difficile da decifrare. Spesso la <em>colinda</em> è preceduta dalla dedica e si conclude con gli auguri; in alcuni casi gli auguri, come abbiamo visto, vengono fatti in un canto introduttivo.</p>
<p>Alcuni testi sono altamente poetici per la bellezza delle immagini, per l’origi­nalità dell’intuizione, per il vigore espres­sivo. E tutti conservano una freschezza che deriva loro da una semplice rappre­sentazione delle cose e dei fatti nel loro valore essenziale senza complicazioni e sovrastrutture. Il loro fascino consiste nel fatto che trattano i temi più alti con tanta familiarità da ridurli ad una di­mensione domestica senza per altro spo­gliarli della loro dignità.</p>
<p>&#8211; <strong>1 &#8211;</strong></p>
<p>Alzatevi grandi boiari!</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>Alzatevi contadini e aratori!</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>Che vengono a voi i colindatori</p>
<p>la notte, prima dei galli cantori,</p>
<p>e vi portano il Signore</p>
<p>che vi purghi da ogni errore.</p>
<p>Un Signore appena nato</p>
<p>tutto di fiori di giglio ornato,</p>
<p>Il Signore Iddio vero</p>
<p>sole di raggi risplendente.</p>
<p>Alzatevi grandi boiari!</p>
<p>Alzatevi contadini e aratori!</p>
<p>Che nel cielo si è levata</p>
<p>una stella di re dorata,</p>
<p>stella cometa scintillante</p>
<p>che porta gioia alle genti.</p>
<p>Ecco il mondo che fiorisce</p>
<p>ecco la terra ringiovanisce.</p>
<p>Cantan nel bosco le tortorelle</p>
<p>alla finestra le rondinelle</p>
<p>e un colombo bello e splendente</p>
<p>è venuto a voi da ponente</p>
<p>bianco fiore vi ha portato</p>
<p>e sul cuscino ve l’ha lasciato.</p>
<p>Egli vi augura che viviate</p>
<p>e per molti anni vi rallegriate,</p>
<p>e come gli alberi rifioriate</p>
<p>e come quelli fruttifichiate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 2 &#8211;</strong></p>
<p>Voi luci dell’alba,</p>
<p>perchè già spuntate?</p>
<p>Il gallo non ha cantato</p>
<p>il prete non ha suonato.</p>
<p>Voi luci dell’alba!</p>
<p>I giovani non han terminato</p>
<p>di cantare il Natale,</p>
<p>e noi ancora vaghiamo,</p>
<p>di paese in paese</p>
<p>per mezzo mondo.</p>
<p>Voi luci dell’alba!</p>
<p>Che abbiamo veduto</p>
<p>sopra quegli alti monti</p>
<p>due aquile grigie:</p>
<p>le ali sbattevano,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>E perché le sbattevano?</p>
<p>Per una mela d’oro,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>Noi abbiamo veduto</p>
<p>due aquile grigie</p>
<p>che si azzuffavano.</p>
<p>Perché si azzuffavano?</p>
<p>Per raggi d’oro,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 3 &#8211;</strong></p>
<p>Da quando il Signore è nato</p>
<p>e il mondo è stato creato</p>
<p>e il cielo si è innalzato</p>
<p>Dio con splendore l’ha adornato</p>
<p>tutto di stelle</p>
<p>piccole e belle</p>
<p>e una corona fra quelle,</p>
<p>raggi, Signore, fra le stelle.</p>
<p>Nel giardino dorato</p>
<p>c’è una scala</p>
<p>tutta di cera</p>
<p>e il Signore vi discende</p>
<p>di quando in quando</p>
<p>alle feste solenni,</p>
<p>chierichetti gli fanno ala</p>
<p>e in mano tengon messali</p>
<p>e del Signore le glorie cantano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 4 &#8211;</strong></p>
<p>Nel mezzo del cielo,</p>
<p>bianchi fiori di melo,</p>
<p>c’è un albero celeste,</p>
<p>ai lembi carico di frutti</p>
<p>al centro colorato</p>
<p>sulla cima dorato.</p>
<p>Ma là chi ci sta?</p>
<p>Stanno quattro rondinelle</p>
<p>e tessono le luci;</p>
<p>luci bianche come cera</p>
<p>per illuminare la terra!</p>
<p>Molta strada ho percorso,</p>
<p>sempre strada di nove giorni</p>
<p>l’ho percorsa in due giorni!</p>
<p>che il mio cavallo ho fiaccato</p>
<p>portando il Santo Signore.</p>
<p>Al fiume Giordano</p>
<p>alla corte di Adamo,</p>
<p>son venute quattro colombelle</p>
<p>con voce di ragazzi:</p>
<p>— Levati, levati nostro Signore</p>
<p>e fa’ alzare le serve</p>
<p>a scopare le stanze</p>
<p>a stender le mense</p>
<p>a riempire i bicchieri,</p>
<p>con la punta delle trecce,</p>
<p>coi lembi delle gonne,</p>
<p>quanta polvere scoperanno</p>
<p>in mare la getteranno;</p>
<p>il mare diventa più grande,</p>
<p>vediamo che cosa hanno ammucchiato:</p>
<p>han raccolto due buoi scuri</p>
<p>con le corna tutte d’oro!</p>
<p>E sulla cima delle corna</p>
<p>piccola culla di sicomoro,</p>
<p>e nella culla chi è coricato?</p>
<p>Il figlio della Madonna fasciato</p>
<p>con fascia di seta</p>
<p>tessuta da una principessa.</p>
<p>Passate, Re Magi, e riposate.</p>
<p>— Non siam venuti a riposare,</p>
<p>ma siam venuti a raccontare</p>
<p>dove sulla terra</p>
<p>è nato il Figlio Santo?</p>
<p>Nel giardino coi fiori bianchi</p>
<p>con una mano coglieva fiori</p>
<p>con l’altra faceva mazzi</p>
<p>e li portava ai boiari al villaggio.</p>
<p>Chi ascolta la colinda</p>
<p>che Dio 1o benedica</p>
<p>e tutti coi loro ospiti</p>
<p>che Dio li benedica;</p>
<p>e benedica anche me,</p>
<p>forse vi ho ben cantato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 5 &#8211;</strong></p>
<p>Al tronco del pero</p>
<p>Alleluia al Signore!</p>
<p>brilla una stella,</p>
<p>ma sotto il pero c’è un letto d’abete</p>
<p>da molti artefici lavorato,</p>
<p>al fondo con tuoni,</p>
<p>ai sostegni con fulmini,</p>
<p>le frange con cera santa,</p>
<p>fusa e attorcigliata.</p>
<p>E nel letto chi è coricato</p>
<p>e giace meraviglioso</p>
<p>e dorme un sonno greve?</p>
<p>È coricato un Dio!</p>
<p>piccino e grazioso</p>
<p>e col viso leggiadro</p>
<p>fasciato da una regina</p>
<p>con fasce di seta.</p>
<p>La cuffia è di cotone</p>
<p>con tre fiori sulla cuffia</p>
<p>uno è il fiore di mirra</p>
<p>l’altro è la vite del vino</p>
<p>uno è la spiga di grano.</p>
<p>Ed ecco vennero le rondinelle</p>
<p>brunette, belle,</p>
<p>sempre cantarono, svolazzarono,</p>
<p>ma il figlio non svegliarono.</p>
<p>Le rondinelle volarono,</p>
<p>sul mare si abbandonarono</p>
<p>e tutte raccolsero</p>
<p>goccioline sulle ali,</p>
<p>pietruzze sulle penne,</p>
<p>e quando vennero al figlio</p>
<p>con le ali lo spruzzarono</p>
<p>con le pietre lo colpirono!</p>
<p>Il Figlio santo si destò</p>
<p>e allora le maledisse:</p>
<p>“Rondinella fatti il nido</p>
<p>nel luogo peggiore;</p>
<p>sul solaio dei poveri,</p>
<p>alla trave della grondaia,</p>
<p>che lo tormenti il fumo</p>
<p>come i ragazzi i pensieri</p>
<p>i pensieri di sposare</p>
<p>ragazze da maritare!”</p>
<p>La dedichiamo alla salute!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 6 &#8211;</strong></p>
<p>Sotto i lembi del cielo</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>all’ombra della nube,</p>
<p>una superba mensa è imbandita</p>
<p>sull’erba rinverdita.</p>
<p>Ma alla mensa chi siede?</p>
<p>Dio, che tutto vede;</p>
<p>e Natale</p>
<p>il vecchio,</p>
<p>e Giovanni</p>
<p>San Giovanni,</p>
<p>ed Elia</p>
<p>Sant’Elia,</p>
<p>e tutti i santi insieme</p>
<p>si trovavano in allegria;</p>
<p>e bevevano e brindavano</p>
<p>e bellamente si rallegravano.</p>
<p>Ma quando gettavano gli occhi</p>
<p>di lontano vedevano</p>
<p>l’Arcangelo Michele</p>
<p>che veniva con gran schiera</p>
<p>veloce correndo</p>
<p>su un cavallo schiumante</p>
<p>e a Dio si inginocchiava.</p>
<p>Quando a lui si avvicinava,</p>
<p>così gli diceva:</p>
<p>&#8211; Bevi Signore, ti rallegri</p>
<p>e con tutti i santi parli,</p>
<p>con i diavoli mi son battuto</p>
<p>e nella lotta son caduto,</p>
<p>che il santo cielo ho perduto.</p>
<p>San Pietro si è addormentato</p>
<p>i  diavoli la chiave gli han rubato</p>
<p>e nel cielo sono entrati</p>
<p>e tutto l’han depredato.</p>
<p>Han preso la luna</p>
<p>e la luce,</p>
<p>e l’alba e i raggi,</p>
<p>e le stelle e il sole,</p>
<p>quello stocco da giudizio</p>
<p>che giudica tutto il mondo;</p>
<p>tutto in braccio han caricato</p>
<p>e nell’inferno l’han posto.</p>
<p>Il cielo tutto s’abbuiò</p>
<p>e nell’inferno forte s’illuminò.</p>
<p>Il cielo piangeva</p>
<p>e l’inferno rideva.</p>
<p>Dammi Giovanni ed Elia</p>
<p>in aiuto, Signore,</p>
<p>per scacciarli dal cielo</p>
<p>e ficcarli nell’inferno</p>
<p>e prendere indietro</p>
<p>le cose che han rapito</p>
<p>e nell’inferno han sistemato.</p>
<p>Ha preso Giovanni a battezzare</p>
<p>ed Elia a tuonare</p>
<p>a tuonare e folgorare</p>
<p>e i diavoli a disperdere.</p>
<p>Giovanni girava battezzando</p>
<p>Elia li disperdeva tuonando,</p>
<p>in tutto il cielo si volgeva</p>
<p>che giusto all’inferno arrivava,</p>
<p>prese la luna</p>
<p>e la luce,</p>
<p>e l’alba e i raggi,</p>
<p>e le stelle e il sole,</p>
<p>quello stocco da giudizio</p>
<p>che giudica tutto il mondo,</p>
<p>tutti nelle braccia li prese</p>
<p>e in cielo li ripose.</p>
<p>Bello il cielo brillava</p>
<p>cupo nell’inferno si abbuiava.</p>
<p>Il cielo rideva</p>
<p>e l’inferno piangeva.</p>
<p>Ospite stammi sano</p>
<p>e in grazia di Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 7 &#8211;</strong></p>
<p>La vita dell’uomo</p>
<p>il fiore di campo!</p>
<p>Quanti fiori son sulla terra</p>
<p>tutti vanno alla tomba;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma il fiore di ranuncolo</p>
<p>sta alla porta del paradiso</p>
<p>a giudicare i fiori,</p>
<p>che han fatto dei profumi?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mostra etnografica romena &#8220;femminilità e decorazione&#8221;</title>
		<link>https://culturaromena.it/mostra-etnografica-romena-femminilita-e-decorazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 09:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività CCIR]]></category>
		<category><![CDATA[Calendario culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle collezioni del Museo Nazionale del Villaggio “Dimitrie Gusti” di Bucarest, al MUDEC di Milano]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Festa del Mărţişor, presso lo Spazio delle Culture del MUDEC – Museo delle Culture di Milano, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il Museo Nazionale del Villaggio “Dimitrie Gusti” di Bucarest, il MUDEC, in collaborazione con il Forum della Città Mondo e l’Associazione Città Mondo, in partenariato con il Centro Culturale Italo–Romeno di Milano e il Consolato Generale di Romania a Milano, organizzano la mostra etnografica romena “Femminilità e Decorazione”.</p>
<p>«Per i romeni il primo giorno di marzo è il sinonimo della festa del Mărţişor (diminutivo di “martie” – marzo). Il mărţişor, simbolo della primavera, si confeziona con dei fili bianchi e rossi, di cotone o seta, intrecciati in un cordoncino che si lega a forma di otto. A questo cordoncino si appende un ciondolo portafortuna che può assumere diverse forme simboliche (un tempo monetine d’oro o d’argento, ma anche fili di erba, germogli o fiori; oggi fiori, animaletti, cuoricini, ecc.). Le tradizioni popolari dicono che chi indossa il “mărţisor” sarà fortunato e in salute per tutto l’anno. Oggi l’usanza consiste nel donare questo ciondolino con il suo fiocco bianco e rosso a tutte le donne, dalle nipoti alle nonne, come augurio di buona fortuna, amore e di buon inizio di primavera».</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/CHg1Dr6QQvw" width="853" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La mostra presenta una selezione dei più belli e rappresentativi oggetti di patrimonio provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale del Villaggio “Dimitrie Gusti” di Bucarest, e metterà in luce la creatività e la cura con cui ogni donna adorna la sua casa e se stessa: abiti tradizionali provenienti da varie regioni della Romania, copricapi, sciarpe, alcuni pezzi di arredo, tessuti e ornamenti.</p>
<p>L’originalità degli oggetti esposti e l’armonia cromatica del vestiario sono completate dalla bellezza delle pettinature in voga nelle varie regioni della Romania e dei gioielli utilizzati per realizzarle.</p>
<p>Realizzata con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, la mostra sarà aperta presso lo Spazio delle Culture del MUDEC, nel periodo 28 febbraio–24 marzo 2016, da giovedì a domenica.</p>
<p>Responsabile del progetto: MIHAI STAN Tel.: +39 041 52 42 309; e-mail: <a href="mailto:mihai.stan@icr.ro" target="_blank">mihai.stan@icr.ro</a></p>
<p style="text-align: center;">Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia</p>
<p style="text-align: center;"><strong>INAUGURAZIONE MOSTRA: ORE 18:00 PRESSO MUDEC, VIA TORTONA 56, MILANO</strong></p>
<div>
<div style="text-align: center;"><strong>MOSTRA APERTA DAL 27 FEBBRAIO AL 13 MARZO 2016</strong></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/mostrafemminilita-2.png.png" rel="attachment wp-att-1350"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1350" src="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/mostrafemminilita-2.png.png" alt="mostrafemminilita-2.png" width="375" height="500" /></a></p>
<p><a href="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR.jpg" rel="attachment wp-att-1349"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1349" src="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-600x571.jpg" alt="MARTISOR" width="600" height="571" srcset="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-600x571.jpg 600w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-768x731.jpg 768w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-1024x974.jpg 1024w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-30x30.jpg 30w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-970x923.jpg 970w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR-468x445.jpg 468w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/MARTISOR.jpg 1746w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a> <a href="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/mostrafemminilita-1.png.png" rel="attachment wp-att-1348"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1348" src="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2016/02/mostrafemminilita-1.png.png" alt="mostrafemminilita-1.png" width="375" height="500" /></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Natale Romeno</title>
		<link>https://culturaromena.it/natale-romeno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 17:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Natale, che è l’evento più grande dopo la creazione del mondo, è vissuto in Romania con tanta gioia e tenerezza. Per noi romeni, come osservava il grande storico delle religioni Mircea Eliade, il tempo della festa è diverso dal tempo quotidiano. Cominciando con la festa di San Nicola e fino all’Epifania, il tempo profano diventa tempo sacro...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Da un’intervista rilasciata da<br />
padre Mihai alla trasmissione della RSI<br />
“Piattoforte in salsa Rete Uno”</p>
<p><em><strong>Come si vive la festa del Natale in Romania? Quali sono i cibi più caratteristici.</strong></em></p>
<p>Il Natale, che è l’evento più grande dopo la creazione del mondo, è vissuto in Romania con tanta gioia e tenerezza. Per noi romeni, come osservava il grande storico delle religioni Mircea Eliade, il tempo della festa è totalmente diverso dal tempo quotidiano. Cominciando con la festa di San Nicola e fino all’Epifania, il tempo profano diventa tempo sacro, il che cambia radicalmente la percezione dell’uomo sulla realtà, e anche il cibo acquisisce valenze profondamente spirituali. Cosi, l’uomo nel mondo tradizionale, cucina e prepara il cibo, e mangia, compiendo alcuni riti ancestrali che soddisfano più le necessità dell’anima che quelle del corpo.</p>
<p>Il primo atto si svolge il 20 dicembre, festa di Ignat, una festa paleocristiana del sole sulla quale si è sovrapposta la festa di sant’Ignatie Teoforul (Ignazio Teoforo). In questo giorno, allo spuntar del sole, si fa la mazza del maiale, come sacrificio dal quale il dio Sole, in agonia nelle vicinanze del solstizio d’inverno, riprendeva forza per risalire in alto e schiacciare il buio del mondo. Per questo sopra il maiale sacrificato è acceso un grande fuoco di paglia di grano. Questo rituale ha anche la funzione di purificare il tempo e lo spazio, e anche di predizione del futuro, perché si valuta la lunghezza dell’inverno sulla base della lunghezza della milza del maiale. Si tratta certo di una sopravvivenza pagana, ma il cui simbolismo è molto simile a quello del Natale cristiano. E poi, soprattutto, questo rituale ha i la funzione di creare comunione tra gli uomini: nella cosiddetta cina porcului, cioè la cena del maiale, i piatti preparati vengono consumati insieme ai vicini di casa.<br />
Nella concezione dei romeni, nel periodo di Natale e di capodanno il tempo si rinnova. A rappresentarlo c’è un personaggio chiamato Turca che alla vigilia di Natale va in tutte le case accompagnato da musicisti con violini e altri strumenti. Lo impersona un giovane con un travestimento costituito da un panno multicolore, da un becco di uccello e corna di cervo. Il giovane batte il becco al ritmo della musica e fa degli scherzi per far ridere i presenti. A un certo punto la Turca cade, come se morisse, ma poi si rialza, risuscita, simboleggiando l’inizio di un nuovo tempo ricco di luce e speranza.<br />
Questa tradizione precristiana è stata santificata e illuminata dalla nascita di Cristo che ha rinnovato l’intera esistenza, incluso il tempo, istituendo la prospettiva di un cielo nuovo e di una terra nuova. È interessante che la Chiesa non abbia abolito quest’usanza, come anche quella della festa di Ignat, considerate una base culturale su cui poteva innestarsi, completandola, la verità di Cristo.</p>
<p>La comunione è favorita anche da un alto cibo che non manca mai per la festa di Natale: cozonacul («il cozonac»), un panettone che viene offerto ai gruppi che vanno nelle case a cantare le colinde, i canti natalizi. Questo dolce con la sua forma rotonda rinvia alla forma del sole (anche gli altri cibi offerti tradizionalmente ai cantori, noci e mele, sono rotondi), è ornato con motivi simbolici: la croce, il sole e la luna ecc., e simboleggia in modo chiaro il nostro Signore Gesù Cristo, come dice anche l’augurio che chi va a cantare i canti natalizi rivolge al padrone di casa: «Ti auguriamo salute, anfitrione (sa fii gazda sanatoasa), che ricompensi il nostro canto con un cozonac bello come il volto di Cristo».</p>
<p>Tutti quelli che mangiano il cozonac entrano in comunione gli uni con gli altri e con il Signore. Degno di nota è il fatto che in alcuni parti della Romania si prepari un cozonac a forma di mano, che ricorda il miracolo che la Madre di Dio ha compiuto guarendo le mani della moglie di Mos Craciun, Babbo Natale. La leggenda racconta che Babbo Natale era cattivo, tanto da tagliare le mani della moglie che, senza il suo permesso, aveva ospitato nella sua casa Maria e Giuseppe. Maria le ha riattaccato le mani e Craciun, vedendo il miracolo, si è convertito, divenendo un uomo buono e generoso.<br />
Oltre al cozonac, si cucinano insieme sarmale (involtini con carne, riso e spezie), piftia (gelatina), paté e ciorba (zuppa). Si beve naturalmente vino, che come il cozonac è investito di un simbolismo “eucaristico” e rappresenta il sangue del Signore, il riversarsi della luce e della gioia nell’incontro con il sacro. Esso unisce i cuori e apre le porte del perdono e della pace tra gli uomini e con il Creatore. Brindando si dice: «Dio ci aiuti» o «Facciamo la pace». Per qualche giorno si dimenticano problemi e preoccupazioni, si vive con la gioia e lo stupore dei pastori del Natale.</p>
<p><a href="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2015/12/colindatori.jpg" rel="attachment wp-att-1199"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1199" src="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-600x400.jpg" alt="colindatori" width="600" height="400" srcset="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-600x400.jpg 600w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-768x512.jpg 768w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-1024x682.jpg 1024w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-82x54.jpg 82w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-463x310.jpg 463w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-970x646.jpg 970w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori-468x312.jpg 468w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2015/12/colindatori.jpg 1100w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><em><strong>Ci parli delle colinde.</strong></em></p>
<p>Colindele («le colinde»), dicevamo, sono i canti natalizi. La Romania, come sottolineano i folcloristi, ha conservato centinaia e centinaia di canti, un patrimonio molto più ricco di quello della maggior parte degli altri paesi europei. La parola colinda viene da colo, una parola dello slavonico, la lingua slava antica, che vuol dire cerchio ed è la radice anche di cozonac. Si riflette qui l’idea, assai diffusa nelle culture umane, che ciò che è circoscritto in un cerchio è protetto da qualsiasi influenza maligna.</p>
<p>Cantare le colinde è la più antica e diffusa tradizione romena. Dal 24 dicembre sera fino al mattino, nei villaggi, ma anche, ancora, nelle città, risuonano i canti natalizi per le strade e nelle case, che nella notte del Natale devono rimanere aperte. Si comincia la preparazione dei canti il 15 novembre, l’inizio dell’Avvento per la Chiesa Ortodossa. I cantori iniziano a cantare nella casa del prete, poi nelle case dei familiari e in quelle in cui si sono ragazze che vogliono sposarsi.<br />
Alcune colinde sono di origine pagana, ma come i riti di cui abbiamo parlato prima sono state cristianizzate, o vengono interpretate in chiave cristiana. Sono rimaste le linee melodiche, ma è stato cambiato il testo. Questi canti hanno un carattere lirico e spesso sono adattati dai cantori alla situazione dei presenti. I canti propriamente cristiani hanno origine letteraria e si riferiscono esplicitamente a Gesù. In ogni caso, le colinde annunciano la nascita di Cristo e portano gioia, luce e benedizione celeste nelle case e nelle anime degli uomini.<br />
La saggezza popolare crede che tra Natale e l’Epifania i cieli siano aperti, e che il mondo terrestre e quello celeste comunichino anche tramite questi canti natalizi. Dal punto di vista teologico cielo e terra sono le due componenti della Chiesa di Cristo: la Chiesa militante sulla terra e la Chiesa trionfante dei santi in cielo. Questo rapporto tra i vivi e i morti, che per la fede sono altrettanto vivi di chi è ancora sulla terra, si manifesta anche nelle maschere che i cantori indossano talvolta in alcuni luoghi della Romania.</p>
<p>I cantori mascherati raffigurano infatti coloro che ci hanno lasciato ma che in questi giorni in cui il cielo è aperto tornano per celebrare la festa insieme ai loro cari. In questo contesto, il canto diviene un ponte tra i due mondi e una prefigurazione del regno che verrà, dove tutti saremo in festa con lo Sposo Celeste. I canti natalizi ci fanno passare insomma al di là del quotidiano, in un quadro atemporale, vicini all’eternità.</p>
<p>Vorrei far notare che questi riti e simboli sono vissuti dai partecipanti con una profonda partecipazione psicologica che in paesi più secolarizzati non esiste più. Noi non commemoriamo la nascita di Cristo, ma la viviamo nelle nostre anime assieme ai pastori, agli angeli e ai re magi.</p>
<p><em><strong>Che altre usanze natalizie ci sono in Romania?</strong></em></p>
<p>Da Natale e fino all’Epifania, i bambini vanno in giro con la steua, la stella. Si tratta naturalmente della stella che ha guidato i Magi alla grotta della Natività, che è un simbolo della luce spirituale e di Cristo stesso.</p>
<p>Non manca l’albero. Anche l’albero è un simbolo precristiano di fertilità, fortuna, lunga vita e prosperità, e in Romania si utilizzano alberi nei battesimi, nei matrimoni, nei funerali. Ma l’albero di Natale è il più importante e lo si fa riccamente addobbato e il più grande possibile. Lo stesso significato hanno i rami di abete usati per decorare la casa.</p>
<p>Si può poi ricordare che in molti luoghi alla vigilia di Natale si restituisce ciò che è si è avuto in prestito e si gettano chicchi di mais augurandosi un buon raccolto agricolo, e ancora che nel Banat, una regione a ovest del paese, il fuoco deve essere tenuto acceso tutta la notte affinché il nuovo anno sia luminoso e felice. Nella stessa regione si preparano doni per Babbo Natale e anche fieno e cereali per il suo cavallo.</p>
<p><em><strong>E a Gesù non si offrono doni?</strong></em></p>
<p>Fra le tante leggende fiorite sul racconto di Natale c’è n’è una che parla di un giovane pastore che è arrivato alla grotta a mani vuote, senza portare un dono. Volevano allontanarlo ma Maria lo fece rimanere dicendo che aveva portato il dono più bello: lo stupore. È questo il dono dei molti romeni, insieme alla gioia e alle colinde. Non posso però non notare come anche in Romania, soprattutto nelle grandi città contaminate sempre di più dal secolarismo occidentale, si stia perdendo il vero senso del Natale, diventato troppo commerciale.</p>
<p><em><strong>Che augurio vuole fare ai nostri ascoltatori per questo Natale?</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Più importante dei regali è ricordarsi che Cristo vuole nascere nelle nostre anime. Non è mai stanco di nascere tra gli uomini affinché gli uomini rinascano in lui. Auguro a tutti gli ascoltatori e a me, che il nostro cuore diventi per questo Natale e nel nuovo anno una Betlemme calda e accogliente dove possa nascere di nuovo Gesù. Adorando il bambino Gesù, Dio fatto uomo, veniamo presi dalla nostalgia della bellezza divina che un tempo l’umanità possedeva. Che attraverso questa nostalgia Dio ci dia la forza di diventare “filocali”, amanti e cercatori della vera bellezza!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Al termine dell’intervista padre Mihai ha completato il suo augurio agli ascoltatori cantando un canto natalizio molto conosciuto in Romania: «Oggi è nato Cristo, Messia, volto di luce! Lodate, cantate e rallegratevi!»</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>50° anniversario del Museo ASTRA di Sibiu</title>
		<link>https://culturaromena.it/50-anni-anniversario-il-museo-astra-di-sibiu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 14:26:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[La principale attrattiva di Sibiu, capoluogo dell’omonima provincia della Romania centrale, è rappresentata dalla collezione all’aria aperta del Museo della Civiltà Popolare Internazionale “Astra”, che colleziona 400 abitazioni tradizionali, mulini e chiese provenienti da diverse zone del paese]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0.14in;" align="JUSTIFY">50 anni dall’inaugurazione del grande Museo della Civiltà Popolare Internazionale “Astra” di Sibiu</p>
<p>La principale attrattiva di Sibiu, capoluogo dell’omonima provincia della Romania centrale, è rappresentata dalla collezione all’aria aperta del Museo della Civiltà Popolare Internazionale “Astra”, che colleziona 400 abitazioni tradizionali, mulini e chiese provenienti da diverse zone del paese, su una superficie di 96 ettari collocati in una bella foresta intorno a un lago. Il suo fondatore, Cornel Irimie, insieme a una squadra di studiosi e etnografi, ha ideato la progettazione del più complesso museo all’aria aperta, tramite un lavoro di identificazione e recupero di monumenti di un valore inestimabile provenienti da varie zone della Romania riuscendo non con uno sforzo minore a trasferirle e conservale a Sibiu.</p>
<div id="attachment_1219" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu.jpg" rel="attachment wp-att-1219"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1219" class="size-medium wp-image-1219" src="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-600x400.jpg" alt="Muzeul ASTRA Sibiu" width="600" height="400" srcset="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-600x400.jpg 600w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-768x512.jpg 768w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu.jpg 1024w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-82x54.jpg 82w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-463x310.jpg 463w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-970x647.jpg 970w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/10/Muzeul-Satului-ASTRA-Sibiu-468x312.jpg 468w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><p id="caption-attachment-1219" class="wp-caption-text">Muzeul ASTRA Sibiu</p></div>
<p>La riserva naturale Dumbrava Sibiului (La Radura di Sibiu) vanta il più bel posto per un museo all’aperto in Romania e uno dei più importanti dell’Europa, che illustra l’intero sistema occupazionale tradizionale del territorio romeno in sei settori tematici, come i mestieri rurali, le industrie contadine e casalinghe, i trasporti, l’economia caratteristica dei villaggi, in sostanza la civiltà popolare romena preindustriale: la caccia, la pesca, l’agricoltura, la pastorizia, la pomicoltura, la viticoltura, la produzione olearia, la tessitura, la pelletteria, la lavorazione della ceramica, lo sfruttamento dei minerali, la carpenteria, la falegnameria, la realizzazione degli strumenti musicali, l’estrazione della cera, lo sfruttamento e la lavorazione della canna.</p>
<p>Una categoria speciale del patrimonio esposto nel museo è rappresentata dai mulini per cereali, che costituisce la più completa collezione di mulini del mondo, gli impianti tecnici per la lavorazione delle fibre tessili, le fornace per la ceramica, i complessi idraulici di lavorazione del legno e delle fibre tessili. Gli interni delle costruzioni, contengono l’intero inventario originale specifico per le zone etnografiche di provenienza, tessuti, ceramica, oggetti di legno, metallo, vetro, mobili, oggetti religiosi.</p>
<p>Completano la tematica del museo le chiese in legno con dipinti interni, le croci di vari tipo, come gli spazi per giochi e le taverne rappresentative della vitalità e la diversità delle attività sociali e dell’organizzazione delle comunità rurali. In questo spazio della spiritualità contadina si organizzano ogni anno numerosi eventi culturali dedicati alla preservazione dei valori tradizionali: fiere degli artigiani contadini, festival delle usanze, olimpiadi dei ragazzi artigiani, spettacoli folcloristici, sagre varie, dimostrazioni di virtuosità, sfilate del costume popolare, nonché matrimoni, battesimi e feste private.</p>
<p>Il museo offre ai visitatori un’ampia serie di servizi: guide specializzate, cartine che indicano la zona di provenienza e informazioni in inglese, giri in carrozza d’estate o nelle slitte trainate da cavalli d’inverno, piatti tipici tradizionali, spazi per alloggio e riposo, spettacoli, varie attività ricreative o commerciali.</p>
<p>Articolo a cura di Lorena Curi<strong><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">man</span></span></strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>1 Marzo. La Festa romena del MARTISOR</title>
		<link>https://culturaromena.it/1-marzo-la-festa-romena-del-martisor/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 14:24:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo giorno di primavera, il primo marzo, in Romania si celebra il <strong><em>Mărţişor</em>,</strong> che in italiano si può tradurre come “piccolo marzo”. Si tratta di una festa tradizionale per accogliere l’arrivo della primavera, una ricorrenza molto sentita tra i romeni ma anche i in Bessarabia romena (oggi la Repubblica Moldova). Il martisor è diventato col tempo un portafortuna e il simbolo della primavera. </p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il primo giorno di primavera, il primo marzo, in Romania si celebra il <strong><em>Mărţişor</em>,</strong> che in italiano si può tradurre come “piccolo marzo”. Si tratta di una festa tradizionale per accogliere l’arrivo della primavera, una ricorrenza molto sentita tra i romeni ma anche i in Bessarabia romena (oggi la Repubblica Moldova)</p>
<p align="justify"><strong>La tradizione</strong></p>
<p align="justify">Il filo rosso bianco con un amuleto (uno scudo in oro o argento, un conchiglia) un tempo veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze (e viceversa in Moldavia), oppure scambiato tra ragazze con l&#8217;augurio di buona fortuna, di salute &#8216;<em>come l&#8217;argento lucido, la pietra del fiume, una conchiglia nell&#8217;acqua</em>&#8216;. I fili erano quasi sempre rossi e bianchi ma potevano anche essere neri e bianchi o d&#8217;oro e argento. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, seri, sentimentali o divertenti.</p>
<p align="justify">Il <strong>Martisor</strong> (che si pronuncia m<em>artzisor</em>) o &#8216;<em>il piccolo Marzo</em>&#8216;, veniva regalato all&#8217;alba del 1° marzo e indossato da 9 a 12 giorni, a volte fino a quando fioriva il primo albero o sbocciava la prima rosa. A quel punto veniva appeso a un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l&#8217;anno. A volte invece si continuava a portarlo nei capelli.</p>
<p align="justify"><a href="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2013/02/martisor-.jpg" rel="attachment wp-att-1222"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1222" src="http://ecbiz172.inmotionhosting.com/~cultur53/wp-content/uploads/2013/02/martisor--600x450.jpg" alt="martisor" width="600" height="450" srcset="https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/02/martisor--600x450.jpg 600w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/02/martisor--468x351.jpg 468w, https://culturaromena.it/wp-content/uploads/2013/02/martisor-.jpg 640w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="justify">A Dobrogea,veniva portato fino all&#8217;arrivo delle cicogne e quindi lanciato verso il cielo perchè la fortuna fosse più &#8216;grande e alata&#8217;.</p>
<p align="justify">In altri tempi le ragazze e le donne lo portavano fino al primo maggio, festa dell&#8217;estate. Lo scudo serviva a comprare del vino rosso che si beveva all&#8217;ombra, all&#8217;esterno, con chi lo aveva offerto. Aveva a quel punto la virtù di proteggere le ragazze dai raggi brucianti del sole d&#8217;estate, così come proteggeva i bambini dal freddo primaverile. Sempre un tempo si comprava del formaggio, il &#8216;<em>cas</em>&#8216; rumeno, per far diventare il viso dei bambini bianco come il latte.</p>
<p align="justify">Nei villaggi della Transilvania, il <strong>Martisor</strong> rosso e bianco, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna degli animali, ai recinti delle pecore, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa.</p>
<p align="justify">Nei villaggi di montagna il primo giorno di marzo era quello in cui le ragazze si lavavano con l&#8217;acqua della neve sciolta, per essere belle e bianche come la neve.</p>
<p align="justify">Ai giorni nostri, tutti gli oggettini appesi con un filo rosso e bianco possono essere un <strong>Martisor</strong>. Ai nostri amati piuttosto che un semplice amuleto offriamo un gioiello . Intorno ai <strong>Martisor</strong> si è sviluppata tutta un&#8217;industria e le strade pedonali, come i marciapiedi delle città, a fine febbraio si riempiono di bancarelle e tavoli dove i venditori competono in creatività. Questa é anche l&#8217;occasione per gli studenti di Belle Arti di racimolare due soldi. A volte in questi posti si trovano dei veri tesori.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Carnevale delle lole in Romania</title>
		<link>https://culturaromena.it/il-carnevale-delle-lole-in-romania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 14:09:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[È tempo di carnevale anche in Romania. Presto partirà il Carnevale delle lole, antica usanza che fa rivivere le tradizioni delle corporazioni degli artigiani della Transilvania, regione storica nel centro della Romania. Questo carnevale, risalente al XII-esimo secolo, preannuncia, in un contesto umoristico, l’arrivo della primavera. La tradizione del carnevale è stata portata nel nostro paese dai coloni sassoni provenienti dall’ovest della Germania, dal sud-est dell’Olanda e dal Lussemburgo. Il nome di “lole” viene dal verbo tedesco lallen- balbettare e accenna al modo di parlare sotto la maschera.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Carnevale delle lole in Romania</p>
<p>È tempo di carnevale anche in Romania. Presto partirà il Carnevale delle lole, antica usanza che fa rivivere le tradizioni delle corporazioni degli artigiani della Transilvania, regione storica nel centro della Romania. Questo carnevale, risalente al XII-esimo secolo, preannuncia, in un contesto umoristico, l’arrivo della primavera.</p>
<p>La Transilvania fu colonizzata nel XII-esimo secolo dai sassoni, grazie ai quali conobbe a partire dal Medio Evo un continuo sviluppo economico. Le sette principali citadelle della Transilvania abitate dai sassoni, note come “Siebenburgen”, erano Bistrita, Brasov, Cluj, Medias, Orastie, Sibiu e Sighisoara. Se nel 14-esimo secolo, in Transilvania c’erano circa 19 corporazioni, nella seconda metà del 16-esimo secolo il loro numero era salito a 29 e verso il 1780 ce n&#8217;erano 40. Ogni anno, l’ultima domenica di gennaio, si tenevano le elezioni delle corporazioni. Occasione in cui veniva consegnato il baùle con tutti i documenti della corporazione al nuovo capo mastro e ai nuovi garzoni di bottega.</p>
<p>La consegna era assecondata <strong>dalle “lole”, personaggi umoristici in maschera che avevano la missione di proteggere e scortare i bauli e che sfilavano per le vie della città</strong>. Nel 2008, su iniziativa del Centro Culturale romeno “Petre Tutea”, è stato avviato un progetto culturale di rinvigorimento del Carnevale delle lole, che sarà riportato alla ribalta questo mese in tre città: Bucarest, Medias e Sighisoara.</p>
<p>“La tradizione del carnevale è stata portata nel nostro paese dai coloni sassoni provenienti dall’ovest della Germania, dal sud-est dell’Olanda e dal Lussemburgo. Il nome di “lole” viene dal verbo tedesco lallen- balbettare e accenna al modo di parlare sotto la maschera. L’usanza delle lole, originaria della città transilvana di Agnita, attestata ufficialmente nei documenti nel XVII-esimo secolo, si è andata perdendo con l’emigrazione massiccia dei sassoni transilvani dopo la rivoluzione anticomunista del 1989.</p>
<p>Fu rinvigorita ufficialmente nelle comunità sassoni della Transilvania con la designazione di Sibiu a capitale europea della cultura nel 2007. È una tradizione tutt’ora molto viva ad Agnita. È da cinque anni che il <strong>Centro culturale Petre Tutea</strong> organizza questo carnevale con tappe in diverse città.</p>
<p>L’edizione 2013 farà tappa, il 17 febbraio, nella capitale Bucarest, il 23 febbraio a Medias e il 24 a Sighisoara. La prima edizione del carnevale delle lole, del 2008, ha segnato la riapertura al traffico pedonale della strada Smardan (ex Strada tedesca), la prima ristrutturata del centro storico di Bucarest, il quale racchiude tante strade intitolate alle corporazioni degli artigiani. Qui vendevano le proprie merci anche i negozianti sassoni ed è per questo che abbiamo scelto la capitale per inaugurare questo progetto. Anche all’edizione di quest’anno, oltre alla chiassosa sfilata delle lole, che indossano costumi neri e maschere dipinte e sono munite di fruste per cacciare via gli spiriti maligni, ci saranno piccole sorprese. Il pubblico avrà l’occasione di vedere, ad esempio, come si confezionano i costumi e le maschere delle lole e di assaggiare prelibatezze culinarie sassoni”, ha raccontato a RRI Mirel Remescu, direttore del Centro culturale &#8216;Petre Tutea&#8217;.</p>
<p>Con lo scioglimento delle corporazioni nel 1882, il Carnevale delle lole fu messo al bando. Fu poi ripreso con delle interruzioni a causa dei vari avvenimenti storici. A partire dal 1969, per 30’anni, durante il regime comunista, fu rinvigorito, ma, durante la sfilata storica erano presentati i prodotti artigianali locali fatti nelle fabbriche sorte al posto dei vecchi laboratori artigianali.</p>
<p>Le lole hanno sempre una sorpresa pronta per i passanti. “Durante la sfilata, coinvolgono il pubblico in una danza tradizionale e chi si lascia coinvolgere e riesce ad indovinare chi è la persona che si nasconde dietro la maschera riceve in premio una frittella calda”, racconta Mirel Remescu.</p>
<p>Le lole sfilano a seconda dell’importanza rivestita nel passato dalla corporazione che rappresentano. La sfilata è aperta dal capomastro della corporazione degli stivalai, seguita dalla corporazione dei sarti e da quella dei pellicciai. L’ultima a sfilare è la corporazione dei bottai. Il momento culminante è quello in cui tutte le lole si tolgono le maschere. Per tradizione, dopo il tramonto la gente rientra a casa per continuare a festeggiare fino all’alba.</p>
<p style="text-align: right;">A cura di Adina Vasile</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Natale in Romania.</title>
		<link>https://culturaromena.it/natale-in-romania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 13:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le feste natalizie romene sono ogni anno motivo di grande divertimento, ma anche una serie di eventi pittoreschi folkloristici carichi di valori e significati profondi per il rapporto dell'uomo con la natura e con il mondo circostante. Un momento ricco di costumi tradizionali, diversi da una zona all'altra e di abitudini antiche, ereditate da tempi lontani e praticate ancora oggi, alle quali partecipa l'intera comunità e soprattutto i bambini.La sera de 24 dicembre, la vigilia di Natale, i bambini vanno a “colindare”: salgono su un carro con le ruote in legno trainato da cavalli e, passando di casa in casa, cantano le melodie natalizie 'colinde'.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style='text-align: left;'><strong><em>dott.ssa Lorena Curiman</em></strong></p>
<p>Il Natale è alle porte ed è questo il periodo in cui chi è lontano da casa per scelta o per esigenza,sente più profonda la nostalgia dei propri cari lontani, per i ricordi dell&#8217; infanzia, per tutte quelle tradizioni e usanze che fanno di questa festa un evento unico e ricco di significati.</p>
<p>
Ogni anno il Natale ci fa rivivere i colori, i suoni,i sapori e le emozioni delle tradizioni. Ovunque ci troviamo nel mondo, a casa propria o a casa &#8216;straniera&#8217;, il Natale porta con sé il calore della casa e della famiglia, il sapore e il profumo delle cose buone e genuine, il suono dei canti natalizi che diffondono il desiderio di sentirsi riconciliati con se stessi e con il prossimo. Il Natale riporta quindi alla memoria le tradizioni, con il desiderio di riviverle e farle vivere. Tradizioni intimamente legate ai ricordi della nostra infanzia, che si rinnovano e si arricchiscono ogni anno, tutto concorre a rendere il Natale un momento unico.</p>
<p>Le feste natalizie romene sono ogni anno motivo di grande divertimento, ma anche una serie di eventi pittoreschi folkloristici carichi di valori e significati profondi per il rapporto dell&#8217;uomo con la natura e con il mondo circostante. Un momento ricco di costumi tradizionali, diversi da una zona all&#8217;altra e di abitudini antiche, ereditate da tempi lontani e praticate ancora oggi, alle quali partecipa l&#8217;intera comunità e<br />
soprattutto i bambini. A Natale si concentra un numero maggiore di riti e usanze: il via è dato dalla festa di San Nicola (i bambini lustrano le scarpe che vengono riempite da San Nicola di caramelle) la macellazione del maiale, poi gli auguri fatti con l&#8217;aratro, andando di casa in casa con diverse forme di &#8216;Tanti Auguri, schioccando le fruste e facendo un lungo augurio che parla della successione dei lavori agricoli, l&#8217;albero natalizio, lo scambio di doni portati da Babbo Natale, la notte del 24 dicembre o al mattino del giorno di Natale. Durante la notte, al corteo degli auguratori si affiancano ragazzi mascherati, vestiti in costumi molto fantasiosi, raffiguranti le più bizzarre creature mitologiche. Essi percorrono i villaggi alla vigilia di Capodanno e nel primo giorno del Novello Anno, in una specie di rievocazione delle vecchie feste legate al culto della fertilità.</p>
<p>In Romania è tradizione, nei giorni che precedono il Natale, insegnare ai bambini alcuni canti natalizi. La sera de 24 dicembre, la vigilia di Natale, i bambini vanno a “colindare”: salgono su un carro con le ruote in legno trainato da cavalli e, passando di casa in casa, cantano le melodie natalizie. La gente esce dalle case, attirata dai loro canti, e dà loro in cambio dolci, soldi e frutta secca. Inoltre è usanza credere che gli animali, la notte di Natale, parlino tra loro; per questo in alcune zone le persone si travestono con maschere rappresentanti orsi, lupi e pecore al fine di riuscire ad avvicinarsi ai veri animali e ascoltare la loro conversazione.</p>
<p>Molte tradizioni natalizie sono infine legate alla musica &#8211; canti natalizi (colinde), a particolari piante (l&#8217;abete, il vischio, la stella di Natale) e pietanze, sia dolci (panettone, pandoro &#8211; cozonac) che salati (sarmale &#8211; involtini di carne e verza), spesso con forte variabilità da regione a regione.</p>
<p>Per le famiglie di tutto il mondo il Natale e&#8217; l&#8217;occasione per riunirsi, mangiare e scambiarsi regali in segno di reciproco affetto. Non fa eccezione la famiglia romena il cui culto per la buona tavola durante questa festa si manifesta in tutta la sua grandezza, in una maratona mangereccia che ci vede<br />
impegnati ad assaporare ogni tipo di pietanza, dal dolce al salato, dal pesce alla carne, il tutto ovviamente in porzioni piu&#8217; che abbondanti.</p>
<p>La sera della Vigilia, è tutto un fermento, si aspetta con ansia di assaggiare il cozonac , il dolce<br />
tipico delle feste, che ha la forma di un plumcake , morbido e alto, con dentro le noci e dei canditi particolari grandi , quadrati , alcuni anche al sapore di rosa.. e poi il vino cotto con le spezie ed i chiodi di garofano!</p>
<p>I menu&#8217; sono svariati, con ricette tramandate e/o tipiche della regione di provenienza, a rivisitazioni o nuove &#8216;tendenze&#8217;, influenzate da ingredienti tipici di altre parti del mondo.Il maiale è, suo malgrado, il grande protagonista del cenone natalizio: in molte zone della Romania la tradizione vuole che l’animale sia amazzato davanti a tutta la famiglia in un’atmosfera di grande festa. I bambini sono invitati a salire sul maiale perché si crede che in tal modo cresceranno grandi e sani. In un cenone rumeno non possono mancare la țuica (una grappa fortissima bevuta per aprire l’appetito) sarmale<br />
(involtini di carne macinata avvolti in foglie di verza o viti), piftie (gelatina all’aglio contente piedi, orecchie e testa del maiale), șoric (pelle di maiale lavata e salata), toba (un enorme salsiccia contente le interiora del suino che viene condita con un po’ di senape), gratar de porc (arrosto di maiale) e per concludere il cozonac, una sorta di panettone.</p>
<p>Una colindă o colind è un canto cerimoniale natalizio romeno, caratterizzato da elementi rituali, di solito eseguita durante le feste invernali e trasmessa oralmente da una generazione all&#8217;altra. La parola <em>colindă</em>, colind deriva dal latino calendae I romeni, pur lontani dalla casa natale, ovunque si trovino, festeggiano il Natale quanto più possibile simile a quello che i loro parenti e amici festeggiano in Romania. Trascorrere il Natale in una famiglia rumena è un’esperienza indimenticabile che ti riconcilia con un periodo che spesso sembra aver perso il suo originario significato. In molte zone della Romania, la settimana durante la quale si ricorda la nascita di Gesù Cristo conserva un’aura di sacralità e magia che rende impossibile non “sentire il Natale”. Esistono, di certo, tanti punti di contatto tra il modo di festeggiare in Italia e Romania ma anche la tradizioni dell’albero e di Babbo Natale sembrano essere vissute in modo diverso e forse più autentico.</p>
<p>Se in altri paesi lo spirito natalizio significa essere buoni, fare regali e sorprese per tutti, per i romeni, il Natale è la festa dei regali dell’anima, che vuol dire avvicinarsi al prossimo. La vigilia di Natale si passa accanto alle persone care, ma anche agli amici.</p>
<p>Il Natale è un evento innanzitutto familiare in Romania: durante questo periodo molti approfittanoper riunirsi con i parenti che si riesce a vedere solo una o due volta l’anno. In effetti, a causa della massiva emigrazione all’estero, i romeni vivono il Natale come un vero e proprio ritorno alle loro radici e la sera di Natale sussurrano tutti quanti, dal più piccolo al più grande, pian pianino, come una preghiera, le parole quasi magiche incantate nel tempo:</p>
<p style='text-align: center;'><em><br />
&#8216;Oggi è nato Cristo<br />
Messia dal viso luminoso<br />
Piccolino avvolto<br />
Con il pannolino di cotone<br />
Il vento tira ma non arriva<br />
La neve cade ma non accade<br />
E da adesso fino alla fine<br />
La misericordia di Dio sia!<br />
Lodate, cantate e gioite!<br />
 </em></p>
<h1 style='text-align: center;'><strong> </strong>La Redazione CulturaRomena.it</h1>
<h1 style='text-align: center;'>Vi augura un sereno e buon Natale!</h1>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pasqua ortodossa in Romania</title>
		<link>https://culturaromena.it/pasqua-ortodossa-in-romania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 07:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>„La Pasqua in Romania ha un’importanza maggiore e non solo religiosa. Tutto il paese “si veste” in festa e canta la resurezione di Gesu’, della natura, dell’uomo nuovo. Le tradizioni durano da mille anni ci sono paesini dove si sono preservate dai vecchi tempi.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><style type='text/css'>
	<!--
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	-->
	</style>
</p>
<p>La Pasqua in Romania ha un’importanza maggiore e non solo religiosa. Tutto il paese “si veste” in festa e canta la resurezione di Gesu’, della natura, dell’uomo nuovo. Le tradizioni durano da mille anni ci sono paesini dove si sono preservate dai vecchi tempi.</p>
</p>
<p> L’usanza di dipingere le uova per Pasqua è diffusa in tutta la Romania. Per i romeni le uova dipinte, insieme all’agnello, al panettone e alla tipica torta di ricotta chiamata “pasca”, fanno parte del pranzo pasquale, rivestendo forti significati religiosi.</p>
</p>
<p>Durante i quaranta giorni di Quaresima, il cristiano romeno si prepara con molta fede a vivere la Resurrezione e rinuncia ai piaceri del mondo, come fece Cristo quando si ritirò nel deserto. Nel giorno di Pasqua, tutti si mettono vestiti nuovi, cosi sia il corpo che lo spirito si rinnovano.</p>
</p>
<p>La Pasqua viene festeggiata con grande attenzione a tutti gli aspetti sacri legati alla vita delle famiglie religiose romene. Le donne decorano le pareti con tessuti cuciti a mano dai colori vivaci, abbelliscono le tavole con tovagliette minuziosamente lavorate, appendono alle porte tendine in pizzo e preparano le uova pasquali. Il pranzo pasquale viene preparato il giorno prima di Pasqua, e per l&#8217;occasione si preparano focacce decorate con trecce che il giorno dopo verranno portate a benedire in chiesa. In cucina si radunano le donne della famiglia che di generazione in generazione imparano le ricette tradizionali(la cucina sembra racchiudere in sè una sacralità, un calore domestico).</p>
</p>
<p>Tutta la famiglia partecipa a questa festa dai più grandi ai più piccoli (digiuno in preparazione alla Pasqua e preparazione delle case) conferendo a questa festa grande sacralità: religiosa e familiare.</p>
</p>
<p>Se in altri paesi c’è la tradizione delle uova pasquali di cioccolato, in Romania, secondo la tradizione ortodossa, si preparano e consumano uova sode colorate o dipinte.</p>
</p>
<p>Come simbolo della creazione, l’uovo ha ispirato da sempre tante leggende. Dai vecchi tempi, le uova si regalavano come simbolo dell’ecquilibrio e della creativita’, della fertilita’. Le uova dipinte di oggi simbolizzano la ressurezione della vita, della natura, dell’uomo nuovo.</p>
<p class='ecxMsoNormal'>
<p class='ecxMsoNormal'>Ogni regione ha la sua belleza ma le uova dipinte in Bucovina, regione storica nel nord-est della Romania, sono speciali grazie all’uso della cera calda per fare i disegni mescolata a colori vegetali, e alle tecniche elaborate e soprattutto ai motivi ornamentali: uccelli, animali, simboli e scene bibbliche, che le rendono dei piccoli gioielli.</p>
<p class='ecxMsoNormal'>
<p class='ecxMsoNormal'>La diversita’ dei colori, la richezza delle forme e degli simboli fanno delle uova pasquali una curiosita’ per il resto del mondo La Pasqua in Romania è<span style='color: red;'> </span>un momento unico, con tanta carica spirituale, un momento pieno di gioia e di speranza per una vita nuova.”</p>
<p class='ecxMsoNormal'>
<p class='ecxMsoNormal'><strong>Ana Maria Glomnicu</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Premio d’Europa 2011: secondo posto alla città romena di Sighisoara</title>
		<link>https://culturaromena.it/premio-deuropa-2011-secondo-posto-alla-citta-romena-di-sighisoara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2011 10:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La città romena di Sighisoara, città d’arte il cui centro storico si trova dal 1999 nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’Unesco e che è una delle poche citadelle fortificate medievali ancora abitate del sud-est Europa si è piazzata seconda nella competizione per il Premio d’Europa 2011. La competizione si rivolge alle città e ai comuni che abbiano realizzato gemellaggi con città e comuni stranieri e siano impegnati in intense attività per sviluppare le loro relazioni con i comuni partner europei e promuovere i valori comuni europei.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso aprile, la città romena di Sighisoara, città d’arte il cui centro storico si trova dal 1999 nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’Unesco e che è una delle poche citadelle fortificate medievali ancora abitate del sud-est Europa e la meglio conservata in Romania, si è piazzata seconda nella competizione per il Premio d’Europa 2011. Istituito nel 1955 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, il Premio d’Europa è attribuito ad una città europea che si sia distinta per azioni in ambito europeo a favore del dialogo, della cooperazione e dell’integrazione, e comprende un trofeo, una medaglia, un diploma ed una borsa che consente ad alcuni giovani della città vincitrice una visita di studio in Europa.</p>
<p>La competizione si rivolge alle città e ai comuni che abbiano realizzato gemellaggi con città e comuni stranieri e siano impegnati in intense attività per sviluppare le loro relazioni con i comuni partner europei e promuovere i valori comuni europei. </p>
<p>Ogni anno, a marzo e aprile, la Sotto Commissione del Premio d’Europa esamina le candidature presentate e sottopone la sua scelta alla Commissione Ambiente, Agricoltura e Poteri locali e regionali dell’Assemblea parlamentare per approvazione. I comuni candidati devono presetnare una relazione sulle attività di dimensione europea svolte nell’anno precedente, in particolare sui gemellaggi realizzati con comuni di paesi membri del Consiglio d’Europa e le attività organizzate nell’ambito di tali gemellaggi, come gli scambi di cittadini, le manifestazioni organizzate insieme a favore dell’unità europea, festival folkloristici internazionali, incontri di giovani, manifestazioni organizzate in occasione della Giornata d’Europa che coinvolgano gli abitanti e soprattutto i giovani. Quest’anno, il Premio d’Europa è stato assegnato congiuntamente alle città di Landerneau (Francia) e Hünfeld (Germania), gemellate da più di quaranta anni. È la seconda volta che il Premio è conferito a due comuni gemellati.</p>
<p>
“Sighisoara partecipa alla competizione per il Premio d’Europa dal 1998, quando ha vinto il Diploma europeo. Poi nel 2003 ha vinto la Bandiera d’onore e nel 2005 la Targa d’onore. Tutte tappe necessarie per accedere alla quarta e più prestigiosa distinzione, il Premio d’Europa, per il quale ci siamo finalmente candidati per la prima volta quest’anno. Nel presentare la nostra candidatura abbiamo inviato un filmato sulle attività svolte nel 2010 assieme alle città europee con cui Sighisoara è gemellata volte a promuovere alcune delle idee importanti per cui si è impegnata l’Ue. Ulteriormente abbiamo ricevuto una comunicazione uffciale dal presidente della Sotto Commissione del Premio d’Europa, Axel Fischer, in cui ci informava che in seguito alla nostra qualificazione nella finale del concorso accanto ad altre quattro città, Landerneau della Francia, Hunfeld della Germania, Poznan della Polonia e Corciano dell’Italia, ci siamo piazzati al secondo posto dopo le città francese e tedesca. Per Sighisoara questo secondo posto è un riconoscimento delle nostre intense attività di promozione dello spirito europeo sviluppate assieme alle città europee con cui siamo gemellati, e ci fa onore aver rappresentato la Romania in questa competizione europea”, ci ha raccontato Anca Ratiu, portavoce del Comune di Sighisoara. </p>
<p>Con le città europee con cui è gemellata, Città di Castello della provincia di Perugia, Zamosc (Polonia), Tabor (Repubblica Ceca), Dinkelsbuehl (Germania), Blois (Francia) e Kiskunfélegyháza (Ungheria), Sighisoara ha sviluppato lungo gli anni numerose attività culturali, scambi di giovani e progetti finanziati con fondi europei. <br />
“Tra i progetti culturali sviluppati con le città con cui abbiamo gemellaggi, ricorderei innazittutto il Festival annuale “Sighisoara medievale” dell’ultimo weekend di luglio, giunto nel 2011 alla 19-esima edizione, al quale partecipa da qualche anno con il suo gruppo di sbandieratori e non solo la città ceca di Tabor, la quale ha anch’essa da 19 anni un simile festival chiamato „Tabor Meetings”, dove Sighisoara è invitata ogni anno all’inizio di settembre. I due festival sono volti a far rivivere l’atmosfera tipica di un’epoca tramontata, tramite rievocazioni storiche in costumi d’epoca, spettacoli di teatro, danza e musica e sfilate in corteo di principesse e principi, cavalieri, sbandieratori, artigiani e negozianti, monaci, giullari e trovatori. Con la città francese di Blois abbiamo creato nel 1995 l’Associazione di amicizia Sighisoara-Blois per lo scambio di giovani. Da 5 anni organizziamo insieme un campeggio internazionale cui partecipano giovani da tutte le città con cui siamo gemellati.</p>
</p>
<p>Ciascun campeggio affronta tematiche promosse dal Consiglio d’Europa, come la salvaguardia dell’ambiente nelle città, che sarà il tema dell’edizione 2011 del campeggio che sarà ospitato il prossimo luglio dalla città tedesca di Braunfels. Nel filmato inviato a Strasburgo lo scorso aprile per la nostra candidatura al Premio d’Europa abbiamo illustrato tra l’altro la multiculturalità di Sighisoara, città in cui convivono da secoli romeni, tedeschi e magiari. I primi gemellaggi li abbiamo conclusi appunto con città della Germania e dell’Ungheria, in cui emigrarono molti degli etnici sassoni e magiari di Sighisoara. Poi abbiamo illustrato l’evento “Sighisoara- città europea” organizzato ogni anno a maggio che include manifestazioni culturali, mostre e convegni e gare sportive, e nell’ambito del quale celebriamo tre anniversari importanti: la Giornata del Consiglio d’Europa, il 5 maggio, la Giornata d’Europa il 9 maggio e anche le Giornate di Sighisoara del 7-9 maggio. In questo periodo, 7-9 maggio, veniva celebrata nel XIX-esimo secolo una festa locale degli allievi della Scuola Evangelica di Sighisoara, “Le giornate della pulizia”, che traeva le sue origini dall’usanza medievale di portare a scuola ogni primavera cannucce per fare scope per le pulizie”, ci ha raccontato Anca Ratiu.</p>
<p>
Sighisoara si trova in Transilvania, regione storica romena che nel XII-esimo secolo fu colonizzata con popolazione tedesca, che, del resto, costrui’ le principali città medievali della zona. È una città multiculturale, in cui convissero lungo i secoli romeni, sassoni, magiari e altre nazionalità. Questa multiculturalità diventa ancor più visibile ogni anno ad agosto, quando la città ospita il Festival “Proetnica”.</p>
<p>Sono 10 giorni in cui tutte le etnie in Romania hanno l’occasione di interagire e conoscersi tramite i programmi presentati, di arti visive, arti dello spettacolo, documentari e fiction sulla convivenza multietnica. E se continuiamo a sfogliare il calendario degli eventi organizzati ogni anno a Sighisoara, scopriamo che sempre ad agosto si svolge il “Festival di musica accademica” cui partecipano giovani musicisti da tutta Europa. Poi, all’inizio di settembre, Sighisoara ci invita al Festival delle fanfare, cui partecipano fanfare romene e dalle città-partner dell’Italia e Ungheria. Sono tutti eventi che illustrano i gemmellaggi e i progetti sviluppati assieme a diverse città d’Europa.</p>
<p>Fonte: www.rri.ro</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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