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	<title>Pubblicazioni | Cultura Romena</title>
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	<description>Progetto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</description>
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	<title>Pubblicazioni | Cultura Romena</title>
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	<item>
		<title>16 novembre 2024. BookCity Milano “Alla scoperta della collezione di arte italiana del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu” &#8211; Castello Sforzesco</title>
		<link>https://culturaromena.it/16-novembre-2024-bookcity-milano-alla-scoperta-della-collezione-di-arte-italiana-del-museo-nazionale-brukenthal-di-sibiu-castello-sforzesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 19:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[COMUNICATO BOOKCITY Milano: “Alla scoperta della collezione di arte italiana del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu”  Castello Sforzesco &#8211; sabato 16 novembre 2024, ore 11 Sala Well Weiss, Piazza Castello &#8211; Milano &#160;             Ospite per la dodicesima volta di seguito al prestigioso Festival BookCity Milano, Rediviva Edizioni, la prima editrice romena fondata in Italia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>COMUNICATO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>BOOKCITY Milano: “<em>Alla scoperta della collezione di arte italiana del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu”<br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong> Castello Sforzesco &#8211; sabato 16 novembre 2024, ore 11</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong> Sala Well Weiss, Piazza Castello &#8211; Milano</strong><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>            Ospite per la dodicesima volta di seguito al prestigioso Festival BookCity Milano, Rediviva Edizioni, la prima editrice romena fondata in Italia nel 2012, invita il pubblico nell’ambito del Festival Internazionale BOOKCITY alla presentazione del volume: &#8220;Samuel von Brukenthal e la collezione di arte italiana in Hermannstadt/Sibiu&#8221; di Doina ENE. </em></p>
<p><em>Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’Associazione BookCity Milano, l&#8217;edizione 2024 &#8211; in un momento storico in cui il drammatico tema della guerra si impone con sempre maggiore urgenza &#8211; è incentrata sul focus tematico Guerra e Pace, argomento che ha sempre impegnato la letteratura nelle sue varie forme, nello sforzo di offrire uno strumento per leggere i conflitti. Giunta alla tredicesima edizione, la grande kermesse dedicata al libro e alla lettura si svolge da lunedì 11 a domenica 17 novembre 2024 e prevede quest&#8217;anno 1597 eventi con oltre 3000 protagonisti e più di 400 volontari, 70 librerie, oltre 50 biblioteche (di cui 17 di condominio) e 339 sedi che ospitano gli incontri della manifestazione.<br />
</em></p>
<p><em>Dal titolo: “Alla scoperta della collezione di arte italiana del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu”, l’evento si svolgerà sabato 16 novembre 2024, ore 11 00,  presso la Sala Weill Weiss – Castello Sforzesco, Piazza Castello – Milano</em></p>
<p><em>Interverranno: Doina ENE, Alexandru Constantin CHITUTA, Direttore generale del Museo Nazionale Brukenthal- Sibiu, Romania; </em><em>Giovanni RAGUSA, Anna CONTRO, </em><em>Violeta POPESCU, responsabile edizioni Rediviva.<br />
</em></p>
<p><em>Il volume che ha arricchito quest’anno la collana “Culture e Civiltà” di Rediviva, in collaborazione con il Museo Nazionale Brukenthal,  fa emergere la </em>figura del funzionario imperiale, nonché raffinato collezionista, Samuel von Brukenthal e il museo a lui intitolato nella città di Sibiu, nella Transilvania romena. L’impegno dell’autrice in questa lunga ricerca nasce dal desiderio di indagare le vicende collezionistiche che hanno portato questo museo ad ospitare rare e preziose opere italiane, spagnole, fiamminghe in una regione così distante ed appartata dell’Europa orientale, a scoprirne i percorsi e le attribuzioni. Una trattazione che svela per la prima volta al pubblico italiano una collezione che, come nella tradizione settecentesca, comprendeva anche raccolte colte di numismatica, libri rari, minerali, stampe, antichità di ogni genere che costituivano quell’affascinante concetto di wunderkammer tipico dell’epoca. Il testo affronta le vicende biografiche e storiche di Brukenthal e del palazzo di Sibiu per proseguire con la descrizione delle collezioni e il racconto e l’illustrazione delle principali opere della grande pinacoteca custodita nel palazzo fatto erigere a questo scopo proprio dal barone stesso.</p>
<p>Particolare attenzione è stata posta sulle opere italiane della pinacoteca, nel presentarne un elenco completo e dettagliato, sulla loro possibile provenienza e sulla storia delle attribuzioni che hanno visto coinvolti anche personaggi del calibro di Roberto Longhi. A completare la trattazione, dalle origini agli anni più recenti del museo, una sezione sulla vicenda che negli anni Sessanta vide la pinacoteca vittima del furto di importanti opere solo parzialmente recuperate.</p>
<p>(…) La fondazione del Museo Nazionale Brukenthal a Sibiu – scrive nella sua prefazione Alexandru Constantin Chituță, direttore generale del Museo Nazionale Brukenthal Sibiu –  <em>il primo museo pubblico nell’Europa sudorientale nasce grazie a uno dei più importanti sassoni della Transilvania: Samuel von Brukenthal (1721-1803) si distinse per un’eccezionale carriera politica alla Corte Imperiale di Vienna ma, soprattutto, per la sua personalità visionaria, nella carica di Governatore del Gran Principato di Transilvania.Pensato con spirito egualitario, per promuovere la scienza, la saggezza, la bellezza, la ricerca, lo sviluppo e il progresso, il suo progetto culturale mirava a creare un museo, una biblioteca e un collegio, tappe essenziali nella fondazione di una futura università. Dopo la sua visita a Sibiu, l’italiano Domenico Sestini scrisse: “Se quest’uomo raggiunge i suoi nobili obiettivi, penso che possa essere legittimamente definito il genio della Dacia”. Così Sibiu avrebbe una ricca biblioteca, una collezione di dipinti, un museo di storia, un giardino botanico, se i piani e le lodevoli intenzioni di questo brillante Mecenate si realizzassero.” Ci congratuliamo con Doina Ene per la ricerca effettuata in Italia e focalizzata sulla complessa personalità del Barone Samuel von Brukenthal. È un modo speciale che in Italia, paese di grande cultura, di numerose gallerie, di una speciale effervescenza artistica, di quelli che ancora oggi vengono paragonati a Mecenate, presentare un illuminista e uno straordinario europeo che ha fatto sì che la Transilvania e la città di Sibiu diventassero centro di luce e di cultura.Mi auguro che nell’ambiente italiano questo volume venga letto con grande curiosità ed entusiasmo! Una piacevole lettura per la gioia della conoscenza!</em> (…)</p>
<p>Sull’ autore DOINA ENE –  Diploma di Scuola della specializzazione in Beni storico artistici presso l’Università degli studi di Milano – la Statale. Discussione dell’elaborato a marzo 2022 con il titolo “Il carteggio tra Roberto Longhi e Teodor Ionescu (1959-1969). Cantano troppi galli e il giorno non arriva mai…”, relatore prof. Giovanni Agosti. Laurea magistrale in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli studi di Milano – la Statale. Discussione della tesi 2019 con il titolo: “Samuel von Brukenthal e la collezione di arte italiana in Hermannstadt/Sibiu” relatore prof. Giovanni Agosti. Laurea specialistica in Progettazione e gestione dei sistemi turistici presso l’Università degli Studi di Bergamo. Titolo della tesi: “Health and medical tourism: genesi della mobilità turistica per motivi di salute in ambito internazionale e comunitario” relatore prof. Cosimo Notarstefano. Tesi pubblicata presso CIRET Centre International de Recherches et d’Etudes Touristiques International Center for Research and Study on Tourism 6 Avenue de Grassi 13100 Aix-en-Provence – FRANCE. Laurea triennale in Scienze della Comunicazione – Comunicazione d’impresa presso l’Università degli Studi di Bergamo. Titolo della tesi: “Il lavoro infermieristico in un reparto di Cardiochirugia” relatore prof. Marco Marzano. Autore e coautore di articoli scientifici, articoli di arte e viaggio per le riviste “<em>Globus</em>” e “<em>Mediterraneo e dintorni</em>”.Coautore della guida “<em>Carrara e dintorni</em>” pubblicato dal Comune di Bergamo e sostenuto dalla Regione Lombardia ISBN 978-88-6642-195-5, i testi riguardanti l’<em>Accademia Carrara </em>pp. 10-21 e GAMeC pp. 27-29. Nel libro “<em>Un patrimonio di storie La Narrazione nei musei, una risosrsa per la cittadinanza culturale</em>” editore Mimesis/Etertopie ISBN 9788857533308, ha pubblicato il testo riguardante l’opera <em>Catrame </em>1950 di Alberto Burri pp. 86-89</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Hariclea Darclée. La Diva della Lirica che incantò artisti e pubblico&#8221;,  di Ida Garzonio. ed. Rediviva</title>
		<link>https://culturaromena.it/hariclea-darclee-la-diva-della-lirica-che-incanto-artisti-e-pubblico-di-ida-garzonio-ed-rediviva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 14:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[“Hariclea Darclée. La Diva della Lirica che incantò artisti e pubblico” di Ida Garzonio;  ed. Rediviva (&#8230;) Da qualche anno mi frullava nella testa il nome di Hariclea Darclée, soprano romeno, cioè da quando avevo letto qualche stralcio del libro di Nicolae Carandino, &#8220;Viața de glorie și pasiune a marii cîntărețe Darclée&#8221; (Vita di gloria [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;">“Hariclea Darclée. La Diva della Lirica che incantò artisti e pubblico” </span><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;">di Ida Garzonio;  ed. Rediviva</span></p>
<h3><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;">(&#8230;) <i>Da qualche anno mi frullava nella testa il nome di Hariclea Darclée, soprano romeno, cioè da quando avevo letto qualche stralcio del libro di Nicolae Carandino, &#8220;Viața de glorie și pasiune a marii cîntărețe Darclée&#8221; (Vita di gloria e di passione della grande cantante Darclée), pubblicato a Bucarest nel 1939, e desideravo leggerlo integralmente e magari tradurlo in italiano. Il Carandino, pubblicista e critico d’arte, l’aveva conosciuta e l’aveva anche intervistata, quindi poteva fornirmi indicazioni preziose. Sapevo che il libro era stato ripubblicato nel 1995 e mi stupivo che non avesse suscitato l’interesse di qualche amante dell’opera e dei cantanti. C’erano tante biografie in giro, possibile che nessuno volesse occuparsi di una cantante che, a suo tempo, era stata una Diva?</i> (Ida GARZONIO)</span></h3>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;">La <i>Gazzetta musicale </i>nella rubrica <b><i>Corriere Milanese </i>del 3 gennaio 1891 </b></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;">&#8230;.<b> </b><i><b>l’artista che veramente ha corrisposto alle esigenze del teatro e dell’opera è la signora Darclée. Essa ha, a quanto mi affermano, imparato la parte, destinata prima ad un’altra artist</b>a, in sei giorni, cantando per la prima volta in italiano. Ed ha sempre cantato in modo inappuntabile, così che i rari applausi erano ad essa sola rivolti. La sua voce non è di soprano drammatico, ma è di un mezzo carattere veramente straordinario per timbro, sicurezza e resistenza. E ce ne vuole della resistenza in quest’opera scritta per le voci con una tessitura da distruggere le più belle e solide! </i></span><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;"> </span></p>
<h3>L’autrice ha deciso di approntare il presente lavoro e limitare il suo campo d’indagine alla parte che riguarda in particolare il profilo artistico del grande soprano romeno, il suo rapporto con i musicisti e la costruzione del personaggio di Diva della lirica, che si venne delineando proprio attraverso le sue esperienze milanesi.</h3>
<h3>Ne è nato così il presente volumetto di un centinaio di pagine nel quale, partendo dalla biografia essenziale &#8211; scevra di ogni elemento aneddotico o pettegolo e basata su fonti sicure &#8211; si illustra il percorso formativo generale e in particolare musicale della Darclée a Vienna e a Parigi e i primi successi parigini fino all’approdo alla Scala di Milano.</h3>
<h3>Ida Garzonio si è rifatta, per trovare le fonti, ad Archivi – pubblicazioni e quotidiani dell’epoca reperiti in varie emeroteche, a materiale iconografico, a libri sulla musica e i musicisti a lei già noti e utili ad approfondire l’argomento.</h3>
<h3>Frutto del lungo lavoro di selezione, in un periodo irto di difficoltà per la sopravvenuta “pandemia” che tanto ha ostacolato la nostra attività e rapporti interpersonali, è stata la ricostruzione di uno spaccato della vita musicale di circa un trentennio fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.</h3>
<h3>Al capitolo d’esordio, <em>Cenni biografici, </em>che, come si diceva<em>, </em>contiene le notizie essenziali sulla vita della protagonista, seguono: quello delle <em>Prime rappresentazioni</em>, che fornisce lo spunto per conoscere meglio alcuni compositori più e meno noti e oggi un po’ dimenticati o trascurati (in qualche caso a torto), i libretti che hanno scelto e arricchito con la loro musica, l’accoglienza del pubblico e della critica; quello sulla <em>Diva</em>, che segue il percorso della costruzione del personaggio, e non solo di Diva, ma di modello di eleganza imitato da molte signore del bel mondo; quello sulla <em>Darclée alla Scala</em> basato in buona parte sulla <em>Cronologia </em>del maestro Tintori pubblicata nel 1979, ma integrato sia con verifiche da vari repertori sia con stralci di critiche da quotidiani e periodici per mettere in luce il contributo che l’artista oggetto della ricerca ha dato all’arte lirica.</h3>
<h3>Infine, il capitolo <em>Immagini</em>, integra il racconto con un apparato iconografico fatto di “immagini che parlano da sé”. Sarà poi il lettore a valutare il pregio della scelta, l’ordine in cui sono poste le fotografie, il valore “narrativo” di tali immagini.</h3>
<div></div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;"><a href="http://www.cultuarromena.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.cultuarromena.it&amp;source=gmail&amp;ust=1705748361808000&amp;usg=AOvVaw1fRSqON-RAZRnHbg62EFmP">www.cultuarromena.it</a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, serif; font-size: large;"><a href="http://www.rediviva.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.rediviva.it&amp;source=gmail&amp;ust=1705748361808000&amp;usg=AOvVaw29CJj8mi5LoGE71_bZH0IN">www.rediviva.it</a> </span></p>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: “Ad ascoltar le doine. Scritti sulla Romania” di Armando Santarelli  </title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-ad-ascoltar-le-doine-scritti-sulla-romania-di-armando-santarelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 21:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Rediviva Edizioni di Milano è lieta di annunciare l’uscita del volume: “Ad ascoltar le doine. Scritti sulla Romania” di Armando Santarelli, collana Quaderni romeni, che raccoglie una serie di testi scritti dall&#8217;autore nel corso degli anni e affronta vari temi della cultura romena. Con il presente libro l’autore dimostra la sua grande passione e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Rediviva Edizioni di Milano è lieta di annunciare l’uscita del volume: <em>“Ad ascoltar le doine. Scritti sulla Romania” </em>di Armando Santarelli, collana Quaderni romeni, che raccoglie <strong>una serie di testi</strong> scritti dall&#8217;autore nel corso degli anni e affronta vari temi della cultura romena. Con il presente libro l’autore dimostra la sua grande passione e il suo vivo interesse nei confronti della storia, della letteratura, della spiritualità romena, e allo stesso tempo presta particolare attenzione alla dinamica dell’emigrazione romena in Italia.</h3>
<h3><em>         Il libro di Armando Santarelli</em> – scrive Prof. Giovanni ROTIROTI nella sua prefazione &#8211; <em>che vi accingete a leg­gere, è una raccolta di saggi e testimonianze scritti a margine dei grandi miti fondatori della Romania, come la Mioriţa, il dor, Eminescu, ma è anche un libro che si confronta sulla questione enigmatica della lingua ro­mena e della sua singolare storia sullo sfondo di un più ampio contesto universale. L’autore si concentra, inol­tre, su alcuni grandissimi scrittori romeni conosciuti dal grande pubblico in Italia, come Cioran e Norman Manea, e volendo riunire analisi e confessione, pesca dagli abissi della cultura alcune “perle letterarie” della letteratura romena, poco note ai più, che il lettore avrà modo di scoprire e di apprezzare non appena inizierà realmente a girare le pagine di questo libro (&#8230;).</em></h3>
<h3> …Perché mi sono innamorato della Romania? Non è mai facile rispondere a domande di questo genere. È un qualcosa di profondo, che ha a che fare con i codici dell’anima. E questi, chi è in grado di decifrarli? L’amore non si misura, ma, se ti conquista, senti che è come se fosse lì da sempre. Ecco, quando ho messo piede in Romania per la prima volta (molto più tardi rispetto ad altri Paesi europei e mondiali), ho provato l’emozione che ci pervade tornando nella terra natale dopo una lunga assenza. Ovunque posassi lo sguardo, qualcosa di familiare, di semplice e di estatico, di trasparente e misterioso allo stesso tempo. Un amore tardivo, dunque, ma proprio per questo maturo, forte, completo, come a voler riempire un vuoto che la mia anima aveva tollerato solo perché ignara della fonte capace di apportare nuovi stimoli e interessi alla mia vita (Armando SANTARELLI).</h3>
<h3>Armando Santarelli è nato a Cerreto Laziale il 18/07/1956 e vive a Gerano (Roma). Ha pubblicato: Le cipolle e altri racconti (Sovera, 1998); Avifauna dei Monti Ruffi (in I Monti Ruffi, Provincia di Roma, Assessorato all’Ambiente, 1998); Fisionomia dell’irriverenza (La Voce del Tempo, 2001); Periferia della specie (Robin Edizioni, 2006); La Montagna di Dio (Rubbettino, 2009, saggio tradotto in francese per i tipi di Parole et Silence); L’isola che sono diventato (Edizioni Fili d’Aquilone, 2015); Padre per errore (Robin Edizioni, 2015); Storia di Mirela (Rubbettino, 2020, romanzo tradotto e pubblicato in Romania nel 2021 per Şcoala Ardeleană, con il titolo Povestea Mirelei); Il faro monastico (Edizioni Fili d’Aquilone, 2022); È un demonio, quel Proust! (Il ramo e la foglia edizioni, 2022). Scrive per le riviste on-line Fili d’aquilone, CulturaRomena.it, Orizzonti culturali italo-romeni e Il Cagliaritano.</h3>
<h3>Autore: ARMANDO SANTARELLI</h3>
<h3><em>Titolo: Ad ascoltar le doine. Scritti sulla Romania</em></h3>
<h3>Collana: «Quaderni romeni»</h3>
<h3>258 p.</h3>
<h3>Immagine di copertina a cura di: Stefano Felici</h3>
<h3>Impaginazione: Gabriel Popescu</h3>
<h3>© 2023 Rediviva Edizioni, Milano</h3>
<h3><a href="http://www.rediviva.it">www.rediviva.it</a></h3>
<h3>Finito di stampare nel mese di aprile 2023</h3>
<h3>ISBN: 978-88-97908-71-5</h3>
<h3>Euro, 18 00</h3>
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			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: &#8220;Dai romani ai romeni. Elogio della latinità&#8221;, di Ioan Aurel Pop</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-dai-romani-ai-romeni-eloggio-della-latinita-di-ioan-aurel-pop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 19:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[La casa editrice Rediviva Edizioni è lieta di annunciare l'uscita del nuovo titolo della collana Culture e Civiltà: “DAI ROMANI AI ROMENI. ELOGIO DELLA LATINITA” (De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate), di Ioan Aurel Pop, 360 p., nella traduzione di Ida Garzonio e Violeta Popescu. Il testo che gode della prefazione del Prof. Bruno Mazzoni, rappresenta il terzo volume dello storico e accademico Ioan Aurel Pop tradotto in italiano presso Rediviva Edizioni, dopo la pubblicazione delle opere: “L’identità romena”, 2019 [Identitatea românească] e Storia della Transilvania, 2018 [Istoria Transilvaniei], coautore insieme al Prof. Ioan Bolovan. Il presente progetto editoriale è stato sostenuto dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano e verrà presentato nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 21 maggio 2022, ore 12 00.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Edizioni Rediviva Edizioni di Milano è lieta di annunciare l&#8217;uscita del nuovo titolo della collana Culture e Civiltà: “<strong>DAI ROMANI AI ROMENI. ELOGIO DELLA LATINITA” (<em>De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate</em>), di Ioan Aurel Pop</strong>, 360 p., nella traduzione di Ida Garzonio e Violeta Popescu. Il testo che gode della prefazione del Prof. Bruno Mazzoni, rappresenta il terzo volume dello storico e accademico Ioan Aurel Pop tradotto in italiano presso Rediviva Edizioni, dopo la pubblicazione delle opere: “<em>L’identità romena”</em>, 2019 [Identitatea românească] e <em>Storia della Transilvania, </em>2018 [Istoria Transilvaniei], coautore insieme al Prof. Ioan Bolovan. Il presente progetto editoriale è stato sostenuto dal Centro Culturale Italo-Romeno di Milano e verrà presentato nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 21 maggio 2022, ore 12 00.</p>
<p>Con attenzione e puntualità il libro del Professor Ioan Aurel Pop affronta importanti argomenti legati all’origine del popolo e della lingua romena collocati nell’universo della latinità, affiancandoli alla realtà dei fatti, grazie alle fonti e alle analisi storiografiche, approfondendo varie teorie (il<em> dacismo</em>, in particolare) che negli anni hanno creato un acceso dibattito da parte degli storici. Un lavoro necessario, che si propone di spiegare il problema dell’i­dentità etnica e linguistica dei romeni in un contesto universale per la comprensione del grande pubblico. Come confessa l&#8217;autore nella sua prefazione, il volume <em>è stato scritto grazie agli sforzi di decine di generazioni di storici che, sin dal Rinascimento fino a oggi, hanno studiato il destino dei romeni, il loro statuto e il loro ruolo in questa parte del mondo, la loro specificità e la loro lingua.</em> Tutto il libro è incentrato sul tentativo di rispondere nel modo più completo, chiaro e intellettualmente onesto a delle semplici domande sull’origine del popolo e della lingua romena, portando all’attenzione il fatto che i romeni fanno parte del gruppo dei popoli romanzi e parlano una lingua neolatina: “<em>i romeni sono i discendenti della romanità orientale, e la testimonianza suprema di questo fatto è la loro lingua, di cui fa parte il loro nome, portatrice in sé della memoria di Roma”.  </em></p>
<p>(…)  Questo lavoro si propone di spiegare il problema dell’i­dentità etnica e linguistica dei romeni, in un contesto universale, per la comprensione del grande pubblico e, pertanto, non è un prodotto puramente scientifico. Il suo linguaggio non è strettamente specia­listico, e di conseguenza alcuni studiosi potrebbero restare insoddi­sfatti o delusi. Ho tentato di sintetizzare molti argomenti, in modo da non rendere difficile la lettura e la comprensione del messaggio. Tuttavia, l’idea di facilitare non va intesa come una deviazione dalla verità umana possibile. D’altra parte, il contenuto del libro opera con testimonianze raccolte da diverse lingue, soprattutto dal latino, che avrebbe potuto costituire un ostacolo nella lettura. Pertanto, ho tra­dotto in romeno tutti i testi di altre lingue. Abbiamo corso questo rischio, anche se il traduttore è un “traditore” &#8211; come dicono gli ita­liani &#8211; perché niente può equivalere al testo originale, genuino, né il fascino del linguaggio base in cui è stato scritto. Se non è risultato appunto un lavoro semplice, chiaro e intelligibile per alcuni, o se il suo livello scientifico-accademico non è all’altezza attesa da altri, è esclusivamente colpa dell’autore. Forse l’impegno funzionerà meglio in futuro. <em>Feci quod potui, faciant meliora sequentes (“Ho fatto quello che ho potuto, facciano meglio coloro che verranno dopo</em>”). (…) L’appartenenza dei romeni alla latinità, la loro qualità di membri della grande famiglia dei popoli romanzi racchiude una certa dote storica e indica una forma di evoluzione, sviluppata all’unisono col flusso della civiltà di successo partendo dal Mar Mediterraneo e arri­vando alla Terra di Fuoco, al Capo di Buona Speranza o a Macao. Tali realtà non rappresentano alcun merito dei romeni, ma li mettono in linea con il mondo, stabiliscono le loro convergenze e spiegano molte delle loro conquiste. La latinità dei romeni non è motivo di lode o di vergogna, ma è una realtà semplice, quella di essere imparentati, lin­guisticamente e culturalmente, con gli italiani, gli spagnoli, i francesi, i portoghesi (…) <strong>IOAN AUREL POP<em>  </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>    La materia che Ioan Aurel Pop esamina qui, e offre al lettore in una apprezzabilmente colta e allo stesso tempo amabile trattazione, riesce a rispondere a un’intera serie di domande che sono solite accompagnare la sana curiositas di un ampio pubblico di non specialisti, pur garantendo in ogni caso, col presente volume, un livello di una buona e seria divulgazione. Poco meno di cent’anni fa ebbe particolare risonanza un accattivante titolo che recitava “Un enigma e un miracolo storico: il popolo romeno”, opera di G.I. Brătianu (pubblicato in italiano, oltre che in francese, a Bucarest, nell’anno 1942). Una suggestione che trova una semplice eco in uno dei numerosi capitoli che compongono il bel lavoro di Ioan Aurel Pop, in cui troviamo puntualmente discussi i temi classici relativi all’etnogenesi del popolo romeno, alle specificità di questa isola linguistica neolatina all’interno di una compagine di popolazioni slave (e magiare), agli sviluppi semantici dell’etnonimo romanus&#8230; con una particolare propensione, da parte dell’Autore, ad analizzare con l’acribia filologica dello storico di professione le specificità lessicali della lingua romena sull’ampio asse della diacronia, con trouvailles a volte sorprendenti. (…) Una storia ricca e complessa, che ha accomunato ancora una volta in parallelo i destini di due comunità, quella italiana e quella romena, che hanno conquistato negli stessi anni la loro indipendenza, con la legittima creazione, grazie al sostegno esterno di Napoleone III, di due Stati nazionali che hanno saputo degnamente affermarsi all’interno dell’Europa delle nazioni e che si sono trovati ad affrontare, più di una volta, sfide difficili e complesse. </em><strong><em> Dalla prefazione del Prof. BRUNO MAZZONI, Università di Pisa </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em> </em><strong>IOAN AUREL POP, Presidente della più alta istituzione culturale della Romania, l’Accademia Romena di Bucarest</strong>, professore e già rettore del prestigioso ateneo transilvano, l’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca, è autore e coautore di oltre settanta libri, trattati e manuali e più di cinquecento studi e articoli, tra cui i più recenti sono <em>Cultural Diffusion and Religious Reformation in Sixteenth-Century Transylvania. </em><em>How the Jesuits Delath with the Orthodox and Catholic Ideas</em> (The Edwin Mellen Press, Lewiston – Queenston – Lampeter, 2014), <em>A Short Illustrated History of the Romanians</em> (Editura Litera, București, 2017). Ben noto a li­vello internazionale nel campo degli studi relativi al Sud-Est dell’Eu­ropa gli è stato conferito il titolo <em>Doctor Honoris Causa</em> da dieci università della Romania e dell’estero. È membro di alcune accademie e società scientifiche straniere, tra cui l’<em>Accademia europea</em> delle <em>scienze e</em> delle <em>arti</em> di Salisburgo (Austria), l’Accademia nazionale virgiliana di Mantova (Italia), l’Ateneo veneto di Venezia (Italia), l’Accademia europea delle scienze, delle arti e delle lettere di Parigi (Francia). È stato <em>visiting professor</em> presso alcune università degli Stati Uniti, dell’Italia, della Francia, dell’Ungheria e dell’Austria, e direttore dell’Istituto culturale romeno di New York (Usa) e dell’Istituto romeno di cultura e ricerca umanistica di Venezia (Italia). Dal 1993 è direttore del Centro di studi transilvani di Cluj-Napoca dell’Accademia romena.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Autore: Ioan Aurel Pop</p>
<p>Titolo in romeno: <em>De la romani la români. Pledoarie pentru latinitate</em></p>
<p>Titolo in italiano: <em>Dai romani ai romeni</em>. <em>Elogio della latinità</em>, Anno: 2022</p>
<p>Traduzione dal romeno di Ida Grazionio e Violeta Popescu</p>
<p>Collana: «Culture e civiltà»</p>
<p>Impaginazione: Gabriel Popescu</p>
<p>Pagine: 340<br />
Lingua: italiano<br />
Prezzo: euro 17,00<br />
Formato: libro cartaceo<br />
Prima edizione in romeno: București &#8211; Chișinău; Editura Litera, 2019</p>
<p>Copertina: Dettaglio Colonna Traiana, ROMA</p>
<p>ISBN: 978-88-97908-68-5</p>
<p><strong>Edizioni Rediviva, 12 maggio 2022</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una campagna online per promuovere la letteratura romena in Italia</title>
		<link>https://culturaromena.it/una-campagna-online-per-promuovere-la-letteratura-romena-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 12:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività CCIR]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Română]]></category>
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					<description><![CDATA[Mossa dall’intento di avvicinare gli scrittori romeni al pubblico italiano e dall'idea che a partire dal 2022, il 15 febbraio, si celebra la Giornata nazionale della lettura, l’Accademia di Romania di Roma, in partenariato con l’ AIR – Associazione Italiana di Romenistica e le case editrici: Besa Muci Editore (Nardò), Castelvecchi Editore, Criterion Editore, Elliot Edizioni, Edizioni Mediterranee, Il Cerchio Edizioni, Sandro Tetti Editore e Voland Edizioni (Roma), FVE Editori, Il Saggiatore, Mimesis Edizioni e Rediviva Edizioni, (Milano), Spider &#038; Fish (Firenze), La Scuola di Pitagora (Napoli), Gilgamesh Edizioni (Mantova) e Neo Edizioni (Castel di Sangro – Aquila), presenta il progetto „IL LIBRO DEL WEEK-END”, una campagna online per promuovere gli scrittori romeni tradotti e pubblicati presso le case editrici italiane nel periodo 2019-2022. Media Partner: TVR Internațional, Radio România Cultural, Radio Romania Internazionale, Observator Cultural, Bookhub, Literomania, Agenția de Carte, la rivista online Orizonti Culturali Italo-Romeni, Roma Multietnica e Più Culture.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“IL LIBRO DEL WEEK-END”</strong></p>
<p><strong>UNA CAMPAGNA ONLINE PER PROMUOVERE LA LETTERATURA ROMENA IN ITALIA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mossa dall’intento di avvicinare gli scrittori romeni al pubblico italiano e dall&#8217;idea che a partire dal 2022, il 15 febbraio, si celebra la Giornata nazionale della lettura, l’Accademia di Romania di Roma, in partenariato con l’ AIR – Associazione Italiana di Romenistica e le case editrici: Besa Muci Editore (Nardò), Castelvecchi Editore, Criterion Editore, Elliot Edizioni, Edizioni Mediterranee, Il Cerchio Edizioni, Sandro Tetti Editore e Voland Edizioni (Roma), FVE Editori, Il Saggiatore, Mimesis Edizioni e Rediviva Edizioni, (Milano), Spider &amp; Fish (Firenze), La Scuola di Pitagora (Napoli), Gilgamesh Edizioni (Mantova) e Neo Edizioni (Castel di Sangro – Aquila), presenta il progetto „<strong>IL LIBRO DEL WEEK-END</strong>”, una campagna online per promuovere gli scrittori romeni tradotti e pubblicati presso le case editrici italiane nel periodo 2019-2022. Media Partner: TVR Internațional, Radio România Cultural, Radio Romania Internazionale, Observator Cultural, Bookhub, Literomania, Agenția de Carte, la rivista online Orizonti Culturali Italo-Romeni, Roma Multietnica e Più Culture.</p>
<p><em>Il libro del Week-end</em>, progetto online pensato appositamente per gli appassionati di lettura, inviterà il pubblico a scoprire brani dai volumi inclusi nel progetto, brevi biografie degli autori, recensioni pubblicate su giornali italiani, nonché video testimonianze di editori, critici e traduttori italiani sulla loro motivazione a pubblicare e promuove autori romeni sul mercato letterario italiano. Lungo tutto l’anno 2022, <strong>ogni giovedì, dalle ore 16:00</strong>, i canali media dell’Accademia di Romania in Roma: pagina Facebook: <a href="https://www.facebook.com/AccademiaDiRomania">https://www.facebook.com/AccademiaDiRomania</a> e Instagram: <a href="https://www.instagram.com/accadromania/">https://www.instagram.com/accadromania/</a>, vedranno sfilare classici della letteratura romena assieme agli scrittori contemporanei, con volumi di fiction, saggistica letteraria e filosofica, poesia, drammaturgia, ma anche di storiografia, memorialistica o storia dell’arte. Una rosa impressionante di nomi quali: Mircea Cărtărescu, Aura Christi, Emil Cioran, Mircea Eliade, Mihai Eminescu, Claudiu M. Florian, Valeriu Nicolae, Constantin Noica, Marta Petreu, Ion Pop, Ioan-Aurel Pop ed Eugen Uricariu <strong>(2019)</strong>; Paul Celan, Emil Cioran, Mihail Dobre, Sidonia Drăgușanu, Benjamin Fondane, Matila Ghika Costiescu, Nae Ionescu, Mircea Ivănescu, Ioana Pârvulescu, Liviu Rebreanu e Ion Vartic <strong>(2020)</strong>; Ana Blandiana, Ion Luca Caragiale, Matei Călinescu, Mircea Cărtărescu, Emil Cioran, Ana Danca, Alina Diaconu, Nicolae Iorga, Mihaela Mamali Demetrescu, Liliana Nechita, Tatiana Niculescu, Cezar Petrescu, Lucia Ileana Pop, Doina Ruști, Ioan Slavici, Dumitru Țepeneag, Eugen Uricariu, Gilda Vălcan e Matei Vișniec <strong>(2021)</strong>; Cătălin Pavel e Duiliu Zamfirescu <strong>(2022)</strong>. Inoltre, video montaggi dedicati a questo progetto letterario per la promozione della letteratura romena in Italia saranno presentati anche sul canale YouTube dell’Accademia di Romania in Roma: <a href="https://www.youtube.com/channel/UCx3mbQAqUyDulSr7-mO3NKw">https://www.youtube.com/channel/UCx3mbQAqUyDulSr7-mO3NKw</a>. L’elenco dei volumi di scrittori romeni pubblicati in Italia, nel periodo 2019-2022, è consultabile sul sito: <a href="https://www.icr.ro/roma/cartea-din-week-end/it">https://www.icr.ro/roma/cartea-din-week-end/it</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ACCADEMIA DI ROMANIA IN ROMA</strong></p>
<p>Tel. +39.06.3201594; e-mail: <a href="mailto:accadromania@accadromania.it">accadromania@accadromania.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rediviva Edizioni. Aura Christi ”Il genio del cuore”. Milano, 2019</title>
		<link>https://culturaromena.it/rediviva-edizioni-aura-christi-il-genio-del-cuore-milano-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 11:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[ “Il genio del cuore”, traduzione dal romeno di Maria Floarea Pop è il quarto titolo di Aura Christi ad essere tradotto in italiano, un titolo dall’eco nietzscheano. In effetti, del grande filosofo vi è lo stile quasi aforistico e un soggia­cente riferimento alle profondità della vita dove l’anima percepisce dolori abissali, ma, in questi abissi, trova an­che occasione di cogliere misteriosamente le primizie e le gioie sfolgoranti di luci e visioni. Solo il genio del cuore riesce a sollevarsi al di sopra del declino del particolare, per aprirsi alla gioia dell’essere. Con queste liriche auto­biografiche la poetessa segna tre tappe della vita che si articolano nell’esperienza di dialogo di dolore e amore per risolversi poi in una speciale gioia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il genio del cuore”, traduzione dal romeno di Maria Floarea Pop è il quarto titolo di Aura Christi ad essere tradotto in italiano, un titolo dall’eco nietzscheano. In effetti, del grande filosofo vi è lo stile quasi aforistico e un soggia­cente riferimento alle profondità della vita dove l’anima percepisce dolori abissali, ma, in questi abissi, trova an­che occasione di cogliere misteriosamente le primizie e le gioie sfolgoranti di luci e visioni. Solo il genio del cuore riesce a sollevarsi al di sopra del declino del particolare, per aprirsi alla gioia dell’essere. Con queste liriche auto­biografiche la poetessa segna tre tappe della vita che si articolano nell’esperienza di dialogo di dolore e amore per risolversi poi in una speciale gioia. Oltre ai riferimenti filosofici e letterari, pensare ad un “genio del cuore” è inoltre questione di portata contem­poranea se si pensa che recenti scoperte scientifiche han­no individuato una correlazione tra la mente e il cuore. Il cuore non è una “pompa acefala”, ma vive una corrispon­denza bidirezionale con il nostro cervello. Ed è anche esperienza autobiografica nel vivere l’amore come dimen­sione di conoscenza sofferta, attraverso una poesia che è anche profonda conoscenza filosofica. Confermando quanto dicevano gli antichi, il cuore sente, il cuore è la sede delle sofferenze, delle emozioni, dei lati più sottili e poetici del vivere l’esistenza. La vita della poesia è la metafora e la metafora del cuo­re è una metafora di carne e sangue. Non è un caso se mistici e poeti trovano nella dimensione del cuore il loro centro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Aura CHRISTI</strong></p>
<p>Insignita del Premio dell’Accademia Romena, Aura Christi, poetessa, romanziera, saggista, pubblicista ed editrice romena, è nata il 12 gennaio 1967 a Chişinău, at­tualmente nella Repubblica Moldava. Si è diplomata al Li­ceo teoretico romeno-francese “Gh. Asachi” di Chişinău nel 1984 e si è laureata presso la Facoltà di Giornalismo dell’Università Statale nel 1990. Ha esordito il 23 ottobre nel <em>Tineretul Moldovei </em>(<em>La gioventù di Moldavi</em>a). Nel 1993 ha riottenuto la cittadinanza romena e si è trasferita a Bucarest e quindi nel 2009 a Mogoșoaia. Le sue poesie sono tradotte in francese, russo, ingle­se, svedese, greco, italiano, spagnolo, magiaro, macedone, cinese, coreano, bulgaro, polacco, albanese, ecc. Nei suoi saggi e romanzi descrive una serie di destini umani obe­rati dall’oppressione straniera, tema che ritorna sempre nella sua opera, definito dalla scrittrice con i termini <em>a casa – in esilio</em>. L’argomento ricorrente dei suoi libri è l’esilio geografi­co e la ricerca di una patria nella poesia. La scrittrice ha compiuto viaggi di documentazione, tournée, presenta­zioni ed è stata invitata come relatrice in numerosi festi­val, simposi, congressi e conferenze in Israele, Grecia, Re­pubblica Moldava, Repubblica Popolare Cinese, Francia, Germania, Turchia, La Federazione Russa, Macedonia, Italia, Bulgaria, ecc. Aura Christi è caporedattrice della rivista <em>Contem­poranul </em>(<em>Il Contemporaneo</em>), membro dell’Unione degli Scrittori di Romania e membro dell’Unione degli Scrittori di Moldavia.</p>
<p>Volumi: <em>Con­tro di me</em>, 1995; <em>La cerimonia dell’accecamento</em>, 1996; <em>La valle dei re</em>, 1996; <em>Non mi toccare</em>, antologia, 1997, 1999; <em>L’ultimo muro</em>, 1996; <em>Elegie nordiche</em>, 2002; <em>Il libro dell’ade­scamento</em>, antologia, 2003; <em>L’occhio divoratore</em>, antologia, 2004; <em>Giardini austeri</em>, 2010; <em>La sfera del freddo</em>, 2011; <em>Il tragico visionario</em>, antologia, 2013; <em>Orbita del dio</em>, 2016; <em>Salmi</em>, antologie, 2016; <em>Il genio del cuore</em>, romanzo in ver­si, 2017; <em>L’isola della resurrezione</em>, 2019.</p>
<p>Testi di saggistica: <em>Frammenti di essere</em>, 1998; <em>Il labirin­to dell’esili</em>o, 2000, 2005; <em>L’altro versante</em>, 2005; <em>La Religione del Vivente</em>, 2007; <em>Tre mila segni</em>, 2007; <em>Esercizi di destino</em>, 2007; <em>La fame di esser</em>e, 2010; <em>Nietzsche e il Grande Merig­gio</em>, 2011; <em>Dostoevskij- Nietzsche. L’elogio della sofferenza</em>, 2013, 2017; <em>A casa- in esilio, </em>2016; <em>Dall’inferno, con amore</em>, 2017</p>
<p>Romanzi: la tetralogia <em>Aquile di notte</em>: <em>Lo Scultore</em>, vol. I, 2001, 2004; <em>La notte dello straniero</em>, vol. II, 2004, 2016; <em>I grandi giochi</em>, vol. III, 2006; <em>La neve degli agnelli</em>, vol. IV; <em>La casa nelle tenebre</em>, 2008; <em>Il cerchio selvaggio</em>, 2010.</p>
<p>Nel 2013, www.librariapentrutoti.ro e la casa editrice Ideea Europeana lanciano la Serie di autore Aura Christi in 15 volume in formato e-book, di cui sono stati pubbli­cati 13 volumi.</p>
<p><em>Premi letterari</em>: Premio per la poesia del Ministero del­la Cultura, 1993; Premio per la Poesia dell’Accademia Ro­mena, 1996; Premio per la Poesia dell’Unione degli Scrit­tori di Romania e dell’Edizioni Vinea, 1997; Premio per la Saggistica dell’Unione degli Scrittori della Moldavia, <em>Il genio del cuore.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(…) E anche qui Aura Christi è contemporanea perché sembra muoversi tra i due giganti del pensiero contem­poraneo, tra il fanciullo di Nietzsche e il Gesang ist dasein del Rilke caro ad Heidegger. (…) La poetessa comprende che per oltrepassare il confine deve varcare la soglia della sofferenza e morire, in modo da disperdersi, come il sale nel mare. E tra la sistole e la diastole del cuore, torna al punto di partenza, tra le ma­cerie, mentre il canto della poesia continua a vociare su “come il mio mondo si spegne”. Ma la preghiera risolle­va l’anima e allora riecheggiano le parole di Talete, che la morte non esiste, e quelle di Gesù Cristo, entrambi derisi, perché era necessario che fosse così. Ognuno deve seguire il suo corso, il suo dio che gli impone di essere fedele a ciò che sente e a ciò che sa consapevolmente il genio del proprio cuore. “Canto, cullo, piango, scongiuro il mare, le bianche ninfee. L’erba e il vento sono come gli amori impossibili. Canto il cuore, il vivo pensiero della mia morte.” </em><em>E la poesia che è canto costante, vorrebbe diventare in­cantesimo affinché il detto di Sant’Agostino “Ama e sarai amato” possa smuovere le montagne e i mari.</em></p>
<p><strong><em>(Dalla prefazione di Francesco CORSI)</em></strong></p>
<p><em>        Il libro di Aura Christi &#8220;Il genio del cuore&#8221; sembra un massiccio scoglio solitario in un paesaggio «mioritico». Il genio del cuore è originale e potente. La prima parte è lirica, la seconda (per certi versi) è una commedia nera-satirica, mentre la terza è prevalentemente epico-narrativa. La prima parte è eccellente; vi ho individuato un numero di poesie memorabili. La seconda, soprattutto al centro, vede alcune sezioni e frammenti estremamente interessanti- piacevolidivertenti, nonostante il tono, a volte, da feuilleton. La terza è impressionante nell’insieme, armoniosa e coerente, di una stravolgente sincerità. In tutto il volume, c’è una forte connessione tra l’elemento storico, religioso e soggettivo&#8230; Aura Christi può ritenersi orgogliosa di questa importante opera, assolutamente originale. Probabilmente non ha letto il romantico britannico Wordsworth, che ha scritto (o ha iniziato a scrivere), una memorabile autobiografia in versi. In pochi lo hanno seguito. Direi che Aura è tra questi pochi. (…) Il genio del cuore sembra una roccia gigante in una pianura: non assomiglia a niente</em>.” <em><strong>Virgil Nemoianu</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Titolo: Il genio del cuore</strong></p>
<p><strong>Titolo originale: Geniul inimii</strong></p>
<p><strong>Autore Aura Christi</strong></p>
<p><strong>Traduzione dal romeno di Maria Floarea Pop </strong></p>
<p><strong>230 p.</strong></p>
<p><strong>Collana Phoenix</strong></p>
<p><strong>ISBN: 978-88-97908-48-7</strong></p>
<p><strong>Euro 14 00</strong></p>
<p><strong>Pubblicazione aprile 2019</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita: &#8220;Il faro monastico. Il Monte Athos attraverso gli occhi dei visitatori occidentali&#8221;, ed. Fili D&#8217;Aquilone 2022</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-il-faro-monastico-il-monte-athos-attraverso-gli-occhi-dei-visitatori-occidentali-ed-fili-daquilone-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 16:40:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Un libro certamente da non perdere per gli amanti del Monte Athos, da sempre a detta dell’autore, “uno dei pochi luoghi al mondo dove le intenzioni e i giudizi del visitatore sembrano soggiacere a regole invisibili e inaspettate, a una forza superiore che rimane ancor oggi sfuggente, indefinibile, misteriosa”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo con gratitudine la recensione che il dott. Antonio Manzella, cultore di studi sull&#8217;Oriente cristiano, il monachesimo e la mistica comparata, ha dedicato a &#8220;Il faro monastico&#8221;, recentissima pubblicazione del nostro collaboratore Armando Santarelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recensione del libro di A. SANTARELLI, <strong><em>Il faro monastico. Il Monte Athos attraverso gli occhi dei visitatori occidentali</em></strong>, EDIZIONI FILI D’AQUILONE 2022 &#8211;</p>
<p>Il “<strong><em>Faro monastico</em></strong>” è l’attesissima nuova “fatica letteraria” (<em>che ho avuto il privilegio di leggere nella sua primitiva stesura</em>) dell’amico <strong>Armando Santarelli</strong>, scrittore, saggista e non da ultimo appassionato cultore del Monte Athos &#8211; <em>che ha percorso personalmente in lungo e in largo, tra monasteri, skiti e i più sperduti kellíon </em>&#8211; già autore di un pregevole libro intitolato <strong><em>La montagna di Dio. Un viaggio spirituale al Monte Athos, </em></strong>pubblicato nel 2009 dall’editore Rubbettino, che consiglio vivamente di leggere.</p>
<p>Quello qui presentato, in realtà, è un libro assai diverso rispetto a quelli che siamo comunemente abituati a leggere sull’Athos, perché prende in considerazione – e l’autore le descrive con una certa dovizia di particolari – soprattutto <strong>le opinioni e i giudizi, talvolta contrastanti, contenuti nei resoconti, libri, ecc., di alcuni viaggiatori e visitatori occidentali della penisola monastica del Monte Athos</strong>, provenienti per la massima parte dal Nord-Europa, Gran Bretagna in testa (ad eccezione del greco <strong>Joseph Georgirenes</strong> e del russo <strong>Boris Zaitsev</strong>, che vissero comunque lungamente in Occidente), attratti in particolare (ma non esclusivamente) o dalle bellezze naturalistiche del luogo o dai tesori artistici e librari custoditi  nelle chiese e nelle biblioteche, nei chiostri e nelle aule dei monasteri, o infine dalla vita monastica che vi si conduce.</p>
<p>Le testimonianze raccolte nel presente libro – <strong>“<em>che si prospetta come un riassunto critico di opere che hanno significato una migliore conoscenza del Monte Athos da parte dell’Occidente”</em></strong> &#8211; coprono un lasso di tempo che va dal XIV secolo all’inizio della 2^ guerra mondiale e comprendono, in primis  – a detta dell’autore – “<strong><em>le opere di matrice occidentale unanimemente considerate basilari nella letteratura athonita (Buondelmonti, Belon, Covel, Curzon, Riley, Byron, Hasluck)” </em></strong>e tanto altro ancora.</p>
<p>Ne esce fuori un apprezzabile “<strong><em>lavoro di interpretazione</em></strong>”, interessantissimo e originale &#8211; che sarebbe assai difficile trovare in altri libri dedicati all’Athos &#8211; e che colma &#8211; tra l’altro &#8211; una lacuna sull’argomento, almeno in Italia.</p>
<p>Un libro certamente da non perdere per gli amanti del Monte Athos, da sempre a detta dell’autore, “<strong><em>uno dei pochi luoghi al mondo dove le intenzioni e i giudizi del visitatore sembrano soggiacere a regole invisibili e inaspettate, a una forza superiore che rimane ancor oggi sfuggente, indefinibile, misteriosa”</em></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="652">Esiste […] un Cristianesimo, non contaminato dalla Logica, che si concretizza “<strong><em>nella passione di identificarsi con la natura di Dio, che prende, nelle sue manifestazioni più intense, la forma del misticismo. E al Monte Athos il mistico ha lasciato il suo marchio, ha impregnato l’aria stessa con le sue manifestazioni”</em></strong> <strong>ROBERT BYRON (1905-1941)</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dott. Antonio Manzella </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: &#8220;Breve storia dei romeni&#8221;di Nicolae Iorga &#8211; prima edizione nel 1911</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-breve-storia-dei-romenidi-nicolae-iorga-prima-edizione-nel-1911/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 10:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[ In occasione del 150° anniversario della nascita di Nicolae Iorga (1871 – 1940), la casa editrice romena Rediviva Edizioni del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano propone la ripubblicazione del volume “Breve storia dei romeni - con speciale considerazione delle relazioni coll'Italia”, pubblicata nel 1911 in occasione delle festa del cinquantenario italiano, omaggio di un popolo fratello ed amico da parte della Lega Culturale dei Romeni - per celebrare il grande storico romeno, accademico e fondatore di importanti istituzioni culturali sia in Romania sia in Italia. Contemporanea adesso come nell’anno della pubblicazione dell’opera (1911), utile per la conoscenza e per la memoria adesso come allora, forza di unione in passato tra il popolo romeno e quello italiano mantenuta fino in presente da tanti punti di vista, economici, culturali, letterari e soprattutto linguistici.

  Conoscere l’opera di Iorga sui romeni – scrive nella prefazione George Gabriel BOLOGAN, ambasciatore di Romania in Italia -  con speciale considerazione delle relazioni con l’Italia è un immergersi nella storia profonda di una nazione che più di qualunque altra è rimasta vicina al Bel Paese ed è l’unica al mondo che porta nella sua radice il nome di Roma, con una presenza di tante famiglie miste e di oltre un milione di persone che portano ogni giorno il loro contributo all’economia e alla vita sociale della loro seconda patria. 11 È un viaggio nella conoscenza dell’Europa, con un approfondimento della storia militare, politica, dell’architettura, della letteratura e della cultura nel suo senso più completo, riuscendo ad arricchire l’orizzonte della cultura generale da parte del lettore.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In uscita presso Rediviva: Breve storia dei romeni di Nicolae Iorga &#8211; prima edizione nel 1911</strong></p>
<p><strong>150° Anniversario della nascita del grande storico romeno Nicolae Iorga (1871-1940)</strong></p>
<p><strong> </strong>In occasione del 150° anniversario della nascita di Nicolae Iorga (1871 – 1940), la casa editrice romena Rediviva Edizioni del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano propone la ripubblicazione del volume “<em>Breve storia dei romeni &#8211; con speciale considerazione delle relazioni coll&#8217;Italia</em>”[titolo originale], pubblicata nel 1911 in occasione delle festa del cinquantenario italiano, omaggio di un popolo fratello ed amico da parte della Lega Culturale dei Romeni &#8211; per celebrare il grande storico romeno, accademico e fondatore di importanti istituzioni culturali sia in Romania sia in Italia.</p>
<p><em>“Nella nostra lingua </em>– scriverà qualche anno dopo Michele A. Silvestri –  <em>Nicolae Iorga pubblica una Breve storia dei Romeni, un singolare atto di omaggio all&#8217;Italia: il volume stampato nel 1911 a Valenii de Munte per il nostro cinquantenario e oggi introvabile tanto in Italia quanto in Romania, meriterebbe una riedizione, perché l’autore vi ha con particolare cura accertate le connessioni tra la nostra civiltà e quella danubiana nei vari secoli”</em>, Michele A. SILVESTRI (Roma, 4 febbraio 1921) prefazione al volume di Nicolae Iorga “Introduzione allo studio della Romania e dei romeni”.</p>
<p><em> Conoscere l’opera di Iorga sui romeni</em> <strong>&#8211;</strong>  <em>con speciale considerazione delle relazioni con l’Italia  – <strong>scrive nella prefazione George Gabriel BOLOGAN, ambasciatore di Romania in Italia &#8211; </strong>è un immergersi nella storia profonda di una nazione che più di qualunque altra è rimasta vicina al Bel Paese ed è l’unica al mondo che porta nella sua radice il nome di Roma, con una presenza di tante famiglie miste e di oltre un milione di persone che portano ogni giorno il loro contributo all’economia e alla vita sociale della loro seconda patria.  È un viaggio nella conoscenza dell’Europa, con un approfondimento della storia militare, politica, dell’architettura, della letteratura e della cultura nel suo senso più completo, riuscendo ad arricchire l’orizzonte della cultura generale da parte del lettore. </em></p>
<p><em> </em>Nella postfazione del libro dal titolo “<em>Nicolae Iorga, Milanese”, </em><strong>Marco BARATTO </strong>ricorda alcuni momenti della presenza del grande storico romeno nella città lombarda per la quale nutre tanto affetto e dove ebbe l’occasione di tenere tre conferenze, due al“Circolo di Milano” e una nel 1927 presso la Camera di Commercio Italo Romena di Milano. “<em>Certamente Iorga</em> – scrive M. Baratto &#8211; ha avuto sin da giovanissimo un grande amore per l’Italia, che lo ha portato non solo a porla fra i suoi più importanti temi di ricerca, ma anche a fondare, insieme a tanti suoi colleghi ed amici come Pârvan o Murgoci, istituzioni culturali come la Casa Romena di Venezia e l’Accademia di Romania in Roma; istituzioni che prima della guerra hanno avuto un ruolo importante sia nella formazione di molti dei migliori storici romeni, sia nella conoscenza reciproca tra i Romeni e quegli Italiani che allora arrivarono ad una conoscenza della Romania e della sua storia in proporzione assai migliore di quella che non si possa 182 registrare oggi nella nostra Penisola. (&#8230;)</p>
<p><em> </em>L’edizione attuale vede la riscrittura del testo originale in italiano contemporaneo a cura di <strong>Lorena CURIMAN,</strong> <em>che non ha affatto la pretesa di essere una traslitterazione o una ricreazione dell&#8217;originale: è l&#8217;originale oggi, con l’unico scopo di ottenere una più facile lettura. La lingua del volume non si discosta in maniera significativa dall’italiano odierno. Le eventuali difficoltà che un lettore potrebbe incontrare leggendo il testo originale dipenderebbero dalla presenza di un lessico desueto o di termini non frequenti, ma comunque appartenenti al vocabolario italiano (Nota del curatore, </em><strong>Lorena Curiman</strong>, già collaboratrice, traduttrice ed articolista per il Centro Culturale Italo Romeno di Milano e della casa editrice Rediviva Edizioni, coautrice dei libri “Le catacombe della Romania “ e “Impronte culturali romene in Italia” (Rediviva Edizioni) con la partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2014, autrice per il Concorso Lingua Madre Duemiladiciotto del racconto pubblicato “Pasto nudo” e Lingua Madre Duemiladicianove del racconto pubblicato “Sapori dal Mondo” (Edizioni Seb 27).</p>
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<p><strong>NICOLAE IORGA (1871 &#8211; 1940) grande storico e accademico romeno</strong>.</p>
<p>Autore prolifico Nicolae Iorga è riuscito a tessere la storia del popolo romeno dalle più remote origini fissando l&#8217;importanza dei Romeni nella storia universale, studiando i rapporti storici, politici e culturali dei Romeni con tutti i popoli vicini. Accademico di Romania dal 1911, fu membro anche di varie accademie straniere. Ha fondato numerosi istituti culturali, istituti di ricerca in patria e all&#8217;estero, altrettanto riviste storiche e letterarie. La sua enorme produzione storica e letteraria comprende numerosi lavori tra quali: <em>Istoria Românilor </em>ș<em>i a romanită</em>ţ<em>ii orientale</em> (&#8220;Storia dei Romeni e della romanità orientale&#8221;, 10 voll., 1936-39; ed. franc. 1937-45). <em>Histoire des Roumains de Transylvanie et de Hongrie</em> (2 voll., 1916); <em>Istoria statelor balcanice în epoca modernă</em> (&#8220;Storia degli Stati balcanici nell&#8217;epoca moderna&#8221;, 1913); <em>Vene</em>ţ<em>ia în Marea Neagră</em> (&#8220;Venezia nel Mar Nero &#8220;, 1914); <em>Histoire des croisades</em> (1920); <em>Istoria literaturilor romanice</em> (&#8220;Storia delle letterature romanze&#8221;, 3 voll., 1920-25); <em>Essai de synthèse de l&#8217;histoire de l&#8217;humanité</em> (4 voll., 1924-28); <em>Histoire de la vie byzantine</em> (3 voll., 1934); <em>Byzance après Byzance</em> (1935); <em>Locul Românilor în istoria universală</em> (&#8220;Il posto dei Romeni nella storia universale&#8221;. È noto in Italia negli ambienti accademici, dove ha lasciato una testimonianza viva del suo interesse per lo studio della storia e per i legami con l’Italia, essendo fondatore insieme ad un altro grande storico romeno, Vasile Pârvan, della prima Scuola Romena di Roma, oggi l’Accademia di Romania a Roma e dell’Istituto Romeno di Cultura e di Ricerche Umanistiche di Venezia.</p>
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<p>Autore: Nicolae Iorga</p>
<p>Titolo originale: Breve storia dei romeni</p>
<p>Prima edizione: <em>Breve storia dei romeni pubblicata in occasione delle feste del Cinquantenario italiano – omaggio di un popolo fratello ed amico</em> – da parte della „Lega di cultura romena” Bucarest 1911</p>
<p>Riscrittura integrale del testo originale in italiano contemporaneo Lorena CURIMAN</p>
<p>Impaginazione: Gabriel Popescu</p>
<p>© 2021 by Rediviva</p>
<p>Milano <a href="http://www.rediviva.it">www.rediviva.it</a></p>
<p>Stampa: Universalbook, novembre 2021</p>
<p>ISBN: 978-88-97908-77-7</p>
<p>Pagine, 220</p>
<p>Collana: Culture e Civiltà</p>
<p>Euro, 12, 00</p>
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<p><strong> </strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;amore per la Romania del più grande scrittore di viaggi del Novecento: Patrick Leigh Fermor [1]</title>
		<link>https://culturaromena.it/4910-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2021 09:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Con questa pubblicazione si apre il riassunto-commento di Armando Santarelli - che avrà cadenza settimanale - a due eccezionali libri di viaggio, Fra i boschi e l'acqua e La strada interrotta, nei quali l'inglese Patrick Leigh Fermor, considerato il maggiore travel writer del Novecento, dedica alla Romania pagine straordinarie. E' a questo scrittore che dobbiamo le indimenticabili parole che troviamo nel secondo dei libri citati: "Tutto ciò che aveva a che fare con la Romania iniziò a emanare un incanto contraddittorio e potente".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;amore per la Romania del più grande scrittore di viaggi del Novecento: </strong>Patrick Leigh Fermor [1]</p>
<p><em>                                  &#8220;Tutto ciò che aveva a che fare con la Romania iniziò a emanare un  incanto contraddittorio e potente&#8221;</em></p>
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<p><em>Con questa pubblicazione si apre il riassunto-commento di Armando Santarelli &#8211; che avrà cadenza settimanale &#8211; a due eccezionali libri di viaggio, Fra i boschi e l&#8217;acqua e La strada interrotta, nei quali l&#8217;inglese Patrick Leigh Fermor, considerato il maggiore travel writer del Novecento, dedica alla Romania pagine straordinarie. E&#8217; a questo scrittore che dobbiamo le indimenticabili parole che troviamo nel secondo dei libri citati: &#8220;Tutto ciò che aveva a che fare con la Romania iniziò a emanare un incanto contraddittorio e potente&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>**********</strong></p>
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<p>È uno di quei casi in cui non sai se ti affascina di più l’autore o la sua opera; perché l’esistenza di Patrick Leigh Fermor e i suoi libri sono ugualmente ricchi di vita, di incanto, di entusiasmo, di cultura. Patrick Leigh Fermor, detto Paddy, nasce a Londra l’11 febbraio 1915; suo padre, Sir Lewis Leigh Fermor, è geologo e Sovrintendente al Servizio Geologico dell’India; sua madre, Muriel Æileen Ambler, è una donna colta, piena di interessi, ma anche stravagante e &#8211; come scrive Artemis Cooper nella biografa di Patrick &#8211; “incontestabilmente snob”.</p>
<p>A circa un anno di età, il bambino viene affidato a George e Margaret Martin, una coppia di Weedon Bec, villaggio del Northamptonshire, perché Æileen deve raggiungere il marito in India. Naturalmente, la donna vorrebbe portare con sé sia la figlia maggiore, Vanessa, sia il piccolo Patrick; ma le navi inglesi sono sotto il tiro dei sottomarini tedeschi (siamo in piena Guerra Mondiale) e i Fermor non vogliono rischiare di perdere entrambi i figli.</p>
<p>Nonostante il distacco dai genitori, gli anni dell’infanzia di Paddy rimangono fra i più felici della sua vita; il bambino cresce in un clima di grande libertà e affetto. L’inusuale idillio finisce nel giugno 1919; il ricongiungimento con la madre e la sorella, “due bellissime sconosciute”, si rivelerà non privo di problemi.</p>
<p>A scuola le cose non vanno meglio: il ragazzino, che ha un buon profitto in latino, inglese, storia e geografia, rivela scarse doti nelle materie scientifiche; ma soprattutto è un alunno volubile e indisciplinato, “una pericolosa mescolanza di sofisticheria e di incoscienza”. Negli anni, collezionerà una serie incredibile di espulsioni, l’ultima delle quali dalla scuola più antica d’Inghilterra, la King’s School di Canterbury. Ma se il rapporto con le istituzioni scolastiche si rivela problematico, l’atteggiamento verso la lettura è totalmente differente; i libri saranno suoi fedeli compagni per l’intera esistenza.</p>
<p>A 18 anni Paddy non ha ultimato gli studi, non sa cosa fare della sua vita, non ha una vocazione né attitudini specifiche. La possibilità di un riscatto viene dalla pazza idea di attraversare a piedi la Mitteleuropa e raggiungere Costantinopoli: “Cambiare panorama; abbandonare Londra e l’Inghilterra e andare in giro per l’Europa come un vagabondo – o, dissi tra me e me – come un pellegrino o un palmiere, un chierico vagante. Mi sarei spostato a piedi, avrei dormito coperto da mucchi di fieno d’estate, cercando rifugio nei granai quando pioveva o nevicava, e avrei frequentato solo gente di campagna e vagabondi… Una nuova vita! Libertà! Qualcosa di cui scrivere!”.</p>
<p>Quando espone il progetto ai familiari, Paddy incontra comprensibili perplessità; ma il suo entusiasmo e la sua decisione fanno presto cadere ogni ostruzionismo. La madre, in particolare, si schiera decisamente dalla sua parte, e si mette a studiare le carte geografiche insieme a lui; le possibili situazioni comiche che si presentano alla reciproca immaginazione li fanno sbellicare dalle risa.</p>
<p>Paddy non può sapere, allora, che il suo viaggio non si risolverà nella mera esperienza iniziatica sognata da studenti e girovaghi di ogni epoca; i libri in cui rifletterà l’epica avventura, pubblicati con i titoli <em>Tempo di regali</em>, <em>Fra i boschi e l’acqua</em> e <em>La strada interrotta</em>, lo promuoveranno a scrittore di culto per moltissimi amanti della letteratura di viaggio.</p>
<p>L’itinerario attraverso la Romania è descritto negli ultimi due libri; perciò, con poche eccezioni &#8211; imposte dalla necessità di chiarire o completare la narrazione &#8211; è ad essi che rivolgeremo la nostra attenzione.</p>
<p>Ci sembra opportuno precisare – e sarà forse una piacevole sorpresa per diversi lettori romeni &#8211; che la Romania degli anni Trenta aveva calamitato l’attenzione di altri scrittori e studiosi britannici. Le manifestazioni del folclore romeno costituivano uno dei motivi di tale interesse; non meno importante il prestigio da cui era circondata la Regina Maria, moglie del re Ferdinando I di Romania e nipote della regina Vittoria.</p>
<p>Se lo scrittore Donald Hall, in <em>Romanian Furrow</em> (1933), aveva narrato le ancestrali condizioni di vita dei contadini romeni, il musicologo Philip Thornton aveva percorso il Paese alla ricerca delle più autentiche tradizioni folcloristiche. Il <em>travel writer</em> Henry Baerlein, in <em>Enchanted Woods</em> (1932), descriveva la selvaggia bellezza dei boschi transilvani; il novelliere George Borrow, affascinato dai Gypsies, ne aveva rappresentato la libera e gioiosa vita itinerante. Lo storico dell’arte e critico musicale Sacheverell Reresby Sitwell, in <em>Roumanian Journey</em> (1938), riportava con maestria le peculiarità artistiche e musicali delle terre romene. Sul piano storico, spiccava la ponderosa e importante <em>History of the Roumanians</em> (1934) di Robert William Seton-Watson, che Paddy leggerà con estrema attenzione e citerà più volte nei suoi libri.</p>
<p>Il giovane Fermor lascia Londra l’otto dicembre 1933, munito di passaporto, uno zaino, un pesante cappotto militare e qualche cambio d’abito, un bastone da passeggio, alcuni blocchi da disegno e bloc-notes, un cilindro in alluminio pieno di matite, e tre libri: un piccolo dizionario inglese-tedesco, l’<em>Oxford Book of English Verse</em> e un volume con le <em>Odi</em> di Orazio. Quanto ai soldi, ogni tanto avrebbe ricevuto qualche sterlina nei fermo posta concordati con la famiglia.</p>
<p>Nei mesi invernali Paddy supererà l’Olanda, la Germania, l’Austria e la Cecoslovacchia. Proseguendo per l’Ungheria e la Transilvania oltrepasserà le Porte di Ferro del Danubio. Dopo aver attraversato una buona parte della Bulgaria, piegherà a nord, entrerà nella Valacchia e soggiornerà a Bucarest. Incamminatosi nuovamente verso sud, costeggerà il Mar Nero, e il mattino del 1° gennaio 1935 farà il suo ingresso in Costantinopoli.</p>
<p>L’impresa del diciannovenne inglese è straordinaria di per sé, e avrebbe reso interessante e avvincente qualsiasi narrazione; ma ciò che rende così affascinanti i libri di Fermor è il fatto che l’autore stese il racconto del viaggio più di quarant’anni dopo averlo effettuato. Nel frattempo, aveva incamerato un enorme bagaglio di esperienze umane, culturali e sociali, partecipato eroicamente alla Seconda Guerra Mondiale, imparato molte lingue, intessuto rapporti di amicizia con intellettuali di mezza Europa. Il risultato è la scrittura potente, elaborata e forbita di <em>Tempo di regali</em>, <em>Fra i boschi e l’acqua</em> e <em>La strada interrotta</em>.</p>
<p>Come già detto, noi ci occuperemo del secondo e del terzo dei libri citati, perché includono il tragitto di Fermor in Transilvania e in Valacchia; non crediamo che sia uno spirito di parte a suggerirci che proprio nella descrizione delle regioni romene la prosa di Fermor si fa più viva e partecipata, e paesaggi idilliaci e incontri emozionanti si susseguono “come in un felice e gradito incantesimo”.</p>
<p>Ci corre l’obbligo di un’ultima, doverosa osservazione. Alcuni degli episodi narrati da Fermor hanno sollevato dei dubbi sulla loro veridicità; per esempio (la seguiremo nei dettagli) la romantica fuga con István e Angéla per le strade e le città storiche della Transilvania. Interrogato sulla questione, l’autore ammise che ogni tanto aveva lavorato di fantasia. E’ Artemis Cooper a fugare ogni inutile polemica sull’argomento: Fermor – osserva la sua biografa &#8211; ha riflesso nei libri il romanzo della sua vita, ed è comprensibile che <em>passim</em> abbia aggiunto alla memoria dei fatti un’ulteriore memoria, quella plasmata dall’immaginazione; tutto ciò, naturalmente, al fine di rendere il racconto più ricco e avvincente.</p>
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<p>Quando abbandona la sconfinata pianura magiara, Paddy sembra presago che stia per iniziare un nuovo capitolo del suo viaggio. Gli dispiace lasciare l’Ungheria, perché ne ha apprezzato la bellezza e l’ospitalità; ma si porta appresso un certo senso di colpa, perché, ripropostosi di dormire nei fossi e nei pagliai, in terra magiara non ha fatto altro che “passare di castello in castello, sorseggiando <em>tokaj</em> da coppe di cristallo e fumando pipe lunghe un metro in compagnia di arciduchi”. Di conseguenza, la possibilità di dormire in un odoroso fienile e la consapevolezza che nessuno può sapere dove si trovi gli procurano un’estatica e beneaugurante euforia.</p>
<p>Ma come fu possibile – viene da chiedersi &#8211; che un giovane sconosciuto sia stato accolto tanto favorevolmente da alcune tra le famiglie più nobili d’Europa? I motivi sono diversi: Paddy era suddito di una delle Nazioni più potenti e influenti del mondo; veniva da una famiglia di notevole importanza; non di rado era munito di lettere di presentazione; era dotato di eccellenti qualità: bella presenza, brio, simpatia, curiosità intellettuale. Infine, come il prediletto Proust, come Oscar Wilde e altri letterati di ogni epoca, era affascinato dall’aristocrazia del sangue. Scrive Alice Cooper: “Era sempre felice di parlare con chiunque, ma c’era un qualcosa riguardante gli antichi lignaggi che trovava irresistibile. Mentre non mostrava che un labile interesse per l’albero genealogico della sua famiglia, era entusiasmato dall’idea che c’erano persone che potevano seguire i propri antenati così indietro nel tempo”.</p>
<p>Uno di questi munifici ospiti, il barone austriaco Philipp Schey von Koromla, era stato particolarmente gentile e paterno nei confronti del giovane inglese. Nel constatare che quell’uomo colto e stimato lo trattava alla pari, Paddy ebbe l’impressione di aver ricevuto un grande dono, una sorta di investitura con la toga virile, come ai tempi degli antichi romani.</p>
<p>La “frontiera più ostile d’Europa” viene attraversata su un treno. Sono i primi boschi collinari ad annunciare le marche della Transilvania, e la bandiera blu, gialla e rossa a segnalare il confine romeno; il 27 aprile 1934, a Curtici, Paddy supera la sesta frontiera del suo viaggio. Si ritrova in un villaggio desolato chiamato Decebal, dal nome dell’ultimo re della Dacia; nell’intreccio geometrico di terreni arativi dai colori gialli e cioccolato attraversa altri piccoli borghi, ciascuno con una chiesa per i cattolici e un’altra per gli uniati, e a volte una terza per i calvinisti o i luterani. Ma ecco i primi romeni, una comitiva di contadini armati di falci e roncole. Le donne hanno i lattanti al collo, gli uomini vestono ampie tuniche tessute a mano, rimborsate in vita da larghe cinture; sopra, indossano giacche di vello di pecora, e in testa sfoggiano coni bulbosi di pelo nero o bianco. Nel loro volto Fermor nota una differenza che non sa se riferire alla sua immaginazione: i lineamenti si discostano da quelli dei magiari, perché hanno un aspetto più latino. <strong>Ma la grande sorpresa arriva dalla lingua; quei contadini dall’aria ardita e selvaggia <em>parlano</em> latino! Uomo è <em>om</em>, donna <em>femeie</em>; di seguito, Paddy ode pronunciare <em>ochi</em>, <em>nas</em>, <em>mână, câine, bou, vacă, cal</em>!</strong></p>
<p>E’ il momento, per il narratore, di fare un’incursione nella storia dei romeni, che porta con sé il fascino della fusione daco-romana, ma anche le loro successive sofferenze e le controversie che investono quella che nel 1918 è diventata la Grande Romania. Qui l’animo di Fermor si mostra inevitabilmente diviso; infatti, nel recente tragitto ungherese ha preso in simpatia il popolo magiaro, da secoli nemico di quello romeno; ma in Transilvania entra in immediata empatia con i romeni, che proprio per la questione del possesso dell’Ardeal sono da sempre contrapposti agli ungheresi. Fa quasi tenerezza constatare come Fermor cerchi un faticoso equilibrio nelle questioni che dividono le due Nazioni; è una realtà di cui ha già parlato in precedenza, ma che l’attraversamento della Transilvania impone di trattare più profondamente.</p>
<p>La premessa è la definitiva perdita della Transilvania subìta dall’Ungheria a seguito del Trattato di Trianon del luglio 1920. Fermor inizia in modo chiaro: “La decisione su chi avrebbe dovuto subire l’inevitabile ingiustizia (perdita dei fratelli transilvanici da parte dell’Ungheria, perpetuazione dello statu quo da parte della Romania) dipese esclusivamente dall’esito della guerra. (…) Gli ungheresi fondavano la loro rivendicazione della Transilvania sulla priorità storica più che sulla preponderanza etnica; i romeni su entrambe”. Di seguito, espone le opposte versioni: i romeni vantano la loro priorità sulla base della discendenza dalla popolazione latinofona risultante dalla fusione daco-romana e sopravvissuta alle plurime invasioni; gli ungheresi sostengono invece che il ritiro dei coloni insediati da Roma fu totale, e che i daco-romani eventualmente rimasti furono dispersi prima dai Goti e poi dagli Slavi. Dunque, per gli ungheresi, i romeni insediatisi nuovamente nei Carpazi dal XIII secolo non potevano essere i discendenti dell’originaria popolazione daco-romana, ma immigrati di quella popolazione valacca della Macedonia e dei Balcani che parlava ancora una forma di basso latino.</p>
<p>Consapevole che i portavoce di entrambi “sono in grado di controbattere ogni argomentazione contraria con convincente e sperimentata facilità”, Fermor liquida la questione con sottile ironia: bisogna riconoscere – osserva &#8211; che nella storia della regione carpatico-danubiana esiste un vuoto di mille anni, dal ritiro dei romani nel 271 ai primi accenni di una popolazione transilvanica di lingua latina, che risalgono alla prima metà del Duecento. Inoltre, i Mongoli, invadendo la Romania, distrussero praticamente ogni cosa; ora, un tale vuoto documentale rappresenta un vantaggio enorme per le contrastanti versioni, perché “nel vuoto si può elaborare qualsiasi teoria…”.</p>
<p>Separàti dalla Storia, i proprietari terrieri magiari e i boiari romeni sono però uniti da sentimenti comuni: <em>in primis</em> la delusione per la perdita delle porzioni di latifondo distribuite ai contadini; e soprattutto il risentimento contro le iniquità dei funzionari del Regat, percepiti da entrambi come degli estranei. Al contrario, nel bene e nel male fra i vecchi possidenti e i contadini era riuscito a sopravvivere un certo sentimento di affetto. Resistevano – aggiunge Fermor &#8211; anche le forme: “Ma se pure si era dissolto l’antico legame feudale, i suoi simboli erano più duri a morire e sopravvivevano nelle scappellate, nei baciamani e nelle cerimoniose formule di deferenza, e questo conferiva alla vita in Transilvania una straniante, quasi disincarnata sensazione di lontananza dal mondo”.</p>
<p>È un possidente magiaro, il barone Tibor Solymosy, il primo ospite di Fermor in Transilvania. (Ciò, naturalmente, non deve stupire. Nel 1930, dieci anni dopo la conclusione del Trattato di Trianon, la Romania contava ancora 1.425.507 ungheresi, la maggioranza dei quali nei territori che avevano fatto parte dell’ex Impero Austro-Ungarico).</p>
<p>Tibor è proprietario di una magione con una facciata palladiana ed eleganti mobili Biedermeier; regina della casa è la polacca Ria, governante poliglotta e tuttofare. La biblioteca è ben fornita di opere in ungherese, tedesco e francese, ed è così che Paddy può dilettarsi in una delle sue attività preferite, la ricerca dell’originale di parole passate nel tempo da una lingua a un’altra.</p>
<p>L’aristocrazia transilvana si rivela più che mai composita. Dopo i rilassanti e fecondi giorni trascorsi insieme a Ria e Tibor, quest’ultimo conduce l’ospite nella villa di campagna del polacco Jaŝ, al cui bisnonno fu concessa la testa di turco sullo stemma di famiglia per aver catturato tre vessilli tatari in Ucraina. È un mondo dorato quello di Jaŝ, cacciatore dalla mira infallibile, ospite munifico, studioso la cui testa ribolle di idee di archeologia, storia, religione, fisica, economia, silvicoltura, geologia, e col quale Fermor affronta le discussioni più disparate. Sua moglie Clara, superba cavallerizza, viene da una famiglia di conti degli Alti Tatra che abita uno dei castelli più antichi d’Ungheria, ora però in territorio slovacco.</p>
<p>Fermor dichiara apertamente di aver provato un intimo coinvolgimento nella vita delle casate aristocratiche, e uscirà notevolmente arricchito dalla loro amicizia. Le sue parole non fanno che confermare il lusinghiero giudizio sull’aristocrazia espresso da Marcel Proust nella <em>Parte di Guermantes II </em>della<em> Recherche</em>: “I gran signori sono i soli, o quasi, dai quali si impari quanto dai contadini; la loro conversazione è nutrita di tutto ciò che concerne la terra, le dimore quali erano abitate un tempo, le antiche usanze, tutte cose che il mondo del denaro ignora profondamente”.</p>
<p>Inoltratosi una ventina di miglia a est di Arad, Paddy entra nella rigogliosa valle del Mureş (Maros in ungherese); risalendo il fiume può ammirare l’aerea bellezza delle cupole bronzee dell’abbazia di Maria Radna, complesso monastico che per la sontuosità dello stile barocco nessuno collegherebbe con l’Ordine Francescano. Ma è un francescano, fra’ Pietro, che il giovane viandante trova in cima alla scalinata che conduce all’abbazia. Responsabile della foresteria di Maria Radna, il religioso sta disponendo nel giusto ordine dei grossi birilli, in attesa di trovare un compagno per fare qualche partita. Senza quasi dirsi una parola, i due giocano per tutto il pomeriggio, poi, nel rimettere a posto i birilli, improvvisano un incredibile dialogo:</p>
<p><em>“Frater Petre, possumusne kugli ludere post Vesperas?”</em></p>
<p><em>“Hodie non possumus, fili”, </em>risponde fra’ Pietro<em>, “tarde nimium est. Cras poterimus”.</em></p>
<p><em>“Quando? Qua hora?”</em></p>
<p><em>“Statim post Missam. Expecte me ad egressum ecclesiae”.</em></p>
<p><em>“Bene frater, sed nonne ante Missam fieri potest?”</em></p>
<p><em>“Velnon. Est contra regulam nostram. </em></p>
<p><em>“Eheu!</em>”</p>
<p>A parte il termine <em>kugli</em> (cioè il gioco dei birilli, <em>kegeln</em> in tedesco), è in latino, sebbene maccheronico, che si parlano i due sconosciuti! E al lettore viene da pensare che il frate avrà ringraziato la sua formazione religiosa, e Fermor ciò che aveva assimilato di una cultura scolastica che prevedeva lo studio della grammatica latina; pur breve e semplice, quel dialogo gli comunica l’entusiasmante illusione di essere tornato ai tempi in cui il latino costituiva la lingua universale dell’Europa colta.</p>
<p>Maria Radna è un centro religioso molto importante. Paddy ne fissa la nascita al 1520, sebbene un primo nucleo fosse stato edificato nel 1325 dal re d’Ungheria Roberto d’Angiò. Caduto in declino dopo la conquista ottomana di Timişoara del 1552, il monastero riprese vigore un centinaio di anni dopo, grazie al francescano Andrija Stipančić, che si recò a Costantinopoli e ottenne dal Sultano i fondi necessari per restaurare l’intero complesso. Ma gli eventi che avrebbero trasformato Maria Radna in un prestigioso centro di culto ebbero inizio nel 1668, quando i frati acquistarono un’icona realizzata dallo stampatore padovano Giovanni Antonio Remondini. Trent’anni più tardi, alcuni soldati turchi devastarono e incendiarono la cappella dell’icona, ma questa fu ritrovata miracolosamente intatta. Da allora, Maria Radna divenne un magnete per i pellegrini, tanto che nel Diciottesimo secolo si rese necessario ampliare sia gli edifici monastici sia la chiesa. Se nella Pentecoste del 1767 più di 12.000 fedeli da tutta l’Europa parteciparono alle funzioni religiose, nel 1935, un anno dopo la visita di Fermor, più di 73.000 pellegrini arrivarono a Maria Radna, molti dei quali a piedi.</p>
<p>(continua)</p>
<p><strong>di Armando SANTARELLI </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Colinde&#8221;, canti natalizi romeni scelti e tradotti da Ida Garzonio, edizioni Dario Memo, 1966</title>
		<link>https://culturaromena.it/colinde-canti-natalizi-romeni-scelti-e-tradotti-da-ida-garzonio-edizioni-dario-memo-1966/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 20:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Le colinde sono canti natalizi popo­lari romeni. Il nome, che sulle prime ci pare esotico e strano, è derivato dal latino calendae, nel quale le vocali, per influsso dell’antico bulgaro, hanno cambiato colorazione. Ciò sta a ricordarci che la festività natalizia anticamente coincise e a poco a poco sostituì le feste pagane del solstizio invernale. Per questo non ci si meraviglierà se accanto alle immagini tradizionali del Nata­le troveremo immagini primaverili o comunque legate alla terra, alla natura. Le colinde vengono cantate da pic­coli gruppi di fanciulli o giovani che hanno preparato nelle sagrestie delle chiese di campagna o nei fienili più isolati il loro repertorio e che la sera della vigilia si recano di casa in casa con una stella di carta trasparente illuminata all’interno da un lucignolo. Essi bus­sano alle porte o lanciano un richiamo dalla finestra e iniziano a cantare:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>INTRODUZIONE</p>
<p>Le <em>colinde</em> sono canti natalizi popo­lari romeni. Il nome, che sulle prime ci pare esotico e strano, è derivato dal latino <em>calendae</em>, nel quale le vocali, per influsso dell’antico bulgaro, hanno cambiato colorazione. Ciò sta a ricordarci che la festività natalizia anticamente coincise e a poco a poco sostituì le feste pagane del solstizio invernale. Per questo non ci si meraviglierà se accanto alle immagini tradizionali del Nata­le troveremo immagini primaverili o comunque legate alla terra, alla natura. Le <em>colinde</em> vengono cantate da pic­coli gruppi di fanciulli o giovani che hanno preparato nelle sagrestie delle chiese di campagna o nei fienili più isolati il loro repertorio e che la sera della vigilia si recano di casa in casa con una stella di carta trasparente illuminata all’interno da un lucignolo. Essi bus­sano alle porte o lanciano un richiamo dalla finestra e iniziano a cantare:</p>
<h3>Buongiorno alla Vigilia</h3>
<p><em>che è il meglio del Natale </em></p>
<p><em>che ha agnelli, maialini </em></p>
<p><em>seguiti dai bambini,</em></p>
<p><em>buona gente!</em></p>
<p><em>Dacci nocciole</em></p>
<p><em>che son più buone, </em></p>
<p><em>dacci noci</em></p>
<p><em> che son più dolci, </em></p>
<p><em>dacci mele </em></p>
<p><em>che abbiamo fame,</em></p>
<p><em>che siamo colindatori! </em></p>
<p><em>Ospite, vivi sano,</em></p>
<p><em>e riempici la bisaccia di cibi, </em></p>
<p><em>salute padroncina, </em></p>
<p><em>riempici la sacca, </em></p>
<p><em>dacci il pane consacrato,</em></p>
<p><em>per mondarci la bocca. </em></p>
<p><em>Vi auguriamo come si usa </em></p>
<p><em>botte piena di cavoli, </em></p>
<p><em>e un vaso di acquavite </em></p>
<p><em>che scivola in gola!</em></p>
<p><em>Quanti chiodi tengono insieme la casa </em></p>
<p><em>tanti zecchini vi vengan sulla tavola! </em></p>
<p><em>E rallegratevi</em></p>
<p><em>e invitate anche noi!</em></p>
<p>In dono ricevono non solo frutta secca, ma anche ciambelle e dolciumi appo­sitamente confezionati dalle massaie. E come i gruppetti fanno a gara a cantare bene così le donne di casa gareggiano nell’arte culinaria e nella prodigalità. I “colindatori” più bravi si cimentano in canti più lunghi e nelle melodie più difficili, cantano a una voce divisi in due gruppi a strofe alterne, fanno del loro meglio per meritarsi i doni e le lodi degli ospiti.</p>
<p>Il   repertorio raccolto in questi ultimi centocinquant’anni è vasto e ricchissimo sia per i contenuti che per le melodie. Il musicista ungherese Béla Bartòk che fece più di un viaggio di studi in Romania (soprattutto nelle zone confinanti con l’Ungheria) e che raccolse preziosissimo materiale di ogni genere, ritenne tanto interessanti le <em>colinde</em> da lui incise e trascritte nel 1913 che ne fece un volume con uno studio introduttivo che pubblicò in tedesco a Vienna nel 1935.</p>
<p>Per quanto riguarda il contenuto le <em>colinde</em> ci presentano aspetti tanto ete­rogenei e difformi da lasciarci al primo momento disorientati. Non sempre ade­riscono, come i canti natalizi occiden­tali, al tema della Natività. Si va dalle peripezie della Vergine prima di giun­gere alla grotta, al canto di alleluia per la nascita di Gesù, al compianto di Maria per la Crocifissione; dalle leggende dei Santi alla storia di Adamo e da argo­menti tratti dagli apocrifi a elementi più propriamente pagani o di interesse so­ciale. Vi sono <em>colinde </em>in cui non è fatto neppure cenno alla Natività e si parla invece della lotta tra il leone ed altri animali, della favola del sole che si è innamorato della luna e vuole sposarla. Né mancano <em>colinde</em> nelle quali la na­tura con i suoi spettacoli è la vera pro­tagonista.</p>
<p>A volte la leggenda di un santo, la parola dell’apocrifo e l’elemento profano tratto dalla favolistica si fondono dan­doci un canto ricco di motivi e complesso, non di rado difficile da decifrare. Spesso la <em>colinda</em> è preceduta dalla dedica e si conclude con gli auguri; in alcuni casi gli auguri, come abbiamo visto, vengono fatti in un canto introduttivo.</p>
<p>Alcuni testi sono altamente poetici per la bellezza delle immagini, per l’origi­nalità dell’intuizione, per il vigore espres­sivo. E tutti conservano una freschezza che deriva loro da una semplice rappre­sentazione delle cose e dei fatti nel loro valore essenziale senza complicazioni e sovrastrutture. Il loro fascino consiste nel fatto che trattano i temi più alti con tanta familiarità da ridurli ad una di­mensione domestica senza per altro spo­gliarli della loro dignità.</p>
<p>&#8211; <strong>1 &#8211;</strong></p>
<p>Alzatevi grandi boiari!</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>Alzatevi contadini e aratori!</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>Che vengono a voi i colindatori</p>
<p>la notte, prima dei galli cantori,</p>
<p>e vi portano il Signore</p>
<p>che vi purghi da ogni errore.</p>
<p>Un Signore appena nato</p>
<p>tutto di fiori di giglio ornato,</p>
<p>Il Signore Iddio vero</p>
<p>sole di raggi risplendente.</p>
<p>Alzatevi grandi boiari!</p>
<p>Alzatevi contadini e aratori!</p>
<p>Che nel cielo si è levata</p>
<p>una stella di re dorata,</p>
<p>stella cometa scintillante</p>
<p>che porta gioia alle genti.</p>
<p>Ecco il mondo che fiorisce</p>
<p>ecco la terra ringiovanisce.</p>
<p>Cantan nel bosco le tortorelle</p>
<p>alla finestra le rondinelle</p>
<p>e un colombo bello e splendente</p>
<p>è venuto a voi da ponente</p>
<p>bianco fiore vi ha portato</p>
<p>e sul cuscino ve l’ha lasciato.</p>
<p>Egli vi augura che viviate</p>
<p>e per molti anni vi rallegriate,</p>
<p>e come gli alberi rifioriate</p>
<p>e come quelli fruttifichiate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 2 &#8211;</strong></p>
<p>Voi luci dell’alba,</p>
<p>perchè già spuntate?</p>
<p>Il gallo non ha cantato</p>
<p>il prete non ha suonato.</p>
<p>Voi luci dell’alba!</p>
<p>I giovani non han terminato</p>
<p>di cantare il Natale,</p>
<p>e noi ancora vaghiamo,</p>
<p>di paese in paese</p>
<p>per mezzo mondo.</p>
<p>Voi luci dell’alba!</p>
<p>Che abbiamo veduto</p>
<p>sopra quegli alti monti</p>
<p>due aquile grigie:</p>
<p>le ali sbattevano,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>E perché le sbattevano?</p>
<p>Per una mela d’oro,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>Noi abbiamo veduto</p>
<p>due aquile grigie</p>
<p>che si azzuffavano.</p>
<p>Perché si azzuffavano?</p>
<p>Per raggi d’oro,</p>
<p>voi luci dell’alba!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 3 &#8211;</strong></p>
<p>Da quando il Signore è nato</p>
<p>e il mondo è stato creato</p>
<p>e il cielo si è innalzato</p>
<p>Dio con splendore l’ha adornato</p>
<p>tutto di stelle</p>
<p>piccole e belle</p>
<p>e una corona fra quelle,</p>
<p>raggi, Signore, fra le stelle.</p>
<p>Nel giardino dorato</p>
<p>c’è una scala</p>
<p>tutta di cera</p>
<p>e il Signore vi discende</p>
<p>di quando in quando</p>
<p>alle feste solenni,</p>
<p>chierichetti gli fanno ala</p>
<p>e in mano tengon messali</p>
<p>e del Signore le glorie cantano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 4 &#8211;</strong></p>
<p>Nel mezzo del cielo,</p>
<p>bianchi fiori di melo,</p>
<p>c’è un albero celeste,</p>
<p>ai lembi carico di frutti</p>
<p>al centro colorato</p>
<p>sulla cima dorato.</p>
<p>Ma là chi ci sta?</p>
<p>Stanno quattro rondinelle</p>
<p>e tessono le luci;</p>
<p>luci bianche come cera</p>
<p>per illuminare la terra!</p>
<p>Molta strada ho percorso,</p>
<p>sempre strada di nove giorni</p>
<p>l’ho percorsa in due giorni!</p>
<p>che il mio cavallo ho fiaccato</p>
<p>portando il Santo Signore.</p>
<p>Al fiume Giordano</p>
<p>alla corte di Adamo,</p>
<p>son venute quattro colombelle</p>
<p>con voce di ragazzi:</p>
<p>— Levati, levati nostro Signore</p>
<p>e fa’ alzare le serve</p>
<p>a scopare le stanze</p>
<p>a stender le mense</p>
<p>a riempire i bicchieri,</p>
<p>con la punta delle trecce,</p>
<p>coi lembi delle gonne,</p>
<p>quanta polvere scoperanno</p>
<p>in mare la getteranno;</p>
<p>il mare diventa più grande,</p>
<p>vediamo che cosa hanno ammucchiato:</p>
<p>han raccolto due buoi scuri</p>
<p>con le corna tutte d’oro!</p>
<p>E sulla cima delle corna</p>
<p>piccola culla di sicomoro,</p>
<p>e nella culla chi è coricato?</p>
<p>Il figlio della Madonna fasciato</p>
<p>con fascia di seta</p>
<p>tessuta da una principessa.</p>
<p>Passate, Re Magi, e riposate.</p>
<p>— Non siam venuti a riposare,</p>
<p>ma siam venuti a raccontare</p>
<p>dove sulla terra</p>
<p>è nato il Figlio Santo?</p>
<p>Nel giardino coi fiori bianchi</p>
<p>con una mano coglieva fiori</p>
<p>con l’altra faceva mazzi</p>
<p>e li portava ai boiari al villaggio.</p>
<p>Chi ascolta la colinda</p>
<p>che Dio 1o benedica</p>
<p>e tutti coi loro ospiti</p>
<p>che Dio li benedica;</p>
<p>e benedica anche me,</p>
<p>forse vi ho ben cantato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 5 &#8211;</strong></p>
<p>Al tronco del pero</p>
<p>Alleluia al Signore!</p>
<p>brilla una stella,</p>
<p>ma sotto il pero c’è un letto d’abete</p>
<p>da molti artefici lavorato,</p>
<p>al fondo con tuoni,</p>
<p>ai sostegni con fulmini,</p>
<p>le frange con cera santa,</p>
<p>fusa e attorcigliata.</p>
<p>E nel letto chi è coricato</p>
<p>e giace meraviglioso</p>
<p>e dorme un sonno greve?</p>
<p>È coricato un Dio!</p>
<p>piccino e grazioso</p>
<p>e col viso leggiadro</p>
<p>fasciato da una regina</p>
<p>con fasce di seta.</p>
<p>La cuffia è di cotone</p>
<p>con tre fiori sulla cuffia</p>
<p>uno è il fiore di mirra</p>
<p>l’altro è la vite del vino</p>
<p>uno è la spiga di grano.</p>
<p>Ed ecco vennero le rondinelle</p>
<p>brunette, belle,</p>
<p>sempre cantarono, svolazzarono,</p>
<p>ma il figlio non svegliarono.</p>
<p>Le rondinelle volarono,</p>
<p>sul mare si abbandonarono</p>
<p>e tutte raccolsero</p>
<p>goccioline sulle ali,</p>
<p>pietruzze sulle penne,</p>
<p>e quando vennero al figlio</p>
<p>con le ali lo spruzzarono</p>
<p>con le pietre lo colpirono!</p>
<p>Il Figlio santo si destò</p>
<p>e allora le maledisse:</p>
<p>“Rondinella fatti il nido</p>
<p>nel luogo peggiore;</p>
<p>sul solaio dei poveri,</p>
<p>alla trave della grondaia,</p>
<p>che lo tormenti il fumo</p>
<p>come i ragazzi i pensieri</p>
<p>i pensieri di sposare</p>
<p>ragazze da maritare!”</p>
<p>La dedichiamo alla salute!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 6 &#8211;</strong></p>
<p>Sotto i lembi del cielo</p>
<p>Bianchi fiori!</p>
<p>all’ombra della nube,</p>
<p>una superba mensa è imbandita</p>
<p>sull’erba rinverdita.</p>
<p>Ma alla mensa chi siede?</p>
<p>Dio, che tutto vede;</p>
<p>e Natale</p>
<p>il vecchio,</p>
<p>e Giovanni</p>
<p>San Giovanni,</p>
<p>ed Elia</p>
<p>Sant’Elia,</p>
<p>e tutti i santi insieme</p>
<p>si trovavano in allegria;</p>
<p>e bevevano e brindavano</p>
<p>e bellamente si rallegravano.</p>
<p>Ma quando gettavano gli occhi</p>
<p>di lontano vedevano</p>
<p>l’Arcangelo Michele</p>
<p>che veniva con gran schiera</p>
<p>veloce correndo</p>
<p>su un cavallo schiumante</p>
<p>e a Dio si inginocchiava.</p>
<p>Quando a lui si avvicinava,</p>
<p>così gli diceva:</p>
<p>&#8211; Bevi Signore, ti rallegri</p>
<p>e con tutti i santi parli,</p>
<p>con i diavoli mi son battuto</p>
<p>e nella lotta son caduto,</p>
<p>che il santo cielo ho perduto.</p>
<p>San Pietro si è addormentato</p>
<p>i  diavoli la chiave gli han rubato</p>
<p>e nel cielo sono entrati</p>
<p>e tutto l’han depredato.</p>
<p>Han preso la luna</p>
<p>e la luce,</p>
<p>e l’alba e i raggi,</p>
<p>e le stelle e il sole,</p>
<p>quello stocco da giudizio</p>
<p>che giudica tutto il mondo;</p>
<p>tutto in braccio han caricato</p>
<p>e nell’inferno l’han posto.</p>
<p>Il cielo tutto s’abbuiò</p>
<p>e nell’inferno forte s’illuminò.</p>
<p>Il cielo piangeva</p>
<p>e l’inferno rideva.</p>
<p>Dammi Giovanni ed Elia</p>
<p>in aiuto, Signore,</p>
<p>per scacciarli dal cielo</p>
<p>e ficcarli nell’inferno</p>
<p>e prendere indietro</p>
<p>le cose che han rapito</p>
<p>e nell’inferno han sistemato.</p>
<p>Ha preso Giovanni a battezzare</p>
<p>ed Elia a tuonare</p>
<p>a tuonare e folgorare</p>
<p>e i diavoli a disperdere.</p>
<p>Giovanni girava battezzando</p>
<p>Elia li disperdeva tuonando,</p>
<p>in tutto il cielo si volgeva</p>
<p>che giusto all’inferno arrivava,</p>
<p>prese la luna</p>
<p>e la luce,</p>
<p>e l’alba e i raggi,</p>
<p>e le stelle e il sole,</p>
<p>quello stocco da giudizio</p>
<p>che giudica tutto il mondo,</p>
<p>tutti nelle braccia li prese</p>
<p>e in cielo li ripose.</p>
<p>Bello il cielo brillava</p>
<p>cupo nell’inferno si abbuiava.</p>
<p>Il cielo rideva</p>
<p>e l’inferno piangeva.</p>
<p>Ospite stammi sano</p>
<p>e in grazia di Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; 7 &#8211;</strong></p>
<p>La vita dell’uomo</p>
<p>il fiore di campo!</p>
<p>Quanti fiori son sulla terra</p>
<p>tutti vanno alla tomba;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma il fiore di ranuncolo</p>
<p>sta alla porta del paradiso</p>
<p>a giudicare i fiori,</p>
<p>che han fatto dei profumi?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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