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	<title>Personalità | Cultura Romena</title>
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	<description>Progetto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</description>
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	<title>Personalità | Cultura Romena</title>
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		<title>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 16:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio (&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230; Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Elena Teodorini a Milano (1885): L&#8217;orgoglio del costume tradizionale romeno in una fotografia d&#8217;archivio</p>
<p>(&#8230;) Figlia di Craiova, sono prima di tutto figlia della Romania e per quanto possa vagare in terre straniere, potete star certi che sono rimasta pur sempre Romena&#8230;</p>
<p>Questa straordinaria immagine, del tutto inedita e completamente sconosciuta al pubblico romeno fino ad oggi, è stata generosamente donata dalle sue collezioni dalla prestigiosa Archivio Storico Ricordi di Milano e pubblicata sulla copertina del volume: Elena Teodorini. Una diva europea tra Ottocento e Novecento. Il primo soprano romeno alla Scala di Milano, editrice Rediviva, 2026, dedicato alla grande artista nell&#8217;anno del Centenario della sua scomparsa (1926–2026).<br />
Riportarla alla luce costituisce un vero motivo di orgoglio nazionale e offre una nuova prospettiva sull&#8217;affascinante personalità del grande soprano Elena Teodorini, nata a Craiova nel 1857, figura leggendaria del mondo lirico internazionale. Prima cantante romena a calcare a soli 22 anni il palcoscenico del Teatro alla Scala, la Teodorini ha lasciato un&#8217;eredità lirica straordinaria, con una carriera eccezionale divisa tra la gloria del palcoscenico lirico e la passione per la pedagogia, essendo stata il soprano che ha fondato ben cinque scuole di canto: a Milano, Parigi, Bucarest, Buenos Aires e Rio de Janeiro.<br />
Datata intorno al 1885, la fotografia in formato &#8220;Cabinet Card&#8221; ritrae Elena Teodorini nel pieno apogeo della sua carriera lirica sui palcoscenici italiani e internazionali. Aveva debuttato a soli 22 anni alla Scala ed era già stata protagonista in tre opere in prima mondiale: nel 1881 in “Cordelia” di Stefano Gobatti, al Teatro Comunale di Bologna; nel 1882 in “Bianca di Cervia” (alla Scala) di A. Smareglia; e sempre nel 1882 nell&#8217;opera “Il violino di Cremona” di Giulio Litta (alla Scala). Elena Teodorini era una presenza costante nella stampa dell&#8217;epoca, elogiata con articoli su Il Teatro Illustrato e la Gazzetta Musicale. Queste cronache laudative, particolarmente rilevanti per la ricezione dell&#8217;artista, insieme a litografie e riproduzioni di copertine di riviste illustrate dell&#8217;epoca che recano la sua immagine, documentano l&#8217;immenso prestigio ottenuto dalla Teodorini nei principali circuiti musicali del mondo, offrendo al lettore il ritratto vivido di una diva che ha dominato la scena lirica internazionale.<br />
L&#8217;artista non indossa il costume di un personaggio d&#8217;opera, bensì un superbo e autentico costume tradizionale della regione dell&#8217;Oltenia, la sua terra natale. La fotografia a figura intera è stata realizzata presso il celebre studio &#8220;Pilotti &#038; Poysel&#8221;, situato nel centro di Milano, l&#8217;atelier dove erano soliti farsi ritrarre i grandi artisti dell&#8217;epoca. Questa immagine estremamente personale fu dedicata a Giulio Ricordi, una delle personalità più importanti e influenti del mondo musicale del tempo, direttore della celebre casa editrice Ricordi e mentore di geni del calibro di Giacomo Puccini. Il fatto che Elena Teodorini abbia scelto di inviare al grande editore una fotografia che la ritrae in abiti tradizionali rumeni conferma ancora una volta il profondo legame che il soprano manteneva con le proprie origini, nonché il rispetto reciproco e la stretta collaborazione con la direzione della più grande casa editrice musicale d&#8217;Italia.<br />
A quel tempo, i grandi soprani erano soliti posare nei più rinomati studi fotografici dell&#8217;epoca, offrendo in seguito questi ritratti autografati ad ammiratori e personalità influenti, come parte del culto della personalità e della promozione della propria immagine pubblica. Elena Teodorini si trovava già a Milano dal 1871 quando, all&#8217;età di 14 anni, arrivò per studiare al Conservatorio di Milano, dove nel 1876 ottenne il grande premio di canto.<br />
Nata a Craiova, proveniva da una dinastia di artisti visionari della Romania, essendo figlia degli attori Teodor e Maria Teodorini, coloro che posero le basi del teatro di Craiova. Attraverso il proprio prestigio e con i propri mezzi, ha sostenuto giovani cantanti, ha promosso corsi di canto e ha organizzato numerosi concerti di beneficenza, contribuendo in modo concreto allo sviluppo della vita musicale nazionale.<br />
La Teodorini ha introdotto nel suo repertorio brani in lingua romena, aprendo la strada a una progressiva valorizzazione della produzione lirica nazionale. Tra i brani eseguiti nell&#8217;ambito dei concerti in Romania figurava anche la celebre „Mândruliță de la munte” di George Ștephănescu. Sebbene indiretto rispetto alla fondazione dell&#8217;istituzione statale, il suo apporto fu cruciale: preparò il terreno culturale e sociale affinché Bucarest potesse ospitare un&#8217;Opera stabile e riconosciuta, l&#8217;Opera Rumena, che sarebbe nata formalmente nel 1921.<br />
Profondamente legata alle sue radici, nel periodo delle stagioni tra il 1886 e il 1888, il grande soprano utilizzò le ingenti somme guadagnate sui principali palcoscenici lirici del mondo per restaurare il Teatro di Craiova, l&#8217;edificio costruito dai suoi genitori. All&#8217;inaugurazione del teatro di Craiova, nel 1886, Elena Teodorini offrì una meravigliosa dichiarazione d&#8217;amore per la sua città natale. Visibilmente commossa e „soffocata dalle lacrime”, come riportava il giornale Voința Națională del 18 marzo 1886, la Teodorini rispose dal balcone alla folla che la acclamava con entusiasmo, pronunciando queste parole: „Nella mia carriera ho avuto grandi soddisfazioni, ma nessuna mi ha resa così orgogliosa come questa dimostrazione d&#8217;amore&#8230; sarò per sempre fiera di essere rumena e di essere nata a Craiova.”<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con il pubblico romeno era una realtà vissuta e testimoniata pubblicamente in ogni occasione. Una prova in tal senso è rappresentata dalla lettera piena di gratitudine che il grande soprano inviò alla stampa di Bucarest, colpita dalla calorosa accoglienza ricevuta in patria. Il giornale „Românul” registrava nel giugno 1886 questo momento di profonda carica emotiva, pubblicando le righe inviate da Elena Teodorini: «Signor Direttore, La prego di voler gentilmente inserire nel Suo giornale le seguenti righe: Tra le numerose manifestazioni di simpatia che mi sono state riservate nel corso della mia carriera artistica, nessuna mi ha profondamente commossa quanto l&#8217;accoglienza affettuosa che mi hanno tributato ieri i miei compatrioti. Profondamente riconoscente, li ringrazio di cuore. La prego di gradire l&#8217;assicurazione della mia più alta stima, Elena Teodorini».<br />
Apprezzata da Giulio Ricordi e dai più grandi compositori dell&#8217;epoca, e considerata una vera diva la cui attività si rifletteva costantemente sulle pagine di riviste come la „Gazzetta Musicale di Milano” o Il Teatro Illustrato, la Teodorini usò la sua influenza internazionale per portare a Bucarest innumerevoli voci di primo piano della lirica italiana e mondiale.Ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione dell&#8217;Opera Rumena e nella formazione della prima generazione di artisti lirici romeni.<br />
Il profondo legame di Elena Teodorini con l&#8217;abito e la cultura popolare ha continuato a portare frutti lungo tutto l&#8217;arco della sua vita. Una prova eloquente e decisamente emozionante si ebbe durante la tournée in Romania del 1924, quando il grande soprano ritornò in patria insieme alla sua brillante allieva brasiliana, Bidú Sayão, che avrebbe interpretato la celebre „Doina Oltului”.</p>
<p>Violeta Popescu </p>
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		<title>L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia. 150 anni dalla sua nascita</title>
		<link>https://culturaromena.it/leredita-letteraria-di-regina-maria-di-romania-in-italia-150-anni-dalla-sua-nascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 16:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia. Il 29 ottobre, si celebra l’anniversario della nascita della Regina Maria di Romania — [Maria di Sassonia Coburgo Gotha, Duchessa di Edimburgo, nata il 29 ottobre 1875, a Eastwell Park] una delle figure più amate e luminose della storia romena.In questa giornata, ricordata non solo in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’eredità letteraria di Regina Maria di Romania in Italia.</p>
<p>Il 29 ottobre, si celebra l’anniversario della nascita della Regina Maria di Romania — [Maria di Sassonia Coburgo Gotha, Duchessa di Edimburgo, nata il 29 ottobre 1875, a Eastwell Park] una delle figure più amate e luminose della storia romena.In questa giornata, ricordata non solo in Romania ma anche in Inghilterra e in altri Paesi, vogliamo ricordare anche l’amore speciale che la Regina Maria nutrì per l’Italia, terra che visitò in due occasioni: nel 1919–1920 e poi nel 1924. A testimonianza di questo legame profondo, ricordiamo tre importanti pubblicazioni italiane della Regina Maria di Romania, stampati a Roma nel 1921, e Milano, 1923, 1936-1938. Subito dopo la Grande Guerra Mondiale, in occasione del suo viaggio in Italia, si nota un crescente interesse da parte delle case editrici italiane nel pubblicare i testi della Regina Maria, riconoscendo in lei una voce autentica. Tale interesse non fu casuale: attraverso la sua scrittura e la sua presenza pubblica, la Regina Maria svolse un ruolo di diplomazia culturale, facendo conoscere in Europa – e non solo in Italia – la storia di un Paese rinato dall’eroismo e dai sacrifici del suo popolo.</p>
<p>MARIA REGINA DI ROMANIA. &#8220;LA MIA TERRA”, pubblicato a Roma nel 1921 da “Romania. Rassegna Italo-Romena”.<br />
MARIA REGINA DI ROMANIA. &#8220;DAL MIO CUORE AL LORO CUORE”, edito a Milano nel 1923 da Edizioni Modernissima, con traduzione autorizzata dalla stessa Regina, a cura di Pinetta Gerla Antohi e Dr. Jean Antohi. L’edizione, arricchita da eleganti disegni originali, è una vera opera d’arte tipografica.<br />
MARIA DI ROMANIA. &#8220;IL MIO DIARIO DI GUERRA &#8211; LA STORIA DELLA MIA VITA&#8221; due volumi, pubblicati da Mondadori, a Milano tra il 1936 e il 1938 nella traduzione di Mario Borsa.</p>
<p>Il diario della Regina Maria, dal titolo originale <em>The story of my life</em>, fu pubblicato contemporaneamente a Londra e New York negli anni 1934-1936. In italiano venne stampato negli anni 1936-1938 in due volumi: “<em>Maria di Romania. La Storia della mia vita” e “Maria di Romania. Il mio diario di guerra</em>” presso la casa editrice Mondadori, nella traduzione di Mario Borsa, giornalista e scrittore italiano che per qualche tempo visse a Londra, poi, per due decenni, fu corrispondente da Milano per il quotidiano <em>The Times</em>. La nuova ripubblicazione nel 2022, presso Rediviva  di Miano, a cura di Silvia Storti Shelyta, [revisione e adattamento del testo], riunisce il diario in un unico volume di 900 pagine, diviso in cinque parti: <em>Infanzia; La giovinezza; Inizio del matrimonio; 1906-1914; Gli anni della guerra.</em></p>
<p>Subito dopo la Grande Guerra Mondiale, in occasione del suo viaggio in Italia, si nota un crescente interesse da parte delle case editrici italiane nel pubblicare i testi della Regina Maria, riconoscendo in lei una voce autentica. Tale interesse non fu casuale: attraverso la sua scrittura e la sua presenza pubblica, la Regina Maria svolse un ruolo di diplomazia culturale, facendo conoscere in Europa – e non solo in Italia – la storia di un Paese rinato dall’eroismo e dai sacrifici del suo popolo.</p>
<p>I viaggi compiuti in Italia sono stati per la Regina Maria sono stati un vero rifugio dopo gli anni di grande sofferenza della Grande Guerra.L’Italia le appariva come una terra «pittoresca, poetica e malinconica», capace di destare sogni ed emozioni profonde. Per la Regina Maria di Romania, l’Italia non era soltanto un paese da visitare, ma un’esperienza estetica e sentimentale: «pittoresca, poetica e malinconica», una terra che parlava all’anima, risvegliando la sua sensibilità artistica e il suo spirito poetico.Durante il suo primo viaggio in Italia, la Regina Maria scriveva nel suo diario: &#8220;L’Italia mi incanta sempre in modo diverso rispetto agli altri luoghi, nulla può eguagliare il suo fascino e il suo pittoresco&#8221;.</p>
<p>In modo del tutto eccezionale, perfino i funerali della Regina Maria furono filmati da uno studio italiano.Il documentario realizzato dallo Studio Luce Cinecittà di Roma fu trasmesso successivamente, il 3 agosto 1938, all’interno del giornale di attualità italiana Giornale Luce B1351. In un giorno d’estate, il 18 luglio 1938, si spegneva la Regina Maria di Romania.<br />
Il suo &#8220;ultimo viaggio&#8221; fu ripreso proprio dallo Studio Luce Cinecittà di Roma – una testimonianza rara e preziosa, tanto più significativa oggi, nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dalla nascita della grande regina. È l’unica registrazione conosciuta che restituisce la solennità e l’emozione di quel momento storico, in cui un’intera nazione dava l’ultimo saluto a una delle figure più amate e rispettate della famiglia reale.</p>
<p>Violeta Popescu</p>
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		<title>Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926) una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 18:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926), una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale “(…) Elena Teodorini. Questo è uno dei nomi più illustri di cui si onora il teatro lirico contemporaneo (…) sono le prime parole che leggiamo nella prestigiosa rivista musicale italiana dell’epoca, Il Teatro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anniversario. A 99 anni dalla morte del soprano romeno Elena Teodorini (1857-1926), una carriera di prestigio sulla scena lirica italiana e internazionale</p>
<p>“(…) Elena Teodorini. Questo è uno dei nomi più illustri di cui si onora il teatro lirico contemporaneo (…) sono le prime parole che leggiamo nella prestigiosa rivista musicale italiana dell’epoca, Il Teatro Illustrato di Milano, edizione del 1885, diretta da Edoardo Sonzogno (1836 &#8211; 1920), grande editore musicale italiano. La rivista era nota per i suoi ritratti dedicati ai grandi maestri e agli artisti celebri, per le vedute e gli schizzi di scene teatrali, i disegni di teatri monumentali, i costumi di scena e altri ornamenti legati al mondo del teatro.</p>
<p>Uno dei numeri della rivista, con la copertina e un’intera pagina, è dedicato al soprano Elena Teodorini, che in quel momento si trovava in un periodo di grande ascesa artistica in Italia e sui principali palcoscenici della lirica internazionale.</p>
<p>(…) Un merito particolare della signora Teodorini – scrive l’editore milanese – è quello di interpretare, con la stessa sensibilità artistica e valore, qualsiasi ruolo del repertorio drammatico, riuscendo a eccellere in tutti i generi con grande abilità; dalla Figlia del Risorgimento a L’ebrea di Fromental Halévy, quanti personaggi ha incarnato con una forza artistica impareggiabile? Teodorini possiede il prezioso dono di combinare il tesoro di una voce magnifica – ampia nei registri gravi, omogenea nel centro e vibrante negli acuti – con un talento musicale e drammatico di prim’ordine. Numerose corone d’alloro e fiori le sono già stati offerti come tributo a questa eminente cantante, ma, essendo ancora giovane, avrà l’opportunità di raccoglierne molti altri, in onore suo e dell’arte che Teodorini nobilita con il suo splendore (…)”</p>
<p>Un bellissimo elogio, che mette in luce il prestigio di cui godeva Elena Teodorini nel mondo lirico italiano. Non solo è stata la prima artista romena a intraprendere studi musicali in Italia, ma anche la prima soprano a calcare il palcoscenico del Teatro alla Scala, a soli 22 anni, nel 1879 (prima della soprano Hariclea Darclée, che debuttò qui nel 1890). Allo stesso tempo, è stata una pioniera nella fondazione di numerose scuole e accademie di canto a Milano, Parigi, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Bucarest.</p>
<p>Il 26 febbraio 1926, Elena Teodorini si spense a Bucarest, lasciando un’eredità artistica profondamente legata alla città di Milano e all’Italia, dove visse per oltre due decenni (1871 &#8211; ca. 1903).</p>
<p>Nata il 25 marzo 1857 a Craiova in una famiglia di artisti, Elena Teodorini era figlia di Theodor e Maria Teodorini e nipote degli attori Ion Vlădicescu e Raluca Stavrescu. La grande artista Aristizza Romanescu era sua cugina di primo grado. Aveva solo 14 anni quando lasciò la sua città natale, Craiova, per studiare pianoforte al Conservatorio di Milano. In breve tempo, grazie al suo talento e alla sua vocazione, divenne una pianista da concerto molto apprezzata, avendo iniziato lo studio dello strumento già all’età di sei anni. Durante i suoi studi al Conservatorio di Milano, scoprì la sua passione per il canto e decise di intraprendere anche questa strada.</p>
<p>Nel 1879, Elena Teodorini fece il suo debutto sul prestigioso palcoscenico del Teatro dal Verme di Milano, nel ruolo di Maria nell’opera La Fille du Régiment di Gaetano Donizetti. Successivamente, fu scritturata per interpretare il ruolo della protagonista Rachel nell’opera La Juive di Fromental Halévy, su libretto di Eugène Scribe, rappresentata per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1835.</p>
<p>Alla Scala di Milano, la soprano Teodorini debuttò nella stagione musicale 1879/1880 e vi tornò per tre stagioni consecutive. Nel 1879-1880 interpretò il ruolo di Margherita nell’opera Faust di Charles Gounod; nella stagione 1881-1882 cantò in tre rappresentazioni delle opere Gli Ugonotti (nel ruolo di Valentina) e Erodiade di Jules Massenet (1881). Tornò nuovamente alla Scala nella stagione 1892-1893 per interpretare il ruolo di Lucrezia nell’opera Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, ispirata all’omonima tragedia di Victor Hugo, la cui prima rappresentazione alla Scala risaliva al 1833.</p>
<p>Dai documenti dell’epoca, sappiamo che Elena Teodorini fu la prima interprete del ruolo di Bianca nell’opera Bianca da Cervia di Antonio Smareglia, su libretto di Francesco Pozza, la cui prima assoluta si tenne al Teatro alla Scala il 7 febbraio 1882.</p>
<p>Nel decennio 1880-1890, il nome di Elena Teodorini compare sui manifesti di numerose rappresentazioni al Teatro Costanzi di Roma. Uno dei ruoli che interpretò in prima assoluta fu quello nell’opera Mala Pasqua, rappresentata per la prima volta il 9 aprile 1890 al Teatro Costanzi. Quest’opera in tre atti, composta da Stanislao Gastaldon su libretto di Giovanni Domenico Bartocci-Fontana, era basata sul dramma Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga, adattato dall’autore dalla sua omonima novella.</p>
<p>Accanto a Elena Teodorini, che interpretava il ruolo di Carmela, si esibì il tenore Giuseppe Russitano nel ruolo di Turiddu. Mala Pasqua andò in scena a Roma per tre volte, per un totale di quattro rappresentazioni. Alla prima, tra il pubblico erano presenti la principessa Odescalchi, Lina Crispi (moglie del primo ministro Francesco Crispi) e numerosi rappresentanti dell’aristocrazia romana. Nonostante lo scetticismo della critica, l’opera ottenne il favore del pubblico, ed Elena Teodorini fu lungamente applaudita in tutte e quattro le rappresentazioni.</p>
<p>Le informazioni sulla performance e sul successo di Elena Teodorini emergono anche dai resoconti relativi ai ruoli che ha interpretato nei teatri di Madrid, Barcellona, Lisbona, Vienna, Montevideo, Rio de Janeiro, ecc. Un’opera particolarmente ben accolta in Portogallo fu I Doria di Augusto Machado, con libretto di A. Ghislanzoni, la cui prima ebbe luogo il 15 gennaio 1887 al Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, con la soprano Teodorini nel ruolo di Leonora. L’opera fu ricevuta con grande entusiasmo dal pubblico, al punto che il suo compositore, Augusto Machado, ordinò a Milano la stampa di un’edizione speciale della partitura di I Doria, da regalare a ciascun interprete principale. Sulla copertina del fascicolo 293 dell’11 febbraio 1897 troviamo una fotografia di Elena Teodorini, a testimonianza del prestigio e del riconoscimento della sua carriera. Era apprezzata per la profondità espressiva e la potenza della sua voce, che confermavano il suo status di artista di primo piano nel panorama lirico internazionale.</p>
<p>Si ritirò dalle scene liriche intorno al 1900, ma continuò a cantare: il 16 maggio 1901 si esibì a Parigi accompagnata al pianoforte da George Enescu in un recital di arie e lieder di Fauré, Schumann, Grieg e Schubert.</p>
<p>Da Milano, dove già insegnava canto, si trasferì a Parigi, dove nel 1908 fondò l’Accademia Lirica Romena (sulla facciata dell’edificio che ospitava l’Accademia è oggi presente una targa commemorativa). In seguito, si spostò in Sud America, dove nel 1915 divenne direttrice del Conservatorio Governativo di Buenos Aires e nel 1918 fondò l’Escola Superior de Canto “Ars et Vox” a Rio de Janeiro. La sua carriera didattica fu apprezzata tanto in Europa quanto in Sud America, al pari della sua carriera di cantante lirica.</p>
<p>Pur essendo lontana dalla Romania, mantenne sempre un forte legame con la sua città natale, Craiova. Un resoconto della Gazeta de Transilvania racconta che nel 1888 più di 100 persone l’attesero alla stazione ferroviaria di Craiova. La sera, membri di diverse associazioni locali, accompagnati da fiaccole e musica, si recarono alla sua residenza, dove il presidente della società “Ajutorul”, D. Grecescu, le diede il benvenuto tra le acclamazioni della folla. Profondamente commossa, Elena Teodorini si affacciò al balcone per ringraziare i suoi concittadini e dichiarò con orgoglio di essere romena e, soprattutto, di essere originaria di Craiova. Il giorno successivo fu nuovamente celebrata in occasione del concerto che tenne in città. Secondo la Gazeta de Transilvania, prima di partire per Vienna per alcuni concerti, avrebbe dovuto esibirsi a Craiova in uno spettacolo benefico a favore dei poveri. Si ricorda inoltre l’apprezzamento ricevuto dalla Casa Reale, che le donò un diadema in segno di riconoscimento. [Lavinia Dumitrașcu, Realități craiovene în paginile Gazetei de Transilvania 1886-1894].</p>
<p>Il suo contributo alla realizzazione delle prime stagioni musicali presso l’Opera Română di Bucarest è commemorato con un busto dell’artista, situato nel foyer dell’edificio</p>
<p>La sua carriera da soprano e mezzosoprano durò circa vent’anni, dopodiché si dedicò all’insegnamento per altri due decenni, fino alla sua morte. Si esibì sui più grandi palcoscenici d’Italia, d’Europa e del Sud America. La sua voce si adattava perfettamente sia ai ruoli drammatici che a quelli operistici, potendo spaziare tra mezzosoprano e contralto grazie a un’estensione vocale eccezionale. Fu inoltre molto apprezzata per le sue qualità sceniche.</p>
<p>Nel 1877, a soli 20 anni, debuttò come solista accanto al tenore Armando di Gondi nell’opera Maria di Rohan di Gaetano Donizetti, al Teatro Civico Tosello della città di Cuneo. Nei due anni successivi, le furono affidati diversi ruoli da mezzosoprano nei teatri lirici di Roma, Livorno, Pisa, Napoli, Chieti, Palermo, Bologna e altre città. Il Teatro Civico Tosello di Cuneo fu la sua prima esperienza come soprano in Italia.</p>
<p>Elena Teodorini è presente con registrazioni nel volume 4 della Harold Wayne Collection (1902-1904). Questo album, pubblicato nel 2011, include registrazioni storiche di artisti lirici di fama dell’epoca. Tra i brani interpretati da Elena Teodorini in questa collezione ci sono: “Habanera” dall’opera Carmen di Georges Bizet; “Rondo” da Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti; “Preghiera” da La Gioconda di Amilcare Ponchielli; “Parla Waltz” di Luigi Arditi; e “M’odi, ah m’odi” da Lucrezia Borgia. La Harold Wayne Collection, Vol. 4 (1902-1904) fa parte di una serie di registrazioni storiche restaurate e ripubblicate, che includono interpretazioni dei grandi cantanti lirici dell’inizio del XX secolo.</p>
<p>Nel 2026, anno in cui si celebreranno i 100 anni dalla morte di Elena Teodorini, il Centro Culturale Italo-Romeno di Milano intende avviare una serie di eventi insieme a istituzioni italiane e romene, per riportare alla memoria dei contemporanei la figura della soprano Elena Teodorini, una personalità di rilievo della cultura e dell’arte romena che ha vissuto in Italia per oltre due decenni. Elena Teodorini ha dato un contributo significativo alla storia della lirica italiana, essendo considerata non solo una delle più importanti artiste liriche del XIX secolo, ma anche una pioniera, grazie alle sue iniziative di fondare scuole e accademie di canto, sia in Europa che in Sud America, in un’epoca che presentava molte difficoltà e barriere.</p>
<p>Violeta Popescu</p>
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		<title>9 febbraio 1975. L&#8217;inaugurazione della statua di Dimitrie Cantemir presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 15:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Eccellenze, Chiarissimi professori, cari amici, Sono grato per l’invito di dare una testimonianza sull’inaugurazione della statua di Dimitrie Cantemir nel Cortile dei Magni Spiriti della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, 48 anni fa. In occasione dell’anniversario dei 350’anni della nascita dell’erudito romeno vorrei precisare che l’idea di collocare la statua dell’erudita principe Dimitrie Cantemir alla Biblioteca Ambrosiana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eccellenze, Chiarissimi professori, cari amici,</strong></p>
<p><strong>Sono grato per l’invito di dare una testimonianza sull’inaugurazione della statua di Dimitrie Cantemir nel Cortile dei Magni Spiriti della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, 48 anni fa.</strong></p>
<p><strong>In occasione dell’anniversario dei 350’anni della nascita dell’erudito romeno vorrei precisare che l’idea di collocare la statua dell’erudita principe Dimitrie Cantemir alla Biblioteca Ambrosiana di Milano è stata di due docenti dell’Università Cattolica: il Professor Ovidiu Drimba, che insegnava Letteratura romena, ed il Professor Padre Mircea Clineț, docente di Lingua romena alla Facoltà di Lettere. La loro iniziativa è stata abbracciata dai Monsignori Enrico Galbiati ed Angelo Paredi, dottori dell’Ambrosiana, e poi realizzata con il concorso dell’Ambasciata di Romania di Roma.</strong></p>
<p>Padre Mircea Clineț, figlio di madre ortodossa romena e padre cattolico, viveva l’ecumenismo in modo esistenziale, sempre preoccupato di spiegare i punti di vista dell’Oriente e dell’Occidente cristiani, con l’intento di trovare le necessarie convergenze. Nei suoi corsi di Teologia Orientale alla Facoltà Teologica di Milano – ed ho partecipato ad alcuni – aiutava gli studenti a capire che le Chiese Cattolica e Ortodossa si scoprono “Chiese sorelle”, come aveva affermato il Papa Paolo VI nella Bolla Anno Ineunte del 1967 (<em>Tomos Agapis</em>, Roma-Istambul, 1971, p. 390). Al corso di Lingua romena della Cattolica sottolineava sempre la latinità della lingua romena e la dimostrava spiegando la sua etimologia e la struttura grammaticale.</p>
<p>E’ lui che ha mediato uno scambio di riviste e dei professori di Storia della Chiesa, Ioan Rămureanu di Bucarest e Luigi Prosdocimi di Milano, tra la Cattolica ed il Patriarcato Romeno ed ha ottenuto dal magnifico rettore Giuseppe Lazzati la borsa di studio che ha reso possibile il mio arrivo a Milano.</p>
<p>Il Profesor Ovidiu Drimba, insegnava letteratura romena sia all’Università di Torino che alla Cattolica di Milano. Impressionava con il largo orizzonte sulla storia della letteratura, della cultura e della civiltà, non solo in Romania, ma anche a livello europeo e universale. Ne danno testimonianza i suoi libri: <em>Literatură, cultură, civilizație</em> (Editura Saeculum, 2004), <em>Istoria culturii si civilizatiei</em> (in 4 volumi<strong>,</strong> Editura Stiintifica si Enciclopedica, 1984-1995; ristampata in 13 volumi, Editura Saeculum – Vestala, 1998-2008), <em>Pagini despre cultura europeană</em> (Editura Publicom, 1945), Studi e saggi di letteratura universale <em>Istoria literaturii universale</em> (vol. I-II, Editura Didactică și Pedagogică, 1968-1971; Editura Saeculum – Vestala, 2001-2002), <em>Dicționar de literatură universală</em> (Editura Saeculum, 1996), <em>Incursiuni in civilizatia omenirii</em> (vol. I-III, Casa de Editura Multi Press, 1993-1997). Non a caso, in un volume a lui dedicato post mortem viene chiamato “Lo studioso che ha donato alla Romania la cultura del mondo” (Constantin Mustață – <em>Un fiu al Marii Uniri”: OVIDIU DRIMBA – Savantul care a dăruit României cultura lumii</em>, Saeculum Vizual, 2016). In Italia ha pubblicato tre volumi sulla letteratura romena: <em>La Letteratura romena</em> (Milano, Editoriale Vita, 1973), <em>Letteratura romena contemporanea</em> (Rizzoli-Larousse, 1978) e <em>La Letteratura romena in Italia</em> (Bulzoni, 1980).</p>
<p>Con tale background culturale e con questa larga visione della cultura degli iniziatori, ha avuto luogo la cerimonia dell’inaugurazione della statua in bronzo di Dimitrie Cantemir nel Cortile della Biblioteca Ambrosiana, alla quale ho avuto onore di partecipare. Era martedì, 8 luglio 1975, quando, la statua, opera dello scultore romeno Ion Irimescu (1903-2005), ha cominciato a dare testimonianza silenziosa di questo insigne figlio del popolo romeno.</p>
<p>Nell’invito all’evento di allora si legge: “L’Ambasciata di Romania e la Biblioteca Ambrosiana hanno l’onore di invitare la S. V. alla cerimonia dello scoprimento, nel cortile d’onore della Biblioteca Ambrosiana, della statua dell’insigne storico e letterato romeno Dimitrie Cantemir, Principe di Moldavia”. Nell’agenda della Parrocchia ortodossa romena appena costituita il 9 febbraio 1975 trovo scritto da me in romeno: “Inaugurazione della statua di Cantemir alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Ha parlato il Signor Ambasciatore Ionașcu e Mons. Paredi, prefetto dell’Ambrosiana. Presenti alcuni romeni”, ma anche amici italiani tra i quali l’amico Professor Cesare Alzati, il quale partecipa oggi come relatore.</p>
<p>I romeni presenti hanno vissuto il momento con particolare gioia, perché in un periodo in cui in Romania, come negli altri Paesi dell’Europa dell’Est, si era imposto l’unico pensiero dell’ideologia al potere, alla Biblioteca Ambrosiana di Milano venivano messi in evidenza i valori della cultura autentica che superano l’ideologia del tempo. Erano contenti che finalmente sentivano parlare in Occidente di un autentico rappresentante della cultura del loro Paese. Gli oratori hanno espresso parole di particolare apprezzamento per la vasta cultura del poco fortunato principe moldavo.</p>
<p>Infatti, sul piano politico il Principe Dimitrie Cantemir è stato sfortunato, perché, nel 1693, alla morte del padre Costantino, sale sul trono moldavo, ma dopo un mese fu costretto a dimettersi, e venne inviato come ostaggio a Costantinopoli. Lo stesso succede nel 1710, quando è rimesso sul trono della Moldavia, ma dopo meno di due anni, essendosi alleato con Pietro il Grande contro Turchi, a seguito della sconfitta dei russi, è costretto a vivere da rifugiato in Russia, dove muore.</p>
<p>Però nei lunghi anni trascorsi a Costantinopoli, il nostro Principe trasforma la situazione di “ostaggio” in opportunità di affermarsi sul piano culturale.</p>
<p>In Patria aveva ricevuto, dalla sua colta madre Ana Bantăs, una buona educazione e, dal monaco Geremia Cacavela, solide conoscenze di letteratura e filosofia, di lingua greca e lingua latina, nelle quali era capace di scrivere.</p>
<p>A Costantinopoli viene educato, come principe, in scienze profane e religiose islamiche. E diventa uno dei maggiori letterati ottomani del suo tempo.</p>
<p>Le sue opere lo presentano come un buon conoscitore delle civiltà antica, occidentale e orientale, ma anche come poliglotta che utilizza, oltre al greco e latino, anche le lingue romena, turca, italiana, polacca, araba e persiana.</p>
<p><em>Historia incrementorum atque decrementorum Aulae othomanicae </em>(Ascesa e declino dell’Impero ottomano) (1705), fa del cristiano ortodosso Dimitrie Cantemir il primo non-musulmano che scrive un’opera enciclopedica in <a href="https://www.wikiwand.com/it/Lingua_latina" target="_blank" rel="noopener">latino</a> sulla storia dell’<a href="https://www.wikiwand.com/it/Impero_ottomano" target="_blank" rel="noopener">impero ottomano</a>, opera che lo rende famoso e che rimane punto di riferimento per la materia fino alla metà del XIX secolo. Certo, nel quadro della storia universale egli inserisce anche la storia del suo popolo.</p>
<p><em>Hronicul vechimii Româno-Moldo-Vlahilor </em>(“Storia dell’antichità dei romeno-moldo-valacchi”) e la <em>Descriptio Moldaviae </em>(1714, 1769) costituiscono le prime opere moderne di storiografia romena. Alcuni lo considerano “un rappresentante dell’umanesimo in Moldavia” (Dan Simonescu și Corina Nicolescu, <em>Cultura medieval</em><em>ă</em>, p. 1513). Infatti, per la <em>Descriptio Moldaviae, </em>nel 1714 riceve il titolo di membro onorifico dell’Accademia di Berlino, un secolo e mezzo prima della fondazione dell’Accademia Romena nel 1866.</p>
<p>Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti (VIII, p. 777, 778) lo considera “uno fra i più eruditi orientalisti del secolo…, tipico esempio di erudizione enciclopedica settecentesca”. Viene citato da Voltaire (<em>Histoire de Charles XII</em>, pp. 220-221), Victor Hugo (<em>La légende des siècles,</em> I, p. 5), Lord Byron (<em>Oeuvres complètes</em> 4. Don Juan, p. 209, 226-227). George Călinescu considera che, tra gli scrittori che preparano la lingua romena ad entrare nella fase più moderna, c’è anche Dimitrie Cantemir, il quale introduce moltissimi neologismi per esprimere nozioni di logica, psicologia e letteratura (G. Călinescu, <em>Istoria Literaturii române</em>, Ed, Nagard, Milano, p. 67).</p>
<p>Il suo nome si trova sulla facciata della biblioteca Sainte-Geneviève di Parigi, accanto a quelli di Boileau, Fénélon, Leibnitz, Addison, Hamilton, Fleury, e Newton (foto I nel vol. <em>Dimitrie Cantemir, </em>Ed. Scientifica, Bucarest, 1973) e la sua statua di Milano lo situa tra i “magni spiriti” della cultura universale.</p>
<p>Dimitrie Cantemir ha scritto in romeno in Moldavia, in greco, latino e in turco a Costantinopoli ed in russo in Russia. Per chi vive in diaspora, egli rimane uno splendido esempio di integrazione nella società in cui vive, senza dimenticare le origini romene, sempre aperto all’universale. In una conferenza del 1943 su <em>Eternità e storicità nella cultura romena, </em>il filosofo Constantin Noica afferma che la tensione tra le due dimensioni nella coscienza romena viene espressa nel XVI secolo dal Principe della Valacchia Neagoe Basarab nella sua opera <em>Învățături către fiul său Teodosie</em> (<em>Insegnamenti al suo figlio Teodosie), </em>nel XVIII secolo dal Principe della Moldavia Dimitrie Cantemir nelle sue opere <em>Descriptio Moldaviae </em>e<em> Hronic al Vechimei Moldo-Vlahilor </em>e nel XX secolo dallo scrittore e filosofo Lucian Blaga nell’opera <em>Spațiul mioritic (Spazio mioritico)</em> . Noica dice del personaggio che celebriamo: “esperto in questioni orientali per l’Occidente, Dimitrie Cantemir è, nel suo tempo, il primo europeo dell’Oriente…Tuttavia, né gli successi nell’Occidente, né la situazione eccezionale che ha in Oriente non lo faranno dimenticare che è romeno” (Constantin Noica, <em>Istoricitate și eternitate, </em>Ed. Capricorn, 1989, p. 31; Conferenza <em>Ce e etern și ce e istoric în cultura românească, </em>Revista Fundațiilor Regale, 1943, septembrie, nr. 9, pp. 527-541).</p>
<p>La manifestazione di oggi, con la partecipazione del Chiarissimo Professor Ioan Aurel Pop, presidente dell’Accademia Romena delle Scienze, il foro più alto della cultura romena, rende omaggio a colui che  la storia ha registrato come “letterato, storico, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filosofo" target="_blank" rel="noopener">filosofo</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Compositore" target="_blank" rel="noopener">compositore</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Musicologo" target="_blank" rel="noopener">musicologo</a>, musicista, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Linguistica" target="_blank" rel="noopener">linguista</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Etnografia" target="_blank" rel="noopener">etnografo</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Geografo" target="_blank" rel="noopener">geografo</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Moldavia" target="_blank" rel="noopener">moldavo</a>”.</p>
<p>A Dimitrie Cantemir, scomparso trecento anni fa, il 21 agosto 1723, facciamo eterno ricordo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biblioteca Ambrosiana, Milano, 09.09.2023</strong></p>
<p><strong>Arciprete Traian Valdman</strong></p>
<p><strong>Vicario Eparchiale emerito della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata di studio in onore di padre Dumitru Stăniloae</title>
		<link>https://culturaromena.it/giornata-di-studio-in-onore-di-padre-dumitru-staniloae/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 10:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 28 ottobre 2023 dalle 09:00 alle 13:30, presso l&#8217;Aula I, si terrà la giornata di studio in onore di padre Dumitru Stăniloae: “Per una teologia filocalica: il contributo teologico di padre Dumitru Stăniloae alla visione cristiana”. Sarà possibile seguire l&#8217;evento anche sul canale YouTube @Anselmianum. Il programma dell&#8217;evento si può scaricare da qui.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 28 ottobre 2023 dalle 09:00 alle 13:30, presso l&#8217;Aula I, si terrà la giornata di studio in onore di padre Dumitru Stăniloae: “Per una teologia filocalica: il contributo teologico di padre Dumitru Stăniloae alla visione cristiana”. Sarà possibile seguire l&#8217;evento anche sul canale YouTube @Anselmianum.</p>
<p><iframe title="Giornata di studio in onore di padre Dumitru Stăniloae" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/cMW8m6G3XI4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il programma dell&#8217;evento si può scaricare da <a href="https://drive.google.com/file/d/1qHXoopcuNwnvB_jkqr5NlKyzyXC_LF9n/view">qui</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>România negli occhi del principe Carlo della Gran Bretagna</title>
		<link>https://culturaromena.it/romania-negli-occhi-del-principe-carlo-della-gran-bretagna-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2023 09:59:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[“Amo questo paese, perché è un luogo unico in Europa”   Sin dalle sue prime visite in Romania, negli anni ’95, il principe Carlo ha mostrato un grande interesse per il patrimonio naturale, culturale e tradizionale romeno. Le sue interviste sulla stampa e in televisione hanno creato un grande impatto su molti romeni, non solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>“Amo questo paese, perché è un luogo unico in Europa”</em></h3>
<h3><em> </em></h3>
<h3><em>Sin dalle sue prime visite in Romania, negli anni ’95, il principe </em><em>Carlo ha mostrato un grande interesse per il patrimonio naturale, culturale e tradizionale romeno. Le sue interviste sulla stampa e in televisione hanno creato un grande impatto su molti romeni, </em><em>non solo perché hanno apprezzato l’approccio del principe &#8211; estremamente </em><em>favorevole all’immagine della Romania nel mondo &#8211; ma anche perché hanno</em></h3>
<h3><em>cambiato la percezione dei romeni su sé stesi e sui propri valori. </em><em>Con il fatto che divenne il proprietario di edifici in alcuni villaggi romeni, il principe </em><em>Carlo sottolineò la bellezza delle case tradizionali, la loro unicità. Nella Valea Zălanului, </em><em>un piccolo villaggio nella provincia di Covasna, il principe Carlo acquistò diversi edifici </em><em>antichi, più di cent’anni, li rinnovò e una volta all’anno fa loro visita. Altrettanto a Viscri,</em></h3>
<h3><em>nella provincia di Brasov, che ospita la chiesa fortificata sassone, inserita nel patrimonio </em><em>mondiale dell’UNESCO, il principe Carlo acquistò una casa nel 1996, che affitta durante </em><em>l’anno ai turisti interessati a conoscere questi luoghi. In entrambi i casi, il principe Carlo </em><em>non modificò nulla nella struttura delle case, convinto della bellezza della loro architettura, </em><em>in armonia con la natura circostante. Uno dei messaggi che vuole lanciare il principe </em><em>Carlo è quello dell’importanza delle aree rurali in Romania, la più colpita negli ultimi 25 </em><em>anni, con l’emigrazione dei giovani in città oppure all’estero.</em></h3>
<h3><em>Nel discorso pronunciato al conferimento del titolo Doctor Honoris Causa dall’Università </em><em>di Bucarest (31 maggio 2014), il principe Carlo d’Inghilterra sottolineava l’importanza </em><em>della conservazione dei valori culturali ed architettonici, delle tradizioni del villaggio romeno, </em><em>un vero tesoro da conservare. Il principe, diventando un vero sostenitore del nostro paese e della bellezza di questi luoghi, in questa occasione solenne, dichiarò il suo amore per il popolo romeno:</em></h3>
<h3><em>„Amo questo paese &#8211; disse il principe &#8211; perché è un luogo unico in Europa, </em><em>per la sua bellezza unica e intatta, per i paesaggi, la diversità etnica </em><em>e delle comunità rurali, ognuna con le proprie tradizioni singolari. In </em><em>questi 16 anni ho imparato ad amare la Romania” (&#8230;) nel processo di </em><em>europeizzazione auspica che il nostro popolo possa mantenere le cose </em><em>esattamente come sono, preservando l’identità culturale e spirituale in </em><em>uno spazio e un tempo da uniformare, dando l’esempio dell’Italia e della </em><em>Svizzera, dimostrando che si può essere moderni e allo stesso tempo </em><em>mantenere le proprie qualità.” </em><em>Il principe Carlo ha parlato anche della necessità di preservare le tradizioni uniche di </em><em>ogni regione del nostro paese e ricorda la Bucovina, Maramures, Oltenia, Transilvania. </em><em>„se sono conservate, vi porteranno tanti benefici finanziari.”</em> <em>„Forse la gente non vede questo, ma la Romania è un paese meraviglioso” (&#8230;). La terza </em><em>parte del documentario „Wild Carpathia” (1), realizzato dagli inglesi della Travel Channel </em><em>e intitolato „Forever Wild”, promuove più zone della Romania, fra le quali la città di </em><em>Cluj-Napoca, il Maramureș, il cimitero di Săpânța, Bucovina, i Monti Făgăraș, la valle </em><em>del Zalanu e il villaggio Saschiz &#8211; venne inserita anche un’intervista con il principe Carlo </em><em>d’Inghilterra, che incoraggia la conservazione del patrimonio culturale rurale. Intervistato </em><em>dallo sceneggiatore e il presentatore del documentario, Charlie Ottley come potrebbe </em><em>conservarsi il paesaggio mitico della Romania, il principe Carlo dichiarò:</em><em>„Oggigiorno, è una vera sfida. Prima di tutto, deve essere convinta la</em> <em>gente di quanto sia prezioso. Bisogna offrire protezione nel contesto dello</em> <em>sviluppo progressivo. Non si può fermare lo sviluppo, ma la chiave è </em><em>quello di lavorare il più possibile, con la gente del posto che, in nove </em><em>casi su dieci, e in tutto il mondo è così, non vogliono vedere l’ambiente </em><em>distrutto, bensi vogliono trovare i modi e le opportunità per migliorare </em><em>la propria vita conservando le tradizioni, siano loro nell’ambiente </em><em>antropico o naturale”. </em><em>Parlando del restauro di una casa che possiede in Transilvania, nella Valea Zălăanului, il</em> <em>principe Carlo dichiara di essere stato fortunato ad aver trovato persone meravigliose che</em> <em>gli hanno insegnato ad utilizzare le tecniche. „In effetti, li ho aiutati a riscoprire le loro</em> <em>tecniche innate. Voglio mostrare cosa si può fare con queste case per renderle adatte ai </em><em>turisti, comprendendo il tradizionale e altrettanto il moderno. Sono cose assolutamente </em><em>speciali. Abbiamo bisogno anche della biodiversità, ma anche di diversità culturale. Il </em><em>pericolo della globalizzazione di massa è dato dal fatto che, prima di accorgersene, perdi </em><em>l’identità culturale. Questo è il più grande pericolo”, ribadisce ancora il principe Carlo. </em><em>„Una delle ragioni per cui provo sempre grande piacere a ritornare in</em></h3>
<h3><em>Romania è la straordinaria bellezza naturale dei suoi paesaggi e delle </em><em>sue vergini foreste dei Carpazi” </em><em>afferma spesso il principe Carlo, precisando tuttavia, che, „tuttò ciò queste possono scomparire </em><em>rapidamente”. I Carpazi in Romania sono “un tesoro naturale inestimabile in un continente </em><em>nel quale da tempo si sono persi simili tesori” (&#8230;). Quello che avete ancora qui in Romania, </em><em>è diventato di una estrema rarità. Tanti paesi europei non possiedono oppure hanno </em><em>interamente perdute le foreste (&#8230;) La maggior parte degli europei e addirittura la maggior </em><em>parte dei romeni non sono consapevoli della ricchezza unica che hanno vicino a loro e non </em><em>sanno nemmeno che questa si trova in pericolo. Dobbiamo urgentemente sensibilizzare le </em><em>persone, sia i giovani che gli anziani. Ciò a cui mira il documentario Wild Carpathia, ché </em><em>si riferisce al rispetto dei valori della natura e del modo nel quale tutto quello che è vivo si </em><em>interconnette (&#8230;) Abbiamo il dovere di salvare le ultime aree incontaminate dell’Europa, </em><em>finché siamo ancora in grado di farlo”.</em></h3>
<h3><em> </em></h3>
<h3><strong><em>A cura di Alina Maria CORI</em></strong></h3>
<p><strong>Materiale inserito nella pubblicazione ANDIAMO IN ROMANIA, 2015, ed. Rediviva,  Milano</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma. Giornata della Cultura Romena. Omaggio a Liviu Rebreanu (1885-1944), un classico del Novecento</title>
		<link>https://culturaromena.it/roma-giornata-della-cultura-romena-omaggio-a-liviu-rebreanu-1885-1944-un-classico-del-novecento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 17:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì, 12 gennaio 2023, alle ore 18,30 presso il Museo Nena sito in Via Edoardo d’Onofrio 35, Roma in occasione della Giornata della Cultura Romena si terrà un evento per omaggiare uno dei più importanti scrittori romeni del Novecento, Liviu Rebreanu Gli organizzatori dell’evento sono l’Associazione “Nuovo Fidia” e Museo Nena. &#160; Interverranno: Luigi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì, 12 gennaio 2023, alle ore 18,30 presso il Museo Nena sito in Via Edoardo d’Onofrio 35<strong>,</strong> Roma in occasione della Giornata della Cultura Romena si terrà un evento per omaggiare uno dei più importanti scrittori romeni del Novecento, <strong>Liviu Rebreanu</strong></p>
<p><em>Gli organizzatori dell’evento sono l’Associazione “Nuovo Fidia” e Museo Nena.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Interverranno</strong>: Luigi di Matteo, direttore del Museo Nena; Nicoleta Nesu, professoressa ILR Bucarest / Sapienza Università di Roma; Mihaela Gavrila, professoressa presso Sapienza Università di Roma; Alina Monica Turlea, traduttrice; Laura Barbu, poetessa; Federico Carabetta, giornalista testata online Abitare A Roma.</p>
<p>Verrà presentato il libro “Tutti e due”, sottotitolato &#8220;Enigma di un duplice omicidio &#8220;, 2022, Rediviva edizioni, l&#8217;ultimo sorprendente romanzo di Liviu Rebreanu, nella traduzione di Alina Monica Turlea e Alessio Colarizi Graziani.</p>
<p><strong>Liviu Rebreanu, </strong>(1885-1944) fu uno dei maggiori scrittori romeni della prima metà del Novecento<strong>, </strong>presidente della Società scrittori e direttore di teatro. Nei suoi romanzi descrive con crudo ed efficace realismo la vita dei contadini della Transilvania ed episodi di rivolta popolare, conseguendo effetti artisticamente validi. Grande romanziere, Rebreanu è considerato il fondatore del romanzo moderno romeno, che porta nella letteratura una visione matura e obiettiva.“Ma esattamente da questo mondo perso nella sua cupa cenere, emerge la figura di Solomia, patetica nella semplice e tragica profondità del suo sentire, e le cui semplici parole non riescono a trovare espressione, ma vengono portate a compimento dal suo destino. Attraverso questo personaggio, il libro di Rebreanu è connesso a quanto di più forte c’è nella sua opera.”</p>
<p>(Mihail Sebastian)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il personaggio di Solomia, protagonista del suo ultimo romanzo, è una figura molto profonda, una poesia primitiva e un raro e originale mistero. [Rebreanu] crea un’anima enigmatica attraverso gli atti riflessi, la passione compressa e il simbolo di un tragico destino umano che prende forma nella figura di una modesta e semplice domestica di compagnia. “</p>
<p>(Pompiliu Constantinescu )</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il romanzo “<strong>Tutti e due</strong>” è la storia di un efferato omicidio, quindi un romanzo poliziesco in piena regola, ricco di suspense, un romanzo che regala un colpo di scena finale da togliere il fiato. La vicenda, che si svolge nell’arco di una settimana, gira attorno al ritrovamento dei corpi senza vita degli anziani coniugi Mița e Ilarie Dăniloiu, benestanti ma avarissimi, nella loro casa di via Speranza, uccisi da ignoti, e ritrovati da Vasilica, moglie di Spiru, fratello del povero Ilarie, e dalla sua domestica Solomia. Alla vista della terribile scena dei due cadaveri, Vasilica e Solomia avvertono immediatamente la polizia. A questo punto entra in scena il protagonista, il giudice Aurel Dolga, il quale, vede finalmente in questo caso misterioso l’occasione, fino ad allora mancata, per mettere in pratica tutta la sua perizia da vero detective coltivata leggendo da gran appassionato i classici della letteratura poliziesca. E qui il merito di Rebreanu è quello di aver saputo confezionare con grande maestria un giallo un po’ sui generis, nel quale troviamo gli ingredienti tipici di un romanzo poliziesco, giocando ora sull’ironia (incentrata su Dolga, il giudice che conduce le indagini, pieno di sé), ora sulla caratterizzazione sociale e psicologica dei protagonisti. Lo scopo di Rebreanu fu quello di smascherare il ceto della piccola borghesia cittadina come i membri delle famiglie Dăniloiu e Delulescu, colti nelle loro miserie umane: sospetto nei confronti del prossimo, avidità, gelosia, l’ingordigia di accumulare sempre più denaro e averi il che porta a spegnere anche il più umano sentimento. Le caratteristiche di questo grande autore romeno le incontriamo anche in questo suo ultimo romanzo, come: l’acutezza psicologica, la perfetta padronanza descrittiva, il linguaggio chiaro e ritmico, l’intreccio della trama, la tecnica di coinvolgimento, tutto condito da suspense e colpi di scena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rediviva Edizioni</strong>, la prima casa editrice italo-romena in Italia, nasce come un progetto a sé stante nell’ambito del <strong>Centro Culturale Italo-Romeno di Milano</strong>, con obiettivi volti a promuovere i valori culturali romeni in Italia, mettendo in risalto gli scambi interculturali, la ricchezza della diversità culturale, tutti aspetti fondamentali che caratterizzano la società e il mondo attuale. Nel catalogo ricco della casa editrice ritroviamo opere come “La storia della mia vita”, il diario della Regina Maria di Romania, “Dai Romani ai Romeni”, di Ioan Aurel Pop, direttore dell’Accademia Romena di Bucarest, “La Ciuleandra” di Liviu Rebreanu, “Adamo ed Eva”, di Liviu Rebreanu, “Il Mulino fortunato” di Ioan Slavici, “Breve storia dei Romeni”, di Nicolae Iorga, “La vita in campagna. Tanase Scatiu” di D. Zamfirescu, etc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: Maria di Romania “La storia della mia vita”</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-maria-di-romania-la-storia-della-mia-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 11:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[    […] Parlerò di me in rapporto alla Romania; la Romania e io, o io e la Romania, il che è poi la stessa cosa. E abbiate pazienza se troverete molti pensieri, molte deduzioni e conclusioni alternate con i fatti che dovrò narrare. Ma la mia vita è stata così lunga e così piena di avvenimenti che ho appreso molte lezioni e mi sono creata, valga quel che valga, una mia filosofia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In uscita presso Rediviva:</p>
<p><em> “La storia della mia vita” di Maria, Regina di Romania</em></p>
<p>Rediviva Edizioni di Milano è lieta di annunciare l’uscita del libro: “La storia della mia vita” di Maria, Regina di Romania (1875-1938).Nell&#8217;anno del Centenario dell&#8217;Incoronazione del re Ferdinando e della regina Maria, la casa editrice Rediviva di Milano propone ai lettori un eccezionale libro su un grande personaggio della storia romena: l&#8217;autobiografia della regina Maria di Romania.  Il diario della Regina Maria, dal titolo originale <em>The story of my life</em>, fu pubblicato contemporaneamente a Londra e New York negli anni 1934-1936.</p>
<p>In italiano venne stampato negli anni 1936-1938 in due volumi: “<em>Maria di Romania. La Storia della mia vita” e “Maria di Romania. Il mio diario di guerra</em>” presso la prestigiosa casa editrice Mondadori, nella traduzione di Mario Borsa, giornalista e scrittore italiano che per qualche tempo visse a Londra, poi, per due decenni, fu corrispondente da Milano per il quotidiano <em>The Times</em>.</p>
<p>La nuova ripubblicazione presso Rediviva a cura di Silvia Storti Shelyta, [revisione e adattamento del testo], riunisce il diario in un unico volume di 900 pagine, diviso in cinque parti: <em>Infanzia; La giovinezza; Inizio del matrimonio; 1906-1914; Gli anni della guerra.</em></p>
<p>Attraverso questa ripubblicazione, edizioni Rediviva rende omaggio alla Regina Maria, che svolse un ruolo fondamentale nella formazione della Romania moderna. Nell’occasione, la redazione di Rediviva ringrazia Sua Maestà Margareta, Custode della Corona, che ha accolto con favore la &#8220;necessaria e importante iniziativa&#8221; di pubblicare in italiano le memorie della Regina Maria, opera che riporta all&#8217;attenzione delle nuove generazioni pagine decisive della storia moderna della Romania.</p>
<p><em>  «Regina Maria&#8230;» «Regina Maria&#8230;» E nel mio nome vibrava quasi un suono di speranza. «Regina Maria&#8230;» Sentii improvvisamente che dovevo scoprire il mio volto, che dovevo presentarmi al mio popolo senza che s’interponesse un velo di lutto. Un grande clamore salì fino alla volta, qualcosa di potente e tremendo che veniva dal fondo di tanti cuori. «Regina Maria!» E ci trovammo faccia a faccia, il mio popolo e io! E questa fu la mia ora, tutta mia, un’ora che fu concessa a ben poche persone perché in quel momento essi non acclamavano solo un’idea, una tradizione, un simbolo, ma una donna, la donna che amavano! E in quell’ora seppi che avevo vinto, che la straniera, la ragazza venuta dai Paesi d’oltremare, non era più una sconosciuta, che appartenevo al mio popolo con ogni goccia del mio sangue. Delusioni, dolori, disgrazie potevano ancora accadere; non eravamo forse tutti nelle mani di Dio? Ma l’ora in cui ci fissammo negli occhi, il popolo e io, l’ora in cui i loro volti si volsero verso il mio, fu veramente la “mia” ora, e voglio chiudere il libro con questa visione, la visione del mio popolo che si volgeva verso di me come se io fossi stata la sua suprema e ultima speranza&#8230; [La storia della mia vita]</em></p>
<p>[…] <em>Parlerò di me in rapporto alla Romania; la Romania e io, o io e la Romania, il che è poi la stessa cosa. E abbiate pazienza se troverete molti pensieri, molte deduzioni e conclusioni alternate con i fatti che dovrò narrare. Ma la mia vita è stata così lunga e così piena di avvenimenti che ho appreso molte lezioni e mi sono creata, valga quel che valga, una mia filosofia.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La personalità e il ruolo della Regina Maria hanno segnato la storia romena ed europea non solo a livello politico, ma anche so­ciale e culturale.  Soprannominata dai contemporanei “Regina Marii Uniri” (Regina della Grande Unione), “Împărăteasa tuturor românilor” (Imperatrice di tutti i romeni) o “Ambasador irezistibil” (Ambasciatore irresistibi­le), la Regina Maria è stata una delle figure fondatrici della Romania moderna. Personalità forte e poliedrica, si è affermata nel campo politico e diplomatico, ha svolto compiti di assistenza sanitaria e caritatevole al fronte, e si è battuta per l’unione e il riconoscimento internazionale di Transilvania, Bessarabia e Buco­vina come parte della Romania. È stata la prima donna al mondo a diventare membro dell’Academie des beaux’arts di Parigi e la prima ospite ufficiale del presidente Calvin Coolidge alla Casa Bianca.</p>
<p>Maria nacque il 29 ottobre 1875 a Eastwell Park, contea del Kent, Regno Unito. Il suo nome completo era Maria Alexandra Victoria di Sasso­nia-Coburgo-Gotha, il lignaggio altissimo: aveva il titolo di Grande Principessa di Gran Bretagna e Irlanda, in quanto nipote della Regina Vittoria del Regno Unito, ed era altresì nipote dello zar Alessandro II di Russia.  Suo padre era Alfredo di Gran Bretagna e Irlanda, Principe di Sassonia-Coburgo-Gotha, Duca di Edimburgo (1844-1900), il quale aveva rifiutato, nel 1863, il trono di Grecia. Sua madre, Maria Alexan­drovna Romanova, Granduchessa di Russia, era figlia dello Zar Alessandro II di Russia. Il 10 gennaio 1893, a soli 17 anni, Maria sposò il Principe Ferdi­nando, erede al trono di Romania. Dapprima Principessa ereditaria, quando suo marito salì al trono col titolo di re Ferdinando I di Romania, Maria divenne la seconda Regina di Romania.</p>
<p>Oltre ai meriti connessi alla sua carica regale e all’impegno sociale, politico e filantropico, la Regina Maria ha lasciato una ricca produzione letteraria, com­posta da memorialistica, lettere, volumi, racconti, fiabe e poesie. Il pregio principale va alle pagine del suo diario, che costituiscono una fonte documentaria prolifica e autorevole sui grandi eventi della Romania del suo tempo. Nei volumi pubblicati, che rivelano anche le sue doti di scrittrice, la Regina Maria ha lasciato testimonianze che sono diventate tra le più attendibili e prestigiose fonti memo­rialistiche relative alle vicende storiche della Romania nei primi decenni del XX secolo.</p>
<p><span class="HwtZe" lang="it"><span class="jCAhz ChMk0b"><span class="ryNqvb">Il libro è acquistabile online sul sito www.rediviva.it</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Autore: Maria di Romania</p>
<p>Titolo in italiano: LA STORIA DELLA MIA VITA</p>
<p>Titolo dell&#8217;opera originale: THE STORY OF MY LIFE</p>
<p>Lingua della prima edizione: inglese</p>
<p>Anno pubblicazione della prima edizione: 1934</p>
<p>Traduzione in italiano: Mario Borsa</p>
<p>Anno pubblicazione in italiano: 1936</p>
<p>Revisione e adattamento del testo:</p>
<p>Silvia Storti Shelyta</p>
<p>Collana: Memorie</p>
<p>Copertine rigide</p>
<p>ISBN: 978-88-97908-70-8</p>
<p>Euro: 40 00</p>
<p>www.rediviva.it</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luminita Țăranu. Itineraria, Museo Civico “Umberto Mastroianni” di Marino</title>
		<link>https://culturaromena.it/luminita-taranu-itineraria-museo-civico-umberto-mastroianni-di-marino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2022 10:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Si intitola "ITINERARIA" la mostra personale di arti visive che Luminita Taranu, romena di nascita e italiana di adozione, inaugura il 30 settembre, ore 18.00, presso il Museo Civico "Umberto Mastroianni" di Marino. Allestita dall'architetto Pietro Bagli Pennacchiotti, l'esposizione, che rimarrà aperta fino al 23 ottobre, è patrocinata dall'Ambasciata di Romania in Italia e dall'Accademia di Romania in Roma. Luminita Taranu presenta nello spazio del Museo Civico “Umberto Mastroianni” di Marino una selezione di 34 opere sul concetto del tempo attraverso la memoria soggettiva e la memoria oggettiva, filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo, da anni al centro della sua ricerca.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si intitola &#8220;ITINERARIA&#8221; la mostra personale di arti visive che Luminita Taranu, romena di nascita e italiana di adozione, inaugura il 30 settembre, ore 18.00, presso il Museo Civico &#8220;Umberto Mastroianni&#8221; di Marino. Allestita dall&#8217;architetto Pietro Bagli Pennacchiotti, l&#8217;esposizione, che rimarrà aperta fino al 23 ottobre, è patrocinata dall&#8217;Ambasciata di Romania in Italia e dall&#8217;Accademia di Romania in Roma. Luminita Taranu presenta nello spazio del Museo Civico “Umberto Mastroianni” di Marino una selezione di 34 opere sul concetto del tempo attraverso la memoria soggettiva e la memoria oggettiva, filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo, da anni al centro della sua ricerca.</p>
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<p>Partendo dall’idea che il suo lavoro riflette un attraversamento geografico e temporale in costante trasformazione evolutiva e dialettica, l’artista, romena di nascita e italiana di adozione, ha scelto una serie di opere che, insieme, potessero trasmettere l’idea del passaggio temporale del suo cammino artistico, riportando momenti rappresentativi, approfondendo alcuni concetti quali: le tavole anatomiche, il concetto del tempo nella memoria soggettiva; le strutture; il rapporto postclassico tra il corpo umano dal punto di vista anatomico e il corpo umano come opera d’arte; le evocazioni mentali e materiche che fanno riferimento al valore evocativo del corpo umano come opera d’arte che implica il rapporto tra il valore spirituale storico-simbolico e il valore delle materie che lo raffigurano; il restauro che attribuisce alla sua opera la dimensione astratta del tempo attraverso un atto controllato di distruzione parziale e recupero delle lacune-mancanza; l’attuale problema della crisi ambientale, il recupero dell’equilibrio e dei valori, il rapporto uomo-natura; il concetto di multiculturalità, il concetto del tempo attraverso la memoria oggettiva che, interpretando la materia archeologica, re contestualizza l’antico attraverso il pensare e fare contemporaneo.</p>
<p>In questo senso, considerando le caratteristiche storiche e archeologiche del Museo Civico che rappresenta una tra le più importanti testimonianze architettoniche della storia della città di Marino, insieme a Pietro Bagli Pennacchiotti, autore del progetto di allestimento, si è prospettato un “itineraria” costituito dalle sue opere esposte nelle articolazioni del grande spazio comunicante, creando un dialogante filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo.</p>
<p>“Mi ha impressionato la vita dell’edificio, il suo incredibile attraversamento storico con un percorso di trasformazione architettonica e funzionale che ha cominciato nell’età romana, tra il I e il II sec. d. C. Acquistata nel 1974 dal Comune di Marino come sede di manifestazioni culturali, divenuta negli anni 2000 il Museo Civico archeologico, inaugurato in occasione dei festeggiamenti della settantaseiesima Sagra dell’Uva, Museo che onora oggi con il nome il grande artista moderno di fama mondiale Umberto Mastroianni che ha vissuto e creato tante delle sue opere nella città di Marino. Questo aspetto di trasformazione, cambiamento e evoluzione dello spazio museale mi ha ispirata nel concepire e strutturare la mostra.”<br />
Scrive nella presentazione della mostra Alessandro Masi: “Tuttavia, questi suoi spazi dipinti si nutrono di un tempo che non è quello cronologico, ma analogico. Il suo concetto di Kronos è racchiuso nel battito della memoria argomentativa, quella più prossima ai confini dell’immaginario archetipico, laddove la fantasia si unisce alle strutture antropologiche del visivo. In altre parole, è come se l’artista conoscesse la fonte di tutte le ombre platoniche e le facesse riemergere una ad una da quella mitica caverna che è il Mito. In tal modo, mito e rito, spazio e memoria, storia e leggenda, pieno e vuoto, segno e disegno vanno ricomponendosi come in un grande mosaico frammentato dove le verità vanno ricercate più nella coscienza di chi guarda che nella realtà dell’assurdo visibile e tragico quotidiano. ”</p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Targa comemorativa a Milano per Hariclea Darclée (1860 – 1939) soprano romeno, prima interprete in assoluto della Tosca di Giacomo Puccini</title>
		<link>https://culturaromena.it/targa-comemorativa-a-milano-per-hariclea-darclee-1860-1939-prima-interprete-in-assoluto-della-tosca-di-giacomo-puccini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 19:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[“HARICLEA DARCLE  (10 giugno 1860 - 10 gennaio 1939) è stata la primadonna, per critica e pubblico milanese e italiano e non solo: la Scala l’ha accolta fin da subito dal suo debutto nel 26 dicembre 1890, quando fu applaudita dal maestro Giuseppe Verdi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>“HARICLEA DARCLE  (10 giugno 1860 &#8211; 10 gennaio 1939) è stata la primadonna, per critica e pubblico milanese e italiano e non solo: la Scala l’ha accolta fin da subito dal suo debutto nel 26 dicembre 1890, quando fu applaudita dal maestro Giuseppe Verdi.</h2>
<p>Il Comune di Milano nell’ambito del progetto “Milano è Memoria” ha deciso di dedicare su proposta del Centro Culturale Italo Romeno, una targa commemorativa a Hariclea Darcle, soprano romeno, che fu considerata per tre decenni la Primadonna più prestigiosa del teatro lirico mondiale, prima interprete in assoluto dell’opera “Tosca” di Giacomo Puccini. La targa verrà affissa presso l’edificio di via Cernaia, residenza dove il grande soprano romeno visse alla fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento per quasi due decenni.</p>
<p>Hariclea Darclée, una delle personalità più importanti della Romania, è nata a Brăila, il 10 giugno 1860.</p>
<p>Durante l’infanzia, Hariclea è stata a un passo dalla morte per tifo. A febbraio 1881, sposò il giovane luogotenente di artiglieria Iorgu Hartulary. Nel 1886 partì per Parigi dove affrontò con difficoltà le ristrettezze, anche se riceveva da casa 500 franchi al mese. Neppure la nascita di suo figlio Ion, poté fermarla e continuò con le lezioni di canto. Nel 1881 debutta in un concerto di canto sul palcoscenico del teatro di Brăila, la sua città natale. Partendo per Parigi, viene notata da Charles Gounod che le affida la parte di Margherita nella sua opera “Faust”, parte con cui debutterà nel 1881 sul palcoscenico dell’Opéra. Sembra che sia stato sempre Gounod a suggerirle di prendere il nome Darclée.<br />
A trent’anni, alla Scala di Milano, debutta il 26 dicembre 1890, nel ruolo di Chimène nel Cid di Massenet, è un successo e anche la sua consacrazione mondiale: da quel momento le giungono contratti dai maggiori teatri in Italia e all’estero. Fra il 1890 e il 1910 conosce il successo sulle scene di tutto il mondo. E iniziano le prime esecuzioni di opere nuove: il Condor di Antonio Gomes il 21 febbraio 1891 al Teatro alla Scala di Milano; Wally di Alfredo Catalani 20 gennaio 1892, sempre al Teatro alla Scala; I Rantzau di Pietro Mascagni il 10 novembre 1892 al Teatro della Pergola di Firenze; Il grande successo le portò subito dei contratti nei più grandi teatri d’Italia. Tra il 1893 e 1910 ha conosciuto l’apogeo della sua carriera sui grandi palcoscenici del mondo, tornando spesso a Milano, alla Scala. Era al vertice del successo e dovunque era richiesta e festeggiata.<br />
E si arriva al successo che diventerà il suo emblema: la prima di Tosca di Giacomo Puccini il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma, diretta da Leopoldo Mugnone.  G. Puccini compose l’aria “Vissi d’arte, vissi d’amore” appositamente per la cantante romena. La prima si svolse a Roma dove Hariclea Darclée cantò con il tenore Emilio di Marchi e il baritono Eugenio Giraldoni, il suo grande amore. Dopo un debutto così prestigioso porterà Tosca negli anni successivi dal 1900 al 1905 a Lisbona al Teatro San Carlos più volte, a Buenos Aires al Teatro dell’Opera più volte, a Bucarest al Teatro Nazionale più volte, a Montevideo al Teatro Solis, a Rio de Janeiro al Teatro Lirico, al Casinò di Montecarlo, a San Paolo al Teatro Santana, a Rio de Janeiro al Teatro Lirico e, ripetutamente, al Liceu di Barcellona.<br />
La tradizione musicale è stata ereditata dal figlio Ion Hartulary- Darclée che è diventato compositore e direttore d’orchestra. Purtroppo, non sono stati conservati dischi incisi con la sua voce, soltanto due canti romeni: Cântecul fluierașului (“Il canto del flauto”) di George Stephanescu e Vai mândruță dragi ne avem (“Bella mia quanto ci amiamo”) di Tiberio Brediceanu incise con l’accompagnamento del pianoforte quando lei era ormai a un’età molto avanzata ma manteneva intatte le qualità naturali e tecniche della sua magnifica voce.<br />
L’artista ha registrato per la Casa di Dischi Fonotipia arie e scene del “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, “La Traviata” di Giuseppe Verdi, “Iris” di Pietro Mascagni e “Tosca” di Giacomo Puccini. Le matrici di queste registrazioni sono state distrutte dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale a Milano; ancora oggi non sono stati identificati i dischi con le incisioni del 1903.</p>
<p>Hariclea Darclée ha avuto nel suo repertorio 58 ruoli operistici di 31 compositori di cui 12 compositori di tradizione e 19 compositori giovani, in alcuni casi presentati in prima esecuzione. Tale repertorio spaziava dai tradizionali Mozart, Rossini, Donizetti, agli autori suoi contemporanei di diversa tendenza, fino ai veristi. La sua duttilità e musicalità le consentivano di affrontare opere del belcantismo tradizionale, del romanticismo e fu senz’altro una delle cantanti che stabilì il passaggio dalla tecnica vocale tradizionale a quella veristica.</p>
<p>Il suo talento, la sua preparazione artistica hanno reso possibile il passaggio dalla tradizione del belcanto alla moderna scuola verista, gettando le basi di una scuola e di una dottrina vocale che hanno influenzato in maniera fondamentale la vocalità del Novecento. Nella sua bella carriera artistica ha interpretato più di 50 ruoli di cui moltissimi in prima assoluta (come sarebbe la „Tosca” di Giacomo Puccini, ma anche ruoli nelle opere di Alfredo Catalani, Ruggero Leoncavallo, Pietro Mascagni).</p>
<p>L’artista tanto apprezzata da Verdi, Mascagni, Catalani, Puccini, che ha cantato con Enrico Caruso, Titta Ruffo, Francesco Tamagno e che si è esibita moltissime volte sotto la bacchetta di Toscanini, ha vissuto alla fine dei suoi giorni in un triste anonimato. Ha continuato a cantare fino al 1918 quando era ancora pienamente padrona della sua voce. Il suo grande desiderio era di cantare in Romania. Il re Carlo le assegnò l’ordine di “Benemerita Prima Classe”.</p>
<p>E&#8217; morta in povertà a Bucarest nel 1939.</p>
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