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	<title>Letteratura | Cultura Romena</title>
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	<title>Letteratura | Cultura Romena</title>
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		<title>In uscita presso Rediviva: “La Colonia” (quasi come un blues) di Stelian Țurlea</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-la-colonia-quasi-come-un-blues-di-stelian-turlea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriel Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 18:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’inizio dell’anno 2023, Rediviva edizioni si arricchisce di un nuovo titolo: “La Colonia” (quasi come un blues), titolo originale in romeno: Colonia (aproape ca un blues) di Stelian Turlea, volume inserito nella collana Quaderni romeni, traduzione di Ingrid Beatrice Coman Prodan. È il secondo libro dell’autore Stelian Țurlea che viene pubblicato da edizioni Rediviva, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Con l’inizio dell’anno 2023, Rediviva edizioni <strong>si arricchisce di un nuov</strong><em><strong>o</strong></em> titolo: “La Colonia” (quasi come un blues), titolo originale in romeno: Colonia (aproape ca un blues) di Stelian Turlea, volume inserito nella collana Quaderni romeni, traduzione di Ingrid Beatrice Coman Prodan. È il secondo libro dell’autore Stelian Țurlea che viene pubblicato da edizioni Rediviva, dopo <em>In assenza del padre</em>, uscito nel 2015.</h3>
<h3>Da qualche parte nelle montagne che si trovano non lontano da Cluj (nel cuore della Romania), un villaggio è stato sfollato per costruirci un lago di accumulazione e una centrale idroelettrica. Ogni due anni, quando il lago viene svuotato per lavori di bonifica e pulizia, per due mesi i suoi vecchi abitanti e i loro discendenti si accampano nel vecchio centro del villaggio, in una specie di colonia dove vivono la propria vita come se niente fosse successo, nel frattempo impegnandosi a comprendere la propria storia.</h3>
<h3>Nato nel gennaio del 1946, Stelian Turlea è l&#8217;autore di trentatré romanzi, un volume di racconti, uno di memorie, dodici libri di pubblicistica, dieci libri per bambini e due traduzioni. Ha curato sette album. Ha lavorato per anni nella stampa e in televisione. Ha ricevuto numerosi premi letterari e per l&#8217;attività giornalistica.</h3>
<h3>“Esiste una spiegazione per l&#8217;esistenza di questa colonia – scrive <em>Alex </em><em>Ș</em><em>tefănescu &#8211; </em>ma non voglio svelarla, perché voglio lasciare al lettore il piacere della sua scoperta. Quello che posso dire senza ombra di dubbio è che il romanzo avvince e affascina. Se ne venisse fatto un film, avrebbe un immenso successo, non soltanto in Romania, ma anche all’estero”.</h3>
<h3>&#8220;Ci sono libri che ti rimangono appesi all’anima come una coperta calda che prendi dentro e rimani impigliato nel suo calore prima ancora di sapere che avevi freddo. <em>La Colonia</em> ti inganna facendoti pensare di entrare in una storia per bambini, ma prima che tu volga al secondo capitolo ti trovi già nel bel mezzo di una storia coinvolgente e strana, complessa e sofisticata, vista attraverso gli occhi di un bambino, ma destinata a scompigliare l’ordine stabilito della mente adulta. Con penna fine e delicata, l’autore tratteggia un mondo fantastico e affascinante, dove ogni cosa è l’i-deale di sé stessa, in una meravigliosa utopia che potrebbe suonare come il sogno di un bambino, se non fosse così attentamente studiata fin nei più piccoli dettagli, per restituirci una visione matura, attenta, responsabile, di un mondo probabile, per quanto non ancora possibile. Un realismo magico maneggiato alla perfezione, tanto che non hai più nemmeno voglia di sapere se i fatti siano veri o no e, proprio come il protagonista, ti lasci portare per mano dentro questo mondo in cui nessuno è lasciato indietro, i sogni dei bambini si materializzano all’istante e puoi vivere il tuo futuro mentre lo sogni, e la linea tra reale e immaginario è sempre sbavata e priva di significato. Lo scrittore crea una metafora per ogni aspetto incompiuto della nostra vita, dalla scuola fino agli uffici pubblici (…)</h3>
<h3>                                                                                                                       <em>     dalla prefazione di Ingrid Beatrice Coman Prodan</em></h3>
<h3></h3>
<h3>Autore: STELIAN ȚURLEA</h3>
<h3>Titolo:   La Colonia (quasi come un blues)</h3>
<h3>Collana: «Quaderni romeni»</h3>
<h3>Traduzione: Ingrid Beatrice Coman Prodan</h3>
<h3>Titolo originale: Colonia (aproape ca un blues)</h3>
<h3>© 2015 Editura Vremea, București</h3>
<h3>Immagine di copertina: Cristina Țurlea <em>Il giardino segreto esposto</em> nel 2011 alla mostra “ÎnSemne în Culoare”</h3>
<h3> Impaginazione: Gabriel Popescu</h3>
<h3>Editing e correzione bozze: Davide Arrigoni</h3>
<h3>© 2023 Rediviva Edizioni Milano</h3>
<h3>www.rediviva.it</h3>
<h3>ISBN: 978-88-97908-69-2</h3>
<h3>168 p.</h3>
<h3>Euro, 14 00</h3>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuova pubblicazione Rediviva:  il romanzo &#8220;Tutti e due&#8221; di Liviu Rebreanu, Collana Quaderni romeni 2022</title>
		<link>https://culturaromena.it/nuova-pubblicazione-rediviva-il-romanzo-tutti-e-due-di-liviu-rebreanu-collana-quaderni-romeni-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 20:02:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[La casa editrice Rediviva di Milano è lieta di annunciare la pubblicazione del romanzo in lingua italiana “Tutti e due” [Amândoi] di Liviu Rebreanu, sottotitolato Enigma di un duplice omicidio, nella traduzione di Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea, volume inserito nella collana Quaderni romeni,  

“Tutti e due”, pubblicato per la prima volta nel 1940 (Editura Socec, Bucarest), è l'ultimo sorprendente romanzo di Liviu Rebreanu, ambientato nella tranquilla e provinciale città di Pitești, e rappresenta un vero affresco sociale e analitico dell'epoca.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice Rediviva di Milano è lieta di annunciare la pubblicazione del romanzo in lingua italiana “Tutti e due” [Amândoi] di Liviu Rebreanu, sottotitolato<em> Enigma di un duplice omicidio,</em> nella traduzione di Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea, volume inserito nella collana <em>Quaderni romeni. </em></p>
<p>“Tutti e due”, pubblicato per la prima volta nel 1940 (Editura Socec, Bucarest), è l&#8217;ultimo sorprendente romanzo di Liviu Rebreanu,<em> ambientato</em> nella tranquilla e provinciale città di Pitești, e rappresenta un vero affresco sociale e analitico dell&#8217;epoca.</p>
<p>Considerato il primo giallo della letteratura romena, in “Tutti e due – Enigma di duplice omicidio”<em> v</em>ediamo una società ossessionata dal denaro e divisa da tante altre cose: classe sociale, origine geografica, occupazione, litigi familiari, fortuna. La passeggiata serale lungo la strada principale della città di Pitești è l&#8217;unico luogo, e l&#8217;unico momento, in cui questi divari sono sfumati, e Rebreanu vi dedica tanti passaggi descrittivi che contribuiscono alla costruzione dell&#8217;atmosfera tranquilla di questa piccola cittadina.</p>
<p>Le caratteristiche di questo grande autore romeno le incontriamo anche in questo suo ultimo romanzo, come: l&#8217;acutezza psicologica, la perfetta padronanza descrittiva, il linguaggio chiaro e ritmico, l&#8217;intreccio della trama, la tecnica di coinvolgimento, tutto condito da suspense e colpi di scena.</p>
<p><em>“Ma esattamente da questo mondo perso nella sua cupa cenere, emerge la figura di Solomia, patetica nella semplice e tragica profondità del suo sentire, e le cui semplici parole non riescono a trovare espressione, ma vengono portate a compimento dal suo destino. Attraverso questo personaggio, il libro di Rebreanu è connesso a quanto di più forte c’è nella sua opera.”</em></p>
<p><strong>Mihail Sebastian</strong></p>
<p><em>“Il personaggio di Solomia, protagonista del suo ultimo romanzo, è una figura molto profonda, una poesia primitiva e un raro e originale mistero. [Rebreanu] crea un&#8217;anima enigmatica attraverso gli atti riflessi, la passione compressa e il simbolo di un tragico destino umano che prende forma nella figura di una modesta e semplice domestica di campagnia. “</em></p>
<p><strong>Pompiliu Constantinescu</strong></p>
<p>&#8220;Tutti e due. Enigma di un duplice omicidio&#8221;, rappresenta il terzo romanzo di Liviu Rebreanu pubblicato in italiano nella collana Quaderni romeni: <em>Adamo ed Eva</em>, 2017 nella traduzione di Davide Arrigoni e <em>La Ciuleandra</em>, 2022, nella traduzione di Alessio Colarizzi Graziani e Alina Monica Turlea;</p>
<p><strong>Il volume sarà presentato </strong>nell&#8217;ambito del programma della XXXIV edizione del <strong>Salone Internazionale del Libro di Torino</strong>, nella sezione Salone Off, organizzato dall&#8217;Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e l&#8217;Accademia di Romania di Roma, in collaborazione con il Consolato Generale di Romania a Torino, sabato 21 maggio 2022, a partire dalle ore 19.00, presso la Libreria Trebisonda, via Sant&#8217;Anselmo 22, Torino, parte della raccolta &#8220;Classici della letteratura romena&#8221;, insieme ad un altro capolavoro di Rebreanu,  &#8220;La Ciuleandra &#8220;, tradotto in italiano dagli stessi sopra citati. Interverranno: Roberto Merlo, Alina Monica Turlea e Violeta Popescu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Liviu Rebreanu (1885-1944)</strong> è uno dei maggiori scrittori romeni della prima metà del Novecento. Dopo un periodo trascorso in scuole militari, inizia la carriera di romanziere e traduttore e approda a Bucarest, dove collabora con vari giornali e riviste e si dedica anche alla composizione di opere teatrali. Nel 1920 pubblica il romanzo Ion, in italiano La voce della terra, destinato a un immediato successo, e nel 1922 una delle sue opere più famose, Pădurea spânzuraților, in italiano La foresta degli impiccati, premiata dalla Società degli Scrittori Romeni, mentre il romanzo Adam și Eva, in italiano Adamo ed Eva, compare nel 1925. Dopo l’uscita del romanzo Ciuleandra nel 1927, Rebreanu diventa direttore del Teatro Nazionale di Bucarest, riceve il Premio Nazionale per la Prosa, nel 1929. Sotto la sua guida vede, nel 1932, vede la luce la rivista “România literară” e, nello stesso anno, appare un altro suo grande romanzo, Răscoala, La rivolta. Nel 1940, invece, pubblica Amândoi, in italiano Tutti e due – Enigma di un omicidio.</p>
<p>Nel 1939, Liviu Rebreanu diventa membro dell’Accademia Romena e prosegue la sua attività letteraria e i viaggi (soprattutto in Germania e Italia) fino alla sua morte nel 1944.</p>
<p>Titolo originale: Amândoi</p>
<p>Autore: Liviu Rebreanu (1885-1944)</p>
<p>Traduzione dal romeno in italiano: Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea</p>
<p>Genere: giallo</p>
<p>Lingua originale: romeno</p>
<p>165 pagine</p>
<p>Euro, 12 00</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mezzo millennio di lingua romena. “La lettera di Neacșu di Câmpulung” 1521</title>
		<link>https://culturaromena.it/mezzo-millennio-di-lingua-romena-la-lettera-di-neacsu-di-campulung-1521/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 09:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia del primo documento in lingua romena, vecchio di 500 anni e conservato fino ai giorni nostri, inizia per caso, come tutte le storie belle, sorprendenti, che ti cambiano il corso della storia per sempre. Il documento originale venne conservato, dal suo ritrovamento fino ad oggi, nell’Archivio Nazionale della Romania del comune di Brasov, situato nella regione storica Transilvania che costituisce la parte centrale ed occidentale della odierna Romania. Quindi se vogliamo vederla da vicino per la sua unicità oppure consultarla in formato elettronico tramite questa organizzazione che mette a disposizione del pubblico una ricca raccolta di documenti medievali anteriori all’anno 1600, basta cercare la “Collezione di documenti Stenner – Serie 1 Slavo Romena numero 472”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mezzo millennio di lingua romena.  “La lettera di Neacsu di Câmpulung” 1521</p>
<p>Ogni anno festeggiamo il ritrovamento di questo documento storico che attesta le parole che usiamo naturalmente per comunicare e con le quali ci identifichiamo come parlanti di lingua romena, ma quest’anno l’anniversario è ancora più sentito per la cifra rotonda dei 500 anni dalla sua emissione, il mezzo millennio trascorso ci trasmette il concetto di antico, lontano nel tempo. Ci fa sentire testimoni e custodi di una lingua nata tanto tempo fa e conservata in gran parte nella stessa forma, che veniva usata dalle persone di un altro tempo ed epoca, sulle stesse terre di adesso che calpestiamo all’interno della nostra nazione.</p>
<p>Non tutti però conosciamo i dettagli di questo documento, come la sua collocazione attuale, il posto esatto del suo ritrovamento e l’autore di questa scoperta, il nome del mittente e la motivazione della necessità di spedire questa lettera soprattutto in lingua romena. Nel tentativo di fare più chiarezza, mi sono imbattuta in una moltitudine di informazioni al riguardo che però, mi hanno sodisfatto la curiosità, alcune fonti di più alcune di meno, in ordine sparso come cronologia e non completamente aggiornate.</p>
<p>Provo perciò a stilare la storia della lettera più famosa della storia della lingua romena partendo dal presente e dal suo stato di conservazione attuale, passando per il novecento ed il momento del suo ritrovamento e arrivando in fine al suo autore.</p>
<p>La storia del primo documento in lingua romena, vecchio di 500 anni e conservato fino ai giorni nostri, inizia per caso, come tutte le storie belle, sorprendenti, che ti cambiano il corso della storia per sempre. Quelle in cui mentre lavori su un certo argomento, ti accorgi che in mezzo c’è un aspetto di fondamentale importanza per un altro campo di lavoro. Quelle in cui prendi una strada convinto della giusta direzione ed a metà strada ti si apre un altro mondo. Oppure quelle in cui le migliori scoperte scientifiche sono state realizzate a causa di errori fortunati.</p>
<p>Per capire meglio come sono andate le cose 500 anni fa, quando è stata scritta la testimonianza della nostra lingua, già esistente oralmente all’epoca ma purtroppo non pervenuta fino a noi sotto forma scritta, bisogna fare un salto nel tempo e fare l’uso dell’immaginazione per immergerci nella vita quotidiana di allora, in ogni dettaglio sociale, economico, culturale.</p>
<p>Il documento originale venne conservato, dal suo ritrovamento fino ad oggi, <strong><em>nell’Archivio Nazionale della Romania</em></strong> del comune di Brasov, situato nella regione storica Transilvania che costituisce la parte centrale ed occidentale della odierna Romania. Quindi se vogliamo vederla da vicino per la sua unicità oppure consultarla in formato elettronico tramite questa organizzazione che mette a disposizione del pubblico una ricca raccolta di documenti medievali anteriori all’anno 1600, basta cercare la <strong>“<em>Collezione di documenti Stenner – Serie 1 Slavo Romena numero 472”.</em></strong></p>
<p>Il nome “Collezione di documenti Stenner” salta agli occhi per il suo nome straniero in terra romena, infatti porta il nome dell’archivista e storico della città di Brasov, Friedrich Wilhem Stenner. Nato a Brasov da coloni tedeschi, Stenner si prende il titanico impegno di mettere a posto il disordine del materiale di archivio che trova al suo arrivo nel 1878 come archivista della città. Riconosciuta come la prima persona a prestare la dovuta attenzione a questi documenti estremamente preziosi per la testimonianza degli stretti legami tra gli stati vassalli di Valacchia e di Transilvania nel corso del Medioevo, è stato talmente bravo nel suo lavoro che l’ordine introdotto per la classificazione dei documenti è tuttora ampiamente valido, compresa la sua divisione in due serie di lingue ben distinte: la serie latino-ungherese-tedesca e la serie slavo-romena.</p>
<p>Ad un certo punto del suo lavoro, precisamente nel 1894, Stenner si accorge di una lettera particolare che gli attira l’attenzione più degli altri documenti, per la scrittura ed i caratteri contenuti: aveva davanti agli occhi una lettera del XVI secolo e poco dopo si rende conto di aver scoperto quello che diventerà il documento più antico della sua collezione in lingua romena. Decide di consultarsi con due ricercatori romeni per avere la conferma della sua scoperta, in seguito collabora con il grande storico romeno Nicolae Iorga nelle ricerche sulla storia dei romeni e alla raccolta delle fotografie dell’epoca in una collezione oggi di grande valore.</p>
<p><em>“Il transilvano Friedrich Stenner, che conosceva alla perfezione il deposito dell’Archivio, mi faceva spazio per poter lavorare vicino alla sua scrivania dove svolgeva il suo dovere burocratico, affettava le sue due mele ogni giorno alle dieci in punto e mi offriva un quarto di mela, che riteneva una proporzione giusta al mio sforzo lavorativo, mai con un minimo impegno di fare conversazione da bravo conoscitore esperto del valore prezioso del tempo nel lavoro – all’interno dei documenti, principi e boiari arrivavano, vivevano le loro vite, se ne andavano, combattevano nelle guerre di potere, ricevevano regali di riconoscimento del loro potere, tutto sotto gli occhi e le mani degli scribi che segnavano la loro cronologia.”</em> (Nicolae Iorga, “<em>Una vita di un uomo così come è stata</em>”)</p>
<p>In qualità di archivista della città, Stenner ci trasmette la significante lezione di vita di come la storia ci insegna che il materiale archiviato contiene dati preziosi che aiutano i ricercatori di storia locale e aiutano tuti noi a capire il percorso che abbiamo fatto per arrivare fin qui.</p>
<p>Per tutti i romeni, è divento “<em>l’uomo che ha scoperto l’atto di nascita della lingua romena</em>”, ma il suo enorme contributo alla scienza archivistica romena lo colloca tra le sue più grandi personalità ancora oggi per i suoi servizi all’utilizzo di materiale di origine storica dagli archivi, per le sue conoscenze del passato e per il suo amore per la patria, senza il quale non sarebbero stati possibili i suoi successi lavorativi.</p>
<p>Lo storico Nicolae Iorga ha dedicato il suo tempo per tutta la vita senza interruzione alla ricerca storica, setacciando tutte le regioni abitate da romeni alla ricerca di fonti storiche, altrettanto gli archivi più importanti del mondo, con lo scopo di mettere insieme materiale prezioso per la sua nazione. In seguito a tante ore di studio su grandi quantità di testi storici, per stabilire la data di emissione della lettera, perché al suo interno non viene menzionata, è arrivato alla conclusione, in base al contesto storico vissuto dai protagonisti, che potrebbe essere il 29/30 giugno 1521.</p>
<p>Pubblicata per la prima volta in latino nel 1910 da Iorga &#8211; il punto della sua ricerca, spiegò, era quello di mostrare &#8220;<em>la nazione stessa come un essere vivente</em>”:</p>
<p><em>“Con la lettera di Neacsu di Campulung, sono riuscito a datarla nel 1521 osservando che è la prova di un’abitudine antica di scrivere in romeno, si dà l’inizio, con questa traccia preservata, dell’uso della lingua nazionale”</em> (<em>Rivista storica</em>, fondatore N. Iorga, 1942)</p>
<p>Iorga ha scoperto diversi documenti letterari dimenticati, imperfetti nella maggior parte dar punto di vista estetico, banali come forma e contenuto, ma che si dimostrano estremamente importanti dal punto di vista della ricerca della storia della cultura romena. Basta dire che lui ha fatto per il XVIII secolo in Romania quello che ha fatto Bruckner per il XVII secolo in Polonia, cioè ha scoperto orizzonti fino ad allora inimmaginabili della vita sociale del popolo romeno.</p>
<p><em>“Le prime scritture in lingua romena sono stati i documenti ufficiali (testamenti, atti di dotti, atti di compravendita, lettere o annotazioni personali). Esistono tanti di questi documenti per poter capire come si sono evolute le cose, ma il primo documento attestato in lingua romena (tra tutti quelli che sono riuscito a scoprire, almeno fino adesso) è conosciuto con il nome “La lettera di Neacsu di Campulung”.  Le prime opere importanti in lingua romena sono state le traduzioni dei libri religiosi, ma la sintassi era pesante ed ancora influenzata dalla lingua dalla quale si traduceva, la lingua slava antica</em> (<em>Rivista storica</em>, fondatore N. Iorga, 1942)</p>
<p>Le traduzioni dei manoscritti religioni hanno significato il primo passo verso l’affermazione della lingua romena. Il secondo passo lo hanno costituito le tipografie e le scritture stampate che avevano un grande potere di circolazione in quanto venivano lette ogni domenica in chiesa, con la conseguenza di aver influenzato la lingua del popolo di tutte le zone abitate dai romeni (Valacchia, Transilvania e Moldova) in questo modo unificando la lingua romena come lingua nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La lettera</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante la lingua scritta in Valacchia nel medioevo era la lingua dei testi sacri – lo slavo antico, che usava l’alfabeto cirillico, anche il romeno come lingua minoritaria stava iniziando a diffondersi, infatti la lettera è scritta usando un romeno quasi identico a quello attuale. La scelta del romeno per comunicare una notizia tramite una lettera, inviata in un altro Principato romeno, insieme ad altri testi conservati dell’’epoca testimoniano la grande apertura culturale della città transilvana di Brasov nella promozione della diffusione della scrittura in romeno.</p>
<p>La lingua antica slava era non solo la lingua degli ecclesiastici, la lingua che si usava per leggere la liturgia ed i libri di culto, ma era usata anche come lingua letteraria, nelle cronache storiche e nei documenti di legge, negli atti di proprietà, nella corrispondenza diplomatica ed in quella privata. Nonostante ciò, lo slavo non era conosciuto soltanto da pochi specialisti, dai calligrafi o dai preti. L’antico slavo era la lingua della classe dominatrice, della corte reale, dei boiari e di alcuni dipendenti ed anche dei negozianti benestanti, come lingua di cultura e per distinzione sociale.</p>
<p><em>“Nelle chiese non era permesso leggere i libri sacri in altre lingue che in quella ritenuta santa, lo slavo antico. […] I primi libri stampati, tra il 1508 ed il 1512, di cultura e d’arte, hanno sicuramente la stessa importanza significativa nella formazione del nostro popolo come le vittorie contro i nemici, perché gli ostacoli sulla via di cammino per un popolo sono costituiti non solo dal nemico umano, ma soprattutto dal nemico ancora più terribile, quello del buio della conoscenza e lo sviluppo delle nazioni non può essere possibile senza combatterlo […] In seguito, non molto dopo, si inizia la stampa dei libri di carattere religioso con la traduzione dallo slavo antico al romeno – questi libri significano per noi l’inizio dell’introduzione nei libri che si leggono e si diffondono della lingua romena, che fino a quel momento era utilizzata solo nelle lettere private e in annotazioni sui bordi dei libri in slavo. […] una lunga serie di libri in romeno eliminano completamente lo slavo dalla chiesa.”</em> (Nicolae Iorga, “<em>La storia dei romeni</em>”, 1919)</p>
<p>L’autore della lettera è Neacsu Lupu (Neacsu il Lupo) di Campulung Muscel (Il Campo Lungu della Collina –<em> Dlăgopole </em>nella lettera, il nome slavo della città).</p>
<p>Nel XVI Secolo, Campulung era la capitale della Valacchia, il Principato romeno vassallo dell’Impero Ottomano al quale pagava un tributo pur rimanendo autonomo, che copriva tutto il sud della Romania odierna, dal Danubio fino ai Carpati ed era governata dal fondatore del Principato, Neagoe Barasab I, grande guida che ha portato alla Valacchia un certo equilibrio politico – sociale, facilitato da una congiuntura politica internazionale favorevole, puntando sull’organizzazione interna del Principato romeno portandolo sul piano economico, amministrativo e culturale ai livelli degli altri stati europei. Persona colta, Basarab si è dimostrato anche un protettore dell’arte e della cultura romena, durante la sua guida la Valacchia è diventata il centro dell’ortodossia ed un importante focolaio culturale della tradizione bizantina.</p>
<p>“<em>Nella lunga valle che si apre nelle vicinanze del fiume Dambovita, gli ungheresi stabiliscono una colonia nel “paese oltre la montagna” e la chiamarono Campulung, prendendo il nome dalla forma del terreno. Qui vissero tanti ungheresi e sasi (lavoratori tedeschi nelle miniere, il nome si estende poi a tutti i coloni tedeschi sul territorio romeno).”</em>  (Nicolae Iorga, “<em>La storia dei romeni</em>”, 1919).</p>
<p>Neacsu, originario di Campulung, svolgeva la sua attività di commerciante sia all’interno della Valacchia sia all’estero, nell’Impero Ottomano ed in Transilavania. La sua rete di contatti di lavoro all’estero, tramite altri commercianti e tramite i suoi collaboratori che viaggiavano per suo conto, gli hanno permesso di avere informazioni importanti e continue sullo sviluppo delle azioni dei paesi confinanti, azioni a livello interno ma anche iniziative esterne.</p>
<p>I rapporti commerciali tra le tre regioni romene avvenivano attraverso tre grandi città – Sibiu, Brasov e Bistrita – che godevano di uno sviluppo economico maggiore e una posizione geografica favorevole. Il commercio di Sibiu era indirizzato verso la Valacchia, quello di Bistrita verso Moldova e quello di Brasov sia verso Valacchia sia verso Moldova, quindi Brasov ha rappresentato un punto cruciale per il commercio delle tre regioni ed un luogo di incontro dei commercianti di queste regioni, che si scambiavano informazioni anche che non riguardavano il commercio, come i cambiamenti politici o possibili invasioni esterne. Anche l’attività di stampa dei testi scritti in romeno è legata sempre alle relazioni commerciali con le regioni vicine che manteneva la città di Brasov, come mercato centrale di vendita e approvvigionamento di merci di ogni genere. Questo significa che l’importante centro della rivoluzione culturale romena è stato questo centro di collegamento tra i tre Principati romeni. La tipografia guidata da Coresi (il primo tipografo romeno) è stata portata dalla Valacchia in Transilvania ed era destinata alla diffusione dei testi stampati anche in Moldova.</p>
<p><em>“Qui, in Valacchia, si trova un grande numero di negozianti romeni, che fanno commercio con prodotti locali: il pesce principalmente, ma anche il miele, la cera e forse la lana. Famoso il negoziante Neacsu Lupu di Campulung, il quale ci ha lasciato la prima lettera in lingua romena, la quale annuncia nel 1521 a Brasov, in una lingua romena pulita, i movimenti dei turchi nei presi del Danubio. Deteneva queste informazioni direttamente da alcuni abitanti di Nicopoli, non dai turchi, ma probabilmente dai propri collaboratori che attraversano il Danubio sulla riva destra (in Bulgaria) per motivi di commercio. Lui stesso conosceva in dettaglio i luoghi delle Porte di Ferro occupati dai turchi, “quel posto stretto, che conosci già” – scrive nella lettera al corrispondente di Brasov – specificando che “alcuni mastri di Taringrad (nome slavo di Constantinopoli)” sono stati assunti a passare le navi di guerra oltre il fiume. Evidentemente era in stretti rapporti con i boiari da oltre il Danubio. Anche il genero del vecchio negoziante, Negre, forse anche lui negoziante, lavorava in quelle zone e gli trasmetteva le notizie raccolte. Neacsu (detto anche Neagu) faceva commercio con il pesce (carpe, luccio), tappeti, taffetà, astar (tessuto spesso per il rivestimento dei cappotti), damascato, pepe, incenso (in collaborazione con altre persone), ma anche di cappotti, seta, cinture, uva, riso.</em>” (Nicolae Iorga, “<em>La storia del commercio romeno</em>”, 1925)</p>
<p>La ragione per cui  Neacsu decide di scrivere una lettera ad un rappresentante del Principato confinante della Transilvania, più precisamente a Hans Bruker, jude di Brasov -corrispondente ad un attuale sindaco – ed al quale, nell’incipit della lettera, mostra grande rispetto, potrebbe essere il rapporto di fiducia che si era istituito nel tempo tra di loro, per motivi di interesse comune: in cambio di informazioni dall’estero, la libertà di commercio e favori oppure semplicemente un rapporto di amicizia in seguito ad una compravendita. Comunque si fa uso di un tonno familiare, quasi come se fosse un dialogo orale, sicuramente non era la prima lettera che si scambiavano su questo argomento e si deduce dal fatto che al posto di alcuni termini si usa l’espressione “sai di cosa parlo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il testo translitterato dal cirillico e tradotto in italiano</p>
<p><em><br />
</em><em>“Al saggio e nobile e benedetto da Dio, grande boiaro Hans Benkner da Brașov, tanta salute da Neacșu da Câmpulung. Ancora do notizia a tua signoria circa la faccenda dei turchi, come ho udito io che l&#8217;Imperatore è uscito da Sofia, e altrimenti non è, ed è andato su per il Danubio. E ancora sappi tua signoria che è venuto un uomo da Nicopoli che a me ha detto che ha visto coi suoi occhi che sono passate quelle navi che sai anche tua signoria sul Danubio in su. E ancora sappi che mettono da tutte le città 50 uomini a ciascuna affinché siano di aiuto nelle navi. E ancora sappi come sono stati presi dei mastri da Taringrad (Costantinopoli), siccome passeranno quelle navi da quel luogo stretto che conosci anche tua signoria. E ancora dico a tua signoria della faccenda di Mehmet beg, come ho udito da boiari che sono vicini, da mio genero Negre, come l&#8217;Imperatore ha dato libertà a Mehmet beg per dove sarà sua volontà, attraverso la Valacchia, di passare oltre. E ancora sappi tua signoria che ha anche Basarab grande paura di quel malintenzionato di Mehmet beg, più delle vostre signorie. E ancora dico a tua signoria, come mio superiore, cosa ho sentito anch&#8217;io. Lo dico a tua signoria e tua signoria sei saggio, perciò queste parole le tenga tua signoria presso di te, che non sappiano molte persone, e la vostra signoria che vi guardiate come meglio sapete. E Dio ti rallegri, amen.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notizia urgente che vuole far conoscere al destinatario, che la comunica subito dopo il saluto è l’invasione a sorpresa dei turchi nella Valacchia e in Transilvania: Solimano il Magnifico, il Sultano dell’Impero Ottomano del 1521 ed il più grande Sultano di tutti i tempi, ha lasciato la residenza di Sofia e si è messo in marcia verso la Valacchia. Si tratta della grande campagna di conquista che è durata cinque anni ed è terminata con la battaglia di Mohacs, ma grazie allo spirito di precisione ed organizzazione del Sultano che teneva un diario molto dettagliato possiamo provare quasi con certezza la data della lettera di Neacsu, cioè il 29 o il 30 giugno 1521 quando da ordine al suo esercito di mettersi in marcia da Sofia.</p>
<p>Il messaggio è chiaro, conciso, corsivo, scritto in grande fretta, solo gli aggiornamenti sulla situazione che tengono sotto occhio da un po’ di tempo e che sembra essere arrivata ad un punto di svolta, quindi risulta anche la preoccupazione per la sorte del jude transilvano e raccomanda di stare allerta e di confidare nella sua saggezza per prepararsi meglio che può al peggio.</p>
<p>L’autore della lettera tiene a precisare che tutto quello che ha saputo ultimamente sono voci che circolano da bocche di poche persone, come i nobili del suo Principato. Ma ha anche informazioni certe, garantendo la loro autenticità, perché arrivano da suo genero e da un suo collaboratore, di ritorno dall’Impero Ottomano, dalla città di Nicopoli &#8211; città della Bulgaria, sulla riva del Danubio – gli riferisce di aver visto con i propri occhi il passaggio dell’esercito ottomano sul Danubio con le navi da guerra, sotto la guida di Mehmet Beg – il capo dell’esercito del Sultano – e con l’autorizzazione del Sultano di proseguire sul fiume fino al punto di ingresso in Valacchia ed oltre la Transilvania.</p>
<p>Sembrerebbe che si tratti di un segreto, perché raccomanda di non far conoscere a nessuno il contenuto della lettera, in pochi conoscono la notizia ed hanno tanta paura, compreso Basarab, quindi consiglia di prepararsi ad un eventuale attacco.</p>
<p>Infatti, sappiamo che l’offensiva contro il Regato ungarico ha messo ulteriormente in gravi difficoltà non solo i paesi interessati ai turchi, ma anche i territori romeni, in quanto il passaggio non sempre gentile delle truppe straniere ha provocato un’instabilità politica e una parte della popolazione è stata costretta ad abbandonare la propria casa ed a rifugiarsi nei boschi per proteggersi dalle razzie e dalle violenze dell’esercito che marciava verso il fronte di guerra.</p>
<p>Il fatto che la lingua ufficiale per la burocrazia e per la religione era lo slavo ecclesiastico antico, ma negli ambienti privati si parlasse e si scrivesse il romeno ci fa pensare che sono esistiti tanti documenti purtroppo persi che avrebbero potuto documentare un’età ancora maggiore della nostra lingua. Anche perché il nome Neacsu di Campulung compare in un altro documento, dieci anni prima e quindi parlava sempre il romeno antico.</p>
<p>L’introduzione ed il finale della lettera ridate in slavo antico sono formule da protocollo, seguite dal contenuto delle informazioni importanti in lingua romena, come lingua usata tra amici o per renderlo incomprensibile se capitasse in mani sbagliate.</p>
<p>L’importanza del testo della lettera è doppia: dal punto di vista storico e da quello linguistico. Considerata dai filologi romeni la più vecchia testimonianza dello stile epistolario in lingua romena &#8211; con elementi del vecchio sistema di redazione delle lettere in lingua slava antica e con un lessico prevalentemente latino – la struttura e la morfologia della lingua usata da Neacsu non è molto diversa da quella attuale, anche se contiene elementi arcaici. Lo storico Iorga è convinto che le pratiche religiose fossero predicate in lingua romena molto prima delle prime traduzioni, sottolineando nella sua “<em>Storia della letteratura romena</em>” l’importanza del ruolo della chiesa nella diffusione e nello sviluppo di una lingua letteraria e nazionale unitaria.</p>
<p>Se tornassimo indietro nel tempo di 500 anni, nella “capitale della scrittura romena”, la Campulung di Neacsu, potremmo portare una conversazione con i nostri antenati nella stessa lingua che è arrivata da noi, poco cambiata nonostante le influenze slave, quello che non si può dire di altre lingue. Potremmo farci guidare a visitare il castro romano Jidava, testimonianza della convivenza dei daci e dei romani prima della nascita della capitale della Valacchia. E potremmo capire meglio come ha fatto la lingua daco – romana a tramandarsi immutata da generazioni sotto gli innumerevoli cambiamenti della storia.</p>
<p>“<em>In nessuna lingua, probabilmente, alla voce del verbo “liberare” del dizionario non esiste una spiegazione come da noi: “dare la via” (in romeno, “a da drumul”). Quando usiamo abitualmente l’espressione “dammi la via”, non pensiamo di fatto al vero senso delle parole. Perché “dare la via”, come ci spiega il linguista e filologo romeno novecentesco Sextil Puscariu, significa indicare la via, nella fitta boscaglia di una foresta o all’incrocio di più vie, in qualsiasi posto ti troveresti. E se anche le nazioni si troverebbero nella boscaglia della storia o all’incrocio di vie altrui, allora si può dire che a noi, i romeni, la lingua latina ci ha dato / ci ha indicato la via verso l’unione come nazione […] Quando una lingua ti dà: l’origine, la forza di resistenza e la capacità di unione e di creazione di una nazione, quando ti dà la via / ti indica la via (verso altre lingue) e poi ti dà la via / ti libera da se stessa (non più in uso), allora è sempre lei che ti dice, qualsia via abbia intrapreso:  Vita sine cultura quasi imago mortis est.”</em> (Constantin Noica)</p>
<p><strong>Articolo a cura di Lorena Curiman</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:</p>
<p>L’Archivio Nazionale Medievale delle Romania <a href="http://arhivamedievala.ro/webcenter/faces/oracle/webcenter/page/scopedMD/sb1ac891c_2b6f_47a7_b1ce_e311bc50c24e/PortalHome.jspx?_afrLoop=12176608495441384#!%40%40%3F_afrLoop%3D12176608495441384%26_adf.ctrl-state%3D1di1igq2j9_4">http://arhivamedievala.ro/webcenter/faces/oracle/webcenter/page/scopedMD/sb1ac891c_2b6f_47a7_b1ce_e311bc50c24e/PortalHome.jspx?_afrLoop=12176608495441384#!%40%40%3F_afrLoop%3D12176608495441384%26_adf.ctrl-state%3D1di1igq2j9_4</a></p>
<p>Biografia Friederich Wilhem Stenner</p>
<p><a href="https://kulturportal-west-ost.eu/biographien/stenner-friedrich-wilhelm-2">https://kulturportal-west-ost.eu/biographien/stenner-friedrich-wilhelm-2</a></p>
<p>Medioevo in Romania</p>
<p><a href="https://www.historia.ro/sectiune/general/articol/neagoe-basarab-un-inceput-de-domnie-plin-de-peripetii">https://www.historia.ro/sectiune/general/articol/neagoe-basarab-un-inceput-de-domnie-plin-de-peripetii</a></p>
<p><a href="https://www.kosson.ro/restitutio/45-cultura-scrisa/407-scrisoarea-lui-neascu-1521">https://www.kosson.ro/restitutio/45-cultura-scrisa/407-scrisoarea-lui-neascu-1521</a></p>
<p>http://www.cimec.ro/istorie/neacsu/rom/default.htm</p>
<p>Ion Rotaru<em>, Literatura română veche, Bucureşti, 1981</em></p>
<p>Nicolae Iorga, “<em>Una vita di un uomo così come è stata</em>”</p>
<p><em>Rivista storica</em>, fondatore N. Iorga, 1942</p>
<p>Nicolae Iorga, “<em>La storia dei romeni</em>”, 1919</p>
<p>Nicolae Iorga, “<em>La storia del commercio romeno</em>”, 1925</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita: &#8220;I confini dell’autofilosofia di Cioran&#8221; di Irina Turcanu, ed. Rediviva 2021</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-i-confini-dellautofilosofia-di-cioran-di-irina-turcanu-ed-rediviva-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 09:06:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Il breve studio dedicato al pensiero di Emil Cioran intende proporre una lettura inedita della filosofia del pensatore romeno naturalizzato francese. Non più poeta, né filosofo, ma sulla scia dell’autofiction, genere letterario molto diffuso negli ultimi decenni, si cerca di cogliere gli elementi organici e biografici del pensiero cioraniano. Impossibile, dunque, fare astrazione della condizione di esule di Cioran. Cosa significa scrivere in un’altra lingua? In che modo una cultura diversa dalla propria incide sulla produzione di un pensatore? Se la condizione dell’esule, da un lato, svincola, attraverso lo sradicamento, dagli obblighi della tradizione, dall’altro spinge a una ricerca continua di uno spazio proprio, in cui piantare nuove radici. In Cioran questo spazio, questo terreno è rappresentato dalla lingua. Ma rinunciare a scrivere nella propria lingua madre, cosa produce? Di nuovo, quali libertà concede e quali forzature ne conseguono?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I confini dell’<em>auto</em>filosofia di Cioran</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il breve studio dedicato al pensiero di Emil Cioran intende proporre una lettura inedita della filosofia del pensatore romeno naturalizzato francese. Non più poeta, né filosofo, ma sulla scia dell’<em>autofiction</em>, genere letterario molto diffuso negli ultimi decenni, si cerca di cogliere gli elementi organici e biografici del pensiero cioraniano. Impossibile, dunque, fare astrazione della condizione di esule di Cioran. Cosa significa scrivere in un’altra lingua? In che modo una cultura diversa dalla propria incide sulla produzione di un pensatore? Se la condizione dell’esule, da un lato, svincola, attraverso lo sradicamento, dagli obblighi della tradizione, dall’altro spinge a una ricerca continua di uno spazio proprio, in cui piantare nuove radici. In Cioran questo spazio, questo terreno è rappresentato dalla lingua. Ma rinunciare a scrivere nella propria lingua madre, cosa produce? Di nuovo, quali libertà concede e quali forzature ne conseguono?</p>
<p>Lo studio procede, dunque, alla ricerca di un punto di incontro tra Cioran e la filosofia occidentale, tessendo i punti comuni, attraverso un dialogo con Heidegger e Nietzsche. «Cioran assume le sembianze del simbolo di un immigrato che cerca il suo posto nella nuova società adottando atteggiamenti camaleontici per mescolarsi al meglio agli autoctoni. La sua condizione di esule, gli conferisce anche la sfrontatezza e la distanza necessarie per guardare con attenzione chirurgica dentro l’animo dell’uomo moderno, occidentale e, senza paura di essere respinto, tagliato fuori (in fondo, in quanto esule, immigrato, sopraggiunto da un altrove problematico e diverso dal luogo d’approdo, non può temere di perdere qualcosa che non possiede: un posto consacrato e definitivo nella società francese. Lui è altro, e in quanto tale è tollerato, assimilato, integrato o respinto, ma comunque ai margini del “noi“) sottolinea le sue brutture, i suoi folli desideri di perfezione, la sua spasmodica ricerca del meglio che sfocia, poi, in eventi come il nazismo. Per uscire dal cerchio vizioso in cui si muove l’Occidente, c’è solo uno strumento a cui appellarsi: il dubbio.»</p>
<p>«Un paese di confine, <em>țară de hotar</em>, aveva chiamato Mircea Eliade la Romania: un paese situato in un perenne <em>tra</em>. Appartenere a un luogo contraddistinto dal <em>tra </em>offre la possibilità di scegliere fra due strade: la prima, intrapresa al suo tempo da Mihai Eminescu, si nutre di tradizionalismo, di attitudini romantiche, di retorica; la seconda, perseguita da I. L. Caragiale, trova la sua linfa nell’ironia, nel ridicolizzare lo spazio rurale, nel sentimento di inferiorità verso l’uomo occidentale.»</p>
<p>«A differenza di Sabrina, il personaggio di Milan Kundera, che non ha reazioni nei confronti del suo essere donna — una condizione simile a quella dell’essere romeno per Cioran, considerata la carica negativa con cui viene investita —, Cioran rifiuta il destino imposto dalla lingua, dalla storia, dalla tradizione. Opta per un idioma che lo tormenterà e lo ossessionerà, perché a rinunciare a una parte delle proprie radici è sempre una forma di violenta lacerazione. Detto altrimenti, se si sfugge al proprio destino, il prezzo da pagare è l’ansia.»</p>
<p>«Tutto il mondo è già dentro di noi, ogni suo senso ultimo, ogni interpretazione sta in una relazione più ampia con la natura stessa dell’essere umano. A cercare altrove ciò che c’è già dentro di noi ci si annoia, come in “una stazione russa“. La filosofia proposta da Cioran ha sede nell’esperienza, nel vissuto, nei traumi della psiche, nelle malattie del corpo. L’insonnia — la privazione del sonno, ricordiamocelo, è una delle torture più a portata di mano da sempre — plasma lo spirito, toglie la mollezza del dormiveglia e induce a uno stato di permanente allerta. Non si può staccare il pensiero dall’organicità. Non c’è filosofia che non ne risenta. È una provocazione, ma forse Kant stesso sarebbe giunto a teorie differenti se la sua vita fosse stata più disordinata.»</p>
<p>_________________________</p>
<p><strong>Irina Turcanu</strong>, laureata in Filosofia presso l&#8217;Università di Milano, traduttrice, scrittrice di origini romene, lavora come blogger e giornalista per diverse testate.</p>
<p>Per Rediviva edizioni ha curato l&#8217;antologia di racconti <em>Io scelgo</em> e ha tradotto in romeno il romanzo di Dario Fertilio, <em>Musica per lupi</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I confini dell&#8217;autofilosofia di Emil Cioran, 76 p. </strong></p>
<p><strong>Euro, 10 00</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Evento online: La ricezione del volume &#8220;Diario della felicità&#8221; di Nicu Steinhardt in Italia</title>
		<link>https://culturaromena.it/evento-online-la-ricezione-del-volume-diario-della-felicita-di-nicolae-steinhardt-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 08:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Edizioni Rediviva di Milano organiza un nuovo appuntamento online: 23 aprilie 2021, ore 20 30 dedicato al libro di Steinhardt: "Diario della felicità" (ed. Rediviva, 2017).
Sono passati 30 anni dalla sua prima pubblicazione (ed. Dacia, 1991, a cura di Virgil Ciomos) essendo uno dei libri più letti in Romania che ha cambiato la vita di molti lettori, un libro che ha mostrato a tutti noi il vero significato della parola libertà. "Jurnalul fericirii" (Diario della felicità) è stato pubblicato in traduzione italiana (1995, ed. Il Mulino) poi anche in francese e spagnolo.
Si parlerà dell’impatto che questo libro ha sui lettori italiani insieme a scrittori e giornalisti: Armando SANTARELLI, Antonio BUOZII e Dario FERTILIO.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><strong>Edizioni Rediviva di Milano organiza un nuovo appuntamento online: 23 aprilie 2021, ore 20 30 dedicato al libro di Steinhardt: &#8220;Diario della felicità&#8221; (ed. Rediviva, 2017). </strong></div>
<div dir="auto">Sono passati 30 anni dalla sua prima pubblicazione (ed. Dacia, 1991, a cura di Virgil Ciomos) essendo uno dei libri più letti in Romania che ha cambiato la vita di molti lettori, un libro che ha mostrato a tutti noi il vero significato della parola libertà. &#8220;Jurnalul fericirii&#8221; (Diario della felicità) è stato pubblicato in traduzione italiana (1995, ed. Il Mulino) poi anche in francese e spagnolo.</div>
<div dir="auto"><strong>Si parlerà dell’impatto che questo libro ha sui lettori italiani insieme a scrittori e giornalisti: Armando SANTARELLI, Antonio BUOZII e Dario FERTILIO.</strong></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Da parte dell’edizioni Rediviva, modera l&#8217;incontro Irina Turcanu, scrittirce e giornalista.</div>
<div dir="auto"><strong>Il &#8220;Diario della felicità&#8221; un libro che ebbe un destino drammatico prima della caduta del regime nel 1989. Scritto tra il 1969 e il 1971, fu confiscato dalla Securitate il 14 dicembre 1972, ma nel 1975 fu restituito all&#8217;autore. Nel frattempo Steinhardt aveva riscritto il volume. Successivamente ha inviato copie delle due versioni a diversi amici, tra cui Monica Lovinescu e Virgil Ierunca.</strong></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p><strong>Nicu Steinhardt (1912-1989) è una figura di spicco nel panorama culturale romeno del Novecento.</strong> Nel 1959 fu processato e condannato a tredici anni di reclusione per essersi rifiutato di collaborare con il regime. All’uscita dalla prigione, riprese una proficua attività letteraria che lo portò a pubblicare diversi libri e centinaia di articoli. Diventato monaco nel 1980 col nome Nicolae Delarohia, Steinhardt fu accolto benevolmente al monastero Rohia della regione Maramureș. Da lì si sposterà, comunque periodicamente a Bucarest e passerà dall’attività di traduttore a quella, intensissima, di saggista e cronista letterario, musicale e artistico, attività testimoniata dai sei libri pubblicati (con tagli operati dalla vigile censura) e dalle centinaia di saggi, articoli, note, cronache, riflessioni apparsi in varie riviste.</p>
<p>Tutto intorno a questo libro è rivestito di straordinario, a partire dall’esperienza di vita dell’autore – ebreo convertito al cristianesimo e battezzato in galera – e a continuare con la storia del manoscritto che sta alla base del libro. Esistono, di fatto, due manoscritti in romeno di questo libro: il primo, confiscato inizialmente dalla <em>Securitate</em> (la famigerata polizia segreta romena durante gli anni della dittatura, comunista) e poi restituito all’autore; il secondo, più esteso, interamente riscritto da Steinhardt dopo la confisca della primo. Entrambi sono stati, in seguito, da lui completati, corretti e nascosti. L’attuale edizione riproduce la prima delle due versioni.</p>
<p>(…) <em>Per uscire da un universo concentrazionario che non deve essere necessariamente un lager, una prigione o un’altra forma di carcere, poiché la teoria si applica a qualsiasi tipo di prodotto del totalitarismo, esiste la soluzione mistica della fede</em>.</p>
<p><em>Sono entrato cieco in prigione ed esco vedente; sono entrato viziato, coccolato, esco guarito dalle arie, dalle pretese, dalla presunzione; sono entrato scontento, esco conoscendo la felicità; sono entrato nervoso, permaloso, sensibile alle sciocchezze, esco indifferente a tutto ciò; il sole e la vita volevano dire poco, adesso so assaporare la più piccola fettina di pane; esco ammirando soprattutto il coraggio, la dignità, l’onore, l’eroismo; esco riappacificato: con quelli verso cui ho sbagliato, con i miei amici e nemici e anche con me stesso. Perciò sto in ginocchio e ringrazio Gesù Cristo promettendogli di fare il possibile per comportami, d’ora in poi, con distacco di fronte a tutte le avversità, gli ostacoli, le provocazioni; sarò solo allegro, sempre riconoscente per ogni gioia, ogni parolina buona che non sia bestemmia e imprecazione e desidererò piuttosto la morte che commettere peccati che gridano vendetta al cielo</em>. N. <strong>Steinhardt</strong></p>
<p><em> Più che situarsi al suo centro quale «io narrante», Steinhardt sembra distillarsi e diffondersi dappertutto nel microcosmo – creato per meglio amalgamarlo – come sostanza viva e miracolosa, con la sua incrollabile fede in Dio, negli uomini, nella libertà. Perché – e questo pare il supremo insegnamento del diario – nessuna prigione al mondo (e neppure il mondo intero, prigione più grande del carcere) può impedire all’uomo di pensare e di avere fede. La fede vince la paura e fa diventare l’uomo libero, libero e felice</em>. <strong>Gheorghe Carageani</strong></p>
<p><strong>Ileana Mălăncioiu</strong>, membro corrispondente dell’Accademia Romena e nota personalità del mondo letterario romeno considerava il <em><strong>Diario della felicità</strong></em> come il libro più importante pubblicato in Romania dopo il 1989.</p>
<p>https://www.facebook.com/events/802149720508345</p>
<p>www.rediviva.it</p>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“LA SECONDA ROMANIA” sei anni di programmi televisivi dedicati a chi promuove la Romania nel mondo</title>
		<link>https://culturaromena.it/la-seconda-romania-sei-anni-di-programmi-televisivi-dedicati-a-chi-promuove-la-romania-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2020 09:25:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https:/?p=4692</guid>

					<description><![CDATA[Ogni giovedì sera, esponenti attivi delle comunità romene della diaspora, ovvero personalità del mondo dell'arte, della letteratura, dello sport o degli affari, condividono con il pubblico i loro progetti, eventi, sulle loro partecipazioni internazionali, sui legami culturali e artistici con la Romania, ma anche sugli incontri dell'anima con compatrioti provenienti da diverse parti del mondo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>TVRI Internazionale [TVRI] &#8211; “LA SECONDA ROMANIA”, sei anni di programmi televisivi dedicati a chi promuove la Romania nel mondo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Sei anni fa, il 14 novembre 2014, andava in onda una nuova trasmissione tv dedicata ai romeni che vivono all’estero, con l&#8217;obiettivo di portare all&#8217;attenzione del pubblico, eventi, progetti svolti nei Paesi dove vivono  le comunità romene nel mondo. Ogni giovedì sera, esponenti attivi delle comunità romene della diaspora, ovvero personalità del mondo dell&#8217;arte, della letteratura, dello sport o degli affari, condividono con il pubblico i loro progetti, eventi, sulle loro partecipazioni internazionali, sui legami culturali e artistici con la Romania, ma anche sugli incontri dell&#8217;anima con compatrioti provenienti da diverse parti del mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong> &#8220;</strong>Incontrare così tante persone eccezionali, con i meriti riconosciuti a livello internazionale è un privilegio per un giornalista. Abbiamo imparato quanto sia importante ciascuno di noi per l&#8217;immagine della comunità a cui apparteniamo. Credo sia il nostro dovere rendere omaggio a chi compone LA SECONDA ROMANIA fuori dai confini del Paese ”, <strong>ribadisce Corina DOBRE,</strong> moderatrice del programmo televisivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da 6 anni siamo in stretto contatto con tutti coloro che, indipendentemente dal luogo in cui li ha portati il ​​destino, si sentono romeni e portano nell&#8217;anima il Paese in cui sono nati o formati, e molti di loro sono diventati i nostri collaboratori costanti nel tempo. È un onore e una gioia contribuire al consolidamento dei rapporti, che questi veri ambasciatori della Romania,  hanno con il loro Paese d&#8217;origine <strong>&#8220;, afferma Liliana VĂDUVA, la produttrice della trasmissione. </strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Anche in questo anno difficile, segnato dalla crisi pandemica, i giornalisti hanno costantemente comunicato con i romeni di tutto il mondo, attraverso i reportage, interviste, dimostrando quanto sia l’importante la solidarietà, quanto è importante la solidarietà e il fatto che le persone possano restare unite anche a distanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LA SECONDA ROMANIA, una trasmissione che va in onda ogni giovedì, dalle 21.00 e venerdì dalle 04.00 e 12.30 (ora romena).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fonte. </span><a href="http://tvri.tvr.ro/a-doua-romanie--6-ani-de-programe-dedicate-celor-care-promoveaza-romania-in-lume_29807.html"><span style="font-weight: 400;">http://tvri.tvr.ro/a-doua-romanie&#8211;6-ani-de-programe-dedicate-celor-care-promoveaza-romania-in-lume_29807.html</span></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title> Rediviva a Bookcity Milano 11-15 novembre 2020</title>
		<link>https://culturaromena.it/rediviva-a-bookcity-milano-11-15-novembre-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 09:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli e Studi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel programma Rediviva ha scelto di presentare due libri recentemente usciti presso la Collana Quaderni Romeni: “Romania. Un viaggio nella memoria. Paesaggi e figure. 1957-1967 un decennio difficile” di IDA GARZONIO e LA CIULEANDRA di Liviu Rebreanu tradotto in romeno di Alina Monica Turlea e Alessio Colarizi Graziani, due libri che arricchiscono la conoscenza della letteratura e poesia romena in Italia. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b> Rediviva a Bookcity Milano</b></p>
<p><b> </b><i><span style="font-weight: 400;">Dall’11 al 15 novembre 2020 si terrà la </span></i><b><i>nona edizione di BOOKCITY MILANO</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, manifestazione dedicata al libro, alla lettura e dislocata in diversi spazi della città metropolitana. </span></i><span style="font-weight: 400;">. La nona edizione è in programma da mercoledì 11 a domenica 15 novembre 2020 e si svolge esclusivamente in formato digitale, per rispondere alle nuove direttive legate all&#8217;emergenza sanitaria.</span><i><span style="font-weight: 400;"> Una manifestazione</span></i><span style="font-weight: 400;"> promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’Associazione BOOKCITY MILANO, costituita da Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Il successo dell’originalissima formula di BookCity Milano ha contribuito all’assegnazione nel 2017 a Milano della importante qualifica di Città Creativa UNESCO per la Letteratura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per l&#8217;ottava volta, la casa editrice Rediviva è </span><b>inserita  nel programma SCRITTI DALLA CITTÀ MONDO, evento promosso per BookCity dell&#8217;Ufficio</b><span style="font-weight: 400;"> Reti e Cooperazione Culturale del Comune di Milano, </span><b>CITTÀ MONDO – Comune Milan</b><span style="font-weight: 400;">o. Per la presente edizione Rediviva ha scelto di realizzare un</span><b> video</b><span style="font-weight: 400;">, che sarà online dal primo giorno del festival, con gli interventi da parte di Ida GARZONIO, Alina Monica TURLEA, Irina TURCANU FRANCESCONI e Violeta POPESCU.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel programma Rediviva ha scelto di presentare due libri recentemente usciti presso la Collana Quaderni Romeni: “</span><b>Romania. Un viaggio nella memoria. Paesaggi e figure. 1957-1967 un decennio difficile” di IDA GARZONIO e LA CIULEANDRA di Liviu Rebreanu </b>tradotto in romeno di Alina Monica Turlea e Alessio Colarizi Graziani<span style="font-weight: 400;">, due libri che arricchiscono la conoscenza della letteratura e poesia romena in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il volume “</span><b>Romania. Un viaggio nella memoria. Paesaggi e figure. 1957-1967 un decennio difficile” </b><span style="font-weight: 400;">rappresenta, in buona misura, un ritorno alla vita passata dell’autrice, Ida Garzonio, giunta oggi alla bella e veneranda età di oltre ottant’anni. È il ritorno al periodo della sua giovinezza, nella decade degli anni Sessanta, e, soprattutto, a una sua vecchia e nostalgica passione: la Romania e la sua cultura. Da qui nasce lo sforzo e la gioia con cui ha pubblicato a Milano negli anni Sessanta, numerose traduzioni dalla letteratura romena, in diverse riviste letterarie italiane dell’epoca [Queste traduzioni, molte di autori che lei ha conosciuto personalmente, si ritrovano nella seconda parte del volume. Una passione e un interesse nati in un contesto politico di dittatura in Romania, nel periodo della Cortina di ferro, che ha significato, a quel tempo, una barriera per la conoscenza e una rottura generale delle relazioni della Romania con l’Occidente e, implicitamente, con l’Italia. A sei decenni di distanza dalla sua esperienza romena del periodo della Cortina di ferro, l’autrice Ida Garzonio propone al lettore pagine della sua vita che, oggi, il lettore deve considerare tenendo presenti da un lato i limiti esistenti e imposti, ma, soprattutto, dall’altro lato, ciò che significa la giovinezza e l’entusiasmo, perché queste memorie si presentano come il frutto del periodo studentesco, cioè della scoperta, della curiosità, del coraggio e del desiderio di tradurre un sogno in realtà. (Dalla prefazione – Violeta Popescu)</span></p>
<p><b><i>La Ciuleandra</i></b><b> [</b><b><i>Ciuleandra</i></b><b>], di Liviu Rebreanu, traduzione di Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea</b><span style="font-weight: 400;">, fu pubblicato in romeno nel 1927, seguito da varie riedizioni nel 1928, 1934, 1941, 1942. Viene tradotto per la prima volta in italiano nel 1930, per i tipi di </span><i><span style="font-weight: 400;">La Nuova Italia</span></i><span style="font-weight: 400;">. Con il volume </span><i><span style="font-weight: 400;">La</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">Ciuleandra</span></i><span style="font-weight: 400;">, l’autore fa emergere una preoccupazione per l’analisi psicologica sperimentando le sue doti di osservazione. La prospettiva contemporanea scopre nel romanzo </span><i><span style="font-weight: 400;">La Ciuleandra</span></i><span style="font-weight: 400;"> ragioni sufficienti per una nuova interpretazione e una riconsiderazione del libro nella gerarchia dell’opera di Liviu Rebreanu: il contrasto fra la condizione della gente povera ed umile e l’arroganza dei ceti altolocati della società, uniti entrambi nonostante le apparenze da un tragico destino. Il romanzo prende il titolo dal nome da una danza popolare della Muntenia [ciuleandra], che ha come una particolarità:  un ritmo progressivamente accelerato. Liviu Rebreanu (1885-1944) è uno dei maggiori scrittori romeni della prima metà del Novecento. Grande romanziere è considerato il fondatore del romanzo moderno romeno, che porta nella letteratura una visione matura e obiettiva.  Dopo un periodo trascorso in scuole militari, inizia la carriera di romanziere e traduttore e approda a Bucarest, dove collabora con vari giornali e riviste e si dedica anche alla composizione di opere teatrali. Nel 1920 pubblica il romanzo </span><i><span style="font-weight: 400;">Ion,</span></i><span style="font-weight: 400;"> destinato a un immediato successo, e nel 1922 una delle sue opere più famose, </span><i><span style="font-weight: 400;">Pădurea spânzuraţilor </span></i><span style="font-weight: 400;">[</span><i><span style="font-weight: 400;">La foresta degli impiccati</span></i><span style="font-weight: 400;">], premiata dalla Società degli Scrittori Romeni, mentre </span><i><span style="font-weight: 400;">Adam şi Eva</span></i><span style="font-weight: 400;"> [</span><i><span style="font-weight: 400;">Adamo ed Eva</span></i><span style="font-weight: 400;">] esce nel 1925. Dopo l’uscita del romanzo </span><i><span style="font-weight: 400;">Ciuleandra</span></i><span style="font-weight: 400;"> (1927), Rebreanu diventa direttore del Teatro Nazionale di Bucarest, viaggia in Spagna e a Parigi e riceve il Premio Nazionale per la Prosa (1929). Sotto la sua guida, nel 1932, vede la luce la rivista “România literară” e, nello stesso anno, appare un altro suo grande romanzo, </span><i><span style="font-weight: 400;">Răscoala</span></i><span style="font-weight: 400;"> [</span><i><span style="font-weight: 400;">La rivolta</span></i><span style="font-weight: 400;">]. Nel 1939, Liviu Rebreanu diventa membro dell’Accademia Romena e prosegue la sua attività letteraria e i viaggi (soprattutto in Germania e in Italia) fino alla morte nel 1944.</span></p>
<p>Rediviva</p>
<p><a href="http://www.rediviva.it">www.rediviva.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Invito alla lettura: Dionigi il Piccolo, il personaggio ricreato dall&#8217;autore del libro “Lo spazio e il tempo”</title>
		<link>https://culturaromena.it/invito-alla-lettura-dionigi-il-piccolo-il-personaggio-ricreato-dallautore-del-libro-lo-spazio-e-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 10:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Dionigi il Piccolo (epiteto che egli stesso aggiunse al suo nome non tanto per modestia quanto - forse - per creare una gerarchia fra sè e il “grande” Dionigi l’Areopagita discepolo di San Paolo) è figura ben nota, non foss’altro perché è considerato il fondatore della cronologia cristiana e del computo della Pasqua. Della sua vita - soprattutto degli anni giovanili - si sa ben poco e quel poco si desume dai suoi scritti: visse a cavallo fra il V e il VI secolo, di lui parla Cassiodoro esaltandone le virtù e la dottrina; trascorse la seconda parte della sua vita a Roma, dove ricoprì importanti incarichi, tradusse dal greco in latino molte opere canoniche e scrisse le sue opere, che formano una raccolta sterminata. Si sa che era originario della Scizia minore (parte dell’antica provincia romana della Mesia inferiore, oggi la romena Dobrugia sul Mar Nero); che fu educato in un monastero, ove ebbe come maestro tale Pietro. vescovo di una sede forse da identificare con Tomi (l’odierna Costanza, importante porto sul Mar Nero).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Invito alla lettura: </strong><b>Dionigi il Piccolo, il personaggio ricreato dall&#8217;autore del libro “Lo spazio e il tempo”</b></p>
<p><strong>Recensione di Ida GARZONIO; in rivista <em>Amichevole,</em> settembre/ottobre, settembre 2020</strong></p>
<p><b>Edizione: Rediviva 2019 p. 645., collana Culture e civilità; Traduzione di Anca Rodica Similea</b></p>
<p><strong>Dionigi il Piccolo</strong> (epiteto che egli stesso aggiunse al suo nome non tanto per modestia quanto &#8211; forse &#8211; per creare una gerarchia fra sè e il “grande” Dionigi l’Areopagita discepolo di San Paolo) è figura ben nota, <strong>non foss’altro perché è considerato il fondatore della cronologia cristiana</strong> e del computo della Pasqua. Della sua vita &#8211; soprattutto degli anni giovanili &#8211; si sa ben poco e quel poco si desume dai suoi scritti: visse a cavallo fra il V e il VI secolo, di lui parla Cassiodoro esaltandone le virtù e la dottrina; trascorse la seconda parte della sua vita a Roma, dove ricoprì importanti incarichi, tradusse dal greco in latino molte opere canoniche e scrisse le sue opere, che formano una raccolta sterminata. Si sa che era originario della Scizia minore (parte dell’antica provincia romana della Mesia inferiore, oggi la romena Dobrugia sul Mar Nero); che fu educato in un monastero, ove ebbe come maestro tale Pietro. vescovo di una sede forse da identificare con Tomi (l’odierna Costanza, importante porto sul Mar Nero).</p>
<p>Quella stessa Tomi dove Ovidio morì in esilio. Della sua patria e del suo maestro Dionigi conservò un vivo ricordo, tanto da menzionarlo con queste parole &#8220;<em>Ho sempre davanti agli occhi la vostra figura quando mi dispensavate i vostri santi insegnamenti</em>&#8220;, nella lettera di dedica che precede la sua versione latina dell&#8217;epistola sinodale di Cirillo. Già nel monastero della Scizia si procurò quell&#8217;eccellente padronanza delle lingue latina e greca che ebbe modo di affinare ulteriormente forse durante un suo successivo soggiorno a Costantinopoli, come ricorda il suo amico Cassiodoro. Poco tempo dopo la morte del papa Gelasio 1 (21 nov. 496) lo incontriamo a Roma, dove per un periodo piuttosto lungo fu &#8220;magister&#8221; di lingue, di teologia e di dialettica.</p>
<p>Resta incerto se egli fosse &#8220;presbyter&#8221;, o addirittura &#8220;abbas&#8221;. Ma prima di giungere in Italia da Costantinopoli? Ecco che sull&#8217;ordito spazio-temporale che va dal Mar Nero all&#8217;Adriatico, negli ultimi decenni del ‘400 si dispiega la variegata e fitta trama del romanzo di Mihail Diaconescu <strong>che ci narra della giovinezza di Dionigi e dei suoi due condiscepoli Felice ed Eudosio prima al servizio di Eracleone il Vecchio, potente governatore della Dacia Pontica, e poi proiettato verso più ampi orizzonti</strong>. L’autore cita, accanto a personaggi storici, personaggi d’invenzione, secondo la consoli-data tradizione del romanzo storico. (una mappa alla fine del volume aiuta il lettore a orientarsi sui luoghi dove si svolge la vicenda).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;opera non mancano le dispute filosofiche e teologiche, la descrizione della natura con i suoi spettacoli, i boschi ora amici e ora ostili e temibili, le avventure in cui sono coinvolti i protagonisti (persino una storia d’amore appassionato, che segnerà la vita e le scelte di Dionigi), la Costantinopoli maestosa e splendente del palazzo imperiale e quella sordida e insidiosa dei vicoli, la corte di Teodorico a Ravenna&#8230;.Insomma l’autore M. Diaconescu sa tessere con maestria mescolando gli argomenti senza mai annoiare il lettore<strong><em>. Lo spazio e il tempo </em></strong>è il penultimo romanzo di questo grande scrittore pressoché sconosciuto in Italia, ma ben noto all&#8217;estero, tanto che nel 2013 fu proposto per il premio Nobel. Pubblicato a Bucarest nel 1986, fu salutato dalla critica locale come il migliore dei romanzi di Diaconescu.</p>
<p><strong>Mihail Diaconescu</strong> nasce a Priboieni, piccolo centro nel distretto di Argeş, nel 1937. La sua vastissima cultura in campo filologico, filosofico, storico gli consente di affiancare all&#8217;attività di pubblicista quella accademica. Si è anche occupato di cinema (una serie di documentari sulla Dobrugia cristiana). Le sue pubblicazioni abbracciano diversi campi: la letteratura: Storia della letteratura daco-romana (1999), la teologia: Lezioni di estetica ortodossa (2009), la narrativa: dieci romanzi e altri scritti.</p>
<p>Muore il 25 marzo 2020.</p>
<p>Molte delle sue opere in prosa sono state tradotte in tedesco, francese, inglese, russo. Il suo romanzo <em>Lo spazio e il tempo,</em> nella bella traduzione di Anca Rodica Similea, rappresenta quindi una novità per l’Italia<strong>.</strong></p>
<p><strong>Recensione di Ida GARZONIO; in rivista Amichevole, settembre/ottobre, settembre 2020</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita il volume: &#8220;LA CIULEANDRA&#8221; di Liviu Rebreanu, collana Quaderni Romeni, Rediviva</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-il-volume-la-ciuleandra-di-liviu-rebreanu-collana-quaderni-romeni-rediviva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 16:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[La casa editrice REDIVIVA segnala con piacere l'uscita del volume LA CIULEANDRA [Ciuleandra], di Liviu Rebreanu, traduzione di Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea, volume inserito nella collana Quaderni romeni. Il volume è stato pubblicato nel 1927, seguito da varie riedizioni nel 1928, 1934, 1941, 1942. Fu tradotto per la prima volta in italiano nel 1930, per i tipi di La Nuova Italia. Nel 2015 veniva pubblicato presso Rediviva,  il romanzo: Adamo ed Eva  di Liviu Rebreanu [traduzione a cura di Davide Arrigoni],  sempre per la medissima collana. Con il volume La Ciuleandra, l’autore fa emergere una preoccupazione per l'analisi psicologica sperimentando le sue doti di osservazione. La prospettiva contemporanea scopre nel romanzo La Ciuleandra ragioni sufficienti per una nuova interpretazione e una riconsiderazione del libro nella gerarchia dell'opera di Liviu Rebreanu: il contrasto fra la condizione della gente povera ed umile e l’arroganza dei ceti altolocati della società, uniti entrambi nonostante le apparenze da un tragico destino.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice Rediviva di Milano, segnala con piacere l&#8217;uscita del volume <em>LA CIULEANDRA</em> [<em>Ciuleandra</em>], di Liviu Rebreanu, traduzione di Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea, pubblicazione inserita nella collana <em>Quaderni romeni</em>. Il volume è stato pubblicato nel 1927, seguito da varie riedizioni nel 1928, 1934, 1941, 1942. Fu tradotto per la prima volta in italiano nel 1930, per i tipi di <em>La Nuova Italia</em>. Nel 2015 veniva pubblicato presso Rediviva,  il romanzo: <em>Adamo ed Eva</em>  di Liviu Rebreanu [traduzione a cura di Davide Arrigoni],  sempre per la medissima collana. Con il volume <em>La</em> <em>Ciuleandra</em>, l’autore fa emergere una preoccupazione per l&#8217;analisi psicologica sperimentando le sue doti di osservazione. La prospettiva contemporanea scopre nel romanzo <em>La Ciuleandra</em> ragioni sufficienti per una nuova interpretazione e una riconsiderazione del libro nella gerarchia dell&#8217;opera di Liviu Rebreanu: il contrasto fra la condizione della gente povera ed umile e l’arroganza dei ceti altolocati della società, uniti entrambi nonostante le apparenze da un tragico destino.</p>
<p>“Quando Liviu Rebreanu passa al romanzo cittadino – scrive <strong>GEORGE CĂLINESCU</strong> <em>&#8211;</em><em> elude per quanto possibile la descrizione di individui e si rifugia nella monografia di una passione, di un impulso, cioè nel romanzo psicologico […] La materia del romanzo sta in questo passaggio graduale dalla logica apparentemente normale alla condotta e al comportamento demenziale”</em></p>
<p>“<em>Il romanzo breve di Rebreanu ha tutta l’aria di un esperimento psicologico, costruito artificialmente, ma elegantemente, in cui il potente senso realistico dello scrittore s’impone solo in Andrei Leahu, il guardiano del malato, e nella madre di Mădălina, che vuole sfruttare la morte di sua figlia &#8211; entrambi usciti dalla vena vigorosa del creatore di Ion</em>.” <strong>EUGEN LOVINESCU</strong></p>
<p>Il romanzo prende il titolo dal nome da una danza popolare della Muntenia [ciuleandra], che ha come una particolarietà:  un ritmo progressivamente accelerato.</p>
<p><strong>LIVIU REBREANU (1885-1944) è uno dei maggiori scrittori romeni della prima metà del Novecento.</strong> Grande romanziere è considerato il fondatore del romanzo moderno romeno, che porta nella letteratura una visione matura e obiettiva.  Dopo un periodo trascorso in scuole militari, inizia la carriera di romanziere e traduttore e approda a Bucarest, dove collabora con vari giornali e riviste e si dedica anche alla composizione di opere teatrali. Nel 1920 pubblica il romanzo <em>Ion,</em> destinato a un immediato successo, e nel 1922 una delle sue opere più famose, <em>Pădurea spânzuraţilor </em>[<em>La foresta degli impiccati</em>], premiata dalla Società degli Scrittori Romeni, mentre <em>Adam şi Eva</em> [<em>Adamo ed Eva</em>] esce nel 1925. Dopo l’uscita del romanzo <em>Ciuleandra</em> (1927), Rebreanu diventa direttore del Teatro Nazionale di Bucarest, viaggia in Spagna e a Parigi e riceve il Premio Nazionale per la Prosa (1929). Sotto la sua guida, nel 1932, vede la luce la rivista “România literară” e, nello stesso anno, appare un altro suo grande romanzo, <em>Răscoala</em> [<em>La rivolta</em>]. Nel 1939, Liviu Rebreanu diventa membro dell’Accademia Romena e prosegue la sua attività letteraria e i viaggi (soprattutto in Germania e in Italia) fino alla morte nel 1944.</p>
<p>Titolo originale: Ciuleandra</p>
<p>Autore: Liviu Rebreanu (1885-1944)<br />
Traduzione dal romeno in italiano: Alessio Colarizi Graziani e Alina Monica Turlea</p>
<p>Genere: narrativa</p>
<p>Lingua originale: romeno</p>
<p>Copertina: Theodor Aman &#8211; <em>Danza in cerchio a Aninoasa               </em></p>
<p>Edizione romena da cui è tratta la presente traduzione italiana: <em>Colecţia Opere Nemuritoare –</em> Ciuleandra – Liviu Rebreanu Editura My Ebook Publishing House, Bucureşti, 2017</p>
<p>© Rediviva Edizioni, Milano 2020 Collana: Quaderni romeni. 233 p.</p>
<p>ISBN: 978-88-97908-59-3</p>
<p>Formato: libro cartaceo, versione e-BOOK</p>
<p>Prezzo euro, 12 00</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In uscita presso Rediviva: „Inno all’Esistenza” di Elena Liliana Popescu</title>
		<link>https://culturaromena.it/in-uscita-presso-rediviva-inno-allesistenza-di-elena-liliana-popescu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Violeta Popescu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 11:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività CCIR]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[È in uscita il libro di poesia dell’autrice romena Elena Liliana Popescu dal titolo: “Inno all’Esistenza”, per Rediviva edizioni, traduzione dal romeno di Antonio Buozzi e Luca Cipolla, 90 p. collana Phoenix.  Il volume Inno all’Esistenza è stato pubblicato per la prima volta nel 2000 in lingua romena: “Imn Existenței” edizioni Herald, raccolta poetica che contiene quattro inni: Inno all’Esistenza, Inno alla Vita, Inno alla Libertà, Inno al Silenzio.  Il libro viene tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Adrian Mac Liman, e pubblicato nel 2006: Himno a la Existencia, Edizioni Linajes Editores, Mexico, seguendo poi traduzioni anche in altre lingue, in Europa e al di fuori, come in Bengali e in cinese. L’introduzione del volume e firmata di Dan Slușanschi e la prefazione di Raúl Lavalle, con una postfazione di Antonio Buozzi.
A te, che apri questo libro…Prova a lasciare da parte le preoccupazioni della giornata per poter camminare insieme nella realtà del Sogno chiamato Poesia, aprendo la porta del tuo cuore a questi versi, scritti apposta per te. Accoglili senza giudicarli, se puoi, perché “il possibile abita accanto al necessario” (…) Elena Liliana Popescu]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>In uscita presso Rediviva: „Inno all’Esistenza” di Elena Liliana Popescu </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong>È in uscita il libro di poesia dell’autrice romena Elena Liliana Popescu dal titolo: <strong>“<em>Inno all’Esistenza</em>”</strong>, per Rediviva edizioni, traduzione dal romeno di Antonio Buozzi e Luca Cipolla, 90 p. collana Phoenix.  Il volume <em>Inno all’Esistenza </em>è stato pubblicato per la prima volta nel 2000 in lingua romena: “Imn Existenței” edizioni Herald, raccolta poetica che contiene quattro inni:<em> Inno</em> <em>all’Esistenza, Inno alla Vita, Inno alla Libertà, Inno al Silenzio.</em>  Il libro viene tradotto in spagnolo da Joaquín Garrigós e Adrian Mac Liman, e pubblicato nel 2006: <em>Himno a la Existencia</em>, Edizioni Linajes Editores, Mexico, seguendo poi traduzioni anche in altre lingue, in Europa e al di fuori, come in Bengali e in cinese.</p>
<p>Introduzione di Dan Slușanschi<br />
Prefazione di Raúl Lavalle<br />
Posfazione di Antonio Buozzi</p>
<p>Correzione: Roxana Utale<br />
Copertina: Mădălin Barbu<br />
L&#8217;immagine sulla copertina e le illustrazioni del libro riproducono le incisioni di Dürer.</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>A te, che apri questo libro</em></strong><strong>…</strong><em>Prova a lasciare da parte le preoccupazioni della giornata per poter camminare insieme nella realtà del Sogno chiamato Poesia, aprendo la porta del tuo cuore a questi versi, scritti apposta per te. Accoglili senza giudicarli, se puoi, perché “il possibile </em><em>abita accanto </em><em>al necessario”</em> (…) <strong>Elena Liliana Popescu </strong></p>
<p>Come nel poema dantesco, &#8211; scrive <strong>il giornalista Antonio Buozzi</strong> nella postfazione &#8211; Elena Liliana Popescu compie un viaggio a ritroso, alle origini del mondo e della storia, in quella realtà senza forma e differenze che lei immagina come una Unità prima della creazione. Gli echi e i richiami alla tradizione filosofica e religiosa greca così come alle ibridazioni di quell’universo culturale con il cristianesimo, di cui una delle maggiori espressioni è stato lo gnosticismo, sia cristiano, sia pagano, sono ovunque e rappresentano lo sfondo concettuale di una riflessione sull’esistenza che assume nella poesia caratteri nuovi e originali (…).</p>
<p><strong> </strong>Onnicomprensivo, „Inno all&#8217;Esistenza” copre e scopre, allo stesso tempo, un&#8217;intera poetica della Creazione, una Cosmogonia, nella visione dell&#8217;Autrice, che rivela, ora più che mai dichiarato, nel flusso poetico, l’intreccio della scienza col mistero nella contemplazione, da una parte, dei numeri, e dall&#8217;altra parte, delle fibre essenziali del Sé e dell&#8217;Esistenza che l&#8217;Essere-Uomo attraversa, bramando, senza fine, l&#8217;istante di profondità e di quiete nel Tutto, o nella Verità: <em>„Allorquando eravamo l&#8217;Uno, </em><em>avvinti nell&#8217;immortalità/ e adempiuta la Parola, creatrice di vita&#8221; &#8211; </em><strong>Dan Slușanschi.</strong></p>
<p><strong>ELENA LILIANA POPESCU</strong> è nata a Turnu Măgurele, Teleorman, Romania, il 20 luglio 1948. È dottore in Matematica, professoressa all&#8217;Università di Bucarest, poetessa, traduttrice ed editrice. È membro dell&#8217;Unione degli Scrittori di Romania e del Pen Romania. Ha pubblicato quaranta volumi di poesia e traduzioni delle opere di alcuni poeti classici e contemporanei, testi di filosofia e dialoghi di natura spirituale. Ha pubblicato, tra gli altri, i volumi: <em>Ţie </em>(A Te, 1994); <em>Tărâmul dintre Gânduri (</em>Il regno tra i Pensieri,<em> 1997);</em> <em>Cânt de Iubire &#8211; Song of Love </em>(Canto d&#8217;Amore, 1999; 2007); <em>Cânt de Iubire &#8211; Pesma Liubavi </em>(<em>Canto d&#8217;Amore</em>, 2001); <em>Imn Existenţei (</em>Inno all&#8217;Esistenza,<em> 2000);</em> <em>Pelerin (</em>Pellegrino,<em> 2003);</em> <em>Peregrino </em>(Spagna, 2004); <em>Himno a la Existencia </em>(Messico, 2006); 愛之頌 (Song of Love, in cinese, 2006; in inglese-cinese, Taiwan, 2010); <em>Cât de aproape… &#8211; Lo cerca que estabas… </em>(Cosi vicino…, 2007); <em>Unde eşti, Timp? </em>(Tempo, dove sei?, 2007); <em>Poeme </em>(in romeno-urdu, Pakistan, 2008); <em>Peregrino</em> (Brasile, 2009);<em> Dacă</em> (Se, 42 lingue, 2009; 80 lingue, 2017); 生命的禮讃 (<em>Hymn to the Life</em>, Taiwan, 2011), alla memoria di Nicolae Popescu, suo marito; <em>Além do azul &#8211; Dincolo de azur </em>(Oltre l&#8217;azzurro, Brasile, 2012, con Luciano Maia); <em>Trei poeme</em> <em>din Europa</em> &#8211; <em>Three Poems from Europe</em> (Tre Poemi dall&#8217;Europa, in 42 lingue parlate in Europa, 2013), dedicato alla memoria di suo marito, Nicolae Popescu; <em>Cânt de Iubire &#8211; Song of Love &#8211; Chanson d’Amour</em> (Pelerin &amp; Destine Literare, Canada, 2013);<em> Cânt de Iubire &#8211; Canto de Amor</em> (Spagna, 2014); <em>Dacă ai ști &#8211; 22 x 29</em> (Se tu sapessi, 29 lingue, 2015);<em> Doar tăcerile &#8211; Csak a hallgatásokat</em> (Solo i silenzi, in romeno-ungherese, 2015); <em>Canto d’amore</em> (Italia, in romano-italiano 2016). Ha pubblicato <em>Zborul. Vis şi Destin </em>(Il Volo. Sogno e Destino, 1999), con all&#8217;interno poesie ed un giornale di bordo di suo padre, il poeta pilota George Ioana, e <em>Nicolae Popescu – Omul, Matematicianul, Mentorul</em> (Nicolae Popescu – L&#8217;Uomo, il Matematico, il Mentore, 2011), dedicato alla memoria di suo marito, membro dell&#8217;Accademia Romena. <strong>Antologie poetiche in oltre 20 lingue sono apparse in più di 100 riviste letterarie</strong> d&#8217;Albania, Argentina, Australia, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, El Salvador, Estonia, Germania, India, Italia, Messico, Mongolia, Nicaragua, Polonia, Porto Rico, Romania, Serbia, Spagna, USA, Taiwan, Turchia, Ungheria, Uruguay. <strong>Per la sua attività letteraria ha ricevuto</strong> <strong>numerose distinzioni</strong><em>: Il diploma speciale del Festival Internazionale di Poesia di Uzdin </em>(Serbia, 1997); il I Premio al <em>Festival di Poesia „Novalis” </em>(Monaco, Germania, 1998); una <em>Menzione al X Certamen de Poesia „Leonardo Cercos” </em>(Palma de Mallorca, Spagna, 2007); <em>Diploma de reconocimiento y merito</em>, accordato dall&#8217;Ambasciata di Spagna di Bucarest (2011). Ha partecipato a vari eventi letterari all&#8217;estero (Spagna: 2003, 2004, 2008; 2014; USA: 2003, 2006; Messico: 2003, 2005, 2006; Francia: 2006; Cuba: 2006; Nicaragua: 2006, 2010, 2013, 2014; Cile: 2007; Turchia: 2010; Italia: 2010, 2016, 2017; Brasile: 2012). Potete visitare la sua pagina personale all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.elena-liliana-popescu.ro/">http://www.elena-liliana-popescu.ro/</a><em>.</em></p>
<p><strong>Ufficio stampa Rediviva</strong></p>
<p><strong>www.rediviva.it </strong></p>
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