Maria Stefanache, regista

Maria Stefanache, regista

“Penso che un vero artista ha innata in sé la responsabilità di tutto ciò che crea…”

Maria sei nata a Iasi però pare che le tue origini siano greche. La città di Iasi, dove sei nata, rimane un riferimento importante per lo sviluppo teatrale romeno. Com’è iniziata per te questa avventura artistica?

Sono nata in un villaggio situato a venti chilometri di distanza dalla città di Iasi, in una famiglia numerosa e modesta, eravamo sette figli. I miei genitori non avevano una preparazione intellettuale, ma la cosa che ricordo è che noi tutti in casa, genitori e figli, leggevamo dei libri di cui alcuni presi in prestito dalla biblioteca. Più tardi ho scoperto che le origini di mio padre sono greche, più esattamente cretesi, il mio bisnonno proveniva da Creta e migrò in Romania via mar Nero alla fine dell’800. La mia passione per il teatro nasce da quando ero piccola ma in una sala teatrale andai per la prima volta a 15 anni, dunque ho iniziato a fare al liceo e poi ho continuato a farlo alla Casa dei Sindacati di Iasi e Casa Tineretului e nello stesso tempo sono stata ammessa alla Scuola Popolare delle Arti

 

Maria Stefanache

Maria Stefanache

 

Dopo il liceo, ti sei recata a Bucarest per fare l’esame al I.A.T.C (Istituto di Arte Teatrale e Cinematografica). Come sono andate le cose?

Sì, dove inizialmente non sono stata ammessa. D’altronde sapevo che c’erano pochi posti disponibili, sapevo che l’ammissione era molto difficile, ma ci speravo lo stesso. Questo era il cammino che avevo scelto per me e non dovevo assolutamente arrendermi nonostante l’insuccesso. Nel corso degli anni ho sostenuto più volte l’esame d’ammissione in questa istituzione e superavo sempre tutte le prove, tranne che l’ultima. La verità è che c’era troppa corruzione, erano ammessi solo i figli di papà, i raccomandati, e quelli con gli agganci politici… Alla fine mi sono resa conto che non avevo chance di entrare visto che i posti disponibili erano otto e i candidati millecinquecento! Ho dovuto aspettare tanti anni per poter realizzare il mio sogno di studiare alla facoltà di Teatro e cioè fin dopo la Rivoluzione del 1989.

 

E nel frattempo, come era di moda, avevi iniziato il pellegrinaggio nei teatri di provincia e poi sei riuscita ad avvicinarti alla città natale in quanto a Suceava, città della Bucovina, prendeva vita come un miracolo una sezione appartenente al Teatro Nationale di Iasi.

Dal 1982 al 1990 ho lavorato nei teatri di provincia: prima a Satu Mare, poi a Suceava e infine a Iasi, al Teatro Nazionale. Comunque, era importante che esistesse un modo alternativo di fare teatro per quelli che non avevano ancora il diploma. A Satu Mare il teatro era strutturato in due sezioni, in lingua romena e magiara, e quel palcoscenico ha rappresentato il mio debutto e poi come dicesti dopo due anni per miracolo, prendeva vita il teatro Municipale di Suceava, qui ci sono rimasta fino alla mia partenza nella capitale.

 

E’ arrivata la Rivoluzione Romena e hai continuato il tuo sogno di studiare. Sei stata una delle studentesse della regista Sanda Manu, persona di grande talento e insegnante di tante generazioni di attori dell’Istituto Nazionale di Arte Teatrale e Cinematografica di Bucarest. Chi dei registi e artisti romeni ti hanno influito o incoraggiato?

Davvero dopo tanti anni di speranze! Quando ho lasciato la Romania, nel dicembre del 1992, ero studentessa alla classe di attori di Sanda Manu, una regista da cui ho imparato molto, è stata il mio primo vero pedagogo di teatro, una donna coraggiosa e speciale. Il primo che ha indirizzato il mio pensiero verso la regia è stato Andrei Serban, una delle grandi personalità teatrali incontrate in Romania e note nel mondo artistico. Il momento in cui Andrei Serban è tornato ha coinciso con il periodo in cui studiavo. Ero studentessa e assistevo alle prove che faceva Andrei Serban per la trilogia greca al Teatro Nazionale di Bucarest.

 

Quindi da Bucarest a Roma; il cambiamento non era significativo? Eri venuta nella città eterna e volevi studiare teatro all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”? Non ti sembrava difficile un nuovo inizio?

In due anni di soggiorno a Bucarest avevo affrontato tante difficoltà e delusioni…poi con l’arrivo di Andrei Serban al Teatro Nazionale aveva cambiato completamente le mie idee sul teatro e sul mio futuro e dunque grazie a quest’aria fresca dell’occidente che Andrei ha portato con sé, ho deciso di lasciare la Romania. Il mio destino e la mia fortuna mi hanno portata in Italia. Ero venuta con l’intenzione di fare regia di teatro, era questo il mio desiderio segreto. Sono stata ammessa a studiare come allieva straniera all’Accademia Nazionale. Il direttore di allora, M. Luigi Musati, è una delle persone che hanno cambiato il corso della mia storia. È stato lui ad accettarmi nella scuola e anche nella classe di regia.

 

Come ti sei integrata all’Accademia? hai avvertito alcuni complessi culturali, c’era qualcosa che superava le tue conoscenze, qualcosa che non avevi studiato a Bucarest?

Assolutamente no! la scuola romena di teatro, a mio parere, è a un livello europeo. Non ho mai avuto complessi culturali, la nostra scuola è molto valida… oppure lo era… Qualunque grande drammaturgo o classico del teatro, non mi era ignoto, al contrario, conoscevo bene le loro opere e questo era dovuto alla scuola dell’est da dove provenivo. Arrivare in Italia ed entrare direttamente sui banchi di una scuola importante di teatro è stata una fortuna, ma sinceramente ho avuto la sensazione di cominciare daccapo la mia vita personale e artistica e posso affermare adesso che fu effettivamente così. Mi interessava tutto del teatro, vedere spettacoli, studiare e imparare nella prospettiva di fare regia. In generale, io sono anche un’autodidatta e allora studiavo da sola tutto ciò che credevo mi fosse necessario. Per due anni ho concentrato tutta me stessa nella scuola. Di giorno andavo ai corsi e di sera andavo a vedere al Teatro Argentina e altri teatri di Roma, tutti gli spettacoli importanti ed è al Teatro Argentina che ho visto i primi spettacoli di Strehler. Una delle mie grandi gioie era nel momento quando stavo per entrare in una sala di teatro e poi per fortuna in quel periodo, gli studenti dell’Accademia entravano gratis a teatro.

 

Dopo due anni hai lasciato Roma, venivi a Milano tornando cosi al tuo primo desiderio, quello di incontrare Strehler. A Milano venivi per incontrare G. Strehler. In realtà hai conosciuto il grande maestro al crepuscolo della sua vita…

Non avevo mai abbandonato l’idea di incontrare Strehler e Grotowski… quindi arrivavo a Milano con un obiettivo preciso e con una preparazione adeguata. Dopo che ho conosciuto l’ambiente del teatro, nel dicembre 1994 ho preso la decisione di stabilirmi a Milano, senza cancellare però, il pensiero di incontrare Grotowski… quest’uomo illuminato con la sua ricerca teatrale mi aveva conquistato già dalla Romania. Mentre ero studentessa a Roma seguivo da lontano tutto il lavoro di Grotowski e quando lui teneva delle conferenze oppure faceva vedere i suoi video con i lavori chiamati “Action”, io ero presente. Ero convinta che per raggiungere i miei obiettivi dovevo stare vicino ai grandi maestri di teatro. Nel 1995 Strehler era uno dei più grandi registi europei in vita. Lui aveva fondato nel 1947 insieme a Paolo Grassi il “Piccolo Teatro di Milano” e pensavo che una volta accettata alle prove dei suoi spettacoli, avrei imparato direttamente dal Maestro Strehler, tutto ciò che era di mio interesse. All’Accademia si analizzavano i testi teatrali, però mancava la pratica e non imparavi come dovevi lavorare con l’attore. Dopo una lettera da parte mia, il Maestro, mi ha accettato come assistente volontaria e così ho avuto la grande opportunità di conoscere il suo lavoro da vicino. Quando l’ho conosciuto, Strehler aveva già settanta due anni e se ne sarebbe andato tre anni dopo, ma non ha mai abbandonato il suo lavoro.

 

A Milano aprivi un nuovo capitolo della tua vita. Nel 1995, hai avuto l’idea e anche il coraggio di fondare una scuola di teatro… Ci sono stati degli aspetti nella nella promozione che ti hanno creato difficoltà?

Sì, il coraggio della “necessità – virtù” come dicono gli italiani, dovevo inventarmi il lavoro e di fare la cosa che a mio avviso sapevo far meglio….e poi la scuola faceva parte di un progetto che volevo mettere in pratica già dal 1993, quando insegnai a Venezia. Fondare una scuola non era semplice se guardiamo nella sua profondità, in quanto esistevano ed esistono tuttora sufficienti scuole private di teatro… Il ‘95 è stato un anno molto creativo per me, un anno di fuoco che è stato alla base di tutti i miei sviluppi successivi. Il progetto della scuola era venuto per mettere in pratica tutto ciò che io avevo studiato. L’Occidente ti dà la possibilità di fare tutto ciò che vuoi: fare teatro, montare i tuoi spettacoli, creare una tua scuola, un centro di produzioni, ecc, ecc, nessuno te lo impedisce. Il punto è, quanto tempo puoi resistere con questa struttura. Gli impedimenti possono essere costituiti dal fatto che se non sei valido, non presenti fiducia e valore, alla fine ti auto elimini, prendi l’esempio delle scuole di teatro private che ultimamente escono come dei funghi ma una volta finita la stagione, spariscono.

Qui si tratta di professionalità e competizione ed è il tempo che ti dà la tua validità. In una scuola privata hai delle responsabilità davanti a questa gente che viene per diletto o per passione nella tua scuola di teatro.

FOTO: NINA YOH

Intervista tratta dal volume “Personalità romene in Italia”, di Violeta Popescu, Edizioni dell’Arco, Milano 2008.

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