Le porte del mistero – mostra di icone a Lugano

Le porte del mistero – mostra di icone a Lugano

La Comunità Ortodossa della Svizzera Italiana vi invita anche quest’anno, a Lugano, alla mostra di icone ‘Le porte del mistero’. La mostra rimarrà aperta nel periodo 29 Aprile – 14 Maggio 2012, ore 13:00 – 18:00presso la Chiesa Madonnetta, Molino Nuovo.

Il significato dell’icona

L’icona è molto di più di un dipinto o di una tavola decorativa e non è un talismano oppure un oggetto portafortuna. Il termine icona deriva dal greco eikon che significa immagine. E’un dipinto nel quale vengono rappresentati momenti, scene e personaggi della vita celeste, di modo che l’osservatore, e tanto più il fedele, possano – nella contemplazione e con la preghiera – estraniarsi dal mondo terreno ed affacciarsi alla soglia di quello sovrumano – di Cristo, della Madre di Dio e dei santi.

Vera ‘ teologia in immagine ‘ l’icona presenta con i colori ciò che il Vangelo annuncia con le parole. L’icona, diventata oggi il simbolo della Chiesa Ortodossa, e stata in realtà una ricchezza ed una tradizione che apparteneva alla Chiesa indivisa per oltre un millennio. Non a caso i padri della Chiesa chiamarono le icone ‘ finestre del cielo’ o ‘Porte del Mistero’.

La loro presenza,oggi, in tutto il mondo cristiano, in Oriente come in Occidente, é la conferma che la loro vocazione di simbolo può essere il ponte verso l’unità di tutti i cristiani.

Tutti gli autori delle icone della nostra mostra sono iconografi autorevoli: professori o laureati della Facoltà di Teologia e dell’Università di Belle Arti di Cluj-Napoca, in Romania. Queste opere, tutte dipinte di recente, rispettano i dettami della tecnica classica: tempera ad uovo e foglio d’oro applicate su legno stagionato.

Esse riproducono modelli antichi delle icone greche, russe, serbe, bulgare o romene.

Trinita

Icona della Santissima Trinità [ di Arpad Agoston] (dopo il capolavoro dell’iconografo Andrej Rublev: 1360-1430)

L’icona della SS Trinità fu scritta nel 1422 da per la canonizzazione di Sergio di Radonez, fondatore del monastero dedicato alla SS. Trinità. San Sergio vide l’immagine di questo amore incarnata nella forma canonica dell’apparizione dei tre angeli a Mamre (Genesi 18).

Egli ha riunito così tutta la Russia della sua epoca attorno alla sua chiesa, attorno al nome di Dio, affinché gli uomini mediante la contemplazione

della Santa Trinità vincano l’odiosa divisione del mondo e imparino a vivere sulla terra.

Rublev seppe rappresentare la sintesi del più grande mistero della nostra fede, rivelandoci l’unità e al tempo stesso la distinzione delle persone divine. In questa icona il cerchio (eternità, perfezione) si impone come motivo dominante di tutta la composizione. Nel cerchio sono inquadrate perfettamente le tre figure angeliche che stanno ad indicare l’amore perfetto, senza inizio e senza fine. Il triangolo, la cui base è il lato superiore del tavolo e il cui vertice posa nel capo dell’angelo centrale, è la figura semplice che dice tre in uno, uno in tre.

Unanimamente considerata la più bella icona russa, fu eretta da un Sinodo della Chiesa Ortodossa verso la fine del 16esimo secolo, a modello dell’iconografia e delle rappresentazioni della Trinità.

Mandylion

Mandylion o Salvatore non fatto da mani d’uomo [di Dr. Teodora Rasca]

La prima e fondamentale icona, nel significato più largo di immagine, è il Volto di Cristo. Possiamo rappresentarlo, perchè non si tratta più di una immagine inaccessibile alla vista, ma di una persona reale.

Cristo, icona di Dio invisibile (Col 1,15) rende visibile e presente nella carne il Padre, tanto che il Cristo può dire:

Chi ha visto me ha visto il Padre.

Mentre la tradizione occidentale identifica il volto di Cristo nell’impronta che Gesù lascio mirocolosamente sul telo che Veronica usò sul Calvario per asciugarli il volto, per l’Oriente invece ile vero Santo Volto è il mandylion, il ritratto che Gesù mandò a Edessa per guarire il re Abgar, che era un telo, venerato dalle comunità cristiane orientali, sul quale era raffigurato il volto di Gesù. L’immagine era ritenuta di origine miracolosa ed era quindi detta acheropita, cioè ‘non fatta da mano umana’.

Nascosto inizialmente in un muro, fu ritrovato nel 545 a Edessa di Mesopotamia; ed in seguito fu trasferito a Costantinopoli nel 944. Se ne persero le tracce nel 1204, quando la città fu saccheggiata nel corso della Quarta crociata.

Rissurezione

Icona della Risurrezione [di Corina Negreanu]

Nel centro dell’icona è la figura del Cristo Risorto vestito di luce. Il Figlio di Dio, è raffigurato nell’atto di scendere nelle fondamenta della terra, negli inferi, le cui porte erano chiuse per non permettere a nessuno di uscire di là. Sotto i Suoi piedi si vedono le porte degli inferi spezzate in due, le serrature sono rotte, tutti i frammenti si possono contare sull’icona e simbolizzano la devastante catastrofe che è si è abbattuta sull’inferno.

La Croce che Cristo ha nella mano sinistra è simbolo della vittoria sulla morte. Inginocchiati ai suoi due lati, vediamo Adamo ed Eva, vestita di rosso, simbolo dell’Umanità. Eva ha le mani coperte insegno di adorazione. Il Signore prende per il polso Adamo per portarlo via dall’inferno, insieme ad Eva. Egli ha pagato il debito di Adamo e ha redento l’umanità intera dalla colpa del peccato originale. Dietro Adamo scorgiamo Davide ed il figlio Salomone, con abiti regali e più dietro Giovanni Battista. Dietro Eva, sono Mosè, con le tavole della legge tra le mani, poi Isaia con gli altri profeti che attendevano la liberazione definitiva.

Comunità Ortodossa della Svizzera Italiana

c/o Chiesa Madonnetta, Molino Nuovo

29 Aprile – 14 Maggio 2012

ore 13:00 – 18:00

Pr. Mihai Mesesan, tel 076 – 322 9080

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