Centro Culturale Italo Romeno
Milano

Il pittore figurativo Corneliu Baba (1906-1997)

Gen 12, 2009

“Vengo da molto lontano, dall’inizio del secolo, quando Cézanne era ancora vivo e Picasso non aveva ancora spezzato le forme. Ed erogato di essere un pittore” (Il volume di memori di Corneliu Baba, “Appunti di un pittore dell’Est” /Însemnările unui pictor din Est, casa editrice della Fondazione Culturale Romena, ottobre 1997). Corneliu Baba nato a Craiova (distretto di Dolj), nel 1906, si spegnerà a Bucarest, nel 1997. Ha vissuto due guerre mondiali, tre cambiamenti radicali del sistema politico, un secolo di vita. Forse il più importante pittore figurativo dell’Europa dell’Est, Corneliu Baba è stato testimone del ventesimo secolo dall’inizio alla fine. Il suo diario “Appunti di un pittore dell’Est”, curato da Maria Albani, propone un originale punto di vista sull’Europa dell’Est nel ventesimo secolo. La sua personale opinione su cosa l’arte dovrebbe essere rivela la sua natura di artista e di profondo pensatore, inevitabilmente segnato dalle forze che l’hanno visto partecipe di grandi sforzi di resistenza morale.

Ha ultimato i suoi studi a Bucarest, alla Facoltà di lettere e filosofia (nel 1930) e simultaneamente all’Accademia di arti plastiche “Nicolae Grigorescu”. All’Accademia delle Belle Art di Iaşi studia con l’amatissimo pittore Nicolae Tonitza. Gheorghe Baba, papà di Corneliu, dipingeva chiese. Corneliu Baba stesso ha lavorato con Tonitza al monastero Durău. Prima, Baba sognava di diventare violinista e suonava benissimo il violino. “Come Tonitza lo amava tantissimo, ci racconta un alunno del Maestro, Alecu Ivan Chilia, (“Il giornale finanziario”/Ziarul financiar http://www.zf.ro/ziarul-de-duminica/alecu-ivan-ghilia-iii-tatal-meu-corneliu-baba-3176201/), a Durău lo faceva cantare (…) Baba gli cantava la Ballata per violi ed orchestra di Ciprian Porumbescu e Tonitza piangeva”.

Corneliu Baba ha fatto nascere una vera corrente artistica, intitolata dal suo cognome, il “babismo”. Tra gli artisti romeni, Nicolae Grigorescu e Tonitza sono stati vere fonti d’ispirazione, così come tra gli europei El Greco, Francesco Goya e Rembrandt van Rjin. I principali generi artistici abbordati sono: l’auto/ritratto, l’arlecchino – il re pazzo, il ritratto a carattere sociale, il paesaggio e la natura morta. È stato professore universitario all’Accademia di Belle Arti di Iaşi (dal 1946) ed a quella di Bucarest (dal 1958).

Poco dopo il suo debutto ufficiale al “Salone di arte” di Bucarest (con il dipinto “Il giocatore di scacchi”), è stato imprigionato per poco tempo nel carcere Galata di Iaşi.

L’anno succesivo è stato sospeso dal suo incarico di professore alla Facoltà di Iaşi senza spiegazioni e forzato a lasciare la città della Moldavia romena per spostarsi a Bucarest (il potere in Romania era detenuto dal partito comunista). Nel 1956, proprio questo quadro „vietato” dai comunisti ed altri due dipinti di Corneliu Baba sono stati esposti alla mostra di Venezia. Sempre alla Binala di Venezia il pittore romeno fu invitato anche due anni prima (1954). Nel 1970, l’Italia gli riconoscerà ancora una volta la genialità: Corneliu Baba diventa membro dell’Accademia „Tommaso Campanella” di Roma.

Lazăr Şăineanu nel “Dizionario universale della lingua romena” sintetizza lo stile di Baba in tre parole: suggestivo, allusivo, simbolico (p. 19). All’inizio (1940-1950), il pittore romeno si confrontava col fenomeno di dispersione e di sparizione dell’immagine e, nella stessa misura, col processo di agghiacciare del linguaggio nelle sue forme neoaccademiche, convenzionali. Baba supera la condizione semplicistica di questo clima e ritorna ai valori della grande tradizione della pittura, quella cosiddetta classica: riscopre il volto e l’universo del contadino come dei simboli della permanenza (i dipinti “Il ritorno dalla zappatura”, 1943; “Contadini”, 1953; “Riposo nel campo”, 1954; “Gente riposando”). Dipingerà tantissime scene durante la rivolta dei contadini romeni del 1907 ma farà anche i fumetti per il romanzo con contadini “Mitrea Cocor” dello scrittore Mihail Sadoveanu (membro attivo del partito comunista). Un polemico cortese, Baba riesce a smantellare i pregiudizi sulla vita idilliaca in campagna e quelli sull’anacronismo del villaggio, scegliendo come “soggetto” quest’umanità semplice ma portatrice d’inesauribili risorse spirituali. Non c’è nulla di aneddotico nelle scene con contadini: i loro gesti e i loro atteggiamenti appartengono piuttosto al rituale diurno, sempre ripreso, dell’esistenza in un microcosmo con leggi trasparenti e intangibili. Nei primi anni del sesto decennio, la sorpresa dei quadri di Baba e quella della verità, dell’ovvio, della naturalezza, apparse nella massa informe delle rappresentazioni retoriche, ostentative per loro esclamazioni.

Baba coltiva una composizione solida, ricordando le esigenze rinascimentali e post- rinascimentali. Il materiale figurativo è ordinato in strutture geometriche stabili. Centrali o disposte in piramide, le linee di forza dei personaggi si racchiudono armoniosamente. Adopera delle diagonali cosicché esse non provochino tramite le loro tensioni ascendenti e discendenti uno squilibrio dell’insieme (del complesso). Con questa premessa della stabilità, il pittore potrà aggiungere una serie di metodi che dinamizzano l’immagine. Egli usa un sistema dinamico di “ecleraje”, un’arte del gioco delle luci (come nel quadro “La ronda di notte”, di Rembrandt), insistendo, come nella regia della pittura barocca, sugli elementi più noti di una figura o di un corpo (la seria “Arlecchino”, i cicli “Il re pazzo”, “Le paure” ecc). Colorati con una tempera spessa, fitti di sensazioni, i dipinti mantengono zone di oscurità lanciate in un dialogo permanente con le zone luminose. Così sono i ritratti degli uomini di cultura (Mihail Sadoveanu, K. H. Zambaccian, Lucia Sturdza-Bulandra, George Enescu, Tudor Arghezi), ma anche i paesaggi veneziani o quelli sulla Spagna – due aree culturali affascinanti per l’artista romeno. Nei suoi ritratti le mani hanno una simbolistica particolare; sono la chiave nella caratterizzazione della personalità umana, come da Rembrandt e dai grandi ritrattisti della scuola olandese. Corneliu Baba, come Rembrandt, preparava i suoi ritratti eseguendo un grandissimo numero di abbozzi delle mani o degli occhi.

Per quanto riguarda i Clown e i Re Pazzi realizzati tra il 1977 e il 1987, la maggior parte rimane nella sua collezione privata fino alla sua morte. Si osserva un’analogia con l’ultimo periodo di Goya ma anche con la pittura dell’espressionismo tedesco. Critici d’arte come Pavel Şuşară, l’autore del libro Corneliu Baba (monografie scritta con l’aiuto della moglie del pittore, Constanţa Baba, Parkstone Pubishing, 2001), considerano questo ciclo di dipinti una reazione personale dell’artista davanti all’assurdo della dittatura comunista e alla “rinocerizzazione” della Romania (Eugen Ionesco ha un’opera (“I Rinoceronti”) ispirata da questo regime di terrore). Lo scrittore Norman Manea ha usato anche lui la figura del clown/ dittatore comunista nel suo romanzo Clown. Il dittatore e l’artista (tradotto in italiano). L’ironia era arma di Baba anche nella quotidianità. Alecu Ivan Chilia nell’articolo pubblicato nel 27.05.2008 (“Ziarul financiar”) sottolignea: “La verità è che egli era un personaggio affascinante e, soprattutto, era uomo; gli piacevano sia il vino e i pasti buoni, sia gli scherzi. Questo “bănăţean” (nato in Banat come l’altro genio della pittura, Sabin Bălaşa – n.n.) aveva uno straordinario senso dell’umorismo. Osannato da tutti i cittadini di Iaşi, Baba era in piena apoteosi”. Altri libri dedicati al mito Baba sono: Liviu Lăzărescu -“Il mio maestro, Corneliu Baba”, casa editrice romena Brumar, Timişoara, 2007; Corneliu Baba. Ferrara, Galleria civica d’arte moderna – Palazzo dei Diamanti, 1982. Catalogo di mostra, Ottobre – novembre 1982. Appunti dell’Artista. Uno studio su Corneliu Baba ha K. H. Zambacian. Esistono anche una monografia di Tudor Vianu ed un Catalogo retrospettivo del 1978.

È vincitore di numerosi premi: 1953 e 1954- Il Premio di Stato per l’Arte della Repubblica Popolare Romena; 1955 – la Medaglia d’oro alla mostra internazionale di Varsavia (Polonia); 1958- Maestro emerite dell’arte; 1960 – la Medaglia d’oro alla mostra internazionale di fumetti, Lipsia/Leipzig (Germania); 1962: Artista del Popolo; 1971- il Merito Culturale prima classe, La Stella della Repubblica; 1973- Professore emerite; 1973- Il Premio per Ritratto alla Mostra Internazionale di pittura realista – Sofia (Bulgaria); 1989: il Premio Speciale dell’Unione degli Artisti Plastichi (UAP) della Romania; 1990: Il Premio Nazionale delle Arti Plastiche, dalla parte del Ministero dei Beni Culturali. Nel 1994, il Conservatorio “George Enescu” gli ha conferito il titolo “Doctor Honoris Causa”. Nel 1997 (prima della morte avvenuta a dicembre), riceve, dalla parte della Fondazione Culturale Romena (FCR), il premio per la sua eccezionale creazione artistica. Sulla wikipedia (lingua romena): “Ha ricevuto, postume, il premio di eccellenza della Fondazione Culturale Romena”.

L’artista aveva una certa passione per il volto umano e un talento ineguagliabile nel ridargli l’intimità. Il ritratto gli serviva per presentare dei principi dell’umanità e dei prototipi umani. Nello stesso tempo è stato un severissimo giudice e un sensibilissimo testimone del secolo dopoguerra. Con i personaggi che ha dipinto (sua moglie tra essi) si è comportato come un regista sotto i cui ordini è passato anche l’attore Baba. Ha rappresentato se stesso in moltissime ipostasi, ha illustrato sul suo viso tutte le forme di espressione plastica, si è progettato in carbone, tempera, acquarello, inchiostro, pastello, olio, sulla carta, sulla tela, sul cartone. Nelle aste degli ultimi dieci anni, il numero delle opere di Baba ha sfiorato un centinaio. Tra queste, più di 30 sono ritratti di personaggi conosciuti o anonimi. Altre 10 rappresentano auto-ritratti, alcuni notevoli tesori mostrando che l’arte di Corneliu Baba non si serve dell’uomo immanente e proteico – i ritratti s’intrecciano, vere utopie anche essi, ma dell’essere come principio. Qui egli s’inserisce nella lunga storia della metafisica che galleggia sullo spettacolo babilonico del mondo. Recuperando una permanenza, una tensione sovra-culturale, esso restituisce alla nostra arte un tempo unico irrepetibile della pittura. La condizione della pittura di Corneliu Baba, vista da esso come una pena tantalica, si articola da tre gigantesche capacità analitiche dell’essere: la sottigliezza magica situata sempre nella prossimità del mistero iniziatico, lo spietato raffinamento signorile, proprio al grande alchimista del nero pitturale, Velàsquez, e la drammatica, la parossistica irruzione dello spirito turbato nella sostanza cromatica diventata essere, con quale Rembrandt prova a costruire una chimera.

Tra l’ottobre del 1997 e il gennaio del 1998, il Museo d’Arte Nazionale di Bucarest ha ospitato la mostra retrospettiva “Corneliu Baba”. Oggi, lì può essere ammirato il dipinto “Paesaggio veneziano”. A Timişoara si consiglia di andare a visitare il Museo d’Arte Moderna che si trova in Piazza dell’Unità, chiamata così perché qui si trovano una di fronte all’altra due Chiese, una Cattolica e l’altra Ortodossa, museo dove si potranno ammirare ben 90 capolavori donati da Corneliu Baba, tra essi anche dipinti portati dal Museo d’Arte Nazionale di Bucarest e dal Museo d’Arte e Storia Bucarest (Palazzo Şuţu).

A parte la collezione favolosa di Timişoara (www.muzeuldeartatm.ro), ci sono quadri di Corneliu Baba in tutti i musei della Romania (il Museo d’Arte di Târgu Jiu, “Ritratto di ragazza”, il Museo d’Arte di Craiova ecc) ma pochi nel mondo: il dipinto impressionistico “La Paura” (Museo Szepmuveszeti Budapesta). Nominato dal pensatore romeno Andrei Pleşu un “eroe della continuità”, “Corneliu Baba è riuscito a far svanire nella nostra arte il complesso della grande pittura occidentale”. (Sorin Dumitrescu)

docente Diana Pavel CASSESE

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