I libri pasquali o della necessità di un manuale del perfetto lettore di Mircea Eliade

 I libri pasquali o della necessità di un manuale del perfetto lettore di Mircea Eliade

 

I libri pasquali o della necessità di un manuale del perfetto lettore di Mircea Eliade

La lettura è, per l’uomo moderno, un vizio o un castigo. Leggiamo per passare gli esami, per informarci o leggiamo per professione. Penso, però, che la lettura potrebbe comportare anche funzioni più nobili, cioè più naturali. Potrebbe, per esempio, introdurci alle stagioni, rivelarci i ritmi al di fuori di noi (e da cui noi siamo usciti per stupidità o per ignoranza). La primavera o il solstizio d’estate sono fenomeni cosmici che sperimentiamo biologicamente e sentimentalmente; cioè, nostro malgrado, in modo oscuro, più o meno a caso. Il mistero del grande risveglio vegetale ciascuno di noi lo sente ancora, ovviamente. Ma quanto significativo diventerebbe questo sentire se ne potessimo decifrare gli emblemi, i simboli, i sensi universali, assoluti!

Esistono, senza dubbio, poesie scritte in svariate lingue con cui, se sapessimo quando e come leggerle, penetreremmo con più efficacia nella Primavera. La lettura potrebbe diventare quindi una tecnica attraverso cui l’uomo imparerebbe i ritmi e le stagioni. Entreremmo nella primavera con un determinato libro; mediteremmo nella Settimana Santa con un altro libro; la Noapte de Sînziene (24 giugno) ci troverebbe riuniti, forti, innalzati dalle pagine di un libro solare. La nostra piccola biblioteca di libri essenziali sarebbe, di fatto, un Calendario interiorizzato. La lettura ritroverebbe la propria funzione primordiale, magica: quella di stabilire il contatto fra l’uomo e il cosmo, di ricordare alla memoria corta e limitata dell’uomo una vasta esperienza collettiva, di illuminare i Riti.

Prendiamo, per esempio, queste due settimane pasquali. Esse potrebbero essere l’occasione non solo per letture facili, riposanti. Potremmo leggere e assimilare pagine che ci aiutino a crescere, a progredire, che ci aiutino, cioè, ad assorbire tutta la rivelazione cosmica e teologale di questi 14 giorni, che hanno spaccato una volta la storia in due. Potremmo leggere con il cuore più aperto i Vangeli; ma anche qualcos’altro, testi che circolano più difficilmente, perché non sono mai andati oltre la cerchia degli specialisti. Testi di cui non sappiamo nulla, perché nessuno ci ha
parlato delle loro virtù contemplative. Ma non solo nel caso dei libri pasquali si manifesta la nostra ignoranza. Ci manca in generale un “Manuale del perfetto lettore”, in cui tanto il neofita quanto l’uomo maturo potrebbero trovare quell’informazione di ordine personale che non danno né le enciclopedie né i trattati. Leggiamo a caso i libri che ci vengono in mano o che troviamo dai genitori, dagli amici, al liceo, in biblioteca. Leggiamo Dostoevskij prima di Victor Hugo e Gide prima di Renan.

Ci svegliamo nell’età in cui questo vizio va moderato, senza aver conosciuto alcuni grandi libri dell’adolescenza e della prima giovinezza. Non solo la nostra “cultura” rimane incompleta, frammentaria, segmentata, ma anche l’esperienza spirituale, il che è molto più grave.

Un “Manuale del perfetto lettore” potrebbe evitare tutti questi disagi, tutte queste inutili perdite di tempo e queste gravi lacune. Vi si troverebbero liste di libri in base all’età, ai temperamenti, alle stagioni. Libri che vanno letti da un adolescente, per esempio, da un innamorato o da un cacciatore. Libri per l’autunno, per la Notte di Sant’Andrea, per la Settimana Santa, per il solstizio d’estate. Esiste un’armonia fra i fenomeni cosmici e le tappe dell’anima che pochissimi di noi scoprono in tempo. Abbiamo l’”Antologia dell’autunno”, ma non abbiamo informazioni precise sulla tecnica con cui l’”autunno” può essere meditato, interiorizzato ed eliminato quando la sua emozione ci sopraffà. Penso che lo stesso “Manuale” potrebbe comprendere anche informazioni meno severe. Per esempio, che cosa va letto quando si è tristi o stanchi o in villeggiatura; o
quando si vuole stimolare qualcuno, ridargli le forze spirituali dissipate stupidamente, etc. Abbiamo decine di migliaia di formule farmaceutiche, di tonici, di sciroppi e non so che altro, ma nessuno ha pensato di usare tecnicamente questa colossale energia spirituale, latente nei libri.

La letteratura può rappresentare uno stimolo gigantesco. Conosco almeno una dozzina di giovani che hanno corroborato il loro animo lacerato dall’adolescenza con la lettura di “Un uomo finito” di Papini. Non si tratta né di morale né di pedagogia; forse non si tratta neanche di igiene spirituale. Ma solo della tecnica con cui l’uomo moderno potrebbe usare fonti ignote di energia e di contemplazione, la tecnica della sua armonizzazione con le stagioni, con le
rivelazioni.

Mircea Eliade, “Cărţi pascale sau despre necesitatea unui manual al perfectului cititor”, in Id., Fragmentarium, Bucureşti, Humanitas, 1994, pp. 91-94; trad. di Davide Arrigoni

Testo tratto dal volume: Impronte culturali romeni in Italia, ed. Rediviva, Milano  2014

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