Due artiste dell’est al tavolo di Brâncuși di Antonio Buozzi

Due artiste dell’est al tavolo di Brâncuși di Antonio Buozzi

Antonio Buozzi, Due artiste dell’Est al tavolo di Brâncuși

Doppia personale di Cristina Lefter e Lavinia Rotocol

 FONTE: http://www.lettera43.it/foto/lavinia-rotocol_43675263286_2.htm

Vengono entrambe dall’Est Europa, con storie diverse alle spalle ma un’identica passione che le divora fin da piccole: la pittura. Cristina Lefter e Lavinia Rotocol vivono ora a Milano, città di approdo di un lungo itinerario esistenziale, e insieme hanno dato vita a una doppia personale ospitata nella sacrestia di Santa Maria del Carmine a Milano:  «Remember Est»,  allestita con la collaborazione del Centro culturale italo-romeno  e dell’associazione ASCS onlus, con il patrocinio del Consolato Generale di Romania a Milano.

Un incontro interessante quello proposto nell’allestimento milanese, tra due artiste stilisticamente diverse. Forse galeotta è l’opera al centro dello spazio espositivo, una reinterpretazione  di una delle realizzazioni più pregnanti di Constantin Brâncuși, il grande scultore romeno morto a Parigi nel 1957: masa tăcerii, il tavolo del silenzio, un gruppo di sculture donato dal maestro a una piccola città dell’Oltenia, nel sud della Romania, Târgu Jiu, che è anche la città natale di Lavinia Rotocol. Realizzata da Brancusi per commemorare la resistenza della città alle forze della Quadruplice alleanza, durante la prima guerra mondiale, rappresenta lo scorrere del tempo con dodici sedili disposti in modo circolare attorno a un tavolo in pietra. Cristina Lefter (nome di origine greca: significa “libertà”) la ripropone a dimensioni ridotte, con i volti di grandi personaggi del Novecento romeno dipinti su ciascun sgabello, in una sorta di epopea cultural-nazionale: Mircea Eliade, Mihai Eminescu, Nicolae Paulescu, Maria Tanase, Emil Cioran, George Enescu e, al centro del tavolo, naturalmente, Brâncuși. L’opera è dipinta con speciali colori ecologici preparati dal Politecnico di Milano che assorbono anidride carbonica invece di emetterla, come gli altri smalti.

 

 Cristina Lefter

Nata in un piccolo paese della Moldavia dove ha frequentato una scuola d’arte che le fa conoscere i grandi maestri russi, Cristina Lefter studia pittura a Iași, storica città universitaria nel nord-est della Romania, all’indomani della caduta del regime di Ceaușescu.  “Una pittura ancora chiusa negli orizzonti dell’accademia” ricorda e che la mette in crisi: “non dormivo la notte chiedendomi come dovevo evolvere nel mio stile artistico, come potevo renderlo più personale”. Poi la decisione di spostarsi in Italia e di abbandonare la sua impostazione classica a favore di un’arte astratta,  prevalentemente non figurativa. Qui incontra il gallerista di Firenze Renzo Spagnoli con cui inizia una collaborazione di sette anni. Dal 2007 vive a Milano con la figlia di sei anni, Letizia Irina, che già ama dipingere nell’ampio atelier milanese con il pavimento interamente coperto da innumerevoli barattoli di smalto aperti.

Le altre opere esposte di Cristina Lefter sono realizzate con la tecnica del «dripping» (gocciolamento): il colore, in questo caso uno smalto denso e difficile da trattare, cola dal pennello  sulla tela disegnando forme e figure variegate e irripetibili. Un richiamo al padre e maestro dell’action painting, Jackson Pollock, che viene ripercorso in uno stile semi-figurativo e non totalmente astratto come nell’artista americano. Ne risulta una pittura materica, dai colori vivi e contrastati, più mediterranei che padani, come sottolinea l’artista che ha appena rientrata da una esposizione a Bronte, in Sicilia.

 

Le due artiste alla mostra (foto: #feliciafotoreporter)

Le due artiste alla mostra (foto: #feliciafotoreporter)

Lavinia Rotocol è quasi un’autodidatta in campo artistico. Il papà, che non voleva saperne di farla studiare arte, la indirizza all’università di giurisprudenza. Il nonno dipingeva e lavorava il legno, ma leggeva anche tantissimo. Anche Lavinia dipingeva, in ogni momento libero, alle volte di nascosto. Poi la decisione di consacrarsi alla pittura, pur contro il volere paterno. “Ho scelto di fare l’artista solo nell’ultimo anno di giurisprudenza a seguito di una grave malattia che mi ha aiutato a chiarire le mie priorità. Scegliere di pensare di più alla vita. Anche se l’arte non è una scelta di vita, ma sei tu che sei scelta”. Per tre anni studia alla scuola d’arte tecniche pittura con maestri e da sola. E’ appassionata anche di arte bizantina e collabora con la  diocesi di Târgu Jiu  dipingendo icone.  Nel dicembre 2008 decide di lasciare la Romania diretta in Italia. Nel frattempo ha maturato uno stile, una sua personale concezione artistica che si traduce in una poetica delle emozioni: “Eliade diceva che tutte le nostre azioni sulla terra diventerebbero meschine e vane se non esistesse l’intuizione dell’eternità che conferisce un altro valore e un’altra forza”, dice. E l’intuizione si disvela nella realtà come emozione diventando pittura,  in un processo di conoscenza di sé anche doloroso, che si esprime nelle sue opere in uno stile sfumato, in cui i colori e le forme sembrano emergere da una quinta interiore che li porta improvvisamente alla luce, senza mai una identità definita e precisa. E’ una pittura in divenire, sospesa tra un passato spesso rievocato con nostalgia, così come nei ritratti della famiglia reale romena, e un futuro ancora sfuggevole e ignoto, da conquistare e oggettivare ogni giorno. “Mi sento come un naufrago tra due scogli e non so su quale salire”, confessa. Ed è forse la dichiarazione programmatica e, insieme, anche il fascino della sua pittura.

La principessa, di Lavinia Rotocol

La principessa, di Lavinia Rotocol

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