Camilian Demetrescu. Il perchè della radici cristiane (2)

Offriamo ai letori la seconda parte del tratto dall’intervento di testimonianza presso il Serra Club di Roma di Camilian Demetrescu, l’artista che ad esempio ha realizzato gli arazzi che oggi decorano su invito ed accoglienza del Pontefice Benedetto XVI la Sala delle Udienze in Vaticano e Premio ‘Carta della Pace’ conferito dalla Fondazione Paolo di Tarso.


Ma non è tutto. Mentre nell’occidente si costruivano continuamente nuovi edifici di culto, pur discutibili per la perdita dei valori simbolici fondamentali, nell’est, non solo la costruzione era quasi inesistente (salvo rarissime iniziative popolari nel mondo contadino), ma i bulldozer del potere demolivano le chiese esistenti con criminale idiozia.

In Romania, più di trenta monumenti sacri – gioielli d’arte e di architettura bizantina – furono rasi al suolo senza conservare nulla del loro prestigioso corredo artistico. E ancora, per ingannare il Fondo Mondiale dei Monumenti, chiese appartenenti al patrimonio universale furono caricate su rulli e traslocate con tecniche costosissime, per nasconderle dietro i casermoni dell’orrenda edilizia di regime. Ho visto il documento filmato di nascosto di una messa svolta fra le macerie di una chiesa appena abbattuta: gente inginocchiata, con candele accese in mano e il sacerdote in piedi, fra le rovine, che celebrava la messa, circondati da agenti della securitate pronti ad intervenire per reprimere i “rivoltosi”. Il comunismo era riuscito a distruggerne i muri delle chiesa, ma non le pietre viventi che la compongono. Anzi, più colpiva la materia, più si rafforzava lo spirito. Dalle macerie della dittatura atea la fede è uscita più salda di prima.

Che succedeva invece nel libero occidente? Nessuno toccava i muri delle cattedrali che stanno tuttora splendidamente in piedi. Eppure, la chiesa sta crollando dentro le coscienze. Parlando dei cristiani battezzati che disertano i luoghi di culto, il Papa Giovanni Paolo II li chiama “cristiani invisibili, cristiani muti, cristiani che vivono come se Dio non esistesse”. E non sono stati i rozzi barbari della dittatura del proletariato a demolire la chiesa d’occidente, ma i suoi squisiti filosofi, i suoi liberi pensatori ed “umanisti” che hanno decretato la morte di Dio, avviando l’abbattimento della chiesa di Cristo nella mente umana, con la collaborazione anche, purtroppo, di un certo illuminismo clericale.

Dopo la caduta del muro di Berlino il degrado dello spazio sacro nel mondo cristiano appare ancora più desolante. L’assenza di una cultura del simbolo, affogata in un mare di sigle e segni insignificanti, che nulla hanno a che fare col simbolismo della Grande Tradizione, ha messo in crisi il rapporto dell’uomo con l’arte e l’architettura delle chiese moderne. La nuova iconografia, alienata da un astrattismo che contraddice il senso stesso dell’incarnazione, dilaga nei luoghi di culto. Molti parroci si sono adeguati a questa forma assurda d’arte cosiddetta cristiana, ignorando la funzione di catechesi visiva del simbolo.

La crisi attuale dell’arte sacra, o di ispirazione cristiana, e resa ancora più conflittuale, da una parte dall’abbandono della tradizione a favore dell’astrattismo e di altri “ismi” moderni, dall’altra parte da un fanatismo dogmatico intollerante ad ogni forma di rinnovamento ed arricchimento del lessico iconografico. Esistono nei testi sacri, come per es. nell’Apocalisse, molti simboli non raffigurati ancora dagli artisti. Che cosa sarebbe diventata l’arte italiana se a Giotto fosse stato vietato di andare oltre Cimabue, impedendo il rinnovamento nella continuità della Grande Tradizione?

Oggi, la scarsa conoscenza del linguaggio simbolico (nemmeno nei seminari teologici si studia il simbolo, limitandosi ad un simbolismo liturgico elementare) l’ignoranza palese del favoloso tesoro dei simboli della Bibbia di poveri, che la grande medievalista Marie Madeleine Davy definisce “le pietre miliari del cammino verso la Verità cristiana” – incita ad aberranti accuse di esoterismo, di subdole intenzioni massoniche, di satanismo ed altre perversioni eretiche.

Il contadino analfabeta del medioevo conosceva i simboli della Bibbia dei poveri, scolpiti nella pietra delle cattedrali – meglio degli scienziati di oggi. Nessuno avrebbe potuto ignorare che l’immagine di una donna dal cui sesso escono due serpenti significa la depravazione, la lussuria. Dio e il demonio erano sempre raffigurati in un binomio che interpretava il conflitto tra il bene e il male. Oggi, in nome di un cosiddetto realismo iconografico, si grida allo scandalo se l’arte osa raffigurare, accanto ai simboli hierofanici, benefici, della vita, il simbolo del diavolo che minaccia l’uomo e il creato, esorcizzandolo come se non esistesse. E soprattutto oggi, quando ad ogni passo sentiamo la sua presenza malefica.

Incapace di capire la vera intenzione dell’artista nel riproporre il linguaggio dimenticato dei simboli, l’ignoranza e l’incompetenza si scatenano accusandolo di complicità con le forze maligne che vogliono distruggere la chiesa di Cristo. La colpa, prima di tutto, non è soltanto loro, ma dell’insegnamento e della povertà educativa dei media, in una società che dispone di sofisticati strumenti tecnologici di comunicazione intellettuale, utilizzati invece ad altri scopi di lucro.

Torniamo al tema del nostro incontro. All’est come all’ovest, dalle macerie del totalitarismo politico ed economico, dai gulag comunisti a quelli del consumismo obbligatorio del capitalismo, spunta nelle coscienze il desiderio di riconsacrare quel piccolo spazio spirituale chiamato chiesa, dentro questo immenso spazio-silos della nostra civiltà materialistica e caotica.

Ricordo che, nel 1989, eliminato Ceausescu, un giornalista mi chiese: “E adesso, che cosa farete voi, intellettuali dell’est, dopo la caduta del comunismo?” Risposi: “Dopo il fallimento del mito di un comunismo dal volto umano, noi dell’est e voi dell’ovest dobbiamo costruire insieme una democrazia dal volto umano”. Imbarazzato, mi disse: “Che cosa intendi per “volto umano”? “Semplicemente un volto in cui si rispecchi la matrice divina dell’uomo”. Poi aggiunsi: “E’ vero, la democrazia occidentale garantisce alcuni diritti civili ai cittadini, ma è ancora lontana dall’avere un volto umano”. “Perché?” replicò. “Perché il volto dell’uomo d’oggi è degradato, e per costruire una democrazia dal volto umano bisogna ricostruire l’uomo stesso; rimettere insieme le parti di un uomo fatto a pezzi da quattro secoli di vari umanesimi, di vari illuminismi, di vari progetti di utopie più o meno scientifiche”.

La ricostruzione dell’uomo… Mi vengono i brividi pensando a tutta quella ingegneria antropologica che nel comunismo doveva edificare “l’uomo nuovo” destinato ad abitare felicemente le caserme dell’utopia totalitaria. Non si tratta di questo. Non è lo Stato e la politica che devono cambiare l’uomo. Solo la persona può ricostruire se stessa, per diventare quello che San Paolo chiama in verità un uomo nuovo.

In occidente si pensa ancora che si può cambiare l’uomo con le leggi. Immaginate un decreto che dice “Da domani tutti dovete amare il prossimo come voi stessi”, oppure “Da domani nessuno potrà uccidere il suo prossimo”. Nella mia ultima mostra retrospettiva a Santa Maria degli Angeli di Roma, intitolata “Hierofanie – tra speranza e nichilismo” un giovane mi chiedeva: “Che strada dobbiamo prendere, maestro?” Gli risposi: “Voi, la vostra generazione vi trovate oggi, dopo la fine delle ideologie, ad un bivio con solo due alternative: da una parte il gran viale, l’autostrada che porta al nichilismo, alla cultura del No, dall’altra il sentiero della cultura spirituale, del Si, che riconduce a Dio. Dovete scegliere. Capisco la difficoltà. L’autostrada è veloce, accattivante, ma non porta da nessuna parte, finisce nella cloaca magna della delusione. Il sentiero invece è stretto ma porta lontano. La maggior parte prenderà, forse, l’autostrada. Voi, che cosa farete?

Con questa riflessione, concludo. Perché anche noi, che non siamo più tanto giovani, possiamo ancora prendere la via stretta e faticosa. Per cambiare.

Fonte: Discorso tratto dall’intervento di testimonianza presso il Serra Club di Roma di Camilian Demetrescu, l’artista che ad esempio ha realizzato gli arazzi che oggi decorano su invito ed accoglienza del Pontefice Benedetto XVI la Sala delle Udienze in Vaticano e Premio ‘Carta della Pace’ conferito dalla Fondazione Paolo di Tarso.

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